lunedì 30 settembre 2013

"Is it the black one?"

Arcade Fire VS Saturday Night Live

L'altra sera gli Arcade Fire sono stati ospiti del Saturday Night Live dove hanno suonato dal vivo un paio di canzoni dal prossimo album Reflektor. Trovate tutti i dettagli cliccando a caso OVUNQUE su internet (metto un link a Billboard, così restiamo sull'istituzionale). A seguire è andato anche in onda uno speciale della NBC diretto da Roman Coppola che ha visto la partecipazione di ospiti del calibro di James Franco, Michael Cera, Bono e Zach Galifianakis. Ma la cosa che mi ha divertito di più, e che per un minuto mi ha fatto dimenticare che stavamo assistendo solo a un'altra pagina del marketing plan della band canadese, è stato il piccolo sketch con Tina Fey e Kenan Thompson per il quiz “Member of Arcade Fire or New SNL Cast Member?”. Forse non memorabile come humour, ma di sicuro la parte più spontanea e simpatica di tutta la serata. Noi non residenti negli States lo possiamo vedere qui.

(mp3) Arcade Fire - Afterlife (Live on Saturday Night Live - 2013-09-28)

Reprise

Moscow Olympics – Reprise

L'ultimo giorno di settembre cade di lunedì e per di più sta piovendo. Reagire alla mestizia che sta per stringerti il cuore oppure arrendersi all'autunno che incombe? La tentazione è forte, metto su una nuova canzone dei Moscow Olympics, tra i più validi eredi dei Radio Dept., se può esistere al mondo una tale categoria.
La band filippina mancava da un sacco di tempo (tipo che esisteva ancora Indiepop.it) ma questo ritorno sulla sempre lodevole etichetta Beko li vede in gran forma. Languori e riverberi uggiosi, per una canzone che invece vuol essere "an ode to summer". Addio.

(mp3) Moscow Olympics – Reprise

mercoledì 25 settembre 2013

The most spectacular party

The Ian Fays - The Most Spectacular Party

Cosa non fareste per supportare una band che ha come motto "Broken Casios, Broken Hearts"? Ieri le adorabili Ian Fays hanno lanciato un kickstarter per sostenere la pubblicazione in vinile del loro quarto album, The Most Spectacular Party, album che segna anche il decennale della loro carriera.
Il disco è stato registrato assieme al produttore Kendra Lynn (già al lavoro con nomi come She & Him, Spoon e Breeders) e sono davvero curioso di sentire come uscirà stato trasformato il suono emotivo e fragile della band californiana.
Trovate tutte le info sulla pagina Kickstarter, che ospita anche il video qui sotto. Le gemelline vogliono provare a realizzare il loro sogno di una vita, incidere la loro musica su vinile ("maybe pink?"), e qui a polaroid sosteniamo volentieri la causa!

"Proud of being a hipster"

Hipster Dino meme

«People compulsively complain about hipsters out of a sense of insecurity, when really, like bees, or sharks, the hipster is more scared of you than you are of them. By otherizing and stigmatizing “cool,” it absolves us from considering our own shortcomings. People who read books you don't like are hipsters, so now you're off the hook from reading those books. Complicated food and drink recipes, difficult music, hard-to-pull-off clothes? Not for me, we all say, and then settle into the rut of the middle of the road. We mock the hipsters when we should be thanking them, because like it or not, many of these trends we're so quick to dismiss now are going to filter down into the mainstream sooner or later. Do you have any idea where your entertainment even comes from? How many truly horrible indie rock shows and DJs and art openings and readings and bars and fashion shows people like me have to suffer through on a nightly basis so we can sift through the cultural slush pile and report back to the rest of the world? We ate foam for a year there! And we did it so you wouldn't have to.»

"It’s Hip to Be Hip, Too" by Luke O'Neil [Salon]

(mp3) London Grammar - Wasting My Young Years (Henrik Schwarz remix)

martedì 24 settembre 2013

Memory room

Crystal Stilts - Nature Noir

L'attacco di chitarra acustica e archi di Memory Room, la traccia centrale di Nature Noir, il nuovo album dei Crystal Stilts, è una musica sentita in sogno una volta e ora finalmente ritrovata. Pace istantanea per il mio cuore. Tutto dondola come un mare calmo. Tre semplici note di violino uniscono le varie parti della canzone, mentre la voce di Brad Hargett, che qui insolitamente si aggira su note alte e luminose, sembra uscire da una nube surreale. Forget about the afterlife, the love between me and you is what sets us free. Suoni psichedelici Anni Sessanta, niente di nuovo ok, ma la purezza che in questa prova i Crystal Stilts hanno raggiunto nel distillarli ha del prodigioso, e ha su di me quasi il potere di un incantesimo.
Nature Noir vede la band newyorkese abbandonare il lato oscuro del feedback dei dischi precedenti e appropriarsi completamente e a pieno diritto di una bella fetta di eredità Velvet Underground. È rimasta la scia di riverberi cavernosi dietro all'indecifrabile voce, ma la band intorno ha compiuto un viaggio all'indietro nel tempo che l'ha portata ben lontano dalle abituali reminiscenze post-punk. Anche nei pezzi più rock di questo disco (Future Folklore, oppure Darken The Door) quello che Tim Sendra definisce alla perfezione  il "disembodied croon" di Hargett non è più sommerso da torbide scariche elettriche. L'atmosfera che i Crystal Stilts descrivono presenta ancora ombre sinistre e a volte il loro caratteristico torpore narcolettico sembra avere il sopravvento, ma preso nella sua interezza, Nature Noir è un disco che viaggia ad altissima quota, estatico e concentrato al tempo stesso, un disco per cui vale la pena spendere la parola "sprituale".

(mp3) Crystal Stilts - Memory Room

venerdì 20 settembre 2013

Stone free

Sat. Nite Duets

"Una band di giovani scardinati di Milwaukee": così avevo definito un anno e mezzo fa i super divertenti Sat. Nit Duets, in occasione del debutto Summer Of Punishment, e lo intendevo come il migliore complimento possibile. Humour in forma di rock rumoroso e cazzone, birre da stappare a metà di una melodia, dimenticarsi cosa si stava dicendo e abbracciare comunque i fratelli di una vita. Finalmente i ragazzi sono tornati, non so cosa sia successo nel frattempo ma l'anticipazione del loro secondo lavoro è, se possibile, ancora più esaltante. Si intitola Stone Free, e se aggiungete che l'album si chiamerà Electric Manland avrete già due allusioni a Jimi Hendrix. Suona promettente! Poi fai partire play e parte invece questo pezzo trascinante (non so, se vuoi metto qui il nome Hüsker Dü ma non è importante) dal ritornello quasi glam, niente riferimenti ai Pavement (almeno per ora) ma immagini di ex fidanzate, filosofia della vita da divano, qualcosa che senti che manca, l'istinto di sopravvivenza che ti abbandona, e quel "stone" che diventa subito "stoned". Voglio dire, in una foto "promozionale" (?) che accompagna la canzone si vede una cassa di Stock 84 di fianco al letto. Questo è stile.


martedì 17 settembre 2013

In a feeling like this

IBlouse - Imperium

Parlando del primo disco dei Blouse qui sul blog chiudevo il post proprio domandandomi dove sarebbero andati con la seconda prova. Bene, non avrei mai immaginato un risultato del genere. La band che firma Imperium (ancora su Captured Tracks) sembra non avere quasi nessun comune denominatore con quella che avevamo conosciuto al debutto, se non la voce eterea e suadente di Charlie Hilton, qui - se possibile - ancora più efficace e brillante.
Scomparsi i synth, le drum machine e i Cure come unico Dio. Ora è tutto atmosfere nebbiose, immagini di pellicole sfuocate e riverberi languidi. Il singolo No Shelter dichiara "nothing in nature can make my body warm", e un'ansia gelida pervade tutte le canzoni. Se il primo riferimento ora sembra essere quello dei Velvet Underground insieme a Nico, i Blouse bilanciano la sensualità con un'estetica sofisticata e distaccata che a tratti fa venire in mente dei Broadcast più rock e meno kraut. Desiderio e paradossi: "give me your body, I need a thing to hold”. Un disco che, sia quando spinge di più (Eyeside) sia quando preferisce dissolversi (Capote), rimane coeso e suggestivo. Alla fine, il merito maggiore di Imperium è proprio quello di conquistare una bella sintesi tra shoegaze e psichedelia, ma non dalla parte dei Novanta, anzi: come se la storia della musica andasse a ritroso.

(mp3) Blouse - A Feeling Like This

MAP - Music Alliance Pact #60

Music Alliance Pact

Eccoci a un nuovo appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che ogni mese selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

A questo giro i nomi che mi hanno incuriosito di più sono stati: la cantautrice maltese Alex Alden, che mi ha ricordato qualcosa di Allo Darlin'; gli austriaci Beach Girls And The Monster, che con un nome del genere e un titolo programmatico come I Go Surfin' fanno esattamente quello che vi aspettate ma sono piuttosto divertenti; l'indiano Blent, glitch vecchia scuola ma con la giusta dose di giocosità; l'onestissimo emo-rock dei Da Vianda dal Venezuela; gli australiani Manor, con un singoletto synth pop sognante ed elegante; i danesi SPEkTR, in pratica la risposta scandinava ai nostri Calibro 35; i canadesi The Provincial Archive, che mi hanno fatto tornare in mente i tempi in cui ascoltavamo di più Bright Eyes; e il fragilissimo shoegaze dei portoricani Un.Real. In scaletta anche un nome ben noto dalle nostre parti come quello dei britannici 65daysofstatic.

Gli italiani di questo mese sono gli His Clancyness del nostro Jonathan Clancy: non è difficile prevedere che il loro Vicious, in uscita tra poche settimane sulla label britannica FatCat, sarà uno dei dischi indie rock italiani più importanti dell'anno.La canzone che ho scelto è Zenith Diamond, di cui avevamo parlato proprio con la band in occasione dell'uscita di un video molto speciale.

Questa è la playlist del MAP di Settembre, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) His Clancyness - Zenith Diamond

venerdì 13 settembre 2013

You are cruel

Hush - Cruel

Come un sogno in cui i Beach House stanno suonando una cover dei Radio Dept., questa canzone è apparsa all'alba mentre il treno correva verso Nord e l'ho tenuta con me. Loro si chiamano HUSH! e sono un quartetto proveniente da Bridport, nel Dorset. Leggo su Wikipedia che la città è stata inclusa tra dieci migliori luoghi dove vivere in Gran Bretagna. Qualcosa di questa serenità deve essere filtrato nel suono e nelle atmosfere della band, shoegaze che dichiara influenze diverse come Cocteaus Twins e New Order. Anche se questa è solo la seconda canzone che gli HUSH! rendono pubblica, le idee sembrano averle già chiare, e mi sembrano quelle giuste.

(mp3) HUSH! - Cruel

giovedì 12 settembre 2013

How can I tell you I was wrong?

Franz Ferdinand: Right Thoughts, Right Words, Right Action

Ascoltando Right Thoughts, Right Words, Right Action, il nuovo album dei Franz Ferdinand, uno potrebbe anche trovarsi ad ammirare tanta perserveranza e resistenza. Solo a nominare "punk-funk" alla fine del 2013 ti senti piombare sulla schiena il peso di una vecchiaia che ti tramortisce. Invece l'attacco della title track in apertura di scaletta rimbalza agile sopra un basso gommoso, tra lampi di synth acido e coretti senza parole troppo difficili: è subito un invito. Forse il rischio è quello di assomigliare a quelle belle donne ormai di una certà età che sarebbero ancora più belle se smettesero di andare in palestra in pausa pranzo e di raccontarlo ogni momento a chiunque. Quello che intendo dire non è che i Franz Ferdinand "sono vecchi". Non c'è recensione di questo disco che non cominci da "sono passati dieci anni" o si senta in dovere di tracciare ricostruzioni storiche, rivolgendosi a "those who can remember that far back". Va bene. Ma la band scozzese in Right Thoughts... sembra voler proprio raccontare come continuare a ballare nonostante tutto questo, nonostante il trucco un po' pesante e il fiato più corto in pista. Love Illumination spiega "we could love you / if you need somebody to love you / while you're looking for somebody to love". Come a dire, avete ormai altro per la testa, lo sappiamo, noi eravamo quelli stilosissimi fino a ieri, ma siamo ancora capaci di pestare sull'acceleratore. Salvo poi uscirsene con numeri tipo Evil Eye, una roba che sembra un mash-up venuto male tra My Name Is di Eminem, Another One Bites The Dust e una canzone dei Backstreet Boys che non ho voglia di andare a cercare. Sì, anche i composti Franz Ferdinand sbracano. Meglio quando restano fedeli alla loro formula, come nella frenetica Bullet, o quando si fanno quasi beatlesiani in Fresh Strawberries, oppure quando "deviano" con maggiore consapevolezza, come nella seconda parte tutta LCD Soundsystem di Stand On The Horizon. Tra parentesi, sarei curioso di sentire come suonavano queste canzoni prima dell'intervento in produzione di nomi pesanti come Bjorn Yttling, Todd Terje e Hot Chip. Ma Kapranos non gira intorno ai concetti, vuole affermare sé stesso e la propria band, e con un vocabolario ridotto all'osso che ha fatto storcere il naso a più di un recensore arriva dritto al punto che gli interessa consegnare a questo disco: "All that we know to make us see the point of living is to live".

(mp3) Franz Ferdinand - Stand on the Horizon (Todd Terje Extended Mix)

mercoledì 11 settembre 2013

Ninetenicillin

Ninetenicillin

«Ninetenicillin is the theoretical pill one could take to make oneself feel as though 9/11 never happened and one was still living in the 20th century, not the 21st. If you were to take a handful of Ninetenicillin, you would look at The New York Times for September 12 2001 and the headline would read, “Shark Attacks Continue off Florida Coast.” Potential ninetenicillin junkies yearn for a world without search engines, intrusive airport security screenings and email boxes that are magically empty every night before bed. As a form of escapism, yearning for the 20th century is understandable but in practice it would be horrible – sort of like going on a holiday promising yourself you could go without the internet, only to crumble and walk in a daze to the local internet café to gorge on connectivity. It’s fun to sentimentalise the 20th-century lifestyle and the 20th-century brain, but it helps nobody, it makes you look ancient, there’s no going back and you’d be miserable if you did. Onward.»

Douglas Coupland nella sua nuova rubrica sul Financial Times.

martedì 10 settembre 2013

Who needs you

The Orwells
They think their kind of music is best played by teenagers, because who knows more about being young and pissed off than teenagers? "It's so much more believable when you're actually a teenager," O'Keefe says, "being a part of it, living it, and putting it down – teenagers can relate to you because that is what's happening now." And Cuomo's lyrics are, largely, about being young and pissed off in the suburbs. "I spent a lot of time angry because I wanted to leave," he says, a sentence that could have been uttered by any kid in any band at any time since 1955.
The Orwells intervistati dal Guardian. Già visto tutto, già sentito tutto, vero? Ecco, il problema non è loro.

(mp3) The Orwells - Who Needs You

sabato 7 settembre 2013

Warp and weft

Laura Veirs - Warp and Weft

"Stiamo registrando il prossimo album nello studio di Tucker [...], speriamo di riuscire a vederlo finito prima che nasca il bambino (quadruple dita incrociate!) e di pubblicarlo verso la fine di agosto". Beh, complimenti Laura Veirs: le cose sono andate proprio secondo i tuoi programmi. Le sessioni in studio sono state completate come da calendario; il secondogenito Oz Rhodes è nato il 2 maggio (con immancabili foto sui social network e rassicurazioni sullo stato di salute e il peso) e questo nuovo album, Warp And Weft, ha visto la luce prima della fine dell’estate.
Ma, per chi non avesse familiarità con la cantautrice statunitense, è questo tipo di comunicazione e rapporto con il pubblico che può già rendere l’idea del mondo che la Veirs racconta e colora da oltre una dozzina d’anni con la sua musica e la sua voce. Quasi dicesse: entrate e sentitevi a casa vostra, potete accomodarvi sulla vecchia poltrona vicino alla finestra, potete parlare del tempo se non vi va di fare altro, o di dove andrà a finire questo mondo ormai a rotoli, o lasciarvi incantare da qualche fiaba fantastica.
Dentro Warp And Weft trovate un po’ tutto questo. Il folk pop dal respiro ampio e dagli arrangiamenti esuberanti e meticolosi che sa farsi luminoso e vibrante (America), a volte più rock e quasi spensierato (That Alice), più spesso intimo e toccante, come nella magnifica Dorothy, che cita il blues d’inizio secolo di Blind Willie Johnson e torna sul tema dei figli: “motherless children have a hard time”. Un po’ come un manifesto, nel singolo di apertura, Sun Song, la Veirs canta “I fight to death, I swear / As all the other mothers would remember”. Insomma, dopo l’album di ninnenanne e canti tradizionali per l’infanzia (Tumble Bee del 2011), il discorso su maternità e senso della famiglia si approfondisce. “La trama e l’ordito” si rinsaldano. E ormai altrettanto parte della famiglia sono i musicisti che hanno contribuito al disco: KD Lang, Neko Case e i Decemberists tra gli altri.

(mp3) Laura Veirs - Sun Song

giovedì 5 settembre 2013

Long enough to leave

The Mantles - Long Enough To Leave

Negli ultimi tempi mi capita di ascoltare parecchi nuovi dischi davvero brutti, o che magari non dicono niente soltanto a me. Quando arrivo in fondo a certe scalette ho bisogno di dare un po' di sollievo alle orecchie con qualche "suono amico", dentro cui trovare pace.
Una delle scelte più frequenti, da ormai qualche mese, è l'ultimo disco dei Mantles. La band di Oakland non si può certo dire prolifica (due album e un ep in oltre sei anni) ma mi sembra aver comunque tracciato una bella traiettoria, dal polveroso garage rock degli esordi verso un distillato di psichedelia e pop a bassa fedeltà di stampo Flying Nun (vedi l'innesto di certe tastiere nel lavoro più recente).
Long Enough To Leave ha un passo mai troppo spedito e mai troppo triste, capace di metterti a tuo agio anche se alla fine ti rendi conto che non ti porta proprio buone notizie. Mi viene di dire che c'è qualcosa di agrodolce e che mi appassiona nel modo in cui l'elettricità dei riff contraddice la malinconia delle melodie e degli stralci di testi che riesco a afferrare. Ripensamenti, vicoli ciechi, decisioni sbagliate, città da cui ce ne eravamo già andati una volta, scambi di persona, ingratitudine, esitazioni indefinibili, frustrati desideri di fuga. In una presentazione track-by-track i Mantles hanno condensato così questo nodo di sensazioni: "You take to the streets trying to convince yourself that your life is just the story of someone else". Forse era questo quello dentro a cui mi ero rifugiato anch'io?

(mp3) The Mantles - Marbled Birds

(foto da ION Magazine)

mercoledì 4 settembre 2013

Polaroids From the Web

"Se ti fai poche domande" edition

The most important issue facing music journalism today

- Volete farvi un'idea di com'è frequentare un seminario da 140 dollari con Simon Reynolds? Provate a leggere "The most important issue facing music journalism today".

- Che cos'hanno in comune Fight The Power dei Public Enemy e Dancing In The Street di Martha & The Vandellas? Lo spiega Mark Reynolds in "How to Make Political Pop Without Trying" su PopMatters.
(mp3) Martha & The Vandellas - Dancing In The Street

- Morite dalla voglia di conoscere l'emoticon preferita da Zachary Cole Smith dei DIIV? Leggete l'intervista di Frigopop!

- Avete qualche dubbio sul nuovo singolo dei Los Campesinos What Death Leaves Behind? L'analisi e l'intervista su Drowned in Sound fugheranno ogni interrogativo. Spoiler: "That era of youthful self-loathing is over but there's no need to panic":


Los Campesinos! - What Death Leaves Behind

- State per tornare a scuola? Jim DeRogatis vi ha preparato una bella playlist a tema (direi che DeRogatis sarebbe capace di ben altro, ma ormai sembra proprio impossibile fare a meno di una ventina di listicle al giorno)

- Quali sono le Most Anticipated Releases: Fall 2013 secondo Pitchfork?

- "Why Unwound is the best band of the ’90s" (pezzo molto personale ma onesto, e poi è una buona scusa per tornare su certi suoni sottovalutati)

- "Lo chiedi a un giornalista e ti dice che i blog sono un covo di sfigati non-professionisti che si sentono liberi di sparar cazzate a vanvera su argomenti in merito ai quali non sono documentati. Molto francamente, nei blog che seguo (assiduamente o saltuariamente) nessuno si permetterebbe di inventare un caso inesistente servendosi delle dichiarazioni di un intervistato nel titolo e sotto gli occhi di tutti, lasciandoti addosso la diffusa convinzione che qualcuno stia regolandosi conti propri. [...] Mi prende anche male l’idea che questo ammasso di nonsense continui ad auto-giustificarsi con l’idea che un giro sui portali più frequentati del web valga la pena a prescindere, che un clic giustifichi ancora qualsiasi bassezza". ("Abbassare il livello" su Bastonate)

martedì 3 settembre 2013

So I am naked 'cause I’ve been making all these plans

Heathers - Teenage Clothes

Tre canzoni forse sono poche per capire quanto una band potrà diventare grande; così come dall'avere ottimi gusti musicali non segue sempre riuscire a fare anche buona musica. Detto questo, appena ho sentito partire Teenage Clothes, il sette pollici di debutto degli Heathers, giovane trio proveniente da Los Angeles, ho subito avuto voglia di sparare superlativi esagerati. Loro si definiscono una band di "miserablist guitar pop"  ma voi immaginate dei Pains Of Being Pure At Heart più nervosi e più arrabbiati, una profusione di testi inconsolabili e chitarre rumorose (la b-side I Don't Wanna Be Adored suona molto Wavves). Insomma tutto quello che occorre per lasciarmi andare alle previsioni più imprudenti e grandiose.

(mp3) Heathers - Teenage Clothes

lunedì 2 settembre 2013

Never/ending summer

Love The Unicorn - 'Sports'

Se anche voi volete dire NO ai giorni che corrono sul calendario, se non vi arrenderete all'autunno che incombe e se questo Settembre ancora vi sta stretto, una buona notizia di oggi e (almeno) una canzone vi saranno di conforto. I romani Love The Unicorn, che qui a casa We Were Never Being Boring conosciamo bene, vedono infatti ristampato il loro ultimo ep, intitolaro Sports, dalla iperattiva label britannica Dufflecoat, già casa di Alpaca Sports e Acid House Kings, giusto per citare un paio dei nomi principali. I Love The Unicorn si confermano tra i non molti prodotti indiepop italiani che merita di essere conosciuto anche fuori dai nostri confini. Un suono jangling che mi ha ricordato certe cose Matinèe e che poi aggiunge una nota  agrodolce, con un bel gusto per mescolare chitarre e synth, con un occhio anche a Phoenix e Two Door Cinema Club. Sporst, come dichiara la stessa band, vuole essere "un inno all’età giovane": niente di meglio quindi per combattere la fine dell'estate.




Love The Unicorn - Never/ending Summer

September Girls su Fortuna Pop!

September Girls

Ok, cominciare i post del mese dopo Agosto con una band chiamata September Girls è un po' telefonata, l'ho fatto apposta, ma seguo le scatenate ragazze di Dublino dai primi passi e il fatto che abbiano firmato per Fortuna Pop! e che a gennaio arriverà il loro album di debutto mi fa molto piacere.
Nel frattempo sabato esce una cassetta per Haus Of Pins in occasione del "Cassette Store Day", e questa prima anticipazione Ships sembra parecchio interessante, meno garage e scanzonata dei primi demo, e più cupa ed eterea.




September Girls - Ships