venerdì 27 giugno 2014

Non ti divertire troppo a Bologna

Non ti divertire troppo @ ONO Arte Contemporanea - Bologna

La vera piaga che affligge la nostra città, è un fatto risaputo, è il divertimento. Se non ti divertivi abbastanza non ci venivi a studiare. Se ti divertivi troppo non te ne andavi più. Come è finita è sotto gli occhi di tutti. In mezzo hai scoperto l'indie, i dischi importanti, i concerti, le radio alternative, e hai un armadio pieno di magliette che ormai ti stanno strette.
Questa sera, verso le sei e mezza, da ONO Arte Contemporanea in Via Santa Margherita 10 c'è la presentazione bolognese (finalmente!) di "Non ti divertire troppo", il libro collettivo pubblicato da Flying Kids Records e dedicato all'indie rock più classico.
La squadra messa assieme da Renato Angelo Taddei, il curatore del volume, è di quelle da All-Star Game: Marco Pecorari, Giacomo Sacchetti, Matteo Veggetti, Giacomo D'Attorre e Valerio Spisani. Io dovrei partecipare in qualità di moderatore, ma penso la butterò sui brindisi, fingendo soltanto di tentare di arginare la logorrea generale. Comunque si parlerà di musica bellissima, il libro è davvero figo, c'è anche il dj set e poi il consueto ottimo aperitivo di ONO. Ci si vede a banco!

(mp3) Sebadoh - Gimme Indie Rock

Only love can hurt you

Rat Columns

Vorrei una vita parallela solo per poter ascoltare tutto il tempo nuova musica australiana. Questi giorni, per esempio, sarebbero interamente dedicati all'amore a prima vista che mi ha travolto per Leaf, il secondo album dei Rat Columns. La band si divide tra Perth, in Australia, e San Francisco, dove il disco è stato registrato insieme a Kelley Stoltz. Una specie di distanza emotiva si avverte anche lungo queste undici tracce, jangling pop che riesce a ripetere ora l'impeto di certi Wedding Present, ora un desolato abbandono quasi shoegaze, ma senza muri del suono né troppi riverberi. Anzi, ogni cosa resta molto nitida, come un ricordo che ritorna fortissimo di qualcosa che manca e non credevi di conoscere così a fondo. C'è molto rammarico, c'è molta poesia, ma c'è anche qualcosa di più increspato, caparbio, che ti fa tornare sulle stesse note, sugli stessi ritmi a pugni chiusi.
Il disco esce per la sempre eccellente R.I.P. Records, ed è in streaming via Bandcamp.

giovedì 26 giugno 2014

Winter Dies In June live @ polaroid!

Winter Dies In June live @ polaroid! Radio Città del Capo

L'altra sera a polaroid alla radio, sulle frequenze di Radio Città del Capo, ho avuto il piacere di ospitare i Winter Dies In June. Con la scusa di presentare il loro ottimo debutto The Soft Century (già segnalato su queste pagine lo scorso marzo), abbiamo fatto quattro chiacchiere e molti più brindisi, riusciendo a citare in pochi secondi tanto i Pavement quanto Eric Hobsbawm e Fitzgerald.
Qui trovate il rumoroso podcast completo, mentre queste sono le canzoni che ci hanno regalato live unplugged:


Grazie ancora régaz!

mercoledì 25 giugno 2014

I got the moves

Habibi - Habibi (Burger Records)

Il disco di debutto delle Habibi è uscito già da qualche mese ma è ora, nelle settimane che seguono il solstizio d'estate, che comincerò a consumarlo per davvero. Voglio il sole allo zenit, voglio le chitarre che vibrano seguendo le onde blu all'orizzonte, voglio un ritmo grezzo e garage a scuotermi, ma voglio anche i cori più soavi, sensuali e Motown. Non è difficile immaginare piccole gemme sporche come Let Me In o Sweetest Talk fare da colonna sonora a un vecchio documentario sulla storia del surf. Non è difficile sognare una festa di notte sulla spiaggia in cui lasciarsi trascinare da un pezzo come I Got The Moves. Guarda caso, lo stesso video della canzone culmina in un formidabile party, dove ovviamente sono i nerd a conquistare le fanciulle e le danze finiscono per coinvolgere anche i vecchi matusa. Menzione d'onore per il clamoroso cameo del "professore cattivo" interpretato da Jonathan Toubin e per i tautologici panini della "Burger Records".
Proprio a casa Burger sono approdate queste quattro fanciulle scatenate, provenienti da Detroit e Puerto Rico e ora di base a Brooklyn. La label californiana ci sta ormai viziando con alcune delle voci femminili più divertenti del rock'n'roll da un po' di tempo in qua: Shannon & The Clams, Peach Kelly, Colleen Green, le Courtneys, le La Luz, giusto per fare qualche nome. Da parte loro, le Habibi mostrano di essere capaci anche di un lato romantico e sognante (She Comes Along) che sfiora a tratti ombre più cupe e introverse (Persepolis). Ma quando il sole torna a splendere forte, è il coro YE-YE! di I Got The Moves tutto quello di cui ho bisogno.

(mp3) Habibi - I Got The Moves

martedì 24 giugno 2014

Beautiful you

The Pains Of Being Pure At Heart - Days of Abandon

Vedere i Pains Of Being Pure At Heart in concerto la settimana scorsa sulla spiaggia dell'Hana-bi mi ha convinto di due cose: innanzitutto, il nuovo album Days of Abandon, da molti considerato il più debole della loro carriera, mi piace sempre di più. Il cambio di passo, che potremmo semplificare con un "disarmo" dei feedback (e di conseguenza un alleggerimento di tutti i chiaroscuri shoegaze, JMC, Black Tambourine eccetera) continua a sembrarmi un salto di qualità. Una maggiore aria lasciata filtrare nelle canzoni, proprio lì dove gli arrangiamenti sembrano più ponderati.
Secondo: dal vivo la band ha dato l'impressione di sapere meglio quali tasti toccare per caricare il proprio pubblico, e quindi le chitarre sono tornate a spingere e a graffiare come sempre. Rispetto però ad altre esibizioni della band di Brooklyn, più rumorose ma anche più caotiche, stavolta l'effetto è stato di maggiore ordine e consapevolezza. Ormai il repertorio permette a Kip Berman e soci di giocarsela in tutta tranquillità.
Lo stravolgimento della formazione (se ne sono andati tre quinti della band, tra cui la tastierista Peggy Wang), chissà se causa o conseguenza di questo cambio di direzione, sembra in fin dei conti aver fatto bene alla musica dei TPOBAH. Su disco le parti di voce femminili sono coperte da Jen Goma degli A Sunny Day in Glasgow, mentre dal vivo, approfittando dei Fear Of Men che li accompagnavano in questo tour, c'era Jessica Weis. Entrambe svolgono alla perfezione l'incarico assegnato.
E poi ci sono le belle canzoni di Days of Abandon: meno irruente del precedente Belong, un lavoro che sembrava cercare l'anello di congiunzione tra l'indiepop e un'enfasi alla Smashing Pumpkins. Il disco (così come il concerto) invece si apre con Art Smock, una traccia chitarra e voce (Berman da solo sul palco) che più nuda e diretta non potrebbe essere: "I was a mess but so were you, I should have guessed it was going to fall to pieces in my hands again". Anche quando la band lo raggiunge e parte subito spingendo al massimo (Until The Sun Explodes) il riferimento più vicino resta quello di Just Like Heaven dei Cure. In Kelly, invece, è evidente il tributo a This Charming Man. L'impressione generale è che i Pains oggi vogliano evitare il più possibile di saturare il suono come accadeva in passato. In Eurydice, dove il gioco delle due voci di Berman e Kelly funziona al meglio, sono poche note di synth a reggere la melodia. Beautiful You, con il suo tempo medio e i suoi arpeggi scanditi, e soprattutto il suo lasciare crescere il coro con pazienza, aggiungendo strato dopo strato arrangiamenti su arrangiamenti, senza per questo fare mai affondare la canzone, è a mio parere l'esempio più brillante e riuscito della scrittura di questi nuovi Pains. Ed è anche, non a caso, una delle canzoni in cui la poetica di Berman si concentra più nitida che mai: "Tell me that we're still so young / But you're wrong, so wrong / I felt forever in a day, and then I let it slip away".

(mp3) The Pains Of Being Pure At Heart - Beautiful You

(photo by TPOBPAH)

lunedì 23 giugno 2014

MAP - Music Alliance Pact #69

MAP - Music Alliance Pact

Eccoci a un nuovo appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Un botto di robe interessanti stavolta. Tra i nomi che mi hanno più incuriosito a questo giro:
- il portoghese Bullet, che fa quel tipo di pop sintetico che non ascolto mai (Florence & The Machine? Annie? Sky Ferreira?) ma che nella stagione estiva ha una sua ragione d'esistere;
- i portoricani Dead Hands, che mi fanno scoprire l'esistenza di Indie Martin, una compilation tributo a Ricky Martin messa assieme dalle indie band di Port Rico. Poi ci lamentiamo degli 883 qui da noi;
- l'estone Firejosé, che mescola beat frenetici, secchi e glaciali, con un elemento di soul ipnotico e un pulsante cuore drum'n'bass;
- ovviamente Franny & Zooey, già noti da queste parti, perché è magnifico vedere l'influenza di Talulah Gosh / Heavenly arrivare fino alla Repubblica Dominicana;
- il giapponese StillSound, con un sound gommoso e sensuale perfetto per una notte d'estate;
- il post-punk forse didascalico ma efficace e tirato degli energici messicani Montenegro;
- i danesi The Olympics, per quell'aria pomposa e tronfia che solo a Nord riescono a mettere in certo synth-pop.
- lo statunitense Bro. Stephen, per quel suo folk sospeso che mi ha ricordato lo svedese Loney Dear (e da quanto tempo non lo ascolto).

Yakamoto_Kotzuga - All These Things I Used To Have
L'italiano di questo mese è Yakamoto Kotzuga, che dietro un nome d'arte da estremo Oriente rivela un talentuoso producer di appena vent'anni. Giacomo Mazzuccato proviene da Venezia e dopo alcuni EP su Bad Panda debutta con questo singolo (arricchito dai remix di Machweo e Furtherset) sulla Tempesta International. Beat cosmici, bassi sornioni, un sample di voce soul lacerato, un riff di chitarra introverso e super nostalgico che ti aspetteresti dai nostri Brothers In Law oppure Be Forest, e invece qui deflagra in un ritmo vorticoso eppure incapace di scrollarsi di dosso la malinconia. Una selezione di elementi precisa e netta e una eccellente cura nell'assemblarli. Insomma, un gran bel lavoro e un'altra bella promessa della nostra scena.

Questa è la playlist del MAP di Giugno, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Yakamoto Kotzuga - All These Things I Used To Have

domenica 15 giugno 2014

Balearic Bassa

Balearic Bassa - Hell Yeah Recordings

Quel punto sulle mappe in cui la Bassa emiliana e un modo del tutto originale di interpretare i suoni balearici arrivano a incontrarsi, lì è dove troverete la Hell Yeah Recordings. Balearic Bassa è proprio il titolo della giornata di oggi, dedicata a selezioni musicali da mezzogiorno al tramonto, con contorno di ottima gastronomia (a cura di Zuni e Fooltribe). Tra i nomi in programma Crimea X, Tempelhof, Dj Hendrix, il padrone di casa Marco "Peedo" Gallerani e anche il sottoscritto (che per l'occasione si dovrà cimentare in una selezione di soli 45 giri). Ciliegina sulla torta, il tutto avrà luogo niente meno che al Barchessone Vecchio, ovvero quel posto un po' surreale dove ogni anno si compie il prodigio di Musica Nelle Valli.
Se volete saperne di più: l'evento facebook + un bell'approfondimento sul Balearic Gabba Sounsdystem con un sacco di fantastici streaming.
Ci si vede a banco!



Balearic Gabba Sound System - Music For Balearic Gabba Dreams (DJ MIX)

venerdì 13 giugno 2014

Familiar forms

Sesta edizione di Vacanze da Trame con la mostra 'Familiar forms' dedicata all'opera di Rhonda Turnbough

Oggi pomeriggio, verso le sei, alla Libreria Trame (Via Goito 3/c) comincia la sesta edizione di "Vacanze da trame" curata da Erica Preli. Questa volta la rassegna è dedicata all'artista statunitense Rhonda Turnbough e con il titolo Familiar Forms raccoglie una selezione di disegni con acquerelli, "raffigurazioni fluide di figure femminili in costante mutamento".
A inaugurare la mostra ci sarà anche il live delle She Said Destroy, che per l'occasione presentano il nuovo EP, Gummy Ruins, di cui gira da qualche giorno un teaser davvero carino.
Tutte le info qui, ci si vede in libreria!

giovedì 12 giugno 2014

All things will shine

HORRIBLE PRESENT – INTUITION

Nuova voce da aggiungere alla lista "amici che finiscono sulle pagine di Interview": Nicola Donà. Non l'avresti mai detto? Non l'hai conosciuto bene. I più attenti alle vicende indiepop di casa nostra ricorderanno Nic negli sgangherati ma spesso travolgenti Calorifer Is Very Hot, ormai svariati anni fa. Da un po' di tempo Nic, che intanto si è trasferito a New York, ha un progetto solista chiamato Horrible Present. Finalmente, dopo una quantità di singoli sparpagliati in Rete, misteriosi EP, foto sfuocate e concerti sui tetti di Brooklyn, è arrivato al primo album vero e proprio, Intuition. Il singolo che lo anticipa, Rare & Nocturnal ha un bellissimo video piuttosto sognante e surreale, realizzato da Samantha Casolari, che secondo me si adatta alla perfezione al suono di HP. Un suono che, come scrive Interview, "falls somewhere between classic doo-wop and loopy psychedelia". Horrible Present cita fra le proprie influenze le Shangri-Las, Sanford Clark e Syd Barrett. Io aggiungerei, più scontato, anche il nome dei Beach Boys, perché Nic si porta dentro sempre qualcosa dell'estate, anche quando racconta la notte, la perdita e la nebbia. Poi tutto viene rimescolato nella sua smemoratezza, e ti esce il momento elettronico che non ti aspetti, e subito dopo una ninnananna, una serenata, una corsa in macchina fino alla spiaggia. Intuition è l'intuizione come idea di essere sempre un attimo in anticipo sulla stessa idea. Il continuo precipitarsi in avanti delle canzoni di questo disco Nic lo spiega così: "I’m positive. Future is gonna be glorious. And repetitive. And trippy. And we will only drink mezcal. And we will always dream. It’s endless". Amen. E quando lo ascolto riesce davvero a farmi sentire così. All things will shine.





Horrible Present - Rare & Nocturnal

martedì 10 giugno 2014

Got to have it every day

Chain And The Gang

Doppio appuntamento imperdibile questa settimana in regione: due date per Chain And The Gang, l'ultima incarnazione musicale di Ian Svenonius (Make Up, Nation Of Ulysses, Weird War e svariati altri). Questa sera all'Hana-Bi, sulla spiaggia di Marina di Ravenna, e domani sera a Manitese, a Finale Emilia (MO), data organizzata da Fooltribe che a quanto pare include anche la cena con la band. Il carismatico rocker di Washington verrà a presentare l'ultimo Minimum Rock'N'Roll, un album che nelle intenzioni conterrebbe "fewer notes, fewer words, fewer beats", ma che al contrario fa di questo suonare spoglio e ridotto all'osso una forza dirompente. Basso sempre in primo piano, chitarre aspre, qualche organo soul e un ritmo incalzante di funk grasso. Ma soprattutto quella voce, capace di interpretare tanto il rauco predicatore visionario quanto l'amante impaziente a cui nessuno può dire di no. Gli argomenti sono un bel compendio della visione estetica e politica di Svenonius: dal singolo Devitalizeuna sfuriata contro la gentifricazione, alla satira anti-antifemminista di I'm a Choice (Not a Child), alla messa in ridicolo del consumismo di Everything Worth Getting Is Gone. Come ha scritto The Quietus, "there is a sense in which Minimum Rock'N'Roll - as in many of Svenonius' projects – is best (and most likely to be) read as a part of a whole; an artefact of a singular punk aesthetic which is continually evolving and redeploying itself". E tutto questo mentre non si smette un attimo di ballare. Un doppietta di live da non mancare davvero. Ci si vede a banco!

(mp3) Chain And The Gang - Never Been Properly Loved

lunedì 9 giugno 2014

Una bellissima festa fatta a mano

Tardivo ma appassionato report dell'Handmade Festival 2014

Handamde Festival 2014 - report

Un festival è come un treno. Ha una partenza, un arrivo, una tabella con gli orari, le band sui palchi come tanti vagoni. A mano a mano che il treno procede raccoglie sempre più gente, e a ogni fermata incontri qualcuno che conosci. Saluti, abbracci, si balla vicini, un’altra stazione. Un lungo, ritmato, a volte faticoso, quasi sempre divertente viaggio in treno in forma di musica. L’Handmade Festival 2014 per me è stato un po’ così: un grandioso e inarrestabile viaggio dal palco piccolo a quello grande, all'angolo Musica Nelle Valli, una sosta al bar per i rifornimenti e poi si riparte. E intanto la gente saliva, arrivava a frotte, con i plaid, i palloni, tanti passeggini, la perdevi sul prato, la ritrovavi davanti agli ampli. Dicono che alla fine fossimo quasi quattromila. Ma ci stavamo tutti, era una giornata splendida, il sole era alto e forte quando His Clancyness ha acceso i motori, e una moltitudine di stelle scintillava limpida quando i Massimo Volume hanno spento l’ultimo fischio delle loro chitarre. In mezzo c’è stato davvero di tutto, e quasi tutto mi ha regalato un sorriso. È stata, bisogna dirlo, soprattutto una magnifica festa e ci sono un sacco di belle polaroid che voglio ricordarmi qui.
Per primo, il set devastante dei californiani POW! a metà pomeriggio, roba da far sanguinare le orecchie: chitarra incandescente, un paio di vecchi synth analogici, un batterista di marmo incazzato che prima di cominciare si è arrotolato la manica sinistra, quella del braccio che picchiava il rullante, e come fosse un cecchino ha cominciato a pestare preciso e categorico. Non saprei dire se a quel livello di aggressività quella musica si definisca ancora garage rock, ma senza ombra di dubbio ci ha scorticato da capo a piedi. Loro sembravano tutti personaggi di qualche fumetto tipo Eightball, e la più adorabile era l'ossigenata tastierista Melissa Blue, fotografata da chiunque: doveva essere appena uscita da un video dei B-52s o forse da qualche b-movie Anni Cinquanta con il mostro di cartapesta in agguato.
Altrettanto adorabili, ma più che altro per il loro essere più naïf e cialtroni, sono stati i francesi La Femme. L'unico vero ritardo del treno Handmade è stato il loro interminabile ed enigmatico cambio palco, peraltro eseguito con una flemma clamorosa. Attacco questo cavo alla tastiera? Ma no, dai, mi accendo un'altra sigaretta sfregando un fiammifero sulla cintura, con un intenso sguardo parigino verso la notte. Poi finalmente hanno cominciato a suonare, e quell'eleganza, che su Psycho Tropical Berlin ci era sembrata rimandare a qualcosa degli Stereolab, dal vivo si è tramutata in un'allegra leggerezza Stereo Total. Ma alla fine le canzoni sono così divertenti, così "PlasticBertrandeggianti", e la maliziosa Clémence Quélennec ballava come una gatta con una tale grazia, che non si poteva non voler bene anche a loro.
La reunion dei My Awesome Mixtape è stata esattamente come ce la aspettavamo: sudata, ballata, cantata dall'inizio alla fine e soprattutto troppo, troppo breve. Una delle poche band a cui non posso dire di no quando chiede di battere le mani letteralmente ogni tre minuti. Entrati visibilmente nervosi, credo si siano lasciati poi convincere dai cori che hanno sentito arrivare dal pubblico sin dal primo pezzo e che sono poi esplosi, com'era prevedibile, sull'indimenticato PAM-PARAM-PAPPARAPPA-PAPAM. Quando Maolo ha mollato gli occhiali sulla tastiera per piegarsi sul ritornello di The Giant Squid è stato il segnale e hanno ingranato la quarta. Un paio di stage diving di Scaglia più tardi era già tutto finito. Abbracci e sorrisi e un filo di commozione. Menzione d'onore ad Andrea "Mancho" Mancin, che ha fatto il doppio turno, e si è ritrovato dietro la batteria sia nei MAM, sia nella formazione "allargata" di Machweo.
Proprio Machweo (che all'Handmade ho scoperto di avere sempre pronunciato nella maniera sbagliata) è stata una delle migliori sorprese di questa edizione. Lo conoscevo soltanto come ottimo (e giovanissimo!) produttore, ma con una band intorno l'impatto dal vivo è stato davvero di un altro livello. Oltre a Mancho (Giardini di Mirò), lo accompagnano infatti Andrea "Sollo" Sologni dei Gazebo Penguins e Daniele Rossi dei Threelakes. Balearico ma senza concedersi molto a derive più ambient, anzi spingendo di percussioni e bassi, ogni tanto lasciava esplodere una pura cassa dritta che era un piacere. Nettamente in crescita.
Cassa dritta ma con più soul per i torinesi DID. Avevo già visto cosa sanno fare dal vivo, ma nella maniera in cui rendono l'ultimo Bad Boys hanno quasi raggiunto la forma perfetta. Batteria che si sovrappone a drum machine, graffi di chitarra e tantissimo vocoder ed effetti pennellati lì per lì sulla voce. Il disco è uscito in inverno ma questo suono, soprattutto dal vivo, conferma di portarsi dentro una lunga estate. Set ideale per la conclusione del rovente pomeriggio.
Nel palco Musica Nelle Valli ho ritrovato sempre a livelli strepitosi Bob Corn. Non lo sentivo da un po' ed è sempre un piacere ritrovarlo insieme al suo bicchiere di lambrusco, la sua voce schietta, i suoi arpeggi sentimentali e le sue lunghe storie tra una canzone e l'altra. Insomma, tutto il suo folk punk che ci ha scaldato il cuore per anni. Ha suonato una delle mie preferite, che non faceva da un sacco di tempo, You're My Island, e già questo mi sarebbe bastato. Ma poi, come gran finale, ha mollato chitarra e microfono ed è venuto in mezzo a noi, seduti sull'erba, per improvvisare una cover di Zoo di Setti braccia al cielo: commovente.
I Chow forse non li amerò (ancora) quanto i vecchi Tunas, ma bisogna riconoscere che Frabbo e compagni dimostrano sempre di sapere cosa vuol dire fare del Rock con la R maiuscola. Che sia garage, che vada verso la psichedelia, oppure verso qualcosa di più hard rock, come mi pare intenda fare questo nuovo progetto, non si può restare indifferenti (né fermi) davanti a un loro concerto. La cover degli Hüsker Dü sul finale è stata la ciliegina di un set a dir poco poderoso.
E per chiudere una nota in pieno conflitto d'interessi, ma che ci tengo comunque a fare. Se dico che mi è piaciuto il live dei Joyce In Pola immagino di non sorprendere nessuno, dato che escono pure per We Were Never Being Boring. Ma concerto dopo concerto, mi piace questo loro scrollarsi di dosso ogni residuo di indiepop più prevedibile, e di puntare a un suono kiwi in qualche modo più robusto, assolato, colonna sonora per surfisti romantici. Le armonie vocali restano il loro marchio di fabbrica ma a Guastalla le chitarre hanno preso il sopravvento. Se le prossime uscite saranno tutte all'altezza dell'inedita Beauty Out Of Sorrow, presentata in anteprima in chiusura di scaletta, non vedo l'ora di ascoltare dove andranno nel prossimo futuro i Joyce In Pola.

Complimenti a tutti i régaz dell'organizzazione: l'Handmade 2014 ha mostrato ancora una volta come si mette "festa" dentro "festival". Hanno tenuto fede al "fatto a mano" della denominazione, pensando a cosa ci piacerebbe nella nostra festa ideale, e l'Handmande si è confermato un posto dove si sta davvero bene, ascoltando un sacco della nostra musica preferita.

French exit

TV Girl - French Exit

A volte il tempismo è tutto. Per esempio, proprio nel fine settimana in cui la temperatura sale drammaticamente, in cui bisogna arrendersi all'evidenza che un'altra estate è qui, e che la serie di pomeriggi pigri in cui saremo a languire lontano da qualunque spiaggia si stende infinita davanti a noi, è arrivato il nuovo disco dei TV Girl.
Dopo vari singoli ed EP (anzi, "mixtape"), il trio californiano arriva finalmente all'album di debutto, e grazie al cielo - ne avevamo bisogno - suona esattamente come ce lo aspettavamo. Ovvero come se gli Avalanches fossero stati trasportati indietro nel tempo, da qualche parte negli Anni Sessanta, e avessero cominciato a giocare con i mangiadischi, uno studio di musicisti R'n'B e coriste in abito da sera. Dodici canzoni che sanno di vacanze, una ragazza lontana, riflessi in fondo all'acqua azzurra, la voglia di ballare sopra ai rimpianti. Loro lo presentano come un lavoro "about lost lust, too much love and not enough".
French Exit è in free download su bandcamp, ma se volete supportare i TV Girl esce anche in vinile. Vi aiuterà a far sembrare l'aria condizionata dell'ufficio una dolce brezza che arriva dall'Oceano.



TV Girl - Birds Dont Sing



TV Girl - Pantyhose

mercoledì 4 giugno 2014

Beach rats: The Growlers in concerto a Ferrara!

The Growlers

L'altro giorno Brooke Nielsen, il cantante dei Growlers, si è rotto una caviglia facendo stage diving durante il concerto dei Black Lips al Primavera Festival. I Growlers erano lì per una tappa del loro tour europeo, cioè quello che in teoria sarebbe il loro lavoro. Nel resto delle foto su facebook o instagram non è così frequente vederli in piedi sulle proprie gambe. Diciamo che sono ragazzi che sanno come fare festa, tanto che hanno organizzato un loro evento annuale, il Beach Goth Party a Santa Ana, con alcune delle migliori band in circolazione e un livello di sciabolamento fuori del comune. I report dei loro live di solito hanno toni del tipo "sound like screaming zombie corpses in the wings, with an air of The Monkees about it, of course", mentre la recensione di un loro concerto a Los Angeles si apriva con la seguente frase: "Nielsen started off the night by telling the crowd what drugs everyone was on". Insomma, questi scoppiati californiani sembrano incarnare alla perfezione, nei loro dischi e non solo, quell'idea di rock'n'roll sfrenato e votato all'eccesso che uno potrebbe aspettarsi ormai appartenere al passato. E questa sera arriveranno proprio a Ferrara per una DATA UNICA IN ITALIA, al Chiostro di San Paolo DA ZUNI, per la rassegna Outdoor curata da Zuni. L'evento per me è abbastanza imperdibile: non ho idea se la scaletta pescherà dal fenomenale e torbidissimo Hung At Heart, uscito poco più di un anno fa, o se dal più recente Gilded Pleasure, in qualche modo più tormentato (e come se non bastasse i ragazzi sono già all'opera per il prossimo lavoro!). Quello che è certo è che ci aspetta una serata di garage rock talmente sgangherato e travolgente che con molta probabilità torneremo tutti a casa in surf. Prima e dopo il live avrò l'onore di mettere un po' di dischi insieme a France, storico resident di bei posti come la Piola e il Renfe. Ci si vede a banco!

(mp3) The Growlers - Someday