giovedì 26 febbraio 2015

Goodbye future, I'm done with you

Motorama - Poverty

Un paesaggio invernale e deserto, lontane terre a nord, lunghe strade che si perdono tra ghiacci e nebbia, vicoli vuoti in fondo a città di provincia, in mezzo a edifici di cemento nudo e alberi carichi di neve, indifferenti. Mi riesce difficile separare la musica dall'immaginario che i Motorama hanno meticolosamente costruito negli anni, tra fotografie, artwork di dischi e locandine di tour, oppure attraverso quelle interviste cortesi ma sempre, in qualche modo, distaccate. Quando ascolto le loro canzoni vedo subito i loro sguardi seri. Come se la musica che interpretano fosse alla fine soltanto un altro modo per esprimere una forma della loro insofferenza. Io trovo poi che non sia nemmeno necessario fare quella separazione: quando un gruppo ha un'idea così netta ed efficace della propria musica e di quello che la circonda, io voglio lasciarmi trascinare da tutto, fotografie analogiche e incomprensibile namedropping di band new-wave russe Anni Ottanta compresi.
La notizia è che i Motorama sono finalmente tornati con il loro terzo album, Poverty, e si tratta di una conferma ma anche di un passo avanti. Dopo i magnifici Alps e Calendar ti potevi chiedere dove sarebbe andata la band post-punk di Rostov-On-Don. La risposta è che i Motorama continuano a fare quello che sanno fare meglio: ovvero una musica dolente, inconsolabile e glaciale, ma al tempo stesso irrequieta, come se qualcosa di furibondo covasse sempre, appena sotto la tristezza. La differenza è che Poverty lascia l'impressione di giocare in maniera diversa con gli spazi e le atmosfere. Non si può certo dire che sia un disco "leggero", ma il maggiore utilizzo dei synth fa in qualche modo perdere di gravità al disco rispetto alle prove precedenti. Lo senti nei flauti ipnotici di Dispersed Energy, nell'organo appuntito di Impractical Advice, per culminare nella lancinante ossessività della conclusiva Write To Me. Per non parlare del singolo Heavy Wave, dall'aria quasi morbida e jangle pop. La voce di Vladislav Parshin continua a riecheggiare baritonale, e come al solito ricorda una specie di versione Manchester 1979 dei National più austeri. Ma stavolta la sua malinconia sembra tenuta a distanza, e non sai dire se è la rassegnazione che ha avuto la meglio.

(mp3) Motorama - Lottery

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