sabato 31 gennaio 2015

Lover overseas


«Ho trovato una fotografia davvero magnifica di mia madre nel 1986. Stava in piedi contro un muro, accanto a un ritratto incorniciato di un bambino. Era come una specie di profezia perché all’epoca lei aveva soltanto quindici anni, ma sarebbe rimasta incinta appena due anni dopo». Quell’immagine è diventata l’ispirazione e la copertina di Young Mom, il nuovo album di Zoë Kiefl, giovane cantautrice originaria di Montréal, Canada, e residente a New York. Un disco che racchiude nove tracce di pop elettronico, capace di passare da paesaggi sonori astratti (Winter 86) a dolcissime ballate piene di nostalgia (Lover Overseas). Una raccolta che mostra l’eclettico background musicale di Zoë, la cui ispirazione deve molto al cinema e alle colonne sonore, ma anche alla psichedelia e al più caldo R’n’B. La sintesi più limpida di questo lavoro è nella cover della classica Walk On By di Dionne Warwick, filtrata attraverso suoni analogici e una nebbia di riverberi che avvolge la voce. «Sono cresciuta ascoltando questa canzone. La mia interpretazione è più malinconica. Là dove la voce di Dionne è forte, la mia si fa più esasperata e disperata. Volevo che la canzone fosse ballabile, nonostante la profonda tristezza che racconta, e così l’ho portata verso atmosfere italo-disco». Young Mom è disponibile da ora in download su We Were Never Being Boring, con la cover di Walk On By come bonus-track. Per immergersi nel lavoro di Zoë basta prendersi qualche minuto per guardare il video qui sotto, oppure leggersi la bella intervista su Impose Magazine.

(mp3) Zoë Kiefl - Lover Overseas

venerdì 30 gennaio 2015

Quella volta che sono finito in una mostra

Facce da bloggers

Amici di Roma, se questa sera verso le 6 siete dalle parti di Via Margutta, ci possiamo vedere a banco alla Galleria Vittoria. Inaugura infatti la nuova mostra della fotografa Elena D'Atrino dal titolo "Facce da blogger", una galleria di ritratti di gente che, come il sottoscritto, nonostante tutto, continua a tenere un blog nel 2015. Lo so, penserete che è il solito evento autoreferenziale da sopravvissuti, ma in realtà sarà pieno di personaggi simpaticissimi, le fotografie sono molto belle (tra l'altro il 10% dei ricavati delle vendite andranno alla fondazione Europa Donna Italia) e la musica che metterò sarà ovviamente incantevole. Tutti al vernissage!

mercoledì 28 gennaio 2015

Wish we were

 Pinkshinyultrablast - Everything Else Matters

Una volta Simon Reynolds ha detto che la più grande debolezza dello shoegaze era la quasi totale atrofizzazione del ritmo. C'era questa immagine di gente che ciondolava a un concerto, ma era come se i corpi fossero quasi rimossi dalla percezione della musica. Anche se il punto in questione credo fosse una critica dell'approccio "da bianchi" al suono, e il tono anche un po' provocatorio, forse l'osservazione non è del tutto fuori luogo. Se l'elemento distintivo dello shoegaze resta quel muro di echi e riverberi edificato sulle chitarre, dove la musica sembra immergersi e dissolversi, per tutto il resto rimane sempre meno spazio. Anche il copioso revival dello shoegaze e le reunion degli ultimi anni, dai sovrani My Bloody Valentine in giù, mi pare non abbiano fatto molto per smentire questa opinione, senza radicali aggiornamenti.
Arriviamo così a questo Everything Else Matters, album di debutto dei Pinkshinyultrablast, band russa dal nome formidabile (preso in prestito da un disco del 2002 di un'altra band shoegaze americana, gli Astrobrite). Quello che mi ha colpito al primo ascolto è stato proprio il modo in cui le canzoni stanno letteralmente saltando per aria sotto gli strati di chitarre e synth. Come se la musica dei Pinkshinyultrablast non potesse rimanere ferma dentro un suono omologato e scappasse da tutte le parti. Sono quasi tutte veloci le canzoni di Everything Else Matters, o racchiudono scatti e propulsioni, anche quelle più malinconiche, e c'è un'inquietudine lacerante che le tiene in continuo stato di agitazione. La batteria corre mentre le chitarre stridono. Il contrasto tra la voce e le melodie iperluminose di Lyubov Soloveva (i cui paragoni con Elizabeth Fraser si sprecano) e il tumulto di quello che succede sotto di lei è senza dubbio uno dei principali punti di forza della band. A qualcosa del genere  tendevano anche gli Asobi Seksu, in anni recenti, ma mi pare che in questo disco ci siano un'asciuttezza e una determinazione diverse. Il quintetto di San Pietroburgo non è mai "svenevole" (altra parola che spesso torna in mente quando si tratta di parlare di shoegaze), pur restando del tutto fedele ai canoni del genere. In un'intervista di qualche mese fa ho ritrovato questa dichiarazione d'intenti: «we’ve always wanted to play pop music with an explosive character, that is, what we call it, “thunder pop”». E anche se questa etichetta è francamente terribile, credo che comunque serva a rendere l'idea: qualcosa di tempestoso, celestiale ma diretto e capace di scuoterti, legato a un ideale di pop perfetto, perseguito con rabbia e tenacia.

(mp3) Pinkshinyultrablast - Ravestar Supreme

martedì 27 gennaio 2015

"Non ho mai mollato ed ora anche volendo, è troppo tardi."

Oggi mi sono imbattuto in due interviste davvero belle a due "veterani" della scena indipendente italiana. Due persone provenienti da due mondi diversi, seppure vicini, e con percorsi diversi. Ma quello di cui parlano ha qualcosa in comune: racconta una dedizione e una passione che si fanno lavoro quotidiano, che soprattutto riescono a darsi un obiettivo non banale, non soltanto personale, e che alla fine diventano una vera e propria etica. Prendetevi un quarto d'ora per leggerle, ne vale la pena.

«Insieme ad Enrico de LeTormenta scrivevamo EP, classica fanza hc punk animalista e sxe, incentrata su quello che c'era in Italia. Abbiamo fatto 3 numeri tra il 1998 e il 2000. Il primo era interamente battuto a macchina da scrivere. Ho dei ricordi meravigliosi di quel periodo, andavo a casa di Enrico dopo la scuola e gli dettavo i miei pezzi scritti la mattina durante le lezioni, perché lui era più veloce a battere. Passavamo un sacco di tempo in copisteria a fotocopiare e poi sua madre ci assemblava le pagine con la macchina da cucire. EP era l'unica fanza cucita a filo, ne andavamo molto fieri.»
- Michele Camorani (Serimal / Havah / La Quiete / Raein...) intervistato da Marco Pasini su Forthekidsxxx



Ferruccio Quercetti - CUT / Ferro Solo
«I musicisti e le band di talento in questo paese ci sono sempre stati. E non è vero che qui non c'è una cultura rock: questa è una cazzata che sento troppo spesso. In Italia una cultura rock c'è eccome, solo che non è nazional-popolare e neppure accademica: è una cultura minoritaria, per carbonari. Non è una cultura di massa e neppure una cultura d'élite da far piovere dall'alto. Perché in questo paese funziona così: c'è la discarica culturale nazional popolare oppure la cultura "alta" da guardare con un certo timore [...]. Un fenomeno di cultura popolare stratificato come quello del rock and roll e delle sue derivazioni è incomprensibile da questo paese, o perlomeno non a livello di massa.»
- Ferruccio Quercetti (CUT!/ Ferro Solo) intervistato da Tony "Face" Baciocchi

Beaches Brew 2015


Beaches Brew 2015
sulla spiaggia, gratis!





















lunedì 26 gennaio 2015

Double negative

Love Of Diagrams - Double Negative

Oggi è l'Australia Day, e qui a polaroid ogni scusa è buona per festeggiare uno dei Paesi che nelle ultime stagioni mi ha regalato alcune tra le maggiori gioie musicali. Tra i dischi che attendo di più in questo inizio di 2015 c'è anche quello che segna il ritorno dei Love Of Diagrams. Forse qualcuno li ricorderà per l'album del 2007, Mosaic, pubblicato dalla statunitense Matador. Il prossimo Blast invece arriva tra qualche settimana su Bedroom Sucks ed è stato registrato insieme a Steve Albini all'Electrical Audio Studio di Chicago. Il risoluto singolo che lo anticipa, Double Negative sembra confermare il marchio di fabbrica del trio di Melbourne: un suono post-punk aggressivo e rigoroso, quasi severo, che sa comunque concedersi melodie, seppure come sempre piuttosto inquiete.

(mp3) Love Of Diagrams - Double Negative

Newglads live @ polaroid alla radio!

Newglads live at polaroid - Radio Città del Capo

Lunedì scorso sono venuti a trovarmi in radio i Newglads. La band bolognese sta portando in giro in questi mesi l'ultimo ep Navel Gaze e ci ha regalato un paio di versioni unplugged più un inedito che vedrà la luce in primavera. Matteo e Cristiano sono cresciuti a pane e Oasis, come raccontano loro stessi, e nella loro musica si avverte in maniera limpida tutto l'amore per il suono brit-pop più schietto. Qui trovate il podcast completo con la nostra chiacchierata, mentre qui sotto le canzoni dal vivo:

Newglads live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2015/01/19

How Long Will You Run For?
Wind Chimes
Do We Have Any Chance?


venerdì 23 gennaio 2015

Quella volta che io e Ivan Smagghe ci trovammo a banco a Parma


Questa sera, di colpo, i gradi di separazione tra me e la Boiler Room si ridurranno a uno. Per una serie di eventi imperscrutabili, probabilmente errori tecnici, omonimie e vari altri equivoci, finirò a mettere qualche disco in apertura a una serata che peraltro è formidabile. Prima ci saranno i concerti di Populous e dei nostri Welcome Back Sailors (autori di due fra i dischi di musica elettronica più apprezzati e chiacchierati dello scorso anno, in Italia e non solo), e a seguire il dj-set di Ivan Smagghe, veterano delle consolle di mezzo mondo, autore di mille remix e collaborazioni, da Andrew Weatherhall in giù.
Tutte le info sulla pagina facebook dell'evento curato da Solaris: ci si vede a banco!


Growing up is for trees!


Con questo laconico trailer pubblicato un paio d'ore fa sul loro sito, gli I'm From Barcelona annunciano per il 25 marzo il loro nuovo album, intitolato Growing Up Is For Trees. Il disco, il quinto in carriera, arriva dopo ben sei anni dall'ultimo Forever Today e segnerà il decimo anniversario per la nostra amata band svedese. Qui a polaroid cominciamo a mettere il vino in fresco per i brindisi.

Until you find your way back to me again

Darren Hanlon - When You Go

La malinconia della luce del pomeriggio sugli scatoloni con dentro tutte le tue cose. Non li sposterò. Aspetterò che tu riesca prima o poi a ritornare. E intanto mi faranno compagnia i libri che hai lasciato qui, e le canzoni che ho scritto per te. Il nuovo singolo di Darren Hanlon racchiude in poche immagini tutta la poesia che conosciamo bene nel cantautore australiano, capace di fulminante humour e delicatissime passioni, ma questa volta si avverte un'asciuttezza nuova nella scrittura, un calore più vivido nel suono che rende le sue parole ancora più dirette. Darren Hanlon sta per pubblicare il suo quinto album, Where Did You Come From?, sulla propria label Flippin’ Yeah Industries e intanto si possono ascoltare singolo e b-side qui.

(mp3) Darren Hanlon - When You Go

mercoledì 21 gennaio 2015

Write me a letter, fill my mind with doubt

Trust Fund

Appena sei mesi fa li vedevo suonare davanti a poche decine di persone, nella piccola chiesetta di legno all'Indietracks Festival, e oggi passano regolarmente su Stereogum, stanno per pubblicare un album per Turnstile e i loro adorabili video fanno il giro di tutte le webzine. I Trust Fund sono cresciuti in fretta e sono cresciuti parecchio bene, almeno a giudicare dalle prime anticipazioni del loro debutto No One's Coming For Us. Ellis Jones, da Bristol, è la mente dietro questo progetto, e la sua voce salta da melodie nervose a falsetti beffardi, mentre le chitarre passano di continuo da toni lievi e agrodolci a momenti più pieni, distorti e aggressivi, con una forma che a volte ricorda un certo stile alla Pixies / Weezer, e che personalmente mi ha fatto tornare in mente un mio vecchio pallino, gli svedesi Envelopes. Notoriamente io non ci prendo mai, ma i Trust Fund sembrano già una delle promesse di questo 2015.

(mp3) Trust Fund - Essay To Write
(mp3) Trust Fund - Cut Me Out

We will shred until we're dead

Best Friends - Shred Til You’re Dead (FatCat)

Ci sono band che sembra non crescano mai, e in fondo gli vuoi bene proprio per quello. Nel loro ultimo inno, i Best Friends proclamano che continueranno a distruggesri fino a non reggersi più in piedi, e del resto hanno sempre dato l'impressione di essere una gang insieme a cui fare festa deve essere un'esperienza piuttosto agitata. Eppure, dopo le precedenti e ottime uscite su Art Is Hard, il quartetto di Sheffield forse un po' cresciuto lo è, e ha annunciato di avere firmato per FatCat. Quella che presumo essere la prima anticipazione di un album per me abbastanza atteso è questo singolo Shred Til You're Dead, forse un poco più ripulito rispetto a certe uscite precedenti, ma che con quelle chitarre epiche e quei cori ebbri mantiene identica e inarrestabile la voglia di scatenare bolge.

(mp3) Best Friends - Shred Til You're Dead

I don't mind


“polaroid – un blog alla radio” – s14e14

Jens Lekman – Postcard #1
Jens Lekman – Postcard #2
Twerps – I Don’t Mind
The Decemberists – Cavalry Captain
of Montreal – Empyrean Abattoir
Communions – Love Stands Still
The Fireworks – On And On
The Go! Team – The Scene Between
Dick Diver – Waste The Aplhabet
Sonny & The Sunsets – Cheap Extensions

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Non c'è niente di twee (4)

Marc Spitz - Twee

[continua] Non mi sono dimenticato del saggio di Marc Spitz: è solo che i capitoli successivi, quelli dedicati a cercare le premesse e le radici del “movimento” Twee, dagli Anni Trenta agli Anni Ottanta, sono stati un po’ sconcertanti e, in fondo, anche meno interessanti. Se posso capire quali sono le motivazioni del citare Walt Disney e Il giovane Holden, mi sembra sia stato reso con minore evidenza perché creare implicite e complicate connessioni con la figura di Anna Frank, l’icona di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, Pinocchio, la Nouvelle Vague, la poetessa Silvya Plath e altri. Come se cultura fosse soltanto una grande dashboard di Tumblr, con i suoi santini da collezionare e impaginare per bene. Questa è la parte del libro che mi ha convinto di meno. Forse non c’era altro modo per “risalire alle origini” del Twee, ma se il risultato è questo mi domando quanto fosse necessario farlo.
Se un gusto si afferma e si diffonde, mi pare ovvio immaginare che il percorso delle idee sia stato lungo, a volte non visibile, e abbia impiegato decenni per affacciarsi tra varie forme di espressione. Forse tentare di portare alla luce in maniera così netta indizi e legami lontani riesce soltanto a mostrare come questi nodi siano fragili, inafferrabili slittamenti nel gusto e nell’opinione pubblica, che vanno in qualche modo lasciati su scala ridotta, senza sfruttarli come leve per pensieri di lunga gittata.
Discorso diverso invece quando Spitz torna sul terreno musicale, e infatti si avverte una specie di cesura tra le pagine in cui parla di libri, TV e cinema, e le pagine dedicate per esempio a Kinks, Beach Boys e Jonathan Richman. La nascita del personaggio “Jonathan Richman”, parallela alla parabola del punk e dei Settanta, nell’interpretazione di Spitz, si rivela un punto di contatto singolarissimo tra il Rock americano e la cultura inglese. Il modo in cui il cantautore newyorkese ha tramandato una parte della lezione dei Velvet Underground diventa decisivo anche per il successivo e pur già lontano post-punk.

lunedì 19 gennaio 2015

MAP - Music Alliance Pact #76

MAP - Music Alliance Pact

Eccoci a un nuovo appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
-  l'australiano AFXJIM, con il suo folk dentro cui si insinuano glitch e registrazioni ambientali, davvero magico;
- i portoghesi Imploding Stars, post-rock super classico alla God Is An Astronaut, dalla formula forse prevedibile, ma non per questo meno trascinante;
- i sud-coreani Kim Sawol X Kim Haewon, con un pop acusto suadente e molto elegante, tutto giocato sul sovrapporsi delle loro due voci;
- l'elettronica ambientale dei giapponesi X-Files, che battuta dopo battuta fa cambiare pelle alla canzone fino a trasformarla in una oscura e sinistra colonna sonora.

Gli italiani (anche se solo per metà) di questo mese sono i Peter Kernel, che hanno da poco dato alle stampe il loro nuovo album Thrill Addict, uscito per On The Camper Records.
Per quanto uno possa sapere cosa aspettarsi dalla band, ormai soltanto un duo, questo nuovo lavoro lascia davvero spiazzati. La costruzione di un suono spigoloso e al tempo stesso oscuro è a dir poco perfetta. Le dissonanze e i contrasti sono la chiave di lettura di queste canzoni, tra toni aspri e taglienti, da un lato, e ritmiche travolgenti, messe di continuo sottosopra da una quantità di percussioni, dall'altro. Post-punk che deve trasmettere un certo senso di angoscia e disagio, e ci riesce benissimo. 

(mp3) Peter Kernel - High Fever

Clicca qui sotto per leggere il resto della playlist del MAP di gennaio, con il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

sabato 10 gennaio 2015

Dieci anni dopo, più giovani

Le Man Avec Les Lunettes - photo by Lucio Pellacani

Sono già passati dieci anni? Non ci credo. Vi trovo benissimo! Ditemi la verità: esiste un quadro con il vostro ritratto, nascosto in qualche soffitta in Svezia, che invecchia al vostro posto! Come allegri Dorian Gray dell’indiepop, i Le Man Avec Les Lunettes festeggiano il decimo anniversario del loro singolo di debutto, Saturate It, Than Reverse! (sic), con una nuova versione in free download di una delle loro canzoni preferite di sempre: Aging Again.
Alessandro Paderno e Fabio Benni hanno coinvolto in questa speciale riedizione “10 Years Older” un po’ di amici che, nel corso degli anni, si sono aggiunti alla famiglia “con gli occhiali”: Daniela Savoldi al violoncello, Simone Gelmini alla batteria e Andrea Abeni degli Annie Hall alla chitarra. Inoltre, questa nuova Aging Again è stata mixata e masterizzata al Sudeststudio da Matilde Davoli (già Girl With The Gun e Studiodavoli). Passano gli anni, ma il suono smagliante della band bresciana, qui più beatlesiano che mai, non appare invecchiato di un solo giorno.



(photo by Lucio Pellacani)

martedì 6 gennaio 2015

polaroid blog guide to upcoming indiepop releases 2015 (in progress)

Records collection

Sono uno di quelli che compra ancora l'agendina di carta. Ci scrivo il calendario dei prossimi concerti qui in zona, quei due tre compleanni che ancora mi ricordo e le canzoni che voglio portare in radio ogni settimana. Data la quantità di dischi interessanti in arrivo nei prossimi mesi, credo che quest'anno dovrò aggiungere una sezione "nuove uscite da non dimenticare".
Di seguito trovate un elenco provvisorio e molto parziale delle prossime cose che non vedo l'ora di sentire. Di sicuro mi è sfuggita un sacco di roba bella (per esempio, che succede in Italia?). Se avete aggiunte o correzioni da suggerire segnalatele pure nei commenti o mandate una mail all'indirizzo in alto a destra. Grazie mille!

(foto: Wikimedia)

sabato 3 gennaio 2015

When you listen to this, it's 2015

Jens Lekman - Postcards 2015

Quel momento nel tempo del tutto arbitrario, azzardato e bizzarro, e che chiamiamo l'inizio del nuovo anno, è un momento a cui, come chiunque, ho dedicato più di un pensiero in questi trafelati giorni. Mi venivano in mente quei titoli tipo This Will Be Our Year, come cantavano gli Zombies, o Next Year Is Ours, del nostro His Clancyness. E cercavo le energie per mettermi avanti con i buoni propositi, un po’ come ci si mette in pari con i feed da leggere, rimasti indietro durante le vacanze di Natale.
Tra le tante cose, mi domandavo quale sarebbe stata la prima canzone a meritarsi il primo post di questo 2015 qui sul blog: a sorpresa, o forse no, è di Jens Lekman. La notizia stamattina è già un po’ dappertutto: il cantautore svedese ha annunciato che quest’anno, mentre sarà al lavoro sul nuovo album, condividerà una canzone nuova ogni settimana. Saranno brevi appunti in forma di musica, cartoline da quel particolare giorno “che potrebbero non avere più senso quando il disco sarà finito”.
"This song is a time machine, a bookmark in time", dice questa Postcard #1.
La motivazione è delle migliori: “I’ve been longing to share my thoughts and life with you a bit more”. Facciamo che diventerà un buon proposito anche da queste parti, più nobile dell’iscriversi in palestra e importante quanto decidersi a riscrivere il curriculum. Cercare almeno una volta alla settimana una parola, una tag, quella istantanea che serve per mettere nero su bianco chi sei.
“Then at the end of this year we can sit down you and me and listen through these 52 songs, and remember where we were and when we were there, who we kissed and who we missed. I’m looking forward to that”.


Jens Lekman - Postcard # 1