lunedì 30 maggio 2016

Don't say sorry

'polaroid – un blog alla radio' – S15E27

“polaroid – un blog alla radio” – S15E27

Easy Love - No One Like You
Pre-Nup - Wrong Your
BOYS - In My Mind
Baseball Gregg - Sad Sandra
The City Yelps - Light & Classical
Terry - Don't Say Sorry
Parquet Courts - One Man No City
Oscar - Be Good
Fruit Bats - From a Soon-to-Be Ghost Town
Sonny & The Sunsets - Moods

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Spotify

martedì 24 maggio 2016

Frankie Cosmos live @ Exchange, Bristol 2016/05/22

Frankie Cosmos live @ Exchange, Bristol (UK), 2016/05/22

Dopo un weekend di tutto riposo (vedi: No Glucose Festival #2 a Bologna e la serata con Terry Malts + Paws sotto la tettoia dell'Hana-bi a Marina di Ravenna) ci sta proprio un bel viaggetto a Bristol per vedere Frankie Cosmos live. D'altra parte è l'unico modo: questo primo tour europeo della cantautrice statunitense schiva l'Italia, come succede con sempre maggiore e spiacevole frequenza. E quindi via, sul volo Ryanair della domenica a pranzo, carichi a molla per sentire dal vivo quel Next Thing che ha riempito gli ascolti degli ultimi mesi in maniera totale.
Ore 19.30, cancelli aperti con puntualità e ti trovi Greta Kline subito lì dopo l'ingresso, al suo banchetto del merch mentre chiacchiera coi primi arrivati. Lei ha quell'aria malinconica che la segue in tutte le foto, e una timidezza che traspare da ogni parola detta. Arriva l'ora di iniziare a suonare, lascia un bigliettino con scritto "back after the show" con un cuoricino e una freccia che indica il palco.
L'Exchange è carino e non molto grande. Il palco mi sembra troppo alto, almeno un metro, quando invece pensi subito che vorresti averla più vicino. La band che la accompagna è composta da altri tre ragazzini, sembrano anche loro parecchio giovani e le loro espressioni tradiscono un po' di incertezza. Ma appena comincia la musica, ci teletrasportiamo nella cameretta da dove sono uscite tutte le canzoni dell'album. Accordi minimali e suono asciutto, batteria attutita con teli e la voce di Greta a conquistare l'attenzione di tutti. Saremo appena una ottantina di persone nella stanza, ma davvero tutti mostrano di conoscere le sue canzoni. La seconda in scaletta, If I Had A Dog, fa partire i cori entusiasti. Le prime file cantano insieme a lei ogni pezzo. Il ritmo è serrato come sull'album e ci divertiamo, e la band si diverte con noi, abbandonando un po' quella timidezza iniziale. A un certo punto Greta chiama sul palco anche Aaron Maine dei Porches per un piccolo balletto che ci fa ridere tutti.
I trenta minuti concessi al suo set scorrono via in un lampo, percorrendo quasi per intero Next Thing, aggiungendo soltanto sul finale qualche canzone più vecchia. A grande richiesta del pubblico, sforiamo la mezz'ora con un extra, Embody, anche questa con l'intera sala che canta ogni parola.
Insomma un live che è valso alla grande la trasferta. Se vi piace la musica di Frankie Cosmos cercatela alla fine di questa estate per altre tappe in giro per l'Europa, scommetto che non ve ne pentirete.
Antonio Cervone (courtesy of Glamorama)
(foto via Instagram di soundverite)


Easy Love

Easy Love (Lolipop Records)

Da qualche parte l'estate non passa mai, e il tempo è solo un'idea bizzarra che ti attraversa per un attimo i pensieri. Poi torni a guardare il mare, la spiaggia immersa nel sole, Justine che arriva sorridendo. Vi ricordate le adorabili Summer Twins? Ora hanno un nuovo side project guidato per l'appunto dalla cantante Justine Brown, si chiama Easy Love e sta per pubblicare una cassetta su Lolipop Records. Le coordinate sono abbastanza affini: voci angeliche, chitarre dolcissime, immancabili coretti doo-wop, ispirazioni Anni Cinquanta e surf. Ma è la traccia che apre la raccolta, No One Like You, a scatenare un incontenibile desiderio d'estate. A me ha ricordato addirittura la luminosità dei Cardigans di Emmerdale, mescolata a quell'aria di vacanza e leggerezza che riesce così bene solo a certe band californiane: semplicemente irresistibile, eppure così easy.


Easy Love - No One Like You

lunedì 23 maggio 2016

All that heaven allows

The Manhattan Love Suicides

“polaroid – un blog alla radio” – S15E26

Petite League – Hiccups (feat. Jamie Brooks)
Mercury Girls – All That Heaven Allows
Radiator Hospital – Reach Out For Me
Barbarisms – Eternal Recur
Jake Bellissimo – (A Considerable Amount Of) Ow
BIRTHH – Queen Of Failureland
Terry Malts – Something About You
PAWS – No Grace
Tomorrows Tulips – Walk Away
The Manhattan Love Suicides – Skulls
Major Leagues – Raymond Carver

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Spotify

venerdì 20 maggio 2016

Jake Bellissimo per la prima volta in Italia!

Jake Bellissimo in Italia! Jake Bellissimo in Italia!

Vi ricordate di Jake Bellissimo? Mi aveva fatto innamorare appena un paio di mesi fa, e questo fine settimana - sorpresa! - me lo ritrovo in concerto da queste parti.
Con un mini-tour di due date, il giovane cantautore statunitense verrà a presentare il suo nuovo EP Piece Of Ivy questa sera al MOOG di Ravenna e domani (NB: con un concerto matinée!) da ZOO a Bologna. Queste le info:

- venerdì 20 @ MOOG Slow Bar, Ravenna - in apertura ai White Fang, h.20

- sabato 21 @ ZOO, Bologna - brunch concert, h.12.30

Ci si vede a banco!


PRE-NUP

PRE-NUP

Benedetti i venerdì mattina in ufficio con l'hangover e benedette le canzoni da un minuto che ti fanno saltare per aria, twee punk che esplode tra la nuca e le scapole, le gambe non si tengono, chitarra e batteria a perdifiato, corri corri CORRI! Si vive per questo, per questi momenti stupidi e per questo suono sporco e saturo che ti arriva addosso e tutto diventa un vortice sgangherato e tu fai stage diving. Pre-Nup, duo da Calgary, Canada, folgorazione totale di questa mattina, sono tipo al centesimo ascolto a ripetizione di questa Wrong Your, canzone che apre il loro sette pollici di esordio su Debt Offensive e Kingfisher Bluez. In realtà Josiah e Sara Hughes, coppia anche nella vita, prima erano in un'altra band, i Grown-Ups. Questa nuova formazione doveva essere "a wimpy and melodic pop project, but due to their own impatience something much louder and faster was born". Benedetta impazienza.


mercoledì 18 maggio 2016

"Go out in style, and with a bang!"

Various: Squirrel Records - 'Nuts & Vaults'

Questo non è un "bang", e in quanto allo stile, siamo sinceri: credo che molti lo troverebbero discutibile. Però è una piccola e autentica cosa piena d'amore e di passione per la musica, in particolare la musica più rumorosa, frenetica e sgangherata, quella che qui su "polaroid - un blog alla radio" troverà sempre posto. Si intitola Nuts & Vaults ed è la compilation con cui si congeda la Squirrel Records, etichetta fondata nel 2001 da Caroline McChrystal e Darren Lockwood dei Manhattan Love Suicides. Lo so, sembra una piccola e trascurabile notizia in mezzo a tutto quello che vi raccontano oggi riviste e siti musicali a ritmo vorticoso, ma per me ascoltare questa compilation è per prima cosa restare sbalordito dalla vitalità di questa scena sotterranea. Cinquanta canzoni divise in due cd, con parecchi inediti e singoli da anni sold out. Nel corso di questi tre lustri la Squirrel Records ha fatto davvero tutto quello che voleva: pubblicare band che sono scomparse dopo una manciata di canzoni, ma anche lanciare quelle giovani star che sono doventati i Cribs. Un catalogo che se non fosse qui a suonare a tutto volume sembrerebbe inventato: oltre ai padroni di casa e alla loro reincarnazione The Blanche Hudson Weekend, affollano la playlist The Real Losers, Insect Guide, The Sunday Reeds, Jen Schande, Downdime, Kavolchy, Girl One And The Grease Guns, Horton Parks, The Medusa Snare, Ailsa Craig, Savage Lucy, Pop Threat... Dovete prenderli tutti in blocco, con i loro feedback lancinanti, le loro giacche di pelle, le loro melodie danneggiate e le loro copertine dalla fiera estetica carta e forbici e Xerox. Garage, shoegaze, indie rock a bassa, bassissima, praticamente inesistente fedeltà: c'è davvero di tutto, compresa qualche incursione di imprevedibile elettronica. «It's been a fun ride, a tough ride, with many ups and downs along the way... but we can honestly say, it's never been boring. Most importantly of all, it's always been Squirrel!»

(mp3) Pop Threats - Hit It!
(mp3) The Manhattan Love Suicides - Skulls
(mp3) The Blanche Hudson Weekend - Let Me Go
(mp3) The Cribs - Fevers And Seizures

venerdì 13 maggio 2016

You said I was alright

Major Leagues - Dream States

Già dopo aver ascoltato le prime note di questo nuovo EP degli australiani Major Leagues, capisci perché hanno da poco accompagnato in tour una band come gli Alvvays: nella loro musica si riflettono quegli stessi colori assolati e malinconici, da foto di fine estate.
Rispetto agli esordi, il suono del giovane quartetto si è fatto in qualche modo più rotondo e si è addolcito, cosa che funziona benissimo per le loro jangling guitars e melodie a presa rapida. C'è questa parola inglese che ricorre spesso nelle loro recensioni, ed è "breezy": calza a pennello, anche se nessuna traduzione mi sembra davvero adatta. Dream States sembra un piccolo disco, ma potrebbe starsene rintanato nel vostro cruscotto in eterno e ogni tanto, in qualche domenica tornando dal mare, tornare fuori, perfetto e appropriato come al primo ascolto.
L'EP, registrato a Brisbane da Miro Mackie, è stato poi mixato a Brooklyn da Jacob Portrait (degli Unknown Mortal Orchestra e dei Blouse) e da Fergus Miller dei Bored Nothing. Si trova in cd e digitale via Bandcamp.



Major Leagues - Raymond Carver

mercoledì 11 maggio 2016

"I thought the future would be cooler"

YACHT - I thought the future would be cooler

In giornate come questa sento la mancanza della voce di Carles, il protagonista di Hipster Runoff, un blog che a spiegarlo oggi fai la figura di un reduce della Guerra d’Abissinia. In giornate come questa, in cui piove a dirotto e nessuno ti risponde con gentilezza, tutto quello che ti piace ti fa soltanto venire dei dubbi. Carles avrebbe saputo unire i puntini con arguzia, e tirare le fila di un ragionamento che tenesse assieme la strategia sui social network dei Radiohead e l'imbarazzante farsa del fake sex tape degli Yacht.
Breve riassunto per chi non avesse seguito la notizia: gli Yacht, duo synth-pop di media popolarità negli Stati Uniti, prima rivela in tono drammatico di essere stato derubato di un sex tape; poi, nel giro di poche ore annuncia di aver deciso di ribaltare la situazione e, attraverso un sito creato apposta, di voler vendere in prima persona il filmato. Nel frattempo, di questo filmato non c'è ancora traccia e alla fine si scopre che si trattava di una specie di video di fantascienza a basso budget.
Tutto questo casino, tutta questa frana di prevedibili passaggi (in cui anche le scuse finiscono per suonare scontate e fasulle) solo per lanciare un video "artistico" di cui alla fine non ha parlato quasi nessuno, dato che la maggior parte delle discussioni si è concentrata sulla sgradevole messa in scena e sui suoi effetti collaterali a danno delle reali vittime di abusi e "revenge porn".
Lasciamo da parte se pensate che una trovata del genere sia o meno offensiva, o se gli Yacht vi risultino credibili quando dicono che si è trattato soltanto di una provocazione "to explore the intersection of privacy, media, and celebrity" (citando X-Files e i KLF tra le ispirazioni, mah). Non voglio qui soppesare la sensibilità e l'etica di nessuno. Vorrei, però, scrivere nero su bianco quello che continuo a chiedermi da un po' di tempo: perché sopporto sempre meno tutto quello che viene orchestrato, piani ben congegnati tanto quanto espedienti maldestri, per catturare l'attenzione sull'uscita di un disco? Lo so, è un'epoca di merda, e nessuno ascolta più niente davvero. Ma tu vuoi farmi capire che hai pubblicato un disco, e vuoi che io ti ascolti subito, e devi fare in modo che ogni rivista, ogni webzine, ogni mio amico su ogni social network, ne parli nello stesso momento, cioè ora. Perché fra una settimana sarà il turno di un altro disco, o morirà un altro cantante, o ci sarà un'altra fashion week, o inventeranno Snapchat Music, o succederà un Kanye West o una Beyoncé.
Tutto il rispetto che potevo avere per i Radiohead e la loro carriera, pur da non fan, è sbiadito un altro po', come la loro home page il giorno prima di Burn The Witch, ed è scomparso insieme a tutti i post che avevano cancellato dal loro archvio. Bella mossa: stavano davvero "abbandonando internet"? Sarebbe stato interessante! Dalla loro posizione di potere ci avrebbero indicato qualche nuova strada, un punto di vista "da fuori", libero. Invece no, era un teaser, anche loro stavano soltanto attirando l'attenzione. Stavano spegnendo la luce nella  stanza prima di far entrare la torta con le candeline accese. Ehi, buona la torta! Ma alla fine, se ci pensi, è solo un'altra torta. Riaccendi le luci e la festa continua uguale a prima, e dopo un po' hai solo voglia di andartene.
Quei poveretti degli Yacht mi sembrano solo interpreti di terza categoria della stessa recita che anche i Radiohead hanno dovuto allestire, e la loro sola colpa - al netto del diverso valore artistico - è non avere la stessa intelligenza di Thom Yorke e soci, e mancare totalmente di gusto. Ma tutto questo mi lascia comunque l'impressione che la musica finisca per essere relegata sempre più a casuale oggetto di scena, a fondale, via via più lontano. Nel primo patetico messaggio ai loro fan, gli Yacht avevano scritto "Music isn't art anymore, it's just content". Non so: esiste qualche replica migliore di "vaffanculo"? Ok, non è molto argomentato, e non fa nemmeno ridere, per quello ci sarebbe voluto Hipster Runoff. Ma è quello ho pensato all'istante io. Non ho nessuna strategia, non ho nessuna opinione illuminata su streaming e marketing, mi tengo stretto i miei pregiudizi, il mio Novecento e mi sforzo di ricordarmi qual è il mio passo. Ma se tutto quello che abbiamo imparato e guadagnato dal capovolgimento e dalle trasformazioni dell'industria discografica e del giornalismo musicale negli ultimi quindici anni (ehi, la stessa età di questo blog) si riduce alla parodia standard di un sito di gossip con un ritmo da catena di montaggio fordista, allora torna utile proprio il titolo dell'ultimo disco degli Yacht: "I thought the future would be cooler".



Candace - New Future


lunedì 9 maggio 2016

2016: the year all bad things went away and everything turned out to be fine

 2016: the year all bad things went away and everything turned out to be fine

Mentre intorno sembra impossibile sentire parlare d'altro che delle prossime strategie sui social network di qualche star, di dischi epocali comparsi a sorpresa durante la notte, delle politiche commerciali dei diversi servizi di streaming o di "visual album" (sic), io non posso che commuovermi davanti alla passione di qualcuno che in questo presente si mette a pubblicare una compilation indiepop (!), decide di farlo su cassetta e, per di più, a scopo benefico. Cazzo, sì: è questo il disco che voglio suonare oggi su questo blog! E ha un titolo semplicemente magnifico: 2016: The Year All Bad Things Went Away And Everything Turned Out To Be Fine. Alla faccia tua, anno intossicato di lutti, meschinità e tempo sprecato.
Quanto può sembrare anacronistica oggi la stessa idea di una compilation indiepop? Come un caro vecchio nastrone, con i suoi alti e i suoi bassi (che sono gli stessi tuoi), le canzoni a bassa fedeltà registrate nel ripostiglio e le  canzoni messe lì apposta per strapparti un sorriso a occhi lucidi. 2TYABTWAAETOTBF è una raccolta "with no clear theme other than that they're all really good". Dentro ci trovate inediti di band che qui abbiamo parecchio a cuore, dai Trust Fund ("the first song I've finished in a full year") ai Radiator Hospital passando per i Pooches, insieme a gran belle scoperte come i Jealous Girlfriend (Eilidh McMillan dei Breakfast Muff) e le Dirtygirl.
Grazie Callum Kirkpatrick di Leeds, mio eroe di questo lunedì mattina, e grazie alla tua one-man-label No Dice Tapes. I proventi della compilation andranno a Action for Trans Health, associazione il cui scopo è "improve trans people’s access to healthcare": puro e semplice. Compratevi la cassettina, anche in digitale, e fate una buona azione. Ehi, 2016: mi sembri già molto meglio!



Trust Fund - Crisp


Radiator Hospital - Reach Out For Me

sabato 7 maggio 2016

Polaroids From the Web

Un po' di rassegna stampa per il sabato mattina

BIRTHH - BORN IN THE WOODS
(foto di Margot Pandone)

- «We realise now that doing things for the love of music alone is not enough»: è questa per me la frase centrale di "All Tomorrow's Parties: where did it all go wrong for the beloved indie festival?", articolo un po' triste (in fondo è solo un lungo elenco di soldi sprecati) che il Guardian dedica oggi al disastro economico dell'ATP.

- BIRTHH sta per cominciare il suo primo tour, quello con cui presenterà dal vivo Born In The Woods anche dalle nostre parti. Se volete conoscerla meglio, ieri pomeriggio è stata ospite di MAPS, sulle frequenze di Radio Città del Capo. Qui trovate una bella intervista e tre canzoni unplugged in studio, il suo primo live in Italia!

- «I’d rather look at it like Smith Westerns is something that I’ll be remembered for but not the thing that I’m remembered for. And keeping that mind-set, it’s hard»: Cullen Omori parla della sua vecchia band e del suo nuovo progetto solista su Loud And Quiet.




- "Appearing in a book is strange – being an actual character must be stranger": la sempre adorabile Tracey Thorn racconta di qualche libro dentro cui è finita.

- Mentre noi stiamo qui a parlare ancora di vinili e cassette, "Streaming music has become Warner Music’s biggest business".

- «I like tearing the idea down of religion as this relic of the past, and trying to bring it into modern culture as something that’s very much alive. For me personally, I was seeking transcendence, not necessarily putting a label on it, but in terms of writing the songs these religious images kept popping up»: "Car Seat Headrest Write Their Manifesto With Teens of Denial" - Observer.




- "Tracing the beginnings of the punk fanzine": Mark Perry e Sniffin' Glue su Dazed.

- «We wanted to recapture spirit that was gone from New York. I think there was a desire to see if we could bring that back in our own way. All we could do is throw our own parties and make some music, then New York City clicked»: grazie a FdL per aver segnalato questa bella intervista in cui Jonathan Galkin racconta la storia della DFA sul blog della PIAS.


giovedì 5 maggio 2016

È un disgelo o un corso di nuoto?

ACTION DEAD MOUSE - CASCATA

Ho comprato un paio di cuffie al negozietto dei cinesi. Quattro euro e novanta. La qualità è più scadente, ma ogni tanto hai voglia di inseguire soddisfazioni effimere, per esempio l'appagante disubbidienza del non comprare ricambi originali e troppo costosi. Ah, che rivincita. A metà di Helvetica, la canzone che chiude il nuovo album degli Action Dead Mouse, quando dopo un attacco vibrante e post-rock, il basso ingrana, le chitarre si gonfiano e ogni cosa esplode, queste piccole cuffie non ce la fanno. Il suono si satura e sembra uscire da un tubo, sopraffatto e tremante al tempo stesso. Ho ascoltato il disco anche sullo stereo a casa, so "come dovrebbe essere", più o meno, ma mi affascina l'effetto di impetuosa fragilità che sento in cuffia, mentre porto Cascata in giro con me. Io ormai voglio sentire che le cuffie non ce la fanno, che affogano. E poi ritorna la voce. Mentre nella prima della canzone parte trascina le parole, nella seconda strofa comincia a gridare, incalza, non capisci se con più furia o più frustrazione: "ho pensato spesso all'estate [...] alla prospettiva della nostra vita, per una volta, in un carattere semplice ed essenziale". Io sono lì, in silenzio, lui urla e le cuffie grondano suoni distorti. C'è un momento perfetto in cui tutto è isolato, scontornato e nitido, ovunque mi trovi.
"Ci vuole un bel coraggio a rimanere soli, di questi tempi" (Cantieri).
La musica degli Action Dead Mouse arriva dal post-hardcore, ma forse non ha senso che io tiri fuori dei riferimenti che non mi appartengono davvero, anche se ho visto in concerto decine di volte le band a cui di solito vengono accostati. Io sto soltanto ascoltando questo disco che mi è arrivato addosso, ci siamo solo io e lui. La musica potrebbe anche disfare le cuffie, farle sciogliere o bruciare. Non sarebbe così fuori luogo, anche se in questo disco uno dei fili conduttori è, al contrario, l'acqua.
"Fiumi, terre emerse, oceani che ci toccano appena i piedi. Diventeremo vecchi, bagnati come stracci su questi pavimenti sporchi, malati degli inverni": è la potente immagine con cui si apre l'intero lavoro. Ma subito dopo tutto precipita, e in qualche modo si raccoglie intorno a una ben misera considerazione: "Io sono bravo solo a ridere di niente". Tra questi due poli opposti, tra l'ambizione di sferrare l'ultimo colpo al cielo e le mortificate osservazioni del quotidiano ("Volevo fare una cosa matura, come lavare i vestiti puliti che nessuno usa da tempo"), si fa avanti il personaggio di questi racconti. Sì, per me alla fine assomigliano a puri racconti, con l'aggiunta del fragore martellante, scandito, loop contro loop. Lui si fa avanti e continua a cercare "domande che a furia di ripeterle diventano risposte". Io metto le cuffie e lo seguo.







mercoledì 4 maggio 2016

I have not seen you in days

BARBARISMS - BROWSER

Ieri è partito il tour che per ben due settimane porterà in giro per l'Italia i Barbarisms. La band di Stoccolma presenta il secondo album Browser, appena uscito proprio per una label italiana, la neonata (ma già molto promettente) A Modest Proposal. L'impatto dal vivo è forse quello più congeniale alla musica dei Barbarisms: un folk rock intenso, accurato e ricco di dettagli, che mi ha ricordato sin dal primo momento nomi come Bright Eyes e Okkervil River. Ma là dove Conor Oberst, tanto per fare un esempio, nelle sue canzoni cercava spesso di spingere il dramma e il dolore fino in fondo, tentando di sconfiggere in questo modo i propri fantasmi, i Barbarisms scelgono invece di raggiungere la felicità, o quanto meno una certa serenità, "per sottrazione". In nessun momento di Browser si avverte mai una pesantezza, quell'eccessiva verbosità che a volte caratterizza questo genere. Sarà per via di un certo distacco scandinavo, ma i Barbarisms riescono a coniugare il loro raccontare storie con melodie distese e azzurre (l'apertura di Heaviest Breather o il crescendo di I Would Not Ask potrebbero appartenere ai migliori Band Of Horses). Anche nei passaggi più raccolti e intimi (per esempio Older Than The Birds) hai sempre l'impressione che i Barbarisms siano sul punto di lasciare le chitarre, sorriderti dal profondo dei loro occhi del Nord e venirti ad abbracciare.
C'è una strofa che mi ha colpito in Eternal Recur e che sembra fatta apposta per riassumere la poetica racchiusa in queste dieci canzoni:
Sometimes it feels like I'm singing all the words I will have to live 
Sometimes I wish I could swallow them back down again




martedì 3 maggio 2016

Baseball Gregg live @ polaroid alla radio!

Baseball Gregg live on polaroid

Lunedì scorso negli studi di Radio Città del Capo ha avuto luogo uno di quei piccoli e inspiegabili eventi che hanno la capacità di stravolgere vite intere. I Baseball Gregg, nelle vesti della loro filiale italiana, sono venuti a presentare dal vivo Vacation, il loro nuovo e assolato album appena pubblicato da Barberia Records. Indiepop super morbido, easy listening da crociera, pieno zeppo di storie che sembrano uscite da un fumetto di Daniel Clowes, raccontate con un sorriso e un brivido.
Qui trovate il podcast integrale della puntata, con le nostre chiacchiere e i brindisi, mentre qui sotto ci sono le tracce che i regaz ci hanno regalato dal vivo:


Baseball Gregg live live @ polaroid - un blog alla radio
Radio Città del Capo - 2016/04/25

- Pneumatic Girl
- Sad Sandra
- Regatta
- On A Bus

I'm so glad, whatever it takes

Parading - Butterfly b​/​w All in Good Time 7''

Data la mia totale infatuazione per certi suoni che arrivano negli ultimi anni dall'Australia, non è una sorpresa che non riesca a smettere di ascoltare questo nuovo sette pollici dei Parading, band di Melbourne che raccoglie nella propria formazione membri di Pageants (altro vecchio amore), Melbourne Cans (come sopra), Witch Hats e White Woods. Un suono shoegaze grondante e generoso che riesce a essere al tempo stesso epico e indolente. C'è una tonalità slacker, infatti, nella musica dei Parading che fa pensare a cosa sarebbe successo se Malkmus e soci si fossero messi in testa di suonare roba alla Slowdive. Questo singolo segna l'ingresso dei Parading nella scuderia della Lost & Lonesome del nostro caro Mark Monnone, e anticipa un album in arrivo entro l'anno. Mi faccio un appunto in agenda.



lunedì 2 maggio 2016

Do you remember the once eternal spring?

Teen Body - Get Home Safe

"Fun, young, and sad": questa è la descrizione breve che i Teen Body si sono dati sulla loro pagina facebook. Aggiungete il fatto che sintetizzano il loro suono come "crystalpunk", e avrete un'idea di come questo quartetto di Brooklyn si immagina. Tutto sommato, non c'è quasi bisogno di aggiungere altro. Io avrò sempre un debole per queste chitarre sognanti alla Beach Fossils, queste voci indolenti e queste melodie che sembrano galleggiare nell'aria per poi svanire in una nebbia.
Due tracce anticipano l'album di debutto Get Home Safe, in uscita a giugno, e sono una meglio dell'altra:






venerdì 29 aprile 2016

"C'è gente che ci scrive e noi non rispondiamo" (cit.) - Aprile 2016

Sporadica rubrica fatta con le vostre email e i miei sensi di colpa


FLOWERS OR RAZORWIRE - SUMMERISE

Basterebbe scorrere la lista dei titoli delle canzoni: Malibu Dream, Coconuts, Champagne Riviera... I Flowers Or Razorwire, quintetto proveniente da Trani, hanno intenzione di portarci già tutti in vacanza. Non a caso il loro nuovo album (co-prodotto con il Fabio Nirta) si intitola Summerise, e viaggia spedito tra beat morbidi e melodie assolate. Il primo riferimento che viene in mente è quello dei Phoenix, ma i Flowers Or Razorwire virano verso un funk elettronico colorato di synth sognanti (li vedrei bene in una serata assieme ai Welcome Back Sailors). Nota bene, Summerise è in free download!





Credo si possa dire senza timore di essere smentiti che sono pochi in Italia a confezionare dischi così belli e prodotti con tanta dedizione (sia a livello di grafica sia di cura dei dettagli - il tipo di carta o la costruzione del booklet...) come gli A Minor Place. Dopo un cofanetto di 45 giri che assomigliava più al regalo di qualcuno innamorato di te che a un'uscita discografica, arriva questo album in vinile trasparente, The Youth Spring Anthology, raccolta di dodici racconti, ognuno con la propria copertina e il proprio "personaggio". Un oggetto fantastico da avere per le mani, un lavoro che lascia incantati per l'enorme passione che emana da ogni particolare. Dal punto di vista musicale, gli A Minor Place suonano un indiepop molto nitido, classico (Belle and Sebastian, Go-Betweens, Wedding Present mi sembra siano tra le influenze principali di questa scrittura), con qualche tocco di arrangiamenti elettronici, mai invadenti. Paradossalmente, rispetto alla collezione Staying Home, forse qui si avverte un po' meno omogeneità, un paio di passaggi nella scaletta mi convincono meno (Funk, legnosa nonostante il titolo, o l'elusiva Nazi Twins), ma sono dettagli, gusto personale: nel suo complesso si tratta di un'opera che trabocca amore e che, cosa ancora più importante, lo trasmette in maniera forte e chiara.





Sky of Birds - Blank Love

Blank Love è il primo e vero album per gli Sky of Birds, dopo l'EP di due anni fa Rivers Flow Free, Lakes Just Agree. Indie rock sanguigno, con alcune aperture a cadenze ipnotiche e atmosfere più psichedeliche, e dalle radici saldamente piantate nella migliore tradizione americana (prendiamo i Wilco come punto di riferimento un po' generico, ma che rende abbastanza bene l'idea). Suoni di chitarre carichi di pathos ma al tempo stesso sempre molto calibrati, e una voce che sa raccontare bene sia su registri più malinconici (Every Vampire) sia su quelli rabbiosi (Deceivers). Garantisce Mia Cameretta Records.




Nobody Cried For Dinosaurs

Nuovo EP per i milanesi Nobody Cried For Dinosaurs, allegri portabandiera di un indiepop sintetico e sbarazzino, saltellante e molto estivo. Come la colonna sonora di un vecchio videogioco da bar (vedi l'azzeccato artwork) rifatta dai Vampire Weekend, le quattro tracce di Ten Billion Years Later scorrono via fin troppo in fretta, fresche fresche e dissetanti. Ritmi sempre sostenuti e melodie a presa rapida. Non si chieda, per una volta, altro che puro divertimento: quello, dai Nobody Cried For Dinosaurs, possiamo sempre aspettarcelo.



So davvero poco di cantautrici italiane, tanto meno giovani. Dove sono? Che posti frequentano? Come parlano e quali riferimenti hanno? Quando mi sono ritrovato davanti a Una settimana difficile, l'EP di debutto di Chiara Monaldi, ero abbastanza scettico, è più forte di me: sono sempre molto più critico nei confronti di chi canta in italiano. Chiara Monaldi è una ragazza "cresciuta tra i lotti popolari della Garbatella", che racconta le sue storie della metà dei vent'anni, tra le schegge di poesia che solo a quell'età si posso intercettare, "luci e ombre dell'innocenza", e la doverosa mancanza di modestia, che solo a quell'età ci si può permettere. Come la cover di Lived In Bars di Cat Power, che è francamente irraggiungibile, qui restituita in un sussurro, un biglietto d'amore pieno di sottintesi, e messa giù così non solo gliela concedi, ma ti immagini anche di capire benissimo perché lo sta facendo (se volete su DLSO c'è un bel "Disco raccontato"). In altri momenti non mi coinvolge troppo l'eccessiva accuratezza di un certo cantato, una certa compostezza dei modi. Ma trovo comunque molto interessante la capacità di Chiara Monaldi di catturare e rendere in pochi tratti un momento di passaggio e un punto di vista femminile: "e vado alle serate con scarsa sobrietà / e intavolo discorsi su questa nuova età / e fingo sia interessante / avere accanto un regista e un cantante / e vado alle serate e reggo fino a che / non mi chiudo in macchina a urlare / e mi è sembrata un'altra vita / e mi è sembrato come se / questa libertà non fa per me".


giovedì 28 aprile 2016

Tonight I got an extra life!

SODA FOUNTAIN RAG - EXTRA LIFE

Ormai saranno dieci anni che conosco Soda Fountain Rag e mi sembra incredibile sia la prima volta che suona a Bologna. Ma questa sera finalmente la cantautrice norvegese arriva da ZOO, in Strada Maggiore 50/A, per presentare l'ultimo album Extra Life, e sarà una festa super twee.
Queste dieci nuove canzoni sono state registrate insieme ad Alessandro Paderno e Fabio Benni dei nostri Le Man Avec Les Lunettes, che la accompagnano anche dal vivo nel tour appena cominciato. Dieci piccole istantanee della vita di Raghnild "from the highest high to the lowest low", per non farsi mancare nulla.
Prima e dopo il concerto, e in mezzo a molti brindisi, ci sarò anche io a mettere un po' di dischi. Ci si vede a banco!