lunedì 23 settembre 2019

How long you been gone

The reds, pinks and purples - anxiety art

Glenn Donaldson, autore dietro lo pseudonimo The Reds, Pinks And Purples definisce le canzoni contenute nel suo album d'esordio Anxiety Art (esordio per modo dire, come vedremo), soltanto delle "straight pop songs with not much of a filter". Credo sia una definizione fin troppo modesta. Al primo ascolto, mi ha subito fatto venire in mente una versione a bassa fedeltà di certi Magnetic Fields: la grazia autunnale delle melodie scavalca gli arrangiamenti da bedroom-pop, e l'ostinazione di una tersa malinconia pervade la scrittura, facendola brillare anche quando, in apparenza, si appoggia a pochi e misurati elementi.
Il comunicato di presentazione del disco, pubblicato dalla spagnola Pretty Olivia Records, spende subito tre nomi rilevanti: Sarah Records, The Go- Betweens e R.E.M. Penso si possa dire che è nella triangolazione di questi tre riferimenti (non a caso: uno britannico, uno australiano e uno statunitense), quasi fossero coordinate geografiche, che si localizza tutto il fascino di questa musica: un indiepop introverso, in cui si intravedono tracce nervose sotto pelle, ma comunque capace di catturare una luce semplice, un incanto dal carattere riservato che si può schiudere al momento opportuno.
"I wrote these songs in the Inner Richmond neighborhood of San Francisco. They came to me on walks around Golden Gate Park and shopping at Asian grocery stores on Clement Street. They are fiction and non-fiction", racconta Donaldson, che in maniera evidente sa come trattare queste istantanee suburbane dai colori pastello. L'esperienza non gli manca: ha fatto parte di Skygreen Leopards e Art Museums, ha collaborato con band come Woods e The Fresh And Onlys, due band il cui suono caldo in qualche modo è filtrato anche in questo nuovo album, e insieme a Chris Berry della Soft Abuse ha fondato l'etichetta Fruits & Flowers Records (dall'impertinente e adorabile motto "stupid music for smart people").
Reds, Pinks And Purples, però, sembra un progetto non solo solista ma anche più solitario, una ricca collezione di canzoni che suona come un diario stipato e aperto, piccole storie piene di indicazioni domestiche, domande che rimandano a un passato sfuggente, allusioni che non è possibile cogliere a pieno, luoghi carichi di memorie non nostre. La magia di Donaldson, e di quella sua voce calma e disillusa, sta proprio rendere così facile riconoscerle come familiari e vicine.
"Stress or bad times can drive people to make music or art. It's a relief for me to make things, so I called this record Anxiety Art."





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