venerdì 15 gennaio 2016

Dal gruppo di whatsapp OH MA STASERA ANDIAMO A VEDERE CALCUTTA?

Calcutta - Mainstream


- Non puoi fare i concerti davanti al pakistano e poi vendere i cd a 12 euro. In quei due euro lì sta tutta la differenza.
- Scusa, ma quale differenza? Quale pakistano?
- Quando Calcutta è venuto a Bologna a dicembre, e c’erano tipo 200 persone in fondo a Via Mascarella, la gente in mezzo alla strada, e Calcutta ha fatto questa specie di concerto di presentazione di Mainstream da solo con la chitarra acustica sotto i portici, molto bello davvero, molto spontaneo, i cani, le birre nelle mani fredde, il pakistano che esce dal negozio e ci chiede di spostarci un po' perché lui starebbe lavorando, le ragazzine che cantavano tutti i testi, la signora del bar che si vuole far fotografare insieme a lui...
- C’ero anche io. Avevo di fianco il noto giornalista e agitatore culturale Marco Pecorari.
- Però poi, alla fine di tutto, vendeva il disco a 12, e dovevi avere i due euro spicci perché non c’era da cambiare. Facevano l’offerta cd+sciarpa a 20 euro ma a le sciarpe le hanno esaurite subito. E lì ho capito che per me sto Calcutta se ne approfitta, cioè stava lucrando come uno qualunque su questa cosa del concerto spontaneo e improvvisato. Da che mondo è mondo, il cd ai concerti DIY si fa al massimo a 10, dai su.
- Boh mi sembra una cazzata. Potresti anche dire che, come ha intitolato il disco Mainstream, così voleva rompere con queste consuetudini, usi e costumi dell’indie, anche nel prezzo del cd...
- Sì rompi pure, ma intanto so’ soldi.
- Vabbè e quindi solo per questo stasera non venite al Covo?
- Io non so, ho un compleanno.
- Io sono indeciso. Sarà murato, gran casino. Ti ricordi quando era venuto un anno fa da ZOO ed eravamo in dieci.
- Sì c’ero pure io. A volte non si capiva se era uno scherzo ma è stato molto bello.
- Stasera sarà murato anche di ragazzine che cantano, ripensateci.
- Sì, però vedi, rispetto a un anno fa lui ha continuato a fare la sua cosa e alla fine la gente ha capito e adesso ha successo.
- Mah, a parte che sarei curioso di sapere che cosa può essere il "successo" per un artista come Calcutta oggi in Italia (ok passi a Radio Deejay e poi?), per me non è vero. L’ha pure detto chiaro: il nuovo disco è stato fatto proprio per rompere con certe sue cose vecchie, con una certa immagine, con le abitudini, la storia della bassa fedeltà, i cliché di certi giornalisti…
- Ma poi che falso problema è? Prima faceva cose che sembravano registrate con Skype e adesso c’è il suono di pianoforte calibrato al millimetro da Andrea Suriani. Per me la domanda resta: le canzoni ci sono oppure no? Io dico di sì. E poi se vuole metterci gli arrangiamenti alla Lucio Dalla non vedo il problema.
- Le canzoni ci sono, ma non è che mi convincano fino in fondo.
- In che senso? Prendi il singolo. Sarà l’unica canzone della storia del pop italiano a usare il verbo “reimparare” nel ritornello. Eppure la cantano tutti. Reimparare, guarda: non me la prende nemmeno il telefono.
- Boh, anche per me ci sono delle sbandate.
- “Vestiti da Sandra che io faccio il tuo Raimondo” è una delle cose più romantiche che mi potrebbe mai passare per la testa di dire a una donna.
- Sì, ma poi ci sono delle strofe debolissime tipo quella del sorriso/paresi, che ti viene da dire ma non ce l’ha un editor, uno con cui sedersi lì a leggere i testi prima di andare in studio...
- Beh, ma una certa mancanza di misura e controllo con un personaggio così la devi sempre mettere in conto. C’è anche un fattore “sticazzi” sempre presente.
- E quindi da una parte metti citazioni di Luca Carboni e Antonello Venditti, da una parte spieghi la collaborazione con Niccolò Contessa dei Cani, e dall'altra però vuoi ancora restare quello spontaneo, impulsivo, libero di essere punk de borgata?
- Anche, sì.
- Uhm, ok… Però non so, non mi convince del tutto.
- Io dico che ok, non vi convince ancora del tutto. Però per me è un po’ come assistere a un cantautore che nasce. Sta prendendo forma una cosa nuova, con le incertezze e tutto il resto. Per questo la sera dal pakistano in Via Mascarella a suo modo è stata un piccolo momento di Zeitgeist, eravamo tutti lì intorno e stava succedendo qualcosa di piccolo ma importante.
- Non lo so. Accadeva che ci pigliava per il culo.
- Sì, vabbè, però intanto pensa quanto racconta di noi e di come siamo messi un verso tipo “Non ho lavato i piatti con lo Svelto / è questa la mia libertà”.
- Tra l’altro fa ridere perché lui se la prende con una certa generazione dei padri che ascoltano De Gregori, e poi Santoro su Repubblica lo paragona a Jovanotti.
- Ah beh, sarà stato contento.
- Non è che puoi fare le interviste da sbronzo con i tuoi amici su Vice tutta la vita.
- “Frena che c’è un dosso / e poi finisce il mondo” è super romantico.
- Boh, e se fosse solo ingenuo?
- No, non è ingenuo. Magari a volte si potrebbero elaborare di più certi passaggi, non ci si dovrebbe mostrare così avari, ok. Ma per me si vedrà che Mainstream era ancora un disco giovanile. Doveva essere così.
- Ma quindi, stasera Covo o è troppo mainstream?


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