mercoledì 12 novembre 2008

"Indie clubs ruined my life"

Sarà capitato anche a voi di finire in un club dall'altra parte del mondo a ballare le stesse quattro canzoni che suona il locale dove andate ogni settimana. Esiste una specie di triste corrispettivo "indie" dell'idea di non-luogo, o dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno e pensare al senso di comunità e di rete? Se lo domanda Chris Beanland su Drowned In Sound (suscitando anche alcuni divertenti commenti).

2 commenti:

la fagotta ha detto...

mi aspettavo marc augé applicato all'indie, però va be' lo sai che la tua anziana stagista si illumina quando legge i nomi di certe band (lush!).
pieno di vèz in quei commenti.

brugo ha detto...

c'entra 'ncazzo.
però: ho questa cosa per le disco ball. sono 3 minuti che sto fermo lì a guardare la foto.

riguardo il post: sì! è meglio così! abbiamo voluto la globalizzazioe, abbiamo voluto il file sharing, abbiamo osannato l'avvento di hypemachine, abbiamo guardato con simpatia a quello di indie band survival guide, e cos'altro ci dovevamo aspettare?