sabato 21 febbraio 2015

Non c'è niente di twee (5)

Marc Spitz - Twee

[continua] Non poteva mancare, ovviamente, un capitolo sulla Postcard Records, la gloriosa label scozzese che ci ha regalato Orange Juice, Josef K, Go-Betweens e Atzec Camera. Il racconto di Spitz è preciso e anche partecipe, e sottolinea bene come l'influenza della Postcard sull'indiepop serva a mettere in luce, una volta di più, la discendenza di questo genere dal post-punk. Mi piace anche che abbia un certo spazio la figura di Clare Grogan degli Altered Images, divisa tra musica e cinema. Quello che mi ha dato da pensare, in Twee, è che tutta la Postcard viene condensata in una manciata di pagine. Ovvio, il discorso qui va in un'altra direzione, ma dopo il bel saggio Simply Thrilled di Simon Goddard, dopo le analisi di Simon Reynolds in Post-Punk (che in originale, guarda caso, si intitola proprio Rip It Up And Start Again, come il ritornello del celebre singolo degli Orange Juice), e dopo i retroscena raccontati con abbondanza di particolari in How Soon Is Now? da Richard King, questo capitolo di Spitz finisce per sembrare un bignami abbastanza sbrigativo. Eppure, mi sono reso conto, può funzionare anche così. Capisci la posizione e la funzione che occupa questa "pedina" nella storia della musica, leggi lo sviluppo, passi oltre. Quanti, fra vent'anni, vorranno ancora conoscere i dettagli delle idiosincrasie di Alan Horne? Quanti faranno differenza tra una Peel Session di Falling And Laughing e la versione sette pollici? E se tutto quello che abbiamo meticolosamente distinto e catalogato (dopo averlo a lungo ascoltato e amato) poi servirà soltanto a essere riassunto in un bignami di poche pagine, che alla prossima ricognizione diventeranno qualche paragrafo al massimo, a cosa sarà servito? Ancora una volta: cosa e come si tramanda di questa musica? L'indiepop è un genere che ha sempre vissuto nel recupero continuo del passato, nella fedeltà ai modelli, nella puntigliosa selezione. Quello che fa un libro come Twee, e che non mi pare sia stato tentato in maniera così organica prima d'ora per la nostra musica, è una semplice opera di storicizzazione. C'è una tesi; Spitz la spalma lungo mezzo secolo; vediamo cosa entra e cosa resta fuori. D'accordo. Mi domando però se l'indiepop sia capace di reggere una semplificazione del genere. Più in generale, proprio per essere sempre stato così legato al proprio tempo e ai propri santi, può l'indiepop invecchiare senza scomparire?

(mp3) Orange Juice - Rip It Up

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