mercoledì 29 febbraio 2012

La verità è bisestile (come i Chewingum)

ChewingumVorrei essere capace di raccontarvi qualcosa del nuovo disco dei Chewingum nella stessa maniera in cui il nuovo disco dei Chewingum racconta il proprio mondo. Ma non ci si riesce: il trio di Senigallia sembra restare inafferrabile dietro gli aggettivi da comunicato stampa tipo "sghembo" o "stralunato". Credi siano soltanto un po' naif, pensi di intravedere un sorriso in una melodia dolcissima, ma l'imprevisto di un accento spostato in fondo alla frase semina il dubbio, non inquadri bene l'immagine di Neorealismo del lunedì, e "sentirsi in Quaresima al bar" finisce per confonderti del tutto.
Userò allora questo 29 febbraio come un alibi, giorno fatidico e fantasma, il più adatto per riprendere il filo del discorso e farci un bel fiocco. Pubblicato da Garrincha Dischi, Nilo è un fiume di parole: sembrano restare attaccate una all'altra per caso, fradicie, e a volte suonano come quelle frasi che pronunci mentre non sei più sicuro se sei sveglio o sogni già, ma nessuna si abbandona, non divagano, si tengono strette e dopo un po' capisci che hanno ben chiaro dove andare a parare. In quasi tutte le canzoni di questo disco compare qualche allusione al concetto di vero o al suo contrario. "La verità è la favola del nostro tempo", cantano i Chewingum, e forse quel tocco surreale ma soffice, sempre in bilico sul nonsenso, che muove le loro canzoni è l'unico modo per non farsi fregare.
Mescolate le radici indiepop degli esordi in ritmi funky e reggae, farciti di elettronica e campionamenti in abbondanza, Nilo si diverte a scappare canzone dopo canzone, sgusciare via da ogni idea che ci siamo appena fatti. Per esempio, dopo la cassa dritta, dopo la voce di Pasolini, a metà scaletta arriva una ballata acustica, Anna è una scintilla, suonata in punta di piedi, la chitarra che accenna soltanto ma non vuole disturbare, spazzole discrete sulle pelli, e tutto si tiene insieme solo con quel suono di organo dietro, come aria che entra da una finestra dimenticata aperta. Da nodo in gola. Tutto poi scoppia un'altra volta, il rock di Oregon ghiacciai con la voce di Maria Antonietta a bruciare dentro: "ieri sera ho visto almeno due espressioni sul tuo viso". E come se niente fosse, si passa a una samba sensuale ma dolente sulla spiaggia, Sambamara che profuma l'aria. E infine c'è L'assunzione della vergine, quasi una preghiera travestita da canzone d'amore, che fa venire in mente De Gregori e cita Bright Eyes, aprendosi con un'invocazione: "proteggimi dai come sto e dalle falsità a ruota libera". Proteggici.

(mp3) Chewingum - Atlantic City

"Listen close, and don't be stoned"

Beach Fossils
Questo è il post più facile che abbia mai scritto su questo blog. Potrebbe essere composto di appena cinque parole e sarebbe già una bomba così:


La canzone fa parte della compilation inaugurale di Ad Hoc, nuova fanzine lanciata da Emilie Friedlander e Ric Leichtung, già promotori di Altered Zones. La lista dei collaboratori al primo numero è semplicemente stellare. Qualunque artista o blog vi venga in mente che abbia anche una vaga attinenza con la parola "indie" è in sommario.

Très fort!

Treefort - Très Fort
Tra i tanti album in free download publicati ogni giorno, tra tanti i link che ci troviamo nella mail e che nemmeno apriamo, a volte capita di trovare vere e proprie sorprese. Mi domando per esempio se qualche label non avrebbe dato volentieri alle stampe un album come Très Fort, divertentissimo esordio dei Treefort.
È uno di quei dischi che sembrano già dei Best Of, con canzoni anche molto diverse tra di loro ma tutte capaci di centrare l'obiettivo. Si va da pezzoni alla Breeders come l'apertura di Hideout oppure Once And Always, a una Telephone, che suona Velvet Underground era Loaded. Ci sono momenti garage lo-fi stile Mantles / Beach Fossils (Waterproof) e altri più romantici e twee (Bus Stop). Insomma, cosa vuoi di più?
Da Madison, Wisconsin, Wes Doyle alla chitarra (già negli Slow Loris) e la sua ragazza Elsa Nekola alla batteria si spartiscono voci e melodie, e l'amalgama funziona a meraviglia. Il disco è uscito a San Valentino in cassetta viola a tiratura limitata oppure scaricare gratuitamente dal loro Bandcamp.

(mp3) Treefort - Hideout

martedì 28 febbraio 2012

Morning light

SoneekMX - Morning LightQui manca un post. Nei giorni scorsi avrei voluto essere a un appuntamento, non potevo e mi è dispiaciuto un bel po'. Al Mattatoio Club di Carpi è stato presentato un cd parecchio speciale, Morning Light, dedicato a Max Teneggi, meglio conosciuto come SoneekMX.
Se qualche anno fa vi capitava di girare in macchina in quella fetta di pianura emiliana tra Bologna, Modena e Reggio, e se avevate curiosità a sufficienza per cercare qualcosa di meglio tra le tante radio commerciali, è probabile che vi siate imbattuti nella calma voce di Max dalle frequenze della vecchia Antenna Uno Rock Station. Una voce sorniona, che a volte sembrava sul punto di lasciare il microfono per andare a dormire o a farsi una sigaretta. E invece ti sorprendeva ogni volta con una battuta fulminante e soprattutto con una nuova selezione. Una cosa che davvero ammiravi in Max era la competenza musicale, che poteva spaziare dalle pietre miliari dell'indie rock a nomi non ancora conosciuti dell'elettronica. E la stessa competenza la ritrovavi quando eri in pista a ballare uno dei suoi molti dj-set. Ti veniva quasi voglia di scherzare su quella sua abitudine di tagliare tutte le canzoni dopo nemmeno un paio di minuti. Poi capivi che non era questione di mix o un vezzo: era il desiderio, la necessità di farci stare tutto, di mostrarti e farti capire tutto anche mentre ti muovevi nella musica, o mentre la ascoltavi distratto a un aperitivo. L'amore per i dischi si misura anche da quanto sai condividerli. Max era uno che non si risparmiava mai.
Max se ne è andato alla fine del 2010. Qualche anno fa era rimasto nel cassetto un demo nato quasi per scherzo con un po' di amici musicisti. Ora grazie a una bella iniziativa è diventato un singolo vero e proprio, Morning Light, con 8 remix, il cui ricavato delle vendite viene devoluto in beneficenza all’associazione “Per vincere domani” di Sassuolo (Mo), che si cura del sostegno e della crescita dell’assistenza oncologica. Sarebbe proprio una bella cosa passare a prenderne una copia al Matta oppure allo Juta Café di Modena.


Porta il nastrone in Porta Galliera

In queste settimane, come forse avrete letto, Città del Capo Radio Metropolitana sta traslocando. Ormai la nuova sede in Mura di Porta Galliera è pronta ma per qualche giorno ancora non si trasmette la sera, così ho pensato di preparavi un paio di nastroni per il mercoledì. Cosa che presenta vantaggi per tutti: poche cose mi divertono quanto fare e regalare nastroni, e d’altra parte voi vi risparmiate le mie chiacchiere nell’etere.
Il primo si scarica già nella pagina del podcast! Questa la playlist:

Crocodiles – Sunday (Psychic Conversation #9)
Beach Fossils – Shallow
Old Monk – Warm Moustache
Amity Beach – Jake’s Version Of Paradise
Hospitality – The Right Profession
Liechtenstein – Strange Ideas
Eux Autres – Right Again
Summer Twins – I Will Love You
Tennis – Traveling
Evans The Death – Telling Lies
Swiss Alps – Little Dipper
Spring Summer – Tonight
Man On Wire – The Anger Song
Veronica Falls – My Heart Beats
Treefort – Waterproof
La Sera – Break My Heart
Literature – Grifted
Let’s Say We Did – It’s Ok
Stars in Coma – Paint My Picture On The Thick Shell
Weird Dreams – Velvet Morning
Black Tambourine – What’s Your Game
Field Trip – You Make Me Sleepy
Palms On Fire – Birds In A Supermarket
Fanzine – Dream of You
Standard Fare – Dead Future
Thee Cormans – Biker Bitch

venerdì 24 febbraio 2012

I giorni della vendemmia

I giorni della vendemmia
Questa sera alle otto al cinema Lumière, all'interno della rassegna Visioni Italiane, arriva finalmente I giorni della vendemmia, esordio nel lungometraggio di Marco Righi, giovane regista reggiano. Se come me avete un debole per certi Anni Ottanta "di provincia" raccontati con la leggerezza di Tondelli, non potete perderlo. Aggiungete pure che la colonna sonora è stata scritta da Bitto dei Lomas e che nella trovate anche un sacco di canzoni degli Anni Ottanta.
Qui potete leggere una bella intervista a Marco curata dagli infaticabili ragazzi di Youthless Fanzine.

giovedì 23 febbraio 2012

Amore, tutto qui

Welcome Back Sailors
Che cos'è l'amore, chiedilo al vento, cantava nel secolo scorso il vecchio Vinicio. E nella nuova uscita, in qualche modo tutta dedicata all'amore, curata dai nostri cari Welcome Back Sailors proprio nel vento sembrano volare via le voci e le melodie, inafferrabili tra echi e riverberi. Le nuove canzoni come Stronger e la title track (Love) That's All privilegiano la battuta rallentata, morbida, quasi voluttuosa, synth carezzevoli. In Flesh & Blood invece l'elettronica si fa più corposa, spinge l'acceleratore sulla drum machine e affonda i denti.
Oltre alle tre canzoni nuove della band reggiana, son presenti anche due remix curati da Keep Shelly in Athens (che nonostante mettano la voce in primo piano, si addentrano nelle ombre di una traccia in apparenza romantica) e DEATH IN PLAINs (che porta carne e sangue al rave), e una struggente cover da grammofono di His Clancyness.
Il tutto in una cassetta in edizione limitata pubblicata dalla label statunitense Crash Symbols. Godetevi lo streaming qui sotto:

martedì 21 febbraio 2012

Let's say we did

Let's Say We Did
Già solo per il fatto di alludere nel nome a una canzone dei Silver Jews (o almeno così mi piace credere) gli svedesi Let's Say We Did mi stanno subito simpatici. Poi faccio partire questo loro album omonimo, uscito su Big Rig dopo alcuni ep, ed è come se ci conoscessimo da sempre. La prima impressione è che queste canzoni potrebbero essere la risposta scandinava, meno noise e più melodica, a certo revival Novanta delle ultime stagioni (Yuck in testa), vedi i ripetuti riferimenti a Teenage Fanclub, soprattutto nelle ballate in scaletta - un paio di troppo per i miei gusti. Ma vuoi per la provenienza, vuoi per quella nota roca nella voce, l'altro nome che ti viene subito in mente è quello degli Shout Out Louds, e la cosa non può che farmi molto piacere. Seppur meno epiche, le canzoni dei Let's Say We Did puntano a quella stessa idea di musica, trascinante e malinconica al tempo stesso, forse un po' più sanguigna. Per questa settimana il disco è in download sul loro Bandcamp secondo la formula del "name your price": su, siate un po' generosi, che se lo merita.

(mp3) Let's Say We Did - It's Ok

lunedì 20 febbraio 2012

What's your game

Black Tambourine
Dear Black Tambourine, I'm sorry, I will not support your Kickstart campaign unless you will add some European gig to your reunion tour.
Anyway, I'll buy and play forever your new EP OneTwoThreeFour. I love the idea of you coming back with a double 7'' tribute to the Ramones.
And this song is rad:

"A mis-timed handclap away"

«I knew someone who was obsessed with Sarah at university. Then he found jazz. Sarah Records played an important part in my life for a few years; for some it still does. I’m less enthusiastic by the idea that some people hold that it’s a paradigmatic absolute of indiepop. It’s not and nor do I ever think it meant to be.»

Un ottimo post su Did Not Chart, molto personale ma piuttosto argomentato, che suggerisce di ridimensionare l'importanza della Sarah Records per la piccola storia dell'indiepop.

(mp3): The Sea Urchins - Pristine Christine (Sarah 001 - 1987)

venerdì 17 febbraio 2012

Young & old

Tennis
Poveri Tennis, per fortuna hanno sempre i loro viaggi in barca. Il tono generale delle recensioni del loro secondo album Young & Old, anche quelle abbastanza positive, sembra sempre lasciare tra le righe un certo "vabbè, parliamone adesso, non troppo male dopo tutto l'hype che abbiamo spinto l'anno scorso per Cape Dory, ma poi dimentichiamocene".
Esemplare mi sembra il giudizio di Marc Hogan su Pitchfork: "Young and Old is another example of a promising young act that found an audience quickly on the internet before fully coming into its own powers. In other words, it's pretty good, but also a bit disappointing". Parole che suonano antipaticissime e anche abbastanza ridicole, dopo che l'internet l'aveva fomentato Pitchfork per primo, per mesi e mesi.
Una frase del genere sposta l'attenzione dal fruire la musica per quello che è all'ecosistema che della musica si nutre e si dimentica. Una catena alimentare pubblicitaria che sembra non riuscire a ragionare se non secondo uno schema rudimentale a livello di Gioco dell'Oca, e i Tennis ora si trovano nella casella "deridere".
Per giunta i Tennis farebbero parte della categoria "indiepop", canzoni che all'incirca rientrano in una gamma di emozioni abbastanza sentimentale o romantica, e non c'è niente di più facile che buttarci sopra sarcasmo un tanto al chilo.
Il fatto che in questo secondo lavoro la band (or un trio) tenti di smarcarsi dal campo della semplice malinconia retromaniacale a bassa fedeltà per aggiungere coloriture quasi Northern Soul, vedi Robin o High Road, mi pare venga tenuto in scarsa considerazione. Ok, la storia della barca, ancora, ma It All Feels The Same potrebbe essere uscita da un disco dei Camera Obscura, e Traveling è puro Cardigans del 1994, nomi che nessuno prenderebbe in giro.
Sì, è vero, i pezzi che cercano una ritmica più calda come Origins, Petition o My Better Self, sono più stanchi, d'accordo, Alaina Moore non è Alicia Keys, e anch'io ho pensato che avrebbero potuto tranquillamente stare su un EP a parte. Ma credo sia un difetto tutto sommato trascurabile. Nonostante tutto, tra un disco non eccezionale ma molto piacevole e una recensione sagace e ben scritta, continuo a preferire il primo. Young & old, già.

(mp3) Tennis - Traveling

You make me sleepy

Field Trip
Un po' di dream pop per cominciare con un po' di tranquillità l'ultima giornata prima della battaglia del weekend? Potremmo provare con questo Cream, ottimo EP di debutto in free download pubblicato dagli australiani Field Trip. Alle sette e mezza di mattina in treno una canzone intitolata You Make Me Sleepy mi sembra quanto mai appropriata. Poi c'è Give Me A Break che ti fa pensare a come sarebbero potuti suonare i Pains Of Being Pure At Heart negli Anni Sessanta. In certi momenti la voce ricorda qualcosa di Alex Turner, elemento interessante e su cui il quartetto di Melbourne potrebbe giocare anche di più.

(mp3) Field Trip - You Make Me Sleepy

giovedì 16 febbraio 2012

To the soul

Frida Hyvönen
Ricevere notizie da Frida Hyvönen mi mette sempre il batticuore. Finalmente c'è un titolo e una data per il nuovo album: To The Soul, in arrivo su Universal il 18 aprile.
Lo anticipa il singolo Terribly Dark, presentato con questo video in bianco e nero. Non aspettatevi la solita Frida voce e pianoforte, anzi. Qui c'è un suono più sintetico, decisamente Eighties, con reminiscenze di Kate Bush. La Frida che non ti aspetti, ma che stavo aspettando da molto tempo.

(Young at) Heart of gold

TAVI GEVINSON
Un paio di giorni fa questo video ha fatto il giro dei fashion blog di mezzo mondo. C'è un'adolescente che canta una cover di Neil Young. I commenti più frequenti sono stati "amazingly talented" o "lovely". I fashion blog di solito hanno terribili gusti musicali, ma l'adolescente non è una cantante. Ieri il video è uscito anche su Hipster Runoff (un segnale per me più interessante delle numerose copertine già conquistate da questa ragazzina) e ormai la consacrazione della quindicenne Tavi Gevinson è totale.
Se non conoscete questa fanciulla nata nel 1996 e non seguite il suo blog Style Rookie, almeno cominciate a leggere il magazine da lei fondato Rookie, "a website for teenage girls" che sembra fatto apposta per la pausa pranzo degli impiegati over-35. Io temo il giorno in cui scopriranno nel mio computer alcune chat compromettenti di quando frequentavo forse troppo assiduamente il suo profilo su Lookbook e lei, uhm, era appena in età da scuole medie.
In ogni caso, vederla in questo video mi ha stregato. I flash che le illuminano il viso e quell'espressione così serafica, la tappezzeria e la lampada, la scelta del font e quel filo di voce: sembra la scena di un film diretto a quattro mani da Sofia Coppola e Wes Anderson. Il fatto che la canzone sia proprio tratta dalla colonna sonora del suo cortometraggio d'animazione di debutto Cadaver diventa quasi secondario. Come scrive Carles "it's only a matter of time before she teams with record producers to become the next Lana Del Rey meets Zooey Deschanel. What CAN'T Tavi do?"

MAP - Music Alliance Pact #41

 MAP - Music Alliance Pact
Eccoci all'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: in questo nevoso febbraio 36 di blog di tutto il mondo hanno selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Questa volta tra i nomi che mi hanno più incuriosito nella eterogenea playlist ci sono un sacco di orientali, che però risuonano in qualche modo gli ultimi trent'anni dell'Occidente: dagli indie rockers cinesi Mr. Graceless, agli Smiths/New Order metabolizzati degli indonesiani Spring/Summer, agli shoegazers Obedient Wives Club da Singapore, che avevamo già presentato su queste pagine qualche settimane fa. Un altro paio di nomi noti, ma non per questo da trascurare: lo statunitense That Ghost o i finlandesi Black Twig. E infine da segnalare i turchi Ringo Jets, con il loro garage rock alla Hives, e i canadesi Amity Beach, con un tiro quasi da Cap'n'Jazz.

Gli italiani di questo mese sono gli Heike Has The Giggles, che proprio in questi giorni presentano il loro secondo lavoro, Crowd Surfing, uscito per Foolica. Un disco ancora più compatto del precedente Sh!, che li vede oscillare tra un pop punk tirato e divertente, e pezzoni alla Gossip, affilati ma al tempo stesso massicci. Il trio di Solarolo ormai è un meccanismo a orologeria, ed è bravo a spezzare l'inevitabile rischio monotonia pestando sull'acceleratore. Non vedo l'ora di rivederli in azione su un palco.

Questa è la playlist di Febbraio, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Heike Has The Giggles - Breakfast

martedì 14 febbraio 2012

Facce da funerale

Quakers and Mormons
Mentre per molti oggi è soltanto San Valentino, in realtà questo 14 febbraio è un giorno speciale anche e soprattutto perché finalmente è arrivato il nuovo album dei Quakers & Mormons, il progetto hip-hop di Maolo e Mancho, già assieme nei My Awesome Mixtape.
Il disco è in free download qui, basta mettere un Like su Lavaligetta.
Come in quasi tutto il resto della produzione Q&M, i temi trattati sono parecchio oscuri e tetri, non per niente il disco si intitola Funeralistic. Lascerei però spiegare l'intero e sostanzioso concept allo stesso Maolo nell'intervista qui sotto, alla quale ho avuto il piacere di collaborare insieme a Pietro Borzì dell'infallibile LessTV:

Your time goes by like a spit in the wind

Man On Wire
Amore dall'Ovest, come un anticiclone che con calma soffia via le nubi, mentre da Nord Est sale vivace una brezza, prende la forma di otto canzoni folk rock e rischiara il cielo e il cuore. West Love è il debutto dei Man On Wire, pubblicato dalla beneamata Knifeville di Maniago, fertile territorio indie rock.
Ormai l'albero genealogico dei Man On Wire l'avete letto ovunque, ed è degno di un supergruppo: Stefano Pasutto (Tre Allegri Ragazzi Morti) voce e chitarra, Nicolò Fortuni (Smart Cops e With Love) alla batteria, Cristiana Basso Moro (Ten Thousand Bees e Arnoux) chitarra e cori, e Marco Pilia (Oliver) al basso. Riuniti in un progetto che dedica il proprio nome alle imprese dell'acrobata Philippe Petit (l'uomo che camminò sopra un filo teso tra le Torri Gemelle), hanno messo a punto un'idea di musica che guarda ad alcuni nomi "importanti" d'oltreoceano degli ultimi anni: lungo West Love vengono in mente Wilco, National, Arcade Fire... Ma al tempo stesso la meticolosa amalgama di momenti acustici e spinte più elettriche riporta il suono vicino, quel tipo di canzoni che ti parlano e ti prendono le mani. L'immediatezza lo fa sembrare semplice, ma il risultato è emozionante.
Suonano domenica 19 al Mattatoio Club di Carpi (MO), non perdeteli.

(mp3) Man On Wire - The Anger Song

Polaroids From the Web

"The best music is what you are going to listen to next" edition



- "What has come to be known as indie music cannot be recorded and released in places where people are absolutely independen": un articolo un po' erratico, per così dire, di Joseph Fisher su PopMatters che forse non argomenta alla perfezione ma centra comunque un punto importante: "My Indie Is Not a Centerfold, Nor Is It Indie".

- Il futuro della musica è nella "nuvola" e in tutti quei mirabolanti servizi di streaming di cui parliamo da mesi? Forse sì, se per futuro intendiamo uno scenario senza soldi.

- Amate anche voi gli A Classic Education? Dovrete farne a meno per un paio di mesi perché stanno per partire per un nuovo e lunghissimo tour americano: fino ad aprile in giro con Cloud Nithings e a suonare con nomi del calibro di Ganglians, Shimmering Stars e Gold Bears.

- "Sull’epica forza dell’inerzia e la storica fedeltà dell’animale cane": si intitola Tunnel ed è il nuovo bellissimo racconto di Capra dei Gazebo Penguins sulle pagine di Vita Di Legno.

- E a proposito dei Gazebo, è appena uscito il nuovo magnifico video della strepitosa Senza di te. Vedetelo qui e cantiamo tutti assieme "è poi è tutto un ricordare le cose meglio di com'erano davvero / di quando avevamo qualche anno di meno".

- Se invece qualcuno sente il bisogno di trattare il tema San Valentino in modo più convenzionale, eccovi la rubrica di Henry Rollins sul L.A. Times "For Those Suffering Valentine's Day Heartbreak"

(photo by Kekkoz)

lunedì 13 febbraio 2012

Same old


Nuovo video per le Coasting, duo femminile di Portland che alla fine dell'anno scorso aveva pubblicato l'album di debutto You’re Never Going Back. Mi piace perché mi ricorda qualcosa sia dei Monty Phython sia delle Black Candy!

"polonord alla radio" (cit.)

Standard FareMentre forse cominciamo a intravedere un impianto di risalita funzionante in fondo a questi giorni di ghiaccio e bufere, questa mattina è andata online la nuova puntata di "polaroid alla radio".
Agganciatevi all'apposito feed e scendete lungo le playlist e gli mp3 della comoda pagina del podcast!

(il titolo del post è rubato a coraado)

venerdì 10 febbraio 2012

Weird Dreams

Weird Dreams
Da un nome come Weird Dreams e dalla copertina con foto di foresta oggi ti aspetteresti come minimo suoni sfuocati, voci svaporate tra synth e bassa fedeltà in controluce, un'instagram di musica. Invece questa band di Londra mette subito le cose in chiaro e debutta su Tough Love con Coreography, un disco che a sorpresa suona sicuro, una scrittura che non ha paura di disegnare melodie limpide. Partono con i doverosi omaggi ai Beach Boys (Vague Hotel o il nuovo singolo 666.66), ma infilano anche parecchi riferimenti al pop Anni Ottanta, tra Smiths e Prefab Sprout (Holding Nails o Suburban Coated Creatures). Prevale una sensibilità leggera, tipo qualcosa degli Shins meno verbosi, oppure degli Of Montreal (soprattutto nella voce) senza capricci né cerone.
I Weird Dreams sono stati in tour con Stephen Malkmus e stanno per andarci con i War On Drugs, due nomi che mi pare non c'entrino molto con il loro suono, molto più giocato sulla dolcezza, ma che di sicuro gli faranno guadagnare parecchie - meritate - attenzioni.

(mp3) Weird Dreams - Holding Nails

Funeralistic - il teaser


Mai teaser fu più azzeccato e tempestivo. Mentre là fuori infuria il blizzard, i Quakers & Mormons lanciano un avvertimento oscuro: Funeralistic sta per arrivare , il prossimo 14 febbraio in free download su Lavaligetta.
Pentitevi!

mercoledì 8 febbraio 2012

“polaroid alla radio”: il nuovo podcast!

polaroid blog podcastQuesta sera polaroid alla radio sfiderà i ghiacci e la bufera per portare nelle vostre case la consueta oretta e mezza (scarsa, che sei sempre in ritardo!) di novità discografiche, segnalazioni di concerti, brindisi, roba indie improbabile e tutto il resto che dimentico ogni volta.
Appuntamento alle 21 sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana.
La piccola novità è che dopo qualche settimana di pausa ho ripristinato il podcast con un nuovo fiammante blogghetto, dotato di ogni moderno comfort, tra feed RSS e collegamenti a iTunes.
Grazie a Vitaminic che mi ha ospitato nelle ultime stagioni, spero che la nuova casa sia presto altrettanto accogliente. Segalazioni di bug e consigli sono sempre benvenuti!
Cliccate qui e aggiornate i vostri link!

Arriveranno presto


Credo che ormai se ne siano accorti tutti: Un meraviglioso declino, il nuovo album di Colapesce, è uno dei dischi italiani più belli ed emozionanti degli ultimi tempi, e i numerosi consensi che sta raccogliendo sono davvero meritati.
Ieri è arrivato su YouTube l'azzeccatissimo video di Restiamo in casa (per la regia di Michele Bernardi e Federico Regoli), e allora colgo l'occasione per unirmi al coro di lodi mettendo anche qui sul blog le (troppe poche!) righe dedicate al disco che trovate sull'ultimo Rolling Stone, e soprattutto linkandovi la ricca intervista fatta da Nur su Rockit.

A volte ti fai prigioniero da solo, “astronauta in giro per casa”, cerchi le parole che senti stanno per scoppiare, e non è malinconia e non è mal di testa. Vuoi leggere tutto quello che ti sta intorno, anche la pelle di chi ti è vicino, ti opprime il presagio che “arriveranno presto, si prenderanno anche il silenzio”, e tu sei come un “vegetariano costretto a tritare carne per campare”. Le canzoni dell’album di Colapesce mi sembra racchiudano proprio quel passo, oltre il triste semplice e oltre l’asciutta disillusione, avanti, “programmiamo le ferie per guardarci negli occhi”. La luce del giorno ritorna, c’è sempre qualcosa da sbirciare, le strade si riempiono ancora, “la notte non c’è stata mai”. Come la valigia stipata di ricordi nel video di S’illumina, portiamo tutto con noi (quei titoli che traboccano citazioni) eppure via, partiamo, tu al mio fianco, “quasi muoio”. La limpidezza del suono è toccante: collaborano tra gli altri Roy Paci, Sara Mazo degli Scisma, Alessandro Raina, Andrea Suriani dei My Awesome Mixtape, e a tratti ci sfiora una serena aria di Battisti, con dolcezza.

Basta dischi, solo canzoni

Dodicesimo
«According to Nielsen Soundscan, in 2011 there were 1.374 billion digital transactions last year. Of those only 103 million or 7.5 % were for albums. This means that approximately 1 out of 14 times a consumer went to buy music online last year they were purchased an album.
First with Napster and MP3s, then iTunes and the iPod, and now with streaming services like Spotify and Turntable.fm — the music consumer has repeatedly demonstrated that they prefer single songs to albums. Despite this fact, nearly 77,000 albums were released last year.
Rather than change strategy to work with this reality, most people in the industry just complained that it wasn’t fair, and continued the status quo.»

Frank Woodworth - "Unbundling the Album: A Business Case for Releasing Single Songs"

(foto di Dodicesimo)

"Nella mia epoca niente visione d'insieme"

Uochi Toki - Idioti

Love and dissonance

Burning HeartsUn album per cui sembra davvero appropriato l'aggettivo "algido" è quello dei finlandesei Burning Hearts, duo formato dall'ex Cats On Fire Henry Ojala e dalla vocalist Jessika Rapo (Le Futur Pompiste).
Da queste parti avevamo suonato il debutto Aboa Sleeping pubblicato da Shelflife nel 2008, e devo dire che questo nuovo Extinctions non si discosta troppo da quelle sonorità: un synth pop intimista e delicato, che lascia tutto lo spazio a una voce limpida, perfetta per queste canzoni dai colori tenui, che però anche nei momenti più sentimentali non si concede molto calore. Insomma, in tutto e per tutto un piccolo disco scandinavo.
Lo ascoltavo mentre questa mattina vedevo scorrere dal finestrino del treno il paesaggio bianchissimo e ghiacciato di questi giorni, l'alba prometteva cielo sereno, e lo trovavo una colonna sonora ideale. Niente male anche questo remix dei californiani Silver Swans:

My Heart Beats

Veronica Falls
Stasera è uscito My Heart Beats, un pezzo inedito dei Veronica Falls, che così fanno un po' di promozione all'imminente tour americano (tra l'altro in ottima compagnia: Dum Dum Girls, Brilliant Colors, Grooms e Bleached).
Non che si possa giudicare troppo da una singola canzone, ma mi sembra più squillante e rock rispetto al loro magnifico album di qualche mese fa. Mi piace, ma mi ha ricordato qualcosa dei Dandy Warhols ed è stato - non so - un po' strano pensarci:

martedì 7 febbraio 2012

Warm moustache


Se capitate al Cake Shop di New York, per tutto il mese di febbraio ci suonano gli Old Monk, band di Brooklyn che ha da poco debuttato con l'album Birds of Belize. Ho sentito finora solo due canzoni finora ma la quantità di "ehi, ma questi sono i Pavement!" che ti fanno venire in mente in tre minuti è così elevata ("me later") che non posso fare a meno di provare un'immediata simpatia per il trio. A quanto pare nel disco rendono anche omaggio a "Cassius Clay, David Bowie, and Thomas Pynchon" e questo suona come il definitivo il colpo di grazia.

(mp3) Old Monk - Butter And Toast
(mp3) Old Monk - Warm Moustache

lunedì 6 febbraio 2012

"If we have fans anywhere, I don't know"



Se negli Anni Novanta avevi a cuore certa musica non potevi fare a meno di amare i Teenage Fanclub, band in tutto e per tutto scozzese che però aveva come marchio di fabbrica un suono saldamente americano. Sulle riviste leggevi che quelle melodie radiose e quelle chitarre così dense erano ereditate da tali Big Star, uno di quei nomi per i quali vedevi spendere spesso la parola "seminale", ma all'epoca non c'era molto tempo per approfondire. Io li recuperai molto più tardi, già in anni di Soulseek, e rimasi colpito da come canzoni di quarant'anni prima avessero dentro così tante cose che raccontavano il presente.
Ieri ho scoperto che è in produzione un documentario dedicato alla band di Alex Chilton intitolato Nothing Can Hurt Me (con interviste a gente come REM e Replacements), presentato al recente Sundance e in programma al prossimo SXSW. Il trailer uscito da poco promette bene, speriamo arrivi in qualche modo anche da queste parti, e magari senza aspettare così tanti anni.

mercoledì 1 febbraio 2012

Your love makes me nauseous

Terry Malts
Tra radio e blog ve lo sto dicendo da un po': i Terry Malts stanno per buttare fuori uno dei dischi dell'anno.
A chi mi chiedeva come suonassero non riuscivo a dare una risposta che mi soddisfacesse: c'entrava un'urgenza punk, una gloriosa unione di melodie e rumore, un suono abrasivo e nevrotico che sembra uscire in bianco e nero, e tutto quel genere di cose che fanno di una banda di perdenti come i Terry Malts dei beniamini al primo ascolto.
Ora sul San Francisco Bay Guardian Online, testata che leggo assolutamente ogni giorno, ho trovato l'etichetta definitiva per descriverli: Black Tambourine Flag. Quando l'ho capita ho telefonato in redazione per complimentarmi.
L'album di debutto dei Terry Malts Killing Time sarà pubblicato il prossimo mese per Slumberland e questa ne è una nuova formidabile anticipazione, Nauseous:

Loney blues


Non so perché su queste pagine non ho parlato di più di Hall Music, l'ultimo album di Loney Dear: il suo suono pastorale, delicato ma pieno di trasporto, ormai lo conosciamo bene, eppure le sue canzoni continuano a emozionarmi. Da qualche giorno è arrivato il nuovo video per il singolo Loney Blues, e allora ecco una buona scusa per recuperare il lavoro del cantautore svedese. Sarà un po' banale notarlo, ma con la stagione che ci ritroviamo questa mattina fuori dalla finestra ci sta a meraviglia.

(mp3) Loney Dear - Loney Blues