sabato 30 aprile 2011

Affittasi ubiquità

Where's the "partay" at?

Questa sera vorrei essere in molti posti contemporaneamente. Ma non è detto che non ci riesca come una volta.

A Ferrara, al Sonikart Exhibition c'è il Farewell Partay (sic) che vedrà ancora per una sera insieme su un palco le leggendarie Black Candy. Suoneranno prima dei formidabili Movie Star Junkies, che dal vivo sono sempre una bomba, però insomma, lo sapete, il cuore della Bassa e di questo blog batte per la Mara, l'Alice e DJ Amarezza.


A Carpi (MO), al Mattatoio Club c'è la serata dell'Handmade Festival Preview, con gli Husband e gli M+A in concerto, avanguardie d'Italia. A seguire le fanciulle di Moontalk insieme a Cake By Cake a mettere i dischi.


A Bologna, al al Locomotiv Club ci sono i Mariposa, a presentare l'ultimo album Semmai Semiplay, e non c'è bisogno che vi ricordi quanto sia sorprendente, oltre che di una bellezza sbalorditiva, la band bolognese dal vivo.


Sempre a Bologna, ma al Covo, arrivano i Moon Duo, band di San Francisco composta da Ripley Johnson dei Wooden Shjips e Sanae Yamada, che presentaranno il nuovo album Mazes. La recensione su Popmatters mi sembra la più esaustiva. In apertura Edible Woman.

(mp3): Moon Duo - When You Cut

venerdì 29 aprile 2011

Mezzo stagionato

Ex-Otago

"Se non riesci a guadagnare con quello che sai fare, ti toccherà farlo con quello che non sai fare" è diventato per me il nuovo "I was looking for a job, and then I found a job, and heaven knows I'm miserable now". Voglio citare la recensione di Andrea dell'ultimo disco degli Ex-Otago, davvero la migliore e la più vicina che ho letto in giro: "un favoloso concept album sulla linea d'ombra della terza decina d'anni". Che poi è quella generazione allargata che più o meno va dalla laurea a qualcosa intorno ai quaranta, e che si ritrova come unico vero comune denominatore una certa quotidiana precarietà. Mezze Stagioni riflette in forma di musica leggera e forse naïf questo ritrovarsi non più giovani, né già davvero adulti nell’Italia di oggi. Quella terra di mezzo popolata da gente con l’aperitivo sempre in mano, "figli degli hamburger, Capodanno tutti i weekend", per i quali è valida la geniale massima "se ti fai poche domande avrai tutte le risposte". Quel confine invisibile dove la questione non diventa più soltanto cosa fare da grande, ma anche come mai non lo stai già facendo. Ci si guarda intorno, in questa Vita Col Riporto, e viene spontaneo desiderare la fuga, magari al sole tra le onde di Costa Rica, però anche da lontano è come se restasse un nodo in gola di rammarico: "se ripenso a te, a volte sai mi viene male, Italia mia". E suona così piacevolmente insolito sentire parlare d’Italia da un gruppo pop contemporaneo e non provare imbarazzo, anzi, sentirsi in qualche modo coinvolti. Queste canzoni sembrano parlare d'altro, fanno finta di avere già la testa in vacanza, evocano più che descivere. Ma proprio per questo mi colpiscono di più, e ormai mi accompagnano ovunque. A prima vista sembrano piccole, trascurabili come i discorsi sul tempo, e che invece di questo mio tempo sono un’istantanea fedele, dai colori pieni.


(foto by Frigopop)

mercoledì 27 aprile 2011

I just want to hold you when the music ends


Qualche settimana fa sono stati in tour in Italia gli Allo Darlin', band fondata da Elizabeth Morris che ha debuttato l'anno scorso con un bell'album pubblicato da Fortuna Pop!. Nella formazione dal vivo, gli Allo Darlin' mi sono piaciuti ancora di più, riuscendo a dare maggiore robustezza al loro indiepop delicato e solare, e soprattutto mettendo in luce tutte le qualità della sorprendente voce della Morris.
Oggi è con grande piacere che presentiamo in co-première (no less) il loro live unplugged a MAPS, la trasmissione pomeridiana di Città del Capo Radio Metropolitana.
Due canzoni in acustico e due magnifici video realizzati dal nostro gagliardo (Pietro "Less TV" Borzì). Qui sotto trovate il primo, sul blog di MAPS il secondo e gli mp3 dell'intervista e del live.

There’s a black hole behind these eyes


Mentre i giorni e i treni passano, non riesco a decidere se quell'aria minacciosa di certe canzoni dei Crystal Stilts si dissolve mentre arrivano altre melodie più jangle e Sixties, oppure se quella loro faccia più luminosa non appare invece ancora più sinistra quando accompagnata all'incedere indolente dei momenti più psichedelici.
In Love With Oblivion, secondo album della band di Brooklyn, mostra in copertina una luna illuminata per metà, e in qualche modo il suono segue il contorno di quelle ombre. Da una parte scoppi di chitarre quasi garage e artiglieria pesante d'organo (molto più presente rispetto alle produzioni precedenti), dall'altra paludi di riverberi dentro le quali si dibatte la voce di Brad Hargett, e colonne sonore per b-movie sordidi e polverosi (i sette minuti di Alien Rivers colano ostili e imponenti al tempo stesso: ipnotici).
Da una parte il volo cieco di Flying Into The Sun (qui sotto il nuovo video), dall'altra una discesa lungo le Precarious Stairs ("This is where new torments are prepared"). Half A Moon, una delle tracce centrali del disco si apre con le parole "Half a moon, half a man / Have this sun and have this land / But mind the blood there on your hand". Una colpa, un peso che affonda, una condanna che si compie serpeggia lungo tutto il disco. Eppure le melodie, qui come mai prima nei Crystal Stilts, cercano toni più alti (la nostalgia di Silver Sun), infondono energia a tutta la musica e la risollevano vibrante. Non a caso, una delle vette migliori del disco si intitola Shake The Shackles. Grande album, i Crystal Stilts non potevano darci migliore conferma.

(mp3): Crystal Stilts - Shake the Shackles


ps: La band di Brooklyn sarà in tour in Italia per due date nel prossimo mese di giugno:
- Venerdì 10 @ Hana-bi - Marina di Ravenna
- Sabato 11 @ Vinile 45 - Brescia


lunedì 18 aprile 2011

I looked into his eyes and I saw myself


"Ravenna Dance Party, with the Bologna Indie Maffia".
Un magnifico regalo da Ted degli Shout Out Louds per ricordare il concerto al Bronson di Ravenna di qualche settimana fa, e soprattutto l'immancabile festa dopo il concerto. Abbracci a tutti quelli che ballavano.
La canzone del video è la vecchia Seagull, anche se non ho capito bene in quale versione.

(mp3): Shout Out Louds - Seagull (Konstruction + Subliminal Kid remix)

Children of mercy

Piccola segnalazione per una bella iniziativa: Children Of Mercy - tales and teachings from the world of indipendent music è un libro con allegata compilation realizzato tramite Kickstarter il cui ricavato andrà a sostenere la lotta contro la fibrosi cistica.
Il progetto è di due associazioni inglesi e vede anche due contributi italiani: un capitolo firmato da Giacomo Bottà (ex Interflug e ora Jaakko e nei Sininen), intitolato "On Scenes and Valleys: What We Learned in the 90s and Who We Are Now", e uno da Alessandro Paderno dei Le Man Avec Les Lunettes, intitolato "About Us Random Calculator".
Il volume si presenta come "a gathering of beautiful people from all over the world sharing there tales of triumph, struggle, hilarity, and hopeful thoughts from world of independent music. These men and women of pure brilliance have volunteered their words of wisdom to support a worthy cause".
La compilation si può ascoltare in streaming su Bandcamp.

MAP - Music Alliance Pact #31

 MAP - Music Alliance Pact
Recupero con un po' di ritardo il consueto appuntamento di metà mese con il progetto MAP - Music Alliance Pact: più di una una trentina di blog di tutto il mondo hanno selezionato per voi una band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Tra le mie personali highlights di questo mese: la svagata electro dei sudafricani Battle Beyond The Stars, il magniloquente cantautore danese Frederik Teige, in un certo senso affine agli australiani Khancoban, gli ipnotici neozelandesi Ghost Wave, le mossette alla Phoenix della sud-coreana Neon Bunny, il brit-pop dei finlandesi NT's White Trash e gli eleganti portoghesi They're Heading West.
A questo giro, a rappresentare l'Italia ci sono i sardi Love Boat, perché suonano un rock'n'roll carico e divertente come pochi altri in giro, hanno due nuovi dischi fuori che è bene recuperare e non vedo l'ora di vederli in concerto all'Handmade Festival il prossimo primo maggio.
Questa è la playlist di Aprile, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3): Love Boat - You Know I Really Want You

venerdì 15 aprile 2011

Record Store Day: play it loud


Sulle pagine di Vitaminic stanno facendo un ottimo lavoro per seguire e supportare il Record Store Day 2011 nella maniera più completa possibile. Nel mio piccolo voglio provare a dare un contributo, ma non parlerò in prima persona. Perché compro ancora un sacco di dischi, ma nei negozi entro sempre meno, e un po' mi dispiace. Il fatto è che una delle cose più belle dei negozi di dischi è che possono diventare come il tuo Bar Sport, quello dove vai tutti i giorni. Ci sono gli stessi personaggi caratteristici, le chiacchiere trascinate fino all'ora di chiusura, le abitudini scandite dallo sfogliare dei giornali, quel tono sempre un po' cinico e un po' innamorato perso. Tutto ciò che rappresenta la novità viene visto con disincanto sornione, eppure inseguito, scomposto e analizzato in maniera meticolosa e al tempo stesso con la passione di un ultras. L'accanimento filologico è una delle patologie più diffuse di questi ambienti.
E così, per quanto abbia visitato con devozione molti dei più celebri negozi di dischi in giro per il mondo (dal classico Rough Trade di Talbot Road a Londra, a Other Music a New York, ai Pet Sounds e Record Hunter a Stoccolma), e ad ogni viaggio cerchi sempre di trovarne qualcuno nuovo, quando parliamo di negozi di dischi a me continua a venire in mente il Play Loud di Cento, piccola cittadina di provincia in mezzo alla Bassa emiliana. Sono cresciuto da quelle parti, ed ero un ragazzino quando aprì. Lì ho avuto tra le mani i miei primi cd dei Pixies e dei Dinosaur Jr., lì ho visto i primi 12 pollici neri della Century Vox senza etichetta ma con un fax infilato dentro, a quel bancone ho conosciuto Ronnie Shetland, bassista dei Lino ei Mistoterital, lì ho sfogliato il mio primo NME, lì ho comprato Hatful Of Hollow mentre intorno si riempivano gli scaffali di Nirvana e Pearl Jam, e lì per qualche mese provammo anche a fare una vera fanzine fotocopiata ("Commercial Alternative", che titolo d'epoca). Insomma, è stato un momento di formazione, e non credo me ne rendessi bene conto mentre c'ero dentro, ma quel posto doveva essere piuttosto speciale e "strano" per il quieto paesaggio circostante post Anni Ottanta. Più tardi arrivai a Bologna, e nonostante tutto, agli storici Disco D'oro o all'Underground di Via Malcontenti non mi ci affezionai allo stesso modo. Stavano già cambiando le cose.
Ho scritto a Leo del Play Loud, uno che se glielo chiedevi ogni tanto ti registrava anche un nastrone con il meglio stagionale, così ti potevi fare un'idea di cosa passava il convento non solo leggendolo sulle riviste, e gli ho chiesto come va di questi tempi.

Partirei proprio dall'inizio: hai aperto il negozio all'alba dei Novanta, quando c'era tutta un'altra idea di musica e fruizione (ricordo che per un po' hai fatto anche il noleggio cd): quali sono state le motivazioni allora, e come le vivi ancora oggi?
Play Loud nasce nel marzo del ’92, a Cento, provincia ferrarese. Io e Claudia affittiamo trenta metri scarsi di negozio in centro storico e lo pavimentiamo con del linoleum adesivo. Budget limitatissimo e i nostri 25 anni a farci coraggio. Ricordo che già all'epoca ci consideravano dei pazzi sconsiderati: avviare un'attività dal nulla e mollare il posto di lavoro non era esattamente sinonimo di saggezza, tanto meno con quel tipo di prodotto. E in paese ne esistevano già tre! La decisione comunque era presa: per noi vendere dischi era qualcosa che trascendeva le coscienze terrene, dovevamo diffondere il verbo, insomma ci lanciammo. Da quel momento Play Loud è diventata la nostra vita.

Dopo tutto questo tempo, e soprattutto in una condizione di mercato come quella attuale, quale pensi che sia il fattore che ti permette di portare avanti l'attività? Dando per scontato che la guerra sui prezzi è persa contro i vari Play.com, Amazon ecc. (ma anche contro la grande distribuzione e i centri commerciali), conta di più il rapporto che hai costruito con un certo target, la selezione costante del catalogo, essere quello dietro il banco capace di dare consigli...
Tanti i fattori da considerare: economici, gestionali, pratici, anche umani. Il fatto di non avere dipendenti, di essere piccoli ed elastici, ci ha fatto adattare velocemente ai continui e assurdi cambiamenti del mercato discografico. Essere ancora qui significa essere cresciuti insieme ai tuoi clienti, essere consapevoli di aver imparato da loro tanto. Coltivare e condividere una passione come quella musicale, incontrando fisicamente altre persone, uscendo di casa, in parole povere vivendo, ritengo sia emotivamente molto gratificante. Dopo vent'anni poi posso dirti che sono talmente tante e assurde e pop le cose che succedono in un negozio di dischi che ogni mattina la curiosità di sapere cosa mi aspetta è indescrivibile!

Per un negozio di dischi, soprattutto in provincia, ha ancora senso specializzarsi, curare l'offerta e portare avanti una linea "di stile", quando poi immagino che il business siano le compile di Sanremo, il nuovo di Vasco e i cofanetti dei cantautori a Natale?
Fondamentale, in provincia, è essere presenti a 360 gradi su quello che il mercato offre. Devi essere capace di accontentare chi ti chiede la ciofeca appena sfornata da amicidimariadefilippi e al tempo stesso avere sullo scaffale l'ultimo dei Dodos. Se non ti abbassi a questo sei finito. Punto.
Poi è naturale, tutte le porcherie non puoi tenerle, altrimenti il tuo "buon gusto" musicale va in malora. Però una turatina di naso te la devi dare e certe cose devi proprio averle. Compromesso sonico.

Cosa ne pensi di iniziative come il Record Store Day? Credi che vengano percepite dal pubblico o è solo un bell'argomento per addetti ai lavori? Il Play Loud parteciperà in qualche modo? Ti sei procurato qualcuna delle rarità che verranno messe in commercio?
È chiaramente un'iniziativa per addetti ai lavori e per chi nel giro dei negozi di dischi ci è già dentro fino al collo! Per noi negozianti è un simpatico modo per ritrovarsi e dire "toh! anche quest'anno siamo qui, che culo!". Per i clienti più affiatati una festa in cui tuffarsi e gustarsi i 45 giri caldi caldi appena sfornati. Noi partecipiamo come sempre alla grande, decine di vinili e cd limited edition con i quali continuare a farsi del male! Ma questa ormai è una cosa che portiamo avanti tutto l'anno, il Record Store Day serve a ricordarci di non mollare mai, giusto!?

giovedì 14 aprile 2011

The waiting hours


Tornano i nostri amati Clever Square (nuovo sito!) e anche se la loro ultima fatica, The Waiting Hours vede soltanto Giacomo alla chitarra e voce in una serie di sporchissime registrazioni casalinghe, il marchio di fabbrica rimane quello del migliore rock alternativo americano, con influenze che vanno dai Neutral Milk Hotel ai Silver Jews, ai Lemonheads. La scrittura di questi prolifici ragazzi continua a meravigliarmi ed entusiasmarmi.
Album in free download via Bandcamp (peccato manchino i testi), prendetene tutti e speriamo di rivederli presto dal vivo e in radio.


Sacred Spirits


Sacred Spirits, da Cincinnati, Ohio. Un indie rock essenziale che mi riporta ai Novanta più per lo spirito (appunto) che per la forma, in una maniera diversa da quella di altre band contemporanee. Saranno le tessiture ampie di chitarre, le melodie che si distendono pigre, quasi svogliate, o la sfumatura beffarda che a volte sembra di avvertire nel tono di Josh Kufeldt, già nei Pomegranates. Some Stay è il loro bell'album di debutto ed è in free download su Recording Label. Ci trovate dentro i muri di feedback ma anche gli angoli psichedelici che si avvolgono su sé stessi (mi vengono in mente ora gli Women), qualche ballata d'atmosfera che forse potrebbe piacere al nostro His Clancyness e non manca anche qualche pezzo tirato alla Soft Pack, da ballare con la camicia di flanella.

(mp3): Sacred Spirits - Open Window

martedì 12 aprile 2011

Polaroids From the Web

Notiziario locale edition (2)

- Maolo dei My Awesome Mixtape sempre più infaticabile e multiforme: avevamo già presentato il debutto Evolvotron a nome Quakers and Mormons, in uscita su Valigetta. Ora l'album si può ascoltare in streaming su XL. Nel video qui sotto potete già vederli in azione dal vivo, ma nelle prossime settimane faranno un botto di date, seguiteli! Nel frattempo, insieme a Shiva Bakta, Maolo ha dato vita al progetto "Indiecook - Manuale di cucina metropolitana per musicisti", un blog dove varie band raccoglieranno le loro ricette e i loro segreti ai fornelli, secondo la premessa che "un piatto ben cucinato è come una canzonetta ben scritta".



- "La legna si suddivide in legna dolce e legna dura. Quella dolce pesa circa 300 g/m3, è quella di albano, pino, pelù, ontano, morandi, salice. La legna forte pesa circa 400 kg/m3, è quella che viene prodotta a palate dai Gazebo Penguins. La legna dolce non fa un cazzo e la si usa per puppare la fava. La legna forte è più compatta, scalda il culo, spacca, bella dura ed è più adatta a combattere il male e gli stronzi".
Se non l'avete capito, stanno per tornare i Gazebo Penguins, il nuovo album si intitola poderosamente Legna, e questo video è un gran bel tronco di teaser:



- Mentre infuriano le polemiche per i concerti cinesi di Bob Dylan, una band italiana è appena stata in tour per quasi un mese da quelle parti, e ha portato a casa un bel diario. In attesa del nuovo album, previsto per il prossimo ottobre, i Three In One Gentlemen Suit pubblicano per Upupa Produzioni un cofanetto con una loro antologia, un libretto che riproduce il tour diary scritto a mano durante le tappe in Cina e un mini-set fotografico. Il cofanetto è a tiratura limitata di 100 copie, lo potete trovare ai live della band modenese, oppure ordinarlo tramite il loro sito:

Love letter to Japan


Duglas T Stewart dei BMX Bandits ha realizzato una compilation benefica per raccogliere fondi per il Giappone. Love Letter To Japan contiene 18 canzoni di artisti scozzesi , con nomi del calibro di Stevie Jackson dei Belle & Sebastian, i Pastels, Alasdair Roberts, Bill Wells, gli Eugenius e gli stessi BMX Bandits. Il disco sarà disponibile soltanto per un mese e il ricavato andrà al Japanese Relief Effort. Qui lo si può ascoltare in streaming:

Synthetic happiness

«Prior to the digital age, the pressure exerted on the fan was much greater. They had to make their $15 count; therefore, they – like the executives – may have opted to buy familiar albums as a way to mitigate risk. This is, perhaps, why instead of avoiding extremely popular artists like the research above suggests, fans too may have decided to buy music that felt familiar even if it disappointed more often than it delighted. Today though, when fans file-share and preview music through YouTube, they do so, because they desire the ability to reverse the decision, to delete the album if they don't like it. As it turns out, the act of downloading the music (or streaming it) may be the very reason that they don't like it as much, because they aren't stuck with it. Thus, the synthetic happiness, i.e. adaptation, that prior generations experienced when they bought a familiar, yet mediocre album, is never produced. Thus, since they aren't committed to their music decisions, there's less pressure and synthetic happiness to be had».

A Psychological Analysis of Record Industry Decline: ci sono un po' di generalizzazioni ma alcune annotazioni come questo paragrafo mi sembrano piuttosto interessanti.

lunedì 11 aprile 2011

"All right. Yes. It's my wank sock."


Du Gamla, Du Fria


Cominciamo una settimana importante per questo blogghetto con la dovuta solennità: ecco l'inno nazionale svedese suonato al pianoforte da Jens Lekman.
Il cantautore racconta sul suo blog di avere ritrovato alcune vecchie registrazioni fatte a San Francisco insieme a Gary Olson (Ladybug Transistor) nel 2005: "I have no idea where I was going with it, I can't even play piano. I play piano like E.T - two fingers".
Du Gamla, Du Fria non è mai stato riconosciuto dalla Costituzione svedese come inno ufficiale ma appartiene alla tradizione, e dal testo originale è assente ogni traccia di sentimento nazionalistico.

(mp3): Jens Lekman - Du Gamla, Du Fria (Swedish national anthem)

giovedì 7 aprile 2011

Polaroids From the Web

Notiziario locale edition

- Oggi solo news dall'Italia e ce ne sono tante. La prima è che nella compilation mensile curata da Rockit, in mezzo a nomi come Benvegnù, Mariposa, Love Boat e al ritorno dei Carpacho!, c'è anche un nuovo pezzo degli Amycanbe. Everywhere è la prima anticipazione dal secondo album della band romagnola The World Is Round, in uscita nelle prossime settimane:



- I nostri Husband (li avevamo presentati qui) sono stati da poco in tour in Gran Bretagna e si sono guadagnati una bella segnalazione dal Guardian. Nel frattempo, in occasione del Record Store Day esce il loro 12" d'esordio Love Song / Slow Motion.

- A proposito di relazioni Italia-Inghilterra, aspettando il loro nuovo singolo (previsto per maggio e prodotto in Galles da Toby Tobias degli Hatcham Social) i DID si dedicano ai remix. Vi ricordate i Breton? Per i DID avevano già diretto il video di Hello Hello. Ora la band torinese restituisce il favore remixando December:



- Tornano i Le Man Avec Les Lunettes e sul loro sito hanno già reso disponibile il pre-order per il nuovo ep Sparkles, con quattro inediti, tiratura limitata e copertina bellissima. Questa la tracklist: 1) Crawling down the stairs; 2) Fall on the Snow; 3) Often Times; 4) Notes (are filling you with kindness).

- Novità anche per i Crimea X, l'ep Otok su Secret Furry Hole esce in cd 3'' in sole 100 copie: affrettatevi! Quattro visionari pezzi strumentali più un remix di Sam 'Snoretex' Willis (già nei Walls con Alessio "Banjo Or Freakout" Natalizia). Per ulteriori info, meglio di Wikipedia, c'è la rece di Disappunto su Vice.

lunedì 4 aprile 2011

Very loud

Shout Out Louds

Credo che gli Shout Out Louds siano uno delle band per cui ho speso più parole in tutta la mia vita, tra radio, carta e blog. A più di sette anni da quei pochi secondi mandati in onda quasi per caso (ancora grazie Fabio, C'MON!) e non mi è mai passata la voglia di trovarne altre. Anche se poi mi contraddico, perché in rete c'è un frammento della loro prima intervista italiana, pubblicata all'epoca dal benemerito Losing Today, dove dicevamo: "è più facile farvi ballare un intero live degli Shout Out Louds piuttosto che raccontarvi la loro musica". La musica per me è ancora quella che mi fa saltare per la stanza, mi fa dire a tutti "senti questa canzone", "questi devi vederli in concerto, sono una bomba", "dobbiamo trovare a tutti i costi i voli per quel festival". Ci sono stati lunghi e memorabili viaggi per seguire gli Shout Out Louds dal vivo, ci sono state serate in cui finalmente erano loro ad arrivare a casa nostra, ci sono stati dischi e tour e brindisi, e non è mai mancata la festa. La loro musica per qualcuno è fin troppo semplice, a me continua a far sudare e cantare sotto al palco come la prima volta.
Questa sera, al Bronson di Ravenna, ci si vede a banco.

(mp3): Shout Out Louds - Impossible
(mp3): Shout Out Louds - Show Me Something New (Punks Jump Up NRG mix)

venerdì 1 aprile 2011

You can see me if you're tall


Gli Yuck non sono fighi. Questo è il video più noioso che non finirai di guardare oggi. Quel palco è fin troppo grande, il SXSW forse non è il posto migliore per giudicare una band dal vivo, loro ciondolano e non fanno nulla di speciale mentre suonano, né tra una canzone e l'altra. C'è soltanto la loro musica, e quella mi è bastata e mi ha tenuto lì per tutti i quaranta minuti di questo concerto filmato e registrato da NPR. C'è soltanto del vecchio indie rock, caro vecchio indie rock. Prevedibile finché vuoi, riconoscibile fino in fondo, costruito a tavolino come dice qualcuno, chissà, non m'importa. Ancora non ho trovato qualcosa che per me funzioni meglio, "you can mean that much to me". Rumorosi e sentimentali, gli Yuck sanno far funzionare questo gioco risaputo come pochi altri al momento: per niente fighi, un po' noiosi, ma si meritano tutto l'hype che li circonda.


PS: L'altro giorno hanno messo on line il lato B del loro ultimo singolo Get Away (avevate già visto, vero, il filologico video perfettamente in stile Alternative Nation?). Si tratta di un inedito non contenuto nell'album. Ecco, se questa Doctors In My Bed è "un mezzo scarto", allora mi domando cos'altro ci dovremo aspettare da questi quattro sbarbi inglesi.



(grazie a Fede per la segnalazione del concerto)

For no reason


Ciao, sono venerdì, c'è il sole di primavera e c'è un nuovo singolo split Toro Y Moi / Cloud Nothings che suona che è una meraviglia.
Ne approfitto per ricordare che verranno tutti e due presto in concerto in Italia:

Toro Y Moi
28 maggio - Bologna @ Spazio Sì (+ Death In Plains)
29 maggio - Padova @ Hey Sun! Festival
30 maggio - Marina di Ravenna @ Hana-Bi
31 maggio - Roma @ Circolo degli Artisti

Cloud Nothings
24 maggio - Milano @Rocket
25 maggio - Torino @ Spazio 211

Young Dreams


E dire che gli Young Dreams erano anche già passati da queste parti, nel MAP di novembre, e mi erano pure piaciuti. Fino a ieri, però, non mi era venuto in mente di tornare a vedere se l'annunciato debutto della band di Bergen era poi arrivato. Per fortuna mi è passato davanti agli occhi questo nuovo video, diretto Kristoffer Borgli, un incanto nordico e inquietante, tra Mamma ho perso l'aereo e Lasciami entrare.
La migliore descrizione degli Young Dreams la danno loro stessi: "the result of restless youth with the dream of making timeless music", e dicono di voler suonare "a symphony of pure, unpolished yet sophisticated and tropical pop". Con questo singolo che mette assieme Beach Boys e scintillante elettronica balearica, ci riescono alla perfezione.

(mp3): Young Dreams - Young Dreams
(mp3): Young Dreams - Young Dreams (Club Seal's Where Are The Drums remix) [[*]]