giovedì 11 gennaio 2007

The Airborne Toxic Event

 Airborne Toxic Event Già per il fatto di prendere il nome da un capitolo di Rumore Bianco, romanzo capolavoro di Don DeLillo, gli Airborne Toxic Event mi sono stati subito simpatici.
Poi ho letto che dopo appena cinque concerti erano stati invitati alla CMJ Music Marathon di New York, e allora sono diventato anche curioso. A quel punto è partita The Girls in Their Summer Dresses, che è proprio bella e smithsiana, ma come può esserlo una canzone di una band di Los Angeles, ed era fatta: mi avevano conquistato.

La voce di Mikel Jolet ha quel tono roco e rotondo che a molti ha fatto tornare in mente gli Psychedelic Furs, ma io ho pensato prima ai National. La canzone ciondola in una luce di crepuscolo, e mentre cresce dentro una melodia netta e semplice, riesce a essere veloce e malinconica. Perfetta quando entra la seconda voce della violinista Anna.
In altre canzoni, invece, l'atmosfera che gli Airborne Toxic Event costruiscono è in qualche modo più debitrice di Interpol e simili. Oppure, a essere più filologici, di Cure, New Order, Postcard Records... A conferma che gli Airborne Toxic Event non solo leggono ottimi romanzi ma sanno scegliersi anche i giusti riferimenti musicali.

In una bella e non convenzionale intervista a un blog, Jolet afferma: "Rumore Bianco mi ha cambiato la vita", che se permettete non è la stessa cosa che citare gli Shins, almeno per un cantante rock. Poi salta fuori che anche The Girls in Their Summer Dresses è basata su una short-story (di Irwin Shaw), e che, in fin dei conti, "I think I write music because I'm afraid to die". E questa mi sembra proprio una risposta definitiva.

>>> (mp3) The Girls in Their Summer Dresses
>>> (mp3) Does This Mean You're Moving Away

2 commenti:

MucoMarx ha detto...

A me sembrano un po' algidi e "leccati". Come "Rumore bianco", del resto (però forse farei meglio a rileggerlo, prima di sentenziare). In "Does This Mean You're Moving Away" questi Airborne Toxic Event mi ricordano piacevolmente certe cose dei Replacements. Soprattutto nella voce, che somiglia a quella di Paul Westerberg, anche se più (troppo?) "educata".

ebi ha detto...

No dai, leccati no. Algidi invece ci può stare di più, ma non è un aggettivo che connoto sempre negativamente.
Sui Replacements approfondirò, ma già ti ringrazio perché sai sempre darmi le giuste indicazioni filologiche.