giovedì 30 gennaio 2014

Don't be scared

Lacrosse - Are You Thinking Of Me Every Minute Of Every Day?

Di solito l'indiepop tocca argomenti come la malinconia oppure, all'opposto, una certa primaverile spensieratezza; molto spesso ha a che fare con storie sentimentali e innamoramenti, corrisposti o meno. In questo contesto, i Lacrosse rappresentano una curiosa eccezione. La loro musica mi ha sempre dato l'impressione di avere altri scopi: qualcosa tra il manuale di self-help e il discorso motivazionale, da una parte, e l'invito a un salutare disincanto dall'altro. E lo dico pur sapendo che il ritornello del primo singolo tratto dal loro nuovo album dice esattamente "someday summer will end and we will both die". Eppure Are You Thinking Of Me Every Minute Of Every Day? rivela una positività di fondo che non si può negare, nemmeno di fronte alle più sinistre allusioni (I Need Your Heart). C'è un elemento trascinante, quasi sfrontato, qualcosa di profondo che vuole scuotere. Il paragone di rito delle varie recensioni è con i Polyphonic Spree o addirittura con gli I'm From Barcelona, ma nell'enfasi e nell'intensità di certi cori io ci sento più certi Los Campesinos! o se volete un'aria da vecchi Arcade Fire, per quel modo di arrivare di corsa, prenderti per mano e portarti via. E se provi a fermarti ti arrivano due schiaffi per svegliarti. Apprezzo i frequenti inserti elettronici, che si adattano bene al pop scattante della band svedese, come in Don’t Be Scared o in 50% Of Your Love. Il resto del lavoro lo portano a casa le voci di Nina Arlinder e Kristian Dahl, accoppiata efficace e affiatata.

(mp3) Lacrosse - I Told You So (Didn't I?)

lunedì 27 gennaio 2014

You don't need to be them

The Sun Days

Dopo la première dell'esordio su Frigopop, tornano con un nuovo singolo The Sun Days, quintetto proveniente da Göteborg di casa Luxury. Don't need to be them è una traccia che, forse ancora più di You Can’t Make Me Make Up My Mind, fa risaltare le notevoli doti vocali della cantante e modella Elsa Holmgren. Guitar pop dal carattere britannico ma dai solenni e incalzanti arrangiamenti strappacuore tutti svedesi. Se davvero da qualche parte hanno dichiarato che il loro obiettivo è "to inspire fucked up people to dance all over the world", allora c'è una nuova luminosissima speranza per l'indiepop.


The Sun Days - Don't need to be them

giovedì 23 gennaio 2014

Sad Damon


(mp3) Damon Albarn - Everyday Robots

Qualche info interessante, oltre la scemenza del meme, a proposito del debutto solista del frontman dei Blur si può leggere in questa breve intervista su Rolling Stone.

martedì 21 gennaio 2014

Kong

The Notwist

La mia prima utopia musicale del 2014 è vedere Kong dei Notwist diventare la nuova Such Great Heights. Sogno di ascoltarla inesorabilmente, ineluttabile e fatale, per i prossimi dieci anni sulla pista di ogni locale rock (sempre che i locali rock esistano ancora tra dieci anni). Kong è la terza traccia del nuovo disco della band tedesca, Close To The Glass, il primo un po' a sorpresa sulla storica Sub Pop (ancora a proposito di Postal Service). La label lo presenta spiegando che si tratta dell'omaggio dei Notwist "to the ’90s indie-pop", ed è uno di quei pezzi in cui i Notwist fanno saltare ancora tutte le corde delle chitarre. Batteria che rimbalza senza tregua e un organo lì in alto che punta alla nuca. La voce passa da un falsetto infantile e sognante all'invocazione "Are you coming? Are you coming?", e ti fa salire il cuore in gola mentre la pioggia non si ferma e non si vuole più fermare. Vi suonerà più semplice di tante altre loro canzoni "serie", ma a mio parere è una delle cose più potenti che i fratelli Acher abbiano mai scritto.
Il resto dell'album ha un po' di alti e bassi, momenti in cui le atmosfere cupe e il gusto per la ripetizione sembrano perdere quel senso di dolorosa necessità che è spesso nei suoni dei Notwist (Run Run Run, oppure i quasi nove minuti di Lineri). In altri passaggi l'elettronica si fa ipnotica (From One Wrong Place To The Next), ma poi tutto si riscatta nelle percussioni freddissime della title track, una specie di fuga a perdifiato senza lieto fine, o quando entrano le chitarre, tipo in Casino oppure Seven Hour Drive, che al di là dell'evidente allusione ai My Bloody Valentine riporta alla mente (e non solo per il titolo) proprio i Notwist dell'inno Day 7.
Ma poi, arrivato alla fine del disco, l'istinto è quello di ritornare subito alla traccia numero tre, al suo ritmo frenetico e al suo animo disperato e affranto che chiede soltanto di risorgere, Kong.

(mp3) The Notwist - Kong

lunedì 20 gennaio 2014

God help the Belle & Sebastian fans

God Help The Girl

L'altra sera al Sundance Film Festival ha fatto il suo debutto God Help The Girl, il primo film di Stuart Murdoch dei Belle & Sebastian. L'opera era attesa da almeno sei o sette anni, a un certo punto sembrava non se ne dovesse più fare nulla, nel frattempo c'era stato un disco (bello ma non esattamente memorabile, posso dirlo?) e così stamattina mi sono precipitato a leggere che si diceva in giro.
Raccolgo qui una prima rassegna di link: vorrei sbagliarmi ma l'impressione è che si tratti di recensioni non troppo negative proprio solo perché è coinvolto Murdoch. Il film sembra aver dato l'idea di essere un bel Tumbr molto twee e molto di buon gusto, ma senza troppa coesione e forza. Spero di essere smentito e soprattutto spero si possa vederlo presto anche in Italia. RomaPopfest, Frigopop, Cielo Sotto Milano, Unplugged in Monti, WWNBB e altri disperati indiepoppers della penisola, unite and take over: sotto con un kickstarter e organizziamo la première!

- Il Guardian è quello più morbido e diplomatico: "It's warm and generous, verging on the sentimental; a film that crystallises the best and worst of Belle and Sebastian's songwriting skills".
-Il Los Angeles Times mette assieme un po' di frasi di circostanza, preferisce non approfondire troppo la critica e descrive invece il contesto da cui è nato il film
- The Playlist / Indiewire è uno di quelli che ci va giù più pesante: "a collection of poorly shot, low-budget music videos stitched together onto a anorexically thin storyline, than it is a fully formed and cohesive movie."
- Screen Daily ci gira intorno, con una morale del tipo, beh tanto se andate a vederlo è solo perché conoscete la band e non vi aspettate granché
- The Dissolve, il blog cinematografico di Pitchfork, mette nero su bianco qualcosa che un po' temiamo tutti: "Murdoch is attempting a pastiche of his favorite movies the way he pastiches his favorite pop songs in Belle & Sebastian. [...] But while Murdoch exhibits masterful control in a recording studio, he isn’t what I would call a natural-born filmmaker."
- FilmComment scrive uno dei pezzi più dettagliati letti finora e conclude cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, cosa a cui voglio credere fortissimo pure io: "God Help the Girl is not a film for cynics—either of the musical or cinematic persuasion—but it’s done with good humor and integrity, and for all its flaws, I’d rather have it over a hundred conventional jukebox musicals of the Mamma Mia! school. If you’re even remotely willing to entertain a nostalgic fantasy of bohemian cafés inhabited by wan, bookish boys and girls in bobs and berets, then you may find it harder to resist then you’d expect."

(per ora mi fermo qui, se c'è altro di interessante segnalate pure nei commenti e aggiorno il post)

(mp3) God Help The Girl - Come Monday Night
(mp3) God Help the Girl - Perfection as a Hipster (Gary Olson vocal)

sabato 18 gennaio 2014

Il primo podcast del nuovo anno!

Stephen Malkmus facepalm

Stephen Malkmus And The Jicks – Rumble At The Rainbo
Eternal Summers – Gouge
No Monster Club – La La Land
The Notwist – Kong
Le Man Avec Les Lunettes – Former Leader
[Bastonate: Detesto i puristi del titolo originale dei film]
Gingerlys – Summer Cramps
The Wave Pictures – Red Cloud Road (Part 2)
Math And Physiscs Club – I Know It’s Over

Le mailing list del sabato

oh-god-another-electro-pop-tune-from-sweden

venerdì 17 gennaio 2014

MAP - Music Alliance Pact #64

Music Alliance Pact

Primo appuntamento del 2014 con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- i francesi Bloum, electropop dalle atmosfere spettrali e nebbiosi suoni Eighties;
- i brasiliani Boogarins, il trait d'union tra la tropicalia e la psichedelia contemporanea dei Tame Impala;
- i polacchi BOKKA, che vi piaceranno se amate robe tipo Knife;
- il danese J. Arlin, con un folk rock piuttosto elegante;
- il giapponese Metome, con la sua elettronica frantumata ma comunque godibilissima;
- i canadesi Teledrome, con quello che definiscono "synth-based power-pop-punk";
- i portoghesi You Can't Win, Charlie Brown, con un rarefatto soul elettronico di grande atmosfera.

Gli italiani di questo mese sono i napoletani Fitness Forever. Il loro nuovo album Cosmos, uscito ancora una volta per la leggendaria etichetta spagnola Elefant Records, è quanto di più sorridente e ottimistico mi veniva in mente per cominciare l'annata. Dentro ci trovate i soliti riferimenti, un po' Burt Bacharach e un po' disco, Piero Umiliani e Lucio Battisti (e anche un tocco di Celentano), ma tutti rimescolati con un divertimento davvero contagioso.

Questa è la playlist del MAP di Gennaio, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Fitness Forever - Hotel Flamingo

giovedì 16 gennaio 2014

"This one's for you, grandad!"

Stephen Malkmus and the Jicks - Wig Out at Jagbags

Rumble At The Rainbo è la canzone più breve del nuovo disco di Stepehen Malkmus, sta proprio al centro della scaletta ed è anche una tra le più fulminanti della sua discografia da solista. Non credo a Malkmus farebbe piacere, ma a me ha ricordato un sacco quel tesoro nascosto che era il minuto di I Love Perth dei suoi vecchi Pavement. Se da un lato è vero che il Malkmus solista ha fatto (quasi) di tutto per scrollarsi di dosso l'eredità dei Pavement, dall'altro non credo sia possibile (nemmeno a lui, nemmeno dopo tutti questi anni e sei dischi) parlare della sua nuova vita insieme ai Jicks senza tirare in ballo il confronto con il passato.
Del resto, il tour di reunion di qualche anno fa ha segnato una moltitudine di cuori giovani e vecchi, e quello che racconta Rumble At The Rainbo è proprio l'ambivalenza su cui si regge tutta la situazione. Malkmus canta con un sorriso "Come and join us in this punk rock tomb", garantisce che "We are returning to our roots / No new material, just cowboy boots" e il ritornello rassicura (per modo di dire) che "No one here has changed, and no one ever will". Certo, quel sorriso un po' beffardo Malkmus lo rivolge in primo luogo a sé stesso e alla propria condizione di musicista di mezza età, ma se volevate una canzone che fosse anche una spietata istantanea dell'indie rock oggi eccovi accontentati.
In altri momenti ti viene il sospetto che ci sia davvero una sfumatura di sincera nostalgia. Il namedropping di vecchie band è costante: Thin Lizzy, Mudhoney, Grateful Dead... "We grew up listening to the music from the best decade ever" è il verso di chiusura del singolo Lariat. Chissà, Malkmus è brillante e seducente, ma resta pur sempre uno scrittore di enigmi.
Come contrappunto, quei sorprendenti arrangiamenti di fiati sparsi per il disco (il momento migliore: la languida J Smoov) fanno sembrare Jagbags parecchio più morbido e disteso. Le canzoni evitano quasi sempre di deviare verso certe introverse jam del passato, e sorprende sentire Malkmus cantare due versi diretti e semplici come "Life should be free / take what you need" (Cinnamon And Lesbians). Del resto Chartjunk potrebbe anche chiarire da che punto di vista sta parlando: “I’ve been everywhere that you’re going / know all that you’re knowing”. Il solito sbruffone, dirà qualcuno. Beh, lui ha fatto i Pavement e voi no. E se gli va può anche concedersi una quieta ballata nonsense che sembra un omaggio a Lou Reed come Independence Street.
A proposito del rapporto tra passato e presente, c'è una frase che mi ha colpito nella bella recensione di Pitchfork:
In retrospect, [the Pavement] breakup marked a moment when indie-rock's narrative started moving away from the sloppy, casual grace of the 90s toward bands like the Strokes and the Yeah Yeah Yeahs, who wore tighter jeans, had more conventional sex appeal, and played like there was something at stake. The irrelevance of Malkmus's solo career was a foregone conclusion.
Considerare la possibilità che tu sia irrilevante, dopo che hai contribuito come pochi altri a creare un intero immaginario, una scena (un mercato), e nonostante tutto che tu abbia ancora cose da dire e tu riesca a dirle sempre meglio, è qualcosa che regala conforto, da una parte, ma anche (nel perenne sorriso sibillino di Malkmus) ti fa cominciare a capire che "ciò che è rilevante" è ancora - sempre - tutto da decidere.

(mp3) Stephen Malkmus And The Jicks - Rumble At The Rainbo

martedì 14 gennaio 2014

The only thing that really matters

Real Estate - Talking Backwards

Il precedente album dei Real Estate, Days del 2011, è stato il mio personale disco di quell'anno. Logico quindi che abbia aspettative altissime e non veda l'ora di sentire il seguito di quel lavoro. Finalmente, dopo alcuni giorni di teaser e succinte anticipazioni via Instagram, la band statunitense ha diffuso oggi Talking Backwards, la prima canzone tratta da Atlas. Chitarre scintillanti, la solita aria super rilassata, e la voce di Martin Courtney, un balsamo per lo spirito. "The only thing that really matters is the one thing I can't seem to do": già tatuato sul cuore.

Parallax and shaders

Donkey Kong

La mia conoscenza dei videogiochi si ferma più o meno a Galaga, ma una bella compilation di band italiane che fanno cover di quei suoni ascoltati da bambino per pomeriggi interi in sala giochi (o meglio, nello stanzino dietro al bar) riesco comunque ad apprezzarla.
BlackLodge è la netlabel creata da Piermaria Chapus, nome che qualcuno ricorderà nella formazione dei MiceCars. E infatti la prima uscita dell'etichetta è stata proprio l'ultimo singolo del gruppo romano Volunteer/Interlude. Sul finire dell'anno scorso è poi arrivata questa nuova Parallax & Shaders (in free download!) che riunisce 17 band italiane alle prese con cover di titoli storici da sala giochi. Tra le altre, Go Dugong alle prese con una versione glitch-shoegaze-sognante di Bubble Bobble; Father Murphy che stravolge Tetris e ne mette a nudo l'angoscia; gli strepitosi Flying Vaginas che fanno diventare Donkey Kong un pezzo lo-fi garage scatenato; la botta quasi gabber di Doom nelle mani di Kenobit; uno Psyco Mantis Hymn mai così gotico a cura degli stessi MiceCars, e El Señor Ciuf Ciuf che trasforma l'inno Xenon 2 Megablast in un mantra religioso in cui alla fine sembra sia l'elemento umano a prevalere sull'elettronica. Davvero un bel progetto, molto divertente anche per chi, come me, era negato con joystick e console.

(mp3) Go Dugong - Bubble Bobble
(mp3) Flying Vaginas - Donkey Kong

lunedì 13 gennaio 2014

You in a sunny day


Contro lunedì come questo, contro la nebbia che non ti lascia quasi respirare, contro i beretti di lana inzuppati di freddo dopo aver attraversato la città in bicicletta, lascio andare i pensieri alle stagioni baciate dal sole e comincio la giornata con una canzone del duo spagnolo Lost Tapes. È quella che apre l'ep di prossima uscita su Cloudberry (era presente in forma di demo anche nell'ottimo free download curato qualche mese fa da Eardrums, dove trovate tutte le info biografiche sulla band) e tiene assieme malinconia shoegaze ed entusiasmo jangle pop, con una nota ottimista di fondo a cui questa mattina ho deciso di aggrapparmi nonostante tutto.

(mp3) Lost Tapes - War In The Netherlands

giovedì 9 gennaio 2014

polaroid blog guide to upcoming indiepop releases (in progress)

Non so bene a chi potrà mai servire, ma dopo la lista delle uscite 2014 pubblicata la settimana scorsa da Pitchfork mi è venuta voglia di farne una tutta per l'indiepop. Le informazioni che sono riuscito a raccogliere provengono dai siti delle etichette, dalle pagine delle band e ovviamente dalla mailing list Indiepop e dalla message board Anorak, sempre preziose. Di sicuro mi è sfuggita un sacco di roba interessante (per esempio, si sa qualcosa dei Pains Of Being Pure At Heart? E che succede, ehm, in Italia?).
Se avete aggiunte o correzioni da suggerire segnalatele pure nei commenti o mandate una mail. Grazie mille!

UPDATE: thanks to  Knut / EardrumsPop for alle the tips!
indietracks-festival--by-lucio-pellacani

+ over the year: 2014's Where Is At Is Where You Are 7777777 7" singles club!
(foto di Lucio Pellacani)

mercoledì 8 gennaio 2014

Better hearts

Gingerlys

"It is what I have inside my <3": il verso do Better Hearts, canzone che chiude il Summer Cramps EP dei newyorkesi Gingerlys, è scritto proprio così, con quel piccolo cuore nerd. Come puoi non arrenderti? L'indiepop delle chitarre ostinate a pugni chiusi, un attacco tutto rullante rubato a Emmerdale e la voce che è un filo appena, un sogno, una nostalgia in controluce. Melodie che scoppiano di primavera, vorresti indovinare il nome C86 giusto per spiegare la formula che sei sicuro di sapere ma queste canzoni non ti lasciano il tempo di riprendere fiato. Siamo dalle parti di un sound purissimo, perdente e dolce come non ci si dovrebbe mai più permettere.

(mp3) Gingerlys - Summer Cramps

sabato 4 gennaio 2014

My secret world - il documentario sulla Sarah Records!

My Secret World - The Story Of Sarah Records

Aveva fatto la sua prima comparsa su queste pagine quasi quattro anni fa ma ora finalmente è pronto: My Secret World - The Story Of Sarah Records è riuscito a diventare un documentario vero e proprio, benché ancora in attesa di una distribuzione ufficiale, e qui sotto trovate il nuovo promettente trailer.
Oltre ai due fondatori della storica label, Clare Wadd e Matt Haynes, la regista Lucy Dawkins ha coinvolto musicisti del calibro di Calvin Johnson (K Records), Amelia Fletcher (Talulah Gosh / Heavenly / Tender Trap), Stewart Anderson (Boyracer), Jacob Grahams (The Drums) e giornalisti come Everett True e Alexis Petridis.
Chissà se riusciremo mai a vederlo anche da queste parti (magari con un po' di sottotitoli). Se lanciate qualche kickstarter, fatemi sapere!


(mp3) The Golden Dawn - My Secret World (Sarah 09 - 1988)

Polaroids From the Web

Stream: Stephen Malkmus & the Jicks’ new album, Wig Out at Jagbags

Passate quasi tutte le feste, le classifiche e i Best Of, comincio a riprendere confidenza con i feed e inaugurol'anno nuovo sul blog con un po' di news che guardano al futuro:

- I nostri Be Forest inseriti nella lista dei dischi in uscita nel 2014 più attesi da Pitchfork! Se già non l'avete in agenda, mettete un cuore rosso sul prossimo 4 febbraio, quando We Were Never Being Boring pubblicherà Earthbeat.


Be Forest - Colours

- Uno dei primi dischi del 2014 che non vedeveo l'ora di sentire era Wig Out At Jagbags di Stephen Malkmus & The Jicks. Proprio a Capodanno la Matador l'ha messo in streaming integrale.

- Lo stesso Malkmus intervistato da Rob Sheffield su Rolling Stone sembra piuttosto in forma: «All the times when you make stuff, whether it's music or books or art, you can always say, "I could have done that differently" or "that wasn't really me." But I don't worry about that so much anymore. I have a couple of swing thoughts, like in golf, where you would say, "Keep your shoulder up." I have a couple of those now.»

- «It’s like, you complain when you think teenagers are stupid, and then when they try to do something, you’re all, “Oh, they’re growing up too fast, they don’t know what’s good for them”»: scontro tra pesi massimi su Rookie, Tavi Gevinson intervista Lorde!
(mp3) Lorde - Royals (The Weeknd remix)

- L'Australia è la nazione che negli ultimi tempi nu sta regalando le maggiori soddisfazioni musicali. Sul Guardian, Everett True segnala "Ten Australian bands to watch in 2014", e sono molto contento di trovarci anche vecchie conoscenze di "polaroid alla radio" come Go Violets, Bed Wettin' Boys e Blank Realm.

Blank Realm - Back To The Flood

- A proposito di 2014, questo potrebbe essere l'anno in cui anche Soundcloud comincerà a creare problemi di copyright in stile Youtube ai propri utenti: "Are Clueless Labels Ruining Mix Platforms Like SoundCloud?"

- Ma per finire una bella notizia. Sono sicuro che Valido apprezzerebbe: sul Village Voice ha debuttato la rubrica "Ask Andrew W.K.", con le risposte supermotivazionali del cantante americano alle lettere dei lettori.