lunedì 30 luglio 2012

Put your record on, it's just where you belong

eternal summers

Tutto quello che mi è capitato di dire o scrivere a proposito degli Eternal Summers a questo punto è sbagliato o fuori luogo. Ma mai come nel caso del loro nuovo album Correct Behavior sono contento che sia così.
Rispetto all'eccellente debutto di Silver, il duo di Roanoke ha allargato la formazione inserendo il bassista Jonathan Woods, e di conseguenza il suono è cresciuto, si è fatto più robusto e ambizioso (e non dimentichiamo la mano di Sune Rose Wagner dei Raveonettes alla produzione).
La tripletta di apertura Millions / Wonder / You Kill espande il secco post punk degli Eternal Summers con riff poderosi, a volte solenni. Uno dei paragoni che è stato fatto è quello con le Breeders, che infatti tornano alla mente anche in altre occasioni (Disappear), ma la cosa che colpisce più di tutte è il modo naturale con cui le canzoni permettono alla voce di Nicole Yun di spaziare da eteree vette dream pop a momenti più aggressivi e carichi di passione (Heaven And Hell). Poi c'è Girls In The City, in cui passa alla voce il batterista Daniel Cundiff, e il risultato tutto sembra quasi una cover dei Teenagers (nel senso buono!), davvero notevole. E poi ci sono pezzi assolutamente divertenti come I Love You o languidi come Good As You che ricordano in misura maggiore il precedente disco, e che rendono la tracklist di Correct Behavior quanto mai movimentata. Per quanto mi riguarda, finora una delle uscite migliori indie rock dell'annata.

(mp3) Eternal Summers - Wonder

mercoledì 25 luglio 2012

"Yes, we are all individuals!"

Primavera Sound Festival by deepskyobject

«La musica non ha più la forza di rottura perché il suo stesso pubblico non è interessato a creare una cultura di opposizione»: lo sostengono Simone Dotto e Hamilton Santià in un post su Infinitext in cui ragionano su quello che è diventato ora un evento oramai di massa come il Primavera Sound Festival.
La tesi, mi sembra di capire, è che l'assimilazione dell'underground nel meccanismo degli sponsor e del mercato è finalmente compiuta e integrale quando anche l'alternativa (o qualche surrogato di essa) viene erogata e pagata come un prodotto tra gli altri. Il riflesso dell'omogenizzazione del mercato sarebbe l'eterno presente di Retromania in cui sguazziamo da un po', indistinguinbili, anestetizzati e hipster.
Probabilmente non ci stiamo dicendo niente di nuovo, e Dotto e Santià stanno soltanto aggiornando l'argomento alla loro generazione, alle loro esperienze sul campo. Altrettanto probabilmente c'è un "bicchiere mezzo pieno" che meriterebbe di essere preso in considerazione almeno un po', ma non ne voglio parlare qui, perché quel post su infinitext mi ha fatto tornare in mente altro: un'intervista di Sandro Giorello agli A Classic Education di un mesetto fa su Rockit. Era una delle più belle interviste alla band bolognese che abbia letto, capace di mettere a fuoco parecchie cose e di tirare fuori un ritratto ricco di una delle miglori indie band che abbia il nostro Paese. Eppure tutto quello di cui i lettori hanno parlato nei commenti sono stati i soldi. Non c'erano i caratteristici hater da forum, non c'erano i sostenitori della "musica da esportazione". No: si è parlato solo (e pure a sproposito) di cifre di cachet, supposizioni campate in aria su quanto deve guadagnare un musicista oggi, di lavoro e bollette. Una cosa deprimente. Tutto qui quello a cui pensate quando ascoltate un disco?
Lo so: una manciata di commenti su Rockit non sono un termometro attendibile per capire cosa sia oggi il "pubblico indie" (e uso ancora questa parola per come l'ho usata per dieci anni su questo blog: non sarà una canzonetta estiva o qualche divertente comico di Facebook a farmi smettere, per ora). Ma lo stesso mi ha stupito il cambio di prospettiva: nei confronti di un gruppo e forse della musica in genere c'è lo stesso atteggiamento disincantato e "professionale" di quello tra competitor sul lavoro, un'aria arida "da ufficio". Siamo nel terziario del Rock. Nessun odio, nessun entusiasmo, solo consapevolezza di obiettivi da raggiungere, costi da tagliare, lo sbrigativo "I see what you did there" distaccato e asettico che ormai ricopre tutto il paesaggio. Dal punto di vista del pubblico sembra un po' un grande McDonald's. E dall'altra parte non si avverte nessuna forte ambizione: ripenso alla vecchia rubrica "Quit Your Dayjob" su Stereogum, o al nostro Fossifigo di Pronti Al Peggio, tutta roba comunque chiusa.
E qui torno al post di Dotto e Santià. Non c'è motivo di cercare l'agognato conflitto se le parti indossano la stessa divisa, se la maniera di ragionare è identica. Anche l'annoiato report da Barcellona di Vice Magazine finiva per lamentarsi di tutto questo essere innocui.
Qualche giorno fa il vecchio Billy Corgan si è lanciato nel velleitario tentativo di strappare la maschera alle "Pitchfork people", ma in conclusione ragionando ancora in termini di coro e fuori-dal-coro. Alla domanda "Where’s the rebellion right now?" non ha saputo dare una risposta che non fosse un debole "io". Eppure aveva notato che si arriva a un punto in cui "the critical mass of subversion comes in": e dato che di critica e di subversion non se ne vedono molte, resta mass proprio come in "mass market".
Il pubblico del Primavera di cui parlano Dotto e Santià non si muove in massa perché obbligato, ma perché si sta sinceramente godendo l'intera baracca. That's entertainment e tutto il resto. E quello che tiene in piedi la baracca sembra essere, al tempo stesso, l'adesione e la presa di distanza, la possibilità di partecipare sentendo però di farlo "con ironia". Un prodotto che ti convince di non averlo comprato. Una situazione di stallo in cui non conta tanto che "l'indie si è svenduto al mainstream" (so Nineties!), ma che alla fine l'alternativa sembra proprio volere assomigliare a tutto il resto ("quanti soldi fai con l'indie?"). Il tasto "Like" non più come "mi piace" ma come "uguale".

Il titolo del post viene da Life of Brian dei Monty Python
La foto è di deepskyobject
Grazie a Nur

martedì 24 luglio 2012

Hallelujah The Hills

Hallelujah The Hills

Gli Hallelujah The Hills sono un quintetto di Boston e il loro ultimo album No One Knows What Happens Next è uscito da un paio di mesi su Discrete Pageantry Records. Il disco (che forse pecca un po' di discontinuità) ha un suono sanguigno, alla Spoon con virate Arcade Fire, e si lascia proprio apprezzare. Ma è stata la canzone di questo video a farmi fermare e a cercare altre info, con un incedere sempre più incalzante e il coro "apri tutto" con quel "Niiiiiice tryyyyy on some borderline / title TBA just get me in the room”: non ho idea di cosa stia parlando ma è assolutamente contagioso.


Hallelujah The Hills - Get Me In A Room from Ryan Walsh


lunedì 23 luglio 2012

Westkust

Westkust

Spesso si tende a pensare allo shoegaze come a un genere sprofondato nella malinconia, uggioso e macerato nel tedio. Ma quando riesce a prenderti in contropiede, a innestare la giusta dose di rumore (dose che, diciamolo, è meglio che sia abbondante, eccessiva, spudorata), quando con un colpo di reni si spinge verso altezze vertiginose, riesce a fare piazza pulita di ogni indolenza.
Prendi il giovane quintetto di Götheborg Westkust: si potrebbe dire soltanto che fanno musica figlia dei My Bloody Valentine, roba già sentita. E invece ascolti Junk, il loro ep di debutto pubblicato da Luxxury, e ti trascina fortissimo, ti travolge sotto feedback impetuosi. Sarà perché tengono l'acceleratore sempre spinto fino in fondo, o sarà perché hanno l'età giusta per cantare "we will never die / we will always be together" come se davvero avessero in tasca il domani, ma tutto nel loro suono è perfetto e risplende nell'attimo prima di disintegrarsi. "I just wanna be here forever".

(mp3) Westkust - Touch

sabato 21 luglio 2012

Trovatori moderni

Arco Summer FestivalDomeniche d'estate tra le montagne, piccole vacanze lontano dalle strade torride e dalle affollate riviere: cosa c'è di meglio di andare ad ascoltare qualche bel concerto mentre si prende il fresco? Ad Arco, alle porte di Trento, nella eccezionale cornice del Castello, nasce quest'anno la rassegna Arco Summer Festival. L'evento si è dato come tema quello dei "trovatori moderni", ovvero la ricerca di quelle voci che "nel panorama contempraneo del pop e del folk, in dimensione più o meno acustica, raccontino al pubblico la loro arte".
Per tre domeniche, a partire da domani, si potrà assistere a due concerti ogni sera. La prima accoppiata è quella tra uno dei nomi di punta del nu-folk americano, Alela Diane, già sui palchi insieme a Fleet Foxes, Iron & Wine e Joanna Newsom (unica data italiana) e il nostro His Clancyness. Si prosegue poi con Roberto Dellera, bassista degli Afterhours, qui in versione solista, insieme al duo dei Death By Pleasure (suoni caldi tra White Stripes e Black Keys), e infine il 5 agosto il ritorno di uno dei padrini di questa scena, lo statunitense Damien Jurado (che presenterà il suo ultimo disco, Maraqopa), con in apertura il lo-fi un po' psichedelico di Dani Male.
Tra le cose belle da segnalare dell'Arco Summer Festival, tutte le domeniche verso le cinque, si potranno incontrare gli artisti ospiti della rassegna, due chiacchiere e qualche brindisi al Bar Conti d’Arco.

venerdì 20 luglio 2012

September Girls

September Girls

Le September Girls sono uno di quei gruppi che rende la vita facile a chi scrive di musica. Fondamentalmente basta raccontare che quando le ho viste dal vivo sembravano un incrocio tra una gang di motocicliste in un film di Russ Meyers, una compagnia di burlesque e il cast per un remake di Grease. Sono cinque ragazze di Dublino che sanno suonare le loro chitarre molto forte e sanno usare le loro voci ancora meglio. Fanno un rock a bassa fedeltà molto melodico e parecchio coinvolgente, e tengono già il palco con una bella confidenza, nonostante all'attivo abbiano soltanto un demo di tre canzoni (su Soft Power Records, piccola label DIY scozzese che bisognerà tenere d'occhio) . Un commento all'uscita del concerto scherzava sul fatto che potrebbero diventare delle Pipettes in versione garage rock, ma bastava vedere come hanno infiammato il pubblico con una strepitosa cover finale di Clapping Song di Shirley Ellis per avere il sospetto che potrebbero anche andare più lontano.
Senti qua:



mercoledì 18 luglio 2012

Cosa cercavi, perché?

Facciamo Altro - La Barberia

Non sono un tipo molto punk né hardcore, eppure ho perso il conto di quante volte ho visto gli Altro dal vivo. Oggi mi sembra un po' diverso, ma c'erano anni in cui essere a un concerto degli Altro era soprattutto una questione di appartenenza, di cuore. Amavo le bordate taglienti della loro musica e le lacerazioni delle parole gridate da Baronciani tanto quanto amavo quelle prime turbolente file, fitte e compatte di gente con l'indice puntato al cielo. E amavo la strada da fare e i posti dove bisognava andare per vedere gli Altro. Spesso non c'era il palco e si stava tutti spalla contro spalla, in cerchio tra gli amplificatori e la batteria, a tiro di sudore dalla band.
L'altro giorno, in una botta di nostalgia, ho cercato su Google "Musica Nelle Valli 2001" e l'unica cosa che ho trovato è stata una sola foto di Giulia Mazza.
Oggi l'idea di "appartenza" è parecchio più sfilacciata, scomposta, inattuale, vecchia. Identico, invece, credo sia il desiderio e il bisogno di fare qualcosa di bello, e di mettersi assieme per un gesto che dia senso a quel fare. Ho già raccontato qui sul blog le iniziative della Barberia, collettivo modenese che si raccoglie intorno a un negozio di barbiere e lì organizza piccoli concerti emozionanti. La Barberia è diventata anche etichetta DIY che pubblica cassette. Dopo il nuovo ep di Wolther Goes Stranger ora hanno realizzato Facciamo Altro, un tributo a Candore, l'album di debutto degli Altro, uno di quei lavori per cui forse è lecito spendere parole come "pietra miliare" o "epocale", almeno per una certa scena, una certa generazione (il disco è ancora in catalogo su Love Boat, mentre Primavera, il prossimo ep degli Altro si può pre-ordinare su To Lose La Track).
Facciamo Altro raccoglie la ristampa in cassetta di Candore sul lato A, mentre sull'altro lato il disco è riletto e celebrato con una serie di cover. Replicare il suono degli Altro è impossibile e insensato. Per questo mi piacciono le diverse maniere in cui le varie band coinvolte hanno cercato di trasmettere il loro amore per quelle canzoni. Nota curiosa, quasi tutte scelgono di rallentare, sbriciolare il muro di elettricità degli originali. C'è Ed che opta per un folk acustico e ipnotico, ci sono gli Amor Fou che innestano elettronica e pathos, ci sono i Modotti che virano verso un rock sporco e abrasivo a bassa fedeltà, ci sono i Calorifero che fanno sembrare Troppo Presto quasi una ballata di Ariel Pink o di Caribou, mentre i Be Forest ricoprono ogni luce con un cupo e scarno shoegaze, e al lato opposto dello spettro Capra dei Gazebo Penguins che gioca con il rumore e sfascia tutto, ci sono i Cosmetic (forse i più fedeli alla fonte) che spingono verso l'indie strappalacrime, ci sono i Karibean che inventano degli impensabili Altro armoniosi, più Sixties e psichedelici, c'è Wolther Goes Stranger che spinge Costanza in freddi territori quasi "chromatici", e poi c'è His Clancyness che cantando per la prima volta in italiano affronta Pitagora in acustico, secco, strappato, parole che tornano a colpire come la prima volta che le abbiamo urlate a un concerto.
Queste versioni sembrano lontanissime, eppure stanno tutte assieme, a confermare quanto sia forte quell'idea di musica che le unisce, che in qualche modo ci unisce ancora.

martedì 17 luglio 2012

The Woody Allen School of Productivity


The Woody Allen School of Productivity

Mi giro il coltello nella piaga da solo, grazie.
Ricorda un po' quel bel motto del caro vecchio Weekendance: "Think fast, fail fast, fix fast".


lunedì 16 luglio 2012

MAP - Music Alliance Pact #47

Music Alliance Pact

Con quel giorno di delay che sempre ci contraddistingue, eccoci anche per Luglio all'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: la bellezza di 37 blog di tutto il mondo hanno selezionato per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Nella lunga ed eterogenea scaletta di questo mese, mi hanno incuriosito: i Bark Bark Disco, rock a tinte glam da Malta; Digits dal Canada, con un suono quasi Morr; gli Electric Litany dalla Grecia, in mood Tindersticks; lo smagliante power pop dei sudafricani Fire Through The Window; gli Hanna, dalla Svezia, con dentro metà delle Cat5 e Dan Lissvik degli Studio; dalla Russia i Lomokovno, beat cinematici si sarebbe detto una volta; e i Kúra, dalla Danimarca, che potrebbero piacere ai vecchi fan dei Portishead.

Gli italiani di questo mese sono i romagnoli Cosmetic: in primavera - mea culpa - avevo trascurato il loro ultimo album Conquiste, ma dopo averli visti dal vivo ho realizzato che sono capaci di un suono davvero bello potente, che tiene assieme melodie e rumore proprio come piace a me. Poco importa se cantano in italiano e magari non tutti i lettori del MAP capiranno, secondo me belle canzoni così passano comunque.

Questa è la playlist di Luglio, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3): Cosmetic - La Fine Del Giorno

venerdì 13 luglio 2012

Freddo vinile


In pieno conflitto di interessi, proclamo qui che la versione in vinile di Cold sta al disco di debutto dei Be Forest come il bianco e nero di questo video sta alla loro musica: tagliente e carezzevole, perfetto.
Fate volteggiare a 33 lussureggianti giri il nuovo vinile con le canzoni della band di Pesaro e riuscirete a toccare con mano un suono che raggiunge "l'equilibrio perfetto tra la misura del freddo assoluto e la passione piena".
Le prime 100 copie della nuova edizione limitata di Cold sono in vinile verde trasparente: affrettatevi! L'uscita così speciale avviene in collaborazione con BloodRock Records.
Le canzoni sono state rimasterizzate da Bluefemme Studio mentre la grafica è come sempre a cura dell'eccezionale CakeByCake.
Rispetto alla versione cd, la scaletta è arricchita da una bonus track, I.O., per la quale il nostro prode Pietro Borzì, aka LessTV ha realizzato questo gran bel  video. Non sentite già un certo freddo?

giovedì 12 luglio 2012

Polaroids From the Web

"Babe, come on. You've had, like, one beer" edition

Best Coast & Wavves

- "The Italian music industry is not really developed for good music, just shit pop": Alessio Natalizia aka Banjo Or Freakout aka Walls intervistato dal Guardian sulla scena musicale della penisola.

- Il reportage stile rotocalco femminile fatto da SPIN sulla coppia Best Coast e Wavves è veramente tristissimo. E l'intervista allegata non migliora l'impressione generale.

- Scusa, ma che ora è? ... "Blog Zeitgeist: 2012 So Far".

- Dopo anni di chiacchiere sulla "nuvola" e la frontiera digitale, un'analisi di mercato abbastanza dura sostiene che "launching a clean, legitimate, and profitable digital music business that involves licensed content may simply be impossible".

- "There is too much easily accessible music on the Internet", sai che scoperta. Ma la conseguenza qual è? Si vendono più vinili.

- Cosa non si fa per un po' di stanchissime pageview: su Nerve "The 10 Sexiest Women in Indie Rock: 2012" e ovviamente la parallela "2012's 10 Sexiest Men in Indie Rock", entrambe abbastanza deludenti.

- Quanta negatività. Mi faccio una risata con la prossima segnalazione. Il titolo mi aveva fatto pensare per un attimo che si parlasse di una cosa vera, ma dai, non può essere: Tumblr-Wave: A ‘Genre’ of Music That Must Be Killed Before It Begins.
(nel dubbio, gli hanno già dedicato un Tumblr, con gente tipo Kitty Pryde e Kreayshawn...)

mercoledì 11 luglio 2012

"Sonorità sgargianti di appassionati impeti postromantici"

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

Ancora per la serie "non faccio il dj ma mi capita di mettere dischi in posti parecchio strani", questa sera avrò addirittura l'onore e il piacere di selezionare un po' di musica prima e dopo il concerto (gratuito!) dell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna in Piazza Verdi.
L'orchestra, diretta da Francesco Vizioli, eseguirà musiche di Rossini, Respighi e Mendelssohn. Se volete saperne di più qui c'è il programma dettagliato della serata.
Magari dopo faccio uno squillo al Maestro per chiedere che dischi devo mettere in valigia perché mi sento abbastanza impreparato.
Ci si vede, molto elegantemente, a banco.

Pallida domenica

Pale Sunday

Ma che bello, sono ancora in giro i Pale Sunday! Band brasiliana che, a dispetto della provenienza, negli anni passati ci aveva regalato autunnali melodie debitrici di Byrds e Teenage Funclub. Dai tempi di Summertime? (oddio, del duemilacinque?!?!) li avevo persi un po' di vista ma The Fake Stories About You and Me, il loro nuovo ep su Matinée, li ritrova in forma come sempre.
Ad anticipare l'uscita, giusto in tempo per l'angoletto malinconico dei vostri nastroni estivi, ecco in free download Happy (When You Lived Here):

"How we know the world to be"

Butts EchoSonicAnni e anni a scrivere di musiche immerse nei riverberi e atmosfere dilatate, dai Fleet Foxes in giù, e mai nessuno che si fermi ad approfondire che cosa stiamo davvero ascoltando.
Una bella storia della nascita e dell'uso dello strumento "riverbero" nel rock la potete trovare in un recente servizio su NPR, che a sua volta rimanda a un articolo dell'Atlantic del mese scorso.
Doverosa citazione per Scotty Moore, chitarrista di Elvis Presley, creatore di un suono magico attraverso il suo speciale amplificatore Butts EchoSonic. Poi è un attimo farsi prendere la mano e mettersi a leggere storie così, tipo sul sito dello stesso Moore oppure su quello della Gibson.

[grazie a His Clancyness per la segnalazione]

giovedì 5 luglio 2012

Post Modern Team

Post Modern Team

Lo ammetto, mi ero fermato sulla pagina Bandcamp dei Post Modern Team incuriosito soltanto dal nome, non mi aspettavo niente, sono un cliente con così poche e prevedibili esigenze quando si tratta di Anni Novanta e definizioni filosofiche appiccicate a caso. E invece, sorpresa, mi sono trovato in mezzo a un bel suono vicino e familiare, qualcosa tra Wild Nothing e Pains Of Being Pure At Heart, con immancabile cover di Anorak City degli Another Sunny Day, ormai obbligatorio rito di passaggio per ogni band indiepop (sulla versione di There Is A Light That Never Goes Out non insisterei troppo, ma tutto si perdona a un amore così impossibile).
Provengono da Osaka (a dire la verità non ho capito se si tratta di una band o di un progetto solista) e tra le tag delle loro canzoni c'è "Neo Aco", etichetta a me sconosciuta ma che mi ha lanciato in un interessantissimo pellegrinaggio su Google alla scoperta di sottoculture giapponesi.
Se i Post Modern Team cercassero uno slogan di seconda mano suggerirei "stop for the name, stay for the music". Qui sotto un paio di ottimi esempi recenti presi dal loro Soundcloud: