martedì 18 giugno 2013
Can you hear secret music?
Possono abbracciarsi due voci? O a quale altra metafora sentimentale bisognerà ricorrere per tentare di ridurre in parole il pur semplice e carezzevole movimento di una melodia? Dentro Secret Music, canzone d'apertura di Slow Summits, il nuovo album dei leggendari Pastels, la voce di Stephen Pastels si sente poco, appena nei cori in chiusura, ma succede proprio quando Katrina Mitchell canta e chiede "can you sing a song quietly?". Domanda cruciale alla quale non si tira indietro. Tra i fiati e gli archi la luce è crepuscolare, intima. Il quadro si era aperto con una descrizione piatta e un furtivo invito: "Rain is falling on an European street / Park your car outside and be discreet". E fino alla fine si restà lì, incantati dalla dolcezza ma anche da quello che sembra essere l'inestricabile nodo tra la quiete della canzone e la chiave per poter udire la musica segreta.
Tutto Slow Summits è un disco pieno di misteri senza dramma. Piccoli trascurabili misteri, la tenerezza dei rompicapi della vita adulta: "night-time colors remind me of things we used to do [...] I wanted to steal something that was already mine". La naturalezza elegante e generosa che i Pastels riescono oggi, dopo tre decenni di carriera, a distillare in forma di canzoni fa quasi commuovere. Ti viene voglia di provare una smodata benevolenza per chiunque e qualunque cosa mentre ascolti questa musica scorrere: è tutto uno sfiorarsi, uno sgranare ricordi, indovinare un passo nascosto anche nelle danze più accese, sensuali e ormai risapute. Summer Rain ripete più o meno soltanto il titolo, ma nelle infinite variazioni che tra una goccia di pioggia e l'altra riesce a insinuare, nella voglia di "toccarti attraverso i vestiti fradici", riesce ad accogliere con affetto anche l'inevitabile cupezza: "nothing will saves us from us". E poi The Wrong Light, epica come una Like A Rolling Stone da cameretta, epica come se i Pastels potessero per assurdo mai suonare in qualche modo epici, rincara la dose: "we are shadows of the past".
Può anche darsi che Slow Summits tenda al maestoso, come per esempio nello strumentale After Image, notturno e autunnale, o nella romanticissima Kicking Leaves, entrambe intrise di una poesia alla Clientele. Ma è un maestoso per modo di dire, più che altro sono quegli arrangiamenti sontuosi di Jon McEntire a regalare certe sfumature classiche (Bacharach?) o addirittura Stereolab, come nella coda dell'eccezionale singolo Check My Heart. È un maestoso di incanti da un attimo appena, sfuggenti: "aeroplanes in the summertime / low in the sky / I could never say goodbye". È un maestoso che tu ed io, se ci guardiamo negli occhi, stanchi, stropicciati e dimenticati, riusciamo a vedere tutto in un colpo solo: "You shine a light in my soul / I wanted a lifetime not just to fall in your arms". E per questo trovo magnifico che l'ultima parola del disco sia Come To The Dance: un altro invito da accettare senza esitazioni.
(mp3) The Pastels - Night Time Made Us
post scriptum: Non sono riuscito a mettere nel post tutta una sere di informazioni utili e forse necessarie intorno a questo disco che si reperiscono in tutte le recensioni, come per esempio che si tratta del primo e vero proprio album della band scozzese dopo sedici anni; o che dentro ci trovate illustrissimi ospiti come Norman Blake dei Teenage Fanclub, i To Rococo Rot, i Tenniscoats, Gerard Love, Annabel Wright della formazione originale dei Pastels; né ho citato i dischi precedenti della band, tessendo una rete di possibili rimandi storici, né sono riuscito ad aggiungere una citazione dal gran bell'articolo di Kip Berman dei Pains of Being Pure at Heart sui fraintendimenti del twee-pop quando si parla dei Pastels.
Ma alla fine in un post non poteva starci tutto, e soprattutto non posso concepire che si possa parlare di questo disco come una scheda di Wikipedia e non in termini di semplice, aperta e totale lettera d'amore.
lunedì 17 giugno 2013
It could have been me
All'epoca della massima (?) popolarità delle Pipettes, probabilmente a qualcuno avrebbe dato un certo sadico piacere vederle ridotte a cameriere di un fish&chips, tra fritture e pavimenti da pulire. Per una fugace stagione, le fanciulle a pois erano state capaci di catalizzare antipatie formidabili. Poi passò. E credo sia passata anche la stagione in cui su una pista indie rock un dj poteva suonare Be Gentle With Me dei Boy Least Likely To senza essere preso a lanci di bicchieri.
La hit rimane fino ad oggi il marchio di fabbrica della band britannica, tra melodie zuccherosissime, campanelli, battimani e quel buonumore perennemente malinconico. Invece il loro nuovo album The Great Perhaps, uscito da un paio di mesi, prova a mescolare le carte e si distingue per un uso maggiore dei synth, con una tendenza forse anche eccessiva a riempire qualcosa che secondo me dovrebbe restare più leggero e "più carino".
Una delle cose meglio riuscite in scaletta è proprio una collaborazione con Gwenno Saunders delle ex Pipettes (beh, ok, non della primissima formazione, ma oggi a chi importano più quei traumi...), questa It Could've Been Me di cui ora è uscito anche il video.
E devo dire che guardarlo mi ha messo un po' di tristezza non tanto per la storia un po' stucchevole ma piacevolmente fedele ai cliché del ritrovare la vecchia fiamma del liceo e del rimuginare sulle occasioni perdute, quanto perché il modesto fast-food, il giro per le serrande chiuse, questi due non giovanissimi protagonisti, con il loro "dieci anni dopo" alla Sapore di mare, e tutta quell'aria di sfiga assoluta, fuori tempo massimo, senza neanche più l'eroismo elitario delle battaglie perse, sembra davvero una calzante immagine per la malmessa situazione dell'indiepop contemporaneo.
Alla fine c'è un treno che si allontana: resta da capire se è quello dell'epoca che si chiude, o se vogliamo vederlo come il nuovo che riparte.
(mp3) The Boy Least Likely To - It Could've Been Me (feat. Gwenno Saunders)
Constant illusion making blurry what I'm for
Tre canzoni al volo come un'istantanea per ricordarmi di questo fine settimana, il primo davvero d'estate per questo trascurato blogghetto:
Juan Wauters è il frontman degli sgangheratissimi Beets, che mancano dalle scene da ormai troppo tempo (Let the Poison Out è del 2011). Ha pubblicato un sette pollici da solista ormai tre mesi fa ma io me ne sono accorto solo ora, grazie a questo assurdo video che in qualche modo vuole essere un tributo a Andy Kaufman, cosa di per sé già lodevolissima. La canzone del lato A, Sanity, poi è adorabile e Richmaniana come un raggio di sole, anche se parla di starsene per uscire un po' di testa. Del resto, chi non.
(mp3) Juan Wauters - Sanity
A quanto pare, Thee Goochi Boiz sono degli scalmanati provenienti dal Colorado che un paio d'anni fa avevano pubblicato anche un album su Burger Records. Suonano del punk che ogni tanto ha l'ambizione di prendersi l'etichetta surf ma solo perché è stagione e poi fa figo, ma rispetto ai primi lavori sembrano avere messo a registro gli strumenti, capito come suonare tutti assieme e scoperto di essere più o meno capaci di modulare quelle voci. La Windian Records pubblicherà il loro prossimo album e questa You're Melting è la prima irresistibile anticipazione
(mp3) Thee Goochi Boiz - You're Melting
Mi sto godendo molto questo How Far Away, nuovo album solista di Alex Bleeker (qui insieme ai Freaks), già bassista degli amati Real Estate. Non per niente, un paio di canzoni potrebbero tranquillamente stare nella discografia della band del New Jersey. Il suono qui in generale punta più al folk (garantisce la famiglia Woodsist), e nonostante l'umore complessivo del disco sembri essere quello del "recuperare i pezzi del cuore infranto" (la bella All My Songs confessa "I know it's obvious: my songs are all for you"), a metà scaletta spunta questa indomita Who Are You Seeing?, che suona esattamente il contrario del lamento che racconta.
(mp3) Alex Bleeker And The Freaks - Who Are You Seeing?
Juan Wauters è il frontman degli sgangheratissimi Beets, che mancano dalle scene da ormai troppo tempo (Let the Poison Out è del 2011). Ha pubblicato un sette pollici da solista ormai tre mesi fa ma io me ne sono accorto solo ora, grazie a questo assurdo video che in qualche modo vuole essere un tributo a Andy Kaufman, cosa di per sé già lodevolissima. La canzone del lato A, Sanity, poi è adorabile e Richmaniana come un raggio di sole, anche se parla di starsene per uscire un po' di testa. Del resto, chi non.
(mp3) Juan Wauters - Sanity
A quanto pare, Thee Goochi Boiz sono degli scalmanati provenienti dal Colorado che un paio d'anni fa avevano pubblicato anche un album su Burger Records. Suonano del punk che ogni tanto ha l'ambizione di prendersi l'etichetta surf ma solo perché è stagione e poi fa figo, ma rispetto ai primi lavori sembrano avere messo a registro gli strumenti, capito come suonare tutti assieme e scoperto di essere più o meno capaci di modulare quelle voci. La Windian Records pubblicherà il loro prossimo album e questa You're Melting è la prima irresistibile anticipazione
(mp3) Thee Goochi Boiz - You're Melting
Mi sto godendo molto questo How Far Away, nuovo album solista di Alex Bleeker (qui insieme ai Freaks), già bassista degli amati Real Estate. Non per niente, un paio di canzoni potrebbero tranquillamente stare nella discografia della band del New Jersey. Il suono qui in generale punta più al folk (garantisce la famiglia Woodsist), e nonostante l'umore complessivo del disco sembri essere quello del "recuperare i pezzi del cuore infranto" (la bella All My Songs confessa "I know it's obvious: my songs are all for you"), a metà scaletta spunta questa indomita Who Are You Seeing?, che suona esattamente il contrario del lamento che racconta.
(mp3) Alex Bleeker And The Freaks - Who Are You Seeing?
giovedì 13 giugno 2013
So hold on, will this go down my way?
Quando ieri è uscito questo remix di Jens Lekman per il nuovo singolo degli Shout Out Louds, 14th Of July, tratto dall'ultimo Optica, per un attimo è stato come se si riavvolgesse il nastro di questi ultimi dieci anni. Rivedevo tutti noi lì, quella sera d'estate davanti al bar dietro alla casa di legno dipinta di rosso, il bosco era profumato e la musica riempiva l'aria, e gli Shout erano una band incredibilmente promettente che non capivamo come mai non fosse già conosciuta in tutto il mondo, e Jens era timidissimo e vanitosissimo, e mentre non sapevamo se avvicinarci lo spiavamo bisbigliare a Frida. E mentre tornavano alla moviola, riconoscevo ogni personaggio che entrava nell'inquadratura, lo avremmo conosciuto poi, anche tu eri là. Brindavamo, ballavamo e ci presentavamo a chiunque e ogni cosa fluiva limpida e frenetica allo stesso tempo, e ancora non lo sapevo ma aveva lo stesso colore degli archi che Jens mette dentro questo remix (insieme alle sue immancabili percussioni), un "14 di Luglio" che sa più di primavera (o forse addirittura di alba) che d'estate.
Shout Out Louds - 14th Of July (Jens Lekman Remix)
lunedì 10 giugno 2013
I always color the sky blue
Per qualche stagione, nella seconda metà del decennio scorso, i Vancouver furono un po' i nostri Death Cab For Cutie, oppure se, preferite, i nostri My Morning Jacket, tanto per dire il primo nome che mi viene in mente e che mi rievoca quel suono "americano" là: erede di certi Novanta, un tocco folk e un bel carico di roba emotiva. Qui a polaroid poi li abbiamo sempre avuti a cuore, e ci regalarono anche un bel live in radio. La storia ovviamente prese un'altra strada, e la band di Parma non diede un seguito all'ottimo album Even My Winters Are Summers.
Ora Recycled Music ha messo assieme un EP (postumo?) in free download intitolato I Always Color The Sky Blue. Contiene cinque canzoni registrate live unplugged proprio tra Radio Città del Capo e Geeks (sì, il link non esiste più) su Radio Onda D'Urto di Brescia e lo potete scaricare cliccando sentimentalmente qui.
(mp3) Jennifer ('s Unpredictable Happiness)
giovedì 6 giugno 2013
Allah-Las inaugurano Sun Agostino!
Poco tempo per il blog in questi giorni, ma la segnalazione per il concerto inaugurale della rassegna Sun Agostino di questa sera a Modena è proprio doverosa. Arrivano infatti in concerto gli Allah-Las, quartetto californiano che ha pubblicato uno degli album più apprezzati dell'anno passato. Un disco dalle melodie sinuose che riesce a coniugare il linguaggio garage rock con la malinconia, colorandosi di psichedelia e seduzione vintage Sixties. Le aspettative per il live sono piuttosto alte, un po' per le recensioni entusiaste che li accompagnano da sempre, un po' per una loro ormai celebre sessione per Daytrotter, votata come la migliore del 2012 dagli stessi lettori. Anche la location dovrebbe essere d'aiuto, dato che tutta la rassegna modenese avrà luogo nel recuperato cortile dell'Ex-Ospedale Sant'Agostino, in Via Berengario.
(mp3) Allah-Las - Catamaran
Parker Lewis + Plain Chocolate live @ polaroid!
Questo nuovo episodio del podcast arriva un po' in ritardo anche per gli sgangherati standard di questo blog, ma l'attesa è stata ripagata perché nell'ultima puntata abbiamo avuto il piacere di ospitare live unplugged non una ma ben due band: il cantautore svedese Parker Lewis e il giovanissimo duo italo-britannico Plain Chocolate.Gli studi di Via Mura di Porta Galliera erano pieni di amici come non mai, e l'emozionata conduzione risente un po' dell'effetto dei brindisi, ma alla fine mi piace così, tutto molto polaroid.
Streaming integrale e download li trovate nella pagina del podcast, qui sotto le canzoni che ci hanno regalato le due band. Le fotografie sono di Margherita Filippini.
Parker Lewis live unplugged @ polaroid
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/29:
Via Emilia
Vi är vår egen armé
Visa mig himle
Plain Chocolate live unplugged @ polaroid
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/29:
Stale Taste Of Coffee
April
Flakes
Wet Kisses
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/29:
Via Emilia
Vi är vår egen armé
Visa mig himle
Plain Chocolate live unplugged @ polaroid
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/29:
Stale Taste Of Coffee
April
Flakes
Wet Kisses
lunedì 3 giugno 2013
Polaroids From the Web
"That taste for discomfort" edition
- «The National makes me feel that rock music, like much of American literature and visual art before it, has died and gone to graduate school. The band delivers certifiable Quality-with-a-capital-Q, a perfect product of the English and music departments—the way that Lady Gaga is a perfect product of the semiotics department and an MBA program, though I definitely prefer Lady Gaga. At my most extreme, I’d even claim that the National reflects the way social and economic stratification are narrowing the space for cultural free agency and rewarding artists who straightforwardly serve either the libido of the mass market or the neurotic narcissism of the privileged classes.» Carl Wilson su Slate firma un pezzo intitolato abbastanza aggressivamente "Why I Hate the National - And how I decided it’s OK to hate the bands that I hate"
- Beggars, Domino, Merge, Saddle Creek, Secretly Canadian: "How Five Indie Labels Are Trying to Change The Major Distribution Game" (via Billboard)
- I Pastels hanno appena pubblicato Slow Summits, il loro primo album in sedici anni (ci torneremo su) e The Quietus chiede al frontman Stephen McRobbie di raccontare quali sono stati i dischi che hanno influenzato la sua educazione musicale. Ne vengono fuori tredici recensioni perfette di nomi tipo Arthur Russell, To Rococo Rot e Television Personalities, ma anche meno prevedibili tipo Miles Davis e Maher Shalal Hash Baz.
- "Daft Punk, Kanye, and Boards of Canada: The Gimmicky World of Music Marketing" (Via Village Voice)
- L'etichetta discografica newyorkese Captured Tracks apre un negozio di dischi, ma ovviamente non sarà "soltanto" un negozio (via Hypebot)
- «No one in the Bay Area music scene metes out painful pleasure, or pleasurable pain, like Heather Fedewa, aka Hether Fortune. She's best known as the leader of Wax Idols, an all-female rock band that explores the fine line between noirish pop and ear-shattering punk. But when she's not recording or touring, Fortune beats men for money as a professional dominatrix. It's an outlet for her long-running interest in the aesthetics of sadomasochism. And, as she discovered a few years ago, Fortune simply enjoys dispensing hurt.» ("Hether Fortune of Wax Idols" via SFWeekly).
Ecco, ora che ho scoperto questa cosa sarà impossibile riascoltare il disco senza pensarci.
(mp3) Wax Idols - When It Happens
- «The National makes me feel that rock music, like much of American literature and visual art before it, has died and gone to graduate school. The band delivers certifiable Quality-with-a-capital-Q, a perfect product of the English and music departments—the way that Lady Gaga is a perfect product of the semiotics department and an MBA program, though I definitely prefer Lady Gaga. At my most extreme, I’d even claim that the National reflects the way social and economic stratification are narrowing the space for cultural free agency and rewarding artists who straightforwardly serve either the libido of the mass market or the neurotic narcissism of the privileged classes.» Carl Wilson su Slate firma un pezzo intitolato abbastanza aggressivamente "Why I Hate the National - And how I decided it’s OK to hate the bands that I hate"
- Beggars, Domino, Merge, Saddle Creek, Secretly Canadian: "How Five Indie Labels Are Trying to Change The Major Distribution Game" (via Billboard)
- I Pastels hanno appena pubblicato Slow Summits, il loro primo album in sedici anni (ci torneremo su) e The Quietus chiede al frontman Stephen McRobbie di raccontare quali sono stati i dischi che hanno influenzato la sua educazione musicale. Ne vengono fuori tredici recensioni perfette di nomi tipo Arthur Russell, To Rococo Rot e Television Personalities, ma anche meno prevedibili tipo Miles Davis e Maher Shalal Hash Baz.
- "Daft Punk, Kanye, and Boards of Canada: The Gimmicky World of Music Marketing" (Via Village Voice)
- L'etichetta discografica newyorkese Captured Tracks apre un negozio di dischi, ma ovviamente non sarà "soltanto" un negozio (via Hypebot)
- «No one in the Bay Area music scene metes out painful pleasure, or pleasurable pain, like Heather Fedewa, aka Hether Fortune. She's best known as the leader of Wax Idols, an all-female rock band that explores the fine line between noirish pop and ear-shattering punk. But when she's not recording or touring, Fortune beats men for money as a professional dominatrix. It's an outlet for her long-running interest in the aesthetics of sadomasochism. And, as she discovered a few years ago, Fortune simply enjoys dispensing hurt.» ("Hether Fortune of Wax Idols" via SFWeekly).
Ecco, ora che ho scoperto questa cosa sarà impossibile riascoltare il disco senza pensarci.
(mp3) Wax Idols - When It Happens
venerdì 31 maggio 2013
Handmade Festival 2013!
Ho voluto aspettare fino all'ultimo la segnalazione dell'Handmade Festival per vedere cosa decidevano gli organizzatori circa la location e il rischio meteo, e finalmente poco fa con questa fotografia è arrivato l'annuncio via facebook: "Ci siamo, siamo qua a preparare e sfidando il tempo vi confermiamo tutto quanto. L'Handmade si farà all'aperto in Via Bonazza 55 a Tagliata di Guastalla (Reggio Emilia). Ci sembra giusto così dopo la scorsa edizione sfortunata, vogliamo sfidare qualsiasi situazione e speriamo che anche voi sarete lì con noi. Ci vediamo domani dopo le 12. VIVA LA CAMPAGNA!, VIVA L'HANDMADE!".
E io un richiamo del genere non so proprio come potete resistere. Poi aggiungete la free entry, le grigliate, i drink, i banchetti, la preview di questa sera al Mattatoio Club di Carpi con Chris Cohen e i Melampus: c'è tutto per fare di questa sesta edizione del "festival tutto fatto a mano" un evento memorabile.
Se poi non avete ancora visto la straordinaria line-up, eccola qui, e sotto un player Soundcloud per ascoltarvi tutte le band.
Ci si vede a banco!
The Babies - Data unica in Italia per la band di Cassie Ramone delle Vivian Girls e Kevin Morby dei Woods, autori di uno dei migliori dischi indie rock dell'anno scorso, Our House On The Hill, uscito sulla impeccabile Woodsist! - www.facebook.com/pages/The-
Altro - La musica degli Altro sembra da sempre qualcosa di più di una semplice serie di canzoni e dischi. È una questione di appartenenza, di cuore, di sudore, di chitarre che finiscono spesso a brandelli, di parole gridate tutti assieme sotto al palco. http://altro.bandcamp.com/
Ninos Du Brasil - Un esercito di tamburi, campanacci e fischietti farà rimbombare la Bassa fino alle Amazzoni. Un suono "ignorante ma non stupido, primordiale ma lungimirante, azzardato, scorretto ed eccessivo". - www.facebook.com/NinosDuBrasil
His Clancyness - Appena tornati dal tour europeo con Deerhunter, finalmente ci faranno sentire dal vivo le canzoni del nuovo Vicious, l'album che dopo l'estate pubblicheranno su FatCat! - www.facebook.com/hisclancyness
The Meteopathics - La band trentina si descrive come "The Ultimate Garage Punk Orgia" e non ci sono davvero parole più azzeccate per presentarveli: siate selvaggi! - www.facebook.com/meteopathics
Wildmen - Il duo rock'n'roll più scatenato del Bel Paese, una forza della natura! - https://www.facebook.com/wildmenband
Man On Wire - Una meticolosa amalgama di momenti acustici e spinte più elettriche che vi emozionerà. Dal Friuli, con ardore. www.facebook.com/weare.
Sex Offenders Seeks Salvation - "Arab on Radar meets Arab Strap on the dancefloor in a gay-club lost in the countryside" - www.facebook.com/pages/Sex-
Gazebo Penguins - Quest'anno al festival volevamo un suono che facesse un bel botto. Cosa meglio di un bel Raudo, il terzo poderoso album dei Gazebo Penguins? - www.gazebopenguins.com
Dumbo Gets Mad - Sognante e psichedelica musica che scende dalla luna, c'è un elefante che bussa alla porta, arriva da Los Angeles, si fa chiamare Dumbo e gli piace fare il mattacchione con un sacco di suoni vintage Sixties! - www.dumbogetsmad.bandcamp.com
Brothers In Law - Se avessero suonato l'anno scorso avremmo scritto che erano una delle rivelazioni indie rock della stagione. Ora che i regaz di Pesaro sono passati dal SXSW, da New York e stanno girando tutta la penisola possiamo considerarli già una sicurezza - www.facebook.com/brothersinlaw
Welcome Back Sailors - Melodie come raggi di sole e ritmi come onde sul mare, la spiaggia sarà lì, davanti alle casse, quando suoneranno i Welcome Back Sailors - www.welcomebacksailors.
CANE! - Tra uno sfrenato tributo a Jay Reytard e un tour europeo con i Japanther, i milanesi CANE! definiscono il loro suono "bubblecum pop on your french fries" e all'Handmade, lo sapete, siamo dei buongustai del rock'n'roll - http://cane.boredyouth.org
She Said Destroy! - Due giovanissime e scatenate fanciulle che fanno base a Bologna, bruciano noise pop e riescono pure a sfornare una cover di Gwen Stefani che sembra masticata da Wavves? Sì, per favore, di più! - www.facebook.com/
in mezzo e dopo i concerti DJ SET:
- Enzo Polaroid polaroid.blogspot.com
- Dive Bar www.facebook.com/divebarbolo
Video premiere: Bob Corn @ La Barberia!
La Barberia è un posto di Modena che (ormai si sarà capito) sta molto a cuore a questo blog. E così è davvero un onore ospitare l'anteprima di questo video che racconta l'emozionante live di Bob Corn di qualche settimana fa.
In Italia abbiamo qualcuno che ha interpretato lo spirito DIY e ha fatto propria la tradizione folk e punk allo stesso tempo in maniera unica, ed è proprio "Tizio". Come hanno scritto Luca e Palla, "averlo in Barberia ha il sapore speciale di avere qualcuno che c’è sempre, per le cose che contano".
Il video è a cura di Erica Terenzi e Lorenzo Musto.
(foto di Lucio Pellacani)
mercoledì 29 maggio 2013
You made me realise
My Bloody Valentine live @ Estragon, Bologna - 2013/05/27
L'altra sera nel pieno del concerto dei My Bloody Valentine all’Estragon di Bologna, mentre la musica ci sommergeva, ho visto un signore fare delle foto non più alla band sul palco ma ai cavi che uscivano dagli amplificatori a lato. Era una foto molto zoomata e con il flash: evidentemente voleva proprio portarsi a casa quell'immagine lì. Non so che tipo di ricordo dell’evento possa essere, ma ho pensato che magari aveva ragione lui, e che tutta la serata in fondo era anche una monumentale, ambiziosa e avventata celebrazione dell'elettricità pura e semplice, quel miracolo che riusciva a trasformare pezzi di metallo, fili e scariche scomposte in musica, sublime musica.
Del resto, un concerto dei My Bloody Valentine è molte cose assieme. Non corri il rischio di annoiarti, neanche quando le canzoni sembrano non finire mai e continuano a rivoltarsi su sé stesse, in circolo, ancora e ancora. Un suono psichedelico, quello dei MBV, che non riesce ad abbandonarsi all'estasi ma si affanna a inseguire per sempre chissà quale forma o perfezione. Non più attraverso la melodia pop, alla Brian Wilson per intenderci, ma nel sovrapporsi di rumore, rumore e tensione. Il suono si arrampicava, si gonfiava, straripava, perdevi il nesso tra la sezione ritmica (piuttosto isolata) e tutti gli strati superiori, ma tu non ti perdevi mai, e ti restava addosso come un disagio sottile, una domanda fastidiosa che non riuscivi a dimenticare.
Anche Kevin Shields deve essere stato malissimo. Vederlo lì davanti, quasi immobile (ogni tanto si voltava appena verso il banco per chiedere di alzare il volume della sua chitarra in spia) mentre quelle canzoni che onestamente qualche volta ho fatto fatica a distinguere gli si dilaniavano tra le mani, faceva pensare a quanto deve essere frustrante lavorare all'infinito sui My Bloody Valentine.
Il concerto era anche la commemorazione di quando quell'idea di suono assoluto, quell'illusione di totalità, ci aveva riempito il cuore e le orecchie. E per paradosso, allora lo ascoltavamo nella nostra cameretta o in cuffia, e ci stendeva. E invece ieri sera, mentre ci trovavamo davanti a muri di amplificatori e watt, e volevamo spingerci sempre più vicino, ci sembrava non fosse mai abbastanza potente. Non a caso, il primo vero boato del pubblico direi che è arrivato almeno dopo cinque o sei pezzi, come se anche noi dovessimo mettere a fuoco quel che stava succedendo.
I dieci minuti della coda di You Made Me Realise, l'assalto noise senza pietà, finalmente accecante, ci ha lasciato intravedere cosa c'è dall'altra parte, dove è possibile arrivare per questa strada. Ma a quel punto si potrebbe anche dire che non è più musica, o forse non è più solo questione di musica. Mentre mi ci cullavo dentro mi è venuto in mente che la presunta fascinazione di Shields per la jungle qualche anno fa (e tramandata a noi da Wonder 2 piazzata in chiusura di live: scelta opinabile) deve essere stata provocata dal rendersi conto che non era più il Rock a spingersi tanto lontano, ma un'elettronica nuova. Chissà che avrebbe detto di certe serate gabber viste vent'anni fa e mai più ritrovate così istintive.
All'uscita del concerto, ho colto al volo qualche commento: When You Sleep piazzata troppo presto in scaletta, Sometimes ingiustamente assente, le voci troppo sperdute (vabè ma...), l'atmosfera dell'Estragon che resta sempre un po' fredda, i volumi non all'altezza. I famigerati tappi per le orecchie non mi pare fossero necessari, ma ammettiamolo: ci è piaciuto portarceli dietro. La domanda sottintesa di tutti era: ne valeva la pena (visti anche il costo del biglietto e la serata di lunedì)? Io mi sono risposto di sì, perché comunque la si pensi i My Bloody Valentine restano dei capostipiti, e se hai l'occasione di vederli bisogna farlo. Poi certo, sono umani e fallibili come tutti, ma è stato comunque quanto di più vicino potessimo arrivare all'idea, all'origine di un suono che non ha eguali, soltanto epigoni.
(mp3) My Bloody Valentine - New You
L'altra sera nel pieno del concerto dei My Bloody Valentine all’Estragon di Bologna, mentre la musica ci sommergeva, ho visto un signore fare delle foto non più alla band sul palco ma ai cavi che uscivano dagli amplificatori a lato. Era una foto molto zoomata e con il flash: evidentemente voleva proprio portarsi a casa quell'immagine lì. Non so che tipo di ricordo dell’evento possa essere, ma ho pensato che magari aveva ragione lui, e che tutta la serata in fondo era anche una monumentale, ambiziosa e avventata celebrazione dell'elettricità pura e semplice, quel miracolo che riusciva a trasformare pezzi di metallo, fili e scariche scomposte in musica, sublime musica.
Del resto, un concerto dei My Bloody Valentine è molte cose assieme. Non corri il rischio di annoiarti, neanche quando le canzoni sembrano non finire mai e continuano a rivoltarsi su sé stesse, in circolo, ancora e ancora. Un suono psichedelico, quello dei MBV, che non riesce ad abbandonarsi all'estasi ma si affanna a inseguire per sempre chissà quale forma o perfezione. Non più attraverso la melodia pop, alla Brian Wilson per intenderci, ma nel sovrapporsi di rumore, rumore e tensione. Il suono si arrampicava, si gonfiava, straripava, perdevi il nesso tra la sezione ritmica (piuttosto isolata) e tutti gli strati superiori, ma tu non ti perdevi mai, e ti restava addosso come un disagio sottile, una domanda fastidiosa che non riuscivi a dimenticare.
Anche Kevin Shields deve essere stato malissimo. Vederlo lì davanti, quasi immobile (ogni tanto si voltava appena verso il banco per chiedere di alzare il volume della sua chitarra in spia) mentre quelle canzoni che onestamente qualche volta ho fatto fatica a distinguere gli si dilaniavano tra le mani, faceva pensare a quanto deve essere frustrante lavorare all'infinito sui My Bloody Valentine.
Il concerto era anche la commemorazione di quando quell'idea di suono assoluto, quell'illusione di totalità, ci aveva riempito il cuore e le orecchie. E per paradosso, allora lo ascoltavamo nella nostra cameretta o in cuffia, e ci stendeva. E invece ieri sera, mentre ci trovavamo davanti a muri di amplificatori e watt, e volevamo spingerci sempre più vicino, ci sembrava non fosse mai abbastanza potente. Non a caso, il primo vero boato del pubblico direi che è arrivato almeno dopo cinque o sei pezzi, come se anche noi dovessimo mettere a fuoco quel che stava succedendo.
I dieci minuti della coda di You Made Me Realise, l'assalto noise senza pietà, finalmente accecante, ci ha lasciato intravedere cosa c'è dall'altra parte, dove è possibile arrivare per questa strada. Ma a quel punto si potrebbe anche dire che non è più musica, o forse non è più solo questione di musica. Mentre mi ci cullavo dentro mi è venuto in mente che la presunta fascinazione di Shields per la jungle qualche anno fa (e tramandata a noi da Wonder 2 piazzata in chiusura di live: scelta opinabile) deve essere stata provocata dal rendersi conto che non era più il Rock a spingersi tanto lontano, ma un'elettronica nuova. Chissà che avrebbe detto di certe serate gabber viste vent'anni fa e mai più ritrovate così istintive.
All'uscita del concerto, ho colto al volo qualche commento: When You Sleep piazzata troppo presto in scaletta, Sometimes ingiustamente assente, le voci troppo sperdute (vabè ma...), l'atmosfera dell'Estragon che resta sempre un po' fredda, i volumi non all'altezza. I famigerati tappi per le orecchie non mi pare fossero necessari, ma ammettiamolo: ci è piaciuto portarceli dietro. La domanda sottintesa di tutti era: ne valeva la pena (visti anche il costo del biglietto e la serata di lunedì)? Io mi sono risposto di sì, perché comunque la si pensi i My Bloody Valentine restano dei capostipiti, e se hai l'occasione di vederli bisogna farlo. Poi certo, sono umani e fallibili come tutti, ma è stato comunque quanto di più vicino potessimo arrivare all'idea, all'origine di un suono che non ha eguali, soltanto epigoni.
(mp3) My Bloody Valentine - New You
Teardrop Factory
Potrei fare una rubrica con tutte le band che la Marta mi fa scoprire in radio e di cui poi non parla mai qui sul blog. Ci sono delle vere gemme. Questa volta è il turno dei Teardrop Factory (gran nome!), trio proveniente da Brighton che ha da poco pubblicato su Faux Discx un bel singolo di debutto intitolato Topshop EP (in streaming integrale su bandcamp). Se già amate band come gli Yuck o il lato più grunge di Wavves, questi suoni fanno per voi: chitarroni "So Nineties!", voci indolenti seppellite di feedback e tanta devozione per Sonic Youth, Guided By Voices e Jesus and Mary Chain. Non si può sbagliare.
ps: l'altra sera, al release party del disco nella loro città, hanno fatto da spalla ai nostri His Clancyness!
(mp3) Teardrop Factory - Stolen Skull
"E non riavremo più questi quindici anni dopo i 15 anni"
L'amore per il raudo #3
Raudo è il nuovo album dei Gazebo Penguins, in free download oppure cd e vinile su To Lose La Track, ma tanto ormai lo sapete benissimo. Nel video qui sotto potete vedere un po' come è stato registrato e su Sentireascoltare c'è anche uno studio-report di Capra che trasuda tutto l'amore per l'Igloo Audio Factory.
Tutto molto bello eh, ma io, i raudi nella benzina, manco se fossi una rockstar come loro li farei scoppiare.
Gazebo Penguins - Correggio
Raudo è il nuovo album dei Gazebo Penguins, in free download oppure cd e vinile su To Lose La Track, ma tanto ormai lo sapete benissimo. Nel video qui sotto potete vedere un po' come è stato registrato e su Sentireascoltare c'è anche uno studio-report di Capra che trasuda tutto l'amore per l'Igloo Audio Factory.
Tutto molto bello eh, ma io, i raudi nella benzina, manco se fossi una rockstar come loro li farei scoppiare.
Gazebo Penguins - Correggio
sabato 25 maggio 2013
Musica Nelle Valli 2013
Oggi casapolaroid fa una scampagnata nella Bassa, fino a San Martino Spino, perché come ogni anno Tizio, meglio noto come Bob Corn, organizza Musica Nelle Valli, uno di quegli appuntamenti a cui mi piace tornare regolarmente, anche se a volte conosco solo uno o due nomi in programma. Conta di più il piacere di ritrovarsi lì, l'incantesimo che ha quella situazione, semplice ma famigliare, di farti sentire a casa. E poi so che comunque qualche concerto che mi rapisce c'è sempre. E poi, certo, i gnocchini fritti, il lambrusco, le facce degli amici da rivedere.
Tutte le info sulla pagina della Fooltribe.
"Visti gli eventi che hanno colpito negli ultimi tempi il nostro amato paesello, nel weekend non ci sentiamo di escludere una probabile tempesta di neve. Ma anche in quel caso ci saremo e il festival ci sarà."
(mp3) Bob Corn - Flower On A Rock
"In quella stradetta s'affacciano qualche casuccia, dei giardinetti, un palazzotto"
«Potevo pedalare fino all'angolo di Via Emilia Ponente e Via del Cardo, e riconoscere con un tuffo al cuore la casa descritta da Paz in Pompeo.
La casa in cui davvero Paz e il fratello Michele avevano vissuto fin dall'arrivo a Bologna. Giusto sopra il bar Cirenaica. Potevi entrarci in quel bar e stupirti che non ci fosse una targa commemorativa né niente che ricordasse la prima rockstar del fumetto italiano.»
(da La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco, di Enrico Brizzi)
Da un po' di tempo quel bar non c'è più, e nemmeno il cinema lì accanto, ma almeno ieri Bologna ha dedicato una targa ad Andrea Pazienza. E forse era anche ora.
venerdì 24 maggio 2013
Las Rosas
Gli Harlem mi piacevano un sacco, erano usciti su Matador nel 2010 e il loro Hippies non ha mai abbandonato la mia valigia dei dischi. Garage rock a bassa fedeltà e basse pretese, ma parecchio divertente. Senza nessun annuncio formale, la band si è purtroppo sciolta nei fatti e già l'anno scorso Michael Coomer aveva lanciato il suo progetto solista Lace Curtains. Da qualche mese sono nati anche i Las Rosas del bassista Jose Boyer, e già a gennaio avevano pubblicato un EP omonimo molto interessante. Ora arriva via FADER il nuovo singolo Black Cherry / Supposed 2 B. Le coordinate sembrano abbastanza simili, ma perché cambiare quando tutto funziona così bene? Come è stato scritto, questa musica è "retro-fueled guitar good times" e non chiedo niente di più:
Las Rosas - Black Cherry / Supposed 2 B
giovedì 23 maggio 2013
Gatsby VS Gatsby!
La colonna sonora di Gatsby vi ha deluso?
Non fareste mai scegliere a Baz Luhrman la musica per la vostra festa?
Agli occhioni di DiCaprio preferite tutta la vita l'eleganza di Robert Redford?
Non ne potete più di Carey Mulligan che piange?
Venite questa sera all'aperitivo da ONO Arte Contemporanea, a brindare a Fitzgerald e a suonare insieme a Gatsby con polaroid blog e Sunday Girl le canzoni che avrebbero fatto ballare con stile Jay e Daisy!
Qui le info facebook e qui sotto una nuova playlist!
Almost undone
«È solo che stiamo crescendo»: intervista alle Lovecats
Ieri è uscito per la diNotte Records un piccolo ep intitolato Almost Undone: appena quattro canzoni , eppure mi hanno colpito più di tante altri dischi "importanti" di queste settimane. Si tratta del debutto delle Lovecats, giovane duo proveniente da Verona ma che suona un dolcissimo folk (qui e là colorato di indiepop) che guarda già lontano, per ora da qualche parte tra Omaha e la Svezia. L'ep lo trovate in streaming su Rockit e devo dire che mantiene tutte le promesse di alcuni bei demo che ci avevano fatto già amare le Lovecats l'anno scorso.
Così mi è venuta voglia di conoscere meglio queste fanciulle e ho voluto scambiare due chiacchiere con Cecilia Grandi e Adele Nigro: mettetevi comodi perché le Lovecats hanno parecchio da raccontare.
(mp3) The Lovecats - Anna
Cominciamo dalle presentazioni, ma incrociate: Adele introduce Cecilia e poi viceversa! A voi decidere quanto il ritratto debba essere fedele.
Cecilia - Ho conosciuto Adele due anni fa quando è venuta a dormire a casa mia. Cioè, non sapevo chi fosse ma ha dormito nella mia stanza. Quella sera siamo andate in una sala prove tutta sgangherata di una band della zona. Non mi ricordo il nome. Abbiamo provato a suonare qualcosa insieme. Io avevo una chitarra orribile e Adele una splendida voce. Comunque è stato love at first sight. Ridevamo per le stesse cose e ci piacevano le stesse canzoni. Abbiamo suonato qualche pezzo di Bright Eyes, il tutto nella mia cameretta. Lei era una persona che cercavo da tempo. Che mi desse una sorta di riconoscimento. Insomma non solo un’amica ma anche una persona con cui condividere cose che sembravano soffocate dentro me sola. Tutto quanto sembrava collaborare alla nascita di qualcosa di bello. Eravamo emozionate per qualcosa che ancora non esisteva ma stava arrivando.
Adele - L’incontro con Cecilia è stato molto importante per me perché in lei ho trovato molte cose: la mia migliore amica, una sorella, una ragazza con cui condividere il lato più sincero di me senza dovermi mettere troppe maschere addosso. È una ragazza che ha i miei stessi interessi e soprattutto capisce al volo come vedo le cose io perché lei le vede nella stessa identica maniera – e a 16 anni, quando l’ho conosciuta, soprattutto se entrambe siete un po’ piene di casini, non è facile incontrarsi. La reputo una ragazza molto intelligente e piena di potenzialità e sono convinta che le nostre qualità migliori emergano solo quando stiamo e lavoriamo insieme.
Da quanto tempo suonate assieme? Avevate altri progetti prima delle Lovecats?
Ci siamo conosciute che avevamo 16 anni e ora ne abbiamo 19. Prima di conoscerci eravamo orientate verso ambiti in realtà non così lontani. Io verso la fotografia, Adele verso il cinema. E anche per questo sogniamo una collaborazione in ambito cinematografico per gli anni avvenire, speriamo! Comunque prima di entrare in contatto eravamo entrambe abbastanza spaesate sulle strade da prendere. La band e la nostra amicizia ci hanno aiutate anche a definire meglio le nostre idee per il futuro.
Nella vostra bio infatti scrivete "erano tempi bui però insieme riuscivamo a scaldarci un pochino": la molla giusta per la vostra musica è stata quella? Qualcosa che un po' consola e un po' serve da rifugio?
Sì. Era inverno quando cominciammo a suonare insieme. Stavamo vivendo periodi abbastanza bui che ben si addicevano al panorama di Verona e provincia. Una vera e propria "Waste Land" coperta di nebbia. Anche i maglioni più pesanti si ricamano di brina in dicembre. In questa specie di "comunione d’intenti" che è la band abbiamo potuto trovare una sorta di focolare, al riparo dal gelo esterno ed interno.
Il vostro nuovo EP sembra dividersi tra aperture più pop (in particolare Anna) e altri più folk e intimi: rispecchia in qualche modo due poli della vostra formazione oppure fa tutto parte del vostro "suono da cameretta"?
Le canzoni nascono dalle più disparate influenze. Soprattutto ricordo che ci piacevano molto i Beatles rocn'n'roll dei primi Sessanta, affiancati a sonorità più "pop" in senso ampio, da Kymia Dawson agli Smiths. Il folk più intimistico rimanda sicuramente a Bright Eyes e soprattutto a Bob Dylan. Anna è sicuramente più pop delle altre canzoni soprattutto perché è stata scritta più di un anno fa, quando conoscevamo meno dischi. Per esempio, Feb. 13th è stata scritta qualche mese più tardi, precisamente dopo che Adele si era fissata con Something To Write Home About dei Get Up Kids. Al momento ascoltiamo artisti molto diversi tra loro, come Dylan e i Fugazi allo stesso tempo! Insomma: fa tutto parte di noi, è solo che stiamo crescendo, quindi impariamo e scopriamo cose nuove e il nostro modo di comporre sta un po' cambiando.
Come avete registrato il disco? E come è nata la collaborazione con Dinotte?
Almost Undone è stato registrato con la collaborazione di Luciano Ermondi (Tempelhof) ed altri musicisti della famiglia diNotte Records. Abbiamo conosciuto Elia e Filippo una sera a Brescia. Non ci aveva cagato nessuno durante un live, a parte loro due e mio padre. Poi, mentre stavamo raccattando le nostre quattro cose dal palchetto, Elia e Filippo si sono presentati. Ricordo che Elia aveva proprio una maglietta di Bright Eyes, ahahah. Ecco da quel momento è nata la collaborazione. Siamo anche andate a suonare a casa loro per la festa di compleanno. Poi ci hanno proposto di registrare qualche traccia e una cosa tira l’altra. Ora abbiamo il nostro primo EP.
C'è questa foto molto bella dove state suonando tra i tavolini di un bar: mi parlate un po' della vostra città? Mi piacerebbe sapere se conoscete altre band, che amici avete nella musica, se c'è qualche posto che sentite vostro, qualcosa che si possa dire rappresenti la vostra "Scena". Premesso che abitiamo in due città diverse, io ti parlerò di Legnago. È un comune in provincia di Verona dove sono nata e cresciuta. Ho sempre provato un certo astio nei confronti di questa città anche se ultimamente, dovendomene allontanare, la sto guardando con occhi un po’ diversi. Ci sono pochi piccoli luoghi preziosi che hanno assunto con il tempo un valore affettivo enorme. La mia casa, la stazione, il fiume e i campi coltivati. Ho fatto conoscere anche ad Adele questi luoghi e un po’ ci si è affezionata. Ma casa è dov’è il cuore. Per quanto riguarda le amicizie strette con altre band, beh, non sono molte in effetti. Siamo sempre state un po’ in disparte soprattutto perché siamo molto timide. In ogni caso speriamo col tempo di conoscere altri simili!
E per ultima, la domanda più banale: il nome della band è un omaggio ai Cure vero?
Sì, il nome arriva dall'omonima canzone dei Cure. E sì: ci piacciono i gatti, come i cani, i lupi, le foche, gli elefanti eccetera. Tutto a parte i calamari e i totani giganti, quelli no.
Ieri è uscito per la diNotte Records un piccolo ep intitolato Almost Undone: appena quattro canzoni , eppure mi hanno colpito più di tante altri dischi "importanti" di queste settimane. Si tratta del debutto delle Lovecats, giovane duo proveniente da Verona ma che suona un dolcissimo folk (qui e là colorato di indiepop) che guarda già lontano, per ora da qualche parte tra Omaha e la Svezia. L'ep lo trovate in streaming su Rockit e devo dire che mantiene tutte le promesse di alcuni bei demo che ci avevano fatto già amare le Lovecats l'anno scorso.
Così mi è venuta voglia di conoscere meglio queste fanciulle e ho voluto scambiare due chiacchiere con Cecilia Grandi e Adele Nigro: mettetevi comodi perché le Lovecats hanno parecchio da raccontare.
(mp3) The Lovecats - Anna
Cominciamo dalle presentazioni, ma incrociate: Adele introduce Cecilia e poi viceversa! A voi decidere quanto il ritratto debba essere fedele.
Cecilia - Ho conosciuto Adele due anni fa quando è venuta a dormire a casa mia. Cioè, non sapevo chi fosse ma ha dormito nella mia stanza. Quella sera siamo andate in una sala prove tutta sgangherata di una band della zona. Non mi ricordo il nome. Abbiamo provato a suonare qualcosa insieme. Io avevo una chitarra orribile e Adele una splendida voce. Comunque è stato love at first sight. Ridevamo per le stesse cose e ci piacevano le stesse canzoni. Abbiamo suonato qualche pezzo di Bright Eyes, il tutto nella mia cameretta. Lei era una persona che cercavo da tempo. Che mi desse una sorta di riconoscimento. Insomma non solo un’amica ma anche una persona con cui condividere cose che sembravano soffocate dentro me sola. Tutto quanto sembrava collaborare alla nascita di qualcosa di bello. Eravamo emozionate per qualcosa che ancora non esisteva ma stava arrivando.
Adele - L’incontro con Cecilia è stato molto importante per me perché in lei ho trovato molte cose: la mia migliore amica, una sorella, una ragazza con cui condividere il lato più sincero di me senza dovermi mettere troppe maschere addosso. È una ragazza che ha i miei stessi interessi e soprattutto capisce al volo come vedo le cose io perché lei le vede nella stessa identica maniera – e a 16 anni, quando l’ho conosciuta, soprattutto se entrambe siete un po’ piene di casini, non è facile incontrarsi. La reputo una ragazza molto intelligente e piena di potenzialità e sono convinta che le nostre qualità migliori emergano solo quando stiamo e lavoriamo insieme.
Da quanto tempo suonate assieme? Avevate altri progetti prima delle Lovecats?
Ci siamo conosciute che avevamo 16 anni e ora ne abbiamo 19. Prima di conoscerci eravamo orientate verso ambiti in realtà non così lontani. Io verso la fotografia, Adele verso il cinema. E anche per questo sogniamo una collaborazione in ambito cinematografico per gli anni avvenire, speriamo! Comunque prima di entrare in contatto eravamo entrambe abbastanza spaesate sulle strade da prendere. La band e la nostra amicizia ci hanno aiutate anche a definire meglio le nostre idee per il futuro.
Nella vostra bio infatti scrivete "erano tempi bui però insieme riuscivamo a scaldarci un pochino": la molla giusta per la vostra musica è stata quella? Qualcosa che un po' consola e un po' serve da rifugio?
Sì. Era inverno quando cominciammo a suonare insieme. Stavamo vivendo periodi abbastanza bui che ben si addicevano al panorama di Verona e provincia. Una vera e propria "Waste Land" coperta di nebbia. Anche i maglioni più pesanti si ricamano di brina in dicembre. In questa specie di "comunione d’intenti" che è la band abbiamo potuto trovare una sorta di focolare, al riparo dal gelo esterno ed interno.
Il vostro nuovo EP sembra dividersi tra aperture più pop (in particolare Anna) e altri più folk e intimi: rispecchia in qualche modo due poli della vostra formazione oppure fa tutto parte del vostro "suono da cameretta"?
Le canzoni nascono dalle più disparate influenze. Soprattutto ricordo che ci piacevano molto i Beatles rocn'n'roll dei primi Sessanta, affiancati a sonorità più "pop" in senso ampio, da Kymia Dawson agli Smiths. Il folk più intimistico rimanda sicuramente a Bright Eyes e soprattutto a Bob Dylan. Anna è sicuramente più pop delle altre canzoni soprattutto perché è stata scritta più di un anno fa, quando conoscevamo meno dischi. Per esempio, Feb. 13th è stata scritta qualche mese più tardi, precisamente dopo che Adele si era fissata con Something To Write Home About dei Get Up Kids. Al momento ascoltiamo artisti molto diversi tra loro, come Dylan e i Fugazi allo stesso tempo! Insomma: fa tutto parte di noi, è solo che stiamo crescendo, quindi impariamo e scopriamo cose nuove e il nostro modo di comporre sta un po' cambiando.
Come avete registrato il disco? E come è nata la collaborazione con Dinotte?
Almost Undone è stato registrato con la collaborazione di Luciano Ermondi (Tempelhof) ed altri musicisti della famiglia diNotte Records. Abbiamo conosciuto Elia e Filippo una sera a Brescia. Non ci aveva cagato nessuno durante un live, a parte loro due e mio padre. Poi, mentre stavamo raccattando le nostre quattro cose dal palchetto, Elia e Filippo si sono presentati. Ricordo che Elia aveva proprio una maglietta di Bright Eyes, ahahah. Ecco da quel momento è nata la collaborazione. Siamo anche andate a suonare a casa loro per la festa di compleanno. Poi ci hanno proposto di registrare qualche traccia e una cosa tira l’altra. Ora abbiamo il nostro primo EP.
C'è questa foto molto bella dove state suonando tra i tavolini di un bar: mi parlate un po' della vostra città? Mi piacerebbe sapere se conoscete altre band, che amici avete nella musica, se c'è qualche posto che sentite vostro, qualcosa che si possa dire rappresenti la vostra "Scena". Premesso che abitiamo in due città diverse, io ti parlerò di Legnago. È un comune in provincia di Verona dove sono nata e cresciuta. Ho sempre provato un certo astio nei confronti di questa città anche se ultimamente, dovendomene allontanare, la sto guardando con occhi un po’ diversi. Ci sono pochi piccoli luoghi preziosi che hanno assunto con il tempo un valore affettivo enorme. La mia casa, la stazione, il fiume e i campi coltivati. Ho fatto conoscere anche ad Adele questi luoghi e un po’ ci si è affezionata. Ma casa è dov’è il cuore. Per quanto riguarda le amicizie strette con altre band, beh, non sono molte in effetti. Siamo sempre state un po’ in disparte soprattutto perché siamo molto timide. In ogni caso speriamo col tempo di conoscere altri simili!
E per ultima, la domanda più banale: il nome della band è un omaggio ai Cure vero?
Sì, il nome arriva dall'omonima canzone dei Cure. E sì: ci piacciono i gatti, come i cani, i lupi, le foche, gli elefanti eccetera. Tutto a parte i calamari e i totani giganti, quelli no.
mercoledì 22 maggio 2013
Polaroids From the Web
"You just ask for it, old sport" edition
- La scemenza per la pausa pranzo di oggi è il videogioco tratto dal Grande Gatsby in stile arcade classico. Sì, lo so, è roba di due anni fa, ma con tutto l'hype di queste settimane per la nuova versione al cinema una partitella ci sta.
- «We did a show in Akron where the only person there was Patrick Carney from The Black Keys; we were both very unknown bands at the time. He stood about three feet in front of me the whole show»: una bella e non scontata chiacchierata con i National su Consequence Of Sound.
(mp3) The National - Don't Swallow The Cap
- «The world is yours if you have a brilliant idea, so don’t let bitter old hacks like me get you down. These are exhilarating, not depressing, times for publishing. Get excited and rise as the tired, established models crumble»: Phil Hebblethwaite del defunto Stool Pigeon regala qualche utile "Counsel For The Young Indie Publisher".
- «The faceless, nameless robots soak up all the attention and enthusiasm, and critics and fans alike start to regard Daft Punk on their own terms, in their own universe. [...] Without the masks, Daft Punk might be a hated band.» (via Village Voice)
- «La bonus track “con la chitarra acustica” dell’edizione giapponese di #RAM: il cioccolatino rotolato fuori dalla confezione che credevi vuota, quando stavi per buttarla via. (PS: purtroppo sembra un outtake degli Air, ma vabbé, in fondo sò cugini)» (Fabio de Luca).
Posso dirlo? Al momento è la mia preferita del disco.
(mp3) Daft Punk - Horizon (Japan bonus track)
- E se ne volete ancora, sempre a proposito di Daft Punk, Emmebi analizza su Studio la strategia di marketing che ha portato Random Access Memories a essere il disco più chiacchierato della stagione
- Se non avete altrettanto budget, forse posso tornarvi utili "10 Great Tips For Home & DIY Recordings" (via Music Think-Thank)
- Ieri è uscito I'm Sorry, il primo video tratto da Love Can't Talk, il nuovo album di Wolther Goes Stranger pubblicato da La Barberia. Il testo della canzone è di Alessandro Raina, la regia è di Giulio Favero insieme a Domenico Guidetti, ma non sono gli unici pregi del video:
- La scemenza per la pausa pranzo di oggi è il videogioco tratto dal Grande Gatsby in stile arcade classico. Sì, lo so, è roba di due anni fa, ma con tutto l'hype di queste settimane per la nuova versione al cinema una partitella ci sta.
- «We did a show in Akron where the only person there was Patrick Carney from The Black Keys; we were both very unknown bands at the time. He stood about three feet in front of me the whole show»: una bella e non scontata chiacchierata con i National su Consequence Of Sound.
(mp3) The National - Don't Swallow The Cap
- «The world is yours if you have a brilliant idea, so don’t let bitter old hacks like me get you down. These are exhilarating, not depressing, times for publishing. Get excited and rise as the tired, established models crumble»: Phil Hebblethwaite del defunto Stool Pigeon regala qualche utile "Counsel For The Young Indie Publisher".
- «The faceless, nameless robots soak up all the attention and enthusiasm, and critics and fans alike start to regard Daft Punk on their own terms, in their own universe. [...] Without the masks, Daft Punk might be a hated band.» (via Village Voice)
- «La bonus track “con la chitarra acustica” dell’edizione giapponese di #RAM: il cioccolatino rotolato fuori dalla confezione che credevi vuota, quando stavi per buttarla via. (PS: purtroppo sembra un outtake degli Air, ma vabbé, in fondo sò cugini)» (Fabio de Luca).
Posso dirlo? Al momento è la mia preferita del disco.
(mp3) Daft Punk - Horizon (Japan bonus track)
- E se ne volete ancora, sempre a proposito di Daft Punk, Emmebi analizza su Studio la strategia di marketing che ha portato Random Access Memories a essere il disco più chiacchierato della stagione
- Se non avete altrettanto budget, forse posso tornarvi utili "10 Great Tips For Home & DIY Recordings" (via Music Think-Thank)
- Ieri è uscito I'm Sorry, il primo video tratto da Love Can't Talk, il nuovo album di Wolther Goes Stranger pubblicato da La Barberia. Il testo della canzone è di Alessandro Raina, la regia è di Giulio Favero insieme a Domenico Guidetti, ma non sono gli unici pregi del video:
lunedì 20 maggio 2013
Costa Brava live @ polaroid!
Nella nuova puntata del podcast avevo come ospiti in studio le Costa Brava per un live unplugged, ma in realtà è stato come avere lì la loro balotta al completo, considerata la quantità di messaggi e mail che la band bolognese ha ricevuto, dall'Italia ma non solo. Credo che il merito sia non soltanto della simpatia e dell'attitudine di questi régaz, ma anche della loro musica, influenzata dal punk e dal garage (e con insospettabili momenti più pop), e soprattutto suonata davvero con il cuore.
Qui trovate il podcast completo con la nostra chiacchierata, mentre qui sotto le canzoni che ci hanno regalato dal vivo:
Costa Brava live unplugged @ polaroid
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/15
- Take Me To The Ambassador
- The Saxophone In The Garden
- Golden Woods
- Listen To The Wind
- Let You Get In
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/15
- Take Me To The Ambassador
- The Saxophone In The Garden
- Golden Woods
- Listen To The Wind
- Let You Get In
sabato 18 maggio 2013
Il New York Night Train stasera ferma all'Hana-bi!
Se cerchi "Jonathan Toubin" su Youtube il quarto risultato che ti esce è un filmato degli Yeah Yeah Yeahs che gli dedicano Maps a un concerto a Brooklyn di un anno fa. Se già questo non ti colpisce, magari ti fai un giro su un profilo come quello che gli ha dedicato il Village Voice, oppure leggi le parole appassionate che ha strappato persino a quei cazzoni di Vice, scorri la lista della gente insieme a cui ha suonato o dai un'occhiata al breve documentario sulle sue serate a New York.
E così ti rendi conto che vedere passare questo dj e il suo New York Night Train carico di soul e di rock questa sera sotto la tettoia dell'Hana-bi (dove avrò l'onore e il piacere di mettere due dischi di warm-up) è uno di quegli eventi che non capitano spesso da queste parti e non ti puoi proprio perdere.
Qui tutte le info e qui sotto un mix di quelli che mi fanno già sudare solo a leggere la tracklist: ci si vede a banco!
NY Night Train SOUL CLAP CLASSICS Volume 3
venerdì 17 maggio 2013
Polaroids From the Web
"Spitting in a wishing well" edition
- "Alternative" was a word coined by the media, to get more money for their advertisers. We were like, "What's up? Nobody calls us 'alternative.' Why do they keep putting it on the cover of magazines?" Actually, you know who said "alternative music"? My mother. And everybody else in Dayton, all the truck drivers and the cowboys and stuff, they'd go, "I'll tell you what it's alternative to. Good music." Kim Deal, The Oral History of the Breeders' Last Splash [SPIN]
(mp3) The Breeders - Divine Hammer
- "The Cocktail Chart of Film & Literature" [Frizzifrizzi]
- "Is Corporate Sponsorship Now Long-Form Journalism’s Last Hope?": lunga e interessante intervista di Jason Gross a Torsten Schmidt, uno dei fondatori della Red Bull Music Academy, e al giornalista Piotr Orlov, tra i responsabili del progetto Daily Note, un notevolissimo magazine musicale web e cartaceo promosso proprio dalla Red Bull.
- Quello che invece fa Buzzfeed al giornalismo (non solo musicale) assomiglia più a un disastro ecologico tipo Golfo Del Messico: "BuzzFeed Starts Program to Train Agencies in the BuzzFeed Way"
- Peccato, perché ogni tanto qualcosa di buono si trova anche lì: "How Stuart Murdoch Made His First Movie" (di Matthew Perpetua)
- Una buona notizia per concludere: questa sera comincia il Roma PopFest! Fortunati quelli che ci saranno. In programma: Paletti, His Clancyness, Dumbo Gets Mad, Brothers In Law, Testaintasca, Videodreams, Marcello e Il Mio Amico Tommaso, Love The Unicorn, Wow, I Demoni, Gun Kawamura! Se siete da quelle parti non perdetevelo!
- "Alternative" was a word coined by the media, to get more money for their advertisers. We were like, "What's up? Nobody calls us 'alternative.' Why do they keep putting it on the cover of magazines?" Actually, you know who said "alternative music"? My mother. And everybody else in Dayton, all the truck drivers and the cowboys and stuff, they'd go, "I'll tell you what it's alternative to. Good music." Kim Deal, The Oral History of the Breeders' Last Splash [SPIN]
(mp3) The Breeders - Divine Hammer
- "The Cocktail Chart of Film & Literature" [Frizzifrizzi]
- "Is Corporate Sponsorship Now Long-Form Journalism’s Last Hope?": lunga e interessante intervista di Jason Gross a Torsten Schmidt, uno dei fondatori della Red Bull Music Academy, e al giornalista Piotr Orlov, tra i responsabili del progetto Daily Note, un notevolissimo magazine musicale web e cartaceo promosso proprio dalla Red Bull.
- Quello che invece fa Buzzfeed al giornalismo (non solo musicale) assomiglia più a un disastro ecologico tipo Golfo Del Messico: "BuzzFeed Starts Program to Train Agencies in the BuzzFeed Way"
- Peccato, perché ogni tanto qualcosa di buono si trova anche lì: "How Stuart Murdoch Made His First Movie" (di Matthew Perpetua)
- Una buona notizia per concludere: questa sera comincia il Roma PopFest! Fortunati quelli che ci saranno. In programma: Paletti, His Clancyness, Dumbo Gets Mad, Brothers In Law, Testaintasca, Videodreams, Marcello e Il Mio Amico Tommaso, Love The Unicorn, Wow, I Demoni, Gun Kawamura! Se siete da quelle parti non perdetevelo!
MAP - Music Alliance Pact #56
Torna come ogni mese l'appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact: quasi una quarantina di blog di tutto il mondo hanno selezionato per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Scaletta quanto mai eterogenea, ma mi pare ci siano un botto di nomi da appuntarsi stavolta, a cominciare dal bel tributo a Ennio Morricone in salsa abstract hip-hop degli indiani Big City Harmonics; il pop alla Vampire Weekend degli statunitensi Carousel Beach; le atmosfere sospese un po' alla Japan dei portoghesi Dear Telephone; l'assurdo punk da lotta messicana degli indonesiani Muchos Libre; l'evocativo post-rock ambientale dei greci No Clear Mind; il singoletto degli argentini Paula y Los Besos, che nonostante io non ami il cantato in spagnolo è davvero bello accattivante; i rumeni Quantum Drive, che si dichiarano ispirati a Deerhunter ma che in questo pezzo mi sembrano richiamino anche qualcosa dei Broken Social Scene; l'eleganza notturna degli olandesi Spilt Milk; e non manca infine la prevedibile hit à la MGMT degli scozzesi Prides.
Gli italiani di questo mese sono i Wildmen, duo romano chitarra e batteria che si definisce "blasphemous": suono garage selvaggio, attitudine festaiola e spavalderia senza un attimo di sosta. Il loro bell'album di debutto esce sulla sempre lodevole Shit Music For Shit People e si intitola, non a caso, Haters Gonna Hate. Tutti quelli che ne hanno parlato hanno citato il nome dei Black Lips, e questo blogghetto non vuole essere da meno, ma soprattutto vuole fortissimamente scatenarsi sotto a un palco ascoltando queste canzoni.
L'occasione più vicina sarà il primo giugno all'Handmade Festival!
Questa è la playlist del MAP di Maggio, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.
(mp3) Wildmen - Zero Generation
mercoledì 15 maggio 2013
La radio che sboccia!
Radio Città Del Capo da questa mattina ha un sito tutto nuovo e tutto bello! E l'occasione non poteva essere migliore: è partita infatti oggi la campagna abbonamenti di primavera. Quest'anno il tema è "Sboccia quanto vuoi!" (immagino giocando anche sullo slang bolognese "sbocciare", ovvero "svoltare" ma anche "uscirsene con una trovata"), legato non a caso all'evento di domenica ai Giardini Guido Rossa, tra guerrilla gardening e mercatini. Per gli appassionati di fotografia poi c'è anche il concorso #Sbocciagram!, con tanto di hashtag dedicato.
Come ogni volta in questi giorni il palinsesto sarà stravolto, con le trasmissioni e conduttori tutti scombinati. Per esempio, domattina intorno alle 8 troverete il sottoscritto a disturbare la rassegna stampa locale, tra premi e selezioni musicali incongrue per la vostra colazione.
Sbocciate insieme a noi!
PS: Stasera invece il Thermos con le polaroid dentro è in onda come di consueto alle nove. E sarà una puntata da non perdere perché avremo le Costa Brava live unplugged in studio!
Costa Brava - Dog Days
"This one is different - because it's us"
Con mio colpevole ritardo ho scoperto solo ora che ieri era il trentesimo anniversario dell'uscita di Hand In Glove, leggendario 45 giri di debutto degli Smiths.
Recupero subito, e lasciatemi partecipare alle celebrazioni della ricorrenza parlando per una volta non della canzone o dell'importanza della band, ma soltanto del disco, un oggetto che nel 1983 poteva ancora contenere molte avventure. Vi ricopio qui un paio di pagine da "How Soon Is Now" di Richard King:
The Smiths’ debut single ‘Hand in Glove’ would be dressed in the same blue livery as the mid-Sixties releases on Loog Oldham’s Immediate Records label. As well as influencing his ideas about song structure and providing a context in which to develop them, the well-heeled ideas of Loog Oldham and Orton had a definite influence on [Johnny] Marr’s guitar sound. Lean, plangent and mercurial in its flourishes of melody, Marr’s style, which he had worked night and day to perfect, blurred the divergence between rhythm and lead guitar to produce a rigorously distinctive voice that was, particularly in the context of the synth-heavy Eighties, utterly unique. [...]
Having decided that ‘Hand in Glove’ would be released as a one-off single, [Geoff] Travis, to yet more disapproving noise from his colleagues in Rough Trade Distribution, continued to make it clear that he would like The Smiths to be the first-ever Rough Trade act to be offered a four-album deal. The band, happy to let some momentum build around them, outwardly gave the impression that they were undecided as they began to be courted by every record company in London. The reality was that The Smiths, despite whatever concerns they might have, had all but decided to sign long-term to Travis.[...]
Whatever pennies were dropping among the more dynamic and media-savvy staff at Rough Trade, some of the company’s long-term problems had come back to haunt them. Upon its release initial pressings of ‘Hand in Glove’ were mismanaged, and Rough Trade Distribution was unable to supply many of its stockists. The combination of members of The Cartel being behind on their credit terms and the unprecedented nationwide interest in the single meant that many of Rough Trade’s frontline High Street shops could not stock the record. Most disconcertingly Probe, The Cartel’s north-western link, was unable to supply copies to any Manchester shops. Determined to circumvent the problem, [Joe] Moss decided on a hands-on solution, and to the delight of the band, went around the city, walking up to record shop counters offering copies of the single for sale from a box under his arm. ‘I’m glad to have that on my CV,’ he says. ‘We did it old-style out of the boot of my car.’
(mp3) The Smiths - Hand In Glove
martedì 14 maggio 2013
Seapony in Italia!
I Seapony sono appena arrivati in tour in Europa e per due date toccheranno anche l'Italia!
mercoledì 29 maggio: - Milano @ Pop Days #3
giovedì 30 maggio: Padova @ Student Summer Festival
La band indiepop di Seattle ha pubblicato l'anno scorso il suo secondo album Falling, parecchio apprezzato, ma in attesa che arrivi il prossimo DEATH BY SEAPONY si sono già dichiarati "Fucking Sick of Everyone Calling Them Twee". Cosa ci riserveranno i prossimi live?
Intanto, per festeggiare il tour europeo, ci regalano un nuovo inedito:
(mp3) Seapony - Hangin' Out
Beach Vacation
Non bastasse il nome che si sono scelti, i giovani Beach Vacation si presentano con una sincerità disarmante che me li fa subito prendere in simpatia: "pacific northwest kids, wishing we were somewhere else". E infatti la loro musica risplende di sole e una nostalgia lontana. L'influenza evidente e dichiarata è quella di Wild Nothing e Craft Spells, ma diventa presto chiaro anche l'amore per certi Radio Dept "and every Swedish pop band". E allora ragazzi siamo proprio a casa.
Poi, dato che da queste parti di primavera se n'è vista poca, tra riverberi languidi e immancabili suoni di onde, i Beach Vacation mettono già addosso una gran voglia d'estate. Hanno pubblicato il loro intitolato Maritime EP la cui canzone di punta è dedicata al Washington Weather ma a me piace molto la conclusiva e ancora più smithsiana Escape (altro titolo non casuale), che canta "let's fly away from here".
Beach Vacation - Washington Weather
lunedì 13 maggio 2013
"I could have been your girl"
Quelli che non sopportano Zooey Deschanel, la sua frangetta, i suoi occhioni da manga, le sue faccette buffe e i vestiti della nonna (tanto per citare le più frequenti ovvietà per le quali viene derisa) passino oltre. Questa modesta recensione vuole prendere una posizione forte, difendere a spada tratta le sue doti e tessere un elogio convinto della sua musica.
Sono passati ormai cinque anni e quattro dischi da quando Zooey (lasciatemela chiamare per nome) ha cominciato a far sapere al mondo di non essere solo un’attrice, ma di possedere anche il talento di comporre canzoni. A questo punto la sua discografia può vantare una certa consistenza e coerenza. Stiamo sempre parlando di pop retrò brillante e malinconico, ispirato ai gruppi femminili dei Sessanta e alle produzioni di Phil Spector. Stiamo sempre parlando di una scrittura classica, a cui il sodale M Ward (l’Him della denominazione) non può far altro che aggiungere orchestrazioni sontuose e arrangiamenti in abito da sera (in una delle tracce migliori del disco, Something's Haunting You, a un certo punto entra un vibrafono e puoi quasi vedere i calici riempirsi di Martini).
Ma la raffinatezza e la disinvoltura delle canzoni di She & Him sono assolute e incontestabili: nulla di più lontano dall’ironia che un recupero vintage come questo potrebbe concedere. E soprattutto nulla di più lontano dal personaggio della “manic pixie dream girl” che tra cinema e tv la Deschanel si è cucita addosso. Se la conoscete solo per la (non troppo divertente) serie “New Girl” è il momento di fare un passo in più.
E forse il problema sta proprio in quel modo di vedere (o di vendere, a giudicare dall’interesse dei blog di moda per gli outfit dell’attrice in ogni puntata) il cosiddetto “indie” e quel che si era ridotto a essere nell’ultimo decennio. Insomma: 500 Days Of Summer sembra già più vecchio della cover tutta yéyé di Sunday Girl dei Blondie messa qui in scaletta. Meglio il romanticismo schietto e senza compromessi di queste Never Wanted Your Love o di (altra cover azzeccata) Hold Me, Thrill Me, Kiss Me: sono baci in bianco e nero, d'altri tempi ed eleganti. E se al mondo esiste ancora qualcosa di impeccabile, fate che sia un bacio.
(mp3) She & Him - Never Wanted Your Love
[da Rolling Stone n.114]
venerdì 10 maggio 2013
Blood shot!
«Inspired by one of the greatest rock'n'roll shows I've ever seen, Thee Oh Sees at the Black Box, Belfast on sun may 5th... I was meant to play a bunch of these tunes but because I only got to spin for 30/40 minutes a bunch of these fine platters slipped thru the cracks. Hope y'all dig it as much as i enjoyed compiling & mixing it».
Sono parole di David Holmes, che presenta così il suo ultimo eccezionale mix intitolato Blood Shot! Scaletta farcita di garage e soul, ho riconosciuto due cose al volo (Black Lips e Allah-Las le prime), ma devono esserci molte altre gemme sepolte qui sotto. Speriamo esca presto la tracklist.
Per una degna intro al set ho chiesto l'aiuto di Marco "Peedoo" Gallerani, ovvero Mr. Hell Yeah Recordings, il primo a farmi ascoltare Holmes all'epoca:
«Nella seconda metà degli Anni Novanta a Belfast, dov'è nato, David Holmes era conosciuto come THE DJ. Madre parucchiera, ultimo di dodici fra fratelli e sorelle, un mod che al mixer smazzava acid e techno (nonostante si leggesse in giro che il tipo ne sapeva a pacchi anche di Northern Soul, punk e qualsiasi altra roba esotica nel mezzo), mentre in studio produceva uno strano e cinematico miscuglio di elettronica. Il titolo del suo primo album, The film's Crap, Let's Slash The Seats, rende l'idea.
Nel 1997 è al vertice della carriera, inserito nel giro della techno che conta, gli viene chiesto di preparare un Essential Mix per BBC1, lo show dance inglese del sabato notte alla fine del programma di Pete Tong. David Holmes accetta e per la prima volta un DJ propone un set completamente diverso da quello per cui è conosciuto. Il 15 giugno 1997 (se ricordo bene) THE DJ scarrella una selezione di soul, funk, disco, rarità, psicadelia, beats, California Soul, Brigitet Bardot... leggendario... è stato premiato anche come miglior essential mix dell'anno e replicato la notte dell'ultimo dell anno... culto. Quella notte hai acquisito un fan a vita David.
Quindici anni dopo David Holmes vive a Los Angeles, scrive, compone e seleziona colonne sonore (sue quasi tutte quelle di Sodenbergh da Out of Sight in poi... mentre deve essere da paura Good Vibration, nelle sale in UK ora), produce bands (l'ultimo dei Primal Scream è roba sua) e trova il tempo per andare a mettere due dischi al concerto di questi... come si chiamano Enzo?»
"BLOOD SHOT"! compiled and mixed by David Holmes
One kiss ends it all
Sì, lo so: è un furto da Paste che aveva l'anteprima, ma la tentazione di mettere anche qui sul blog e condividere lo streaming del nuovo album dei Saturday Looks Good To Me era troppo forte. One Kiss Ends It All è un album così terso, così netto nel tracciare i confini del proprio mondo, che mi ha incantato al primo ascolto. Anche se è in un certo senso è vero che non esiste un "marchio di fabbrica" dei SLGTM, band che riesce a cambiare pelle (oltre che formazione) a ogni uscita, il genio di Fred Thomas è abilissimo nel trasportare al presente canzoni che sembrano provenire da brillanti Anni Sessanta paralleli. Phil Spector, tutta una mitologia dei girls group, il rock'n'roll nella sua più limpida essenzialità, un suono capace di fare della propria innocenza l'espediente per sperimentare ed espandersi a ogni canzone. New City, Polar Bear, Sunglasses e tutte le altre non finiranno forse nelle classifiche di fine anno ma sarà solo perché la loro bellezza è fuori dal tempo:
Saturday Looks Good To Me - One Kiss Ends It All full streaming
Baggy Attitude
Qualcuno (qualcuno?) l'avrà forse notata in mezzo alla scaletta dell'ultimo podcast/nastrone: una canzone ruvida, a bassa fedeltà eppure in qualche modo dolcissima, Don’t Ask Me. Quelli più bravi di me avranno anche riconosciuto subito che si trattava di una cover. Io comunque ero già contento di sapere che dietro il nome Baggy Attitude (nemmeno una paginetta facebook!) c'erano Roxanne Clifford dei Veronica Falls e Jess Scott dei Brilliant Colors. La canzone è il lato A di un flexi-disc pubblicato dalla Wacky Wacko, piccola sgangherata etichetta curata da Seth Bogart degli Hunx And His Punx, e il vinile a sua volta riprende parte di una cassetta uscita l'anno scorso. In questa versione mi piace come la cifra stilistica dei Veronica Falls si confonde con qualcosa di primitivo, si mostra più scarna e proprio per questo ancora più emozionante.
E come al solito, i Veronica Falls si confermano degli eccellenti e raffinati selezionatorila traccia infatti è una delle "hit" (si fa per dire) dei neozelandesi Toy Love, una delle creature di Chris Knox, e risale al 1980. Da poco una raccolta dei Toy Love è stata anche ristampata dalla Captured Tracks.
Su youtube potete fare il confronto con la cover qui sotto. Io me le tengo volentieri tutte e due.
Baggy Attitude - Don’t Ask Me
giovedì 9 maggio 2013
Listening to Deerhunter between breakdowns
«With Deerhunter it’s easy to bypass the actual songs and focus on the influences. But the songs themselves speak deeply to the lonely and the downtrodden, the heartsick depressives and the ostracized castaways. And I am a lonely, heartsick depressive. Deerhunter is a band that not only speaks my musical language, but explores themes (most notably loneliness) that feel like the same states of malignant mental health that I’ve been in.»
Non ascoltavo Monomania, il nuovo album di Deerhunter da qualche giorno, e soprattutto mi ero fermato alla superficie dei suoni, tra quei momenti White Light White Heat, quelli che non saprei definire altro che "blues punk" e soprattutto quella ruggine che sembra attaccarsi a ogni nota. Mi era sembrata buona perfino la recensione di Collapse Board.
Ma dopo aver letto questo articolo su MTV Hive scritto da Martin Douglas sono tornato sopra al disco con nuove orecchie. Non è mai facile farsi coinvolgere da saggi sulla musica in cui la prima persona è così al centro della scena, ma Douglas riesce a connettere le canzoni di Bradford Cox al proprio stato di salute in una maniera molto concreta, fin troppo accurata, quasi dolorosa. Comunque la si pensi, una lettura consigliata.
(mp3) Deerhunter - Punk (La Vie Antérieure)
"Il tempo e i ricordi si perdono una volta sola"
L'amore per il Raudo #2
Gazebo Penguins - Difetto
«I Gazebo Penguins sono un gruppo formato da Capra, Peter e Sollo. Fanno un genere musicale che se non sei abituato sembra un po' rumoroso ma se ascolti sotto il rumore c'è una canzone stupenda piena di melodie, infatti le canzoni che fanno si possono cantare, non come certe canzoni black metal che devi urlare come un pazzo e se ne va via la voce. Io ho intervistato Capra, che è il cantante. Abbiamo parlato delle cose divertenti, di alcune curiosità e della vita in generale, che a volte è triste e a volte è felice. Alla figlia di Capra io voglio dire: Ciao Ester, qualche volta se la mamma mi ci porta possiamo giocare insieme? Ti volevo pure dire che ti capisco, anche io da piccola ascoltavo il metal, adesso che sono cresciuta e ho dieci anni mi piacciono anche le canzoni calme come quelle degli Alt-J. Adesso inizia l'intervista...»
Gazebo Penguins - Difetto
mercoledì 8 maggio 2013
Whatever, as long as you're happy
Gli Alexandria provengono da Stoccolma e, a parte il fatto che si sono formati nell'autunno dell'anno scorso, di loro non si sa molto altro. Preferiscono lasciar parlare le canzoni che finora hanno pubblicato sul loro soundcloud: dream-pop pieno di riverberi ma senza pigrizia che ricorda certe cose del primo Wild Nothings o dei DIIV, e che innesta però un carattere più luminoso, soprattutto in questa nuova e ammaliante Whatever. Per completezza di informazione aggiungo che qualche settimana fa sono stati anche segnalati come "demo della settimana" sul sito della FatCat, ottimo punto sul curriculum.
(mp3) Alexandria - Whatever
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