lunedì 9 febbraio 2015

Almost mine: intervista a Ferro Solo

Questa sera intorno alle sette, al Kinodromo di Via Pietralata 55, suonerà per la prima volta a Bologna Ferro Solo, ovvero il nuovo progetto solista di Ferruccio Quercetti dei CUT. Ho avuto già l’onore di avere Ferruccio ospite dal vivo in radio, e quindi quattro chiacchiere intorno a questa nuova avventura le potete trovare nel podcast. Però mi piaceva fissare anche qui, nero su bianco, alcune cose che mi sembrano importanti, anche al di là della musica, e così è nata questa intervista

Ferro  Solo

Come mai dopo una lunga carriera con i CUT, il cui marchio di fabbrica è un rock'n'roll energico, sanguigno e intensamente elettrico, hai sentito il desiderio di imbracciare la chitarra acustica? Sono due anime che hanno sempre convissuto dentro di te o è un gusto nuovo che stai maturando in questo periodo?
Queste canzoni sono nate in maniera del tutto privata, nella mia camera. L'unico strumento in buone condizioni che avevo a portata di mano era una chitarra acustica, peraltro non mia, ma di proprietà della mia ex coinquilina inglese. Ero e sono in una situazione personale così desolante che se avessi avuto un bazooka per emettere dei suoni lo avrei usato senza indugi. Per fortuna mia e dei miei vicini, a casa mia circolano per lo più strumenti musicali, dischi, libri, piatti da lavare e vestiti sporchi. E per fortuna dei miei bandmates dei CUT non potevo riversare tutto questo "privato disperato" nella musica della band. Anche se da sempre gran parte del mio vissuto finisce in quello che faccio con la band, nei testi dei CUT voglio e devo parlare anche di altro. Si tratta pur sempre un progetto collettivo, nel quale sono molto felice di essere vettore di una sensibilità comune di cui io sono solo una delle componenti. Con Ferro Solo invece ci stiamo addentrando in un territorio che non può essere esplorato da nessun altro, oltre a me stesso. È una cosa da fare in solitudine, appunto, o con il contributo di alcuni collaboratori.

Anche senza l'elettricità di un’intera band, le canzoni di Ferro Solo vibrano di un'urgenza punk percepibile: quando hai cambiato "campo di gioco" hai cambiato anche riferimenti musicali? Ci sono voci e scritture che Ferro Solo ha più a cuore di altre?
Io ascolto musica in maniera ossessiva e compulsiva da circa 30 anni e quindi lo spettro dei miei ascolti abbraccia ormai ambiti molto diversi. Ho sempre amato songwriters come Jonathan Richman, Billy Bragg o Gordon Gano dei Violent Femmes, tutta gente che dimostra come si possa essere punk anche suonando prevalentemente in acustico o con l’accompagnamento di una sola chitarra elettrica. Inoltre la passione per certa canzone americana tra folk, rock, outlaw country e pop e è sempre stata presente nella mia "ispirazione", se proprio vogliamo usare questo termine un po' altisonante: parlo di Lee Hazlewood, Fred Neil, Tim Hardin, Chris Kristofferson, Hank Williams, Johnny Cash, Waylon Jennings, Scott Walker e naturalmente Bob Dylan. Altri nomi tutelari sono Lou Reed e i Velvet Underground (a proposito di punk rock primigenio), Nick Cave, Nico, John Cale, Leonard Cohen, il Bowie di albums come Hunky Dory, Marc Bolan (sempre e comunque) e Nick Drake. Durante la mia adolescenza ho ascoltato fino alla morte i dischi di Robyn Hitchcock, Julian Cope, Paul Roland e, ovviamente, Syd Barrett: psichedelia o neo-psichedelia inglese dalle atmosfere molto intime, anche quando erano colorate di surrealismo e visionarietà. Tra i riferimenti più recenti ci sono gli Smog/Bill Callahan, Bonnie Prince Billy/Will Oldham o anche band come gli Auteurs di Luke Haines, i Vaselines di Eugene Kelly o i Felt di Lawrence. Gruppi come Go-Betweens e Triffids e il rock pop australiano degli anni '80 sono un altra delle mie passioni: la scrittura di gente come Robert Forster e Grant McLennan mi ha sempre affascinato e rapito. L'approccio accorato e l'abbandono emotivo di Husker Du e Replacements. I Byrds con i loro autori incredibili: Gene Clark, Gram Parsons, David Crosby. Poi c'è certo songrwriting rock and roll di personaggi come Johnny Thunders, Nikki Sudden, Rocky Erikson, di bands come Green on Red, Dream Syndicate, Mazzy Star, Jesus And Mary Chain e degli Stones di dischi come Between The Buttons o il famoso secondo lato di Exile on Main Street: un approccio picaresco e crudamente romantico a questo sound che ha sempre avuto un posto speciale nel mio "rock and roll heart". C'è il blues. Potrei andare avanti molto a lungo, credimi. Come vedi le suggestioni sono molteplici e per niente avulse da una certa tradizione rock and roll stradaiola: devo dire però che questa è solo una descrizione di alcuni miei ascolti. I brani di Ferro Solo sono nati così spontaneamente e visceralmente che non ho avuto modo di pensare ad altro se non a quello che dovevo dire o scrivere, con i mezzi che avevo a disposizione. Se ci sono delle influenze sono del tutto inconsapevoli e mi vengono suggerite da amici. Non si pensa a queste cose quando si scrive, si compone e basta: ovviamente il vissuto e gli ascolti più significativi non possono non farsi sentire, anche se inconsciamente.

Una delle canzoni più belle tra quelle che finora hai caricato sul tuo soundcloud, Almost Mine, ha questa presentazione: "In order to make sense of things happening in their lives some people would talk to a shrink. For your bad luck I'd rather talk to my guitar and share the dubious results with you”. Cioè canzoni acustiche come "rimedio" più immediato per qualcosa che senti il bisogno di esprimere in prima persona, più a nudo, soltanto chitarra e voce?
Victo Hugo diceva, più o meno, che la musica è quella cosa che serve a parlare di quello che non si può dire, ma che non può in alcun modo essere taciuto. Ecco, io mi sono trovato in una situazione che è perfettamente riassunta in questa definizione. Per una serie di motivi dovevo tenere chiuso dentro di me un dolore che è ancora lontano dall'essere solo un ricordo: per l'ennesima volta la musica mi è venuta in aiuto per affrontare un momento estremamente difficile. Dovevo assolutamente trovare il modo di raccontare questa storia, per non causare ulteriori danni a cose e persone e per non impazzire, possibilmente. Se non avessi scritto queste canzoni avrei fatto delle cose ancora più stupide di quelle che ho messo in atto nella realtà. Se non fosse per la musica sarei una persona molto peggiore di quella che sono: sarei molto più simile a quel tizio che ogni tanto fa capolino nei miei pezzi. E ti posso garantire che in ogni caso non sono proprio una bella persona e che di cazzate ne ho fatte tante comunque. Immagina cosa sarei stato in grado di combinare se non avessi avuto questa valvola di sfogo tutto sommato inoffensiva, se non per le orecchie di una manciata di malcapitati ascoltatori? Pensateci la prossima volta che vi viene voglia di invocare qualsiasi forma di censura.






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