giovedì 27 aprile 2017

One life and then you’re done

Dag - Benefits of Solitude

All'inizio dell'ultimo show 2017, c'è una battuta di Louis C.K. che comincia con queste parole: "Life is okay. I like life. I like it. I don't need it. I'd be fine without it". Ecco, a volte la vita ti fa sentire proprio così: come se potessi tranquillamente fare a meno di lei. Tu e la vita siete pari. È un margine sottile come una lama: il momento di equilibrio in cui puoi dirti completamente in pace con il mondo, ma basta un niente e tutto può crollare. Un niente, proprio.
Mi sembra che ci sia parecchio "niente" dentro Benefits Of Solituide, il bellissimo disco di debutto dei Dag pubblicato da Bedroom Suck. Non intendo "niente" nel senso che questo è un disco nichilista. Piuttosto, c'è molto di quel niente che incontra uno che attraversa i suoi giorni e realizza di colpo che curiosa coincidenza è ritrovarsi sulla faccia della terra e, al tempo stesso, ha molto a cuore quello che ci fa vivere ogni minuto. Lo sguardo dentro queste canzoni è quello di chi è abituato a guardare lontano, in fondo alle lunghe distanze dell'Autralia. Le distanze che ti portano a misurare le parole. Immagini facilmente uno scenario rurale non molto allegro e florido, un orizzonte deserto. C'è la solitudine e c'è il silenzio, e c'è anche quel sorriso di chi ha bisogno di compagnia, ma ha imparato a non aspettarsi troppo dagli altri. 
A volte sembra proprio che tu e la vita siate pari, e i Dag sanno far nascere da quella sensazione di confidente abbandono alcune delle loro canzoni migliori: Guards Down, Exercise o la title track piaceranno a chi già ama Twerps, Totally Mild o The Goon Sax. Qui e là interviene la voce di Heidi Cutlack ad addolcire le melodie roche di Dusty Anastassiou, a volte è un violino o addirittura un sassofono. Altre volte, invece, credi di essere tranquillo e rilassato, e invece è soltanto il fronte di bassa pressione del tedio e della tristezza che avanza lento e si prepara a copriree l'intero cielo. I Dag possono all'improvviso diventare una band slowcore, come in Company, JB o nella conclusiva Endless, Aching Dance. Quell'oscurità che riescono a tirare fuori dalla loro stessa (apparente) leggerezza, è quello che rende questo disco un viaggio - per forza di cose solitario - molto affascinante. 





venerdì 21 aprile 2017

Feels like it's clearing up, something is starting

Shout Out Louds - Oh Oh

"Don't say that it's over, 'cause nothing ever is": e se lo dice la voce roca di Adam Olenius io ci credo fortissimo. È una raggiante mattina di primavera, gli Shout Out Louds hanno appena annunciato il loro ritorno e io non potrei essere più felice. "The feeling is so strong, so pure". Nuovo singolo, nuovo video (diretto come sempre dal bassista Ted Malmros), nuove date live da qui all'autunno e il quinto album in arrivo dopo l'estate! Oh Oh racchiude esattamente questa euforia: "feels like it's clearing up, something is starting". E a quattro anni dall'ultima fatica, Optica, la band svedese infatti ha voglia di ripartire e rimettersi in gioco. Come racconta Adam in un'intervista su Line Of Best Fit, "we focused more on output and energy. The theme for Oh Oh is basically about that. About holding on to a feeling. Holding on to your dreams". Per gli Shout Out Louds, qui non abbiamo mai smesso di farlo. Quel loro suono, capace di tenere assieme malinconia ed esultanza, voglia di ballare e di abbandonarsi agli abbracci, è ancora intatto e splendente. Something is starting!





giovedì 20 aprile 2017

"A fossilization of the spring in your step"

Quella vecchia rubrica che una volta si chiamava "Polaroids From The Web" [*]


► «I don't know if everyone's playing internal chess with themselves at all times," she muses when I bring up the song, "trying to win one more day of feeling that life has possibility to it, or... it might just be me. I've struggled a lot with just a general tone of darkness since I was a teenager. It gets boring. It gets exhausting»: bella intervista a Feist su Noisey per parlare del nuovo album Pleasure, in arrivo la prossima settimana.



► "My mother, the punk rocker Poly Styrene": wow, non lo sapevo, faranno un film sulla frontwoman X-Ray Spex!

► Volevate l'internet delle cose? Eccovi le cuffie che spiano quello che state ascoltando (e lo vanno pure a raccontare in giro): dal Washington Post, "Bose headphones have been spying on customers, lawsuit claims".

► Ok, lo ammetto, questa è troppo facile: "New Order and The Smiths songs reimagined as Stephen King book covers".

► «Shoegaze never became part of the big music industry. So maybe it was ripe for rediscovery, in the same way that when those Nuggets collections and Pebbles compilations—the old garage rock and psych—were reissued in the ’80s, they became really influential. You’d never heard your parents playing those records—they were never mainstream music. But they were brilliant bands that got a second bite after they were re-released. Maybe the internet had a real good impact on shoegaze because it’s given kids now a chance to check it out»: "Slowdive on Their First Album in 22 Years and Why Shoegaze Came Back".




► Verso il Record Store Day (1) - «I honestly think things have gotten worse»: Catching Up With 'Fvck Record Store Day' Manifesto Author Joe Steinhardt.

► "The Zombies' Odessey and Oracle: An Oral History of the '60s Rock Masterpiece That Rose from the Dead".

► E se volete concludere con qualcosa di completamente diverso (ma molto bello), "Aldous Huxley on the Transcendent Power of Music and Why It Sings to Our Souls": «Music “says” things about the world, but in specifically musical terms. Any attempt to reproduce these musical statements “in our own words” is necessarily doomed to failure».

martedì 18 aprile 2017

"You Are No Good": a playlist for The Notwist live in Bologna (2017/04/08)

 You Are No Good: a playlist for The Notwist live in Bologna (2017/04/08)

Un paio di weekend fa ho avuto l'onore di mettere un po' di dischi prima e dopo il concerto dei Notwist al Locomotiv Club di Bologna. La data era sold out, la sala era già quasi piena alle nove e io ero abbastanza teso. Immagino il pubblico della band tedesca piuttosto esigente, ma al tempo stesso so che un set di warm-up deve essere "di servizio" e funzionale. Nota bene: non sono un dj.
Alla fine, tra brindisi e vecchi amici rivisti dopo tanto tempo, vuoi per il mood presobene della serata, vuoi per la schietta felicità di poter dare il mio modestissimo contributo, mi sono divertito come non mi capitava da un pezzo dietro a un mixer. Ho cominciato a segnare sul telefono le canzoni che stavo mettendo, ed è venuta fuori più o meno questa improvvisata playlist. Non è perfetta né equilibrata, non è ricercata o colta, lo so, ma alla fine credo abbia fatto il suo dovere, e mi piace postarla qui, come una piccola istantanea di una bella festa.



  • Bedhead - Crushing
  • Contriva - Connected
  • L'Altra - In The Afternoon
  • Be Forest - Totem 2
  • Chris Cohen - Optimist High
  • Giardini di Mirò - Broken By
  • Boards Of Canada - Smokes Quantity
  • The Radio Dept. - Bus
  • Halfalib - Liebe Fénix II, Instant
  • His Clancyness - Dreams Building Dreams
  • Real Estate - Green Aisles
  • Baseball Gregg - On The Screen
  • DIIV - Dopamine
  • Komeit - Three Hours
  • Slowdive - When The Sun Hits
  • Yuppie Flu - The Blue Experiment

venerdì 14 aprile 2017

Bee Bee Sea live @ polaroid!

BEE BEE SEA LIVE @ POLAROID - UN BLOG ALLA RADIO

Arriva il fine settimana, è tempo di alzare il volume delle chitarre. Questa sera arrivano a Bologna i Bee Bee Sea, agguerrita band garage rock dalla provincia mantovana che aprirà il concerto dei Parrots al Covo. I Bee Bee Sea hanno diviso palchi con nomi del calibro di Black Lips, Thee Oh Sees e King Khan And The Shrines, hanno già all'attivo un album e un EP (che contiene pure una bella e inaspettata cover di Jacques Dutronc), e di sicuro sanno come farvi ballare.
Lunedì scorso, grazie a Hello Dirty Fanzine, i Bee Bee Sea sono venuti a trovarci negli studi di Radio Città del Capo, per due chiacchiere e un paio di canzoni live unplugged a "polaroid - un blog alla radio". Tra l'altro, i pezzi sono due inediti che anticipano un album in arrivo per l'autunno. Era la prima volta che i regaz suonavano in acustico, e a mio parere dovrebbero ripetere l'esperimento più spesso.
Qui trovate il podcast integrale della puntata e qui sotto le due tracce che ci hanno regalato dal vivo.
Ma intanto questa sera non perdetevi il party Boys & Girls: ci si vede a banco!

(mp3) Bee Bee Sea - I Shouted (live @ polaroid)
(mp3) Bee Bee Sea - I Shouted - reprise (live @ polaroid)

giovedì 13 aprile 2017

We didn’t care if this was the last one

Hater 'You Tried' (PNKSLM) - Malmö

Non leggo più tanti libri come una volta. Ci penso spesso e ci sto un po' male. Le storie si perdono, svaniscono, e un po' anche noi. Cerco di convincermi di avere già tutto quello che mi serve, di portare ogni cosa dentro qualche specie di valigia mentale che dovrei avere preparato e messo da parte in tutti questi anni. Ma la verità è che mi sento come se fossi sempre su questo treno e non ricordassi più quando sono partito e dove devo arrivare. Il viaggio fila dritto, comodo, alta velocità e aria condizionata. Ma è come non avere niente con me. Ho dimenticato qualcosa a terra, molte stazioni fa? Dov'è il mio biglietto?
Mi accorgo di continuare a cercare questo distacco, questa mancanza dentro le canzoni. Amo quei dischi che sembrano suonare allegri, sorridenti e piacevoli, addirittura primaverili, ma che trascinano nel cuore una malinconia splendente, un addio che si prolunga e non si placa. Io sono lì, sul treno, ma sento ancora tutta la scia dei miei "me" prolungarsi e risalire fino al momento in cui ci siamo lasciati sul binario, ed è finita.
You Tried, l'album di debutto degli Hater pubblicato da PNKSLM, dura appena ventisei minuti, ma mi sono bastati due secondi, due istanti lacerati e preziosi per innamorarmi ed essere certo che questo sarebbe stato un disco che mi avrebbe fatto male.
Carpet subito in apertura, un verso nudo e semplice come "oh baby, I can't fix it, you know I can't", proprio quando la canzone si interrompe: gli Hater non inseguono l'enfasi del dramma nella loro musica, sanno che non occorre. Ne abbiamo già abbastanza di dramma. Parlano in maniera semplice ma netta: ogni elemento deve stare dove sta. Fanno quel guitar pop limpido che a tutti ha fatto venire in mente gli Alvvays, ma che si potrebbe anche far risalire fino ai Dolly Mixture senza troppi problemi.
Nel singolo Had It All, il momento in cui la voce roca di Caroline Landahl all'improvviso si leva a un tono intransigente, e la batteria si inceppa, come se insistesse sull'unico punto che non può essere oltrepassato: "don't go back to me 'cause you had it all, and you lost it all". Fino alla strofa precedente sembrava accomodarsi tutto, la canzone era una spiegazione, aveva il tono di qualcosa che cerca di riaggiustarsi a poco a poco. Ma non puoi credere di sistemare davvero tutto, fino in fondo, e far tornare indietro quel treno. Il modo in cui la canzone si svuota e si spegne, quell'ultimo tentativo del basso, come una domanda patetica lasciata a metà, è da lacrime.
A volte non puoi far altro che abbandonarti a un crepuscolo (la tenerezza della conclusiva title track), a volte ti agiti e non riesci a controllarti (l'aspra e incalzante Stay Gold), a volte ostenti una sensualità quasi spavalda (Cry Later). Ma quello che non lascia mai il tuo cuore è quello che continui a cercare senza sosta.






lunedì 10 aprile 2017

We pretend I can be the one that you've been dreaming

Tennis - Yours Conditionally

Basta il primo pomeriggio ai Giardini in maglietta, basta il primo aperitivo in terrazza, basta un'inattesa lentezza al tramonto per non accontentarsi più: la nuova primavera appena cominciata non è più sufficiente, vogliamo già il mare, vogliamo già sentire il vento e la distanza sulla pelle. Può fare al caso nostro il nuovo album dei Tennis, che infatti cantano "Follow me into sweet fields of blue" (in una ballata attillata e ammiccante che sembra uscita da Emmerdale).
Coppia nella vita e nell'arte, come si dice sempre in questi casi, Alaina Moore e Patrick Riley hanno deciso di ripetere per questo quarto lavoro Yours Conditionally il trucco del loro esordio Cape Dory del 2011. Eccoli dunque raccontare ancora una volta come hanno solcato i mari con la loro barca e hanno trovato l'ispirazione per scrivere canzoni. Eccoli dunque ancora una volta alle prese con quel loro suono un po' Anni Sessanta con la drum machine, un po' Settanta sdolcinati ma consapevoli, come si conviene oggi. Possono raccontare l'amore più vulnerabile e romantico, quanto il disincanto di una donna contemporanea (My Emotions are Blinding, sul ruolo della femmina-oggetto nel pop, oppure Ladies Don't Play Guitar, sul sessismo dell'industria musicale). Difficilmente mancano il bersaglio (qui direi soltanto Please Don't Ruin This For Me mostra un po' di stanchezza nella formula), più spesso si mostrano per quello che sono: degli adorabili innamorati, e innamorati anche di una certa idea vintage di musica, impermeabili al vostro cinismo e capaci di insinuare ovunque melodie dolci e seducenti.
In fondo i Tennis sono la "band Instagram" ideale: prendono il momento più ordinario, o se vuoi un pop che potrebbe sembrare quanto mai datato, e lo trasformano in un delizioso quadretto dai colori saturi e dai riflessi sfumati. Tutto sta nell'equilibrio tra il soggetto e il filtro giusto, e nello scoprire che (fuga in barca a parte) anche tu stai cercando la stessa cosa: "happiness leaves me yearning / tell me that you feel it too".




Tennis - In The Morning I’ll Be Better


Tennis - Ladies Don't Play Guitar

domenica 9 aprile 2017

It was always you

MAJOR LEAGUES

"polaroid – un blog alla radio" – S16E24

Major Leagues – It Was Always You
Wurld Series – Rip KF
Punctuation Club – Art School Confidential
[in collegamento con Andrea “Benty” Bentivoglio per "Troppa Braga"]
The Boy Least Likely To – Follow Your Heart Somewhere
The Jasmine Minks – Ten Thousand Tears
Real Estate – Serve The Song
Tennis – My Emotions Are Blinding
Colombre – Pulviscolo
The Nowtist – Pick Up The Phone (live)

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Spotify

giovedì 6 aprile 2017

"RAW 'n' LOUD": intervista ai Jackson Pollock!

THE JACKSON POLLOCK

Questa sera al Mikasa arriva il noise lacerante degli Spectres. In apertura alla band britannica suoneranno i nostri Jackson Pollock, una delle nuove band più interessanti che mi sia capitato di vedere da tempo qui a Bologna. Impetuoso duo chitarra e batteria, riescono a coniugare furia e divertimento, irruente tumulto e scanzonata catarsi. Si esce da un loro concerto frastornati, sorridendo come se non si sapesse bene dove ci si trova ma in fondo non importasse molto. Non a caso, il loro motto è "RAW 'n' LOUD".
Emily e Reginald, dalla loro base nell'hinterland bolognese, hanno appena registrato Bootleg, raccolta a bassa fedeltà di cinque tracce che tentano di catturare un'istantanea di quello che sono i Jackson Pollock oggi. Tra l'altro contiene anche una nuova versione di The Yeah Song, la canzone che avevano regalato alla compilation natalizia di polaroid dell'anno scorso. Per il resto non si trovano ancora molte tracce di loro in rete, e così ho voluto rivolgergli direttamente qualche domanda per conoscerli meglio, anche se la cosa migliore credo rimanga andare a vederli dal vivo. E soprattutto stare vicini, molto vicini, al palco.

Cominciamo proprio dalle presentazioni, visto che ancora non si sa molto di voi: da dove venite e come vi è venuta l’idea di mettere in piedi la band? Cosa si può rivelare intorno ai vostri personaggi?
Ah, l'annosa questione della bio! Niente di magico, veniamo dallo stesso paesino di provincia e ci siamo trasferiti a Bologna. Suonavamo insieme anche prima, ma il passato è tipo cancellato. Suonando a caso in casa abbiamo scritto un po' di roba e la band è venuta fuori per astrazione.

La prima impressione che ho avuto ascoltandovi (anzi: quando mi sono fatto travolgere dall’uragano della vostra musica a uno dei vostri concerti), è che ci sia una grande parte di jam e improvvisazione: è davvero così? Come scrivete concretamente i pezzi e come riuscite nell'impresa di assemblarli e farli stare assieme?
In realtà improvvisiamo poco, più che altro lo facciamo in privato perché a me piace molto improvvisare mentre Davide si vergogna. I pezzi escono naturalmente, si incastrano da soli a volte, cerchiamo di non domandarcelo e lasciare nella nostra musica una parte inconsapevole.

Ci sono dei riferimenti musicali che tenete sempre presente per la vostra musica? Uno potrebbe immaginare che i vostri ascolti comprendano tanto il rock, quanto noise o jazz. Insomma, cosa vi piace (compreso quello che non finisce direttamente nei Jackson Pollock)?
Il gruppo preferito di Davide in assoluto sono i Sonic Youth (pre Sonic Nurse), io ascolto sempre la stessa musica, canzoni singole più che album (ho lo skip facile, il replay infinito e il volume per me è o acceso o spento!). La musica nuova voglio scoprirla per caso.
Yes noise - no jazz! Una cosa che ci ha influenzato sicuramente è stato un concerto dei No Age visto al Covo: ci ha fatto capire che già in due potevamo essere una band, tipo l'acqua calda!

Quando Emily canta e pesta la batteria si resta immediatamente colpiti dalla sua energia, ma in effetti di cosa parlano le canzoni? Di chi sono i testi, e che cosa vi piace raccontare?
I testi li incastriamo insieme, a posteriori, con un metodo segreto che dovremmo brevettare. Non ci interessa comunicare a parole, ma quello che esce comunque ci riflette, anche se in un modo più criptico. Facciamo fatica anche con i titoli delle canzoni: chi ha visto la nostra scaletta lo sa!

È possibile catturare l'energia dei vostri live dentro una semplice registrazione? In che modo cambia il vostro approccio in studio?
Il feeling live è proprio quello che tentiamo di raggiungere nelle nostre registrazioni casalinghe. Abbiamo anche provato a registrarci con tecniche più canoniche, ma siamo subito tornati al lo-fi, "al nostro amato Tascam", per catturare l'aura (ovvero poter riascoltare i pezzi e ritrovarcisi e non sentirli distanti). Nel processo qualcosa lo abbiamo imparato, forse!



The Jackson Pollock - Chuck Norris


The Jackson Pollock - The Yeah Song

lunedì 3 aprile 2017

Indiepop Jukebox (marzo '17)

Major Leagues - It Was Always You

Dopo l'ottimo EP dell'anno scorso, tornano i Major Leagues, quartetto di Brisbane dal suono luminoso e, come direbbero da quelle parti, molto "breezy". Questa nuova It Was Always You è davvero deliziosa (consigliata ai fan di Alvvays e Hater, giusto per fare due nomi) e anticipa un album in uscita il prossimo mese su Popfrenzy.





BENT - MATTRESS SPRINGS

Dalla stessa città, ma su suoni decisamente più spigolosi e punk, arrivano i Bent, trio autore di una musica scarna e combattiva, che si è guadagnata paragoni con Slits e Raincoats. Il loro nuovo EP si intitola Mattress Springs ed esce in vinile per la sempre lodevole Emotional Response.





Brunch Club - Brunch Club EP

"It’s been fine since I disappeared / And being here again makes me feel weird / And all in all I’m confused": vi prego, non smettete mai di darmi canzoni piene di chitarre euforiche alla All Girl Summer Fun Band che parlano di adolescenza, nuovi amori e nuovi dolori. I Brunch Club sono in tre, provengono da Edmonton, Canada, e hanno appena pubblicato un EP in cassetta per la francese Hidden Bay Records. Un po' sono innamorato e un po' so già che ci sarà da soffrire: "I know it's nothing but a broken heart".






Mancavano dalle scene addirittura dal 1992, ma una reunion non si nega più a nessuno. Tanto meglio se si tratta di vecchie glorie dell'indiepop. I Darling Buds, dalla carriera poco fortunata nonostante diversi live per John Peel, li avevamo già visti di nuovo in azione sul palco dell'Indietracks Festival, un paio di edizioni fa, e ora arriva questo Evergreen, nuovo EP targato Odd Box Records:





The Jasmine Minks - Ten Thousand Tears

Altre vecchie glorie di nuovo sulla breccia: nuovo singolo per gli storici Jasmine Minks, invariabilmente presentati come "the first band signed to Alan McGee's Creation records" (veloce ripasso su Wikipedia). Il nuovo singolo autoprodotto Ten Thousand Tears ha uno scopo benefico: «This single release is for family loved ones now gone but never forgotten and in particular is dedicated to Wattie’s brother and band friend (Phil Duncan) who is currently fighting Motor Neurone Disease (MND). All monies (and we mean every penny) will go to Scottish MND». Da supportare, e non solo perché è davvero una bella canzone:





It's For Us - Come With Me

Gli It's For Us, band post-punk da Stoccolma dal suono decisamente epico e magniloquente, stanno per pubblicare l'album di debutto su Luxury. Si intitola Come With Me e se amate certe atmosfere notturne ma al tempo stesso sfarzose di band del Nord come Holograms o Iceage, qui vi sentirete a casa. Colpisce già al primo ascolto la voce notevole di Camilla Karlsson.





WURLD SERIES - AIR GOOFY
Per tutti i fan dei Pavement e dei Guided By Voices, buone notizie dalla Nuova Zelanda: il nuovo album dei Wurld Series spacca davvero. Quattordici sgangherate canzoni "recorded on a Tascam 424 Mk III in the living room" sature di fuzz e melodie ebbre raccolte, in maniera molto appropriata, su cassetta. La band di Christchurch ha appena pubblicato Air Goofy per la label della loro città Melted Ice Cream, già casa di Salad Boys e Team Ugly.





LADROGA - FANTASCIENZA

Questa canzoncina adorabile gira già da un mese in forma più o meno anonima, comprese mail al limite del phishing, ma volevo aspettare fosse piena primavera per postarla: è un suono che ha bisogno di sole e di pomeriggi passati a baciarsi ai Giardini. Ladroga non fanno sapere quasi nulla della loro identità, ma questo primo singolo Fantascienza sembra un impossibile punto di contatto tra i Cani e la Burger Records.
«Per ora non abbiamo molto da rivelare, a parte che non ci va di dire come ci chiamiamo. È bello che ci trovi divertenti, noi vogliamo proprio fare una cosa divertente, essere poco seri. Anche per quello il nome scemo e niente nomi nostri, così non ci vengono pensieri di doverci abbottonare e nessuno si aspetta niente di troppo serio da noi e possiamo viverci la cosa con tanta eccitazione senza stare a pensare a che figura ci facciamo o cosa pensano i nostri amici, conoscenti e genitori lol. Abbiamo fatto tutto un po' a caso in cameretta, vogliamo fare altre cose al più presto e speriamo che le persone ci volino».