lunedì 31 ottobre 2016

Dead Alive: An Indiepop Mixtape For Halloween!

Trick Or Twee? Dead Alive: An Indiepop Mixtape For Halloween!

Questa sera "polaroid – un blog alla radio", il programma in onda ogni lunedì da Bologna sulle frequenze di Radio Città del Capo, non sarà in diretta: è la notte di Halloween e io sarò in giro a raccogliere dolcetti e scherzetti. Ma l'etere cittadino sarà comunque infestato da tetre musiche. Vi lascio in compagnia di un cimiteriale nastrone indiepop, ovviamente tutto a tema fantasmi, zombie e streghe. Ascoltatelo mentre intagliate le vostre zucche!

The Shins - Dead Alive
Fanfarlo - Ghosts
Veronica Falls - Found Love In A Graveyard
Beat Happening - Zombie Limbo Time
Harlem - Friendly Ghost
The Besties - Zombie Song
The Parcels - She's A Good Witch
The Judy's - Ghost In A Bikini
Girls - Ghost Mouth
I'm From Barcelona - Little Ghost
The Bats - Boogey Man
Julian Nation - Halloween River Cruise
Cool Sounds - Ghost Boys
No Kids - For Halloween
Don Lennon - Halloween
Still Flyin' - Good Thing It's A Ghost Town Around Here
Petite League - Halloween In Hollywood
Horrible Present - Barefoot Ghost
Lou Reed - Halloween Parade

(mp3) Dead Alive: An Indiepop Mixtape For Halloween!


venerdì 28 ottobre 2016

Flyin' Zebra live a polaroid!

Flyin' Zebra live a polaroid! - Radio Città del Capo

Flyin' Zebra live a polaroid! - Radio Città del Capo

Germana Bargoni è una vecchia conoscenza di queste pagine: prima con il duo delle Mange Tout, poi con i Joyce In Pola, e qualche volta anche spalla contro spalla per vari e svarionati dj-set. Lunedì scorso è tornata negli studi di Radio Città del Capo accompagnata dalla sua nuova gang, i Flyin' Zebra, nei quali almeno un paio di altre facce note mi pare di riconoscerle (vedi sezione ritmica dei vecchi Tunas). Hanno da poco pubblicato un EP (registrato insieme a Jonathan Clancy e Nico Pasquini allo Strange City Studio), e chi li ha visti in azione sopra un palco può confermare che mostrano già una bella grinta.
Dopo esordi più vicini all'indiepop, la scrittura di Germana si è spostata negli anni sempre più verso la California, e per la precisione direi a San Francisco, con sonorità tra il garage rock e la psichedelia più solare, mantenendo sempre uno spiccato amore per le melodie. In questi nuovi Flyin' Zebra, come ha detto lei, "mi sento veramente io". In radio non c'è stato tempo di fare troppe chiacchiere, e così abbiamo preferito lasciar parlare la musica. Qui trovate il podcast integrale della puntata, mentre qui sotto ci sono le tracce che ci hanno regalato dal vivo:


Flyin' Zebra live @ polaroid - un blog alla radio
Radio Città del Capo - 2016/10/24

- Sightseein'
- The Room
- Psychic Pills In Your Pocket
- Tranquilizer


giovedì 27 ottobre 2016

Première: Maria Usbeck - Uno De Tus Ojos (Tempelhof Remix)

Maria Usbeck - Remix EP

Incantevole, etereo, meditativo e sublime: erano alcune delle parole che si leggevano più spesso in giro quando era uscito Amparo, il disco di esordio di Maria Usbeck, musicista ecuadoregna residente a Brooklyn, già voce dei Selebrites. Amparo era stato pubblicato da Labrador in collaborazione con Cascine, e racchiudeva un sound sofisticato, in un delicato equilibrio tra elettronica e strumenti acustici, alla cui produzione aveva collaborato Caroline Polachek dei Chairlift.
Ora le due label stanno per pubblicare un EP di remix (ieri è uscito quello di Kaazi, mentre la settimana scorsa è stato diffuso quello di Jensen Sportag), e oggi polaroid è superfelice di presentarvi in anteprima quello dei nostri Tempelhof (proprio Cascine aveva ristampato in USA il loro ultimo TSUKI insieme a Gigi Masin. Il duo presenta così il lavoro su una delle più suggestive tracce della Usbeck:
When we listened to the album for the first time, we immediately enjoyed the writing and the sound of Maria Usbeck. Having the opportunity to remix Uno De Tus Ojos, we decided to respect the mood of the tune, adding our personal electronic taste and avoiding to turn it into a dancefloor track. We are very proud of the way it sounds!


Maria Usbeck - Uno De Tus Ojos (Tempelhof Remix)

I'm gonna drink 'em all

Fred Thomas - Brickwall

Quest'uomo è infaticabile: dopo aver pubblicato un album solista lo scorso anno, aver portato avanti il progetto parallelo Failed Flowers, prodotto vari singoli conto terzi e chissà che altro mi sono perso nel frattempo, ecco che ora Fred Thomas dei leggendari Saturday Looks Good To Me annuncia un nuovo disco in uscita su Polyvinyl intitolato Changer!
Un po' di stress deve pesargli sulle spalle, se questo nuovo singolo Brickwall si ispira a quella "kind of late-night, one-or-two drinks too deep desperation". Come lo stesso Thomas ha raccontato a Fader: "Brickwall tries to sum up the feeling when all your friends are getting it together and seem to be adjusting to life nicely and you're still fucked up and drunk-dialing your last failed lover".
Vieni qui Fred, fatti abbracciare:


Fred Thomas - Brickwall

mercoledì 26 ottobre 2016

"Places Names Numbers": Giovanni Ferrario a Bologna!

Giovanni Ferrario

Oggi arriva a Bologna Giovanni Ferrario a presentare il suo ultimo album Places Names Numbers! Due gli appuntamenti: dalle 15.30 ospite di MAPS sulle frequenze di Radio Città del Capo, e poi questa sera in concerto da NERO, dove troverete anche me a mettere due dischi prima e dopo il live.

Ferrario è musicista, produttore e autore dalla lunga e multiforme carriera. È passato per gli Scisma e i Micevice, ha collaborato con nomi come PJ Harvey & John Parish, Le Luci della Centrale Elettrica, Hugo Race e molti altri.
Allo stesso modo Places Names Numbers è un disco "in cammino", e che ascolto dopo ascolto si trasforma in una mappa, costellata di nomi di città e paesi, da Bristol a Cecina, dall'Africa all'Australia. Scorrono i paesaggi e il personaggio che narra tutte queste storie raccoglie nel suo diario di nomi e numeri ogni volta un frammento o una luce: un autobus alle quattro del mattino, il gesto casuale e pieno di invidiabile confidenza di una ragazza, una strada che scende verso la baia, la profondità di un’amicizia che si rivela in un attimo quasi inaspettato. “Ricordi, mai rivissuti con nostalgia, sentimento al quale sono refrattario”, confida Ferrario. E così l’itinerario di questo disco si arricchisce dopo ogni tappa: si passa dall'indie rock di He Fell alle rarefatte atmosfere elettroniche di Where To Go; dal pop sofisticato di Oaxaca ai ritmi quasi estivi e in levare di Wish 33rd, e tra arrangiamenti eleganti e passaggi tutti da esplorare trova posto una anche cover di Robert Wyatt e sua moglie Alfreda Benge, Costa.
Questo disco finisce per assomigliare a una lunga strada, piena di domande e imprevisti, ma sappiamo che Ferrario è una guida su cui possiamo contare, di grande esperienza.






martedì 25 ottobre 2016

Be not so fearful

THE POOCHES - LAME-O RECORDS

Dato che i Pooches suonano indiepop e provengono da Glasgow non c'è recensione del loro album di esordio che non tiri in ballo paragoni con altre storiche band cittadine come Belle and Sebastian e Teenage Fanclub. Ora, sono completamente d'accordo sul fatto che i Pooches mostrino un notevole talento per le melodie più dolci e limpide, e di certo tra i momenti migliori dell'album ci sono alcune armonie e un sacco di ritornelli da cantare in coro, ma mi pare evidente che l'influenza degli illustri scozzesi sia tutto sommato relativa (sì, ok, è anche abbastanza ineludibile se fai indiepop). Piuttosto, c'è un altro nome "classico" che mi è venuto in mente più di una volta ascoltando queste dieci canzoni a presa rapida, ed è stato quello dei Tullycraft (oppure, se preferite, anche un po' quello dei Tender Trap). Vedi l'allegro nonsense di Japan o la deliziosa Mulligan. Meno irruenti, magari qui e là un po' più malinconici, ma i Pooches mi sembra facciano musica con quello stesso atteggiamento leggero e scanzonato, anche quando cantano temi meno allegri. "Someone else will come along / write you a better song / do less things wrong", racconta con un certo disincanto la prima parte di I'll Be Gone. Salvo poi, riconsiderare tutto poco dopo: forse non è poi così male che quella storia d'amore sia finita, e anche chi troverai dopo di me canterà "a shitty song / and they do everything wrong", ma io ormai "I'll be gone". Altrove si respira un'aria da piccola felicità domestica, una semplicità finalmente raggiunta e conquistata, una sincera amicizia che scalda il cuore. "I don’t want to be the kind of boy who thinks everything is about him", dicono con tutta la modestia del mondo in Everything, ed è proprio questo loro essere una band con i piedi per terra che li rende oltremodo simpatici (oltre, ovvio, al loro sound al 100% scozzese!).

lunedì 24 ottobre 2016

I'll try my best to make the worst of the choices

SWEAT - Ruckus 7'' Square embossed flexy by Slimer Records

In uscita questa settimana su Slimer Records (Panda Kid, Wow, Tomorrow Tulips), ma già in streaming su Bandcamp, il sette pollici flexi di debutto per gli Sweat. Il quartetto romano vede al suo interno una nostra vecchia conoscenza, Marco Salah dei Love The Unicorn, insieme a Federico Colaboni (chitarra) Giovanni Rindi (basso) e Pierantonio Grassi (batteria).
Ruckus anticipa Sugar High, EP di quattro tracce che verrà presentato questo venerdì al Music Inn di Roma. Suoni garage pop solari e da festa, li puoi immaginare in qualche nastrone tra singoli Burger Records e vecchie rock nuggets, decisamente un buon antidoto a questo grigio autunno!

venerdì 21 ottobre 2016

Who knows why you started caring

LOWER PLENTY - SISTER SISTER

Bondi's Dead, il singolo che anticipa e apre Sister Sister, quarto album degli australiani Lower Plenty, è un maledetto tranello. Credi di tuffarti in un placido mare di dolewave, chitarre polverose e melodie languide alla Real Estate (o magari Twerps, se vogliamo restare da quelle parti). Invece è come se quella canzone fosse l'ultimo momento di quieta serenità prima di una scaletta che trabocca malinconia e rimpianti. Da lì è tutta una discesa, una frana. La musica sembra sfaldarsi tra le mani dei Lower Plenty, le loro voci sono il lamento della fine dei pomeriggi che non ricordi più. Folk rock scarno e asciutto, trafitto ogni tanto da un violino, e la sensazione via via più netta di avere perso qualcosa per strada, o di avere esagerato con i bicchieri. Mal di testa, nomi confusi, un imbrunire che non sembra risolversi mai. Come stia assieme questo disco è un miracolo che continua ad affascinarmi, lo ascolto a ripetizione ed è come vedere un incidente al rallentatore proprio davanti a te. Merito della lunga esperienza dei musicisti coinvolti. Si più dire infatti che i Lower Plenty siano una specie di supergruppo della scena di Melbourne: Al Montfort (già nei Dick Diver, Total Control, The UV Race), Sarah Heyward (The Focus), Jensen Tjhung (Deaf Wish, Exhaustion), and Daniel Twomey (Deaf Wish). Il comunicato che li presenta ci tiene a sottolineare "they meet rarely, in the down time between tours or jobs. Rumor has it they gather around a kitchen table, write and record on the spot, and call it quits for another year". Non so cosa darei per passare un weekend intorno a quel tavolo insieme a loro.


Lower Plenty - Bondi's Dead

domenica 16 ottobre 2016

Share the unknown, opposite is here and true

His Clancyness - Isolation Culture

«Da cosa è stata caratterizzata tutta questa mia produzione, in maniera assolutamente schematica e semplicistica? È stata caratterizzata, prima di tutto, da un mio istintivo e profondo odio contro lo stato in cui vivo. Dico proprio "stato": e intendo dire "stato di cose" e "Stato", nel senso proprio politico della parola. Lo Stato capitalistico piccolo-borghese che io ho cominciato a odiare fin dall'infanzia. Naturalmente, con l'odio non si fa nulla...»

Pier Paolo Pasolini


Giorni interi senza notifiche. Non aggiorni, non rispondi, non so cosa pensare, manca l'aria. Giorni interi senza messaggi: per quanto tempo riuscite a tenere a bada, voi, questo assillante disagio? Non hai pazienza, non ascolti ma non tolleri i silenzi. Che valore politico dai alla tua distrazione? Perché non ci vediamo?
Non c'è quasi canzone, dentro il nuovo album degli His Clancyness, che non muova da qualche malessere: "I know I have not felt right in your hands", il verso con cui si apre la prima traccia, Uranium; "Sometimes I feel like a failure", quello con cui comincia il singolo Pale Fear; "So disappointed with myself / I regret my current mood" (la conclusiva Only One). In mezzo scorrono ritornelli come "All is a lie" (Nausea) e "Please now tell me that I'm ending" (Calm Reaction).
Eppure, nemmeno per un secondo viene in mente che Isolation Culture sia un disco introverso, ripiegato su sé stesso, o che la scrittura non faccia di continuo riferimento a un livello più generale, vorrei dire collettivo, calcando di proposito sulla sfumatura più obsoleta di questa parola.
C'è sempre qualche reazione che viene fatta detonare all'interno delle stesse strofe: è la necessità della dialettica che nutre e spinge questa musica. La puoi sentire nell'orgoglio che vibra in quel "my hook is on the street" nella title track, a cui fa eco la famelica sfida alla città dentro Pale Fear, pronunciata mettendo bene in vista i canini scintillanti. La percepisci dentro la rumorosa rabbia tenuta a distanza nel folgorante frammento di jam Cuuulture (la ascolteremo mai per intero dal vivo?). La puoi avvertire, soprattutto, nel campionamento di Pasolini che si innesta, del tutto imprevedibile e spiazzante, all'inizio di Dreams Building Dreams, forse una delle composizioni più emozionanti dell'intera discografia della band, e che rovescia dentro questo disco un elemento politico che non si può scansare soltanto per citare quei tre o quattro riferimenti da recensione standard.
Isolation Culture è la ricerca di una via d'uscita all'ossimoro contenuto nel suo titolo. Per chi, con ottimismo umanista, vuole ancora associare un'idea di progresso al significato di cultura, l'isolamento nel quale navighiamo, il distacco indotto da questo presente che crediamo accelerato (quello che Douglas Coupland chiama "time shrink"), non è soltanto un muro da abbattere. È "lo stato delle cose" (mutato rispetto a quello pasoliniano, ma non meno pervasivo) che può servirti per scatenare l'incendio. Sei tu che devi aprire gli occhi ("forced to realize the inneficiency of class"), sei tu che devi decidere come sfruttare la tua isolation culture. La canzone che dà il titolo all'album si apre con l'entrata in scena di un "double faced waiter" e sul piatto ti serve la propria testa. Tieni a mente che "rage is not a virtue", ma non di meno "fuck you Italian government", e per come arriva, quel verso crudo è una liberazione clamorosa. Sì, qui dentro ci sono i "sogni che costruiscono sogni", stanno ancora "cercando di capire come cambiare", ma sta a te decidere di non nasconderti.



[Post scriptum: certo, questo disco poi è fatto anche di altro, in primo luogo di una grana di suono che ormai gli His Clancyness hanno fatto diventare un marchio di fabbrica, un suono in qualche modo "sporco" e caldo, reso però con nitidezza e accuratezza estreme, tutto il contrario di bassa fedeltà, direi. Un suono in cui convivono synth analogici e propulsioni kraut con irruenza rock'n'roll e disarmanti dolcezze da cantautore. Come è noto, oltre che nel bolognese Strange City Studio, messo in piedi da Jonathan Clancy stesso insieme al bassista Nico Pasquini, le registrazioni sono passate anche per gli Invada Studio di Bristol, dove la band ha collaborato con Stu Matthews (Portishead, Beak, Anika), e per il Suburban Home di Leeds, insieme a Matthew Johnson degli Hookworms. Tutto questo ha fatto di Isolation Culture un disco in cui le atmosfere perlopiù notturne hanno poco o nulla di sognante o etereo. Anzi, è come quel momento della notte, circa dopo le tre, in cui ti ritrovi all'improvviso lucido e calmo, e ogni cosa, ogni ombra e ogni riflesso, ti appare nuova e in alta definizione. Tutti i riferimenti consueti sono ancora qui: Deerhunter (ascoltate l'esplosiva Xerox Mode a volume illegale), David Bowie, Swell Maps, Kurt Vile, Fresh & Onlys, qualcosa anche di Destroyer... Si tratta di un linguaggio che gli His Clancyness maneggiano con sempre maggiore abilità.  Ma è anche innegabile che Isolation Culture è un disco superiore alla somma delle sue parti, dentro cui passa una testimonianza di questo tempo e di questo luogo, quello che resta della nostra cultura e quello che vogliamo che diventi.]

venerdì 14 ottobre 2016

Under sheets of rain

Antony Harding - True Love (Under Sheets Of Rain)

Una canzone d’amore, una semplice canzone d’amore. Ma non su un amore, su qualcuno, su un sorriso nuovo che ti fa battere il cuore o su qualche ricordo sbiadito di quella luce già lontana. Antony Harding, mentre fuori piove a dirotto, torna ad accendere la magia del suo palpitante pop acustico e canta del vero amore che torna a trovarci, come ha sempre fatto. Il vero amore ci aveva già trovati in passato, lo avevamo incontrato e avevamo creduto che quello fosse tutto quello che serviva. Ma questa pioggia non smette mai, continua a caderci addosso, fino a quando, un giorno, scopriamo di essere lì ad aspettare che il vero amore torni ancora. “We were always there just waiting waiting for you”.
True Love (Under Sheets Of Rain) è il nuovo dolcissimo singolo di Antony Harding (voce e chitarre), prodotto insieme a Tim Charlton (basso e batteria) sull’Isola di Wight: “We recorded it on a farm by a lake and appropriately the rain came as the afternoon wore on. So we decided to record the rain falling on the wooden barn! We feel we really captured the atmosphere”.
True Love (Under Sheets Of Rain) è disponibile in streaming e download gratuito via Bandcamp e Soundcloud.



Antony Harding - True Love (Under Sheets Of Rain)

Give and take

UNITY FLOORS

“polaroid – un blog alla radio” – S16E02

Antony Harding – True Love (Under Sheets Of Rain)
Arbes – Sun On My Back
Sweat – Ruckus
[in collegamento telefonico con Davide “The Breakfast Jumpers“]
Batien – Buone nuove
Unity Floors – Give And Take
Milk Skin – Syrupy
[in collegamento telefonico con La Donna di Prestigio]
A Tribe Called Quest – Can I Kick It? (Rhythm Scholar remix)
The Radio Dept. – We Got Game

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Spotify

giovedì 13 ottobre 2016

"C'è gente che ci scrive e noi non rispondiamo" (cit.) - Ottobre 2016

Sporadica rubrica fatta con le vostre email e i miei sensi di colpa


 Arbes - Sun On My Back

Gli Arbes, da Melbourne, si presentano come "an iridescent teenage trio who manage to mix the dreamier side of Beach House with the neo-psychedelic pop of Unknown Mortal Orchestra". Colorano il loro dream pop con introversi ritmi dalle cadenze ipnotiche, e la voce di Jess Zanoni sembra arrivare da un altro pianeta per incantarti e rapirti. Il loro nuovo ottimo EP, intitolato Psalms, esce in cassetta per la Sports Day Records.





Hotel Del Salto

Hotel Del Salto è il nome d'arte di J Francis, giovane e promettente multistrumentista gallese. Bigger than Elvis è il suo singolo di esordio (in free download su Decidely Records) e ha un bel sound a metà strada fra Mac De Marco e Beck: "a love song not to a specific person but to a feeling, a character tale of unnecessary egotism which is used to hide ones true feelings and raw emotions".





WILDHART - SHINE

Wildhart sono un trio proveniente da Götheborg e stanno per pubblicare l'album di debutto Shine. Con il nuovo singolo Shake Off  mettono a punto atmosfere calde e notturne al tempo stesso. L'obiettivo è mescolare "an organic and live feeling together with the more electronical songs".





ELLIOT

Sempre dalla Svezia, ma questa volta da Stoccolma, arriva il ventiduenne Ellioth Axelsson, in arte soltanto Elliot, autore di un bedroom pop psichedelico, disturbato e "non convenzionale". Riferimenti principali e dichiarati: Ariel Pink e Deerhunter. Make Love To Me è il suo primo singolo.





HC Love - Dreaming Place

A volte trovi nella casella di posta canzoni di cui non sai nulla (e da cui non ti aspetti nulla) ma che si rivelano perfette per il momento in cui piombano nella tua vita. Così è stato per questa eterea Dreaming Place, una piccola gemma di folk acustico in stile Joanna Newsom firmata HC Love, prima anticipazione di un album in arrivo il mese prossimo, Light Breaks.




James Leonard Hewitson

James Leonard Hewitson ce l'ha coi social network e sostiene che passiamo troppo tempo davanti a uno schermo o chini sui telefoni. Uhm, OK. Nonostante tutto, riesce a incanalare questi pensieri in The Screen, un pezzo post-punk teso a sufficienza, tra un omaggio ai Parquet Courts e un giro al pub degli Sleaford Mods. Cambio di direzione abbastanza netto rispetto all'indie rock del debutto Care Less, Love Less. Un ripensamento? Forse ancora acerbo, ma concediamogli tempo.





BATZ

I BATZ sono un quintetto garage rock di Melbourne, stanno per debuttare con un EP intitolato Night Terrors e dentro c'è questa Take It che pesta bene parecchio Yeah Yeah Yeahs:





Soft Pyramids

I Soft Pyramids, cinque musicisti di Boston giunti al traguardo del secondo album, anticipano il prossimo Planes autoprodotto facendo girare la title track. Un bell'indie rock sanguigno tra Walkmen e Spoon e una voce che non passa inosservata.





Matthew and Me

Matthew and Me sono un duo britannico, suonano un indiepop che sa essere magniloquente ma anche molto limpido e luminoso, e se indovinano ancora qualche altro bel ritornello come quello di Silver, con questi cori a braccia spalancate, potrebbero anche fare il botto. In arrivo il nuovo EP Startpoint.





Moses - Drive Back Into Wellington

I Moses provengono da Wellington, Nuova Zelanda, e hanno appena pubblicato un album che riesce a mescolare in qualche modo influenze folk rock classiche con certe sonorità e atmosfere più inclini allo shoegaze. L'effetto è abbastanza straniante ma anche piuttosto riuscito. Drive Back Into Wellington è il loro nuovo singolo.

martedì 11 ottobre 2016

We're running out of things to hurt

PREOCCUPATIONS

Scende il buio sempre più in fretta. Il quieto grigiore delle abitudini, vivere ogni giorno imitando la propria vita, guardandosi da sempre più lontano, con sempre minore interesse. Chi l’avrebbe detto che tu saresti diventato così. È fragile il confine che si affaccia sullo sconcerto dell’ossessione, e ormai è vicino, ma la cosa peggiore è che non ti fa paura. Giri a vuoto e la persistenza della monotonia uccide qualunque forma di vita. Anche il disagio dell’ansia diventa a poco a poco un costume. Prevedibile e senza obiettivi, ti lasci trascinare da un tempo che si deteriora in maniera sempre più violenta. Trovare un senso a tutto questo si è trasformato in una farsa. Tutti intorno stanno guardando e giudicando.
L’ascolto del disco dei Preoccupations può scaraventare in uno stato simile a quello di una lettura intensa di Philip Dick o addirittura Kafka. Soffocante e cupo, solenne e spietato, riesce a farmi sentire il peso di colpe incomprensibili. Musica da ascoltare a capo chino, post-punk ruvido che non lascia scampo, né quando la band canadese si scatena frenetica (Stimulation), né quando procede dura e marziale, come nell'apertura programmatica di Anxiety. Nessuna luce lungo queste nove tracce, se non forse nel movimento centrale di Memory, macigno di undici minuti che ti ritrovi legato al collo mentre precipiti verso il fondo di questo disco. Dopo una sezione introduttiva opprimente e lugubre (“Your favourite feeling was the ground falling out from beneath your feet”), si passa all’improvviso da sonorità Fall / Wire / Joy Division a un glorioso e incalzante crescendo in pieno stile New Order, e alla voce tetra di Matt Flegel subentra quella vibrante e tesa di Dan Boeckner (Wolf Parade, Handsome Fur, Divine Fit...), un innesto opportuno e riuscitissimo. Ma si tratta di uno spiraglio di cui non ci si pù fidare davvero, se l'obiettivo sembra essere quello di "erase your memory".
La strada scelta dai Preoccupations, passati per mesi difficili, quando non addirittura grotteschi, a causa del loro precedente nome Viet Cong, è quella più aspra, che porta a un'oscurità per nulla accogliente. A giudicare dalla forza e dalla tenacia di questo disco, si può dire con una certa sicurezza che il quartetto saprà affrontarla a testa alta.



Preoccupations - Memory


Preoccupations - Stimulation

domenica 9 ottobre 2016

Nero opening party!

NERO FACTORY BOLOGNA

Chissà se è vero, come dicono, che il nero stia bene con tutto. Di sicuro starà bene a Bologna. Questa sera, infatti, verso le 18 inaugura Nero, nuova sede de La Malvagio Incorporated, che ambisce a diventare "una vera e propria factory nel cuore della città".
Come spiega il boss Edoardo "Edo" Mazzilli (sì, proprio quello della Radio Malvagia che va in onda su Radio Città del Capo il lunedì sera dopo polaroid) sulle pagine di ZERO: "il mio spazio nasce da una mia voglia di tornare alla base nel mio lavoro. Nato come pr, mi sono accorto negli anni di come questo ambiente, proprio perché non più underground, avesse trasformato i clienti in numeri. A me invece piace davvero prendermi cura delle persone che vengono ai miei eventi, e quindi ho optato per una soluzione molto più casereccia, intima, in cui conosco tutti e in cui contribuiscono tutti".
Accanto a un calendario di musica elettronica, curato da Marco "Unzip" Ligurgo, Nero avrà anche una programmazione live, affidata a Isabella Corigliano (Indipendead). Sono già state annunciate le date per le prossime settimane:

- domenica 9 ottobre (OPENING PARTY!): Joasihno (Notwist)
- domenica 16: Al The Coordinator + Mute Swimmer
- mercoledì 26: Giovanni Ferrario (e ci sarò anche io a mettere un po' di dischi intorno)
- domenica 30: Melaena Cadiz + Her Skin

Ci si vede a banco!


venerdì 7 ottobre 2016

Nice try!

Nice Try

“polaroid – un blog alla radio” – S16E01 - si riparte!

Okkervil River - The Industry
Terry Malts - Seen Everything
Unity Floors - Moving To Melbourne
Tangible Excitements! - Muddled Whine
Boys Forever - Underground
Real Numbers - Frank Infatuation
[in collegamento con Andrea "Benty" Bentivoglio per la rubrica Troppa Braga]
Nice Try - Glow
Flyin' Zebra - Sightseein'
His Clancyness - Xerox Mode

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Spotify

mercoledì 5 ottobre 2016

There's a choice to be made

The Radio Dept. - We Got Game

Si apre citando gli affilati synth di Good Life, il classico degli Inner City di Kevin Saunderson, e si chiude nominando direttamente la loro vocalist Paris Gray. Nel mezzo crescono la rabbia, la frustrazione, la voglia di non stare più al gioco di chi domina e rende la vita impossibile: "It's not an even game if you can't bid / They don't care, never did / If we want it we will have to take it from the overfed".
We Got Game è il nuovo singolo dei Radio Dept., seconda anticipazione dall'imminente album Running Out Of Love, e mette ancora più in evidenza i toni politici piuttosto combattivi del nuovo lavoro (del resto basta vedere questa copertina su Soundcloud).
Su BrooklynVegan trovate un'ampia intervista di Bill Pearis in cui Johan e Martin spiegano bene il background di queste nuove canzoni, di passaggio proclamano la loro avversione per Depeche Mode, Radiohead e Smashing Pumpkins (alè!), e soprattutto annunciano le nuove date europee per l'inizio dell'anno prossimo! Fuori le agende:

The Radio Dept. European Tour Dates
1/25 - Copenhagen @ Lilla Vega
1/28 - Amsterdam @ Bitterzoet
1/29 - Brussels @ Botanique (Rotonde)
1/30 - Brighton @ The Haunt
1/31 - London @ The Scala
2/1 - Paris @ La Maroquinerie
2/2 - Köln @ Gebäude 9
3/2 - Berlin @ Berghain (Kantine)



The Radio Dept. - We Got Game

martedì 4 ottobre 2016

Standing here in our pyjamas, talking in inverted commas

UNITY - FLOORS - LIFE ADMIN

La prima scena del video di Give And Take vede il duo australiano degli Unity Floors suonare in un giardino pieno di sole: Henry Gosling siede alla batteria in un un angolo tra le siepi, mentre Gus Hunt canta e suona la chitarra sdraiato sopra un'amaca. Credo rifletta abbastanza bene lo stesso atteggiamento rilassato che sento dentro la loro musica, e in particolare dentro questo nuovo album Life Admin: un classico indie rock che, anche quando si fa più aggressivo e incalzante (come in Such A Star o Cost Of Living), non perde mai quella fantastica sfumatura slacker, quel sorriso pigro e un po' beffardo che fa subito venire in mente nomi sacri come Pavement, Sonic Youth o Guided By Voices. Ci sono momenti in cui l'ironia non riesce a velare un certo malessere, come nell'apertura di Moving To Melbourne o nelle immagini della title-track, ma sono presto bilanciati dall'urgenza elettrica di pezzi come Hungarian Heritage (un po' la loro Summer Babe) o della già citata Give And Take, con quegli accenti Television / Modern Lovers sinceramente entusiasmanti. Giù da quelle parti sta arrivando l'estate, e non ci deve essere niente di meglio che godersela insieme a una birra ghiacciata e a un solido disco indie rock come questo.



Unity Floors - Young Professionals


Unity Floors - Such A Star

lunedì 3 ottobre 2016

polaroid - un blog alla radio: la sedicesima stagione!


"A mano a mano che il mondo sembra accelerare", sono passati quindici anni da quando sono entrato in radio per la prima volta e ho cominciato a mandare dischi nell'aria sopra Bologna. Forse non è un traguardo tanto speciale: non credo, dopo tutti questi anni, di avere ancora imparato a "fare la radio". Però sono contento perché non mi è mai passata la voglia, e continua a stendermi la bellezza così datata del semplice mettere musica per questa città di notte. Per qualcuno sarà una poesia piuttosto modesta, ma io in fondo mi considero fortunato e qui si continua a brindare e a far girare belle canzoni. Nuovi amici, vecchie abitudini, amori a prima vista, memoria corta, rubriche e calendari approssimativi: tutto dentro un nastrone di un'ora in diretta.
Questa sera, verso le dieci e tre quarti, comincia la nuova stagione di "polaroid - un blog alla radio (e qualcosa da bere)", come sempre sulle frequenze di Radio Città del Capo, in onda sui 94.7 e 96.250 in modulazione di frequenza, nonché in streaming su www.radiocittadelcapo.it.
Ci si vede a banco!