martedì 5 giugno 2007

"The modest mouse-coloured people, who believe genuinely that they dislike to hear their own praises"

 Johnny Marr - Modest Mouse live in Bologna, 2007/06/04 Questa non è una recensione del concerto dei Modest Mouse all'Estragon di Bologna. Altri più capaci provvederanno. Questa non è nemmeno una recensione dei miei primi trentadue anni di vita, dal giorno numero uno al giorno in cui ho visto Johnny Marr dal vivo. Anche se il punto a cui mi piacerebbe arrivare è quello. Ma sento che qualcosa continua a sfuggirmi.
Sono rimasto a fissare per tutta la sera il lato sinistro del palco. Ammetto pubblicamente che, dalla parte opposta, Isaac Brock e il suo talento da boscaiolo serial killer non hanno esercitato troppo fascino su di me. Gli occhioni spiritati e psicotici mi fanno più paura se scappano a un Calvin Johnson che imbraccia una chitarra acustica, o se sono quello che rimane nello sguardo liquefatto di Mark E. Smith, quando nessuno lo sta più a sentire. Ma quando puoi permetterti quella potenza di fuoco e le luci sparate così sul pubblico, non so, ieri sera non ero troppo convinto, forse mi aspettavo un altro humour (problema soltanto mio: la sala abbastanza riempita godeva e saltava).

Ma lì accanto c'è Johnny Marr. Quarantatré anni, magro, mai un gesto fuori posto, inglese. Per le prime tre canzoni indossa una giacchetta grigia che mi fa ricordare l'anziano Nikki Sudden. La stessa docilità con cui scivola la chitarra sui fianchi, la stessa capigliatura irrimediabile, la mano che segue una sua armonia di movimento, più lenta della musica.
Johnny Marr fa i cori, fa gli accordi e gli assoli, gli cambiano lo strumento tre o quattro volte, non si dà pace un momento, e la piega delle sue labbra rimane sempre la stessa, così all'ingiù. Solo dopo Dashboard si scompone un po'. Resta più rocker, in jeans attillatti e t-shirt rossa sudata.
Intorno c'è una folla a pugni alzati, stanno sudando e cantando. I Modest Mouse possono saturare ogni metro cubo d'aria con il loro suono pestato e trionfale, possono rallentare ed essere più taglienti, possono assomigliare a una predica dal pulpito in fiamme e a una macchina che fa un testacoda. Ma io continuo a fissare Johnny Marr che si piega tranquillo sulle ginocchia, tende il collo verso il manico della chitarra, si volta verso i suoi compari, lascia le sue mani muoversi al buio e guarda dove stanno andando questi americani.

Mi domando cosa mi dica quella figura di uomo adulto lì sul palco, più di quanto abbia potuto dirmi Morrissey, quel paio di volte che l'ho visto con un groppo in gola. Mi domando cosa bisogna pensare quando ci si trova di fronte a qualcuno che, tanto per non spiegare nulla, ti ha cambiato la vita. Forse niente di speciale. Forse solo un po' di gratitudine, perché ti ricorda l'epoca in cui bastavano le canzoni a cambiarti la vita, e sei contento che a te giovane siano capitati lui e il suo compare con il ciuffo.
Dell'oggi non sapresti. Ti distrai davanti alle luci in mezzo alla gente che balla. Arrivano le percussioni d'apertura di Float On e ti esce un sorriso. Poi Johnny Marr tocca quei quattro accordi, li conoscevi a memoria ma lui li sta facendo diversi, arrotondati, più brillanti, e tu non vorresti mai che entrassero la seconda chitarra e la seconda batteria e che un attimo dopo la canzone partisse. È la sua mano, il suo marchio.
Pare che l'ex chitarrista dei Modest Mouse Dann Gallucci abbia scritto Float On avendo in mente proprio lo stile dell'ex Smiths, e che l'idea di chiamare Marr nei Modest Mouse sia nata così, quando Gallucci se ne era andato un'altra volta.
Pare anche che Johnny Marr oggi si trovi bene nei Modest Mouse, che il suo contributo alla stesura del nuovo album sia stato positivo e che in tour assieme si divertano un sacco. Pare che sorrida paziente quando qualche giornalista ancora gli domanda degli Smiths. Pare che Johnny Marr fuori dal palco sia una persona molto gentile e simpatica.
Tutto bene dunque. Le cose cambiano, ed è proprio così che vanno le cose.


(thanks Ele per la foto)

15 commenti:

ele ha detto...

accidenti enzo, grazie a te.
il post è molto bello, soprattutto la frase perché ti ricorda l'epoca in cui bastavano le canzoni a cambiarti la vita - è emozionante in un modo dolce e un po' struggente, e c'è davvero un intero mondo dentro.

kay ha detto...

complimenti davvero per il post :)
(ma ieri era il tuo compleanno?)

Anonimo ha detto...

a tutti quelli che adorano gli smiths (e che hanno QUELLA sensibilità) mi permetto di consigliare questo bel libro (tutto scritto sotto froma di lettere al Moz)

http://www.internetbookshop.it/code/9788817870573/RUSSELL-WILLY/IL-RAGAZZO-SBAGLIATO.html

mario

enrico ha detto...

mi sono emozionato.
Giovanni Marra one of us.

chris ha detto...

stesse sensazioni.
anche io fisso sul vecchio johnny a gustarmi il suo chitarrismo mentre attorno a lui solo delusioni, imprecisioni, larsen involontari, trombe stonate e inutili fastidiosissime luci .
ciao
chris

Valido ha detto...

Ieri sera Luca degli ACE mi ha raccontato un aneddoto spettacolare... non solo Johnny e' gentilissimo e gli ha fatto i complimenti per lo show, ma a quanto pare ha preso un ragazzino che era fuori ad aspettarlo per avere l'autografo sulla chitarra, l'ha portato dentro e in allegato alla firma gli ha insegnato un giro degli Smiths...

Frantza ha detto...

Confesso che ci sarei andata solo x vedere Johnny. Come rosico!!!!

ebi ha detto...

Ele, Kay, Enrico: grazie :-)

Anonimo: avevo letto Russell quando era uscito (mi sa che nel lessi pure alcune pagine alla radio, diomio), e anche se sono passati un po' di anni ricordo di essere stato abbastanza male su quelle pagine. Insomma, sì un gran bel libro, ma al momento non ho proprio voglia di ripenderlo in mano :)

Chris: non sono così negativo ma capisco. Se non ci fosse stato Marr probabilmente mi sarei stancato un po' prima.

Valido: cercherò di postare di nascosto la foto di Luca e Jonathan degli ACE insieme a Marr finirà su Sceneboot...

Frantza: speriamo torni presto :-)

marina ha detto...

Sul fatto che sia una persona adorabile fuori dal palco garantisco. Siamo usciti tardissimo dall'Estragon, e tornando alla macchina abbiamo visto Johnny sul retro, vicino al tour bus, che parlava con tutti e non vegava un sorriso ed un "thanks mate" a nessuno. Ci siamo avvicinati per dirgli che volevamo inchinarci a lui, ridendo. E lui ci ha abbracciato. Insomma, il mio ricordo più caro del concerto dei Modest Mouse (penso ne scriverò domani) è questo. Quindi capisco il tuo gran bel post, anche se non del tutto, perchè, a differenza di te, adoro i Modest Mouse e li ho trovati effettivamente impressionanti.
baci,

marina ha detto...

Dimenticavo. Per gli assenti, due filmati + a classic education qui, caricati freschi di giornata

http://www.youtube.com/profile?user=RedazioneVitaminic

Johnny è ripreso largamente :)

dario ha detto...

D'accordissimo su Marr, evidente eleganza ma, soprattutto, infantile entusiasmo nell'essere lì. E tutti quei "thank you" erano commoventi, anche perché nessuno l'aveva presentato, magari c'era gente che non sapeva neanche chi fosse, ma probabilmente a un topo modesto (di classe) come lui non interessava affatto. Gli bastava suonare e, forse, aver trovato una nuova dimensione. Ah, per inciso, io i modest mouse nell'insieme li ho trovati potenti e personali, mi pare ci sia poco da lamentarsene.

giulio ha detto...

non pensavo ci fossi, non ti ho visto!

doin the cockroach è stata puro delirio chitarristico!!!

maurizio ha detto...

questo post mi ha davvero fatto tenerezza :)

alterX

hotellunge ha detto...

completamente daccordo con te. anche io sono rimasto stregato dallo stile e dalla grazia di Marr. non so forse la stratificazione del tempo, che amplifica e le rende le cose più affascinanti. un grandissimo

Zonda ha detto...

TRENTATUDE!?!? Ma non vai in radio in Skateboard?