giovedì 29 settembre 2011

The blog with the thorn in his side


Non capisco bene quale sia la strategia di marketing dietro tutta la faccenda, ma a quanto pare ci sarebbe un blog che vorrebbe far credere di essere tenuto da Morrissey in persona. "Morrissey’s world" getta benzina sul fuoco e insiste sulle "coincidenze" sospette e delle "anticipazioni" apparse nei mesi scorsi, ma non so, sarà per tutti quei riferimenti a Justin Bieber, la storia suona piuttosto bizzarra.

mercoledì 28 settembre 2011

"polaroid alla radio" - undicesima stagione!


Questa sera alle 21 sulle frequenze amiche e sullo streaming di Città del Capo Radio Metropolitana, in onda da Bologna, ritornano le "polaroid alla radio".
Un uomo solo al microfono, un menù abbastanza essenziale (bella musica), una collaboratrice quasi fissa (ma lei ancora non lo sa, povera Donna di Prestigio) e una serie di collegamenti più o meno imprevisti e più o meno impreparati.
Ci si vede a banco!

Bradley


Bradley è forse una delle canzoni che mi aveva convinto di meno nel nuovo album dei Ganglians (che peraltro mi è piaciuto, ne avevo parlato qui). Ma ora questo video curato da Jamie Harley assemblando frammenti di Au pan coupé, film di Guy Gilles del 1968, cambia parecchio le carte in tavola. Atmosfere sospese, silenzi in controluce, una tenerezza triste ed elegante che fa tornare certi vuoti tra lo sterno e lo stomaco. Socchiudete le finestre e guardate a tutto schermo.

Il numero di Playboy con Stephanie Seymour



Perché mai un tributo in occasione del ventennale di Nevermind si intitoli Il numero di Playboy con Stephanie Seymour, e come perfino io abbia potuto parlare dei Nirvana dovete scorprirlo da soli.
Si tratta di un meraviglioso e-book e si scarica da qui, dove trovate anche la lista di tutte le belle e brave persone che lo hanno pensato, organizzato e realizzato.
Grazie davvero a tutti.
Spring is here again / Tender age in bloom.

martedì 20 settembre 2011

Tutto molto bello

The way it goes


The Way It Goes è la seconda canzone del Lato B del 45 giri di debutto dei Vernon Sèlavy. Prima ci sono Apple Seeds e The River Knows che forse rappresentano meglio la musica del duo torinese: un rock'n'roll fradicio fino alla morbosità di blues, suoni torbidi di un'epoca impolverata e lontana, elettricità in bianco e nero. Pensate a Tom Waits nato un secolo prima.
Ma è quest'ultima ciondolante traccia, in cui all'improvviso si accende il fantasma di un organo ad accompagnare la sei corde e la batteria, mentre un ritornello alcolizzato cerca di buttarti le braccia al collo, che mi si è conficcata in testa. Non sarà facile uscire da questo bar.
Vernon Sèlavy è il nuovo progetto di Vincenzo Marando dei Movie Star Junkies e Roberto Grosso Sategna dei Ten Dogs (niente male questa intervista doppia), il disco esce per Shit Music For Shit People e l'illustrazione in copertina è di Matteo Bordin dei Mojomatics. Insomma, una specie di mezzo All Star Game del garage nazionale. Si compra qui.

(mp3): Vernon Sèlavy - The Way It Goes

lunedì 19 settembre 2011

Portamento


Vedo in giro che Portamento, il nuovo album dei Drums, è stato accolto in maniera abbastanza tiepida. Non voglio mettermi a difendere a oltranza la giovane band statunitense, ma due parole sul disco le spendo perché, al di là dell'opinione che se ne può avere, una cosa mi ha colpito: quel suono talmente compresso da sembrare "a due dimensioni". C'è una compattezza, per quanto appaia esile, che prosciuga le canzoni e le trasforma in ghiaccio secco. Il pop sottovuoto dei Drums rimane sugli stessi binari del loro esordio dell'anno scorso (Smiths, Orange Juice, un po' di Joy Division e un po' di Sarah Recs) ma sembra sempre più indifferente alle melodie, alle sfumature, pronto a replicarsi infinito e geometrico. Il senso di oppressione che danno alcuni momenti della tracklist (diciamo da metà album in poi) contribuisce a schiacciare ancora di più l'ascolto. E non riesco a staccarmi da questa idea di un suono a due dimensioni: una musica alla quale è stata aspirata fuori ogni profondità, ogni possibilità di presa.
Dite quel che volete dei Drums, ma secondo me un'idea di musica così precisa (e adeguata all'epoca che l'ha prodotta) non è da tutti.

(mp3): The Drums - Book Of Revelation
(mp3): The Drums - Money (Chad Valley remix)

Dirty dancing



Spero davvero che si riveli una bufala, perché un'ordinanza comunale che si occupa di quali generi musicali sono tollerabili in città e quali no è parecchio inquietante.
Pare invece sia successo a Venezia (grazie a Nipresa per la segnalazione).
Qualcuno in zona può confermare?

I'm waiting for the man

[via]

Boys' Life


Sono in tre (o forse due), vengono da Austin, Texas, e si chiamano Boys' Life (con relativo tumblr che rende bene una certa immagine di band indie di oggi). In giro non ho trovato praticamente nessuna notizia su di loro, magari non ne vale la pena, chissà. Però gli unici due demo che ho sentito mi piacciono molto e sembrano promettenti. Risalgano ormai a qualche mese fa, speriamo che nel frattempo i ragazzi si stiano dando da fare.

(mp3): Boys' Life - Kill Someone

sabato 17 settembre 2011

An argument with fashion


Lo streaming di An Argument With Myself , il nuovo ep di Jens Lekman, è da qualche giorno in anteprima su Vulture, ma io preferisco aspettare che arrivi il (sospirato) disco.
Intanto però rimango incantato da questa foto promozionale, dallo stile Fall/Winter 11-12 del nostro amato cantautore svedese, dalla sua disinvolta eleganza: un vero modello per me.

MAP - Music Alliance Pact #36

 MAP - Music Alliance Pact
Come ogni mese, eccoci all'appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact: una trentina di blog di tutto il mondo selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Da segnare in agenda per ulteriori apporofondimenti questo mese: i finlandesi New Tigers (indie rock bello Nineties), i francesi Pendentif (pop per cui vale la pena spendere la parola delizioso), gli indonesiani Jirapah (lo-fi psichedelico e shoegaze), i peruviani Moldes (con un pezzo che sembra degli Stereo Total di qualche anno fa), i rumeni We Singing Colors (folk a lume di candela a due voci) e gli svizzeri San Marino (con un suono da Happy Mondays della California). Vabbè, e poi concedetemi il twee old school in svedese dei Vampyramiden.
Gli italiani di questo mese sono i Three In Gentleman Suit. Correte subito sul sito di Upupa Records per tutte le ragioni già spiegate qui.

Questa è la playlist di Settembre, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3): Three In One Gentleman Suit - Green Riots

venerdì 16 settembre 2011

As if I were a memory


Non è più il 2005 e non mi sbuccerò più le ginocchia su una pista da ballo per The Skin Of My Yellow Country Teeth. Però che piacere ritrovare la voce strozzata di Alec Ounsworth che ingoia le parole e insegue melodie che sembrano sempre sfuggirgli di mano all'ultimo momento. Il piacere di ritrovare un disco nuovo? C'è qualcosa che persiste, trasparente ma palpabile, mentre ascolto le canzoni di Hysterical, il primo album dei Clap Your Hands Say Yeah da quattro anni a questa parte. E qui non è questione di Retromania, non sono soltanto quei suoni di tastiere freddi come i New Order (quando partono Statuesque o Open Road ti meravigli proprio che non entri Bernard Sumner). Un verso di Maniac dichiara "I miss the way you stared at me as if I were a memory". Ci volevano proprio quei cervellotici misantropi dei Clap Your Hands Say Yeah per cantare la mancanza di una mancanza, e raccontarla come un amore.
Ma poi mi lacio trascinare dai toni epici, un po' alla Hidden Cameras con più dramma e al tempo stesso più cinismo, tipo Strangled Caravan, anche un po' alla Pulp ma senza inclinazioni dandy, tipo in Disabled Motorist, oppure da una pomposa ballata come Human Shit, che non starebbe male in una playlist del Morrissey più recente.
Stereogum definisce Ounsworth e compagni la "blogband 1.0" per eccellenza, ok sorrisino, ma oggi non serve a niente. Da quei gloriosi (?) giorni il ciclo di vita dell'hype di una band si è accorciato in maniera disumana e non dura il tempo di scrivere questo post. Per i CYHSY di questo disco (prodotto da John Congleton - Explosions In The Sky, Okkervil River, Clinic), sarà come partire da zero, e non sarà facile: manca a questa raccolta il singolone da ballare e buttare le braccia al cielo, sempre che qualcuno si aspetti ancora queste cose da una band indie rock. Ma per me no, per me sarà come ritrovarsi ancora una volta, per la prima volta.

(mp3): Clap Your Hands Say Yeah - Maniac

martedì 13 settembre 2011

In the neighborhood


Da ieri sul sito di Upupa Records è disponibile in free download Pure, il terzo album dei Three In Gentleman Suit, album che oltre agli mp3 vedrà anche un'uscita fisica curata da Fooltribe, Subroutine, In The Bottle Records, Di Notte e Les Disques Du Hangar 221.
Prima di segnalarlo volevo ascoltarmelo bene, perché il comunicato di presentazione avvertiva che in questo nuovo lavoro "entrano in maniera preponderante i sintetizzatori", e mi ero un po' preoccupato: insomma, nonostante siano passati da un pezzo i tempi dei "Karate della Bassa", dai TIOGS io mi aspetto comunque un bell'impianto rock solido, magari teso e irrequieto, ma sempre quadrato e spesso. E Pure alla fine non ci fa mancare nulla: i riferimenti sono ormai scivolati via dal post-rock che fu, e il suono della band modenese ora può ricordare una curiosa e rovente combinazione di Modest Mouse e TV On The Radio. Da una parte l'immediatezza elettrica e dall'altra il calcolo ossessivo che sfiora il tormento (You Don't Know Foreplay). Urla quanto basta, un paio di coretti Animalcollettivi, ritmiche nevrotiche che trascinano, e sintetizzatori (sì, ci sono) mai invadenti, anzi, capaci di enfatizzare alcuni dei momenti più emotivi della scaletta (Green Riot o Upcoming Poets). Adesso voglio vedere proprio dal vivo (la dimensione ideale dei TIOGS) come i pezzi nuovi si amalgamano con quelli vecchi.

[Download]

Replicate?

Ma cosa sta succedendo all'indiepop? Prima i Los Campesinos! sfornano un singolo che sembra dei Wombats (ok, a me piacciono anche i Wombats, ma i LC! sarebbero un'altra cosa). Poi Bebban degli Shout Out Louds si mette a cucinare (credevo si nutrisse solo di champagne e Campari). E ora i Fanfarlo, come prima anticipazione del loro prossimo album, pubblicano questo video tutto sperimentale e profondo, in cui ogni singola caratteristica che amavamo nella loro magnifica musica sembra messa scrupolosamente da parte.
Magari ci farò l'abitudine, ma per ora ci sono rimasto un po' male.

lunedì 12 settembre 2011

Good times


No, questi non si possono certo chiamare "good times" e gli aggiornamenti a singhiozzo del blog ne sono un po' lo specchio. Eppure, forse per una certa scaramanzia, la canzone che ascolto di più in questo periodo si intitola proprio così. Sta dopo la metà del nuovo album dei Ganglians, Still Living e suona come se i REM si stessero divertendo a una festa sulla spiaggia.
Magari poi hanno ragione le recensioni, il disco non va oltre il 7 (anzi: 6.9, secondo Pitchfork), ma pur con tutti i suoi "errori" e i momenti da skippare mi sta piacendo molto. Il suo difetto principale è una certa prolissità, quasi un'ora in dodici canzoni: inevitabile che la band di Sacramento (giro Sonny & The Sunsets, Fresh & Onlys, Mantles, Sandwitches... una garanzia) finisca per perdersi per strada, come nella doppietta centrale Bradley / Things To Know, che può lasciare disorientati.
Ma quando professano più apertamente la loro fede Beach Boys, e con in più un buon tocco Weezer, giusto per dare un po' di corrente a quelle chitarre, tutto funziona a meraviglia. Canzoni come Evil Weave o l'apertura da inno di Call Me cuciono assieme almeno tre o quattro idee di melodie, un pop che sembra sempre voler scoppiare e andare oltre, ma che poi ritorna a quella festa sulla spiaggia, dove ci si diverte un sacco.

(mp3): Ganglians - Good Times

"Make it more indie"


“It’s not just about putting some fuzz on top of everything to make it more indie. I like sounds that distort and they almost break… something more happens in that moment. You get pictures in your head from that kind of sound. It’s more poetic to me to listen to music that’s almost out of reach.”

Johan Duncanson, The Radio Dept.
in una bella retrospettiva su The Line Of The Best Fit.


(mp3): The Radio Dept. - The Video Dept. (Hwasser Remix)

Cats On Fire a Roma!

La buona notizia per cominciare bene la settimana è che i Cats On Fire tornano in Italia. Ok, sembra che sia per una data soltanto, e per di più a Roma, ma intanto prendiamo quel che passa il convento. Il prossimo 10 novembre la band finlandese, al momento impegnata con le registrazioni del nuovo album, terrà un concerto acustico al Black Market, live club nel quartiere Monti di Roma che ospita una rassegna proprio denominata Unplugged In Monti, organizzata dalla webzine Indie For Bunnies.
A contorno della data, abbastanza imperdibile, ci sarà anche un dj set delle nostre amate Frigopop, che immagino sarà meno unplugged e più scatenato, come al solito. Cominciamo a organizzare la trasferta?

(mp3): Cats On Fire - Tears In Your Cup

giovedì 8 settembre 2011

We, the anchor


I’ve got this view of Italian indie-pop that filters through the refined lens of a few contacts there. Luckily, those folks have great taste and their social networks bubble up hidden gems contstantly. Most of them also seem to revolve around the galaxy hub that is the We Were Never Being Boring Collective who clearly must be the anchor behind the scene.
This stylish video directed by Enrico Boccioletti (who, not surprisingly, is also part of this music scene with his Death in Plains project). Check out the band’s Wasted Youth 7” EP if you’re diggin’ this track.
[via YVYNYL]

And this is how we spell "conventicola". Grazie a Marck Schoneveld per le belle parole ma stavolta il merito è tutto degli Young Wrists e di Enrico. La canzone è tratta dall'ep in free download Fucked up in the head. Il trio pesarese si conferma una delle migliori promesse dell'indiepop nazionale.

martedì 6 settembre 2011

lunedì 5 settembre 2011

Girls Names in Italia!


Sono in tre, vengono da Belfast e il loro album Dead To Me, pubblicato da Tough Love Records e Slumberland ci accompagna ormai dalla primavera. Sono i Girls Names e il prossimo mese saranno finalmente in tour in Italia.
Suoni che discendono da Orange Juice e Black Tamburine ma con in più quella nervosa urgenza quasi garage che non ti lascia il tempo di cedere ai sottintesi un po' lugubri di canzoni come Bury Me o I Could Die.
Queste le date:

Giovedì 27 Ottobre - Blah Blah, Torino
Venerdì 28 - Lio Bar, Brescia
Sabato 29 - Circolo degli Artisti, Roma
Domenica 30 - Mattatoio Club, Carpi (MO)

(mp3): Girls Names - I Could Die

domenica 4 settembre 2011

We make it sound

I miss my capacity to fall for everything. I miss getting caught-- hook, line, sinker, reeled-straight-in-- by trends, revivals, passing notions, idiot bastard styles. I am trying to re-cultivate the overwhelming enthusiasm I have had for truly, truly bad ideas. And in that spirit, I think it's important to confess something I believe about popular music: Its quality is not nearly as important as we make it sound.
Nitsuh Abebe, How to Be a Vampire (Pitchfork)