mercoledì 30 novembre 2011

Status


The kind of status we’re talking about here is super-meaningless, and basically just equates to having a low- or medium-paying job where people might know or like your work by name. so i worry sometimes that the internet has totally exploded this old situation where if you knew someone’s name or followed their work, it meant slightly more about their level of achievement, because now people are fascinated by the “insider” quality of others who are fairly ordinary and do not possess nearly the importance some might think they do.

Lo so, è una roba über-nerd che interesserà a quattro persone, e ancora meno saranno quelle che leggeranno il post fino in fondo, ma "Prrr, halls of mirrors, and why it’s good to just stay home" di Nitsuh Abebe è uno dei migliori racconti di musica-non-musica nell'era blog che mi siano capitati sotto agli occhi quest'anno. Parte come parodia di un Tumblr nato per fare le recensioni alle recensioni di Pitchfork, passa per un name-dropping isterico, scatta l'istantanea del party di presentazione di una fanzine newyorkese, e si conclude con un loop autoreferenziale di filosofia da feed reader. Non posso davvero chiedere di più.

[photo courtesy of Fast Company]

martedì 29 novembre 2011

Caveman


Hai presente quel compagno di scuola che organizzava le feste a casa sua il sabato sera per cercare di sembrare più simpatico e di entrare nel giro giusto? Si vestiva come tutti gli altri, alla festa c'era da bere, le ragazze erano arrivate, non mancava nulla eppure tutta la cosa semplicemente non funzionava. E il lunedì mattina lui era di nuovo lì, identico a tutti noi, che lottava per venire accettato.
Ecco, a voler essere un filo maligni, Coco Beware album di debutto dei newyorkesi Caveman, mi ricorda un po' quel compagno di scuola. In questo disco ritrovi Grizzly Bear, Shins, Arcade Fire, percussioni, atmosfere sospese, tutta l'ottima flanella made in Brooklyn che si può desiderare. Ma alla fine non ti resta l'impressione che ce l'abbiano fatta. Non saprei dire perché. Tutto piacevole, scorrevole, ben confezionato, ma pochi momenti (My Time, Old Friend...) sembrano davvero incidere nella maniera necessaria questo suono.

(mp3) Caveman - My Time

venerdì 25 novembre 2011

The Sandwitches in Italia!


Parte domani sera il tour italiano delle Sandwitches, band di San Francisco nata tre anni fa da Grace Cooper e Heidi Alexander, già backing vocals per Fresh & Onlys, e dalla batterista Roxy Brodeur. Il giro è quello di Sonny & The Sunsets, Mantles e il resto della balotta della città californiana, ma il suono delle Sandwitches punta in una direzione meno strettamente garage e più barocca. La label le presenta come "a Holy Communion of Roky Erickson and Stevie Nicks", e io sottolinerei anche una predilezione per certi toni più cupi, come la versione teatrale e ironica di un vecchio b-movie in bianco e nero. Altre volte le canzoni delle Sandwitches danno quasi l'impressione che starebbero meglio suonate da un grammofono, e questo rende i loro album (due all'attivo finora) ancora più affascinanti, grazie soprattutto agli intrecci delle voci, ora angeliche, ora spiritate.
In regione fanno un paio di date, direi che è da prendere in considerazione la doppietta:

Sabato 26 @ Mattatoio Club, Carpi (MO)
Domenica 27 @ Touch The Wood - Micca Club, Roma
Lunedì 28 @ Spazio Elastico, Bologna
Martedì 29 @ Rocket, Milano

(mp3) The Sandwitches - Summer Of Love

"It's a heavenly pop hit, if anyone wants it"


La storica label neozelandese Flying Nun compie trent'anni e per celebrare questo traguardo pubblica la doppia antologia Tally Ho! Flying Nun's Greatest Bits. Seguendo il link potete anche ascoltarla per intero in streaming come sto facendo io in questo momento, e rinfrescarvi la memoria su quanto band come Verlaines, Bats, Clean e Chills siano state determinanti per modellare un'idea di suono che amiamo ancora oggi.

Ulteriori info sulla Flying Nun: un articolo fiume di Stylus del 2005 (credo che all'epoca ne leggemmo anche un brano in radio), e l'archivio video The Flying Nun Collection, tra documentari e folli clip a zero budget (in Creative Commons).

(mp3) The Chills - Heavenly Pop Hit

The Proper Ornaments


Qui sembra di stare sospesi tra quella California che non riusciva a rivelare il suo Smile e un'Inghilterra da universo parallelo nella quale gli Stereolab sono da sempre l'unica band esistente. Mettere assieme kraut e pop, buttando nel mazzo anche generose derive psichedeliche (almeno da quel che si è sentito finora), potrebbe sembrare azzardato, ma la sintesi compiuta dai Proper Ornaments è già abbastanza sorprendente. Anche nelle armonie più distese la luce resta offuscata, si gioca molto sulle reiterazioni, li vedo bene in qualche scaletta di Kaleidoscope.
Ep di debutto in arrivo su No Pain In Pop, un'altra giovane band londinese da tenere d'occhio.

(mp3) The Proper Ornaments - Shining Bright

giovedì 24 novembre 2011

"What if college kids stop thinking it’s cool to buy vinyl?"


Coincidenze nel feed reader. In questi giorni si parla di negozi di dischi: roba da sopravvissuti, forse eroici, comunque eredi di un'altra epoca, forse al tramonto. Da una parte Andrea Girolami, che partendo dalla discussione "Analogico VS Digitale" se la prende con i frequentatori, lo stereotipo da Alta Fedeltà, e conclude con il paradosso "chiudiamo i negozi di dischi proprio per salvarli":
Nel momento della smaterializzazione del supporto e dell'esaltazione del suo contenuto questa estrema volontà di rimanere legati ad un oggetto è quanto di più triviale possibile. [...] Perché continuare a vaschettare con piccoli polpastrelli quando tutto è a portata di mano? Perché questo gesto è quello di cui abbiamo bisogno per sentirci appartenenti ad una cerchia ristretta, aggrapparci all'abitudine e al rito nel momento di massima incertezza...

Dall'altro Marc Hogan su Salon, con un corposo articolo che analizza il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto del mercato statunitense, tirando in ballo istituzioni come Other Music o il Record Store Day e raccogliendo molti pareri autorevoli, senza prendere troppo posizione ma indicando alcuni elementi vitali per la "resistenza" di un negozio di dischi nel 2011. Da leggere.

[photo courtesy of Santeria]

Don't fall asleep


Il piccolo fatto straordinario di non sapere nulla di una band, di non riuscire a recuperare quasi nemmeno un'informazione in Rete perché hanno un nome a prova di google, di ritrovarsi non si sa perché la loro musica nella casella di posta, e di godersela per un momento che diventa preciso e assoluto. La quotidiana sindrome di Stendhal via Bandcamp questa mattina arriva da Chicago. In questa nebbia il dream pop ultrararefatto dei Friends With Benefits si diffonde impercettibile, con una leggerezza rischiosa. Musica per testare la vostra sindrome da deficit dell'attenzione. L'EP Six Months è in free download, ricolmo di pianoforti languidi, riverberi e voci singhiozzanti. E quando credi di aver già capito ogni cosa, ecco Don't Fall Asleep, a farti perdere del tutto.

update - Ok, con un po' di pazienza: è il nuovo "side project from Brian Bissart of BigColor" [*]

(mp3) Friends With Benefits - Don't Fall Asleep

mercoledì 23 novembre 2011

COME ON!


Il nuovo video dei nostri cari I'm From Barcelona, realizzato da Marc Corrigan, sembra un po' una versione twee di certe opere di BLU.
La canzone è la mia preferita del loro ultimo album Forever Today, ed è una vera e propria sintesi della loro filosofia di vita: COME ON!

martedì 22 novembre 2011

Golden Grrrls


Ci sono canzoni a cui bastano cento secondi per dire tutto quello che devono dire. E se una band riesce a farlo nel modo in cui lo fanno i Golden Grrrls nel loro secondo sette pollici New Pop (uscito su Night School), con una quantità di divertimento che molte altre band non riescono a mettere assieme in un intero album, allora io mi fermo e butto tutto all'aria.
I Golden Grrls si sono già guadagnati i paragoni di rito con la scena C86, ma il trio di Glasgow ci mette un bel po' del suo: chitarre stritolate, riverberi, batteria che pesta alla cieca e quei saltelli tra voce maschile e femminile a cui non so resistere (qui potete ascoltare un po' della loro precedente produzione). L'assurdo video che accompagna il nuovo singolo è proprio la ciliegina sulla torta.



(mp3) Golden Grrrls - New Pop

lunedì 21 novembre 2011

Vinci un biglietto per i Be Forest a Roma!


Mercoledì sera i Be Forest suoneranno per la prima volta a Roma, a Le Mura (Via Porta Labicana 24), all'interno della rassegna Mainstreaming organizzata in collaborazione con Fusoradio.
Per celebrare il debutto nella capitale del trio pesarese, grazie agli infaticabili ragazzi Indiepatici, vi regalerò un biglietto per il concerto. Se lo aggiudicherà chi saprà inventare la migliore, più azzeccata e più immaginifica definizione del suono dei Be Forest in 140 caratteri.
Potete mandarla via email a blog [chiocciola] polaroidallaradio.it oppure via twitter a @polaroidblog. C'è tempo fino a domani sera a mezzanotte.
Se volete rinfrescarvi la memoria su Cold, il loro formidabile album di debutto, lo trovate in streaming qui.

(mp3): Be Forest - Florence (lrnc)

Kisses on a plate


Oh, the trouble with getting older
The temper grows quicker and the shoulder colder
And you realise you’ve no more time to waste
So leave those dishes and have a taste
Of these kisses on a plate
Sweet kisses: it’s not too late


Antony Harding, già batterista degli storici Hefner, pubblicherà il suo nuovo album The Birds Sing Goodnight to You and Me su We Were Never Being Boring a marzo dell'anno prossimo.
La prima anticipazione è questa Kisses on a Plate, registrata con l’aiuto del vecchio compagno di band Darren Hayman e con la collaborazione di James Milne dei Cornershop.
Andate qui, scaricate la canzone e baciatevi, che il tempo vola.

Il Singapore Sling

Rick said to the woman, “Where are we – trapped insida a Bob Hope movie?”
The woman at the bar, a nice little brunette, looked at Rick. “Very funny indeed. Is it so wrong for a girl to order a Singapore sling?”
“I am going to have to look it up in my mixology book back here.”
“Don’t bother. I’ll google it on my thingy. Wait a second... there... you’ll need one ounce of gin, a half a ounce of cherry brandy, four ounces of pineapple juice, the juice of half a lime, a quarter ounce of Cointreau, a quarter ounce of Benedectine, a third of an ounce of grenadine syrup, and a dash of Angostura."
Rick looked at the woman. “You are on an internet hookup, aren’t you?”


Douglas Coupland, Player one - What is to become of us: A novel in five hours, 2010, p. 17.

Il Singapore Sling, il più bistrattato dei cocktail, è stato qualche tempo fa riqualificato dall’esperto in liquori del Washington Post che, ricostruitane dottamente la storia, lo riduce all’osso (allo sling!) come segue: ghiaccio, un'oncia e mezzo di kirsch, tre quarti di oncia di gin, mezza oncia di succo di limone fresco, un cucchiaino di zucchero, acqua frizzante.
Miscelate dunque la versione che preferite e brindate a Polaroid!


[Dopo una vita, torna sulle pagine di polaroid alla radio La Rubrica dell'Aperitivo de La Laura! Questa è quella andata in onda mercoledì scorso, per il nostro decimo compleanno.]

sabato 19 novembre 2011

I don't know what to do with this iformation


Sul sito della BBC la si può ascoltare ancora per cinque giorni, ma in giro da ieri notte la si trova già in mp3 e streaming: la sessione acustica di Jens Lekman al programma di Huw Stephens è speciale, perché oltre a Waiting for Kirsten (che preferisco in versione acustica rispetto a quella sul recente EP An Argument With Myself), e all'emozionante Cowboy Boots (che conosciamo da un po'), c'è questa nuova e tristissima I Don't Know What to Do With This Information, quasi una canzone di Natale.
"The snow is falling over the Northern Swedish plateau".

(mp3): Jens Lekman - I Don't Know What to Do With This Information (Live at the BBC)

giovedì 17 novembre 2011

The Maxines




Non sono adorabili? Lei si chiama Kelly Norman, lui Matt Murillo, lei suona la batteria, lui la chitarra, insieme fanno i Maxines, da Olympia. Sound senza fronzoli, sanguigno, grondante elettricità e polvere. Pubblica la K Records, potete fidarvi. Questa è la title track del loro nuovo EP, e sogno che ogni ragazza ascoltandola in pista si metta a suonare la batteria così:

(mp3): The Maxines - Drugstore

Love to Frida


"...The video I sent you is from a studio here in Stockholm, where I have recorded for the last month. The album is coming together... I don't twitter a lot, or anything, because I put all my heart in writing and recording, but we will probably soon renew and start using websites again. He he. The album will be out sometime in the spring..."


Grazie a Lucio.

mercoledì 16 novembre 2011

Dieci anni di polaroid alla radio

"Magari fra tre mesi lascerò perdere anche questo blog
e mi iscriverò in palestra."


E così siamo arrivati al decimo compleanno del qui presente blogghetto e della relativa trasmissione radiofonica.
Non ho avuto (ancora) tempo di preparare un piccolo regalo per celebrare come si deve, e non ho certo voglia di bilanci o retrospettive, ma intanto questa sera "polaroid alla radio" va in onda in un'edizione abbastanza speciale.
Con me ai microfoni di Città del Capo Radio Metropolitana infatti ci sarà La Laura, insieme alla quale avevo cominciato le trasmissioni nel 2001 e che ora trovate su Sunday Girl.
Penso sarà una puntata un po' tipo viaggio nel tempo, con molti dischi d'annata, molte letture che facevamo all'epoca e ancora più brindisi.
Appuntamento alle 21 (anche in streaming), ci si vede a banco.

(mp3): Animals On Wheels - Palid

Welcome back barbers


Un paio di domeniche fa ho visto un concerto in un negozio di barbiere. Eravamo alla periferia di Modena, ma potevi fare finta che fosse Williamsburg. Solo che noi in più avevamo le torte fatte dalle ragazze.
Eravamo alla Barberia (un po' di foto qui) e il live era dei Welcome Back Sailors, più in forma che mai, capaci di far suonare a meraviglia anche una stanzetta piccola così, e con un paio di inediti in scaletta che hanno fatto planare tutti sulle calde Baleari dalla cupa e fredda Bassa.
Grazie ai WBS, a Luca, Palla, Marco e a tutti gli altri (e Corrado per la segnalazione).

Anything new


Grazie a Fede per avere segnalato qualche settimana fa l'album d'esordio degli australiani Twerps: da allora è uno dei miei ascolti preferiti. Anzi, più che un ascolto vero e proprio direi che mi sta facendo compagnia, perché si sente esattamente come me. Quella foschia di pigrizia che ti trascini dentro anche quando la mattina ti alzi che è ancora buio e già stai correndo, sembra che tu sia pieno di iniziativa ma dentro combatti te stesso come se nuotassi controcorrente.
Canzoni come Don't Be Surprised, una ballata a due facce che parte Dylaniana e poi muore dalla voglia di accendersi di disordine garage, oppure la struggente Anything New, con una melodia che sembra sempre sul punto di crollare in ginocchio e invece solleva le braccia al cielo, la fede nell'amore che resiste alle avversità e tutto quel genere di cose. Oppure l'assoluto inno da sbronzi di Who Are You, ogni cosa sembra uno scherzo, ma in fondo è in questo momento, con questa chitarra e con tutti i cori delle band dei miei amici, che so chi sono davvero. Sì, è stata una faticaccia arrivare fino a qui, riportare tutto a casa, ma guarda che cosa bella che siamo riusciti a mettere assieme. La nebbia non mi mette malinconia.
Si avverte di sicuro una componente slacker in questo disco, e l'effetto complessivo potrebbe confondersi nel lo-fi, ma a quanto si legge è solo la particolare influenza di band come Clean e Go-Betweens. Da un lato i Twerps si dichiarano piuttosto orgogliosi della scena da cui provengono, dall'altro la rilassata modestia in cui sembrano assorbiti il loro suono e loro stessi semplicemente conquista al primo ascolto.
"I love four-chord pop songs. I don't consider myself a lyricist, I'm totally driven by melody. All that Flying Nun stuff is four-chord songs with great melodies and that's what we go for".

(mp3): Twerps - Anything New

MAP - Music Alliance Pact #38

 MAP - Music Alliance Pact
Eccoci all'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: oltre una trentina di blog di tutto il mondo selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Tantissimi i nomi che questo mese mi hanno incuriosito: il brasiliano Kassin, perfetto per la vostra ora di aerobica, i canadesi First Rate People (un po' alla Hot Chip, da approfondire), il cileno Fernando Milagros che canta in duetto con Christina Rosenvinge (cinque alto a chi se la ricorda!), il rap old-school dei francesi 1995 ("un-double-neuf-cinq"/"un-neuf-neuf-cinq" - sì ho un debole per certo vecchio rap francese anche se lo capisco meno ancora di quello americano), i giapponesi Avec Avec che mi hanno ricordato certi beat macinati da Money Mark, i messicani Antoine Reverb che non hanno assolutamente nulla di messicano, lo straniante collage color seppia dei russi Valotihkuu, gli astronauti spagnoli Lasers (Fuck Buttons meets Animal Collective meets Crimea X?), e ovviamente le arrabbiatissime australiane Feathers dall'Australia, che già conoscevamo.
L'italiano di questo mese è Horrible Present, nuovo progetto di Nicola Donà della band Calorifero, ora residente a Londra e ispirato a un pop sperimentale a volte più elettronico, a volte più lo-fi, ma sempre meravigliosamente melodico e bizzarro. Sul suo bandcamp sta sfornando nuovi pezzi a ritmo continuo, tenetevi pronti per il nuovo album a inizio 2012.

Questa è la playlist di Novembre, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3): Horrible Present - Cloudy Talks

lunedì 14 novembre 2011

King hype



Non dite che non ve l'avevo detto: intorno al giovane Archy Marshall, ovvero King Krule, gira un hype davvero notevole. Nel frattempo è uscita una bella intervista su Pitchfork mentre Fader l'ha un po' eletto rappresentante della sua generazione, quella dei nati nei primi 90, sigh.
Il suo EP di debutto omonimo, pubblicato da True Panther, è denso di parole, atmosfere che mescolano cantautorato, calore dub e fumi jazz. Ora è uscito questo video piuttosto laconico, forse presuntuoso ed enigmatico, ma scarno e scontroso come il resto della sua produzione musicale, e a me piace molto così.

(mp3): King Krule - The Noose of Jah City

domenica 13 novembre 2011

"Post-survival Internet people, man!"


Nel caso questa foto di Beck e Malkmus non fosse da sola abbastanza convincente nell'invitarvi a leggere l'intervista all'ex leader dei Pavement su GQ (parte della serie "Survivors"), aggiungo qui sotto questo paragrafo, con tutta la sua gloriosa e obsoleta aria Anni Novanta:
The book hasn't really been written yet about what's going to happen to indie-rock '90s musicians, how they're going to age. Are they going to age like Jimmy Pages, or are they going to be like Jackson Browne, or who knows, some new archetype that we are still defining in our survival mode. Maybe we don't have to be sort of even the cliché about survivors. We're post-survival. Post-survival Internet people, man!

venerdì 11 novembre 2011

Kids on a mixtape


Oggi pomeriggio mi sono tenuto in cuffia il mix che i Kids On A Crime Spree hanno regalato a Le Musicassette. Scaletta bella eterogena, dai Velvet Underground agli Scorpions, con un bel po' di r'n'b dentro.
Mi accorgo ora che qui sul blog non ho mai scritto una riga suilla band di Oakland e sul loro ottimo We Love You So Bad. Potete recuperare con questa bella intervista su ION Magazine.

(mp3): Kids On A Crime Spree - Trumpets of Death

11/11/11

Sono le 11 e 11 dell'11/11/11. Non che la cosa mi impressioni troppo, a dire il vero, ma è una buona scusa per ricordare che oggi in 11 città si tiene 11/11/11, un festival parecchio figo e parecchio strano.
Ne avevo scritto due righe per Saturno del Fatto Quotidiano, e oggi le trovate in replica su Piste, visto che lo stiamo occupando.

My overdue library fines


Per ricordare ancora l'emozione al concerto dell'altra sera, ecco Mark Monnone e Gary Olson dal vivo a MAPS: mi commuovo dietro al monitor in ufficio.

giovedì 10 novembre 2011

Tre bei video italiani

Vedere tre bei video italiani nello stesso giorno non mi capita spesso. Magari non basterà a contenere lo spread, ma mi regala un certo nuovo ottimismo nei confronti della scena nazionale.



Carve A Peach è l'ultimo singolo di His Clancyness, pubblicato in split con i canadesi Shimmering Stars sulla label norvegese Splendour. Il romantico e super sognante video è diretto da Giulia Mazza.



Nell'ultimo anno ho parlato diverse volte, tra blog e radio, dei giovani e talentuosi forlivesi M+A. Ora finalmente arriva l'album things.yes, pubblicato dall'etichetta britannica Monotreme, e ad anticiparlo c'è il video di Bam.



Anche se i Vadoinmessico sono italiani soltanto per due quinti e risiedono a Londra, ho un debole per loro e voglio considerarli un po' anche di casa nostra. Aspettando il debutto, previsto per l'inizio dell'anno prossimo, si sono divertiti a realizzare questo video fai-a-te, sfuggente proprio come la loro musica.

The strange idols pattern

Non so spiegarmi bene il perché, ma negli ultimi mesi sembra che l'interesse per i Felt sia cresciuto a dismisura. Il nome rimbalza sempre più spesso tra blog e recensioni. Un'intera generazione di giovani indie band, anche abbastanza distanti, ha cominciato a indicare tra le proprie influenze la sfuggente creatura musicale del poeta Lawrence, mai davvero toccata dal successo, nemmeno quello di nicchia, e fino a ieri piuttosto trascurata. La scorsa estate in Inghilterra è uscito il documentario Lawrence Of Belgravia, e anche i Belle & Sebastian si erano spesi per la sua promozione. Qualche mese fa avevo letto una bellissima intervista con Tim Burgess, piena di retroscena e soprattutto di sincera ammirazione, quasi ai limiti del fanatismo. All'inizio di ottobre poi era stato annunciato un nuovo volume per raccontare la storia, quasi sepolta tra foto in bianco e nero e ristampe, dei Felt.
C'è poi il caso dei Girls, duo di San Francisco baciato dal talento e dalla fortuna, che l'anno scorso aveva voluto incontrare Lawrence in un'intervista per MagicRPM, tributandogli un sincero omaggio e, verrebbe da dire, condividendo con lui un po' di luci della ribalta. L'altro giorno, infine, i Girls hanno deciso di dedicare una canzone, un sette pollici rosso fiammante a forma di cuore, e una appassionata lettera d'amore alla band britannica, intitolandola, appunto, Lawrence.
Non ho molte speranze che possa arrivare una tardiva fama per i Felt e il loro creatore, ma una delle poche cose buone di questo eterno presente indie è proprio la possibilità di restituire a chi lo avebbe meritato quello che l'effimera storia del Pop non ha saputo dargli.

mercoledì 9 novembre 2011

I was in the future yesterday


«Scenes are different now. Geography doesn’t count for much. No one cares a hoot if a band ‘hails’ from anywhere because we all just hail from the Internet, whether we goddamn well like it or not and everyone and everything just comes from somewhere else and sounds like something gone before. Pop ate itself years ago and now it’s just one big terrible, auto-cannibalistic, bulimic mess and it’s puking itself back up and asking for your recognition.»

Su Drowned In Sound Hayley Avron fa diventare la "retromania" una roba da ragazzini emo.

Poi, tra parentesi, il disco omonimo dei Blouse non è nemmeno male, anche se in un paio di momenti sembra che abbiano più voglia di suonare cover di Accuracy dei Cure che le loro stesse canzoni, e in generale l'atmosfera da "colonna sonora di Donnie Darko in nice price" è abbastanza forte. D'altra parte l'etichetta Captured Tracks continua a rappresentare una garanzia (nonostante non aggiornino il sito da una vita e non facciano menzione del trio di Portland), e la produzione del disco è molto precisa e accurata nel cogliere proprio quel colore e solo quel colore. Ci ha messo le mani Jacob Portrait, che oltre a far parte dei Blouse, è anche negli Unknown Mortal Orchestra e leggo che una volta collaborava con i Dandy Warhols. Ma la cosa che emerge davvero da questo disco è la felpatissima voce di Charlie Hilton, che riesce a rivestire ogni suono con un'aria di sogno luminosa e sospesa.
Forse non saremo a livello di un Wild Nothing, tanto per citare un loro compagno di scuderia, ma il disco dei Blouse scorre bello coeso e ha alcune perle come Into Black, Time Travel e Videotapes. Insomma, c'è del talento, e anche se nessuno ha più la pazienza di aspettare una seconda prova qui forse ne potrebbe valere la pena.

(mp3): Blouse - Time Travel

martedì 8 novembre 2011

"We like to keep it loose" - An interview with Mark Monnone

Questa sera alle otto all'Elastico (Vicolo Facchini 2/a) arriva Mark Monnone, già bassista nei leggendari Lucksmiths. Presenterà dal vivo il suo nuovo progetto Monnone Alone, e ad accompagnarlo ci sarà un ospite d'eccezione come Gary Olson (Ladybug Transistor). Se volete conoscerlo meglio, ecco qui sotto una piccola intervista, mentre oggi pomeriggio alle 15.30 lo troverete anche a MAPS, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana.

(mp3): Monnone Alone - Pink Earrings


Since the Lucksmiths broke up you seem to be involved in thousands of music projects, bands and labels: can you please make a little recap for your italian audience?
Ha ha, this might take a while — hope you're sitting down! I guess the main ongoing project is Still Flyin', which is odd as the band is based in San Francisco and I'm in Melbourne. They have something of a revolving line-up, so people can enter the band and leave quite frequently. It's so much fun touring with those guys though, so I try and organise my life in a way that ensures I don't miss out on too many shows. As well as Still Flyin', I often play bass with some solo/singer-songwriter folks like Darren Hanlon, Sally Seltmann, Guy Blackman and Geoffry O'Connor, plus Bart & Friends (with Bart Cummings from The Cat's Miaow et al) and I've also recently started playing with Mid-State Orange who are the continuing project of Louis Richter from The Lucksmiths. On top of that, I've been working on a bunch of recordings with my band Monnone Alone, which will hopefully become an album one day soon. That band also has an unstable line-up, so it is fun to hear how those songs get reinterpreted in the live setting. To make things even more interesting, I juggle all this playing and touring with running the Lost And Lonesome label. There you go!

What is the main difference between Monnone Alone and the other bands you played (and play) in?
Well, as Monnone Alone is often a solo thing, that'd be the main point of difference, though I definitely do prefer to play with a band. To be honest, I'd have to say the main thing is (when playing with the band) we like to keep it loose and pretty open to spontaneity, which is to say we don't really bother too much with rehearsing. And as I said, the line-up varies depending on who can play at certain times. Gus Franklin is the main drummer, I guess you'd say, but as he's often on the road with Architecture in Helsinki, I sometimes need to call on the services of other talented pals. The other main difference would be that this is the only band I actually play guitar and sing in, so it's nice to get up and bark out a few tunes.

Did you change the way you write music for this project since the Lucksmiths days? And what about the lyrics?
No, actually my approach to writing is quite similar still. A lot of the songs I play with Monnone Alone were written when I was writing songs for the last Lucksmiths album, First Frost. If anything, I do try and keep the arrangements a bit open to input from the other band members, whereas I would always have ideas pretty fully formed when writing with The Lucksmiths.

Lost And Lonesome is a really great indie label. Can you tell us something about how you work?
Thank you Enzo! The label started in the late-90s and has stayed pretty true to the initial plan which was to release music in Australia for friends' bands who I thought were amazing and something I could dedicate a lot of time to. As with most truly independent labels, we operate on a ridiculously tight budget with no outside help and try to do the best for our artists with the modest resources at hand. I have at times, hired professional publicists to help on certain releases but have found that a lot of radio and press people in Australia respond just as well (if not better) to dealing with the label directly. In the last couple of years, the label's expanded somewhat and some of our records can now be found in American and British shops and other European and Japanese mail-orders which is very exciting indeed.

How is the indiepop scene in Australia nowadays? What bands we should really discover?
Standing firm, my friend. Some of my favourite bands currently are Milk Teddy, The Motifs, The Icypoles, The Zebras, Twerps, The Harpoons, Oblako Lodka, The Ancients... Actually, I saw The Cannanes play again recently and they were as good as ever! Oh and Pete and Karl from Sodastream are playing together again in a band called Lee Memorial, which is very good news.

By the way, just out of personal curiosity, where did Julian Nation go? You should make him release new songs at any cost, he has a lot of fans in Italy!
Ha, yeah — you're right! I will chase him up and twist his arm!!

How is the european tour with Gary Olson going? What do we have to expect from the live show tonight?
It's been great so far — seven days and only three shows! Gary likes to play host and is very talented at planning out a day with a map. So far there's been lots of great train journeys, espresso, and happy hours. What to expect from the show? Hmmm... probably a couple of over-caffeinated, drunk dudes talking endlessly about train journeys!

venerdì 4 novembre 2011

Blazing

A Classic Education - 'Call It Blazing'
Bologna Centrale, il treno rallenta per entrare in stazione e io getto il consueto sguardo oltre i binari: il muro con la scritta PANIKO SDOZ scolorita dagli anni è ancora là, e per un attimo mi sento a casa. Per un attimo penso che ogni cosa sia al proprio posto. Per un attimo non penso di avere perso tempo, e sono sicuro che tutto quello che conta sia qui. In cuffia il riff di chitarra che strappa l'attacco di Can You Feel The Backwash sembra questo raggio di sole pallido che si affaccia e tenta di farsi largo sopra la città e il suo guscio di foschia. Ma è come se tutto il nuovo disco degli A Classic Education fosse una mappa da dispiegare, una mappa speciale disseminata di personaggi e figure invece che di segnali e distanze. "Certain days we walk until the edge of town to feel content and away". Salgo sulla bicicletta e le strade scorrono canzoni. Ho imparato negli anni a orientarmi nella musica degli A Classic Education, eppure a ogni svolta, una prospettiva che si apre, uno scarto nella melodia, un nuovo passaggio appena alzi la testa ed esci dalle ombre del portici, è qualcosa che continua a stupirmi. Quello che si dovrebbe desiderare nella vita è proprio non perdere mai la capacità di provare stupore, no? Prendi il modo in cui a un certo punto cambia faccia qualcosa che sembrava irrimediabile come Terrible Day: "I feel it come, I feel it go, how does it seem to bear it all". La lotta contro sé stessa che compie Forever Boy, i temi che si rincorrono e si avvinghiano mentre il "black market kind boy" impara a sporcarsi le mani e cresce nei suoi "smaller new beginnings". Oppure prendi gli accordi di organo che sorreggono Place A Bet On You, qualcosa di insolito nel souno degli ACE. Una canzone capace di stregarmi a livello della loro ormai classica What My Life Could Have Been, ma questa ci riesce con un'andatura più tranquilla, che offre senza fretta le sue lusinghe. Non sembra domandarti nulla ma tu senti di doverle delle risposte. Una serie di immagini sempre in bilico tra il bianco e nero, la polvere antica di pietre e marciapiedi e i colori più saturi di un'istantanea. Giubbotti di pelle di motociclisti nervosi in Billy Gang's Dream e il caldo controluce sulla sabbia di Gone To Sea. Gli A Classic Education riescono oramai a evocare una specie di nostalgia senza nessun riferimento preciso a un tempo o a un'epoca, e poi sanno scrollarsela di dosso in un attimo quando mostrano i muscoli. Neanche a farlo apposta, con il nome che portano suonano davvero "classici" e dovessi suggerire un nome di riferimento non saprei più. Forse qualcosa tra Walkmen e National, ma con un'inclinazione tutta Vecchio Continente per certi arrangiamenti Anni Sessanta.
Continuo a percorrere la città, non mi importa più sentirmi a casa, voglio solo ritrovare sempre questa bellezza.


Call It Blazing esce per Lefse (USA), La Tempesta (Italia), Moor Works (Giappone) e in vinile su Tannen Records.

Gli A Classic Education presenteranno il loro atteso album di debutto questa sera al Covo Club di Viale Zagabria 1 a Bologna. In apertura suoneranno i nostri cari Be Forest e a seguire avrò il piacere di mettere un po' di dischi insieme a Fede.
Ci si vede a banco!


(mp3): A Classic Education - Forever Boy

"Rosemary’s Baby combined with the Wonder Years"


Polkadot ha pubblicato ieri una piccola intervista con gli Still Corners, non perdetevela.
Negli ultimi tempi ho ascoltato un sacco Creature Of An Hour, l'album d'esordio della band inglese pubblicato da Sub Pop. Rispetto alle prime anticipazioni che erano circolate (e rispetto a come li conoscevamo) mi sembrano ancora più dilatati e "gassosi". Ci sento meno Broadcast e molti più Air (epoca primo disco), e con l'aggiunta di una voce stupenda, quella di Tessa Murray, ma comunque non mancano le lunghe suite ipnotiche che tendono a dissolversi nel cosmo, mentre un ritmo circolare continua a pulsare freddissimo.
Forse non per tutti, e non per tutti i momenti, ma davvero un disco che attraverso un numero ridotto di elementi riesce a dipingere un orizzonte vastissimo e a portarti dentro con passo sicuro.

(mp3): Still Corners - Into The Trees

giovedì 3 novembre 2011

Brunch



L'unica cosa buona della prima puntata della terza serie di Misfits.

Vacanze romane



Avevamo incontrato i Fanzine alcuni mesi fa, quando avevano messo il loro primo ep in free download proprio dentro a una fanzine vecchia scuola. Ora stanno per debuttare con un vero e proprio 45 giri su Fat Possum intitolato Roman Holiday. I suoni, rispetto alle prime cose molto indie rock Anni Novanta (quando alla produzione c'erano gli Yuck), sembrano essersi ammorbiditi un po'. Sarà colpa dei Pains Of Being Pure At Heart, con cui nel frattempo sono stati in tour?

(mo3): Fanzine - Roman Holiday