lunedì 30 novembre 2015

You know there will be others

Trust Fund - 'Seems Unfair'

C'è questo conversazione nella tua testa, una specie di discorso che porti avanti con qualcuno che non c'è. La tua vita ha preso una svolta diversa, avete dovuto lasciarvi a quel bivio. Succede tutti i giorni, non sei l'unico. Ma dentro la tua testa quella strada che non hai mai imboccato continua, è un fiume di parole, ha un tempo parallelo tutto suo, mesi, anni, e tu non puoi farci niente. "Has it been four years already?" canta l'ultimo verso di Dreamers, canzone contenuta in Seems Unfair, nuovo album dei Trust Fund, e in quella domanda puoi davvero avvertire tutto il sincero e spaventato sconcerto. Vedersi all'improvviso in uno specchio e fare fatica a riconoscersi.
È come vivere due vite, o avere un canale che trasmette solo repliche sempre acceso dietro la nuca. "Feeling as bad as this time last year / and the year before" (Big Asda). Anche per questo non mi stupisce che in queste canzoni ci siano così tanto riferimenti ai sogni: "there will be a time for give reason / but for now we are dreaming" (4th August). E anche per questo non mi stupisce che Ellis Jones abbia pubblicato questo nuovo lavoro a soli otto mesi di distanza dal precedente e micidiale No One's Coming For Us. "Obviously I’m writing about stupid relationship stuff a lot", concede mentre racconta di appassionarsi a temi bizzarri come i supermercati aperti la notte. È una situazione di stallo, "always and ever we are breaking up", che però si slega sempre un po' di più dalla realtà: "a future built on a sloping past".
Persiste nella scrittura di Ellis quella strana sensazione che ti lascia addosso il riflettere troppo e troppo a lungo su ogni passo compiuto e da compiere, e al tempo stesso non riuscire comunque mai a essere lucidi riguardo a sé stessi e al proprio mondo. La title track è perentoria: "you're too far down the wrong road / and there's nowhere else you'd even wanna go".
La differenza che si avverte in Seems Unfair rispetto al lavoro precedente sta tutta nel suono, questa volta molto più pieno e coeso. Come se i Trust Fund si fossero sentiti liberati dopo l'uscita di No One's e questa volta riuscissero a sviluppare tutte le loro potenzialità più schiettamente power-pop. Ellis indica nella produzione curata da MJ degli Hookworm il merito di questa nuova direzione. Mentre la voce si ostina quasi sempre in quel falsetto che ormai conosciamo bene, le chitarre e soprattutto la ritmica sono qui più esplosive, a tratti gioiose. I nomi che le recensioni citano più spesso sono ancora Weezer, Pixies e Superchunk, ma anche contemporanei come Los Campesinos e Joanna Gruesome (vedi). Un paio di arrangiamenti (soprattutto nella conclusiva e magnifica Can You Believe) continuano a farmi pensare che gli svedesi Envelopes siano stati una band troppo sottovalutata e sfortunata. Impressione confermata dallo strepitoso live visto un paio di mesi fa al Covo qui a Bologna.
Due album monumentali (stavo per scrivere "mostruosi", con tutta l'ambiguità del caso) nel giro di un anno: non è poi così comune in questo genere di musica, sempre più trascurato. Peccato che sappiano fin troppo bene come farmi male, o forse è proprio quello il motivo per cui i Trust Fund li amo così tanto.



Trust Fund - Dreams



Trust Fund - Can You Believe

domenica 29 novembre 2015

Bitch better have my music critics


L'altro giorno, mentre la maggior parte delle persone che conosco e si interessa di musica si accaniva a discutere su facebook le ultime notizie riguardanti Adele, negli Stati Uniti, tra le pagine musicali di Yahoo, compariva per breve tempo una recensione di Anti, il nuovo album di Rihanna. La cosa interessante era che il disco in questione non era ancora uscito né era stato ascoltato da nessuno, e la bozza pubblicata per errore si è rivelata essere una delle cose più surreali e post-moderne lette in giro (cliccate lo screenshot qui sopra per farvene un'idea). Frasi generiche con spazi pronti da compilare per fornire un minimo di contesto, descrizioni che potrebbero tornare buone più o meno per qualunque disco, una scrittura del tutto sterilizzata, priva di forma e partecipazione.
Ho trovato l'incidente uno di quei piccoli ma illuminanti momenti in cui lo spirito del tempo si scopre e si rivela in tutta la sua disarmante essenza. Anche tenendo conto del fatto che, ormai da anni, le recensioni sono ormai il genere letterario più a buon mercato che si possa trovare (anzi, quasi senza più mercato, direi), osservare in maniera così aperta e lampante il "parlare" intorno alla musica ridotto a una condizione Human Centipede è piuttosto desolante.
A qualcuno potrebbe tornare in mente il famoso (?) "caso Fake Cab For Cutie" di qualche anno fa, ma qui mi pare siamo ancora oltre. Questa volta il lavoro redazionale è stato svolto a dovere; "fin troppo" direbbe un moralista (ma non è questa l'occasione: basta vedere la risposta del giornalista). No, questa volta il sistema ha funzionato al suo massimo e quello che ha prodotto, quello che ci ha restituito è un chiaro e netto [INSERT HYPERLINK]. Il lessico tritato e masticato che gira intorno oggi alla musica, appena condito da qualche citazione, qualche verso "relevant" pescato a caso e un paio di embed è sempre più privo di valore, un modulo asettico che si riempie di volta in volta e poi si svuota, il tempo di un refresh delle notizie. Il nostro posto è nel mezzo: passivi, pavloviani, digeriti. Fino alla prossima uscita di cui non si potrà fare a meno.

giovedì 26 novembre 2015

Bitterness is sweet

Postal Blue: Of Love & Other Affections  CD   (Jigsaw Records)

La vita può essere semplice, se sai come essere felice: tu lo sai e io no. Dentro questo nostro scarto, con un piccolo gesto gentile, ci puoi mettere quasi tutto l'indiepop che amiamo. Il verso proviene da Isn't It Funny, una delle migliori canzoni contenute in Of Love & Other Affections, il nuovo album del brasiliano Adriano Ribeiro, meglio conosciuto da più di quindici anni come Postal Blue. Un disco atteso, che arriva oltre un decennio dopo il debutto di International Breeze (all'epoca pubblicato da Shelflife), e che non delude le aspettative. Nel suo evidente tributo ai classici suoni della Sarah Records, Of Love è dolcissimo (questa volta garantisce Jigsaw), e le sue dieci tracce scorrono amabili, senza alcun elemento fuori posto. Anzi, nel complesso forse fin troppo elegante e garbato, a tratti. Dagli arrangiamenti Sixties di Still Blue alle vivaci jangling guitars dell'apertura di Bitterness Is Sweet. Dall'omaggio Field Mice di I Always Knew, a Shape Of Your Life, forse il momento più schiettamente Belle and Sebastian della raccolta. E poi, quasi in fondo alla tracklist, One Day, che avrebbe potuto essere un pezzo di Nico insieme ai Velvet Underground. Del tutto azzeccate anche le collaborazioni presenti nell'album: la cantautrice britannica Shelley Jane e Saundrah Humphrey, già nei Math & Physics Club (altro gruppo a cui si potrebbero accostare i Postal Blue), che ha curato le parti di archi. Il ruolo centrale rimane affidato comunque alla voce suadente di Ribeiro, perfettamente nella parte di chi vuole cantare "nothing good ever happens", ma tutto sommato si trova a suo agio abbracciato alla calda e comoda coperta della malinconia.



Postal Blue - Bitterness Is Sweet


Postal Blue - I Always Knew


mercoledì 25 novembre 2015

It’s not Christmas anymore

Bill Botting & The Two Drink Minimums - It's Not Christmas Anymore

Manca ancora un mese a Natale ma già si cominciano a notare qui e là, tra i blog, i primi post con canzoni, dischi e compilation di stagione. Vabbè, lo sapete, a me piacciono sempre, e qui su polaroid non ci siamo mai fatti mancare nulla, nemmeno le uscite più sdolcinate. Da qualche parte bisogna cominciare, e quest'anno lo facciamo nel migliore dei modi: Bill Botting and the Two Drink Minimums è una specie di supergruppo che riunisce Bill Botting e Paul Rains (Allo Darlin’ / Moustache Of Insanity), Hannah Botting (Owl & Mouse), Darren Hayman, David Tattersall e Jonny Helm (The Wave Pictures). Immaginate una tavolata del genere per il vostro cenone!
It’s Not Christmas Anymore è un EP di quattro tracce che esce su cassetta in sole 100 copie fatte a mano per la sempre magnifica Fika Recordings. La title track si può già ascoltare in anteprima, così entrate nel clima giusto, mentre su Bandcamp è già attivo il pre-order:


venerdì 20 novembre 2015

It's gonna take a while to be OK

Wesley Gonzalez - ‘Come Through And See Me’

"I ain't dead yet kid: just try me”. Bravo Wesley, così ti voglio. Triste, depresso, ridotto uno straccio, ma ancora in piedi, ancora con un sacco di cose da dire, e ancora tutte abbastanza spiacevoli. Sono passati pochi mesi da quando in una gloriosa notte a Londra abbiamo dato l'addio ai Let's Wrestle (tra le band più sottovalutate degli ultimi dieci anni?), e ora il frontman Wesley Gonzalez annuncia il suo ritorno da solista.
Il primo singolo Come Through and See Me è uscito ieri con un magnifico video in anteprima su DIY. Messe da parte le chitarre più aggressive, sotto con vecchi synth e con una scrittura più malinconica e riflessiva ma sempre irresistibile. Le ispirazioni dichiarate di Gonzalez ora vanno da Todd Rundgren a Emmitt Rhodes, fino a Sly And The Family Stone, Donny Hathaway e anche "early electronic music (White Noise, Yellow Magic Orchestra, Mort Garson)". Ma lo spirito è sempre quello punk che conosciamo, e la sua musica è "still defined as angry music; anger is still an energy. All the lyrics are rooted in my disgust with a lot of the modern world, and feeling powerless as a young person in our society". Come Through and See Me è una canzone "about anxiety, about London, about getting out of the house, about trying to escape yourself. Sometimes a smoothie from Pret-A-Manger can be your only friend in a time of deep depression...".
Ti capisco Wes, ma non è del tutto vero, qualcuno qui per te lo troverai sempre.



giovedì 19 novembre 2015

Husky Loops live @ polaroid!

Husky Loops live unplugged @ polaroid alla radio!


Nell'ultima puntata di "polaroid – un blog alla radio", il programma in onda ogni lunedì sera da Bologna sulle frequenze di Radio Città del Capo, ho avuto il piacere di ospitare gli Husky Loops, tre régaz bolognesi che si sono trasferiti a Londra per amore della musica. In realtà, uno dei tre era una nostra vecchia conoscenza, quel Pier Danio Forni che era già stato qui con i Plain Chocolate e che ora milita anche nei Count Counsellor. Gli Husky Loops sono una storia abbastanza diversa: suoni che mescolano mille influenze, e che dal pop amano deragliare verso il groove (a tratti dalle sfumature un po' psichedeliche). Mentre li vedevo suonare lì, dall'altra parte del vetro, mi veniva in mente che potranno piacere agli amanti di certi Blur maturi, meno brit-pop e più contaminati. All'inizio del nuovo anno arriverà finalmente un singolo, intanto godeteveli in questo set esclusivo (mentre qui trovate il podcast dell'intera puntata)

Husky Loops live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2015/11/09


- The Man
- Alien
- The Dead

martedì 17 novembre 2015

MAP - Music Alliance Pact #86

MAP - Music Alliance Pact

Bentrovati a un nuovo appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro, una netta prevalenza del Sud America:
- la peruviana Ale Hop, con un bel pezzo che mescola elettronica e chitarre e che ha una strana aria Anni Novanta, ma non quei Novanta che ti aspetti;
- i colombiani Montaña, post-rock matematico che forse non suona troppo nuovo ma assolutamente efficace;
- Bonifrate, la risposta brasiliana al Beck degli esordi;
- e aggiungo anche i canadesi Pony Girl, perché il loro singolo Candy super sentimentale ha un tocco intimo, come un curioso incrocio tra Morr e R'n'B.

 Dumbo Gets Mad - Thank You Neil
Gli italiani scelti questo mese sono i Dumbo Gets Mad, arrivati al traguardo del terzo album e ormai riconosciuti alfieri di un certo pop psichedelico, con un buon seguito anche all'estero. Il nuovo lavoro, pubblicato da Ghost Records, si intitola Thank You Neil, un omaggio a Neil deGrasse Tyson, figura a metà strada tra lo scienziato divulgatore e il meme vivente. Proprio il suo programma televisivo Cosmos: A Spacetime Odyssey viene preso come ispirazione dell'interno album, con una "galassia di suoni" (è il caso di dirlo) che vanno dalle classiche colonne sonore Anni Settanta di Piero Umiliani e Bruno Nicolai, a un tocco soul più sperimentale e contemporaneo. Ci sono momenti di pura nostalgia vintage (Andromedian Girl), ma anche sfumature più eteree, quasi chillwave (il singolo Misanthropulsar), ma è nella sua interezza che Thank You Neil funziona al meglio e affascina, un viaggio che per quanto sia lungo dodici tracce, sembra finire troppo presto.

(mp3) Dumbo Gets Mand - Misanthropulsar


Clicca qui sotto per leggere il resto della playlist del MAP di novembre con il link per scaricarla tutta in un colpo solo.
 

sabato 14 novembre 2015

"11.13.2015"

«I understand the impulse to change your profile image to the French flag as a show of compassion and solidarity to the victims of yesterday’s attack. But only through rejecting nationalism, reaffirming the inherent humanity of all humans, and working towards social, economic and gender equality can true peace emerge for all peoples of the world.»
Kip Berman (The Pains Of Being Pure At Heart)


"...io non ho bandiere da piantare
ma un universo da guardare"...

giovedì 12 novembre 2015

Zio, non è niente

I Cani - Baby Soldato

Chissà se poi avevi ascoltato il nuovo singolo dei Cani. Quando era uscito, un secolo fa, avevo trovato buffa la coincidenza che parlasse proprio di una modella. Non avevo avuto la forza di scriverti e la notizia era passata in secondo piano nel giro di un giorno o due. Normali aggiornamenti, refresh. Ma questa mattina, mentre attraversavo in treno la nebbia color pesca intorno a Milano e tutti parlavano al telefono, all'improvviso mi sono ricordato di quel verso, duro e netto: "zio, non è niente". E non sono riuscito a sorridere. Sono tornato ad ascoltare la canzone e ho provato di nuovo lo stesso stupore: ogni volta che i Cani fanno uscire qualcosa di nuovo sembrano sempre disorientare il loro pubblico, prendere una direzione diversa e lasciare indietro qualcuno arrabbiato e deluso. Dove sono i Pariolini, chiedono immancabilmente. Poi passa un po' di tempo, ci ripensi a freddo, e trovi che l'idea nella tua testa si è ricomposta, i Cani stanno raccontando la loro storia, seguendo la loro strada, dalle Velleità a questo Baby Soldato.
Tu non puoi ricordarlo, ma quando uscì Professione Modella di Jay McInerney si aveva questa vaga impressione che fosse una mezza fregatura, una soluzione di ripiego. Non doveva essere andata troppo bene con certi romanzi di metà Anni Novanta, e così il buon vecchio Jay tornava a reclamare la sua fetta di celebrità riciclando una specie di Bright Lights Big City 2 - The Cocktail Revenge. Non era vero niente, ovvio, e se lo consideri oggi ha un suo senso. Ma chissà quando lo troveresti il tempo di leggere McInerney (magari in aereo? nelle pause su qualche set?), lui che oggi sembra così inattuale e "semplice", troppo inzuppato della sua decadenza benestante, tutta del Novecento. Non erano ancora gli anni di Tumblr e Instagram, eppure già allora era chiaro che "nulla esiste finché non è stato riprodotto su pellicola o video". Per te questa è banale grammatica, è ontologia. O magari è sempre stato così, ed ero solo io a non capire niente del glamour, troppo aggrappato alle parole, come sempre, troppo confuso dalla bellezza che spargevi.
Baby Soldato racconta mezzo minuto della vita di una modella. Dimmi tu quanto ci va vicino. La storia si svolge tutta nell'intervallo di tempo tra uno sguardo allo specchio, una lacrima che scende veloce, l'accendersi di una sigaretta. La protagonista si ricompone, è stato solo un attimo di debolezza, fuori l'aspettano, la porta si richiude alle sue spalle. In mezzo trovano posto un paio di quelle intuizioni linguistiche che Niccolò Contessa sa raccogliere a meraviglia, istantanee di una stagione che, immagine dopo immagine, non ha nessuna visione: "zio, non è niente: lo sai, sono scoppiata, zio" è di una disillusione totale, una micidiale scrollata di spalle ai rimpianti e all'insoddisfazione, non vale nemmeno la pena rovinarsi il trucco. L'accumulo scandito di "Ghetto tendenza Vuitton Milano Parigi", l'assonanza "Gallerie d’arte / lacrime calde", l'invidiabile precisione di "Ribellioni patetiche da città piccola": mi piacciono tantissimo, sembravano già confezionate per diventare citazioni automatiche nelle nostre chat a notte fonda. Invece non mi piace "La ragazzina che non sei stata mai", un po' cheap (come diresti tu), e soprattutto quel "Per aggrappartici", che mi sembra poco musicale. Ma, in fondo, nelle canzoni dei Cani deve sempre esserci qualcosa di "ispido", un bordo imperfetto per aderire meglio a quello che raccontano.
La voce stacca tantissimo sopra la musica. E la musica non è "balearica", come ha detto qualcuno. Non è abbastanza eterea e d'altra parte non arriva mai davvero ad affondare il colpo del basso e della cassa dritta, e di quei synth da cori a braccia alzate. Resta sospesa: assomiglia più al ricordo di una hit estiva che a una vera e propria canzone che vuole far ballare, quasi fosse un remix per sottrazione, un de-mix. E così la cornice illumina ancora di più la fotografia, quello sguardo, "tornare in te, al tuo piano lucido", la velocità con cui tutto passa e si fa passare. Swipe.



mercoledì 11 novembre 2015

It was awkward you versus awkward me

THEE MIGHTEES - SMILING

"Sto sempre pensando a te, baby, ma so che è una perdita di tempo. Ho sempre addosso una sensazione inquieta, senza speranza e senza parole, e questo in pratica è il riassunto della mia vita. Mi manca davvero quella confidenza per guardarti dritta negli occhi. Ma tanto so che io sarò sempre così, non è una sorpresa, volevo soltanto che tu lo sapessi. Vorrei davvero che tu te ne accorgessi". In tre righe i Thee Mightees hanno scritto un compendio di storia dell'indiepop: il testo viene da Pink Poison, una delle migliori canzoni contenute nel loro album di debutto Smiling. Loro la introducono così: "Pink Poison invokes the lust, neediness and desperation of the beta male - drawing upon a meta-modernist sampling of both the Ducktails and New Order". Non so se mi sarei spinto a tirare in ballo la storica formazione di Manchester, ma di sicuro la traccia ha la giusta combinazione di malinconia, ritmo incalzante, chitarre rauche e suoni slabbrati per centrare quell'intrico di cose dette, non dette e da non dire, che sorregge (oppure, se preferite, opprime) ogni innamoramento. Del resto, anche quando un contatto sembra stabilito, come in Awkward Dreams, le cose non vanno meglio: "It was awkward you versus awkward me / Haven't got the time be there with with you / When you're not there i really miss you / Maybe next time". Ecco, in quel "maybe next time", nel garbato sorriso di circostanza, lieve e un po' amaro, con cui lo immagino pronunciato, potrebbe starci tutta la musica che amiamo.
Thee Mightees provengono da Sheffield e sono composti da membri dei Best Friends (che qui a polaroid sono un po' di casa) e degli Hipshakes. Il loro suono ha i contorni irregolari di certi giovani Pastels e dei Television Personalities più scanzonati. Nelle recensioni vengono citati di frequente anche i Real Estate, non capisco bene perché. A parte qualche affinità nei suoni di certe chitarre (Candy Girl) mi sembra che i Thee Mightees non mettano nella loro scrittura quella stessa serenità e quella riflessione distesa. Per quanto mi riguarda va benissimo così. Smiling è comunque un ottimo lavoro di indiepop capace di stare in piedi sulle proprie gambe.


Thee Mightees - Pink Poison


Thee Mightees - Awkward Dreams

lunedì 9 novembre 2015

Oak live @ polaroid alla radio!

OAK live @ polaroid alla radio - 2015/11/02

La settimana scorsa, negli studi di Radio Città del Capo, sono tornati a trovarmi gli Oak, promettente band bolognese che già l'anno scorso avevo avuto il piacere di ospitare. La novità principale è che nel frattempo gli Oak hanno dato alle stampe un bell'EP intitolato We Were Elsewhere in collaborazione con il collettivo HMCF: indiepop con un tocco di elettronica, molto primaverile e super divertente. Questa volta, oltre a un paio di loro cavalli di battaglia, abbiamo avuto anche la sorpresa di una cover. E poi, da veri regaz, in studio non si sono fatti le foto ma le vere polaroid!
Segnalo che gli Oak saranno in concerto a Bologna il prossimo 14 novembre al Locomotiv Club, insieme alle Altre Di B, che chiuderanno il lungo e glorioso tour di Sport.
Qui trovate la puntata intera in podcast, mentre qui sotto le singole tracce che gli Oak ci hanno regalato dal vivo:

Oak live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2015/11/02

- Holiday (The Get Up Kids cover)
- Robert John
- Sherwood

venerdì 6 novembre 2015

Allo Darlin': concert for refugee relief!

Allo Darlin' - photo by Lucio Pellacani
(photo by Lucio Pellacani)


Ci sono i concerti belli, i concerti brutti, e ci sono i concerti che sono semplicemente importanti. Sto partendo per Firenze, dove questa sera la nostra amata Allo Darlin' ha organizzato un live di beneficenza "to raise money for refugee charities" [info evento qui]. La situazione ai confini dell'Europa non è uno degli argomenti che questo piccolo blog tocca più spesso, ma direi che è oggettivamente imperdibile una serata indiepop con in più una raccolta fondi per una nobile causa. Sul palco Elizabeth sarà accompagnata dal marito Ola Morris Innset, già nei Making Marks e nei Sunturns. L'appuntamento è alle 21 al Caffè Fiasco, in zona Fiesole.
Prima e dopo il concerto ci saremo anche io e Fabio "Glamorama" Merighi a mettere un po' di dischi, e forse un'apparizione speciale dietro al mixer di Federico "La Belle Epop" Pirozzi, grande revival. Ci si vede a banco!


"Light-speed drum beats and holy synths"

CRESCENDO - Repulsor

Lo so, è venerdì e avete altro per la testa. E lo so, appena ieri vi ho postato una première da cui non vi siete ancora ripresi. Ma sono giorni piuttosto concitati in casa We Were Never Being Boring, e oggi è arrivata sulle pagine di Consequence Of Sound un'altra anteprima micidiale: si intitola Repulsor ed è il primo singolo estratto dal secondo album dei californiani Crescendo. Se amate i Radio Dept. (e se siete su questo blog almeno un po' li dovete amare), se vi piacciano certe atmosfere in chiaroscuro tra DIIV e Craft Spells, ma al tempo stesso volete tutta la dolcezza e la malinconia dei più romantici Pains Of Being Pure At Heart, allora questa band vi rapirà il cuore. Gregory Cole, affiancato da Olive Kimoto e Jess Krichelle, sembra aver trovato una magica quadratura del cerchio per tenere assieme tutti questi elementi e spingerli al massimo dentro un frenetico indiepop saturo di shoegaze. Repulsor anticipa un album che uscirà nel febbraio del 2016 con il titolo di Unless, e non so come potremo aspettare fino ad allora.


Crescendo - Repulsor

Happy disease!

SMASH - HAPPY DISEASE Release Party - live @ Mattatoio Culture Club

Questa sera al Mattatoio Club di Carpi, in provincia di Modena, c'è un'altra bella festa coi ragazzi della Barberia Records, e l'occasione è ghiotta: il release party degli Smash! La nuova cassetta pubblicata dalla label DIY nata in un negozio di barbiere è infatti il debutto di questa giovane formazione proveniente da Sassuolo. Sonorità dalle radici ben salde negli Anni Novanta alternativi, quelli di Sebadoh e Guided By Voices, giusto per citare due nomi. "Sickness is all around. Guitars are everywhere" recita la loro biografia, e mi sembra molto appropriato. Happy Diasease è il titolo della raccolta, sette tracce che nei momenti migliori (per me Stars e Gloomy Sunday su tutti) mi ricordano molto certi Dinosaur Jr. Pare che dal vivo spacchino. Nuovo nome assolutamente da tenere d''occhio!



Smash - Gloomy Sunday

giovedì 5 novembre 2015

Middle of nowhere

Brothers In Law - Middle Of Nowhere

Con una première su Clash, oggi sono finalmente tornati a farsi sentire i nostri amati Brothers In Law. La band pesarese ha da poco annunciato un nuovo album per la fine di gennaio dell'anno prossimo, si intitolerà Raise, e questa Middle Of Nowhere è il primo singolo estratto.
Raise, nelle parole della band, racchiuderà otto nuove canzoni che «sentono il bisogno di andare oltre quell'atteggiamento di desolato sconforto che aveva ispirato buona parte del nostro primo album». E infatti i suoni e l'atmosfera di questo singolo prendono in contropiede. C'è un'aria pop diversa: non è soltanto leggerezza, è una nuova serenità, chiamala se vuoi maturità, e si racconta lungo tutto il disco. Nel frattempo i BiL sono diventati un quartetto, e se li avete visti in azione dal vivo in queste prime date autunnali saprete già che sul palco sono ancora più compatti e potenti di prima.
Prossimi appuntamenti: domani sera al MAME di Padova, insieme ai Girls Names, e mercoledì 11 novembre al Locomotiv Club di Bologna, con Nothing But Thieves.
Raise è già disponibile in pre-order sul bandcamp del We Were Never Being Boring collective.



Brothers In Law - Middle Of Nowhere

I love the woes she left me

 Petite League - SLUGGER

Tutti i dischi che non cambieranno mai la storia della musica, tutte la musica suonata di notte alla radio forse solo per me stesso, tutte le piste da ballo vuote che ho avuto davanti, tutti gli anni accatastati nell'archivio di questo piccolo blog, tutto trova senso e trova posto (ogni volta come fosse la prima) nel momento in cui mi arriva addosso un disco come questo SLUGGER, debutto del duo Petite League. Un disco che si apre con una dichiarazione semplice, eppure perfetta: "I breathe with air so heavy and I keep my hands from trembling for you": è una rincorsa, il cuore batte a mille. Il suono è un garage pop sporco e diretto, come dei Wavves da cameretta. I Petite League cantano quell'età invincibile in cui ti senti vulnerabile come nessun altro, e "you don't know what I'm going through". C'è sempre un amore che ci aspetta dall'altra parte del mondo, ci sono sempre ricordi di estati in cui il mondo era nostro, e c'è sempre qualcuno con cui abbandonarsi prima o poi su una spiaggia della California. La maniera in cui i Petite League cantano tutto questo ha una sincerità che non torna più. La prima volta nella vita in cui dici "I could have done better with you", e ti rendi conto che è vero e che continuare a chiedersi "What about you, what are you up to now?" non risolverà mai niente, e fa male, e le chitarre suonano più rauche. Amo la giovinezza assoluta e incondizionata di versi come "I love the woes she left me / They remind me I'm not always supposed to be happy", le cazzate su cui ragioni notti intere a vent'anni e pensi di avere la filosofia nelle mani ("I wrote a book about you in my phone"). Sentirsi sempre in bilico sulla cima di una scogliera ("I'm off to see if you were the last hope for me") e non avere bisogno di niente, pur non smettendo mai di chiedere, cercare, cambiare idea nel tempo di un ritornello, "Before I set fire to the world". Non voglio aggiungere altro. Correte forte Petite League, correte e non fermatevi più.


Petite League - Not Always Happy

mercoledì 4 novembre 2015

Ego Loss

Flowers – Ego Loss

È passato poco più di un anno da quando l'album di debutto dei Flowers mi aveva fatto a pezzi il cuore. Do What You Want To, It's What You Should Do era un disco che, grazie alla produzione di Bernard Butler, addolciva certe asprezze giovanili della band britannica e lasciava già intendere come il loro suono potesse maturare ulteriormente. Ieri, all'improvviso, i Flowers sono tornati e lo hanno fatto nel migliore dei modi, con un'anteprima su Stereogum. Ego Loss è il titolo di un nuovo commovente singolo tratto da un album di cui al momento non si sa molto, se non che uscirà "soon" su Fortuna POP! e Kanine. La canzone mostra la faccia più energica dei Flowers, e se la voce di Rachel Kenedy scintilla angelica come di consueto, le chitarre suonano piene, quasi rabbiose, e le atmosfere sono quelle di uno shoegaze asciutto e tirato. Davvero non so trovare una debolezza a questa canzone, a quel suo crescendo finale, a quel suo disperato ripetere "do you know?". Spero che l'album arrivi presto, con questi due minuti e mezzo non potremo resistere a lungo.


Flowers - Ego Loss

martedì 3 novembre 2015

Keeping a conversation going

Spin Alternative Record Guide

«Before the internet era transformed music, the main cultural capital possessed by the critic was access to free records—especially at the moment when the Spin Guide was written, when those records were now CDs and they cost quite a bit of money. When your ability to rummage and check things out was very limited if you didn’t get things for free, the critic became an intermediary for the public and in particular had a real role in helping lift someone from obscurity to semi-obscurity [laughs].
[...]
These days, obviously a critic never influences a purchase, really—that’s not super-relevant. What a critic does now is much more akin to what Pauline Kael’s movie reviews used to be: she would write about movies that people knew they wanted to see, and they read her much like they wanted to talk after seeing the movie; they read her in the spirit of keeping a conversation going about something, not about the decision whether or not to have an experience. These days—and I think my wife, Ann Powers, is very much a prominent example of this—the ability of the critic to be the conduit of conversation for an audience that wants to have a conversation matters at least as much as being a force for the discovery of new artists, or the defining of new genres, or the celebrating of particular undergrounds.»

"Our Criticism Could Be Your Life: The Spin Alternative Record Guide, Twenty Years Later" - Jay Aquinas Thompson interviews Eric Weisbard


Questo pezzo mi piace così tanto che non saprei nemmeno da che parte cominciare a "commentarlo" (non che ce ne sia bisogno, poi). Voglio solo appuntarmi qui una delle cose che mi sembrano più interessanti di questa intervista: la semplicità, la naturalezza, con cui Weisbard espone la tesi secondo cui una generazione della critica (e quindi uno stile di ragionamento, un canone di riferimenti, una serie di piattaforme attraverso cui la critica si è espressa) succede nel tempo a un'altra. Le causa e le conseguenze di questo ricambio generazionale si presentano intrecciate (quel "keep a conversation going"): epoche nuove scelgono opere nuove, e nuovi modi di rapportarsi a opere del passato; però, contemporaneamente, sono anche le opere a dare forma a discorsi nuovi intorno ad esse.
Sembra tutto molto risaputo, noioso e teorico, ma in fondo è la chiave attraverso cui oggi possiamo intenderci, per esempio, se diciamo "Ah, senti come questo disco suona bello Anni Novanta". In realtà, stiamo dando per sottinteso (più o meno consapevole) un processo che ha portato alla creazione di un volume quello pubblicato da Spin. E questo è soltanto uno dei mille casi di cui potremmo parlare. Lo so: la critica come conversazione è un'immagine romantica e ingenua, poco attuale, e che sembra non tenere conto del mercato. Eppure se la togliamo di mezzo, non so proprio con cosa potremmo sostituirla.

No big deal

Eerie Summer

“polaroid – un blog alla radio” – s15e04

The Pains Of Being Pure At Heart - Laid (James cover)
Hund - Land
Expert Alterations - The Past And You
Eerie Summer - No Big Deal
Alpaca Sports - Need Me The Most
[Bastonate: "I concerti sono belli o brutti"]
Refused - New Noise
Thee Mightees - Romantic Notion
Martin Courtney - Northern Highway
Yo La Tengo - Friday I'm In Love (The Cure cover)
The Mantles - Undelivered

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