sabato 28 gennaio 2017

Don't talk to strangers

HATER - YOU TRIED


"polaroid – un blog alla radio" – S16E14

Hater – Had It All
Los Campesinos! – 5 Flucloxacillin
Cherry Glazerr – Trash People
[in collegamento con Andrea “Benty” Bentivoglio per “Troppa Braga“]
Cayetana – Mesa
Spoon – Hot Thoughts
Tiger! Shit! Tiger! Tiger! – Highland Park
Dunes – Can’t Stay
Joy Again – Sungazing
Agent Blå – Don’t Talk To Strangers
Fred Thomas – Voiceover

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giovedì 26 gennaio 2017

"An alternative needs to exist"

Una rubrica che una volta si chiamava "Polaroids From The Web" [*]

Cairobi

► Esce domani per la neonata etichetta Some Other Planet Records, il debutto eponimo dei Cairobi e sul sito di Radio Città del Capo potete già ascoltarlo in anterprima streaming! Ricordate il fantastico Archaeology Of The Future dei Vadoinmessico? I Cairobi sono il proseguimento di quella esperienza, e la loro musica continua a mescolare gioioso afro-pop e influenze folk, questa volta con sfumature più psichedeliche e dark:




► Nell'epoca di Spotify e delle playlist, nessuno sembra avere la formula magica per rimettere in piedi il mercato discografico da zero. Il modello alternativo di Bandcamp, nonostante tutto, è la piattaforma che mi convince di più e che mi sta più simaptica. Hanno diffuso i più che positivi numeri del 2016 e, al netto delle comprensibili fanfare, hanno aggiunto anche un'altra considerazione di stampo, diciamo così, più etico/politico, che mi sembra interessante: «if subscription music rental can't work as a standalone business, then it will only exist as a service offered by corporate behemoths to draw customers into the parts of their businesses where they do make money, like selling phones, service plans, or merchandise».


► «They’re there to see a show, and they’re not even watching you—they’re watching a projection of you that’s in their brain. They’re there to feel their own emotions, and sort their own feelings out»: bella intervista a Mitski su Creative Independent in cui racconta com'è stato passare da opening act a headliner, e tutto quello che ha dovuto imparare.




► Un'intervista già linkata ovunque, ma che voglio segnalare anche io e tenere qui, a futura memoria: "We Have To Invent The Future: An Unseen Interview With Mark Fisher" (via The Quietus): «I think certain kinds of disconnection are needed now. Unplugging from certain kinds of networks. I was speaking to my students about trying to unplug – we are in a new phase of human life I think. In the 70s, boredom was a big problem. Boredom was an existential void, boredom could then be thrown back at the entertainment industry and mainstream culture and it was also a challenge to ourselves: why are we allowing ourselves to be bored? Given that we are finite animals and we are gonna die, it was a moral scandal of insane proportions that we can ever be bored. But now boredom is a luxury we don’t have any more».


► Wannafeelold (1): Drinking In L.A. usciva vent'anni fa (anche se avrebbe avuto successo l'estate successiva) e su Noisey viene giustamente celebrata come "the trippy slacker anthem" per eccellenza.




► Wannafeelold (2): siamo già al revival di Skins? No, cioè, sul serio? Non ne sarei così sicuro, ma in ogni caso Noisey (ancora!) pubblica un'analisi piuttosto lunga dal titolo "How the 'Skins'Soundtrack Captured Youth Culture in the 2000s".


► Lettura obbligatoria sul Guardian in queste cupe giornate, ma nonostante tutto non molto consolante: "Protest songs: soundtracking Trump's first days in office with the National, Bon Iver and more"


► Il piccolo saggio introduttivo della "Pitchfork's 50 Best IDM Albums of All Time" è firmato da Simon Reynolds, un po' troppo conciso ma impecccabile come sempre.


► Un articolo su The 405 che cerca di essere ottimista ma che in realtà trovo irritatante in più di un passaggio: "Despite What Everyone is Saying, Albums Are Alive as Ever".


Lungo, approfondito e abbastanza demoralizzante articolo su Consequence Of Sound che non si occupa soltanto dei nuovi album di band come Japandroids, Real Estate o Cloud Nothings, ma tenta di dare un senso al contesto di relativo disinteresse per il rock'n'roll e la musica fatta con le chitarre nel 2017: «The problem and the paradox for rock music isn’t that it’s making no money, but that fans might be mortgaging the genre’s future by investing so many dollars in its past».




martedì 24 gennaio 2017

"Do I even need to be here? And why does this hurt?”

Fred Thomas - Changer

«Well, you’re moving around constantly, but you’re also playing the same venues that you played, like, three years ago, and they have the same stickers in the bathroom. [...] The people that stuck around and kept going to shows are still there, and my friends are still there, but they’re changing, while we’re at the same venues where we met 10 or 15 years ago. That’s an amazing thing, but you don’t have a chance to catch your breath. In a way, it’s like, wow, this backdrop is always going to be there. It’s like you’re a character in this play that takes place at the punk show.» [*]
Eccolo qui, il tipo di polaroid che parla di un altro disco indiepop: due analogie, una citazione e un link. Quanti dischi, quanto tempo. Quanti anni saranno ormai che va avanti? Quindici? Perché lo fa? Siamo ancora a questo punto? Cos'è questa recita? Sembra una recita che parla di cambiamenti e in un certo senso di speranza, che però rimane sempre identica, e non ha nessuna speranza di cambiare. Aspetta: qui sta parlando del disco di oggi o invece, tipo, della vita? Ehi, questo è indiepop: dovrebbe essere modesto, rassicurante, consolatorio, prevedibile. Fred Thomas non è un tipo prevedibile, e non sta mai fermo. Mille progetti, una carriera solista, produzioni e musicista per altri. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'epoca dei cari vecchi Saturday Looks Good To Me. Changer è un disco nato in un periodo cruciale della vita di Fred Thomas: "in a matter of months, I quit my job, started the insane paperwork process that it takes to move to Canada, got married, and left. I was doing tours the entire time and recording bands". Quella stagione si riflette nei versi queste nuove canzoni:

Like, I remember standing out in front of the Northern, after another 15-paid gig, getting harassed by Olympia street punks (the worst!) for looking like a hipster. I wanted to be like, "Man I’m probably a couple years younger than your father. And I’ve traded any chance at stability for this community of people who, like, know what Black Flag is or whatever". And look a little closer: his outfit is amazing! (da Open Letter to Forever)
La musica diventa il veicolo a cui Thomas consegna veloci e incalzanti polaroid di ognuno di questi momenti di passaggio. "There was something I was trying to say" sono le parole con cui si apre il disco, ed è come se la voce del narratore si trovasse a rincorrere di continuo la frenetica girandola di eventi, il tempo che passa, il peso degli anni, la leggerezza che ti mette addosso la perseveranza nel raccontare. Intorno, gli amici spariscono ("obsessed with taking pictures of their children"), i sogni non si avverano, il mondo non diventa più giusto, la noia delle lunghe estati da ragazzo te la porterai dentro per sempre. "All those left-behind feelings": rimane altro? Qualcuno dice di avere trovato l'amore. Siamo sinceri: "Love is always looming, but it's tired of your attention / It feels like an excuse you use to rename old conventions". Non per questo Thomas abbandona il suo impeto. Anche quando August Rats, Young Sociopaths sembra soccombere sotto "another garbage year", quando "fuck man, can't something be kinda good before it's kinda gone?", anche in quel momento Thomas è lì a compilare il suo lungo elenco, a tenere nota di tutto, a trattenere e a inseguire, al tempo stesso, il cambiamento.
Dopo le chitarre scarne ed energiche, nella seconda parte della scaletta affiorano alcune tracce più sperimentali ed elettroniche. La migliore è Oval Beach che, come sintetizza alla perfezione Pitchfork, suona "like Boards of Canada making dream pop". Credo che questo cambio di passo rappresenti la maniera in cui Fred Thomas si vede nel mezzo della corrente del cambiamento: le parole si quietano e cedono il posto agli interludi sintetici strumentali, il ritmo passa da convulso a trasparente e sereno, ed è come se il disco stesso si sospendesse e si preparasse al ritorno delle parole, ora sovrapposte alle altre, consapevoli ma non per questo meno risolute. L'esperienza è quella che ti guida fuori dal cambiamento, e il cambiamento è quello che ti serve per guadagnarti esperienza, nonostante tutto quello che succede intorno a te, nonostante quello che dicono gli altri: "every ugly part of everything that people keep on telling you are... They aren't yours. They're just wrong".


Fred Thomas - Mallwalkers

lunedì 23 gennaio 2017

What have I done

polaroid – un blog alla radio – S16E13

“polaroid – un blog alla radio” – S16E13

Jens Lekman – What’s That Perfume That You Wear
Très Oui – Prince Of Pop
Dag – Guards Down
[in collegamento con Davide dalla redazione di The Breakfast Jumpers]
Lame – What Have I Done
Tiger! Shit! Tiger! Tiger! – Girls
Tinsel Heart – Wasted Yet Sad
Diet Cig – Tummy Ache
The Proper Ornaments – Bridge By A Tunnel
Halfalib – Arythmie Du Soleil

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venerdì 20 gennaio 2017

"La pietra che i costruttori avevano disprezzata è divenuta la pietra angolare"

Tiger! Shit! Tiger! Tiger!  –  Corners

Continuiamo ad amare le chitarre, l'indie rock che fa rumore, il frastuono elettrico che fischia dagli amplificatori, il basso che ti rimbomba nel petto, le batterie pestate che fanno sollevare la polvere dalle assi del palco. Noi restiamo qui, resistiamo qui. Arriviamo fino in mezzo al deserto del Texas e ci troviamo proprio bene come nella nostra cantina. Non è bellissimo qui? Sul furgone consumiamo le cassette dei Dinosaur Jr, dei Sonic Youth, dei Pavement, dei Fall e dei Nirvana, ma lungo la strada carichiamo anche Wavves, No Age e magari Cloud Nothings. Le chitarre sferzano e le canzoni sfrecciano, tieni la mano fuori dal finestrino e acceleri. Chitarre come quelle dei Tiger! Shit! Tiger! Tiger! non le trovi più in giro come una volta. Forse non piacciono più? Forse qualcuno ha preso uno svincolo più indietro sull'austrada e le ha scartate lì, a impolverarsi sotto il sole? Che importa. Il trio di Foligno invece ha tirato dritto e lungo questa maestosa freeway ha costruito una discografia che, sotto il profilo della solidità e della maturazione, non ha nulla da invidare a band più celebri. Da Be Yr Own Shit, di quasi dieci anni fa, fino al nuovo Corners, passando per l'EP Whispers e per il clamoroso Forever Young del 2013, i T!S!T!T! hanno messo a punto un suono formidabile, in abile equilibrio tra melodie epiche e impetuosi fragori. Gli "angoli" di questo nuovo disco non sono semplici "spigoli", non cercate la secchezza appuntita e tagliente del post-punk: piuttosto, puoi intenderli come testata d'angolo, qualcosa di solido, robusto materiale da costruzione, fondamenta sopra cui l'ingegno dei Tiger ha edificato una musica agguerrita e resistente, quella che ancora continuiamo ad amare.

Corners esce come sempre per To Lose La Track, questa volta insieme a Miacameretta Records, ed è stato registrato nei VDSS Recording Studio da Filippo Strang (Flying Vaginas).
Questa sera i Tiger! Shit! Tiger! Tiger! verranno a presentarlo dal vivo per il primo dei due appuntamenti di Inverno Fest, a partire dalle 20 al Covo Club. Impensabile mancare.


TIGER!SHIT!TIGER!TIGER! - SACRAMENTO

giovedì 19 gennaio 2017

Don't come back to me 'cause you had it all (and you lost it all)

 Hater - Had It All

Quante volte dovrò ancora scriverlo? La PNKSLM continua a non sbagliare un'uscita, e a ogni aggiornamento del loro Bandcamp so già che mi parte un Paypal. Le ultime notizie sono di quelle che mi fanno saltare per la stanza con i pugni al cielo.

- Tanto per cominciare, ieri è arrivato il nuovo singolo degli Hater, di cui ci eravamo già occupati lo scorso giugno, ed è stato un colpo al cuore. Se il primo ed evidente riferimento resta il guitar pop emotivo degli Alvvays, bisogna ammettere che la banda di Malmö ha spostato ancora più in alto il livello del pathos. Speravi di tornare, speravi fosse ancora tutto come prima: no, non funziona così. Hai ottenuto quello che volevi, ora puoi anche andartene per sempre. La voce strappata di Caroline Landahl, pur con le sue carezze, non ammette ripensamenti. Had It All è una nuova, superba e travolgente anticipazione da You Tried, in arrivo il prossimo 10 Marzo, e sinceramente non sto più nella pelle:




LUXURY DEATH

- Dopo un'infilata di ottimi singoli (qui mi era piaciuto un sacco Painkiller), tornano i Luxury Death con un nuovo EP in vinile rosa intitolato Glue (con allegata fanzine). Il duo di Manchester sembra abbandonare i toni più accomodanti dell'indiepop e sforna una title track dall'andatura testarda, guidata da tastiere acide che sfociano in un ritornello un po' sconsolato che ripete "you do it 'cause it hurts". Mi piace molto questa maniera del tutto naturale che hanno i Luxury Death di passare da una certa severità a momenti più sgangherati, in cui buttano tutto all'aria e si lanciano nella festa:




MIND RAYS

- Gli ultimi arrivati in casa PNK SLM sono belgi, si chiamano Mind Rays e si definiscono devoti di un "mind bending psych, raw primitive punk & face melting fuzzadelic savagery". A marzo esordiranno con l'album Nerve Endings, e la canzone che lo apre è questa Still & All. Da gente che ha diviso palchi con nomi tipo King Khan & The Shrines o Rocket From The Tombs, e che ha pure in curriculum una cassetta per Gnar Tapes, non puoi aspettarti altro che un feroce attacco al lato più sporco del rock'n'roll, e questo avrete:



martedì 17 gennaio 2017

Indiepop Jukebox (gennaio '17)

Diet Cig - Swear I'm Good At This
Dopo quasi due anni tornano a farsi sentire i Diet Cig, il duo newyorkese chitarra e batteria formato da Alex Luciano e Noah Bowman. Father Daughter Records, insieme a Frenchkiss, pubblicherà il prossimo 24 febbraio I Swear I’m Good At This, album che mette assieme "Diet Cig's tenacity for crafting life-affirming, relatable tales with a gutsy heart at their core". Insomma, il lato più energetico dell'indiepop made in USA che piace a noi. Lo anticipa questo rabbioso singolo Tummy Ache, il cui ritornello ricorda (casomai non fosse chiaro a qualcuno) che "it’s hard to be a punk while wearing a skirt":



of Montreal - Rune Husk
Innocence Reaches degli of Montreal, pubblicato lo scorso mese di agosto, è stato forse uno dei dischi più sottovalutati e trascurati del 2016 (e anche questo blog si assume la sua parte di colpa). Peccato, perché l'iper-prolifico Kevin Barnes è uno dei pochi che riesce a coniugare una produzione ricchissima e la virtù di avere sempre qualcosa da dire. Venerdì è uscito a sorpresa un nuovo EP di quattro tracce, Rune Husk, meno funky ed elettronico rispetto all'album, barocco e ingegnoso come sempre. La sua scrittura mi intriga sempre, e per fortuna su Genius ci sono già i testi.



FORMER BULLIES
Ormai veterani della scena indiepop britannica, dato che sono in giro dal 2003, i Former Bullies tornano con il quarto album intitolato Stranger, pubblicato da CF Records in collaborazione con Towed By The Ghost. Il trio di Manchester, capitanato da Nick Ainsworth, ha come marchio di fabbrica un suono asciutto e iper-orecchiabile, che mi ricorda Jonathan Richman, Television Personalities e certi primi REM. Per ora c'è il singolo che dà il titolo al disco, non vedo l'ora di sentire il resto!




Bill Botting and the Two Drink Minimums
Il mese scorso purtroppo abbiamo dato l'addio ai nostri amati Allo' Darlin. Se non vi siete ancora ripresi, potete consolarvi con questa bella notizia: il baffuto bassista Bill Botting da un po' di tempo ha messo in piedi una specie di supergruppo composto da Hannah Botting (Owl & Mouse), Paul Rain (Allo Darlin'/Tigercats), Tom Wade (Owl & Mouse) e Jonny Helm (The Wave Pictures). Si fanno chiamare Bill Botting and the Two Drink Minimums e il mese prossimo debutteranno con un album su Fika Recordings / WIAIWYA intitolato Better Friends. Graceland è il singolo dalle belle sonorità acustiche che lo anticipa:




Agent Blå - (Don't) Talk to Strangers
Göteborg, Luxury Records, chitarre che pestano veloci e una melodia iperdrammatica: per me è una formula infallibile. Gli Agent blå ci regalano un'altra meravigliosa anticipazione dal loro album di debutto atteso per aprile e registrato niente meno che da Tobias Bauer e Gustav Data di Makthaverskan e Westkust. In questa nuova (Don't) Talk To Strangers gli Agent blå suonano un po' meno Sonic Youth e un po' più come certo shoegaze impetuoso dei loro compagni di label (e aggiungiamo pure un'altra influenza nordica, quella dei primi Communions, davvero folgoranti):




Bonny Doon - I See You
"I saw my reflection in a bottle of wine / like a neon sign / flickering my name / like a drunken call to an old flame": non poteva essere che amore a prima vista per questi Bonny Doon e la loro poesia perdente. Sono di Detroit e sembrano un incrocio tra Twerps e Silver Jews. Merito di quelle chitarre polverose e della voce di Bill Lennox, svogliata e profonda al punto giusto, ma merito anche della scena da cui provengono e da cui hanno imparato molto: leggetevi questa bella intervista su Noisey per saperne di più. Qui intanto si ascolta in loop il fantastico singolo I See You mentre si attende con impazienza l'album in arrivo su Salinas Records registrato dall'infaticabile Fred Thomas (Saturday Looks Good To Me):




EEKS - PET CITY
Pop psichedelico dal Paraguay ne abbiamo? Ma soprattutto: ne abbiamo mai sentito? Io sinceramente non credo. Per fortuna c'è la Gnar Tapes che scopre gli Eeks, da Asunción, pubblica questo Pet City, e trova le migliori definizioni: "Sounds like a graveyard beach party where Devo and The Beach Boys are going to headline later tonight after midnight, and all the tropical drinks are free and glow in the dark".




 Bedtime by DUNES
I Dunes sono quattro ragazzi di Greater Sadbury, nell'Ontario, e si definiscono "stupid toddlers playing baby music". In realtà fanno molto più di questo. Il loro indiepop frenetico (con canzoni che superano di rado i due minuti) ricorda a tratti le dolcezze delle All Girl Summer Fun Band, e altre volte l'aggressività di band come Burnt Palms o Bleached. Hanno da poco pubblicato un delizioso album autoprodotto, intitolato Bedtime:




Lost Tapes
We Thought It Was Okay at the Time (2013-2015)
Il duo spagnolo dei Lost Tapes, ovvero Pau Roca e RJ Sinclair (rispettivamente nei La Habitación Roja e Tokyo Sex Destruction), raccoglie in un'unica compilation la quantità di singoli che aveva preceduto il debutto Let’s Get Lost, uscito su Shelflife lo scorso aprile. E ora sempre Shelflife cura la pubblicazione di questo ricco We Thought It Was Okay At The Time (2013-2015). Del resto, i Lost Tapes, attivi dal 2012, di materiale ne hanno in abbondanza, e la loro penna sembra non esaurirsi mai, tra jangling guitars super estive e contaminazioni synth-pop:




mercoledì 11 gennaio 2017

Singles going nowhere

 TRÈS OUI

"Two current and one ex member of Literature: does that make it a supergroup? I think they're super, so yes". Questa la presentazione ufficiale della Square Of Opposition Records, e chi sono io per non essere d'accordo? Nate Cardaci dei Literature (nostra vecchia conoscenza di casa Slumberland) ha infatti dato vita una nuova band chiamata Très Oui, e il prossimo 4 febbraio esordiranno con il primo EP intitolato Singles Going Nowhere, in collaborazione con Austin Town Hall Records, label lanciata dal noto blog di Austin. Cinque canzoni che non si possono definire altro che euforiche e
radiose, con un tocco Eighties di synth qui e là tanto per colorare ancora di più la festa messa in piedi dalla band texana. La prima anticipazione dell'EP è questa energetica Prince Of Pop:


Très Ouoi - Prince Of Pop

lunedì 9 gennaio 2017

What I’d like the most is just to sit around and talk with you

 Tinsel Heart - Hey Boyfriend!

Questa è una di quelle mattine in cui, nonostante tutto, provo un irragionevole ottimismo per le sorti dell'indiepop in questo nuovo anno. Sarà perché all'alba era tutto ghiacciato e pieno di sole, e stavo ascoltando a ripetizione i Tinsel Heart. Frenetico rumore, jangling guitars scintillanti e melodie struggenti come se il mondo dovesse esplodere alla fine di questa canzone. Provengono da Malmö e hanno lo stesso nome di una canzone dei Brighter: non credo sia un caso. Appena partono quelle chitarre, sorridi e pensi subito ai Pains Of Being Pure At Heart, e un attimo dopo, visto che si parla di Svezia, ti torna in mente che non stai ascoltando i Westkust da un sacco di tempo. Li vedrei bene assieme sullo stesso palco. Dei tre Tinsel Heart non si sa molto finora: dicono che "vogliono soltanto suonare la musica che avrebbero voglia di ascoltare", e le tre canzoni che trovate ancora sul loro Soundcloud sono nel frattempo sparite da Bandcamp perché pare sia in arrivo un sette pollici. Fate presto ragazzi!


Tinsel Heart - Wasted Yet Sad


Tinsel Heart - Talk

sabato 7 gennaio 2017

Ci va tutto il tempo che ci va

Ieri era l'ottantesimo compleanno di Paolo Conte e per Rockit ho scritto un piccolo biglietto di auguri. Lo ricopio qui, un po' per archivio e un po' perché, anche se c'entra poco o nulla con la musica di cui si parla di solito su queste pagine, Conte è stato uno di quegli ascolti formativi che mi porterò dentro tutta la vita.

BUON COMPLEANNO PAOLO CONTE

Ci va tutto il tempo che ci va

"Avrà più di quarant'anni e certi applausi, ormai, son dovuti per amore". Ma adesso che a quell'età sono arrivato io, e lui oggi ne compie ottanta, che cosa conviene dire? Quali parole buone potrei mai scegliere per mandare un biglietto d'auguri a Paolo Conte, dopo che tutte le parole le ho imparate proprio dalle sue canzoni? O, per meglio dire, le ho rubate, come tutti.
Si rubavano per le prime lettere d'amore, quando ancora non sapevamo che la felicità potesse passare anche per "quella stradina moderna sotto la pioggia". Si rubavano per i versi goffi scritti a mano nei caffè, quando volevamo fingere di essere a Parigi, sapevamo citare soltanto Hemingway, ordinavamo vini rossi senza capire, e a vent'anni si potrà perdonare anche quella pipa. Si rubavano parole per i nostri diari di giovani ingolfati, incerti sullo swing, nessuna giungla all'orizzonte, primi impermeabili.
Volevo essere un macaco, come chiunque, volevo poter dire "ho ballato di tutto", e il tempo si spalancava davanti a noi come la pista di un dancing. È stato dai suoi dischi che ho imparato il modo in cui esisteva tutta una poesia vicina, in questa stanza che si può riempire "di incantesimi, di spari e petardi". Poesia in un accappatoio azzurro e un camion giallo di Gondrand. Una poesia anche nell'ombra degli armadi, che guardavo a quel punto per la prima volta, pieni di lini e vecchie lavande. La poesia nella vita di un secolo che finiva, e i nostri nonni non erano più lì a spiegarcelo.
Non avevamo mai pensato fino a quel momento che anche loro fossero stati romantici, ladri di stelle del jazz sotto una luna di marmellata, che si fossero fermati anche loro con il naso per aria a guardare incantati il Novecento che prendeva il volo. Poesia di percalle, macadam e manganesio.
E poi all'improvviso, quando credevi di aver capito tutto, la provincia e la notte, e ti eri seduto comodo in cima al paracarro, ecco spuntare delle palme in fondo alla pianura, ecco che entravano di gran corsa ballerini turchi, scimitarre, Sudamerica, Chinatown, Zanzibar e Timbuctù, un'orchestra che precipita nel ventilatore al Grand Hotel. Mi sono ritrovato a leggere Kipling per un verso di Paolo Conte inteso male.
Noi che non sapevamo niente e pensavamo soltanto a buttarci "a spintoni nell'attualità", e invece imparavamo che ci volevano anni, anni, anni, ci va tutto il tempo che ci va, per capire il nostro cuore barbaro, per guardare in fondo all'acqua cupa dello specchio. Io cresciuto in mezzo alla nebbia, nebbia che da allora è diventata per sempre un bicchiere di acqua e anice, credevo di avere tutte le parole che mi servivano, "una musica che forse era per noi" e un gesto allegro e sornione che riusciva a essere elegante e sensuale al tempo stesso. La dolcezza senza rimpianti, me ne rendo conto, per quella ancora c'è da lavorare. Quella, chissà, forse la può davvero solo chi ha la faccia in prestito di Paolo Conte quando mente con un sorriso dicendo "è uguale che io ci sia o non ci sia". Perché lui l'ha capito che il maestro è nell'anima, e dentro all'anima per sempre resterà. Buon Compleanno Maestro.

venerdì 6 gennaio 2017

CHOW live @ polaroid alla radio!

CHOW live @ polaroid alla radio!

Nella calza della Befana trovate quattro bei carboni incandescenti: le quattro canzoni che i Chow sono venuti a regalarci dal vivo negli studi di Radio Città del Capo, per l'ultima puntata del 2016 di "polaroid - un blog alla radio". Uno dei live più impegnativi che mi sia capitato di ospitare, tanto che a un certo punto i regaz hanno fatto saltare anche i microfoni (per scoprire quando, dovete ascoltare l'ultimo podcast). Un suono ruvido e verace, carico di flanella e sudore, evidentemente costruito a tavolino per essere destinato al successo internazionale, come sottolineato da Frabbo in onda.
Le prime tre tracce provengono dal loro ultimo 7'' pollici, mentre in chiusura trovate un prezioso inedito.

Chow live @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2016/12/19

1 - Emerald Green

2 - The Puking Dog

3 - Michael's Tooth

4 - Cricket Joe

giovedì 5 gennaio 2017

What's that perfume that you wear?

Jens Lekman - What's That Perfume That You Wear?

Oh, Jens. Non volevo cominciare questo nuovo anno cantando ancora versi come "A promise of something so sweet / That never could be". Ogni inizio deve essere rigoroso e intransigente, brillare di determinazione e guardare avanti. Lo so. Ma tu sei Jens Lekman, tu sei quello che mi ha spiegato che "What's broken can always be fixed / What's fixed will always be broken", e ora tu puoi cantarmi qualsiasi cosa, ogni volta che vuoi. E così, quando mi butti addosso un "She's gone forever" sono sicuro che non mi abbandonerai alla malinconia, so che mi porterai via con te e mi darai ancora qualcosa a cui aggrapparmi: un ritornello che prende il volo, "However hard that might feel / At least it was real".
What's That Perfume That You Wear? è il nuovo singolo del nostro cantautore svedese preferito, e anticipa il quarto album in arrivo su Secretely Canadian il prossimo 17 febbraio con il titolo Life Will See You Now. È una canzone in pieno stile Sipping On The Sweet Nectar, tropicale e giocosa, il cui suono vivace mima la leggerezza dei profumi che evoca, "sandalwood, lavender, lemon ginger", in netto contrasto con la piccola storia triste che racchiude. È anche una canzone che conoscevamo già: in una versione appena più impolverata, era uno dei tre inediti dentro il WWJD Mixtape del 2014. Già allora conteneva un campionamento da The Path di Ralph MacDonald, un pezzone trascendentale del 1978 che in quasi venti minuti tiene assieme steel drum, sassofoni, synth e percussioni incalzanti.

Quando ho letto il titolo dell'album, ti confesso, ero abbastanza perplesso e incuriosito. La strana faccia sulla copertina era quella della "vita"? E in che senso ci avrebbe visto "ora"? Poi sono andato a controllare sul tuo Smalltalk, e mi sono un po' commosso quando ho letto:
The title came last second before deadline. I was panicking about that and I had a conversation about it with my girlfriend. She said "just describe to me what the album is about" and I said "well, it's about these people and it's like they're sitting in a waitingroom waiting for life to start and then the nurse comes out and says "life will see you now"". Then we looked at each other and smiled and that was that.
Se esiste uno stile di Jens Lekman "scrittore" questo ne è un esempio praticamente perfetto. Il momento di inadeguatezza, la figura capace di calmare, l'immagine surreale e infine lo scioglimento attraverso le parole. E poi quel paragrafo al mio orecchio riecheggiava una citazione abbastanza nota da Life After God, uno dei miei Douglas Coupland preferiti.
When you're young, you always feel that life hasn't yet begun - that "life" is always scheduled to begin next week, next month, next year, after the holidays - whenever. But then suddenly you're old and the scheduled life didn't arrive. You find yourself asking, 'Well then, exactly what was it I was having - that interlude - the scrambly madness - all that time I had before?
Poco più avanti dici di essere contento di avere l'età che hai, di essere invecchiato insieme a noi, si percepisce una certa ritrovata serenità di fronte a questa "scheduled life" quasi inaspettata. Poi citi Kierkegaard e Seinfled, e allora non è proprio possibile non amarti per questo.
Mi sei mancato Jens, nonostante tutto è bello cominciare questo nuovo anno con te.


Jens Lekman - What's That Perfume That You Wear?