giovedì 22 dicembre 2016

Home for the holidays

Home For The Holidays: A Christmas Songbook

Shelter è un'associazione attiva in Gran Bretagna che si occupa delle persone che hanno bisogno di un tetto. La sezione scozzese dell'associazione ha da poco lanciato un progetto chiamato "Home for the Holidays: A Christmas Songbook", composto da una compilation e da un vero e proprio libretto di "canti di Natale". In scaletta quasi una quarantina di band, tra cui molti nomi passati anche per queste pagine, tipo Allo Darlin', Spook School, Ballboy e Sweet Baboo, insieme ad alcuni nomi più grossi come Frightened Rabbit e Kid Canaveral, e altri che scopro qui per la prima volta. Diverse canzoni erano già note, ma dato che la raccolta è a scopo benefico ci si passa sopra volentieri, e in ogni caso la playlist funziona bene (per forze: sono scozzesi) anche così, nella sua allegra etereogeneità. Mentre ascoltate la compila, su The List trovate un po' delle band presenti che raccontano come hanno scritto la loro canzone di Natale.


Sweet Baboo — Don't Be Alone (This Christmas)


Ballboy — WWSD (What Would Santa Do)

mercoledì 21 dicembre 2016

With my arms outstretched around you

Dag - 'Guards Down'

Tra i non molti buoni motivi per aspettare il 2017 con un certo ottimismo, c'è almeno una nutrita lista di uscite indie rock e indiepop provenienti dall'Australia. Com'è ovvio la Bedroom Suck Records è già in prima linea, e Guards Down il nuovo singolo tratto dal prossimo album di debutto dei Dag è un'altra rincuorante promessa. Il trio di Brisbane riesce a suonare delicato e slacker al tempo stesso, combinazione che evidentemente ha su di me un effetto micidiale, un po' come i loro colleghi Twerps o Totally Mild. Sarà per la voce indolente di Dusty Anastassiou (a cui, di tanto in tanto, fa da bel contrappunto Heidi Cutlack), sarà per quel violino che si adagia morbido sulle chitarre. Non a caso, si sono guadagnati più di un paragone con i Silver Jews. Anche se forse non sono ancora a quel livello di poesia, le loro canzoni "about the country, about the city, and about trying to find yourself somewhere in between" sembrano già avviate sulla buona strada. Benefits of Solitude arriverà il prossimo 24 Febbraio.


martedì 20 dicembre 2016

A polaroid for Christmas 2016 bonus track! Curiositi - "Jul, jul, strålande jul"

CURIOSITI

Emil Johansson era Parker Lewis, Matilda Berggren era nei Mixtapes & Cellmates: probabilmente due tra le band che ho suonato di più in questi anni di radio e blog. In qualche modo, hanno partecipato a quasi tutte le compilation di Natale che ho raccolto qui, spesso con delle cover, ma questa volta hanno portato un regalo davvero speciale. Matilda e Emil, innamorati dal 2007 (e un po' anche grazie all'Italia!), ora hanno una nuova band finalmente assieme, a cui partecipa Adam Jacobsson (This is Head), chiamata Curiositi. Suonano un pop elettronico molto etereo, intriso di R'n'B e sensualità, e qui potete sentire il loro ultimo EP Finding Out, che loro descrivono così: "the EP has a lot of dark themes and soundscapes. Lots of sex, drugs and anxiety. Except for Finding Out. That one feels like drifting away on a dinghy somewhere".
Per questo Natale però hanno fatto qualcosa di diverso: hanno preso un vecchio canto tradizionale svedese e hanno fuso le loro voci dentro un suono scintillante che sembra quasi non avere corpo. Jul, jul, strålande jul è una canzone piena di quel candore abbagliante che possiamo immaginare abbia il Natale su in Svezia, ma non solo: "the second verse uses Christmas as a metaphor for peace, asking Christmas to spread its white wings over humanity and ease the pain in the world". Grazie Curiositi, non potevate mandare questa canzone in un momento più adatto. Qui trovate il tentativo di una traduzione in inglese, che a quanto pare non è semplice.


(mp3) Curiositi - Jul, jul, strålande jul

lunedì 19 dicembre 2016

One more hour and I'm still in bed

Neutral Shirt - 2016

Prima che il 2016 si chiuda, ascoltare un EP intitolato 2016 sembra abbastaza adatto. Lo firmano Neutral Shirt, da Philadelphia, giovane band di prossima uscita su Lost Sound Tapes. La musica dei Neutral Shirt "captures the mundanity of the world and loneliness of it all while inviting us to be a part of it and encouraging us not to give up": ottimo proposito per un lunedì mattina. Con un suono che sembra piuttosto influenzato da Elliott Smith, ma con un mood più rilassato, slacker da cameretta, quasi "post Real Estate". Per una volta mi sento di dare ragione al comunicato che accompagna la raccolta: "truly lovely songs for a historically awful year".


Neutral Shirt - Alone Today

sabato 17 dicembre 2016

"Where is Rudolph? Where is Blitzen, baby?"


Oggi pomeriggio arrivo con la slitta al Reindeer Days Christmas Market da ZOO, dove in pieno spirito natalizio mi trovate a mettere un po' di dischi mentre voi sarete impegnati a comprare fantastici reagali e a godervi brunch e merende.Ci si vede a banco (con le renne)!

venerdì 16 dicembre 2016

Christmas party

SHE AND HIM - CHRISTMAS PARTY

Arrivano quelle due settimane all'anno in cui mi prende una gran voglia di rimettere su Un Natale da Charlie Brown, Harry Ti Presento Sally e Una Poltrona Per Due, anche se ormai sarà la centesima volta. Arrivano quelle due settimane all'anno in cui è divertente indossare il maglione con le renne, in cui è concesso tuffare fette di pandoro nel caffellate a colazione, e in cui provo con sempre maggiore fatica a entrare nello slittino di quando ero bambino. Arrivano quelle due settimane all'anno in cui si può ascoltare un altro disco di classici natalizi di Zooey Deschanel e M. Ward senza trovarlo troppo stucchevole. She & Him forse avevano detto tutto quello che dovevano dire in tema di alberi addobbati, Santa Claus e amori nelle notti innevate con il precedente A Very She & Him Christmas, ma la natura abbastanza leggera ed estemporanea che si porta sempre addosso questo progetto, ancora dopo tutti questi anni, fa sì che alla fine questo nuovo Christmas Party mi sembri un dischetto gentile ed elegante da ascoltare sorridendo e stappando bottiglie, anche quando qualcuno sostiene che si tratta di un'antipatica mossa spudoratamente commerciale. Sì, d'accordo, è tutto molto bianco, borghese, fin troppo compiaciuto e accurato (godetevi il player di Spotify con il caminetto), ma a un disco di Natale cos'altro si potrà chiedere? Anzi, apprezziamo l'impegno del duo per mantenere strumentazione acustica e arrangiamenti filologici e vintage. Vogliamo l'illusione fino in fondo. E se aggiungiamo che tra i vari omaggi a Frank Sinatra, Bing Crosby e Chuck Berry, fanno una comparsata anche Jenny Lewis e Steve Shelley dei Sonic Youth, direi che si può guardare con benevolenza a questo nuovo lavoro tutto miele di She & Him. Almeno per un paio di settimane all'anno.

(mp3) She & Him - All I Want for Christmas Is You (Mariah Carey cover)

mercoledì 14 dicembre 2016

Il concerto d'addio degli Allo Darlin' visto da Barto

Quando gli Allo Darlin' hanno annunciato che si sarebbero ritirati dalle scene mi è dispiacuto due volte: la prima perché non avremmo più visto dal vivo né avremmo avuto nuovi dischi da una delle band più convincenti e coinvolgenti uscite dalla piccola scena indiepop nell'ultimo decennio, tra le poche capaci di arrivare anche sulla stampa mainstream. E in più perché sapevo che non avrei potuto partecipare alla loro "festa d'addio", un eccezionale concerto (diventato poi, a grande richiesta, un weekend di concerti) allo Scala di Londra. Ne hanno fatta di strada da quando li avevamo visti suonare sopra un treno a vapore all'Indietracks Festival. In rete, intanto, sono usciti un paio di articoli che meritano una lettura, quanto meno per rendersi conto dell'impatto emotivo che ha avuto Elizabeth Morris sul suo pubblico: Kevin Attics dei Mercury Girls su GoldFlakePaint e Gareth Ware su London In Stereo.
Per fortuna allo Scala l'altra sera c'era Barto, firma di Indie-roccia.it che già conoscete per il suo blog Roundmount, e che è stato così generoso da scrivere un ricco report per polaroid. Leggetelo ascoltando Hymn On The 45, il singolo con cui gli Allo Darlin' ci salutano e che suona come un vero e proprio manifesto.



foto di Barto

Sono sempre stato riluttante all’idea di partecipare all’ultimo concerto di una band che amo. Ho sempre tenuto l’idea di intristirmi durante il live proprio perché avrei saputo che non ce ne sarebbe più stato un altro dopo, e immaginavo che il dispiacere mi avrebbe offuscato il godimento. Però, nel giro di un mese, non ho potuto esimermi dall’andare proprio a due di questi ultimi concerti, e dopo aver visto i Kent a metà novembre e gli Allo Darlin’ in questa occasione, ho capito che mi sbagliavo, perché la realtà è che chi suona, almeno in questi due casi, è chiaramente spinto a dare il meglio di sé in senso letterale, regalando ai presenti performance di un’intensità e di una brillantezza uniche. Anche se la carriera del gruppo è stata contrassegnata da un’ottima continuità qualitativa dei concerti, l’ultimo sarà probabilmente il migliore di sempre, e a quel punto sarà la straordinarietà del ricordo a prevalere sulla tristezza per lo scioglimento ormai compiuto.

Gli Allo Darlin’, per questa occasione speciale, hanno radunato un pubblico proveniente da tantissimi posti in gran Bretagna, in Europa e nel mondo. Hanno mandato sold out in breve tempo uno spazio che, secondo le loro aspettative, avrebbe contenuto agevolmente tutte le persone disposte a esserci, e la cosa li ha “costretti” a suonare altri due concerti il giorno prima in un posto più piccolo. Una risposta di pubblico entusiasmante e meritatissima, per una band che ha saputo entrare nel cuore di chi li ha apprezzati con un’intensità davvero rara. Molti di noi si professano fan di tanti artisti, però ci sono quelli che ci piacciono e basta, e c’è quel gruppo più ristretto composto da coloro ai quali associamo un ricordo, una storia, perché, seguendone il percorso musicale, ne abbiamo fatto nascere uno emotivo dentro di noi. Gli Allo Darlin’ fanno sicuramente parte del gruppo ristretto di tutti i loro fan, e sono certo che chiunque sarebbe in grado di raccontare una o più cose della propria vita legata a loro. Il successo di questi ultimi due giorni della loro vita ne è la testimonianza più fedele.

Foto di peteopeteo
L’ultimo atto, quello allo Scala, è stato aperto da due ottime performance, molto diverse tra loro. Inizialmente, sono saliti sul palco Bill Botting And The Two Drink Minimums, ovvero un side project di Bill, il bassista degli stessi Allo Darlin’, coadiuvato dalla sorella Hannah, leader degli Owl &Mouse, e che vede in lineup anche Paul Rains, chitarrista sempre dei Darlin’. I due fratelli formano armonie vocali di notevole bellezza, e le canzoni sono semplici ma efficaci; sul palco, il clima è molto rilassato e giocoso, capita qualche errore ma viene tutto preso con la giusta leggerezza, senza che questo significhi mancanza di intensità o di cura. Il disco dovrebbe uscire l’anno prossimo, allo stato attuale si sa solo che “esiste”, come dice Bill a un certo punto. Poi arriva una comica, Josie Long, una scelta inconsueta ma che si rivale azzeccata. Josie è simpatica, brillante, ha personalità, talento e carisma: la sua missione di mettere tutti di buonumore prima dell’intenso atto principale, è riuscitissima.

In perfetto orario, i quattro escono e sono visibilmente emozionati. Elizabeth ci dice subito senza mezzi termini che sono tutti sull’orlo della commozione, e che quindi hanno bisogno che la gente canti. Eseguiamo subito sul ritornello dell’iniziale Wonderland, poi, probabilmente per metterci subito la maggior voglia possibile di cantare, la band si gioca una canzone importane come Capricornia come seconda. Elizabeth la dedica alla madre e alla sorella, venute apposta dall’Australia per il concerto, e il coro di voci proveniente da ogni punto dello Scala è assordante. Già da questo inizio, si capisce che le qualità della band sono al massimo del proprio potenziale stasera: il tocco unico, per come unisce fermezza ed espressività, di Paul alla chitarra, la sezione ritmica ammaliante, fresca e avvolgente, la sensibilità vocale di Elizabeth, che sa emozionare più che mai grazie all’abilità di utilizzare sempre la tonalità giusta in ogni momento, per valorizzare al meglio il gusto delle melodie e la genuinità dei testi. Tutte cose che chiunque ha potuto notare in tante altre occasioni, ma stasera è tutto semplicemente al massimo, è semplicemente inimmaginabile che le cose possano andare meglio di così.

La setlist privilegia nella prima metà il secondo album Europe, rispetto agli altri due, ma da un certo punto in poi, il debutto prende il sopravvento, con il terzo disco, invece, che mantiene costante il suo contributo. Il modo in cui vengono messi in serie i brani, comunque, riesce nello scopo più importante, ovvero l’essere rappresentativo di tutte le sfaccettature dell’universo della band. Positività e malinconia, suoni scintillanti e un po’ più cupi, gioie, dolori e momenti di contemplazione più o meno serena convivono tranquillamente perché si sente che dietro ognuno di essi c’è la stessa mano. Il bello è che gli Allo Darlin’ hanno sempre saputo far vivere all’ascoltatore certe sensazioni anche senza che egli debba necessariamente far caso ai testi, perché anche dalla musica e dalla voce si capisce cosa ci stanno raccontando. La loro arte è sempre stata diretta emanazione della loro personalità, e, come già detto, stasera tutto questo si nota ancora di più e non potrebbe notarsi meglio. È tutto più intenso, più emozionante, più da batticuore, e non perché i quattro si siano studiati qualcosa in particolare, ma perché stanno dando il massimo nel momento più importante. E lo stesso vale per gli ospiti che li accompagnano sul palco, tra i quali il più presente è Dan Mayfield, ottimo polistrumentista e leader degli Enderby’s Room, che qui principalmente suona il violino.

foto di Nat Hudson
La band saluta il pubblico una prima volta dopo aver suonato l’ultimo singolo Hymn On The 45 e un sentito omaggio a Sean Price della Fortuna POP!, che riceve uno degli applausi più forti della serata da un pubblico adorante. Al ritorno sul palco, Elizabeth sale da sola con l’ukulele e tutti sanno che canzone sta arrivando. Lei reitera la richiesta iniziale, “please, sing along”, e il canto collettivo su Tallulah è commovente. Ma è giusto chiudere in festa, così i quattro al completo eseguono Kiss Your Lips, con tutti gli ospiti che salgono a ballare, palloncini e un’infinità di coriandoli che nemmeno i Flaming Lips a Glasto. In coda alla canzone viene reinterpretata Call Me Al di Paul Simon e la gente balla, canta ed è felice sempre di più. Deve però essere una canzone del repertorio del gruppo a chiudere per l’ultima volta, così ecco My Heart Is A Drummer, finale perfetto, anche perché i cuori di tutti i presenti hanno battuto più che mai. L’atmosfera è incredibile, la felicità di tutti è straripante, e con tutti, intendo anche i musicisti, entusiasti come non mai di com’è andata la loro ultima volta insieme sul palco.

Chi ha poi scelto di continuare la serata al vicino Lexington ha potuto incontrare la band. Elizabeth sfoggiava il proprio sorriso migliore, le la luce che aveva negli occhi era un qualcosa di unico. Quel sorriso e a quello sguardo mi torneranno senz’altro in mente quando ripenserà a questa serata e già ora fanno parte dei tanti ricordi che mi legano agli Allo Darlin’, quei ricordi che li posizionano nel mio gruppo ristretto di band, quelle che mi piacciono non solo perché ne ascolto la musica, ma perché sono parte integrante del modo in cui la vivo.

martedì 13 dicembre 2016

A polaroid for Christmas 2016

 A polaroid for Christmas 2016 - artwork by Federica Carioli

IT  La mattina del 13 dicembre le ragazze scandinave indossano vesti candide e una corona di candele accese. L'oscurità della notte di Santa Lucia, che secondo il Calendario Giuliano era la notte più lunga dell'anno, è ormai alle spalle e la luce può ritornare. Ci si scambia doni, si preparano dolci tradizionali, si canta in coro e prende il via il periodo delle festività.
Come già gli anni scorsi, anche "polaroid - un blog alla radio" ha deciso di entrare nello spirito natalizio e di provare a farvi un piccolo regalo. Ho chiamato un po' di amici e di band, e ho chiesto se volevano scrivere una canzone adatta a questa stagione, o almeno suonare una canzone che mi facesse compagnia mentre addobbavo l'albero di Natale. Ancora una volta, le risposte sono state superiori a ogni aspettativa.
Ringrazio tutti i musicisti che hanno partecipato, sono stati fantastici: qui sotto trovate tutti i link. Spero che vi piaccia: è una polaroid per Natale, per fare un po' di auguri a tutti.

ENG  On the morning of December 13th, scandinavian girls wear white robes and a crown of candles. The darkness of the night of Saint Lucia, which according to the Julian Calendar was the longest night of the year, is now behind us and light can return. People exchange gifts, prepare traditional sweets, sing in choirs and kick off the holiday period.
Like we did the last years, polaroid blog has decided to enter into the Christmas spirit and brings you a small gift. I called some friends and some bands, and asked them if they wanted to write a song for this season, or at least play a song that could keep me company while decorating the Christmas tree. Once again, the responses exceeded all expectations.
I thank all the musicians who participated, they were fantastic. Below you can find all the links. I hope you like it: it's just a polaroid for Christmas to send some greetings to everyone.

[artwork by Federica Carioli]


01) JJ MAZZ - Dear Santa
02) Big Cream - Assassination On Christmas Eve (Archers Of Loaf cover)
03) Qlowski - Building Walls
04) Dolan Tymas - It's Christmas Once Again
05) All My Teenage Feelings - Angel Come Clean (Elvis Depressedly cover)
06) Sweat - Sorry, Santa
07) Setti - Renne Va Plus
08) The Jackson Pollock - The Yeah Song
09) Orson - Christmas Is Going To The Dogs (Eels cover)
10) Una Bella Cosa - Regalo
11) Flyin' Zebra - Tranquilizer
12) Baseball Gregg - Blue Snow
13) Soda Fountain Rag - 1000 Plommer (Sangfoni cover)







lunedì 12 dicembre 2016

La Classifica dei Dischi dell'Anno 2016!

polaroid - un blog alla radio: la Classifica dei Dischi dell'Anno 2016!

Il mese scorso questo blog ha compiuto quindici anni. Gli stessi della piccola trasmissione che faccio ogni settimana su Radio Città del Capo. Sì, fa un po' effetto a scriverlo così, ma ci ho pensato su e poi ho deciso che in effetti non avevo molto da dire a riguardo, né qui né in onda. Mi piace ancora, come la prima volta, mettere musica per la città, Bologna, continuando a immaginare in maniera un po' romantica e un po' anacronistica le canzoni che volano per l'etere di notte, tra le antenne. Chissà se le ascolta qualcuno, e dove, e come. Mi piace ancora, quando ho tempo, provare a scrivere su queste pagine il perché mi fanno innamorare certi dischi o certi gruppi. Come vedete non è molto. Mettere canzoni una dopo l'altra, mettere parole una dopo l'altra: spero continui a essere sempre così divertente, spero di non diventare mai una persona che trova noiose questo genere di cose. Il banale motivo per cui non mi stanca ancora il giochino delle classifiche dei dischi di fine anno (anche quello diventato ormai sempre più anacronistico), è che la fine dell'anno è una buona scusa per ripassare i vari nastroni, calendari di concerti, podcast e post, e andare a vedere se certi buoni propositi valgono ancora, andare a vedere com'è andata. Dato che io ho pochissima memoria, mi piace un sacco ritrovarmi in questo diario.

~ ~ ~

Unity Floors - Life Admin
10) Unity Floors - Life Admin (Popfrenzy)

Un disco perfetto per sognare l'inizio dell'estate down under mentre qui sopraggiungeva l'inverno. Classico indie rock che, anche quando si fa più aggressivo e incalzante non perde mai quella fantastica sfumatura slacker, quel sorriso pigro e un po' beffardo che fa subito venire in mente nomi sacri come Pavement, Sonic Youth o Guided By Voices.




I Cani - Aurora
9) I Cani - Aurora (42 Records)

Quando tutto quello che cercavo era "una scossa dal cuore alla pelle", le parole di Niccolò Contessa erano lì ad aspettarmi, spietate senza bisogno di sarcasmo, in mezzo a un disco sintetico, in apparenza glaciale, ma capace di scaldare e stupire.

(mp3) I Cani - Il posto più freddo


THE AVALANCHES - WILDFLOWER
8) The Avalanches - Wildflower (Astralwerks / XL Recordings)

Come superare a destra la retromania assemblando un intero universo di campionamenti e citazioni, senza un briciolo di nostalgia, soltanto per ricostruire una felicità tutta presente, immediata e piena. Dance your pain away!

(mp3) The Avalanches feat. Toro y Moi - If I Was A Folkstar


Cosmo - L'ultima festa
7) Cosmo - L'ultima festa (42 Records)

Il mio disco italiano dell'estate 2016, e so bene di non essere stato il solo. L'elettronica più umana e raggiante che si sia ascoltata da queste parti da un sacco di tempo, un battito euforico semplicemente contagioso.

(mp3) Cosmo - Le voci


Terry Malts - Lost At The Party
6) Terry Malts - Lost At The Party (Slumberland Records)

I Terry Malts, i miei "excellent self-saboteurs" preferiti, hanno sfornato il loro disco migliore, con una scaletta senza un momento di debolezza, perfetta sintesi di una carriera unica, improbabile trait d'union tra punk e indiepop.




His Clancyness - Isolation Culture
5) His Clancyness - Isolation Culture (Maple Death Records)

Tornare a parlare di "personale e politico" potrà sembrare roba d'altri tempi a qualcuno: in realtà, come raccontano His Clancyness nel loro "disco della maturità", è quanto mai attuale nel presente iperconnesso e condiviso. Dentro queste canzoni, mi ci ritrovo parecchio.




Frankie Cosmos - Next Thing
4) Frankie Cosmos - Next Thing (Bayonet Records)

Grazie Frankie Cosmos per aver fatto uscire il tuo nuovo disco in primavera, così la primavera potrà sbocciare e risplendere, azzurra e incontenibile, risaputa eppure, come ogni volta, nuova. Rigogliosa e luminosa, non ancora lussureggiante ma già irresistibilmente in fiore e indiepop.




The Goon Sax - Up To Anything
3) The Goon Sax - Up To Anything (Chapter Music)

In un certo senso, quello che cerco nell'indiepop è tutto qui, in questi cambi d'umore repentini, in queste note sgraziate, in queste insicurezze sfrontate, nella vacillante bellezza adolescente della musica dei Goon Sax. Per quanto mi riguarda, uno dei debutti dell'anno.




The Radio Dept. - Running Out Of Love
2) The Radio Dept. - Running Out Of Love (Labrador Records)

Tutta la frustrazione e la rabbia che animano il più politico dei dischi dei Radio Dept. (frustrazione e rabbia che, in assoluto stile svedese, si traducono in un'asciutta severità) sono sembrati più adatti che mai a questo 2016, così preoccupante e .




CAR SEAT HEADREST - TEENS OF DENIAL
1) Car Seat Headrest - Teens Of Denial (Matador)

Sono contento che il mio disco dell'anno sia di questo prolisso ragazzo della provincia americana. Will Toledo, con la sua voce roca e lamentosa, la sua faccia quasi impassibile e la sua aria da nerd un po' distratto, ha realizzato un disco monumentale, capace di riassumere e fondere la potenza sonica delle chitarre dell'indie rock classico (Built To Spill e Modest Mouse i primi nomi che vengono in mente), la letterarietà di certi National o certi Okkervil River, con un'urgenza post-adolescente, sincera e bruciante, che è unicamente sua e della sua ambizione.




- I miei concerti dell'anno:
Car Seat Headrest @ Mattatoio Club, Carpi (MO) 5 Giugno // Preoccupations @ Locomotiv Club, Bologna 25 Novembre // !!! @ Covo Club, Bologna 27 Febbraio // Red Worm's Farm @ Handmade Festival, Guastalla (RE) 11 Giugno // Terry Malts @ Hana-bi, Marina di Ravenna (RA) 21 Maggio

- Bonus track: un anno di live unplugged in studio a "polaroid - un blog alla radio"!


venerdì 9 dicembre 2016

Première: Baseball Gregg - "Food Is Gross"!

Baseball Gregg - 'Ciao For Now'

Sono passati solo pochi mesi da quando i Baseball Gregg annunciavano l'estate con il loro album d'esordio Vacation, titolo che non poteva essere più adatto per una raccolta di canzoni super morbide, tra easy listening da crociera e malinconie dream pop. Ora, a sorpresa, nel cuore dell'inverno, tornano con un nuovo EP di cinque tracce, in cassetta e digitale, come sempre su Barberia Records (già in pre-order qui)
Ciao For Now ha la particolarità di essere nato quando, per la prima volta, sono riusciti a suonare assieme sullo stesso palco Luca Lovisetto e Sam Regan, le due metà dei Baseball Gregg, residenti rispettivamente a Bologna e Stockton, California. Per questo nuovo EP la loro scrittura ha preso una deriva synth pop molto più giocosa e scanzonata, perfettamente calzante al loro stile surreale, sempre in bilico tra ironia e inquietudine. L'intenzione dichiarata è quella di "rivestire di una patina lucida e al contempo straniante l'intera opera", andando a cercare riferimenti come XTC, Yellow Magic Orchestra e il nostro Franco Battiato più classico. L'obiettivo è raggiunto, ma vorrei aggiungere un altro nome, che non poteva non venirmi in mente al volo ascoltando Ciao For Now: i Baseball Gregg si candidano in via definitiva a credibili eredi di una band fondamentale per questo blog, gli svedesi Suburban Kids With Biblical Names, aggiungendo alla musica quel loro peculiare tocco caldo e indolente al tempo stesso.
In fondo, i BG ormai me li immagino proprio come in questa fantastica copertina (opera di Steficometa Art Page), tra colori a pennarello vivaci e un po' acidi, e un paesaggio vacanziero pieno di luce, ma con quella punta di imprevedibile e di bizzarro mistero che si nasconde dietro gli occhiali da sole, che non sai bene quando e come potrà saltare fuori.
È quindi davvero un grande piacere oggi potervi offrire da queste pagine la première esclusiva di Food Is Gross, la seconda clamorosa traccia di Ciao For Now:


giovedì 8 dicembre 2016

Indiepop Jukebox (dicembre '16)


Vital Idles - My Sentiments / The Garden 7''
Not Unloved è un blog di Glasgow abbastanza noto a chi frequenta i piccoli giri dell'indiepop. Ora ha deciso di lanciare la propria etichetta e il sette pollici con cui esordisce è la prima uscita per il quartetto della stessa città Vital Idles. La b-side che lo anticipa suona un po' differente dal resto delle loro demo che già conoscevamo (più dalle parti dei Television Personalities). The Garden ha un crescendo di archi e tromba quasi Fanfarlo, se non fosse che la voce diJessica Higgins riesce a essere spigolosa e al tempo stesso seducente: "Would you feel uncomfortable if we did it in the garden, with your bum facing the clean air, and the wind in your hair?"




The Perfect English Weather - Isobar Blues
"This is the perfect english weather: cool and grey": beh, molto spesso anche qui giù nella Bassa ci sentiamo vicini a tale perfezione. Sarà per quello che ascolto sempre questa musica? Sia come sia, i Perfect English Weather, da Brighton, cantano di quella malinconia da terre del Nord, nebbie e pioggie, ma anche bar davanti al mare fuori stagione, concerti di Morrissey cancellati e conversazioni con i propri gatti. Stanno per debuttare con l'album Isobar Blues sulla benemerita Matinée, ma in realtà si tratta di vecchie conoscenze, dato che il duo è formato da Simon e Wendy Pickles, già fondatori dei longevi Popguns.




 Yucky Duster - Elementary School Dropout
Chi ha detto che anche l'indiepop non possa essere una faccenda di ribellione e protesta? Gli Yucky Duster, per esempio, partono da lontano e si identifcano addirittura in un Elementary School Dropout (ma a giudicare da come va la storia e da quato è dolce la canzone direi che si può ragionevolmente sperare in un happy end). Il singolo antipa l'album Duster's Lament in uscita su cassetta per Infinity Cat.




 Baked 'Farnham'
RJ Gordon dei Titus Andronicus ha da qualche anno questo progetto parallelo chiamato Baked con cui si concede derive più psichedeliche. Stanno per far uscire il secondo album, Farnham, sempre su Exploding In Sound e il singolo che lo anticipa, intitolato Midnight Junkie, sembra una curiosa sintesi di Dinosaur Jr e shoegaze, piuttosto affascinante. Speriamo il resto del disco sia tutto a questo livello.




 LUCKY SHIVERS
I Lucky Shivers sono un quartetto proveniente in parte da Londra e in parte da Northampton di cui non trovo molte altre informazioni in giro. Mi sono ritrovato nella casella di posta questo singoletto Human By Night e devo dire che mi è piaciuto al primo ascolto, un indie rock abbastanza classico che mi ha fatto tornare in mente certi vecchi Flaming Lips. A quanto pare i ragazzi stanno per debuttare con un album a gennaio su Shipping Forecast Music Company.

domenica 4 dicembre 2016

Trent'anni di C86: il podcast!

The Tuesday Tapes + 'polaroid - un blog alla radio': SPECIALE C86

“polaroid – un blog alla radio” – S16E09: SPECIALE C86 insieme a The Tuesday Tapes!

Lato A (Radio Città del Capo)
Primal Scream - Velocity Girl
Jesus And Mary Chain - Upside Down
Orange Juice - Blue Boy
[Bob Stanley, da "Yeah Yeah Yeah: The Story Of Modern Pop"]
The Mighty Lemon Drops - Happy Head
The Wolfhounds - Feeling So Strange Again
[Phil Wilson, dalle note di copertina di Scared To Get Happy: A Story Of Indie-Pop 1980–1989]
The Jasmine Minks - Where The Traffic Goes
The Dentists - Pallino
[Simon Reynolds, da "The C86 Indie Scene Is Back!", Time Out, 2006/10/23]
The Pastels - Breaking Lines
House Of Love - Shine On
Razorcuts - Sad Kaleidoscope
Yeah Yeah Noh - Another Side To Mrs Quill
Soupdragons - Pleasantly Surprised
The Weather Prophets - Almost Prayed

Lato B (The Tuesday Tapes su Casa Bertallot)
The Wedding Present - This Boy Can Wait (A Bit Loger!)
We’ve Got A Fuzzbox And We're Gonna Use It - Console Me
[Michael White, da "Popkiss: The Life And Afterlife Of Sarah Records"]
That Petrol Emotion - It’s A Good Thing
The Legend! - ’73 In ’83
[intervento di Stefano Ghittoni]
The Jesus And Mary Chain - Ambition
The Shop Assistants - It’s Up To You
The Shop Assistants - Safety Net
[Richard King, da "How Soon is Now? - The Madmen And Mavericks Who Made Independent Music 1975-2005"]
The Bodines - Therese
Miaow - Sport Most Royal
[Martin Whitehead, dalle note di copertina di C86 – The Deluxe Edition (3cd Boxset)]
McCarthy - Celestial City
Biff Bang Pow! - Someone Stole My Wheels
Heavenly - "C" Is The Heavenly Option
City Yelps - We Like The Hours
Velocity Girl - My Forgotten Favorite

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venerdì 2 dicembre 2016

Layin' in bed feel like I’m dead

SLUMBERS - COME OVER

Una generazione va e un'altra viene, e la terra rimane in eterno. Tutti i fiumi corrono al mare, e il mare mai si riempie. Il sole sorge ancora, e ancora arriverà l'adolescenza a prenderci il cuore, a farci sentire inadatti, innamorati, annoiati, arrabbiati, pigri e agitati. "It feels like I'm in a constant battle with my mind just to stay sane and to stay happy, whatever happy is". È sempre stato così, e lo sarà per sempre. Torno sempre a quel momento, lo conosco, lo guardo da ogni parte eppure non mi stanco di guardarlo, non mi stanca mai il suo ritornare. Io sono innamorato delle Slumbers che cantano
"Why can't I feel satisfied. Maybe I am satisfied and that's the problem", e lo fanno perché questa è la prima volta che succede al mondo, e succede per sempre.
Credo che se queste fanciulle in pigiama mi sentissero definirle "twee" mi tirebbero addosso i cuscini e forse si arrabbierebbero. Ma dentro il loro nuovo EP Come Over suonano un indiepop a colori pastello figlio della stessa idea di musica delle nostre amate Frankie Cosmos, Girlpool o Adult Mom, con qualche accenno di arrangiamenti (quel piano elettrico alla fine di Anju, quel sassofono in Battle) che potrebbero portarle in futuro verso le stanze quiete e raccolte delle Au Revoir Simone.
Le Slumbers sussurrano le loro confessioni al tuo orecchio, solo per te, e anche quando il mondo sta per crollare loro addosso (Stay Hidden) non ne fanno una tragedia e sanno riderne ("When you sat next to me I really had to pee, but I wasn’t gonna lose my seat!"). Canzoni pronte per un collage sulle pagine di Rookie, per un mixtape di Le Sigh, o per la fanzine fatta da quella ragazza per la quale perderai la testa alla prossima festa. Oppure soltanto per te, sul tuo letto, mentre ti senti morire e guardi una replica di Adventure Time. Una generazione va e un'altra viene, e spero con tutto il cuore che tu lì nel mezzo riesca ad ascoltare.


Slumbers - Doboom Soom

giovedì 1 dicembre 2016

No one wants to miss a single day

 The Holiday Crowd - I Need This Bed To Myself

Si sono conosciuti per caso a scuola, perché il chitarrista Colin Bowers indossava una maglietta degli Stone Roses. Da lì in avanti, è stato quasi naurale mettere in piedi una band che facesse dell'amore per il miglior pop britannico la propria bandiera. The Holiday Crowd, seppur provenienti da Toronto, hanno forgiato la loro anima sugli arpeggi classici di Johnny Marr e sulle melodie morbide di un Brett Anderson. Finalmente, dopo quel lontano esordio con Over The Bluffs (del 2012!) sta per arrivare un nuovo album, intitolato semplicemente The Holiday Crowd, ancora una volta per la benemerita Shelflife. A giudicare dalle prime anticipazioni, il suono si è fatto un poco più asciutto e prevale l'influenza di una band come gli Orage Juice (a tratti però ritornano anche i Prefab Sprout belli limpidi, come nella precedente Anything Anything). Questa nuova I Need This Bed To Myself è già una elegantissima hit da Top Of The Pops:


The Holiday Crowd - I Need This Bed To Myself

martedì 29 novembre 2016

Young you

Dizzyride - 'Young You'

Forse non era un caso che la prima canzone tratta dall'imminente album di esordio dei Dizzyride, lanciata qualche settimana fa, si intitolasse proprio Soundtrack. Ora sta girando un nuovo singolo, e il video che lo accompagna è una delle cose più belle e curate che abbia mai visto uscire su We Were Never Being Boring. È come il trailer di un film che vorrei vedere tipo ora; è una storia, anzi l'intreccio di cinque o sei storie, di un'intera notte, con il suo mistero e le sue illusioni, condensata in una poesia di quattro minuti. La canzone, intitolata Young You, sembra davvero nata per esserne la colonna sonora perfetta. Synth ovattati e sospesi, un ritmo sinuoso, una voce da crooner persa tra gli echi: la melodia avanza cauta, sembra soffermarsi davanti a un punto interrogativo, fino a quando incontra lei, la risposta a ogni domanda.
I Dizzyride, che fanno base a Brooklyn e sono composti dal nostro Nicola Donà e dalla canadese Zoë Kiefl, spiegano che la canzone è "an ode to love and to John Lennon. It is about finding solace in the caring heart of another and reaching a higher meaning in this crazy life". La trovate dentro l'album omonimo, in arrivo a gennaio. La regia del magnifico video è di Angus Borsos, già al lavoro con Sean Nicholas Savage, Mac DeMarco, Blouse e Nite Jewel, fra gli altri.





lunedì 28 novembre 2016

Trent'anni di C86: lo speciale di "polaroid alla radio" e The Tuesday Tapes!


Nella primavera del 1986 le hit parade britanniche erano dominate da nomi tipo Level 42, Doctor & The Medics, George Michael e Samantha Fox. Il pubblico indipendente aveva pochi veri numi tutelari a cui aggrapparsi: gli Smiths, i New Order, i Cure... non molto altro. Era la stagione in cui stava svaporando il post-punk e ancora non si capiva bene cosa dovesse succedere: l'ottimismo New Pop? L'estetismo New Romantic? Il consolante Goth (o, come si chiamava dalle nostre parti, il "dark")? Era anche la stagione in cui si consumava il definitivo passaggio da "independent" a "indie", come pratica, come terminologia e anche come moda.
In mezzo a tutto questo, per una serie di fortunate coincidenze, nel mese di maggio vide la luce, allegata a NME, una compilation su cassetta (ristampata a novembre in vinile - da cui "la scusa" per questa nostra celebrazione), chiamata semplicemente C86, i cui meriti e la cui influenza forse hanno finito per trascendere la sua reale qualità, ma che conserva ancora oggi un innegabile valore di potentissima fotografia di un'epoca. La storia dell'indiepop, il piccolo e anacronistico genere musicale che questo blog continua, nonostante tutto, ad amare, ha avuto lì un suo punto di svolta fondamentale.
Fabio De Luca ha avuto la gentilezza di invitarmi a Casa Bertallot per registrare uno speciale The Tuesday Tapes featuring "polaroid - un blog alla radio" interamente dedicato al trentennale della C86. La prima parte andrà in onda questa sera alle 22.45 su Radio Città del Capo, la seconda domani alle 21.30 su Casa Bertallot. Immancabili podcast unificati a seguire.
Dentro troverete un sacco di musica meravigliosa da riscoprire, un po' di interventi "campionati" molto dotti e competenti (tra gli altri Simon Reynolds, Bob Stanley, Everett True...), io che balbetto perché condividere il microfono con il vero FdL mi mette agitazione, Fabio che suona il suo 45 giri originale di Velocity Girl (!!!) e un po' di altre cose interessanti che speriamo vi piacciano e vi facciano venire la curiosità di conoscere meglio quella bizzarra, sconnessa e fervida stagione della musica alternativa e sbagliata, come direbbe il padrone di casa.



The Bodines - Therese

It's gonna be ok: just dance!

THE GOOCH PALMS

Q - Pick 5 bands/artists that have had the biggest impact on your style who are they?
A - Roy Orbison, Ramones, Devo, XTC, Kiss
[*]

Questo post potrebbe anche finire con questa risposta, tra giri a banco, baci e abbracci, ma il divertentissimo concerto visto ieri sera al Freakout Club di Bologna è una buona scusa per tornare a riascoltare un disco uscito all'inizio dell'estate e che forse, proprio nei mesi estivi, avrei dovuto far girare di più sullo stereo. Introverted Extroverts, l'ultima prova dei Gooch Palms, è un concentrato di rock'n'roll sporco ma semplice, capace di tenere assieme Buzzcocks e il classico falsetto "yay yay yay" di Frankie Valli. Coppia nella vita e nell'arte, il duo di Newcastle, Australia, scrive canzoni contagiose sin dalla prima nota, te le scaraventa addosso in due minuti e poi scappa ad aprire un'altra birra. A me sembra che l'irrequieta Kat Friend, in piedi dietro un tamburo e un rullante, e lo scapestrato Leroy McQueen, alla chitarra, con una voce sorprendente e niente affatto lo-fi, si trovino più a loro agio sopra un palco che in studio di registrazione: mentre le tredici canzoni di questa raccolta rischiano a tratti di sembrare più scarne e piatte di quello che in realtà la band è capace di esprimere, il live set è stato travolgente, in perfetto equilibrato tra pura voglia di fare festa, urgenza elettrica, danze scomposte, omaggi a Gene Simmons, mestiere power-pop, e pure la chicca finale di una cover dei concittadini Silverchair. Nella stanza ci saranno state una decina o poco più di persone, ma la quantità di sorrisi che ho visto diffondersi era pari a quella di un clamoroso sold out.





sabato 26 novembre 2016

Make it better

Hazel English

“polaroid – un blog alla radio” – S16E08

Tiger! Shit! Tiger! Tiger! – Weird Times
Preoccupations – Stimulation
[in collegamento con Francesco “Bastonate” Farabegoli]
The Skygreen Leopards – Leave The Family
The Bats – Antlers
Hooton Tennis Club – Katy-Anne Bellis
Hater – Mental Haven
State Champion – Fantasy Error
Hazel English – Make It Better
Cigarettes After Sex – K.

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venerdì 25 novembre 2016

Première: Big Cream VS Flying Vaginas!

The Days of Juice and Daisies by Big Cream/Flying Vaginas

Qui a polaroid, si sarà capito, abbiamo un debole per i Big Cream. Tre sbarbi innamorati dei Dinosaur Jr., "la periferia di Bologna come il Massachusetts", i volumi delle chitarre sempre sul rosso: insomma, ci sono tutti gli ingredienti giusti. Li abbiamo anche avuti ospiti dal vivo in studio all'inizio dell'anno, per presentare il loro EP di debutto Creamy Tales, uscito in cd su MiaCameretta Records e in cassetta per More Letters, ed è un miracolo che la radio ne sia uscita illesa.
Oggi le due label tornano a unire le forze per pubblicare un sette pollici (in elegante vinile bianco) in split tra i regaz bolognesi e i Flying Vaginas, band di Frosinone capace di spingere altrettanto bene l'acceleratore su feedback e distorsioni.
Si intitola The Days Of Juice And Daisies, e le due facce del 45 giri riflettono le due anime di questo amore per l'indie rock Anni Novanta, tra chitarre più ruvide e aggressive, da un lato, e atmosfere più shoegaze e languide dall'altro. È quindi con grande piacere che oggi vi presento la première della traccia dei Big Cream, Gatlin, mentre Gamechanger dei Flying Vaginas (dato che stiamo parlando uno split) la potete trovare sulle pagine di Indie-Zone. Gran crema!


Big Cream - Gatlin

giovedì 24 novembre 2016

We are no better than the rest

The Ocean Party - Restless

Probabilmente abbiamo un numero di serie stampato da qualche parte tra le costole e il cuore. Uno speciale lettore di codici a barre può riconoscere il nostro nome, dirci con precisione marca e modello, e soprattutto indicare tra le varie specifiche tecniche quante volte possiamo accettare cambiamenti radicali nella nostra vita, elencare tutte le svolte e le scelte a cui può adattarsi la forma che immaginiamo abbia la nostra personalità. Dopo una certa età, dopo una lunga serie di reboot e revisioni, quello che siamo riusciti a diventare non può più permettersi profonde trasformazioni. Il sistema non accetta più upgrade e aggiornamenti, e continua a operare come ha sempre fatto. Si limiterà a processare le novità prendendosi il suo tempo, a poco a poco restando più sfasato rispetto all'evolversi degli eventi e a modelli più recenti. Tutto cambia e tu credevi che saresti stato capace di stare al passo per sempre, ma era un bug.
Non so perché l'ascolto del nuovo disco degli Ocean Party mi lascia addosso questa sensazione: qualcosa come la fine di una domenica pomeriggio lunga una vita, un vago sapore amaro in bocca e una scontentezza che non sapresti a cosa destinare. Dagli esordi più jangling che ricordavano certi Real Estate (e io aggiungevo da parte mia i Pants Yell), la profilica band australiana si è raffinata e fatta sempre più elegante. Restless, il loro sesto album in sette anni, racchiude atmosfere che possono spaziare dai Prefab Sprout ai Death Cab For Cutie. Anche se non mancano in scaletta pezzi più upbeat e carichi (Back Bar, West Koast, Second Guess), l'umore dominante è deciso da certi arrangiamenti di pianoforte che posano un velo di malinconia su ogni cosa (esemplare la title-track). In altri momenti, come in Teachers, è un assolo di chitarra acustica a conquistare a sorpresa la scena. Complice anche la morbidezza delle voci che si alternano, l'aria che si respira tra queste canzoni resta in qualche modo sempre ovattata, nonostante i suoni siano nitidi e ogni elemento sia in piena luce. Non s se Restless sia il loro disco migliore, ma quello che è certo è che gli Ocean Party hanno tradotto in musica in maniera perfetta quel lieve glitch del sistema che sperimentiamo quando trascorrono gli anni.



The Ocean Party - Back Bar



martedì 22 novembre 2016

The pains of being stupid at heart

AGGI - The Pains of Being Stupid at Heart

«Maybe it's cliché, but... fuck you, we're twee»: lo dichiaravano così, senza mezzi termini e con tutto il candore necessario in questi casi. Come fai a non volergli bene, anche se si sono appena sciolti, anche se vengono dall'altra parte del mondo e non hai idea di come sia la scena da quelle parti (migliore di quella italiana, direi a prima vista). Ogni tanto mi capita di scoprire gruppi di rigorosa ortodossia indiepop provenienti dall'Indonesia e ogni volta ci sono sorprese interessanti: questi Aggi (già nel nome un omaggio alla storia dei Pastels) ne sono un esempio perfetto. Non si trovano molte altre informazioni, se non che erano un quartetto e provenivano da Jakarta. Hanno appena pubblicato un 7 pollici d'addio intitolato The Pains of Being Stupid at Heart, in cui potresti credere che giochino con l'ironia o facciano qualche discorso meta-musicale. Invece no, è proprio una canzone d'amore: "This is love / love that i can't hide", e il riferimento alla band di Kip Berman rimane tutto interno e sottinteso alla esile vicenda cantata. Il vinile è uscito per la Dismantled, etichetta che ha come motto "pop music, punk attitude". Tatuaggio subito.


sabato 19 novembre 2016

It seems unfair to try your best but feel the worst

LOS CAMPESINOS! - SICK SCENES

“polaroid – un blog alla radio” – S16E07

Los Campesinos! - I Broke Up In Amarante
Young Scum - Zona
Fredrik O - Somliga Dagar
Fireflies - Selfish (The Softies cover)
Palm Honey - Stick The Knife In
[in collegamento con Davide dalla redazione di The Breakfast Jumpers]
Give Vent - Days Like Years
His Clancyness - Dreams Building Dreams
Chris Cohen - It's Not So Hard (NRBQ Cover)
Real Numbers - Falling Out
Ricky Eat Acid - Hey

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venerdì 18 novembre 2016

Weird times

TIGER! SHIT! TIGER! TIGER! - WEIRD TIMES

Migliore titolo non potevano trovarlo: il singolo che anticipa Corners, l'atteso ritorno dei Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, si chiama Weird Times, e suona abbastanza grandioso e arrogante da non tradire le più alte aspettative. La canzone parte in pieno fragore Sonic Youth (o Cloud Nothings se volete riferimenti più attuali), e poi cresce fino a scoppiare in un portentoso coro degno dei più epici Jesus and Mary Chain (o se preferite, dei Crocodiles/Wavves allo stadio). La banda di Foligno, che mancava dal 2013, farà uscire Corners nel prossimo mese di gennaio ovviamente su To Lose La Track, con la collaborazione di MiaCameretta Records, e subito dopo è attesa ad Austin, Texas, per il SXSW 2017!


Tiger! Shit! Tiger! Tiger! - Weird Times

giovedì 17 novembre 2016

I've been waiting for you to slip back in bed

Cigarettes After Sex - K.

I remember when I first noticed that you liked me back
We were sitting down in a restaurant waiting for the check
We had made love earlier that day with no strings attached,
But I could tell that something had changed how you looked at me then

Kristen, come right back
I've been waiting for you to slip back in bed
When you light the candle

And on the Lower East Side you're dancing withe me now
And I'm taking pictures of you with flowers on the wall
Think I like you best when you're dressed in black from head to toe
Think I like you best when you're just with me and no one else...

And I'm kissing you lying in my room
Holding you until you fall asleep
And it's just as good as I knew it would be
Stay with me
I don't want you to leave...



Ero rimasto abbastanza fuori dall'hype che nell'ultimo anno è andato crescendo intorno a Cigarettes After Sex. Non trovavo le canzoni del suo primo EP così sconvolgenti come si leggeva in giro, o comunque niente che non avessimo già avuto dai Mazzy Star (tanto per citare un riferimento lampante), non mi faceva troppa impressione il milione di visualizzazioni su YouTube, e se devo dirla tutta consideravo il nome d'arte scelto da Greg Gonzalez piuttosto dozzinale.
Poi ieri, proprio quando mancano poche settimane al concerto del Covo (data unica!), è uscito questo nuovo singolo intitolato soltanto K., ed è stato un vero colpo al cuore. Lo ascolto a ripetizione e ciondolo la testa e sorrido ogni volta, quando dice "slip back in bed". Sono così innamorato che non trovo nemmeno fuori luogo il fatto che Stereogum tiri in ballo il sacro nome dei Clientele. Sono così innamorato che questa ossessione per lo slow motion a tutti i costi non mi sembra più antipatica e artificiosa, anzi, qui forse si poteva rallentare ancora un po'. È bastato poco: un po' di archi felpati, un po' di riverberi più caldi, e tutto quello che prima sembrava a un passo dalla parodia di Lana Del Rey ora suona genuino e quasi velvetiano. 
K. è una storia piccola, che sembra uscita da un tumblr con foto di candele, ragazze dalle gambe lunghissime sedute davanti alla finestra che ti guardano negli occhi e frasi intense scritte in corsivo. Eppure funziona (o almeno funziona con me) benissimo, anche perché qui Gonzalez sembra più sciolto, meno impegnato a cercare a tutti i costi ombre maledette. Musica in bianco e nero da notte fonda, come deve essere, piena di sussurri e sfioramenti. Se K. è un'indicazione utile per capire come sarà l'atteso album in arrivo a inizio 2017 possiamo prepararci a una lunga storia d'amore.

I know you said it's ok

YOUNG SCUM - ZONA

Non so bene perché, ma la prima volta che avevo ascoltato gli Young Scum mi ero preso per sbaglio l'appunto "quartetto del Vermont". Da allora avevo sempre sentito dentro il loro pop terso e scintillante un'aria limpida d'alta quota, i riflessi del sole su paesaggi innevati, cose così. Sembrava piuttosto appropriato. Con If You Say That, la canzone che apriva Zona, il loro ultimo EP, erano finiti anche nell'ultimo Nastrone estivo. Mi è piaciuto da subito un sacco come la loro musica riesca a trovare un preciso punto di incontro tra le chitarre più vigorose dei Teenage Fanclub e la dolcezza dei Lucksmiths, e riesca a dare il migliore sostegno alla voce malinconica ma non troppo di Chris Smith. Ora Zona, che era uscito in cassetta per Citrus City Records, è stato ristampato in vinile da Pretty Olivia, ed è stata questa l'ottima scusa per tornare a parlarne e a suonarlo in radio. Poi l'altra sera, proprio dopo l'ultima trasmissione, mi sono accorto che gli Young Scum provengono in realtà dalla Virginia, per la precisione da Richmond. Niente montagne e boschi, niente camino acceso e scoppiettante, accidenti. Poco importa, quello che rimane è che questo sia uno dei più piacevoli dischi indiepop dell'anno. Speriamo arrivi presto anche un intero album.



(mp3) Young Scum - If You Say That