giovedì 28 febbraio 2013

I was born a fantasist


Quelle piccole notizie che mi riempiono il cuore e le gambe di ottimismo anche in mattine cupe come questa: là fuori c'è un nuovo flexi-disc dei Brilliant Colors. La band di San Francisco, che in curriculum vanta ep per Captured Tracks, album per Slumberland e split con Girls Names, e che al momento sembra sia diventato un quartetto (almeno a giudicare dalle foto) sarà in tour per gli Stati Uniti con Veronica Falls e Golden Grrrls, una specie di dream-team in miniatura dell'indiepop contemporaneo. Per celebrare l'evento ha dato alle stampe tre nuove tracce nel formato più vintage e a bassa fedeltà possibile, quel flexi-disc sinonimo di fanzine e DIY in bianco e nero, epoca del resto da cui i Brilliant Colors attingono a piene mani anche dal punto di vista del suono.
Nell'attesa del seguito dell'ottimo Again And Again, il flexi si può comunque ascoltare anche nel più moderno streaming su Soundcloud.

(mp3) Brilliant Colors - I Was Born A Fantasist

mercoledì 27 febbraio 2013

"I am still my teenage self "

This Charming Man: An Interview With Morrissey - Rookie Mag

Breve ma carinissima intervista di Morrissey a Rookie Mag, da leggere in cinque minuti con il sorriso. E dico "carina" perché mi immagino la maniera super dandy in cui il nostro Stephen Patrick avrà sollevato gli occhi al cielo, divertito e lusingato, nel dare consigli agli adolescenti, pubblico ideale (ma chissà quanto poi) della webzine di Tavi Gevinson.

Bonus track, sul sempre didattico Guardian: The Smiths - a beginner's guide (come se fosse possibile stringere gli Smiths in sole dieci canzoni...)

giovedì 21 febbraio 2013

Time for a ride

Campfires

Se questa mattina un vento gelido vi sferza il viso e la neve che cade di taglio vi disegna un orlo sottile sul bavero del cappotto, potreste apprezzare tenervi in cuffia l'album di debutto dei Campfires. In realtà si tratta di un debutto soltanto su vinile, perché la discografia della band proveniente da Portland conta già una nutrita serie di uscite digitali, uno split in cassetta con Cloud Nothings e anche un sette pollici su Mexican Summer. Il cantautore Jeff Walls, titolare del progetto, possiede una scrittura capace di spaziare dal folk più a bassa fedeltà (dalle parti di Woods, tanto per fare un esempio) al più solare indiepop, e in questo suo ultimo lavoro si dichiara influenzato soprattutto da Kinks, Velvet Underground e Television Personalities.
Tomorrow, Tomorrow si può ascoltare in streaming integrale su Portals.


Campfires - Fortune Teller

lunedì 18 febbraio 2013

Memories, they play tricks on me

Shout Out Louds

Quando ti si affaccia alla mente Il mio canto libero di Lucio Battisti mentre sta suonando Sugar, la canzone che apre il nuovo album dei nostri amati Shout Out Louds, è come scoprire un allineamento di pianeti impensabili, un passaggio a una realtà parallela. Io non sono più riuscito a tornare indietro. E tutti quegli arrangiamenti sfarzosi di archi e fiati all'improvviso assumono una luce diversa, altro che Abba! Tra l'altro, la curiosa vertigine ritorna nella conclusiva Destroy, dalle parti del Nastro rosa. Nel mezzo succede un po' di tutto, ma il comune denominatore resta un pop Anni Ottanta sintetico e misurato. A volte più disco (14th Of July, il pezzo da pista dell'album), altre volte più malinconico (Blue Ice), ma senza diventare così strappacuore come in passato.
Potete farvene un'idea anche voi: da oggi il disco è in streaming integrale su NPR, e dopo le anticipazioni di due singoli che non lasciavano spazio a dubbi sulle scelte di suoni (e che non mi pare abbiano fatto gridare al miracolo), il sito americano appoggia elegante un (quasi) colpo di grazia, citando nell'articolo come primi due "artisti" di riferimento Gotye e Thompson Twins. E qui spontaneo parte il WTF.
In una bella intervista di qualche tempo fa, il frontman Adam Olenius raccontava come nella lavorazione di Optica avessero giocato un ruolo importante la maggiore apertura ai contributi di tutti in fase di scrittura e la sperimentazione in studio. Alla fine ne è uscito un disco composito, non proprio conciso, in cui non manca anche qualche episodio interlocutorio. Per esempio, io mi fido ciecamente degli svedesi, ma che la prima canzone finalmente affidata alla sola voce di Bebban sia questa Hermila, con questi suoni di synth, non l'ho capito. Quando tutto invece funziona (Illusions, la già citata 14th Of July o la gloriosa Chasing The Sinking Sun, che torna sulle tracce di Our Ill Wills) gli Shout Out Louds mostrano di saper trovare ancora nuove magnifiche vie per modulare il loro stile unico di cantare la malinconia.


Shout Out Louds - Illusions

Mi faccio la X col pennarello sulle mani

Anonymous Press - Twee Pop fanzine

Anonymous Press - generatore automatico di fanzines (grazie a Frizzifrizzi).

sabato 16 febbraio 2013

MAP - Music Alliance Pact #53

Music Alliance Pact

Anche se sono un po' assente dal blog non posso farmi mancare l'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: ogni mese la bellezza di quasi una quarantina di blog di tutto il mondo selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

A questo giro mi è piaciuta un sacco di roba: gli irlandesi Girl Band che hanno realizzato una "post-punk version of a techno track that took its vocal sample from a hip hop song" parecchio interessante; il dream-pop a tinte fosche dei giapponesi Hotel Mexico; gli olandesi APRIL, con un indiepop primaverile quanto il loro nome; lo shoegaze etereo degli svizzeri Last Leaf Down; il folk pop delicato del portoghese Little Friend; mi ha fatto sorridere il synth-pop Anni Ottanta dei tedeschi Pollyester; il lo-fi dei rumeni Subumbra; le tinte surf Sixties delle argentine The Omelettes;e se volete per finire c'è anche il tocco alla Shins degli australiani Them Swoops.

Gli italiani di questo mese sono i nostri Brothers In Law, e non vorrei ripetermi nel giro di pochi giorni, ma sono davvero convinto che il loro debutto sia uno di quei dischi che il nostro Paese (proprio nei giorni di Sanremo, ahaha!) merita di far conoscere in giro per il mondo.

Questa è la playlist di Febbraio, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.  

(mp3) Brothers In Law - (Shadow II) Leave Me

giovedì 14 febbraio 2013

The new life

Girls Names

Un titolo come The New Life è una presa di posizione, manifesta l'intenzione di capovolgere il debutto di un paio d’anni fa, sigillato con una certa cupezza Dead To Me. Poi ascolti le nuove canzoni degli irlandesi Girls Names e per paradosso suonano ancora più lugubri del disco precedente, ma lo scarto nell’atteggiamento resta palpabile: tra chitarre dolenti, abbondanti riverberi d’organo, un basso sempre al centro della scena, strutture e minutaggi bizzarri (le lunghe parti strumentali all'interno delle canzoni spiazzano), comunque un bel passo avanti. Suoni che si sono fatti più nitidi e più lontani da (troppo accomodanti?) ascendenze C86 o Sarah Records, colori più decadenti, vicini a qualcosa degli Smiths del primo album, o magari dei Josef K sotto sedativi, oppure, per restare al presente, più affini a certi Horrors o Hatcham Social. Un disco uggioso, che al primo ascolto può apparire troppo dissonante e schivo, ma che preso come una dichiarazione totale affascina.

Streaming completo dell'album via Slumberland.

(mp3) Girls Names - Occultation

mercoledì 13 febbraio 2013

Brothers In Law are going to SXSW!

Brothers In Law - musicraiser

Ma vi ricordate quando l'intero dibattito musicale del Paese si concentrava in una polemica sul crowdfunding? Era appena qualche settimana fa, ma sembra tutto già così lontano e vago. Era un mondo più grigio e misero, senza Spotify, senza Sanremo e senza gli innumerevoli progressi che una polemica sul crowdfunding ha poi portato nella nostra vita quotidiana, ma pur sempre un mondo così inconfondibilmente, infallibilmente italiano. Per fortuna non ho avuto tempo di seguire da vicino gli sviluppi di quei numerosi thread; ricordo solo di aver pensato: "ma che sfiga, proprio oggi che abbiamo aperto un Musicraiser anche noi".
Il "noi" sarebbe il We Were Never Being Boring collective, che è una piccola etichetta discografica fai-da-te. Dentro c'è gente esperta e proprio col pallino degli affari come i Le Man Avec Les Lunettes e The Calorifer Is Very Hot (sì, uso la vecchia denominazione apposta). Il fatto è che avevamo per le mani un disco in cui abbiamo creduto e crediamo davvero tanto, soprattutto un disco che ci piace moltissimo, un disco che ascolteremmo in repeat anche se non conoscessimo di persona chi l'ha fatto, ovvero Hard Times For Dreamers, il debutto dei pesaresi Brothers in Law. Proprio mentre ci stavamo organizzando per l'uscita e la promozione ci è arrivata una notizia bomba dagli Stati Uniti ("bomba" almeno per il nostro modestissimo giro di nerd musicali): i ragazzi erano stati invitati al SXSW Festival di Austin, Texas! Che fare? All'euforia, ai messaggi pieni di punti esclamativi e alle telefonate fiume erano seguiti molto presto gli interrogativi, anzi, uno solo: no, vabè, ma i soldi?
Scartata per ragioni di tempo l'opzione di vendere una canzone per uno spot elettorale o per qualche pubblicità, ci siamo chiesti: ma come funzionano "da dentro" quelle robe tipo Kickstarter e simili? Potrebbe andare bene per noi promuovere il disco e il finanziamento del tour tutto assieme? Bisognava scommettere su un po' di cose: i tempi di consegna di vinili e cd, la prenotazione tempestiva dei biglietti aerei, i primi concerti con o senza merchandising... A ripensarci adesso, non credo siano stati messi nero su bianco molti conti e business plan, e poteva anche venire fuori una mezza cazzata. Tipo, se non avessimo raggiunto il target, come avremmo fatto a spedire i dischi del pre-order? Avremmo avuto tutti i materiali in tempo? Boh, intanto partiamo, andiamo, che la voglia di far ascoltare a tutti questa musica era troppa. Così come quella di correre a suonarla dappertutto.
Da dove partire? Musicraiser, più o meno a parità di condizioni economiche tra le varie piattaforme, ci era piaciuta come usabilità, e poi parla in italiano. Non era tutto, ma diciamo che ha fatto la sua parte. Nel frattempo si erano fatti avanti anche i ragazzi di Slow Dance, società che si è presentata dicendo di "raccontare storie attraverso brevi film". E la storia di cui anche loro si erano innamorati era quella della band di Pesaro, forse semplice ma a suo modo esemplare ("this one is different, because it's us"!). E senza che neanche facessimo in tempo a capire, hanno cominciato davvero a raccontarla come sanno fare, con le immagini, realizzando alcuni suggestivi teaser, una sontuosa clip promozionale che segue la band nella sua città e filmando anche una improvvisata sessione unplugged. Noi che non avevamo mai pensato seriamente a come sfruttare al meglio il mezzo video eravamo senza parole.
Intanto le sottoscrizioni erano partite. Piano piano, ma erano partite. Le leggende metropolitane da social media strategist, secondo cui se non fai il botto entro i primi tre-sei giorni poi il progetto è destinato al fallimento, si sono rivelate tutte sciocchezze. Bisognava tenere alta l'attenzione: un'anticipazione in mp3 qui, uno streaming là, poi il classico articoletto "track by track", il passaparola tra i blog... però non è che abbiamo fatto più di tanto. Su facebook nessuno mi pare si sia lamentato dell'eccessivo spam, e nemmeno qui su polaroid oppure in radio ho calcato la mano con il "conflitto di interessi". I Brothers In Law se la stavano cavando da soli, o meglio: soltanto con la loro musica.
E quando l'altro ieri, a tre giorni dalla scadenza abbiamo raggiunto il 100% del nostro target ho provato un momento di sincera felicità. Altro giro di telefonate euforiche, messaggi, punti esclamativi. Lo so: non avevamo portato a casa nessuna pagnotta (il bilancio di tutta l'operazione secondo me resta ancora incasinato forte), non avevamo compiuto nessuna impresa storica (sai quanti fanno un kickstarter per qualunque cosa tutti i giorni?), però eravamo riusciti a raggiungere il nostro obiettivo, e soprattutto avevamo incontrato là fuori una quantità di gente disposta a sostenerlo. Lasciateci sentire soddisfatti per un minuto. In più, tutta quella strada per arrivarci aveva significato anche provare a fare qualcosa di bello (che poi è lo scopo ultimo di tutta la scatola WWNBB), sia che fosse un video, sistemare un comunicato pieno di refusi o improvvisare una canzone in un parco con le chitarre scordate. E questo per me resta importante.
Io spero davvero che da fuori questa cosa si sia percepita, almeno un po'. Si trattava di far diventare realtà un sogno: in fondo, non è così strano, no? E se per farlo abbiamo usato un mezzo come il crowdfunding e per qualcuno è sconveniente, boh, non so che dire. Ora, a progetto chiuso, se mi volto a guardare queste settimane passate e tutto quello che è stato messo in piedi, io credo che ne sia valsa la pena.
E adesso avanti, prossima tappa: SXSW.



(mp3) Brothers In Law - (Shadow II) Leave Me (Slowdance unplugged session)

A tattered line of string

The Postal Service 2013

Ammetto la delusione. Alla fine tutta la pubblicità per la reunion dei Postal Service si conclude in una ristampa "deluxe" del loro unico album di dieci anni fa, con un secondo cd di "inediti e remix"? Ma abbiamo ancora bisogno della cover di Iron & Wine, di quella degli Shins o del remix di Matthew Dear? Avremmo anche già dato. Mi fa piacere per la manciata di concerti che terranno tra USA e UK (più una puntata al Primavera Soundwave), ma per noi comuni mortali la delusione è accentuata anche dal fatto che gli unici due inediti del disco non sono affatto male, soprattutto questa nuova A Tattered Line Of String (che vede anche la collaborazione di Jenny Lewis). Ritmo serrato, impeccabile atmosfera sintetica, ritornello con melodia killer, soliti versi surreali (anzi, proprio assurdi) di Ben Gibbard, mentre Jimmy Tamborello non mette un suono fuori posto: c'era bisogno di aggiornare le playlist ferme a Such Great Heights. Dopo tutti questi anni i Postal Service riescono ancora a mostrare perché sono stati tra quelli che hanno contribuito a definire un genere, l'indietronica, abbastanza fondamentale per i dieci anni che ci siamo lasciati alle spalle. Ok per la celebrazione dell'anniversario, ma ora vorrei qualcosa di più.

(mp3) The Postal Service - A Tattered Line Of String

martedì 12 febbraio 2013

Servicide

Servicide

Treno vuoto, cielo argento, paesaggio innevato fuori dal finestrino: momento perfetto per ascoltare la compilation di commiato della label svedese Service. L'etichetta che ci ha dato tra gli altri gli Embassy, Jens Lekman, i Tough Alliance, i Whitest Boy Alice e gli Studio, e che soprattutto ci ha fatto vedere qualcosa di diverso dietro alla facciata più consueta del pop scandinavo, ha deciso di chiudere i battenti e compiere quello che ha definito un Servicide.
"There is no 'cause' for this. Except, possibly, the effect: desire already spreading along new lines, multiplying endlessly". Aspettiamo dunque di vedere quali saranno queste linee e godiamoci l'ultima raccolta in free download.

(mp3) Embassy - Boxcar

venerdì 8 febbraio 2013

Stay perfect

Obedient Wives Club

Avevo parlato degli Obedient Wives Club qui sul blog più o meno un anno fa, e ora la band di Singapore torna con un nuovo EP intitolato Murder Kill Baby. Rispetto all'esordio che si definiva "spectorgaze", il quintetto sembra aver abbandonato le inclinazioni più Jesus & Mary Chain ed essersi spogliato della superficie più rumorosa del proprio suono, e le canzoni ora scintillano in un bianco e nero totalmente Sixties. Certi paragoni con Best Coast risultano quindi più calzanti, ma questo non è per forza un punto debole. Mi piacciono molto quando si lanciano nei coretti "sha-la-la", come nella title track, ma ci sono anche un paio di pezzi ultraromantici che possono tornare utili per l'imminente San Valentino.
Murder Kill Baby esce in mini-cd e cassetta per Happy Teardrop e per Soft Power Records.

(mp3) Obedient Wives Club - Murder Kill Baby

I'm just a faded view to you

Braves - 'Sorrow'

Non ho idea di come funzioni in Australia ma praticamente ogni giorno esce qualcosa che mi prende benissimo e che sembra sbucare fuori dal nulla. Per esempio i Braves, trio proveniente da Perth e che già per questo motivo mi sta simpatico. Suonano indie rock a bassa fedeltà e hanno appena pubblicato in free download (o "pay what you want") l'EP Sorrow. Cinque canzoni in poco più di dieci minuti e chitarre che ti fanno subito pensare al fatto che laggiù siamo in piena estate e invece tu qui sei ancora impantanato nella nebbia. Eppure è curioso il contrasto con i testi delle canzoni, in cui il tono prevalente è quello del rimpianto, domina la sensazione che ormai sia successo qualcosa di irrimediabile. Fore per quello allora le chitarre alzano ancora di più il volume (Baden Street) mentre la voce si perde tra feedback, ricordi e scariche elettriche.

(mp3) Braves - Sadko In The Underwater Kingdom

mercoledì 6 febbraio 2013

La Femme

La Femme

L'immagine di copertina dell'ultimo podcast era un fotogramma del nuovo video dei La Femme, sestetto francese che si divide tra Parigi e Biarritz e che mi ha fatto scoprire in onda la Marta mercoledì scorso. Mescolando influenze surf rock e colonne sonore di film horror, new wave tenebrosa e un elegante tocco francese Sessanta che inevitabilmente ti fa tornare alla mente Gainsbourg, i La Femme fanno di tutto per suonare e sembrare intriganti. Sensuali, a tratti quasi morbosi (suoni torridi d'organo azzeccatissimi), a tratti più irriverenti (notevoli le copertine fin qui pubblicate!), mettono in campo una bella sicurezza e una certa sfacciataggine. In fondo stanno giocando nel campo non facile di certi Stereolab o se volete dei B52s, concediamoglielo. Da poco è uscito il loro nuovo EP La Femme, mentre è atteso un album per la primavera.

(mp3) La Femme - La Femme

martedì 5 febbraio 2013

The bitter truth that is the human race

Terry Malts

Nel periodo in cui il blog non era collegato sono successe un sacco di cose, ma quella che mi ha dato la scossa stamattina è stata la notizia che i nostri beniamini Terry Malts hanno buttato fuori un nuovo sette pollici. Come al solito è uno schiacciasassi punk dalle melodie cupe. Living With The Human Race è pubblicato da Windian Records all'interno di un lussuosissimo cofanetto "singles club" (Barreracuda, Heavy Times, Static Times e Suns Of Guns, gli altri nomi coinvolti), e nella b-side vede anche una cover di Over 21 dei leggendari Henry's Dress.
Per me è stato Paypal istantaneo.
(E mentre facevo un check sul facebook della band californiana, mi sono appuntato il loro nuovo motto: "Tall cans, short attention spans".)

domenica 3 febbraio 2013

"My Bloody Valentine knew My Bloody Valentine fans wouldn't already have plans tonight”

My Bloody Valentine

La battuta del titolo è di Steven Hyden, e per me riassume alla perfezione quello che abbiamo vissuto nelle ultime dodici ore. Cioè più o meno da quando, in un sabato sera quasi qualunque di inizio febbraio (ma era il Giorno Della Marmotta!), abbiamo avuto la certezza che i My Bloody Valentine stavano per pubblicare un nuovo album sul loro sito.
Il primo dopo Loveless del 1991, pietra miliare di un genere, lo shoegaze, ma anche una delle ultime testimonianze di un'epoca passata, in cui i dischi potevano diventare opere monumentali, la cui creazione entrava nella leggenda e la cui aura si trasmetteva al solo pronunciarne il titolo.
Nelle prime ore ovviamente il sito della band risultava inaccessibile, cosa che da un lato scatenava parecchia ironia e dall'altro faceva lievitare l'eccitazione. Viverla in tempo reale e guardarne contemporaneamente la fotografia via twitter è stata per me una delle esperienze più curiose legate a un disco negli ultimi tempi. M B V ora è qui tra noi, e la musica è un'altra cosa, d'accordo: ma questo è stato comunque uno zeitgeist in miniatura, al ritmo di 140 caratteri. Ho fatto un mio personale screenshot a futura memoria:

MBV_VS_Twitter_2013-02-02