venerdì 22 novembre 2013

Musica riformista: intervista ai Perturbazione

Ti capita l'occasione di scambiare quattro chiacchiere con i Perturbazione e ti rimetti ad ascoltare tutti i loro dischi in ordine cronologico, realizzando quanta strada hai fatto insieme a loro in questi anni. Non mi capita spesso con i gruppi italiani, e soprattutto con gruppi che cantano in italiano. Anzi, credo proprio che In Circolo sia stato praticamente il primo disco in italiano di cui si è parlato su questo blog ai tempi. Nel frattempo molta acqua è passata sotto i ponti. E così arrivo alla telefonata con Tommaso Cerasuolo avendo in testa molte più domande di quelle che poi riuscirò a tirare fuori. La "scusa" è che questa sera i Perturbazione fanno tappa al Vox di Nonantola (MO), insieme a Boosta e Linea 77 per la seconda serata del Jack On Tour, e fervono i preparativi.


Pertubazione

Mentre l'altra sera riascoltavo Musica X per prendere un po’ di appunti per questa intervista, Twitter era sommerso dai commenti per il surreale talent show dedicato agli aspiranti scrittori. La prima reazione è quasi sempre quella di indignarsi e buttare giù un po’ di sarcasmo a caso. Poi arriva quel vostro ritornello che dice “Noi non siamo diversi dal resto”, e lo so che la canzone parla d’altro, ma in qualche modo ha messo ogni cosa in una prospettiva diversa. Una questione di proporzioni. Tutto questo per arrivare a dire: voi avete cominciato a fare musica più di quindici anni fa, avete attraversato le stagioni continuando a scrivere, a fare tour e a crescere, e noi comunque sapevamo che c’erano sempre i Perturbazione. Ora come vi trovate nell’era dei talent? Che paesaggio sentite di avere oggi intorno?
Al di là dei possibili giudizi personali, è tutto completamente diverso da quando abbiamo iniziato. Quando siamo partiti i demo si facevano in cassetta, dovevi andare in uno studio, lavorare con un fonico, mettere da parte centinaia di migliaia di lire. Ma per arrivare a quel traguardo impiegavi un tot di tempo, e quello era il tempo di “lievitazione”. Ti serviva. Per noi è stato molto lungo, probabilmente fin troppo, ma credo abbia anche contribuito a metterci di fronte a certe scelte, per esempio a quella di continuare o meno a comunicare in inglese a un pubblico italiano. Quella fase ti costringeva a tirare fuori la tua musica migliore, che non è per forza la canzone che vorresti scrivere ma quella che riesci a scrivere meglio, e c’è una grossa differenza.
Quella che di oggi è un’epoca molto diversa, più frenetica, che tende a masticare ogni cosa in fretta, puntando sulla sensazione immediata, sull’idea dello straordinario. Ogni prodotto deve soprattutto stupire. Il problema è che oggi questo stupefacente è l’unico ingrediente. In questo vedo il principale cambiamento: tutto viene fagocitato più velocemente. Ma allo stesso tempo, non siamo una band che si lamenta "com’era verde la mia valle", cerchiamo di vivere sempre il presente e di guardarci intorno.

Quindi si può dire che quella canzone racconta qualcosa di più di una semplice coppia un sabato pomeriggio all’Ikea?
PerturbazioneSì, certo, l’idea è quella, ovvero che nell’omologazione non ci siano soltanto aspetto negativi. È un tema presente un po’ in tutto il disco. Viviamo un'epoca di crisi, senza più molti ideali. Ogni tanto aiuta dirsi: ok, questo è il presente, non è il presente migliore del mondo, forse posso fare qualcosa per cambiarlo piano piano, ma tutto sommato ci dobbiamo vivere dentro già da ora. Penso sia meglio che stare sempre a ripete che Paese di merda, oppure internet fa schifo. È un atteggiamento classico raccontare che quando hai iniziato tu era tutto migliore. Io non sono sicuro che il mondo che ti ho descritto prima fosse meglio. Era un grosso casino riuscire ad avere anche un minimo di visibilità. Ti mancava del tutto l’aspetto molto più democratico della Rete oggi. Ora è molto più facile fare il primo gradino, ma per contro è diventato molto più complicato prendere le misure per quelli successivi. Anche in questo caso la categoria di mezzo è quella più penalizzata, ma questo accade in generale, non solo nella musica, anche dal punto di vista culturale e sociale. Un po’ la crisi della classe media.

Hai usato una parola chiave oggi, "visibilità". Questa sera per esempio fate tappa al Vox con il “Jack On Tour”. L’evento si presenta anche come “una vetrina imperdibile per quattro band emergenti” che hanno partecipato a un concorso promosso da Jack Daniel’s via facebook. Siete stati coinvolti in qualche modo nelle selezioni tra le varie città del tour? Avete già avuto esperienze del genere? In generale volevo chiederti qual è lo spirito dell’iniziativa e perché avete deciso di partecipare?
La parte di selezione l’ha seguita in prima persona Davide "Boosta", che ha curato la direzione artistica. In generale, credo che in questo momento trovare promotori, se vuoi usiamo la parola “mecenati”, realtà che spingono eventi come questo rappresenta un po’ una via di fuga per il nostro mondo, vista anche la crisi complessiva del finanziamento pubblico di qualsiasi tipo di evento culturale. Questo per quanto riguarda la parte produttiva. Invece per la parte artistica, è una figata assoluta, noi ci divertiamo moltissimo e non sappiamo ma quale sarà l’esito finale. Prendi Davide, i Linea 77 e noi: siamo tre band che vengono da mondi “cugini” ma non così vicini. Ognuno sul palco ha la sua parte di set, ma poi ci incontriamo, nascono delle jam, a un certo punto ci mescoliamo ed è stato divertente già durante le prove. Sono quelle cose se vuoi anche vitali per un gruppo, soprattutto di lunga data.
Siamo convinti che sia necessario sperimentare sempre molte cose. Devi provare e sbagliare: solo sbagliando riesci a fare qualcosa, a ottenere quello che vuoi. Vedi per esempio il nostro tour Le città viste dal basso, dove in una stessa serata si potevano ritrovare sullo stesso palco Max Pezzali e Davide Toffolo, mondi lontani che in qualche modo si incontravano, questa è una caratteristica che è sempre stata nostra.

Perturbazione con i Linea 77

Nella bella intervista su Rolling Stone di qualche mese fa, a un certo punto, parlando del vostro pubblico che cambia e cresce, Gigi dice che non siete voi a invecchiare ma “sono i giovani a essere diversamente maturi”. Immagino che una band passi mesi e mesi a ragionare sulle più minute decisioni, a meditare le proprie scelte artistiche (voi a questo giro avete cambiato pelle un bel po’, la produzione di Max Casacci, i suoni più elettronici), ma poi quando finalmente arrivate a portare in tour le canzoni nuove, avete ancora il dubbio che ai concerti ci sia quello che vuole sentirvi cantare soltanto “Agosto è il mese più freddo dell’anno”? Come riuscite a far coesistere il vostro essere autori con il ruolo di “semplici” intrattenitori?
Eh, è il dubbio di ogni artista. Pensa a figure ben più autorevoli di noi, tipo Bob Dylan quando fece il passaggio dal folk all’elettrico, andando incontro a critiche pesanti e insulti. Ovviamente nel nostro caso non si tratta di nulla di così rivoluzionario. Siamo un gruppo più riformista che rivoluzionario! [ride] Non abbiamo quelle velleità. Per esempio, ci fa piacere che quella canzone trovi il suo posto in scaletta, come ci fa piacere che qualcuno la canti ogni volta, ci dà un affetto incredibile. Non abbiamo la spocchia di dire “che palle suonarla ancora”, non ce lo sogneremmo proprio. In generale non abbiamo mai fatto scalette che fossero interamente improntate su un disco nuovo. Sappiamo benissimo che tutti abbiamo bisogno di un po’ di tempo per affezionarci alle cose, è un altro dei problemi di questa epoca, talmente veloce che non lascia il tempo alle cose di depositarsi. Sì, il ruolo di "intrattenitori" lo comprendiamo. In tutti questi anni una delle cose più è cambiata per noi è la consapevolezza di come si sta sul palco, di tutto quanto fa parte dello spettacolo... o se vuoi della cerimonia.

Sono passati ormai diversi mesi dalla distribuzione del vostro ultimo disco nelle edicole tramite il magazine XL: quale bilancio ne avete tratto? Pensate si tratti di una iniziativa da ripetere e da prendere come esempio? Lo chiedo perché quando qualche gruppo si inventa qualche mossa di promozione o comunicazione per un disco nuovo, poi sembra sempre che siano obbligati a cambiare totalmente strategia la volta successiva e inventarsi qualcosa di diverso. Sarà così anche per voi? E questa volta le reazioni come sono state? Non raccontarmi solo quelle super positive!

PerturbazioneL’input è arrivato da Mescalche ha preso contatto con XL. A noi è sembrata una buona opportunità, perché l’epoca è incasinatissima, sia per l’editoria sia per la discografia. Ovvio, non abbiamo pensato fosse la soluzione di ogni problema ma ci è sembrata una cosa bella e diversa. Al momento non so darti una valutazione precisa perché non abbiamo ancora i dati vendita. Dovevamo averli al 30 settembre e li stiamo ancora aspettando! Se ti dicessi che è stata una figata al cento per cento ti direi una bugia perché in effetti non lo so, non so quali siano i risultati effettivi. Sicuramente sul piano della visibilità immediata e della distribuzione secondo noi è stata una buona cosa perché abbiamo messo in cortocircuito diversi elementi, e quello ci interessava. Al momento come sappiamo XL sta attraversando un periodo un po’ burrascoso e quindi per ora è ancora un po’ tutto incasinato.
In generale il problema non è che uno si debba inventare ogni volta una figata, una cosa virale, inventarsi qualcosa che spacchi su youtube. Non devi scrivere e fare musica avendo in mente quel tipo di obiettivo, perché non ti riesce quasi mai. Devi fare le tue cose ma non devi avere paura di sperimentare. E quindi metodi distributivi, concerti, festival... Le cose che secondo me funzionano meglio adesso sono proprio quelle che fanno cortocircuitare mondi diversi. Dalle nostre parti per esempio Slow Food fa delle iniziative bellissime che uniscono musica e cucina e alla fine funziona. Ma ci sono mille altri esempi in Italia. La musica secondo me in questo momento è alle corde. È molto importante per tante persone, ma è proprio difficile venderla. Ovvio, uno non deve fare musica per venderla, ma comunque serve, ti permette di portare a casa i soldi per continuare a farla. Bisogna avere l’umiltà di dire "ok, mi metto assieme ad altri, l’unione fa la forza", vedi per esempio proprio questo Jack On Tour, che parte dalla premessa “non è solo il mio show ma quello che facciamo tutti assieme”. La devi vedere come un’opportunità e far nascere qualcosa di nuovo.

Non vi farò per l’ennesima volta la domanda sugli ospiti dentro Musica X (Luca Carboni, I Cani, Erica Mou...), su come li avete scelti ecc., lo avete spiegato già in tante interviste, ma in conclusione una curiosità me la vorrei togliere. Perché quando avete deciso di “restituire il favore” a Carboni con una cover, avete scelto tra le sue tante canzoni proprio Ci vuole un fisico bestiale? Devo ammettere che la scelta mi ha un po' spiazzato, e uno potrebbe nominare altri suoi titoli che sono "in teoria" più nelle vostre corde.
Per prima cosa ci piace molto la canzone. È nato tutto all’interno del festival "Corde dell'anima" a Cremona dove abbiamo suonato anche Velleità dei Cani. Il gioco è stato suonare i Cani “alla Carboni” e Carboni “come se l’avessero suonato i Cani”. Capisco cosa intendi, magari rispetto a una volta la scelta sarebbe stata su pezzi più malinconici, invece adesso magari giochiamo di più a "fare i giovani", i Perturbazione si sentono più sbarazzini e tendiamo a scegliere di più la via della leggerezza.



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