martedì 5 gennaio 2016

I could be your baby, but I'll be your man

HINDS

Come fai a reggere due anni di hype di questi tempi? Dev'essere un lavoro infernale. I primi demo delle Deers cominciarono a circolare, se non ricordo male, nella tarda primavera del 2014. Ragazze di Madrid, birrette, aria di festa permanente, davano l'impressione di avere preso in mano delle chitarre per scherzo, il tempo di scattare una foto da mettere su Facebook. Eppure quelle canzoni traballanti e sguaiate ti restavano già appiccicate addosso. A seguire: formazione allargata e stabile, rapido cambio di nome per cause legali (passaggio giocato benissimo) e intanto entrare nel giro Burger Records, che dal punto di vista della promozione e della visibilità in questi anni ha rappresentato un esempio illuminante. La stampa si accorgeva di loro, del resto era difficile non farlo, e le Hinds si mettevano in marcia, mostrandosi da subito infaticabili e macinando concerti da una parte all'altra dell'oceano, compresi i principali festival UK e una maratona di sedici show in cinque giorni al SXSW. E questa è già una prima parte di risposta alla domanda iniziale. In Italia, con la solita pigrizia, ce le perdemmo al primo giro: torneranno per fortuna tra un paio di settimane.
Nel frattempo, l'hype si deve nutrire anche di musica e all'inizio di questo 2016 arriva finalmente l'album Leave Me Alone, summa delle canzoni ormai rodate in abbondanza dal vivo. La sorpresa, quanto meno mia, è che funziona davvero. Le Hinds riescono nell'impresa di alimentare ancora quell'idea di band nata per gioco, che suona "per divertirsi" e che vuole tirarti dentro a qualche party. Non fanno il passo più lungo della gamba e non cercano di mettere assieme un disco più pulito o meglio prodotto del suono semplice e diretto che sappiamo appartenere loro. Sono ragazze cresciute suonando cover degli Strokes e dei Virgins di Rich Girls (!), rendiamoci conto. Proprio gli Strokes sono uno dei paragoni più spesso richiamato dalle recensioni (vedi Walking Home), anche se in più di un momento il disco mi ha fatto tornare in mente anche il sottovalutato side project dei Little Joy, con Fab Moretti e Binki Shapiro, spassosi, gigioni e adorabili (le Hinds quasi li citano in I'll Be Your Man). Ecco, per me nel suono del quartetto spagnolo c'è quel calore lì, quello stesso scoppiare di salute, che a molti fa credere che le Hinds stiano provando a fare garage rock, e invece è soltanto l'estate. L'incontenibile, smagliante, giovane, sfrontata Estate Che Suona Forte. D'accordo, potremmo anche trovare echi di certi Black Lips, come dicono tutti, e sarà pure evidente la presenza dei Parrots. Ma questi in fondo mi sembrano dettagli. Per quanto mi riguarda le Hinds sono anche indiepop, sono anche twee (Warts!) e il resto che volete: la verità è che fanno tutto quello che occorre per farti dire che sono sincere; sono naïf fermandosi un passo prima di essere stucchevoli. E soprattutto sono divertenti. E questa è la seconda parte della risposta alla domanda di cui sopra.
Il terzo elemento che mi sembra necessario aggiungere è qualcosa su cui a volte le recensioni tendono a glissare. Le canzoni delle Hinds non parlano d'amore, né raccontano storie complicate: no, come ogni buona canzone rock'n'roll sono piene di sesso. Le Hinds rivendicano il loro sesso e la loro soddisfazione con versi improbabili e indiscreti, ma anche genuini:
I need you to feel like a man when I give you all I am
I know you're not hangover today, you are classifying your cassettes

Classificare cassette? I gentili nerd qui intorno sono pregati di darsi una svegliata. E se non l'avete ancora capita, "I need you to be around my legs and stop complaining about the rain", canta Bamboo. Bastano poche parole per restituire intere notti di avventure imbranate: "my bra is not closed, you pick up my nose and I swear that I wanted to suck you".
Ma le Hinds sono ragazze che sanno il fatto loro, non sempre va tutto per il verso giusto e loro sono capaci di non farne un dramma (con un inglese fai-da-te che trovo delizioso):
I am flirting with this guy just to pretend I’m fine
Saliva mixed with lies, my laugh is oversized
Forever yours, right?
E infine, l'apertura ancora più esplicita di Garden: "use me to feel home", alla faccia di tutte le cantautrici consapevoli degli ultimi anni, del femminismo maturo e urbano di tanta nuova musica anche mainstream. Non crediate però di trovarvi di fronte a fanciulle sciocche e arrendevoli: "I could be your baby, but I'll be your man". Le Hinds sono queste: quattro ragazze per nulla insicure che vengono a prendersi quello che vogliono (sopra un palco o alla vostra festa), quello che hanno deciso di meritarsi, e lo fanno con l'inevitabile, invidiabile, divertentissima insolenza della loro età.



Hinds - Garden


Hinds - Chili Town

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