venerdì 29 agosto 2014

It feels good to lose

Lunchbox - Lunchbox Loves You (Jigsaw Records)

Il nome dei Lunchbox non lo sentivo da un pezzo. Mi richiama alla memoria un periodo a cavallo tra i Novanta e i Duemila in cui cominciavo a cercare indiepop in Rete, e scoprivo per caso i primi mp3 legali su Epitonic o la prima versione di Emusic. Era un'epoca pre-Pitchfork, di NME già ci si fidava poco e il criterio di votazione di Indiepages era l'unico che contava. I Lunchbox uscivano su etichette fighissime come la Magic Marker e la 555 Recordings dei Boyracer, quindi erano ok. Non sapevo niente di loro, però da quel che ricordo mi piaceva quel suono orientato a certi Sixties tipo Stereolab un po' più ruvidi e sbrigativi.
Intanto la band di Berkeley, California, si riduceva sostanzialmente a un progetto dei soli Tim Brown e Donna McKean, ma ammetto di essermi perso nel frattempo il loro periodo come Birds Of California. Quando mi è arrivato questo nuovo Lunchbox Loves You, che segna il ritorno alla denominazione originaria, ho provato una sincera fitta di nostalgia. Quanto sembra ingenuo oggi quel periodo di mezzo, in cui di certo altri puristi delle fanzine per posta e delle religiose collezioni di sette pollici già si lamentavano della decadenza dei tempi.
Ma è bastato far partire la prima traccia, l'appiccicosissima Everybody Knows, per levarsi dalla testa pensieri tanto noiosi. Qui c'è una sera di festa da American Graffiti, la radio della Cadillac non smette di suonare i Beach Boys, il jukebox scintilla, al ballo di fine anno l'intera orchestra di archi e fiati è in smoking, le ragazze battono le mani e i ragazzi si mettono in ginocchio per dichiarare il proprio amore. I Lunchbox mescolano melodie e rumore al punto giusto, sovrapponendo strati di chitarre acustiche ed elettriche, aggiungendo qualche tastiera retrò (è una specie di clavicordo quello che sento in Will You Be True?), e lasciando quel tocco Elephant 6 che pareggia il pieno d'estate, sorrisi e arcobaleni. Tom What's Wrong? e Die Trying sono in assoluto tra le cose migliori di sempre a firma Lunchbox. Grazie Jigsaw per averli riportati al presente. Un amore totalmente corrisposto.

(mp3) Lunchbox - Tom, What's Wrong?
(mp3) Lunchbox - Give A Little Love

lunedì 25 agosto 2014

If I should fall act as though it never happened


Sono uno di quelli a cui viene voglia di fare la foto all’ultimo tramonto sul mare, l’ultimo giorno delle vacanze. Anche se già so che non la guarderò mai: ciao. E poi nei discorsi la sera tardi, tardissimo, ancora seduti a cena, quel piacere quasi capriccioso nel confondere gli anni, i paesi, le strade: era la volta in cui andammo a Cadaques in macchina? Era dopo il festival in Svezia. L’ultimo inter-rail con il walkman. C’erano Leo, la Monica e quella tipa con i capelli lunghi. No, quella era la Sicilia, ascoltavamo i Grandaddy in tenda. L’estate banale, l’estate indimenticabile, l’estate delle mie e delle tue vacanze. La stagione del perdersi, dell’allungarsi pigri sul calendario, la sabbia calda contro la schiena, del parlare di surf rock senza aver mai saputo distinguere una tavola da un tavolino da salotto. La stagione dei mille nastroni per tutti i viaggi che dovevamo fare, e poi ascoltiamo sempre lo stesso disco. Quest’anno (ma lo dimenticherò subito dopo averlo scritto, e chissà con quale altro anno lo confonderò) qui è toccato agli Alvvays.
Una cosa che mi piace un sacco del debutto della band canadese è che a prima vista, un paio di mesi fa, sembrava un disco del tutto trascurabile. Innocuo indie rock contemporaneo, non troppo luccicante e balneare quanto basta, avrebbe detto una recensione frettolosa, canzonette buone per tornare a riciclare un’ultima gag su “Beasty Coasty”. Poi, ascolto dopo ascolto, chilometro dopo chilometro, la sensazione sempre più netta di affezionarsi. Era la malinconia della stagione che passava, c’era qualcosa che doveva durare per sempre e poi non è andata così, la conosci da una vita, un po’ come queste canzoni. C’è altro dopo l’implacabile doppietta di singoli in apertura, Adult Diversion ("How do I grow old with you?") e Archie, Marry Me ("Too late to go out and too young to stay in"). La voce da sirena stremata di Molly Rankin racconta con pacata competenza la nostalgia sbiadita dei riverberi ben noti (l’eccezionale Ones Who Love You), mentre le chitarre sanno giocare tanto agli Smiths da cameretta (Atop A Cake), quanto mostrare un lato più notturno e dolente (The Agency Group), duettando qui e là con synth discreti.
Sulle riviste hanno citato i R.E.M., hanno citato il C86 e i Magnetic Fields (ma che c'entrano? Al massimo qualche tono da Camera Obscura). Non esageriamo. Questo potrebbe essere un esordio incredibilmente promettente, oppure potrebbe essere un disco da confondere tra qualche mese nelle posizioni dopo la venti nelle classifiche di fine anno. Intanto questa era davvero l'estate. Era l'estate che ascoltavamo gli Alvvays e tu cantavi sempre "If I should fall act as though it never happened".

(mp3) Alvvays - Atop A Cake

martedì 5 agosto 2014

Il nastrone delle vacanze - Estate 2014

Il Nastrone Delle Vacanze - Estate 2014 - polaroid blogspot.com

In mezzo a questo nastrone, tra i languidi riflessi della pigra canzone degli australiani Lower Plenty, c'è una strofa che dice più o meno: "And I saw me way across the sea, I was not where I was supposed to be, I was on the beach, and I just go, I go away".
Poco prima, invece, i frenetici Radiator Hospital avevano il tono dell'incitazione: "Runnin’ down the stairs. You’re runnin’ out the door. Shout at all your friends runnin’ up the hill. Around your heart, a burning love. Feel the flame".
Ecco, quello che mi piaceva provare a fare con questa piccola compila delle vacanze era scattare una sola istantanea di due facce opposte che sento nell'estate: il bisogno di distanze, la sospensione, il perdersi, e allo stesso tempo la voglia di correre e di gettarsi, l'euforia, il desiderio di spingere al massimo il cuore.

01 - Alvvays - Atop A Cake
02 - Strange Babes - Holiday
03 - Radiator Hospital - Five & Dime
04 - Burnt Palms - Isolation
05 - She Said Destroy - Gummy Ruins
06 - Thee AHs - I Am Not Angry Anymore
07 - Saint Pepsi - Fiona Coyne
08 - Lower Plenty - On The Beach
09 - Melted Toys - Observations
10 - Adult Mom - Ode To One Night Stands
11 - Wax Witches - Headshave
12 - Habibi - I Got The Moves
13 - The She's - My Secret To Keep
14 - CEEFAX - Baby All That Went Away


lunedì 4 agosto 2014

"polaroid - un blog alla radio" - SPECIALE INDIETRACKS FESTIVAL 2014!

indietracks-festival-2014-by-lucio-pellacani

Pur non avendo programmato nessuna playlist (come al solito), e trovandomi a gestire un paio di ospiti di riguardo come Fabio Merighi (da Radio Città Fujiko) e il fotografo Lucio Pellacani (ringrazio entrambi) devo dire che lo special di quest'anno dedicato all’edizione 2014 dell’Indietracks Festival mi ha molto soddisfatto. Sì, suona un po' presuntuoso, ma tanto chi ci ascolta?
Seguirà poi anche un reportage scritto (che dovrebbe essere anche un po' più ordinato) a settembre, ma ne riparleremo. Nel frattempo, spero che vi divertiate con questa caotica trasmissione e che vi restituisca almeno in parte lo spirito di un piccolo festival bello e abbastanza unico come l'Indietracks.

Allo Darlin' - Darren
Spearmint - Julie Christie
The Chills - Molten Gold
Thee Ahs - I Am Not Angry Anymore
Dorotea - Here Comes That Feeling Again
Dorotea - My Guilty Conscience
(seconda parte)
The Yawns - Summers Wasted
The Yearning - If I Can't Have You
Joanna Gruesome - Sugarcrush
The Hobbes Fanclub - Your Doubting Heart
Mega Emotion - Brains
Trust Fund - Complicate
Martha - Sleeping Beauty
The Spook School - You Make It Sound So Easy
Tha Flatmates - Do The Angels Care


venerdì 1 agosto 2014

"It’s 2014 and we’re all forcing it"

FREE DEVIL’S HAIRCUTS: THE WANING ALLURE of FESTIVAL CULTURE

«It’s 2014 and we’re all forcing it. Pitchfork Music Festival is up-selling a lineup that might as well have been performed by holograms. We’re forcing our interest. Force a few illicits into the system and hope for illumination, only to hallucinate a magic eight ball that reads “outlook not good” on the jumbo screen between FKA Twigs debut album ads and reminders to get in line for free haircuts. Yes, free haircuts. Is Pitchfork the armed forces? We the stylishly homogenous army of one. Force your friend to fork over that extra VIP pass for a stowaway’s buffet of perks before last call. Force Neneh Cherry into the states for the first time in 22 years. Force Moroder as relevant, instead of distantly iconic. Force Donna Summer’s “Love To Love You Baby” into the lives of 20-somethings. (Note: My parents also attend an annual disco night at Centennial Terrace.) Force SZA on us, but offer no Blue Ribbon to accompany her PBR&B, only overpriced Goose Island. Beck, he’ll force himself as he always has. Forcing himself into our lives as only a man with one name can.
All it took during Beck’s headlining set was a “c’mon everybody” during opener “Devil’s Haircut” to scoff and seek the VIP area for as many free Goose Island beers and Jim Beam cocktails and cell battery juice in the Beats By Dre lounge as I could squeeze into the remaining hour.»

"Free Devil’s Haircuts: The Waning Allure Of Festival Culture" by Blake Gillespie / Impose Magazine

(mp3) Beck - Devil's Haircut (Groovy Sunday remix by Mike Simpson)