mercoledì 26 febbraio 2014

Confessions of an English opium smoker

Hatcham Social – Cutting Up The Present Leaks The Future

A volte i dischi sono discorsi che filano lisci dall'inizio alla fine, altre volte semplici album di fotografie. Ci sono quelli che conquistano con la loro coerenza, e il loro esistere sembra essere il naturale compimento di un'idea che avevamo da sempre. Ma ci sono anche dischi che mi affascinano proprio perché accendono qualcosa che non è comune provare quando si ascoltano molte nuove uscite di indiepop, ed è la curiosità. Non so se era nelle intenzioni degli Hatcham Social, ma il loro terzo album è un documento sonoro che mi sento di definire proprio "curioso". Dentro Cutting Up The Present Leaks The Future l'apparente omogeneità dei suoni (un'aria Sixties psichedelica e ricercata, chitarre Paisley e basso molto in evidenza) non sembra avere intenzione di dare altrettanta omogeneità al quadro d'insieme, e dopo un solo ascolto sei quasi convinto di poter passare ad altro. Cosa che, tra parentesi, deve avere proprio fatto il redattore di NME quando ha scritto un'imbarazzante recensione che tira in ballo Best Coast (wtf). Se invece decidi di trattenerti nella stanza con poca luce, nube di fumo sospesa e strani quadri appesi alle pareti, che è Cutting Up The Present, ti accorgi che c'è molto di più. Sarà per quel riverbero sulla voce, per certi rumori d'ambiente che filtrano qui e là o per quegli arrangiamenti asciutti, ma spesso le canzoni sembrano lasciate ancora allo stato di abbozzo, e ti domandi se non tocchi a te il compito di svelare qualche mistero. La registrazione di All That I See Is A Gun sembra partire già a cose fatte, mentre il primo singolo More Power To Live è un divertissement Stonesiano che potresti immaginare improvvisato in studio da un gruppo di amici particolarmente ispirati. La stessa scaletta può lasciare disorientati, cominciando da Ketamine Queen, una ballata narcolettica di oltre sette minuti, mettendo alcune delle canzoni migliori verso la fine (All In The Moscow) e interrompendosi in maniera piuttosto brusca alla fine della jam Don't Go To Sleep. Una delle tracce più riuscite, Spirit Of 45, ciondola indolente facendo vagare Syd Barrett per Mad-chester, mentre il rock introverso di Confessions Of An English Opium Smoker ha quell'approccio indisponente da TV Personalities. Nel complesso, il classico disco fatto per essere trascurato, sottovalutato e frainteso. Dategli un ascolto in più. Garantisce Tim Burgess in persona con la sua OGenesis.

(mp3) Hatcham Social - Spirit Of 45

martedì 25 febbraio 2014

Of Montreal live @ Bronson - Celebration Week!

OF MONTREAL

L'evento è di quelli segnati in rosso sulla mia agenda da mesi: questa sera tornano al Bronson di Ravenna gli Of Montreal per una imperdibile data unica italiana. L'ultimo album della band statunitense, Lousy With Sylvianbriar, è uno dei migliori della loro lunga carriera e tra i miei proferiti dell'anno scorso.
Il piacere di rivederli proprio nel club romagnolo (già teatro di un loro memorabile live all'epoca di Hissing Fauna, Are You The Destroyer?) sarà doppio perché in questi giorni il Bronson è impegnato in una fittissima "Celebration Week" per il decennale di attività, e il party che porteranno sul palco Kevin Barnes e soci sarà una celebrazione perfetta.

(mp3) Of Montreal - She Ain't Speakin' Now
(mp3) Of Montreal - Triumph Of Disintegration
(mp3) Of Montreal - Heimdalsgate Like A Promethean Curse

lunedì 24 febbraio 2014

Cookies

 Le Man Avec Les Lunettes - Cookies

Oggi la webzine Sound Of Confusion ha diffuso una nuova anteprima da Make It Happen, il prossimo album dei bresciani Le Man Avec Les Lunettes.
Cookies è una canzone dalla melodia dolcissima che risplende dentro un generoso arrangiamento di archi. Sound Of Confusion tira in ballo un appropriato paragone con certo indiepop di stampo scandinavo, e in effetti sembra di ritrovare qui i vecchi Concretes o magari gli Speedmarket Avenue, per chi se li ricorda. Ma in generale è bello che Cookies riesca in qualche modo a fare proprio quello che canta nel proprio ritornello: «You are carrying a box of cookies / trying to make everybody happy / You are whispering into my ear “I believe in songs”». Quando finisce, il sorriso ti resta addosso, e anche se forse non sei più felice di prima, sorridi perché sai che ci avete provato, e comunque vada, avrai una nuova canzone a farti compagnia.
 


Le Man Avec Les Lunettes - Cookies



MAP - Music Alliance Pact #65

Music Alliance Pact

Nonostante il gigantesco ritardo, anche questo mese non poteva mancare l'appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- Hideo Nakasako, beatmaker giapponese che mescola ambient e un uso ipnotico dei sample;
- gli spagnoli Being Berber, con quell'umore un po' Death Cab For Cutie con un'aggiunta di elettronica (ma non ancora Postal Service);
- il folk intimo alla Iron & Wine del sud-coreano Big Phony;
- i messicani Los Blenders, con il loro strano e intrigante surf-glam;
- il dominicano Tornadu, e il suo misterioso post-punk a 8-bit;
In più, c'erano un paio di vecchie conoscenze di polaroid, come i britannici Johnny Foreigner, che continuano a mettere in pratica la lezione dei Los Campesinos con una bella energia, e gli scozzesi The Second Hand Marching Band, esuberanti come sempre.

L'italiano di questo mese è Sin/Cos, ovvero il nuovo progetto dell'infaticabile Maolo Torreggiani (My Awesome Mixtape / Quakers and Mormons). Parallelograms è un debutto compatto e a suo modo struggente: un suono elettronico che predilige un beat hip hop non troppo veloce, a volte claustrofobico a volte più malinconico ma sensuale, su cui si innesta una voce perennemente filtrata da autotune e harmonizer, utilizzata come fosse uno strumento e che diventa proprio colonna portante del disco. Il risultato è un soul sintetico di grande impatto, energico, a prima vista spiazzante, ma del resto Maolo ci ha sempre abituato a non farsi trovare mai dove ce lo saremmo aspettati, e a preferire continui scatti in avanti.
L'album è arricchito dalle collaborazioni con Laura Loriga (Mimes of Wine, Giardini di Mirò) e Vittorio Marchetti (Altre di B, Obagevi). Alla produzione, curatissima, Lorenzo "Godblesscomputers" Nada.

Questa è la playlist del MAP di Febbraio, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Sin/Cos - Away

mercoledì 19 febbraio 2014

You're the keeper of the keys to an old and long forgotten frontier

Clearence - Greensleeves

Non ci provo nemmeno a riassumere in una formula tutto (o quasi) quello che continua ad affascinarmi e conquistarmi dell'indie rock, ma almeno uno dei motivi per cui non mi stancherò mai di dischi come Crooked Rain, Crooked Rain o Where You Been credo stia nella maniera in cui riescono a sprigionare un'energia fuori del comune partendo da una posa in apparenza indolente, disimpegnata e insofferente. La contraddizione alla radice della figura così naif dello slacker, la negligenza che si fa creatività, il cazzeggio che inventa la bellezza, pur con tutta la sua ingenuità délabré, ormai è parte del DNA di molti che sono passati per i Novanta. Oh sì: è tutto così superato e irrecuperabile e ai tempi nostri sì che era meglio. Vaffanculo. Buttate l'occhio su una copertina come quella del nuovo sette pollici dei Clearence e se sentite un colpo al cuore avete capito. Ok, Pavement, Dinosaur Jr., Built To Spill, Guided By Voices, Clean e tutto il resto del canone è qui dentro. Ma non riesco a definire la musica della band di Chicago "semplice" revival, perché se una lezione così forte è capace di far nascere qualcosa di tanto divertente e trascinante, a suo modo sgraziatamente perfetto, beh allora forse non importa quanti anni sono passati. Vivrà sempre da qualche parte "il custode delle chiavi di una vecchia frontiera da lungo tempo dimenticata".

(mp3) Clearence - Close Encounters

lunedì 17 febbraio 2014

Inascoltable (reprise)


Questa sera avevo voglia di dedicare l’intera puntata di “polaroid – un blog alla radio” al ricordo di Roberto “Freak” Antoni, voce degli Skiantos e scrittore, scomparso troppo presto.
In studio insieme a me ci sarà Ted Nylon dei Lino e i Mistoterital, una delle band che meglio ha saputo raccogliere l’eredità del rock demenziale di Freak Antoni, e interverranno Oderso Rubini, Roberto Grassilli e Francesca Rimondi.
Suoneremo alcune delle nostre canzoni preferite, racconteremo un po’ di aneddoti rock’n'roll e faremo numerosi brindisi. Per usare le parole del Poeta, “state leggeri e non crediate che le cose vadano meglio se andate sul pesante.”
L'appuntamento è alle 22.30 su Radio Città del Capo, in FM e streaming.

venerdì 14 febbraio 2014

Non c'è niente di twee a San Valentino

I Cani - Non C'è Niente Di Twee (Plastic Health Twipolar Remix - Edit)

"Quanto disoneste possono essere le parole per infestare il mondo di sentimenti" forse non è la frase più romantica del mondo, ma dopo un'intera giornata di canzoni, articoli, compilation in free download e tutto il resto "dedicato agli innamorati", magari ti viene anche voglia di buttare all'aria ogni cosa.
Plastic Health si era già cimentato in un "Twipolar Remix" di Non C'è Niente Di Twee, singolo dall'ultimo album dei Cani Glamour. Il suono della band romana si trova perfettamente a proprio agio spinto in direzione Soulwax, Faint e anche un po' Tribulations. Cani sotto cassa! Proprio oggi arriva questa nuova versione "Edit" (free download al link) e ve la regaliamo in anteprima.
Con affetto, "bellissimi e perdenti".

I'm with Cupid

 I'm With Cupid - A Transatlantic POP Valentine

Piccolo regalo di San Valentino dalla Where Is At Is Where You Are: la compilation I'm With Cupid, della quale tra l'altro oggi ricorre anche il decennale, solo per questa giornata degni innamorati (condizione permanente del pubblico indiepop) è in free download su Bandcamp!

(mp3) The Would Be Goods - Dear St. Valentine

mercoledì 12 febbraio 2014

Inascoltable

Skiantos - Inascoltable

Di tutto quello che ci è stato tramandato della Bologna del 1977, forse la mia foto preferita è questa qui sopra: il retro di copertina del primo disco degli Skiantos, Inascoltable, scritto sbagliato proprio così. Un disco sgangherato, divertentissimo e a tratti claustrofobico, in cui le intuizioni geniali vengono travolte di continuo da una baraonda lisergica e casereccia al tempo stesso. "Un disco fatto tutto in una notte", leggevo da ragazzino, e mentre il vinile girava sul piatto restavo a immaginare come fosse stato possibile, quali storie ci fossero dentro quel suono rock grezzo, informe ma dotato di una forza per me, sbarbo, sconcertante. Le poche righe del testo finivano con quel "sono passati moltissimi anni", che nella mia testa risuonava cristallino nella voce di Freak Antoni, e mi spezzava il cuore.
Freak Antoni è quello in basso a destra nella foto, un colossale sorriso smagliante sparato sul bianco della fotocopia, i capelli arruffati e la cravatta beffarda sulla maglietta. Lui era quello che all'inizio di una cassetta C60 che mi portavo dietro dalle scuole medie urlava 1, 2, 6, 9! e tirava giù i muri, gli stessi muri che io, da buon adolescente, avrei voluto prendere a pugni come in Pesto Duro. Guardavo quella faccia stralunata, in mezzo a quel gruppo di sconvolti, e pensavo che avesse trovato il modo di dire così bene una cosa talmente potente, semplice e perfetta, che riusciva a fartelo capire anche soltanto da una fotografia. Nessuno mi aveva ancora raccontato il Punk, il DAMS, Pazienza, Radio Alice, l'Harpo's Bazaar, la Traumfabrik, i carri armati in Piazza Verdi contro l'Università, eppure mi bastava che attaccasse il riff di Eptadone per sentire il cervello friggere e in un secondo vedere passare tutta la Storia. Storia che era, e resterà per sempre, "tesa".
Volevo fare il Poeta Demente per colpa di quella faccia e di quel sorriso, per colpa di quegli urli sguaiati alla fine di Sesso e Karnazza, per come franava sfasciato l'ultimo verso di Io sono uno skianto, per quel modo atroce e romantico di dire Bau Bau Baby, perché anche lui sapeva chi erano le Sbarbine, perché ai ragazzini parlava di merda e Avanguardia, gettandoli nel caos più fertile ed entusiasmante che i nostri pochi confusi pensieri avessero conosciuto fino ad allora.
Quando ho incontrato gli Skiantos stavano finendo di cantare la commovente Sono un ribelle, mamma e ormai chiedevano al rock soltanto di "rantolare ancora". Erano in effetti passati moltissimi anni. Anni che Freak Antoni doveva aver vissuto a una velocità diversa da quella di tanti altri: "troppo rischio per un uomo solo". I suoi libri sembravano inafferabili (oltre che abbastanza introvabili). Certo, c'erano le battutine fulminanti, quelle da ricopiare sul diario o da scrivere sul muro dei bagni, ma c'erano anche un sacco di pagine indecifrabili, in cui avevi la sensazione di non aver capito bene di cosa stesse parlando. Pier Vittorio Tondelli, nella postfazione a Stagioni del rock demenziale, sostiene che Freak Antoni ci spediva resoconti fantascientifici da una galassia lontanissima che era la nostra coscienza demenziale. E che così facendo non stava raccontando altro che la nostra "disastrata, inebetita e ritardata" patria. Viene da citare un altro suo notissimo motto: "Non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti".
Quando questa mattina ho letto che se ne era andato, come tutti ho ricordato le sue canzoni, i concerti sempre imprevedibili, la verdura gettata sul palco e dal palco, le cassette passate da qualche fratello maggiore. E poi sono tornato a cercare questa foto: Freak era ancora lì che ci sorrideva, e poi m'ha preso l'emozione son scappato col furgone.

(mp3) Skiantos - Eptadone

UPDATE: qui il podcast del piccolo speciale radiofonico di polaroid dedicato a Freak Antoni, trasmesso su Radio Città del Capo e realizzato con la collaborazione di Francesco “Ted Nylon” Garbari, Oderso Rubini, Roberto “Phil Anka” Grassilli e Francesca Rimondi.

martedì 11 febbraio 2014

'Casino Classics' Retrospective

Comet Gain - Casino Classics

Sulla webzine inglese The 405 potete trovare una piccola intervista ai Comet Gain a proposito del loro album d'esordio Casino Classics, pietra miliare datata 1995. E davvero non si capisce perché David Feck non abbia una rubrica fissa da qualche parte, o almeno una rivista tutta sua:
Our debut LP was a long time ago, I can tell because I look like a matchstick on the cover and I don't know who half the other people in the band are. [...]

That's always been the Comet Gain thing, liking too many different records and wanting to be like all of them at the same time without knowing how [...]

The first LP should always be that late night fumble before you work out what lips are for, and the aim is to never reach the grand heights you attain but to try your hardest to get at least a few more yards towards the exit. Our masterplan is perfect failure. King Midas in reverse.

(mp3) Comet Gain - A Million And Nine

lunedì 10 febbraio 2014

I had something to do

Full Ugly

Il tono con cui il ritornello di questa canzone ripete "I had something to do" mi fa pensare che sia piuttosto vero il contrario. Come un pomeriggio d'estate lasciato scivolare dalle mani con negligenza e di proposito, c'è una pigrizia ricercata e dolce nel suono dei Full Ugly. Immaginate dei Real Estate più essenziali (sì, ok: dunque si va verso i Clean) con un gusto istintivo per la narrazione del quotidiano marginale (vedo il precedente singolo Drove Down). Poesia di motel, canzoni tristi, appuntamenti mancati e parole sbagliate dette con le migliori intenzioni. 

Provengono da Melbourne, in formazione hanno componenti di Love Connection e Milk Teddy, l'hanno scorso erano inclusi in un doppio split pubblicato dall'etichetta dei Male Bonding, e faranno uscire il loro album di debutto Spent the Afternoon ad aprile su Fire Records / Bedroom Suck.

(mp3) Full Ugly - Hanging Around

lunedì 3 febbraio 2014

Crushing petals with a hammer

Trick Mammoth - Floristry

Te lo dirò con un sorriso: ho il doppio dell'età dei ragazzi di questa band e sento di avere tutto da imparare da loro. Imparare da capo come si pronunciano parole che strappano cuori giovani a mani nude. Quella poesia che forse puoi concederti soltanto quando non hai nemmeno vent'anni, e non c'è posa se metti tutto quello che sei dentro la preghiera "I want to be lost with you".
Trattieni il respiro perché ogni cosa che hai sempre desiderato succede per la prima volta e non sai come sfiorarla: "days of being wild, nights we broke them with our style". La suprema facilità di tenersi la vita sulla punta delle dita senza accorgersi di nient'altro, "leave another heart in the dust", senza sapere che è tutto lì, "crushing petals with a hammer".
Tutto è urgenza in queste canzoni: dichiarare amore, versare lacrime, tuffarsi nell'oceano, una goccia di sangue che cade sulle orchidee, la fine di una festa all'alba e non riuscire a dormire, pensare di stare pensando troppo e volere fortissimo lasciarsi andare, e poi venire travolti da un romanticismo irripetibile, impulsivo e insostenibile: "when wast the very last time the sky was blue and you weren't bluer?".
E infine realizzare che il pericolo maggiore non è la fragilità: "people grow apart but I'd never thought it'd be so soon for both of us".

Floristry è disco d'esordio dei Trick Mammoth, trio proveniente da Dunedin, Nuova Zelanda, ed esce per Fishrider Records in patria e Occultation in Europa. Dieci canzoni di indiepop scintillante, tra chitarre classiche (pensate a qualcosa tipo Heavenly o Pastels) e armonie dolcissime, Camera Obscura e soul Sixties. La perfezione la raggiungono quando le due voci di Millie Lovelock e Adrian Ng si intrecciano (sentite come sono capaci di fare i sornioni nella title track) e il suono diventa così incantevole che non so davverocome farò a uscire da questo disco, a uscire dai vent'anni.

(mp3) Trick Mammoth - Baltimore