lunedì 31 marzo 2014

Bad Family

Bad Family

Non smetterei mai di perdermi lungo le mille ramificazioni della scena indiepop australiana. Riesci sempre a trovare delle vere perle in mezzo a band che non hai mai sentito nominare e che tipo su facebook hanno una manciata di like. I Bad Family di Melbourne, per esempio: a vederli nelle foto sembrano un po', come dire, danneggiati. E invece fai partire il loro singolo Kate & Tony e ti basta un istante per realizzare che quelle jangling guitars e quei riverberi sono a dir poco celestiali. Suoni che potremmo accostare a quelli dei loro amici Twerps, Dick Diver e Stevens, con cui condividono palchi, giusto per citare qualche altra band down-under, ma con sfumature che sembrano più nervose. Una canzone forse è poco per lasciarsi già travolgere così, ma le premesse sono ottime, e il video in super bassa fedeltà VHS non fa che incuriosirmi ancora di più. Un album (self-released?) verrà presentato il 4 di aprile, chissà se arriverà mai da queste parti.

(mp3) Bad Family - Kate & Tony


venerdì 28 marzo 2014

Il ritorno dei barbari

Massimo Volume

Questa sera si torna al Locomotiv Club di Bologna (Via Serlio 25/2) per una nuovo appuntamento della rassegna Murato!
Ospiti davvero eccezionali i Massimo Volume che presentano il loro ultimo poderoso album Aspettando i barbari, uno dei migliori dischi dell'anno scorso.
In apertura il live dei BeMyDelay, e a seguire avrò il piacere di mettere due dischi insieme a Federico "La Belle Epop" Pirozzi (Thermos del giovedì su Radio Città del Capo).
Ci si vede a banco!

Advance upon the real

Perfect Pussy - Say Ys To Love

A proposito di femminismo e scrittura intorno alla musica (vedi post qui sotto), consiglio la lettura di Perfect Pussy and the Corporate Media: Has Punk Been Co-Opted? scritto da Beth Tolmach su Adhoc un paio di giorni fa:
In this effort to look at the critical response to Perfect Pussy's album, it feels dishonest to discuss specific observations about the writing without connecting these observations to larger ideas about how underground culture is now represented in mass media. Perfect Pussy may be the latest band to seem to incarnate the trope of the punk band as heroic underdog, but that trope has been around for a while, and can mean very different things depending on the cultural climate in which it is invoked. Saying that Perfect Pussy are punk rock heroes means something very different today from what it meant twenty years ago.
[...]
The danger is not in the existence of music criticism itself, but in the emulation of critical insight, a kind of writing that claims a certain open-mindedness while also bolstering dominant ideologies.

There are communists in the summer house

Tacocat - NVM

Mentre la critica musicale dotta sta sdottorando da mesi sulla valenza femminista di Beyoncé Knowles, Angel Olsen o delle Perfect Pussy, ho deciso che le mie "ragazze che dovrebbero darsi una calmata" (cit.) preferite di questo inizio 2014 sono altre e si chiamano Tacocat. Nome fichissimo, oltretutto, che schiaffa assieme due meme dell'internet più nobile come il taco messicano e i gattini e ne tira fuori pure un palindromo!
Quartetto proveniente da Seattle, dotato sia di chitarracce power-pop che profumano di surf e spingono la nostalgia per i Novanta oltre il livello di guardia, sia di consapevolezza non comune del proprio ruolo di donne che fanno musica, hanno deciso di farsi conoscere un paio di mesi fa con un divertentissimo singolo che parla di tipici fastidi da mestruazioni e si intitola eloquentemente Crimson Wave.
Ok, se erano alla ricerca di attenzione hanno centrato il bersaglio, anche perché il resto dell'album si è poi rivelato all'altezza delle aspettative. NVM (da una preistorica abbreviazione di Nevermind) infila tredici canzoni in meno di mezz'ora e fa tutto quello che dovrebbe fare un disco di punk pop pieno di humour: raccontare cose di tutti i giorni facendoti sorridere con intelligenza, e sparando coloratissime melodie bubblegum senza tregua. Surfin' away today!

(mp3) Snow Day
(mp3) Bridge To Hawaii
(mp3) Crimson Wave

mercoledì 26 marzo 2014

Tris di remix tricolore

Remix validi di indie band italiane non ne girano molti, ma negli ultimi giorni mi è capitato di trovarne alcuni che meritano senza dubbio una segnalazione:

=
I nostri amati Be Forest hanno raccolto consensi praticamente unanimi per il loro secondo album Earthbeat. La ciliegina sulla torta è la rielaborazione del singolone Colours ad opera di Peekaboo, ovvero lo stesso Lorenzo Badioli, già ai synth nella band pesarese. Un rework che alza i bmp e irrobustisce la parte ritmica senza perdere la fantastica ed eterea melodia dell'orginale.
(mp3) Be Forest - Colours (Peekaboo rework)


I CHAMBERS hanno da poco pubblicato il loro nuovo album su To Lose La Track, Colpi Scapoli. Si tratta di una raccolta di cose diverse (pezzi pubblicati in split con Death Of Anna Karina, cover di P.I.L. e Laghetto...), uscite più o meno di recente per il supergruppo post-hardcore. La trovate in cassetta, cd e free download qui. Proprio in fondo alla scaletta c'è questo bel "Voodoo Remix" di Le facce uguali di due medaglie diverse ad opera di FOSU, che leva tutta l'elettricità delle chitarre e rimbomba tribale e sinistro:
(mp3) Chambers - Le facce uguali di due medaglie diverse (FOSU Voodoo Remix)


Winter Dies In June
Dell'eccellente debutto dei Winter Dies In June, The Soft Century, avevo parlato giusto qualche giorno fa, per il MAP di marzo. Ora uno dei momenti migliori dell'album, Graduation Song, nelle mani di Let Me Disco diventa un pezzo ballabilissimo alla Cut Copy con un tocco di malinconia Phoenix:
(mp3) Winter Dies In June - Graduation Song (Let Me Disco Remix)


Bonus track:



Nuovo singolo per Giorgio Spedicato, meglio noto come Machweo, produttore elettronico giovane ma che ha già saputo dimostrare il proprio talento. A questa sinuosa Tramonto pubblicata da Bad Panda hanno collaborato Andrea "Sollo" Sologni dei Gazebo Penguins, Daniele Rossi dei Threelakes e Andrea "Mancho" Mancin (Giardini Di Mirò / Quakers & Mormons), insomma una bella balotta non esattamente da "club". Dopo una prima parte tutta di bassi e percussioni, l'innesto degli archi a 1'50'' mi fa venire in mente, al contrario, le "prime luci del'alba" e a proposito di remix, io spero arrivi quello chill ambient da after-hours.


Bonus video:


Bologna (insieme alla sua Romagna) mai così fotogenica come nel video di Nothing To Me, traccia che anticipa il nuovo album di Lorenzo Nada aka Godblesscomputers. Si intitolerà Veleno e uscirà per le etichette Fresh Yo! Label e White Forest il prossimo 4 aprile.

Under the influence

Top 100 Influential Music Blogs

La posto anche qui, prima che su a Londra si accorgano di avere commesso qualche imbarazzante errore e mi tolgano di mezzo: una ricerca condotta da The Style of Sound ha inserito il qui presente polaroid tra i "Top 100 Influential Music Blogs". La cosa mi sembra un filo esagerata, ma è inutile nascondere che dare una lucidata alla propria autostima ogni tanto fa piacere. Presto, cinquantatré giri a banco!

(mp3) Chemical Brothers - Under The Influence (Mix 2)

martedì 25 marzo 2014

I've gotten bored of all the things I once adored

 Let's Wrestle - Let's Wrestle (Fortuna POP!)

A volte la vita ti porta a voler dare indietro i tuoi Hüsker Dü in cambio dei Kinks. E io ti capisco. Puoi chiamarla maturità, puoi chiamarlo tirare i remi in barca, ma io ti capisco, e se hai comunque la tua storia da raccontare saprai farti ascoltare. Sembra essere andata un po' così ai Let's Wrestle, arrivati al traguardo del terzo album (con la terza diversa etichetta), intitolato semplicemente come loro. Un disco confortante che, con molta probabilità, non gli farà conquistare nuovi fan ma che lascia un bel sorriso addosso ai vecchi affezionati come il sottoscritto.
Dopo un debutto dirompente, e un secondo disco prodotto da Steve Albini che forse li aveva portati troppo lontano da dove volevano stare, la prima anticipazione di questo Let's Wrestle, era stata il singolo Codeine & Marshmellow e aveva fatto pensare a uno stravolgimento radicale della cifra stilistica, con l'aggiunta di arrangiamenti di archi e con una sostanziale ripulita dei suoni delle chitarre. In realtà, il resto del disco non prosegue del tutto su questa linea, ma è comunque percepibile un cambio di pelle. La scrittura di Wesley Patrick Gonzalez continua a dare voce a un personaggio disgraziato e sperduto, un punk marginale che non riesce a trovare il proprio posto al mondo, ma è come se la rabbia sgangherata e beffarda delle origini avesse trovato modi più organizzati per esprimersi. Una ballata classica e limpida come Don't Want To Know Your Name sarebbe stata impensabile per i Let's Wrestle di qualche anno fa.
Oltre agli archi, il disco si avvale anche della voce di Roxanne Clifford dei Veronica Falls, di Max Bloom degli Yuck alla tromba e di qualche chitarra di Darren Hayman, mentre Max Claps dei Proper Ornaments è ora stabilmente in formazione. La produzione è affidata all'ex Test Icicles Rory Atwell, già al lavoro con Vaccines e Male Bonding, e il risultato è quanto di più "adulto" i Let's Wrestle ci abbiano mai regalato. Certo, fino a quando non leggi i testi di piccoli capolavori surreali come I Am Fond Of You oppure Always A Friend e realizzi che l'idea di età adulta dei Let's Wrestle non è proprio come te l'aspettavi. Ma in fondo li ami proprio per questo.

(mp3) Let's Wrestle - Rain Ruins Revolution

domenica 23 marzo 2014

Waves and waves and waves

Playlounge - Pilot

Avevo messo i Playlounge dentro un nastrone estivo un paio d'anni fa e da allora notavo periodicamente il loro nome spuntare tra le news: uno split con i Joanna Gruesome qui, un tour con i Pinact là, un tweet di supporto da gente tipo Los Campesinos e una segnalazione speciale da Pitchfork. Insomma, il duo di Brighton (che ora fa base a Londra) pare davvero abbastanza lanciato. Ora stanno finalmente per debuttare sulla lunga distanza con un album intitolato Pilot in uscita su Dog Knights e le prime anticipazioni sono di quelle che non lasciano tregua.
Saam Watkins, batteria e voce, e Laurie Foster, alla chitarra, definiscono il proprio suono noise-pop, ma in alcuni momenti io direi che è quasi riduttivo. Se vi piace il frastuono super-fuzz di gente come Japandroids, No Age e PAWS, i Playlounge sapranno darvi una bella spettinata.

(mp3) Playlounge - Zero
(mp3) Playlounge - Waves And Waves And Waves

Always a friend

Frankie Cosmos

“polaroid – un blog alla radio” – s13e21

The Stooges – Fun House
Black Lips – Make You Mine
The Fireworks – Getting Nowhere Fast (Girls At Our Best cover)
Let’s Wrestle – Always A Friend
Clearence – Drive Out
Real Estate – Past Lives
Frankie Cosmos – Art School
Frankie Cosmos – Fireman
Mac DeMarco – Goodbye Weekend
Le Man Avec Les Lunettes – Dancing All The Night

giovedì 20 marzo 2014

Polaroids From The Web

"Good sex never makes you feel clean" edition

Kevin Drew - Darlings

- «We don’t have to fight it, we don’t have to hold a horrible opinion of where things were. We have to recognize it, we have to learn from it.’ In a way, I’m just talking about the nature of the ones in your life who have shaped you, formed you, helped you become who you are for better or for worse. And I’m approaching it an aspect of [how] this is a moment to put aside all the fucked shit you have to hear about, listen about, constantly talk about, constantly be involved in»: una lunga chiacchierata di Kevin Drew su PopMatters a proposito dell'ultimo album Darlings.
(mp3) Kevin Drew - Good Sex


- «When the War on Drugs returned from touring in 2012, Granduciel was in the position where he could make music full-time. "It was hard to wrap my head around the idea of just making a record, and dealing with the expectations I had for myself," he says. Paralyzed with self-doubt, he obsessed over the "midnight vibe" he desperately sought but couldn't explain to anyone else»: un bel profilo dei War On Drugs sul Village Voice per presentare il notevole nuovo album Lost In The Dream.



- Sulla pagina facebook della Fooltribe sono comparse le date della prossima edizione del festival Musica Nelle Valli: 24 e 25 maggio, ovviamente sempre al Barcsòn Vècc


- «It's not so much that we do drugs, it's that we have done drugs. I haven't done psychedelics in a long long time. But I'm still really into the idea of the whole thing. I wouldn't do them anymore; I think you can only do them when you're a teenager or when you're over 50. Everything in between then, you've just got too much shit to worry about»: i Black Lips intervistati da Thisisfakediy parlano del nuovo album Underneath The Rainbow e, beh, di parecchio altro come al solito.



- «I find it completely preposterous that someone like Godspeed You! Black Emperor is doing that one week in advance in Pitchfork. It just proves we’re all in the same boat, desperate as fucking hell and trying to get heard. It depresses the hell out of me. If you have 10 sites doing five albums a week, that’s 50 new albums a week. I can guarantee you there’s nobody who has the ability to digest all that music, let alone even try in the first place. We’re all stuck in this cycle of just zero creativity»: un lungo e a tratti troppo retorico articolo di Chris Coplan su Consequences Of Sound a proposito della possibile fine del formato album.


- «You don't have to have all the equipment and somewhere to record. You can just do it in your room on your own accord and you don't have to have people telling you what to do or anything. I haven't had a place to record for so long though»: bella intervista a Keel Her su The Quietus.



mercoledì 19 marzo 2014

MAP - Music Alliance Pact #66

Music Alliance Pact

Bentrovati a un nuovo appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- il messicano Chicano Batman, con il suo singolarissimo groove Sixties che mescola rock'n'roll e ritmi sudamericani;
- l'indiano Dualist Inquiry, dance pop dal sapore Eighties un po' Hot Chip, un po' balneare;
- i peruviani Invernal, con uno shoegaze ad alto contenuto di zuccheri;
- la stravolta cover di Only Love Can Break Your Heart di Neil Young messa assieme dai giapponesi Pop-Office;
- i canadesi The This Many Boyfriends Club, che potrebbero sembrare una versione meno nevrotica dei Los Campesinos o meno enfatica di Tilly & The Wall;
- il portoghese Yesterday, e il suo indiepop rigoglioso di archi alla Saint Etienne;
- gli australiani Yon Yonson, con un'elettronica piena di soul che ricorda qualcosa dei nostri M+A.

Gli italiani di questo mese sono i Winter Dies In June, band di Parma che vede al suo interno componenti di altre formazioni care alla storia di questo blog come Vancouver, Isabel At Sunset e Pecksniff.
The Soft Century è un disco di epico indie rock ambizioso e magniloquente, che di certo non vola basso e non fa nulla per passare inosservato. A partire dal minutaggio delle canzoni, che si prendono tutto il tempo per crescere e svilupparsi e raccontarsi nel dettaglio, per finire agli arrangiamenti, archi e fiati che distendono le melodie in maniera a dir poco gloriosa. I ragazzi qui corrono a briglia sciolta, emozioni a profusione ed è un piacere sentirli così carichi e liberi.
C'è tutto l'indie rock americano più sanguigno e maturo, quello dei National e dei Band Of Horses, tanto per buttare lì due nomi non proprio "leggeri", e c'è tutto l'amore Brit e Sixties per canzoni curate come fossero serate di gala. Leggetevi la bella intervista ad Alain Marenghi su Troublezine, procuratevi il disco (via Bandcamp oppure ancora meglio ai live) e cantate insieme a loro "let me scream some old-fashioned good song".

Questa è la playlist del MAP di Marzo, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Winter Dies In June - Big Sale Saturday

lunedì 17 marzo 2014

We stare at the shadows on the sidewalk

Real Estate: Atlas

La chiave migliore per leggere Atlas, il nuovo album dei Real Estate, l'ho trovata dentro la seconda canzone del disco, Past Lives:
"This is not the same place I used to know / But it still has that same old sound".
È andata proprio così. Nella terza prova della band del New Jersey mi è sembrato di ritrovare quasi tutto quello che mi aveva fatto amare il loro precedente Days in maniera viscerale e a un livello che in questi anni di consumi istantanei di dischi non succede spesso. Eppure questa volta non mi è riuscito di provare lo stesso entusiasmo.
Il suono è quello che già conoscevo ma il luogo non è più familiare. Le pigre jangling guitars di Matt Mondanile che scintillano, la voce sempre morbidissima di Martin Courtney, il passo sicuro della sezione ritmica di Alex Bleeker e Jackson Pollis: è tutto ancora qui, dove lo avevo lasciato. Ma le canzoni mi scivolano soltanto addosso, gradevoli e cullanti, e poi? In fondo alla scaletta ne ricordo poche: il bel singolo Talking Backwards, la già citata Past Lives, la tristissima e conclusiva Navigator.
Pitchfork, che pure parla bene del disco, ha sintetizzato un'immagine che calza alla perfezione: «The once-ideal pool party band has turned to soundtracking the cleanup: everyone's gone, the sky's threatening rain, there are cigarette butts floating in the pool, and we've all gotta work tomorrow».
Quell'idea di sospensione e leggerezza che la musica dei Real Estate mi ha sempre trasmesso ha preso ora una sfumatura più opaca. Il disco si chiude con l'immagine di qualcuno che "resta a fissare le ombre", ma non suona più come l'andare alla deriva nei pomeriggi della provincia in cui mi riconoscevo. Nel giro di mezza strofa comincia già a fare mattina, ci sono lancette di orologio che non si fermano, sembrano delle mani e i Real Estate cantano di non sapere più dove se ne sono volati i giorni. Giorni. Days.

(mp3) Real Estate - Navigator

sabato 15 marzo 2014

Make it happen

Le Man Avec Les Lunettes - Make It Happen

La prima cosa che colpisce è la luce. I Le Man Avec Les Lunettes sono capaci di scrivere musica che illumina, che rischiara il cuore e rende radiosa ogni cosa che sfiora. E le canzoni di questo nuovo album traboccano di luce: il sereno risveglio di primavera di Things To Do, il sole estivo di Get In Touch, il cielo nordico e terso di Dancing All The Night e i riverberi sopra il lago di Summer. Le melodie come sempre dolcissime dei Le Man Avec Les Lunettes risplendono dentro arrangiamenti di archi generosi come non mai, una delle qualità determinanti di questo nuovo lavoro.
Da un certo punto di vista ogni disco parla di sé stesso, e Make It Happen non fa eccezione. Ma forse per la voglia di colmare tutti questi anni passati ad aspettarlo (il precedente Plaskaplaskabombelibom è del 2008), uno dei fili conduttori di questa raccolta sembra essere proprio la musica stessa, dall’ispirazione trovata in una drum machine fino alla radio lasciata accesa in un giorno di vacanza. Come canta il singolo Cookies, “I believe in songs”.
«Noi facciamo musica pop in modo non semplice. Ci sono molti strati nelle nostre canzoni, ma in fondo la formula della nostra musica resta: testi divertenti, un po’ di danze stravaganti e melodie romantiche».
Sempre poi che ci si intenda su cosa possiamo definire romanticismo: “Letting go has not really been something that I’ve been good at”, più che un verso chiave dell’intero disco sembra già un manifesto di poetica. Il suono dei Lunettes, oltre ai consueti paragoni con i Belle and Sebastian (per non parlare dei loro primi amori, ovvero Beatles e Beach Boys), ha richiamato alla mente certo indiepop scandinavo, e in effetti dentro queste canzoni capita di ritrovare tratti alla Jens Lekman o dei primi Concretes. Il talento non comune, e che questo album offre in abbondanza, è quello di riuscire a combinare tutti questi elementi in un solo istante: come recita il titolo, Make It Happen!


Questa sera i Le Man Avec Les Lunettes vengono a presentare Make It Happen dal vivo al Mattatoio Club di Carpi, in provincia di Modena. A seguire Il Salotto Buono dj-set: ci si vede a banco!




Simple and sure

Real Estate - Atlas

The Pains Of Being Pure At Heart – Simple And Sure
Stars In Coma – Tricks
Cloud Nothings – Now Here In
Real Estate – Had To Hear
[Bastonate - Dovete sapere che non ho ascoltato Niandra]
Teleman - Lady Low
Le Man Avec Les Lunettes – Things To Do #1
Keel Her – Riot Grrrl
QUARTERBACKS – Center

venerdì 14 marzo 2014

These feelings get confusing

Quarterbacks - Sportscenter

"Quando arrivava la primavera, anche la falsa primavera, non esistevano più problemi se non quello di trovare il luogo in cui sentirsi più felici": ogni anno in questa stagione non posso fare a meno di rendere un piccolo omaggio al caro vecchio Ernest, che ritorna in mente sempre al momento più opportuno. E quest'anno per me la primavera suona fortissimo dentro una cassetta, sette canzoni, otto minuti. Loro si chiamano QUARTERBACKS (all caps), provengono dalla cittadina di New Paltz, stato di New York, e hanno appena pubblicato Sportscenter.
Chitarre veloci, precipitose, sature d'ansia. Ritmi a rotta di collo. Parole buttate fuori di getto, le più importanti, le più essenziali. Il desiderio e il desiderio di liberarsene. L'adolescenza come anima del mondo, un enorme gigantesco nuovo mondo che piomba giù nel mondo e non so dove ti scaraventa, tutta una luce nuova e la sorpresa. Dio che sorpresa questa: una di quelle che ti fanno cadere sulle ginocchia, sole in faccia, e realizzare che stai vivendo.
E ogni dramma sembra universale: I'M NOT IN LUV WITH ANYONE / WHAT'S WRONG WITH ME [...] MY HEART WAS BROKEN / AND I BARELY NOTICED. Salvo poi ritrattare un paio di canzoni dopo: I'M IN LOVE AS USUAL / I WOULD GIVE A HUNDRED LOVERS / JUST TO HAVE YOU AS MY FRIEND / LET ME BE YOUR DIARY.
Sai che potresti ma non sei più sicuro di volerlo: AND THESE FEELINGS GET CONFUSING. E accorgersi che ogni cosa si risolve nel modo più naturale: THAT WARMER WEATHER / IT CAME / IT ALWAYS DOES / BUT YOU HAVE TO WAIT. Tanti anni, e ancora qui ad aspettar primavera, cantava qualcuno.
Oh sì, puoi liquidare tutto come semplice twee, e in effetti i QUARTERBACKS si definiscono in modo molto consapevole "twee punx" (con la "x"). Ma io ci sento anche quella sincerità necessaria di certe istantanee dei Pants Yell (anche loro specialisti nel contenere le canzoni in pochi secondi), e l'urgenza rumorosa degli assalti dei Boyracer. E quando devono dirti qualcosa sussurrando mi fanno tornare in mente Julian Nation, il segno che per me hanno vinto tutto.
Sul loro tumblr c'è già una canzone nuova, Center: quattro accordi di chitarra per una volta acustica, lettere in stampatello sopra un foglio di quaderno, un filo di voce davanti alla tua porta chiusa. Chissà se sei in casa e se ti ricordi la prima volta che ci siamo baciati. E so bene di essermi sentito così già tante volte, e so bene che il mondo non gira intorno a me, ma non c'è niente che sia così importante come inseguire questa primavera quando la senti, e "l'amore è per lo più una questione di coincidenze":
A SONG ABOUT BEING AT THE MERCY OF YOUR EMOTIONS DESPITE 100% KNOWING THE DEAL.

(mp3) QUATERBACKS - Weekend


ps: Grazie per la segnalazione a Federico "La Belle Epop" Pirozzi, in onda nel Thermos del giovedì sera su Radio Città del Capo.

martedì 11 marzo 2014

Totally stupid love

Totally Stupid Love by Sean Armstrong

Sean Armstrong è il frontman degli Yawns, band di Glasgow che un annetto e mezzo fa ci aveva regalato un divertentissimo debutto dal carattere decisamente slacker. Da qualche tempo Armstrong pubblica anche lavori solisti a ritmo impressionante: l'ultimo Totally Stupid Love ha visto la luce da un paio di giorni, ma il precedente The Perception Game era uscito appena a gennaio. Le raccolte sono quanto di più eterogeneo: dagli abbozzi di malinconiche ballate quasi pavementiane a minuti di rumori sperimentali senza melodie distinguibili, passando per un sano punk ovviamente a bassa fedeltà.
Tutti i dischi sono in free download secondo la formula del "name your price".

(mp3) Sean Armstrong - Sleepless

First kiss

'First kiss' by Tatia Pilieva

Il video virale del giorno, l'avrete ormai già visto tutti, è quello in cui venti sconosciuti si baciano per la prima volta. Imbarazzi, sorrisi, emozioni a briglia sciolta. La regista è Tatia Pilieva e il lavoro è stato commissionato dal brand di moda Wren per promuovere la collezione Fall/Winter 2014.
Ovviamente, da buon blogger indiepop, mentre guardavo gente limonare duro in realtà mi domandavo quale fosse la canzone che suonava in sottofondo.
È bastato arrivare alla fine del video e leggere tra i nomi dei "Kissers" quello di Soko (cantautrice francese che qui a polaroid, grazie a Valido, abbiamo sempre avuto cara) per scoprire che la canzone è sua, We Might Be Dead By Tomorrow, e che dopo quel primo bacio la storia potrebbe essere continuata anche fuori dal set.
Segue un estratto significativo dalla seconda strofa: "I don't want to judge / What's in your heart / But if you're not ready for love / How can you be ready for life?".

UPDATE: This Video of Strangers Kissing Is “Beautiful” Because It Stars Models (via Slate)


(mp3) Soko - We Might Be Dead By Tomorrow

sabato 8 marzo 2014

Music industry Rust Cohle


"Music Industry Rust Cohle", piccola miniera di impossibili meme che combinano le elucubrazioni dell'oscuro protagonista di True Detective con i luoghi comuni del mondo musicale, è senza dubbio il tumblr della settimana!

"C'è gente che ci scrive e noi non rispondiamo" (1)

Sporadica rubrica fatta con i miei sensi di colpa e le vostre email


Old Ladies Die Young

- Dalla Svezia scrivono le Old Ladies Die Young, tre signorine decisamente agguerrite che mescolano elettronica irregolare e quel pop fatto per essere trascinante a tutti i costi. Mi hanno ricordato un po' Tilly & The Wall (anche se nel singolo Knee Hang Gang virano imprevedibilmente verso qualcosa alla Salt'N'Pepa), soprattutto per la centralità assoluta delle voci. Anche perché per le OLD le parole contano, soprattutto quando toccano i temi del femminismo e delle politiche di genere. Nuovo EP in arrivo la prossima settimana su Adrian Recordings.
(mp3) Old Ladies Die Young - Who's Going


Film/Noir - Limbo

- Da Londra, il diciannovenne Tobi Falade manda questo sorprendente pezzone intitolato Limbo. A parte il nome d'arte Film/Noir e un paio di link, non si sa molto altro. Immaginate un James Blake immerso in un'atmosfera molto più sensuale e finalmente non stucchevole, con suoni caldi ma non per questo morbidi. Pare che un EP uscirà in estate, ma per chi? Comunque promettente:




- Torna con un nuovo album il prossimo 17 marzo Zondini, questa volta con il supporto stabile di una band, i Les Monochrome. La nuova raccolta Chansons Invisibles (titolo che vuole omaggiare Italo Calvino) mostra ancora una volta l'amore del cantautore romagnolo per il migliore indiepop, dai raffinati riferimenti Elefant Records e Clientele, fino a momenti più rock come questa Omnia Vincit Amor. Ammetto che devo un po' abituarmi al suo cantato in italiano, ma quello in fondo è solo un problema mio:



Model Aeroplanes

- I Model Aeroplanes sono un giovanissimo quartetto di Dundee, Scozia, e quando dico giovane intendo dire che si mettono ancora le foto degli scherzi in bagno sul loro facebook. Ciononostante, si sono già ritagliati una piccola presenza al T In The Park dell'anno scorso e il loro primo singolo Crazy è passato anche sulla BBC. Ora mi mandano questa nuova e niente male Innocent Love (in free download), e se vi piace quel pop molto Brit alla Bombay Bicycle Club / Two Door Cinema Club, ma con una leggerezza da Vampire Weekend acerbi, questa fa proprio per voi:



Micecars - Asimo

- Il nome dei MiceCars non passava su queste pagine da un bel po' di tempo. Il loro unico album su Homesleep, I’m the Creature (2006), è stato a suo modo una piccola bandiera dell'indie rock Anni Zero in Italia. Poi la band romana sembrò sparire, ancora una volta aliena ai cliché e ai ritmi della scena. A quanto pare due dei superstiti della formazione, Little P. & Peter T., divisi tra Roma e Berlino, hanno continuato a produrre musica e da qualche settimana è arrivato Asimo / I (dato che è prevista anche una parte II), un disco sovrabbondante, ricco di sfumature, dall'elettronica alla psichedelia passando per il puro e semplice pop a presa rapida. Dovessi dire due nomi che mi sono venuti in mente ascoltandolo, butterei lì Blur e Flaming Lips, tanto per volare bassi. E dentro c'è davvero una bella rappresentanza della "meglio gioventù" venuta fuori dal nostro Paese negli ultimi anni: Andrea Mancin (Giardini di Mirò, Quakers & Mormons, My Awesome Mixtape, Spagetti Bolonnaise), Oliviero Farneti (Fake P., Spagetti Bolonnaise, Pilar Ternera, El Senor Ciuf Ciuf, Ö.F.), Marco Caizzi (Cat Claws, Rainbow Island, Hazy Boyz) e Pasquale Citera (Carpacho!, Paxxx). Produce Andrea "Sollo" Sologni (Gazebo Penguins), una sicurezza.

(mp3) MiceCars - Hypersomnia



- Pier Danio Forni, già incontrato nel duo italo-britannico Plain Chocolate, ha dato vita a un nuovo progetto chiamato Husky Loops, sempre con base a Londra. I suoni virano decisamente verso un rock ispirato a band come Arctic Monkeys o se preferite Maximo Park, con molta sicurezza. Debutto di quattro tracce da poco presentato dal vivo nella capitale inglese, non vedo l'ora di sentirne di più.

lunedì 3 marzo 2014

Let’s Go Extinct!

Fanfarlo - Let’s Go Extinct!

Una band a volte inafferrabile, una carriera meno fortunata di quanto ci si sarebbe potuto aspettare, la sensazione che andranno comunque avanti per la loro strada: i Fanfarlo sanno sempre sorprenderti. Il nuovo album Let’s Go Extinct si presenta come un ideale proseguimento del bel debutto Reservoir (in mezzo c’è stato il più tortuoso Rooms Filled With Light), con il folk-pop orchestrale delle origini in mutazione verso ibridi sintetici più sofisticati: Fleetwood Mac, Talking Heads, Talk Talk, per esempio. E quando si lasciano andare alla pura melodia (Landlocked, Cell Song, la title track) suonano trascinanti e irresistibili come pochi altri.

[da Rolling Stone n.125]

Questa sera i Fanfarlo tornano in concerto a Bologna, al Locomotiv Club, e per la lunga storia d'affetto di questo blog verso la band britannica, non posso che rivolgervi il mio più caloroso *ci si vede a banco!*.

(mp3) Fanfarlo - Landlocked

sabato 1 marzo 2014

Saturday morning (age of solitude)

Gäy - Blue Blue Heart

It's hard to tell how deep it goes, how long it floats
but in this age of solitude you take a guess, moving on

Sono ragazzini, prendono a calci un tronco marcio, ridono e si spingono in uno squallido luna-park, si ubriacano e vomitano. Sono ragazzini nelle loro magliette sporche, ti guardano dritto e nei loro occhi randagi vedi quella fame dell'adolescenza che niente potrà mai saziare. Poi fanno cazzate, "boredom and emptiness are huge inspirations", decidono di chiamare assurdamente la loro band Gäy e alzano il rumore delle chitarre, anche quando sono acustiche, ma si aggrappano disperati a delle melodie ruvide, e sono quelle a salvarli ancora. Sono dei ragazzini e non dovrebbero fermarsi mai, vengono dalla Danimarca e dopo qualche demo hanno appena pubblicato il loro primo sette pollici per la statunitense Zoo Music. Forse a qualcuno potrebbero ricordare certe cose di Holograms o Iceage. A me è tornato in mente quel primo video girato nel cortile dietro casa dagli arrabbiatissimi islandesi Jakobínarína che adesso non si trova più su Youtube. Erano altrettanto giovani e sembravano altrettanto sul punto di esplodere. Questa Saturday Morning dei Gäy finisce male, cuore e ossa a pezzi, e una solitudine di merda fino in fondo. Ma se c'è una cosa che ne esce bene, anzi, come sempre gloriosa, è l'amore eterno, fallito e risplendente del Punk.

(mp3) Gäy - Saturday Morning (Age of Solitude)