sabato 29 novembre 2014

I haven't changed much but I'll never be the same

The Ocean Party - Soft Focus

Una premurosa pugnalata al cuore, affettuosa e inesorabile, mentre il buio arriva così presto e non vedo nulla oltre la pioggia. Gli Ocean Party non dovevano tornare con un disco così, non in questo momento. Il quarto album della band australiana racconta a meraviglia la maturazione della loro musica e riesce a fare male, malissimo. Si vorrebbe restare per sempre attaccati a quelle giovanili jangling guitars che una volta ci ricordavano qualcosa dell'inquietudine dei Pants Yell, mescolata all'indolenza dei Real Estate. Ma il nuovo Soft Focus non è quasi più niente di tutto questo. Voltare pagina. Suoni morbidissimi, che spesso sembrano rimandare a certo rock Anni Ottanta, e ricchi di arrangiamenti che includono synth e sassofoni. Non a caso la band dice di essersi ispirata più ad atmosfere Roxy Music epoca Brian Eno, e di avere come numi tutelari i connazionali Triffids (il cui Rob McComb compare tra i credits di questo nuovo lavoro). Soft Focus cattura un sentimento esausto. "I did all the ground work / Now they’re probably going to throw it away". La sensazione di essere rimasti inchiodati in qualche posto sbagliato (Still Stuck Out Here). C'è molta solitudine, e tutto quel romanticismo da persone sole. Titoli come Bed As A Grave oppure Deluded. Versi netti come "relief will never come, and I waited enough, so now the need is gone". E c'è la consueta gentilezza nel modo in cui gli Ocean Party sferzano tutti questi fendenti spietati. C'è grazia nelle voci e nelle melodie distese. Ti chiedi se bisogna abbandonarsi o restare aggrappati con tenacia a queste macerie. Provo a pensare che la risposta sia già nella traccia di apertura: "I went out. I thought what else could I do". Ma fa ancora male.

(mp3) The Ocean Party - Sharps And Taylors

venerdì 28 novembre 2014

I whish you knew how I feel for you

Pretty Sad - Pretty Sad EP - Shelflife

Lo so che l'indiepop vi sembra un po' la comunità Amish della musica indie, e questo non tanto perché sia una nicchia chiusa e immobile, quanto perché quello che riesce a filtrare all'interno diventa presto parte di un discorso che sembra da sempre molto conservatore. In realtà le origini dell'indiepop (basta vedere la storia della Sarah Records, per fare un esempio) hanno un carattere di rottura e rivoluzione forte quanto quello del punk. Solo che i mezzi scelti per esprimersi sono stati spesso sottovalutati o travisati, e in ultimo hanno finito per essere assimilati ad altro.
Così quando nel 2014 esce un piccolo e delizioso EP come il debutto dei Pretty Sad per la benemerita Shelflife Records, il primo pensiero è che potrebbe essere un disco del decennio scorso, o di quello prima, e suonerebbe esattamente allo stesso modo. Il trio, che si divide tra Danimarca e Gran Bretagna, prende la strada di un dream pop malinconico ma non sconsolato, grazie a melodie terse e chitarre scintillanti (qualcosa di Beach Fossils, qualcosa di New Order), e soprattutto grazie a una voce lieve che scende da una nuvola e che ricorda molto le prime cose dei Concretes. Purtroppo escono l'EP esce solo in digitale, sarebbe stato perfetto dentro uno di quei sette pollici, "come una volta".



Pretty Sad - Pretty Sad EP

giovedì 27 novembre 2014

"We, the creative class"


Un incipit da blog bulletto per questo post sarebbe: "non so se i Pomplamoose si rendono più ridicoli con la loro musica, il loro look o le cose che scrivono". Ma in effetti non conosco abbastanza il duo californiano per avere voglia di spendere troppo sarcasmo. Leggo su Wikipedia che le loro canzoni sono finite dentro spot della Toyota e della Hyundai, e i loro video hanno superato i cento milioni di visualizzazioni su youtube. Insomma, non sono proprio l'ultimo dei gruppetti da cantina. Ti aspetti che abbiano un minimo di consapevolezza circa il business e i propri mezzi.
Poi leggi questo pezzo intitolato "Pomplamoose 2014 Tour Profits (or Lack Thereof)" e ti cadono le braccia. Forse era meglio fare un po' il bulletto.
Pomplamoose just finished a 28-day tour. We played 24 shows in 23 cities around the United States. It was awesome [...] that’s $135,983 in total income for our tour. And we had $147,802 in expenses. We lost $11,819.

Non è che solo per il fatto di essere pubblicato su Medium un articolo diventa intelligente e brillante. Ho trovato abbastanza imbarazzante il modo in cui i Pomplamoose hanno scelto di elencare entrate e uscite dettagliate al centesimo per sostenere la loro tesi ("an attempt to shine light on a new paradigm for professional artistry"). Avrebbero potuto raccontare il loro barcamenarsi come band che sta cercando (pure con qualche successo) di galleggiare sopra la linea del totale anonimato facendosi qualche domanda in più. Davvero retribuisci sei persone quasi cinquantamila dollari per quattro settimane, dormi in una doppia al Best Western e ti chiedi come mai il tour non va in pari? "Neither of us had experience with financial modeling": e ce ne vantiamo con un lungo pezzo su internet scritto purché abbia i font belli larghi e i bottoni dei social. L'unico accenno nel testo a qualche forma di funzionamento concreto del mercato è l'esempio delle pubblicità su youtube: "people agree to run ads over their videos to make money from their content". Questo sì che è "marketing insegnato (d)ai musicisti"! (cit. Gluca).
"The 'creative class' is no longer emerging: it’s here, now": e questa suona davvero come una minaccia.

UPDATE: "You don’t have to lose money on tour" - una sensata replica su Noisey.


domenica 23 novembre 2014

Letting go has not really been something that I've been good at

Le Man Avec Les Lunettes - Summer Summer - video directed  by Erica Terenzi (Be Forest) and Lorenzo Musto

Non aggiornavo il blog da una settimana, ma in questi giorni sono uscite un po' di notizie di band italiane che mi stanno a cuore, e la domenica mattina è il momento giusto per un po' di recap.

- Con il consueto tempismo, a poche settimane dal Natale i Le Man Avec Les Lunettes hanno pubblicato un nuovo video per Summer Summer, canzone contenuta nel loro ultimo magnifico album Make It Happen. La versione del video però è leggermente diversa, dato che aggiunge la voce di Costanza Delle Rose dei Be Forest, e ascoltarla in un contesto così diverso per lei è proprio un piacere. Anche il video è speciale, perché è diretto da Erica Terenzi (sempre dei Be Forest) e Lorenzo Musto, che rendono bene l'aria malinconica ma leggera, quasi di sogno, della musica dei Lunettes.


- E a proposito dei Be Forest, il trio pesarese ha concluso proprio ieri il lungo tour americano che li ha portati in giro da una costa all'altra. Lo scorso 18 novembre sono stati anche ospiti della celebre stazione radiofonica di Seattle KEXP. Se siete curiosi di sentire cosa hanno combinato i nostri ragazzi dal vivo, potete riascoltare il Morning Show di John Richards sul player a questo link!

Be Forest live @ KEXP Seattle 2014/11/18


- Nuovo video anche per i Welcome Back Sailors, uscito in anteprima sulla webzine americana My Old Kentucky Blog. Best Friends è la nuova anticipazione da Tourismo, il secondo album del duo emiliano, in arrivo martedì su We Were Never Being Boring. Piroette e volteggi controluce, per una suono che da "semplicemente" elettronico è diventato sempre più sensuale e soul.


- Questa settimana è uscito anche Amore, il debutto sulla lunga distanza per i romani WOW. Pubblicato da 42 Records raccoglie dieci magnifiche canzoni (più una bonus track) che sembrano arrivare direttamente da un magnifico universo parallelo in bianco e nero, in cui gli Anni Sessanta italiani rappresentano una cultura dominante e certi arrangiamenti lussureggianti di archi non sono mai passati di moda. Una nuova voce interessantissima nel panorama nazionale.


- Fallo Dischi e To Lose La Track hanno unito le forze per pubblicare il nuovo sette pollici in split tra i bolognesi Action Dead Mouse e i napoletani L'Amo. Punk hardcore fatto col cuore, gridato e sanguinante, come serve a noi: "esigiamo passioni smodate". In attesa che arrivino i vinili, le due canzoni sono in free download via Bandcamp.

 split Action Dead Mouse​ / ​L'Amo

sabato 22 novembre 2014

MAP - Music Alliance Pact #74

MAP - Music Alliance Pact

Eccoci a un nuovo appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- l'indonesiano Barokka, con una electro-dub che non va certo per il sottile, ma che oltre la sua apparenza trash mostra sfumature oscure e ostili;
- The Dagger Complex, dal Perù, che confermano quanto sia universale l'eredità di suoni alla Echo & The Bunnymen e di certi Ottanta;
- lo scozzese Billy Jeffrey Jnr, con un folk caldo e tradizionale che piacerà ai fan di Iron & Wine e Bon Iver;
- Da Culkin Clan, che a quanto pare rappresentano il meglio dell'hip-hop equadoregno, e viaggiano su beat molto rilassati che mi prendono sempre bene;
- il maltese Fastidju, al secolo NIgel Baldacchino, con un post-rock che sembra partire da ambientazioni Sigur Rós e poi prende una piega più notturna e angosciosa molto efficace;
- lo scanzonato rock'n'roll a presa rapida dei portoricani Los Vigilantes.

Gli italiani di questo mese sono i Klam, quartetto toscano che ha da poco debuttato con l'album Bleak. Un disco di post-punk pervaso da atmosfere goth e nervose, spettrali e senza luce. Suoni cesellati con precisione (li immagino dividere un palco con i Soviet Soviet, per esempio) e titoli che non lasciano scampo. Potrebbe sembrare tutto già sentito ma il meccanismo mi pare funzioni a meraviglia perché i Klam riescono in qualche modo a preservare brandelli straziati di melodie. Sconsolate e intrise di melodramma, pur sempre melodie azzeccate e forti, capaci di restarti addosso. Un esordio molto promettente.

(mp3) Mess With The Best, Die In A Nuclear Test

Clicca qui sotto per leggere il resto della playlist del MAP di novembre, con il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

sabato 15 novembre 2014

OAK live @ polaroid!


Verso la fine dell'estate, il buon Scaglia (già My Awesome Mixtape e mille altre storie) mi aveva passato dei demo di alcuni règaz bolognesi, Matteo Fortuni e Gregorio Salce. Pop acustico da cameretta, con una bella scrittura e un notevole orecchio per le melodie. Li avevo ascoltati con parecchia curiosità, ma con i miei soliti ritardi ci avevo messo una vita a rispondergli. Quando sono tornato sul pezzo, erano diventati una vera e propria band, gli OAK, con l'aggiunta di Ilaria Ciampolini e Fabio Casacci, e le prime cose caricate su soundcloud mostravano progressi notevoli, inserendo anche spunti più elettronici. Con grande piacere, lunedì scorso li ho avuti finalmente ospiti in radio per una "polaroid session" tra birrette e abbracci. Qui trovate il podcast completo con la nostra chiacchierata, mentre qui sotto le canzoni che ci hanno regalato dal vivo:

OAK live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2014/11/10
Elephant And Castle
Not To Get Along
Robert John

Grazie a tutti!


giovedì 13 novembre 2014

Thirteen

Teenage Fanclub - Thirteen

Il disco del giorno da queste parti, per forza di cose, è Thirteen dei Teenage Fanclub: "polaroid - un blog alla radio" compie tredici anni, e non credo nemmeno sia una cosa che si fa più, festeggiare gli anniversari dei blog. Si festeggiano i dieci o i centomila follower, i traguardi dei like su facebook. Gli anni, perdonate il tremendo gioco di parole, sono proprio una roba del passato. Però questo compleanno me lo sono ricordato, mi è tornato in mente questo titolo e allora ho deciso di fare due cose: passare la mattina ascoltando i cari vecchi scozzesi (fanno sempre molto bene al cuore), e salutare la ricorrenza su queste pagine con un piccolo post che non interesserà a nessuno. Non ho preparato bilanci con slide e grafici, non ho profonde riflessioni su come sono cambiate le cose, o sul perché i blog siano ormai posti dove arrivi soltanto se trovi prima un link su qualche social network. Tutto questo non ha cambiato come amo la musica. Mi pare che anche la radio soffra di un problema analogo: se ho già tutte le canzoni del mondo da qualche altra parte, e se i podcast mi liberano da orari e calendari, che cos'è la diretta, almeno quella di un programma musicale? Che cosa rimane di quelle onde e frequenze che passano sopra la città? Cosa resta e cosa ha preso il posto di quelle sere steso sul letto ad ascoltare Suoni & Ultrasuoni o Radio Città 103, ad appuntarsi nomi e a registrare cassette? Il blog e la diretta del lunedì per me rimangono ancora la stessa cosa: un piccolo nastrone "dal vivo", acceso lì per farti compagnia, e una playlist personale di giorni come un racconto fatto di musica, dischi, concerti e link. Niente di eccezionale, ma l'archivio qui accanto si fa lungo, si allunga verso il basso come i trampoli di Proust, e per fortuna che i tempi cambiano, e vedo in giro un po' di "kids coming up from behind" parecchio attivi, con belle idee e migliori tagli di capelli. Dopo tutti questi anni, a me basta ancora che ci sia ancora quella voce che dice "Love to hear your song on the radio, on the radio".

(mp3) Teenage Fanclub - Radio

The party line

Belle and Sebastian – The Party Line

“polaroid – un blog alla radio” – s14e06

Failed Flowers – My Death
Sea Pink – Art Imitating Life
Twin Peaks – Making Breakfast
Tomorrows Tulips – Glued To You
Roya – A Sickness
Nothing – July The Fourth
Ought – Weather Song
Totally Mild – Take Today
Twerps – Conditional Report
Belle and Sebastian – The Party Line

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mercoledì 12 novembre 2014

Even though I lost my way, I found a friend

ANTHONY ATKINSON AND THE RUNNING MATES - Broken Folks (Lost & Lonesome Recording Co)

Benvenuto autunno, ti presento il disco che ti accompagnerà per questa stagione. Si intitola Broken Folks ed è la terza prova solista di Anthony Atkinson, accompagnato qui dai Running Mates. Atkinson era il frontman dei Mabels, storico gruppo di casa Candle, la defunta label australiana che ormai una ventina di anni fa ci regalò anche i Lucksmiths. A raccogliere parte dell'eredità di quella etichetta è stata poi la Lost & Lonesome di Mark Monnone che, per chi non lo ricordasse, dei Lucksmiths era il bassista. Il fatto che Broken Folks esca quindi per la Lost & Lonesome sembra quanto mai appropriato. Tra i credits del disco, insieme a membri dei Zebras e dei Mid-State Orange, figurano anche lo stesso Monnone e Marty Donald. Insomma, si respira proprio una bella aria di famiglia. Rispetto a tutti questi nomi, l'elegante folk pop di Atkinson ha un approccio più orchestrale, con arrangiamenti di archi e fiati, innesti di banjo e qualche chitarra slide che riescono a dare alla sua musica un tono luminoso, caldo, aggraziato anche quando tocca argomenti duri (il singolo The Lake, sul lento e penoso declino di una relazione, oppure Calm & Collected, con la sua travagliata storia famigliare). Anche i testi sono nitidi e precisi. Atkinson sceglie con cura ogni parola (non a caso l'album è accompagnato - con una certa autoironia - da un glossario), e riesce a raccontare tanto le sconfitte d'amore ("I’m on a mission to find the precise time we lost all reason"), quanto le insicurezze delle condizioni di lavoro oggi (la spietata giornata "di festa" di Labour Day), e anche gli impossibili sogni di fuga (Some Border Town). C'è molta malinconia dentro queste canzoni, ma la tristezza sembra tenuta a distanza ancora per un po'. C'è un cuore che nonostante tutto continua a pulsare, come nella clamorose It Radiates o nell'apertura di I Lost My Way, I Found A Friend, che giocano con un crescendo che mi fa tornare in mente certe cose di Magnetic Fields o Divine Comedy (oppure, volendo un riferimento più vicino, i più trascinanti Fanfarlo degli esordi). L'autunno è qui, ma quest'anno sembrerà un po' meno freddo.

(mp3) Anthony Atkinson & the Running Mates - I Lost My Way, I Found a Friend


Anthony Atkinson & the Running Mates — It Radiates

giovedì 6 novembre 2014

Stay glued to you


Non ci provo nemmeno a far finta che il mio giudizio su questo nuovo When non sia influenzato dal formidabile concerto dei Tomorrows Tulips visto un paio di settimane fa a Ravenna. Anche se il terzo album della band californiana restituisce solo in parte il mondo fatto di polvere, psichedelia, sole negli occhi e riverberi saturi che la loro musica può creare, dopo un live del genere non si può non essere team "eternally teenage" in maniera incondizionata. La situazione al Moog era ideale: la stanzetta stipata di gente entusiasta, stavamo addosso ai musicisti e agli strumenti, il suono sporchissimo e avvolgente, le diapositive acide da Factory che ricoprivano tutti e disegnavano contorni vaghi dai colori accesi. When mi sembra ora una semplice lista di belle canzoni, ma so che sopra un palco si trasformano nella distesa di una spiaggia. Tra l'altro dal vivo, i Tomorrows Tulips sono molto meno narcolettici e slacker di quanto ci si potrebbe aspettare. Il loro è un rock'n'roll che spesso ha un passo indolente, d'accordo, ma si conferma pieno di chitarre vibranti e "viziose", figlie di quelle di Lou Reed e dei Velvet Underground. Un rock spogliato di ogni pretesa di complicazione. Un rock che è pura materia prima, vedi i giri elementari di I Lay In My Bed o Plan It Peace, suonate senza ironia, con un piacere che verrebbe da dire limpido, primordiale. E live ci mettono un sacco di passione, questi surfisti prestati alla musica, per trascinarti con loro, per sedurti e avvinghiarti. Sanno accelerare e spingere, come nell'apertura di Baby che ricorda certi Teenage Fanclub, o in Papers By The TV, che si regge su un riff di tre note quasi da Beat Happening garage. Sanno anche parlarti con il cuore in mano, consapevoli del loro ruolo di outsider: "Trying hard to know my heart / with liquor and some drugs [...] Feeling down and out / is nothing to be proud or sad about" (Down Turned Self Pity - che rimanda ai TV Personalities). Ma è in momenti fiammeggianti e "lenti" come Glued To You, dove la voce è un sussurro all'orecchio che fa proposte oscene, o nella sussultante title track, dove la spirale della melodia viene sempre più sommersa dai feedback, oppure nei lunghi assoli che si concedono live, che i Tomorrow Tulips danno il meglio, con una sensualità naturale, traboccante e contagiosa.

 (mp3) Tomorrows Tulips - When

martedì 4 novembre 2014

Vinx goes to CMJ: photo gallery e birrette

Un paio di settimane fa mi aveva scritto Vinx, ovvero il fotografo e regista Roberto Vincitore, chiedendomi qualche dritta per il CMJ. Mi ero parecchio divertito a scartabellare il corposo calendario, incrociando locali e orari, e a mandargli poi una lunga serie di link e consigli. Pensavo di essere stato noiosissimo, e invece mi è tornata indietro questa bella cronaca per immagini, e oggi è un onore poter ospitare qui sul blog le sue foto (insieme all'adrenanilica mail che le accompagnava)!

A Place to Bury Strangers


Caro Polaroid Un Blog Alla Radio,
la musica al CMJ era tutta eccezionale e le performance, lasciami dire, genuine. Per quel che ne so io dello stato della musica, per me dovrebbero essere tutti passati in radio. Ti posso dire che mi sono divertito, che ho visto tutte le band contente di fare quello che fanno, che il pubblico era affettuoso e l'energia palpabile. Mi sono divertito. Anche a tornare nei camerini, scambiare due battute con i musicisti e poi fregargli un paio di birre dal frigo. A quest’ultima cosa ci tengo parecchio, checcazzo. Mi mancava da morire.
Sono stato trascinato a sentire i Literature, per fortuna. Loro sono quelli che mi sono garbati di più in assoluto: sobri, chitarroni ignoranti, si batte il piedino che è un piacere. Purtroppo ho sentito solo le ultime due canzoni. Non ne ho foto ma me la sono goduta.
Be Forest in formissima, grandi applausi. Ci siamo mangiati i calamari fritti insieme, bravi ragazzi.
Prince Rama tamarrissime, gasatissime, a piedi nudi. Premio The Bangles.
Nai Harvest è tutto una tirata, sporco e giovinastro hipster e con quel piglio strafottente che hanno quelli di Sheffield. è scappato che aveva un concerto a Boston ma una birretta l’avrei offerta volentieri a quell’asinone lì di Ben Thompson.
I Beach Day son giovani che fan roba per giovani. Lei è cospicuamente gnocca quindi le si è perdonato di esserci attorcigliata nei cavi come un cormorano.
September Girls presissime dalla parte. Una parte che un po’ anche basta per essere il 2015, ma suonata bene. Non male.
Sophie Hanlon è un’artista che non mi aspettavo inclusa al CMJ. Lontana dal roghenroa e qualsiasi ruvidità. Gran voce, splendido sorriso australiano, gran presenza on stage. Mi ha scritto ieri.
Il premio Ugola D’oro va ripartito equamente tra Flowers e Marissa Nadler. Di quest’ultima ne ho una sola foto perché mi sono talmente perso nella sua voce che mi son completamente dimenticato perché ero lì. Ho anche una certa.
PINS vincitrici di statura. Carichissime, sexy - soprattutto Lois Macdonald (@Propertyoflois) - e brave brave brave. Palco rotondo e luci della madonna, stranamente. Girls Like Us ha dentro la nuova Manchester. Il 5 Novembre suonano a Reykjavik, Iceland, facci na pensata.
Moon Duo ipnotici, fenomenali. A loro va il premio Porca Puttana Però per via delle luci. Hanno suonato completamente al buio, tutto il concerto. Figo (se non fosse il 2015 anche per loro) ma niente foto nemmeno per la stampa. Rimarrà sempre e solo nel mio cuoricino. Il premio è più per te.
A Place To Bury Strangers sono innegabilmente bravi ma non è il mio genere. Nulla da aggiungere.

Questi sono i miei due cents sulla musica, il resto è tutto nelle fotografie.
Le luci sono state un vero disastro. Solo rosse verdi e viola, soprattutto rosse. La morte della fotografia tutta.
Però c’è il sudore, la rabbia dei giovini e i pedalini.
È tutto lì. Come l’ho visto io.

Be Forest
Be Forest

I've got a strange feeling: I'm falling through a pink mist again

Rat Columns - Leaf

Col tempo ci si abitua a tutto, soprattutto alla ferocia del tempo. Si riesce a restare indifferenti agli schiaffi di certe madeleine che una volta ci avrebbero strappato lacrime, indifferenti ai fantasmi nelle vecchie case, alle nebbie dell'autunno dentro cui volevamo perderci, alle occasioni sprecate. Leaf, il nuovo album dei Rat Columns, è un disco di indie rock fatto di chitarre obsolete, non abbastanza alla moda per certi suoni contemporanei, e non abbastanza vintage per destare l'attenzione di altre nicchie. Forse è un problema dell'indie rock in generale, non saprei. Quello che so è che mi basta poco per vincere l'indifferenza e lasciarmi prendere da queste canzoni. Leaf è un disco capace di tenere assieme reminiscenze di Yo La Tengo (Pink Mist), Go-Betweens (Only Love Can Hurt You) e Clientele (Sixteen), passando per una trascinante new-wave (Another Day) e il versante più nervoso e acerbo dell'indiepop, à la Josef K / Orange Juice (Walking Back). La seconda parte della scaletta sembra in qualche modo perdere di intensità, ma io credo che funzioni anche in quel caso e mi piace, suona molto "veritiera", come un discorso importante che ti si sbriciola tra le mani mentre nello slancio cerchi le parole giuste, ma non per questo diminuisce la sua forza.
I Rat Columns sono un trio che si divide tra San Francisco e l'Australia, da dove proviene David West (già nei Total Control e nei Lace Courtain, da non confondere con i Lace Courtains, ex Harlem). Insieme alla batteria di Matt Bleyle e al basso di Jon Young, e con l'aiuto di un po' di amici (tra cui Kelley Stoltz che ha registrato l'album) ha realizzato un disco che sembra fatto apposta per cedere il passo al tempo e all'abitudine, e che invece racchiude una bellezza abbandonata che merita di essere raccolta.

(mp3) Rat Columns - Walking Back

lunedì 3 novembre 2014

You're looking better in my underwear


“polaroid – un blog alla radio” – s14e05
Grazie a La Donna di Prestigio!


Aphex Swift – We Are Never Ever Getting Girl_Boygether
The Proper Ornaments – Now I Understand
Broncho – Deena
The Growlers – Black Memories
Girlpool – Blah Blah Blah
The Ocean Party – Head Down
Leon Bridges – Better Man
Ex Hex – Waterfall

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