giovedì 7 febbraio 2019

“I’m waiting myself hidden somewhere in my heart”

Be Forest - Knocturne - photo by Luca Sorbini

Dentro a un buio che non è solo notte, in fondo a un buio che non ha mappe, né pareti da raggiungere per aggrapparsi e avanzare verso qualche luce. Nessun riferimento: oltre le mani soltanto questo buio, per galleggiare o per lasciarsi andare. La musica del nuovo disco dei Be Forest si espande in ogni direzione, si immerge nell’oscurità fino a esserne fatta della stessa sostanza. Knocturne: knock, un colpo, un segnale dalla notte. Questo disco è un richiamo nel buio e al tempo stesso la risposta.
I Be Forest mancavano dal 2014, dai tempi dell’acclamato Earthbeat, e per il loro ritorno hanno voluto scegliere con cura e pazienza il modo giusto, mettendo a punto un’opera che li rappresentasse dalla prima all’ultima nota, un disco che fosse, innanzitutto, onesto, diretto. Lo si avverte subito dal suono, al tempo stesso più spoglio e più ricco, il più possibile analogico. Nonostante la produzione di ogni traccia sia stata molto meditata e stratificata, i Be Forest hanno raggiunto qui la loro musica più sincera di sempre, pura.
"Abbiamo impiegato tanto a scrivere questo album, a registrarlo e finirlo, ma ci abbiamo messo molto più tempo a capirlo noi per primi. A differenza degli altri nostri dischi, non ha un luogo di riferimento o dei colori: non siamo in Norvegia in mezzo a un bosco, né in una riserva indiana seduti intorno al fuoco. All'inizio, pensavamo che questo disco fosse ambientato nello spazio... poi ci siamo sentiti attratti dall’opposto, dagli abissi più profondi, dall’idea di quel buio interminabile. E in un certo senso, questa è stata l’immagine che si è impressa più di tutte in queste canzoni."
In mezzo a quei riverberi così caratteristici dei Be Forest, tra delay che si sovrappongono, percussioni dolenti e rabbiose, e quella voce come un sussurro in un sogno, Knocturne racconta la necessità di parlare con sé stessi nel modo più leale possibile, dichiarare i propri limiti per poi crescere e diventare ciò che si è, e non ciò che si vuol essere. “I’m waiting myself hidden somewhere in my heart”, canta Bengala. Mentre le ultime parole di You, Nothing, la traccia che chiude il disco, sono: “Looking for a new world / We lost ourselves / Different from all others / We've not fear of nothingness”.
Knocturne cattura questo sentirsi smarriti nel “tempo di mezzo”: non più bambini, non ancora adulti. “Sun and moon / Split in two […] Which is me? Which is you?” si domanda Gemini. Non a caso, nel primo video tratto da Knocturne, quello per Atto I, c’è un sipario nero che si apre. Noi, raccontano i Be Forest, siamo il pubblico, la vita di tutti i giorni, e sul palcoscenico c’è quello che siamo, l'abisso in cui dobbiamo imparare a nuotare. Knocturne vuole restare sulla linea del sipario, nel mezzo, tra le pieghe del velluto, immerso nel buio, cupo e curioso.

Oggi pomeriggio avrò l'onore di presentare Knocturne su Radio Raheem proprio insieme ai Be Forest: streaming live dalle 16 su www.radioraheem.it!
E poi stasera la band pesarese sarà in concerto al Circolo Ohibò, mentre arriveranno a Bologna il prossimo primo marzo al Covo Club.
Trovate qui tutte le altre date del tour italiano appena partito, mentre BrooklynVegan ha annunciato quello imminente negli Stati Uniti.


Nessun commento: