martedì 21 agosto 2012

Forget the song

Beachwood Sparks

Il disco più dolce da ascoltare con i piedi allungati verso le onde che lambiscono pigre la spiaggia, e quello più crudele da suonare nel giorno in cui volti le spalle al mare e imbocchi la via di casa. Non so davvero come mi farà sentire Tarnished Gold, l'album che dopo un decennio segna il ritorno dei Beachwood Sparks, quando questa estate sarà finita. Sì, pensare a una musica in termini di stagioni è fin troppo banale, ma l'essenza stessa del suono della band californiana si nutre di sole, oceano e luminosa tradizione americana.
Un suono che forse a un ascolto frettoloso può sembrare spento e risaputo, ma che come avevo già provato a scrivere, e come è stato sottolineato con molta più competenza dal L.A. Weekly ("Beachwood Sparks Are One of L.A.'s Most Influential Bands You Don't Know": davvero un bel pezzo), si è tramandato nel suono di altre band più note, a partire dai Fleet Foxes. E in ogni caso una delle cose che trovo più eccezionali in questa musica è la serenità che riesce a trasmettere proprio portandoti verso luoghi già parecchio noti, tipo il folk alla Neil Young o le armonie dei Byrds. Del resto lo canta proprio Brent Rademaker nella title track: "funny when you find what you're looking for / it was already there".
Sì, non è un disco perfetto, soffre di un po' discontinuità e magari è anche un po' sovrabbondante (non ho molta simpatia per certi "calexichismi" come No Qeremos Oro), ma è uno di quei classici casi in cui il risultato è superiore alla somma delle parti. Tutto fluisce in maniera splendida, proprio come le slide guitars che scivolano da una canzone all'altra, e ci sono momenti altissimi (da Sparks Fly Again a Nature's Light) in cui il rock distillato nel country sembra senza tempo, fino ad arrivare a Earl Jean, una delle mie canzoni preferite di questa estate (ancora, sorry), una di quelle canzoni che ti si posano sulla pelle invecchiata e ti fanno vedere tutta la bellezza dentro il più semplice dei momenti.
E anche se le parole con cui si apre l'album non lasciano dubbi su quale sarà il verdetto finale, "It's time to stop pretending / Those days are gone", non per questo non vale la pena assaporare "those days" fino in fondo.

(mp3) Beachwood Sparks - Earl Jean

2 commenti:

Lorenzo ha detto...

Foto tributo ai Lucksmiths? ;)

e. ha detto...

sì, ti confesso che era venuto in mente anche a me, ma poi miero trattenuto per non sembrare sempre troppo nostalgico ;-)