mercoledì 8 marzo 2017

I can be whoever I want to be

JAY SOM

Melina Duterte ha soltanto 22 anni, e non credo che le venga mai in mente l'idea di mixtape quando parla della musica che scrive e registra nella sua cameretta sotto il nome di Jay Som. Eppure il suo nuovo lavoro, Everybody Works, uno straordinario passo avanti rispetto al debutto DIY di quasi due anni fa Turn Into, per me suona come un meraviglioso nastrone, confezionato con cura e passione, grande senso del ritmo e gusto per gli accostamenti. C'è l'indiepop esuberante di The Bus Song (venga la primavera!), c'è lo shoegaze sonico di 1 Billion Dogs, c'è l'indie rock dinoccolato della title track, c'è quel suono levigato un po' Tame Impala della micidiale accoppiata centrale del disco, One More Time / Baybee (Jay Som cita tra le influenze di questo lavoro il pop patinato di Carly Rae Jepsen), e c'è il dream pop a bassa fedeltà di Bedhead. Insomma, ci si diverte parecchio, e abbandonandosi allo scorrere di queste dieci tracce, non si avverte mai il bisogno di una maggiore omogeneità. Tutto è fluido e spontaneo nella musica di Jay Som. Il comunicato stampa di presentazione del disco insiste molto sull'etica del lavoro che avrebbe dato una svolta a questa fase della carriera della giovane cantautrice di Oakland. Forse è davvero così, perché soltanto con molto lavoro e molta fatica si raggiunge una certa disinvoltura che fa sembrare ogni cosa leggera. Forse non avrà ancora la poetica feroce di una Mitski, forse siamo più dalle parti di una Frankie Cosmos in divenire, ma quello che è già molto forte e molto presente in Jay Som è questo sottinteso che la sua musica possa trasformarsi in qualunque cosa, giocare con i trucchi e cambiare costume, sorprenderci lungo un'intera tracklist, e continuare comunque a suonare inconfondibilmente "Jay Som".



Jay Som - The Bus Song


Jay Som - 1 Billion Dogs

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