martedì 3 marzo 2015

The book of you, the book of me

Girls in Peacetime Want to Dance by Belle and Sebastian

Caro Stuart,
sarò sincero con te, dopo vent’anni sento di doverti dire tutto. Del resto, cos’altro resta da dirsi dopo vent’anni? Ho questo problema con il nuovo disco dei tuoi Belle and Sebastian, che pure si è guadagnato buone recensioni praticamente dappertutto. Mi sembra di conoscerti benissimo e al tempo stesso di non conoscerti più. Ci sono gesti che so a memoria, di una tenera familiarità, e ci sono costumi nuovi che mi lasciano sconcertato. Dopo tutto quello che c’è stato tra di noi, posso avere il diritto di dire che mi sento a disagio in questa musica? Fosse il disco di uno qualunque non ci farei caso. Ma tu sei tu, sei sempre stato tu. E anche se ultimamente eri sembrato più distante, perso dietro quella tua idea del film e di God Help The Girl, io ci tengo ancora, e mi importa di tutto quello che fai. E anche se per questo disco sembra che la tua nuova etichetta ti abbia fatto rilasciare più interviste che in tutto il resto della tua carriera, regalando a chiunque dettagli e confidenze senza risparmiarti, senza salvare un velo di mistero, io resto sempre qui ad ascoltarti.
D’accordo la catarsi e tutto il resto, ma sono anche vent’anni che in un modo o nell’altro racconti questa storia della Sindrome da Fatica Cronica, e ho ascoltato anche questa nuova Nobody’s Empire. Non è che solo per il fatto di essere "la più personale”, una canzone diventa automaticamente anche la migliore. Cosa stai cercando di dirmi quando canti: “We are out of practice, we’re out of sight / on the edge of nobody’s empire / If we live by books and we live by hope / does that make us targets for gunfire”? Stiamo parlando della malattia e della guarigione come una metafora, vero? E quale tipo di impegno politico dovrei leggerci dentro? E se non è solo impegno, ma in qualche modo si parla anche di fede, qual è il messaggio? Perché non ti seguo più? E perché anche la melodia mi sembra così stucchevole? Ed è solo la prima canzone dell'album!
In generale, Girls in Peacetime Want to Dance è stato presentato come il disco in cui i B&S sono diventati electro-pop perché le canzoni hanno i synth (cosa, d’altra parte, solo parzialmente vera). A me invece è sembrato, in buona parte, come un disco senza canzoni dei B&S, con i synth o meno. Il problema di Enter Sylvia Plath, tanto per fare un esempio, è più il fatto di essere una noiosa cover di terza mano degli Abba, che l’accozzaglia al galoppo di arrangiamenti fin troppo sgargianti che si porta appresso. Oppure, per restare sulle tracce più “disco”, prendi The Power Of Three: sembra una b-side di Sally Shapiro. E io, lo sai, adoro Sally Shapiro! Ma nonostante Sarah Martin sia perfettamente nella parte, la sua bella voce non potrà mai sembrare convincente quando canta alcune delle strofe peggio scritte di tutta la vostra discografia (oroscopi? muoversi nello spazio e nel tempo? Holmes e Watson?). E cosa ti è saltato in mente di piazzare quella specie di polka in mezzo a The Everlasting Muse? Volevi distogliere l’attenzione da qualcosa? A un certo punto cominciano pure a battere le mani ubriachi!
Non ti riconosco. O meglio, ti riconosco ma non capisco bene cosa stai facendo. Sei cambiato tu o sono cambiato io? Perché non mi sento più a casa qui? Ci sono un paio di momenti in cui torni a fare lo Stuart che tutti ricordano. Ever Had A Little Faith è di una delicatezza commovente (“you will flourish like a rose in June”) e potrebbe essere uscita da If You're Feeling Sinister. Ma sembra sperduta in fondo alla scaletta: devo pensare che tu stia soltanto cercando di accontentarci? Che sia un modo per tenerci buoni, indossando una vecchia maschera di abitudini che non ti interessano più? Siamo arrivati a questo, alla recita? E guarda cosa mi costringi a fare: considerare i tre minuti di divertissement che hai concesso a Stevie Jackson come una delle migliori canzoni dell'album. Non negarlo: l'amara satira di Perfect Couples gioca sofisticate citazioni tra Stereolab e Steely Dan con una spensieratezza che il resto di Girls in Peacetime si sogna!
Non ho mai avuto problemi con i repentini cambi di direzione che hai dato alla tua carriera e alla band (non è vero: li ho avuti, ma ti ho sempre seguito), però lasciami dire che questa volta non capisco dove stai andando. Stai cercando nuovi fan? Non ne potevi più del santino twee in cui, nonostante tutto, ti trovavi ancora relegato? Ci stai dicendo che dobbiamo crescere?
In Play For Today (che vede la partecipazione di Dee Dee delle Dum Dum Girls) racconti di sentirti "dentro una recita che parla di un ragazzo stanco e malinconico". E mentre la canzone procede ti accorgi che "life is a road / death is a myth / love is a fraud / it's misunderstood". Arriva una ragazza a spiegarti che "you're king inside your head" mentre un coro invoca perentorio "Author! Author! Author!". Ti convinci che "siamo tutti più belli quando siamo sullo schermo", e concludi (se questa può essere una conclusione) che "the backstage of your life / is filled with echoes of the ones you loved". Mi sembra un punto d'arrivo un po' debole e, soprattutto, espresso in un modo che non è proprio alla tua altezza. Ho troppe pretese?
Ma se ognuno deve andarsene per la propria strada, tanto vale farlo chiudendo con una strofa di The Book Of You, una canzone minore di questo disco che non sarà quello per cui sarai ricordato, una canzone più semplice ma che tutto sommato trovo più sentimentale e sento più vicina. Non la canti nemmeno tu.
Everyone's a thread
We're woven together
Read it in the tears and fraying edges
Read the book of you, the book of me
We're fading into memory
But something is left
A gesture, a phrase or a photograph,
The warp and weft.


(mp3) Belle and Sebastian - Ever Had A Little Faith

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