lunedì 31 gennaio 2011

Working Circle Explosive

Comet Gain

Iniziamo la nuova settimana col botto: Clash ha pubblicato la prima anticipazione dal prossimo album dei Comet Gain, Working Circle Explosive, pezzo super saturo e nervoso, dalle parti delle loro cose più punk e arrabbiate. Non c'è tempo di girarci intorno, parte sbubito a testa bassa, la voce di Rachel Evans si intreccia ostinata a quella di David Feck, l'elettricità perfora le chitarre e si fa largo anche un assolo in acido cattivo.
L'album sarà intolato The Howl Of The Lonely Crowd ed è stato registrato in parte con Edwyn Collins e Ryan Jarman dei Cribs nei West Heath Studios di Collins, e in parte con Brian O'Shaunghessy (già al lavoro con St. Etienne, Primal Scream, My Bloody Valentine) e sarà pubblicato dalla Fortuna POP! nel corso di quest'anno, anche se non è stata ancora confermata una data precisa. Non vedo davvero l'ora.

(mp3): Comet Gain - Working Circle Explosive

(photo by Twee As Fuck)

"A Genova c'è un altro sole"


Il tormentone del weekend aveva un passo di bossanova e un accento sudamericano che sapeva di genovese. Finalmente è arrivato Costa Rica, il nuovo singolo degli Ex-Otago, ad anticipare il nuovo album Mezze Stagioni, quello prodotto con la formula dell'azionariato popolare e che dovrebbe vedere la luce (sarebbe ora!) il prossimo 21 marzo.
Scaricatelo da qui e sentite già il profumo del mare.



ps: se avete seguito Prontialpeggio nei mesi scorsi, ne avevate già avuto un'anticipazione.

domenica 30 gennaio 2011

Love turns around (don't look back)


Domenica mattina presto, nevica un po', la tazza di tè ancora tiepida, la finale degli Australian Open con Murray e Djokovic, i Lego sparpagliati sul tappeto, il nuovo disco di Bob Corn sempre in streaming.

venerdì 28 gennaio 2011

Loney blues


Per celebrare le sue cento uscite, l'etichetta Something In Construction ha messo in free download una compilation sul blog del Guardian, con nomi del calibro di Gruff Rhys, Concretes, Memory Tapes, Gay Blades e Guards. Tra le altre, c'è anche una canzone nuova di Loney Dear, il cantautore svedese in passato su Sub Pop. La sua magnifica Loney Blues letteralmente risplende, quasi una versione da aurora boreale dei Band Of Horses, ed è la prima anticipazione del suo prossimo atteso album Hall Music.

(mp3): Loney Dear - Loney Blues

Blowing kisses


Grazie alle ragazze di Sunday Girl per aver messo in playlist i londinesi Exlovers: avevo letto il loro nome di spalla a band come Pete & The Pirates e sapevo vagamente che uscivano per la sempre interessante Young And Lost Club, ma non mi ero mai preso la briga di ascoltarli davvero, e avevo fatto male, perché questo suono mi piace parecchio. Dream pop non molto sognante ma bello veloce e rumoroso, come dei Pains Of Being Pure At Heart più amari e per niente "puri".
Qui si può ascoltare il nuovo singolo in streaming: alzate il volume.

(mp3): Exlovers - Blowing Kisses

I'm not a hipster


mercoledì 26 gennaio 2011

Stories about love


Il disco si apre con A Miracle che nel ritornello esprime il pio desiderio: "if we could stop being cynical for just one moment of our lives". Certo, se la tua band si chiama mylittlepony, proprio come il vecchio giocattolo, e tu suoni un dolcissimo indiepop venato di folk, pieno di candidi cori, e oltretutto dopo un canzoni stai già sognando "I wish that I was Andrew Bird, just younger", ecco allora che un po' di cinismo può capitare ci scappi.
Ma è solo un momento, almeno per noi. Dopo Think Too Much del 2008, il quintetto di Oslo ritorna sulla scena con questo adorabile Making Marks. La limpida freschezza del loro pop è qualcosa che consola. Pensate a dei Billie The Vision "senza i problemi" e meno logorroici, oppure ai Belle & Sebastian del secolo scorso ma con una più accentuata propensione al folk. Infine, immaginate cieli azzurri e scandinavi. Bene, siete andati vicino a come vi farà sentire questo disco.
Qui trovate quattro (per ora) video in versione unplugged ad accompagnare altrettanti momenti dell'album. Making Marks è uscito su Spoon Train lo scorso 17 gennaio ed è distribuito in Italia da We Were Never Being Boring.

(mp3): mylittlepony - Stories About Love

martedì 25 gennaio 2011

Where I'm calling from

Hello Later
Sean Cunningham e Mike Parish fanno parte degli Electricians, una band di New York di cui, a quanto vedo su Google, non si è parlato molto in giro ma che si è guadagnata qualche paragone con i Silver Jews. Ora hanno lanciato un progetto parallelo chiamato Hello Later, meno elettrico e più folk, comunque sempre molto "classic Nineties indie rock", se vogliamo con quel tocco un po' imprevedibile e indolente alla Fuck, ed è quello che ci piace. Ep omonimo in free download via Bandcamp, sette canzoni che non superano i due minuti e due facce così, che non possono non ispirare simpatia.

(mp3): Hello Later - Where I’m Calling From

Lost in space

Quando uno dei musicisti italiani più attenti a come si muovono le cose anche fuori dal nostro Paese giudica la tua piattaforma "una valle della morte" io mi preoccuperei. Ma probabilmente a MySpace sono già preoccupati da tempo, dato che i titoli sulla scomparsa ormai prossima del social network si moltiplicano, mentre alcune delle discussioni più interessanti in Rete ne danno già per scontato il superamento, sia da parte di Facebook e Twitter, per quanto riguarda il lato "sociale" (e commerciale), sia da BandCamp e Soundcloud, per quanto riguarda strettamente la musica.
Invece qualche giorno fa ho trovato un curioso articolo intitolato "Where MySpace Went Wrong And What It Can Still Do Right", dove Nancy Baym cerca di vedere il bicchiere (ancora?) mezzo pieno, e prova a dare qualche consiglio per non buttare via tutto il lavoro degli anni passati.

update: "An open letter to independent artists to delete their myspace pages" (via Giuseppe)

lunedì 24 gennaio 2011

Los adolescentes


"Mariana Montenegro y Milton Mahan crecieron en San Felipe, entre la naturaleza del valle central, en donde sus canciones comenzaron como una aventura ligada a antiguas bandas noise. Luego decidieron completar la intimidad del dúo haciéndose llamar Dënver hacia el año 2005, inspirados en el libro “En el camino” de Jack Kerouac".



La canzone del video è tratta dal quinto album di questa band cilena, intitolato Música, Gramática, Gimnasia.

(mp3): Dënver - Los adolescentes

sabato 22 gennaio 2011

Anni Zero Party

Bronson - Ravenna
Questa sera al Bronson di Ravenna sarà in concerto Le Luci Della Centrale Elettrica. A seguire si terrà il primo "Anni Zero Party" e insieme ai resident del club ravennate, al nostro Fabio C'MON! Merighi e alla Ema degli Heike Has The Giggles avrò il piacere di mettere un po' di dischi anch'io.
Siamo abituati alle serate revival '70 e '80 un po' dappertutto, mentre al Bronson si tengono regolarmente le Feste Anni Novanta, ma "ricordare" già gli Anni Zero ancora mi mancava. Così ho pensato di chiedere direttamente a Chris Angiolini, "regista" del Bronson, dell'Hana-bi e di molte memorabili nottate di raccontarci un po' come gli è venuto in mente.

    Come nasce l'idea di fare una "Festa Anni Zero"? È solo per via del fatto che stasera sarà in concerto Le Luci Della Centrale Elettrica, e in qualche modo si rende omaggio al celebre verso di una sua canzone, oppure pensi che si possa portare avanti il discorso delle riuscite "Feste Anni Novanta" del Bronson?
L'idea originale di una Festa Anni Zero è della Benny, e risale circa ad un paio di anni fa. Nasceva dalla sua voglia di rivivere quelle scalette a base di El Guapo, Notwist, Grandaddy, Girls In Hawai, Fischerspooner, Postal Service, Calexico, Okkervil River, Calla...
L'ho tenuta in mente senza farne parola con nessuno aspettando che questo decennio perlomeno finisse. L'arrivo delLe Luci della Centrale Elettrica mi è sembrato sin da subito l'occasione giusta per il battesimo del nuovo nato in casa Bronson Produzioni. Ovviamente credo che l'Anno Zero Party sia indipendente da Vasco (Brondi), ma può essere considerato uno di quegli incroci/epifanie che spesso la musica offre. Un principio perfetto, ma credo sia solo l'inizio...

    Quasi una serata da "instant revival": hai anche tu l'impressione che il decennio appena chiuso sia passato "più in fretta" di quello precedente?
Sì, può essere. Gli anni 90 sembrano effettivamente più lunghi forse anche perché ci hanno marchiati in modo indelebile, rappresentando una fase della nostra vita più significativa dal punto di vista formativo. In fondo io sono del '72 e tu del '74. Ci si potrebbe anche addentrare in un ragionamento diverso e pensare che gli anni 90 rappresentino l'ultimo decennio dell'era analogica. Non era facile reperire tutti gli album di quel mondo, l'underground, che era ancora fatto di fanzine, cataloghi di vendita per corrispondenza e dischi d'importazione. C'era tutto il tempo per riflettere su fenomeni che non si susseguivano così velocemente come ora. Per contro, forse proprio per questa difficoltà di connessione da una parte all'altra del globo, non c'erano nemmeno tutti gli elementi a disposizione per un vero e proprio approfondimento. Infatti non credo sia casuale il fatto che non ci sia mai stata una proliferazione di libri musicali come ora, con tutti gli elementi a portata di Google. Negli Anni Zero grazie alla Rete, c'è stata un'accelerazione feroce, e il continuo susseguirsi di stimoli ci ha sicuramente tenuti così attivi che non ci siamo quasi accorti del tempo che scorreva. Improvvisamente abbiamo potuto disporre di tutto quello che solo pochi anni prima dovevamo cercare con tanta fatica e dedizione. Aggiungiamo pure che gli Anni Zero sono stati anche il decennio caratterizzato dai voli low-cost che hanno coinciso con la possibilità di andarsi a vedere i propri gruppi preferiti nelle capitali europee della musica. Insomma, si sono create le condizioni ideali per gli affamati di musica fino ad allora nascosta, indie. E quando ti diverti, il tempo vola.
Purtroppo ho idea che in questo decennio appena iniziato potremmo essere letteralmente travolti da quell'infinità di dati che rischiano di diventare una schiavitù. Più o meno consapevoli, andiamo incontro a un futuro dove sempre meno spazio è concesso alla riflessione e alla sedimentazione delle esperienze. In questo senso, forse, gli Anni Zero sono stati il miglior compromesso tra informa(tizza)zione e analisi.
Facebook ne è l'esempio più lampante e ci sta fagocitando tutti. Che sia proprio questa l'era dell'instant per eccellenza?!, dove pensiero schiaccia pensiero e alla fine non rimane più nulla. Come sempre, forse per motivi di anagrafe, preferisco mantenere un atteggiamento un po' retrò, adeguandomi a modo mio.

    Qualcuno scherzando ha fatto notare che in fondo per una Festa Anni Zero la playlist media dei dj potrebbe anche non cambiare di molto: è così?
Sì, è anche così. Anch'io ho letto commenti divertenti del tipo: la musica dell'altro ieri. E ovviamente li trovo sensati. Riprendendo il ragionamento della risposta precedente e applicandolo al dancefloor, si potrebbe considerare come un modo per dire: ok, fermiamoci un attimo, facciamo un passo indietro. Ma solo uno. Perchè in fondo c'è sempre questo cortocircuito che ci porta a cercare di proporre le ultimissime novità salvo poi rifugiarsi nei soliti classici triti e ritriti.
Per quel che riguarda il Bronson in fondo è un modo per ripercorrerne la storia, rivivere quelle atmosfere con cui tutto è iniziato.

    E per te, che hai radici musicali differenti e più lontane, cosa resterà di questi Anni Zero?
Per me gli Anni Zero rappresentano tutto il percorso di Bronson Produzioni, l'Hana-bi e lo Stevemcqueen, il Bronson e le Indie Electro Sessions, il blog e centinaia di concerti e incontri. Insomma, la fase più importante della mia vita tout court. Dove pubblico e privato, passione e lavoro hanno finito per coincidere.


(mp3): Le Luci della Centrale Elettrica - Quando tornerai dall'estero [PRXS remix]

venerdì 21 gennaio 2011

Year of dreams


Hai presente quelle canzoni che sembrano durare in eterno e ti ci vorresti perdere anche di più, e che però stanno dentro dischi che finiscono troppo in fretta? Ecco i quattro pezzi di Sweater Weather Forever dei Mood Rings fanno un po' questo effetto. Quel bagliore da sognante pomeriggio estivo, molto Sixties, tra Real Estate e Smith Westerns, chitarre pigre e i cori che evaporano.
Il quartetto di Atlanta debutterà su cassetta per Pink House Tapes, ma intanto la net-label Double Phantom ha messo in free download il loro primo ep, lo trovate su Bandcamp.

(mp3): Mood Rings - Yellow Teeth

giovedì 20 gennaio 2011

"The Zones generation"

Simon Reynolds in un articolo sul Village Voice torna a parlare di Altered Zones, il sito nato da una costola di Pitchfork e che qualche mese fa fu accolto con qualche polemica.
Giudizi musicali sul genere chillwave (o "glo-fi", come preferisce chiamarlo Reynolds) a parte, quello che mi sembra interessante del pezzo è l'analisi della nuova estetica e sensibilità ("hyper-referentiality without irony") che emergerebbero dalla webzine e che sarebbero rappresentative di una nuova e più giovane generazione:

Altered Zones is invariably called Pitchfork's "sister site," but the missing word here is "younger"—there's an age difference large enough to be considered generational, maybe even epochal. Pitchfork thrived through adapting the print-music magazine to the Internet; its mindset still belongs to the era of criticism. But Altered Zones is an expanded version of the MP3 blog, with a sensibility that could be fairly described as post-critical [...] Founded by people whose formative musical experiences occurred before the Internet really took off, Pitchfork retains an attachment to notions like "importance" and "significance," along with such related pre-Web concepts as the geographically located scene, the gig as a privileged site where the community forms around a band, et al. But the Zones generation, artists and listeners alike, have never really known a time when music wasn't enmeshed with the Web. They have only a tenuous sense that music is something you pay for, and a much-diminished investment in live performance.

martedì 18 gennaio 2011

Night owl


Questo 18 gennaio sarà una giornata da ricordare per gli A Classic Education. Shaking Through ha pubblicato la session che il sestetto bolognese ha trovato il tempo di registrare lo scorso novembre a Philadelphia, tra uno showcase al CMJ di New York e le sedute in studio per il nuovo album.
Una canzone scritta per l'occasione, un piccolo documentario immerso nella calda luce autunnale della East Coast, più un live acustico dentro una gigantesca libreria che sembra una scenografia teatrale. Assolutamente emozionante.
Come se non bastasse, poco dopo è arrivato il comunicato della Lefse Records che annuncia il tour americano degli A Classic Education di spalla ai British Sea Power. Dopo il SXSW di Austin (16-20 marzo 2011), ben 31 date attendono i nostri régaz da una costa all'altra. Come ha detto Elise Oleksiak del blog Pixelhorse, che li ha selezionati per Shaking Through, "People need to know their music. People need to hear them and see them!", e questa volta ne avranno davvero l'occasione. Intanto, cominciate da questo video.

(mp3): A Classic Education - Night Owl

Take me somewhere


Quante volte puoi rivivere l'età dell'oro? Quante volte vuoi ritornare, risalire, quante volte hai bisogno di ritrovarla? Sembra sia così da sempre. Il passato che risplende in ogni caso. Il momento più lontano che riesco a ricordare, da bambino già rimpiangevano gli Happy Days dell'altro ieri. Era appena l'inizio.
Adesso ascolto spesso questo adorabile debutto dei Tennis, marito e moglie, una storia affascinante (l'ha già raccontata Nur, oppure leggetevi questa bella intervista), tanta determinazione, una fuga d'amore, la barca, l'oceano e tutto il resto. L'album si chiama Cape Dory ed esce per Fat Possum, niente male.
Ma poco fa, sul coro sha-la-la della title track, mi è venuto da chiedermi perché mai negli ultimi tempi ci ritroviamo tutti questi dischi con un'idea di musica fissata più o meno alla fine degli Anni Cinquanta. Penso ai recenti Best Coast o She & Him, tanto per fare due nomi "non solo indie", oppure in ambito indiepop a un raffinato progetto squisitamente retro come i Lucky Soul (a volte la voce della cantante dei Tennis, Alaina Moore, mi ricorda proprio una versione vintage di quella di Ali Howard).
Da un lato è evidente l'effetto consolatorio e rassicurante. Tutto funziona, dice questa musica; vieni qui, tutto si risolve, limpido e inesorabile come un giro di Do. D'altra parte, però, si innesca anche un processo di nostalgia permanente, si rimanda a una non meglio precisata condizione di serenità originaria, in cui questo suono era "presente" e non di seconda mano. Condizione, va da sé, oramai lontana e perduta, e della quale ora rimarrebbero soltanto gli echi degli sha-la-la. Aggrappatevi a quelli.
Ci ritroviamo dunque con queste canzoni come spina nel fianco e al tempo stesso sollievo, intossicazione e antidoto in un gesto solo. Noi eterni indecisi forse ci rispecchiamo in questi Tennis, restiamo sospesi nella navigazione tra un porto e l'altro, cullati dalle onde calde e da un ritmo surf, e desideriamo soltanto riprendere il largo.

(mp3): Tennis - Take Me Somewhere
(mp3): Tennis - Cape Dory (live - Daytrotter session)

lunedì 17 gennaio 2011

The Andersen Tapes


Incontrai la voce di Amanda Aldervall quasi all'inizio di questo blog, nella storica compilation Heavenly Pop Hits (una trattazione più esaustiva su Indiepop.it). I suoi Free Loan Investments (non esiste più nemmeno un sito) brillavano quasi impercettibili, i vorticosi intrecci delle chitarre contro le sue malinconiche melodie sembravano capaci di riassumere tutto quello che riconoscevo nell'indiepop. Ancora non sapevo quanto sarebbero stati influenti per quel piccolo mondo.
La band poi si sciolse presto, lasciandosi dietro una manciata di uscite sparpagliate tra piccole etichette, e noi cominciavamo a prendere dimestichezza coi mail order.
Da un paio d'anni Amanda è tornata in azione sotto un nuovo nome, The Andersen Tapes, (vedi intervista del sempre attento Mark Zonda) e dopo un cd 3'' sold-out per Cloudberry è finalmente arrivato l'album vero e proprio su Fraction Discs. Il suono si è fatto più pulito e preciso, ma il timbro della sua voce resta inconfondibile.

(mp3): The Andersen Tapes - Visual Explanations

domenica 16 gennaio 2011

Music Alliance Pact #28

 MAP - Music Alliance Pact
Eccoci al consueto appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: 35 blog di tutto il mondo hanno selezionato per voi una band interessante del proprio Paese, regalandovi una canzone.
Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Mie personali highlights di questo mese: il synth pop nostalgico dei messicani Disco Ruido!, il curiosamente affascinante rap cileno degli Elefante Mecánico, il coinvolgente pop orchestrale dei canadesi Hooded Fang, il folk pop degli argentini Les Mentettes Orchestra (tra B&S e Divine Comedy) e l'indecifrabile post rock islandese dei Miri. E poi ovviamente non poteva mancare anche qui Anna Calvi.
Gli italiani di questo mese sono gli Young Wrists. Sì, lo so, siamo in pieno conflitto di interessi ma mi ero proprio innamorato a prima vista del loro demo l'estate scorsa, avere finalmente tra le mani il loro primo sette pollici è stato emozionante e sapere di avere dato una piccola mano è una bella soddisfazione. Ora che la band di Pesaro è in formazione a tre penso che potrebbe davvero dire la sua nel circuito indiepop, non solo italiano.
Questa è la playlist di Gennaio, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricala tutta in un colpo solo.

(mp3): Young Wrists - I Want You To Disappear

sabato 15 gennaio 2011

Jensen’s Camera


La storia d'amore tra le gemelline californiane Lizz e Sara delle Ian Fays e l'Italia è ormai di lunga data. Dall'esordio Damon Lessons del 2005 sulla storica Homesleep, ai tanti tour, agli "aperitivi" (la prima parola che hanno imparato nella nostra lingua), alle foto con Lucio sulla spiaggia di Ravenna, passando anche per le tre o quattro volte che sono state ospiti in radio, fino al nuovo disco, Jensen’s Camera registrato in gran parte all’Us Random Calculator Studio di Brescia da Alessandro Paderno dei Le Man Avec Les Lunettes (mentre il resto delle canzoni proviene da session realizzate insieme a Eli Crews, già collaboratore di Deerhoof e Why?).
Naturale quindi che il loro nuovo tour europeo tocchi anche la nostra penisola, e questa sera torneranno a Bologna, proprio in compagnia dei Lunettes, anche loro tra l'altro in fase di preparazione del nuovo album (quindi mi aspetto un sacco di canzoni nuove!). Appuntamento alle 22 al Covo Club. Ci si vede a banco.

(mp3): The Ian Fays - Everyday

venerdì 14 gennaio 2011

I'll Be Yours


In attesa di vederle dal vivo in Italia per una data unica il prossimo 7 marzo al Bronson di Ravenna, le Those Dancing Days lanciano una nuova canzone che anticipa il loro secondo album Daydreams and Nightmares. Meglio della precedente Fuckarias, che mi aveva lasciato un po' perplesso, questa I'll Be Yours suona più vicina alle cose migliori della giovane band svedese, e al timbro da girl group Motown aggiunge un'eco quasi Love Will Tear Us Apart che non guasta. C'entrerà forse il fatto che a produrle è arrivato Patrik Berger, già collaboratore di Robyn. Super dolci come sempre, le TDD spiegano che "it is a song about friendship you can't live without". Non chiediamo di meglio.

(mp3): Those Dancing Days - I'll Be Yours

(photo by Elena Morelli)

La Sera in Italia


Avevamo già presentato qualche mese fa il progetto solista di Katy Goodman delle Vivian Girls, La Sera. In attesa del debutto su LP previsto a febbraio per Sub Pop lo spin-off della Sub Pop Hardly Art, è uscito un nuovo singolo (sempre Sixties, sempre sognante, un po' più carino), e la Goodman lo ha drasticamente lanciato via Twitter così: "Myspace won't let me add a 2nd song (because they suck), so go here to download the new song: www.hardlyart.com/lasera.html". La promozione ai tempi dei social network non ammette errori.
Ulteriore bella notizia, La Sera verrà in concerto in Italia per due date il mese prossimo:

- domenica 13 Febbraio @ Mattatoio Club (Carpi - Modena)
- lunedì 14 Febbraio @ Rocket (Milano)

(mp3): La Sera - Devils Hearts Grow Gold

giovedì 13 gennaio 2011

Dream of the 90s


Molti di voi ricorderanno Carrie Brownstein come chitarrista e cantante delle Sleater-Kinney, gruppo fondamentale tra gli Anni Novanta e Duemila. Qualcuno magari seguiva il suo blog su NPR, forse saprà già della sua nuova band Wild Flag o ha letto la notizia che sta per uscire un suo libro, The Sound of Where You Are. Invece la sua carriera di autrice e attrice di sit-com a me è risultata del tutto nuova.
E i risultati sono abbastanza sorprendenti:



Portlandia è una mini-serie (per ora sono programmati 6 episodi) che debutterà il prossimo 21 gennaio sulla tv via cavo Independent Film Channel (IFC). Insieme alla Brownstein è scritta dal co-protagonista Fred Armisen del Saturday Night Live, mentre gli altri autori sono Allison Silverman (già nel team del Colbert Report) e il regista Jonathan Krisel (SNL / Funny Or Die).
A parte l'ironia sulla nostalgia dei Nineties e un po' tutto il nonsense di alcuni sketch che si possono vedere in anteprima, il claim "Portland: where young people go to retire" è davvero definitivo. Roda da farci subito un adattamento e chiamarlo Bolognia.

(mp3): Carrie Brownstein - Portlandia Theme Song

Deep in your mind


Periodo piuttosto prolifico per i nostri Welcome Back Sailors: il mese scorso sono stati inseriti con una canzone intitolata Celebrating a Bright Mind nella compilation A Tribute To Club Tropicana, pubblicata in free download dalla net label Beko, in mezzo a nomi super chillwave come Young Minds, Lanzarote, The Bilinda Butchers e Models Can't Fuck. Consigliatissima.
Poi l'etichetta britannica Tough Love Records (già casa di Male Bonding, Spectrals, Let's Wrestle, Fair Ohs e Girls Names...) ha annunciato che presto pubblicherà un 12'' dei Welcome Back Sailors, e non vediamo l'ora di sentire i pezzi nuovi (avendo già saccheggiato il loro Bandcamp).
Infine il duo reggiano è stato coinvolto da Casa del Mirto nel progetto 1979 Remixed, album "parallelo" al debutto vero e proprio che uscirà su MASHHH e intitolato appunto 1979 (un paio di anticipazioni qui).
La traccia che hanno rielaborato si intitola Deep In Your Mind. Mentre scrivo e la suono qui è già uscito il sole.

January songs


Da un paio di settimane Darren Hayman ha lanciato l'esperimento "January Songs", con l'idea di scrivere una canzone al giorno per tutto il mese, postando anche foto, video e diari delle sessioni.
Risultati altalenanti, per forza di cose, ma simpatia a mille, e la curiosità di vedere un po' più da vicino come scrive e letteralmente mette assieme i pezzi un cantautore esperto, disincantato e intelligente.
Finora hanno collaborato a January Songs Elizabeth Morris (Hallo Darlin), Gordon McIntyre (Ballboy), DJ Downfall e ovviamente i Secondary Modern, mentre nelle prossime settimane sono previsti i Wave Pictures, Ant, Monster Bobby e altri.

(mp3): Darren Hayman - Nothing At All

mercoledì 12 gennaio 2011

"Bologna Città della Musica 2.0"

Forse qualcosa si muove in città? Nasce "Bologna Città della Musica 2.0", progetto portato avanti dal produttore musicale Oderso Rubini, dal musicista Franz Campi e da altri tra cui il nostro Gianluca Giusti della Trovarobato.
L'iniziativa ha anche il sostegno del candidato alle primarie PD Virginio Merola (dal cui sito si può scaricare il documento completo), e alla conferenza stampa di presentazione hanno partecipato anche i rappresentanti di alcuni importanti club della città (Daniele Ruomori del Covo Club, Luca Santarelli del Link e Lele Roveri dell'Estragon).
Il prossimo appuntamento con i relatori del progetto è venerdì sera alle 9 al Covo Club, con l'incontro dal titolo "Una visione per il futuro della musica a Bologna", coordinato da Matteo Lepore, Responsabile Stati Generali sulla cultura PD.

"Aerodynamic"


«I'm still working on my next record, I know it's been a while. It's taken a long time because it started to take shape only a few months ago. [...] But we seem to agree on the sound. I said "aerodynamic". It said "cool"».

Una di quelle notizie che, pur con tutte le incertezze del caso, ti fanno cominciare bene la giornata: Jens Lekman potrebbe pubblicare un nuovo album e un nuovo ep entro l'anno.

(mp3): Jens Lekman – The End of the World Is Bigger Than Love

(photo by Erlend Öye)

martedì 11 gennaio 2011

Resolution of one


A volte non riuscire a inquadrare bene quale sia l'idea di musica che una band sembra avere in mente può essere positivo. Ascolti con più cautela, ti lasci sorprendere, ti metti a cercare una coerenza oltre. Prendi per esempio l'omonimo ep di debutto di Guards (free download su Bandcamp). Avevo sentito di sfuggita soltanto il singolo Don't Wake The Dead e pensavo fossero una band che voleva suonare un po' alla Arcade Fire sporcando giusto qui e là i riverberi. E invece scopro che è il progetto del californiano trapiantato a New York Richie James Follin, che è il fratello di quella Madeleine Follin dei Cults, i quali collaborano all'ep con una canzone, e che dentro ci sono anche Caroline Polachek dei Chairlift e James Richardson degli MGMT. Vai ad ascoltare un po' meglio e trovi certi Sixties melliflui e psichdelici (Long Time), delle linguaccie da Rolling Stones d'altri tempi (Crystal Truth), delle eteree ballate dark (Say It Slow) e in effetti altri momenti Arcade Fire / Beach House con pesante trucco nero intorno agli occhi (I See It Coming).
Insomma, non si sa bene dove stiano andando questi Guards, ma finora è molto molto piacevole lasciarsi trasportare.

(mp3): Guards - I See It Coming

lunedì 10 gennaio 2011

Vondelpark

Vondelpark
I Vondelpark sono un energico trio di Roma, suonano un garage rock bello selvaggio e hanno appena pubblicato un ep autoprodotto intitolato Melting Brain. Delle sei canzoni seppellite di fuzz, polvere e sudore mi piacciono molto quelle più dirette che stanno sotto i due minuti, come What Love Is e Kids. Si sente un'energia sporca e primitiva, e al tempo stesso esultante e sgretolata, come se le chitarre, gli amplificatori, quel che resta del microfono e della batteria stessero franando e precipitando senza controllo, ma ridendo parecchio.
E poi mi piace anche che per presentarsi i Vondelpark coinvolgano la scena nella quale nascono: "Non proveniamo da un ambiente sterilizzato, per così dire, per questo è giusto ricordare quelle persone e quei gruppi locali con cui abbiamo diviso il palco, o, più strettamente, con cui condividiamo la sala prove / garage. Fra gli altri, in ordine sparso, gli Wow!, Manù e i Bobsleight Baby, i Capputtini I Lignu, i Sadside Project, Stani dei Van Houten, sono fra quelli che più da vicino ci hanno ispirato per continuare a suonare. La gente dell'Initt e del Fanfulla, del Verme, del Sinister Noise, sono quelli che più ci danno nuovi spazi per i live. Crediamo che la descrizione di una scena, per quanto abusata e logora sia divenuta la parola, renda meglio conto della realtà nella quale ci troviamo a suonare".

(mp3): Vondelpark - What Love Is

Dirty boots

Sex Beet by Sandy Kim
Avevo già parlato lo scorso ottobre del giovane e rumoroso trio londinese Sex Beet. Mentre circolano nuove foto della band scattate da Sandy Kim, il cantante e chitarrista Luke Reilly mi manda questa mail: "We're sending out another song from our first LP. The LP was supposed to be being finished right now, but we were on tour in December and had a run in with the law in Sweden, one of us got a month prison sentence in Malmö, meaning I'm also basically stuck in Sweden until he gets out.... fun times!". Direi che poteva andare peggio.

(mp3): Sex Beet - Dirty Boots (Sonic Youth cover)

sabato 8 gennaio 2011

Wasted youth


Questa sera al Covo Club di Bologna serata dedicata all'East Coast pride con Death In Plains e Young Wrists in concerto.
Il primo ormai è una certezza da esportazione, i secondi li vedo per la prima volta in formazione a tre e non vedo l'ora di sentire le nuove canzoni.
Info: Facebook / Last.Fm
Ci si vede a banco.

ps: Vi ricordo che il notevolissimo 7'' di debutto degli Young Wrists si può acquistare qui.

"Tutti qui, nel terzo mondo musicale"

Ogni tanto mi scrivono i ragazzi dell'infaticabile balotta di Odelay e aggiornano sui progetti della loro associazione: un occhio al supporto dei talenti della loro terra, il Salento, e un gusto decisamente poco "locale".
Così presentano la loro ultima iniziativa, la compilation Il Mondo di Hameluk:
"Per molto tempo abbiamo cercato di smentire gli stereotipi sui giovani salentini, che ci vorrebbero tutti discotecari o rasta/dance hall, o, diosanto, pizzicati in costume. Ora passiamo ai fatti e dimostriamo la tesi secondo cui dalle nostre parti riusciamo a fare grande musica pop, folk, rock e affini".
Tra i nomi in scaletta Populous, Giorgio Tuma, Studio Davoli, Superpartner e molti altri. La potete ascoltare in anteprima in streaming su Soundcloud.

(mp3): Giorgio Tuma - Flying bicycles to Reykjavik

giovedì 6 gennaio 2011

Crushin'


Secondo l'Urban Dictionary "sourpatch" vuol dire "to do something horrible to a person and then give them a hug and smile". D'altra parte in America esiste anche una nota marca di dolcetti gommosi chiamata proprio "Sour Patch Kids". Basteranno un paio di informazioni random a rendere l'idea della musica agrodolce della band chiamata Sourpatch? Dubito, ma poco importa. Ho appena scoperto il loro album di debutto Crushin' (pubblicato da Happy Happy Birthday To Me), anche se è uscito un anno fa, e ha fatto diventare questa giornata molto meno grigia.
Tre ragazze e un ragazzo (alla batteria) da San Josè, California. Da quel che si può sentire nutrono un grande amore per nomi come Talulah Gosh, Tiger Trap e Shop Assistants, oppure, per venire ad anni più vicini, per le All Girl Summer Fun Band. Pop con chitarre veloci che si tingono di punk e cori che ti fanno sentire in vacanza: non è mai troppo tardi.

(mp3): Sourpatch - It's So Strange

Coralli svedesi

Korallreven
Mi scrive Jukka lamentando che proprio io nei mesi scorsi non avevo segnalato i Korallreven, il side project elettronico di Daniel Tjader dei Radio Dept. insieme a Marcus Joons. Devo ammettere che finora le uscite del duo mi hanno colpito meno dell'azzeccato nome che si sono scelti ("barriera corallina" in svedese).
Il primo vaporoso singolo Loved Up era un buon bignami del balearico-scandinavo, suoni perfetti ma sembrava un po' mancare uno scopo, una vera atmosfera. Il successivo Truest Faith resta finora la loro cosa migliore, liquido e solare, come dei Tough Alliance finalmente distesi, sciolti sulle spiagge di Ibiza. Da un paio di mesi è poi uscito Honey Mine, che vede la collaborazione alla voce di Victoria Bergsman (Taken By Trees / Concretes) e non vorrei sembrare troppo antipatico ma il mio primo pensiero è stato "facciamo subito un mashup con Mare mare di Luca Carboni". Il remix in pigra lambada midi curato da Daniel Lissvik degli Studio mi sembra una delle cose peggiori ascoltate a suo nome.
Diversi blog e webzine hanno indicato il disco di debutto dei Korallreven tra i più attesi del 2011, sottolineando come la band sia in netta crescita, grazie anche a collaborazioni, mixtape e remix sparsi in giro. Probabilmente è vero, e con il giusto tempismo il loro album potrebbe diventare una buona colonna sonora quando comincerà a fare più caldo, ma per adesso sospendo il giudizio.
Tutto quello che c'è da sapere sui Korallreven si legge in questa bella intervista su Line Of Best Fit, e credo che la loro essenza stia in queste parole: "Korallreven want to combine the ultra artificial with the ultra organic. That’s one of the main thoughts when it comes to the music. This contradiction. We know where we wanna go so we go there pretty quick. It’s like when you are in Rome. As soon as you get there you know that you wanna go to the Fontana di Trevi, so you better go there before anyone else, 5am in the morning, kissing the one you hold close to your heart". Ecco, l'ultima frase è proprio una cosa che mi immagino detta da un sorridente svedese.

(mp3): Korallreven - The Truest Faith

martedì 4 gennaio 2011

"Six degrees of indie"

stuart_murdoch_by_marisa_privitera
«And I thought about writing this because I wanted to describe a similar feeling I used to get, that maybe you could relate to a little, at least maybe to start with. It has to do with a band called Orange Juice, a mid-1980s summer in Glasgow, fanzines from 1979, their love of The Byrds and The Velvet Underground, and a school film club which I was too young to go to but which I perceived to be very cool.
In about 1986 I left my Led Zeppelin records, my Hendrix and my Van Halen, my Deep Purple and my Yes and became indie. I dropped out of university and followed my heart, and my heart led me to some pretty funny places. I eventually became a real indie snob but I didn't realise it. I had this real longing for something and it was making all these minute decisions for me, but at the same time leading me down this inexolerable path. But you can't see that at the time. Nothing profound in the result, but it's just interesting to stop and acknowledge what made you into a dentist or a slacker, a computer games designer or a cinema usher, or what led to you to marry a certain person, or to break up with another certain person. And it all just starts as a little tickle, this feeling that comes over you on a dull Saturday in February, or on the bus on the way to your humdrum job. At least, that's what I'm wildly proposing.»

La migliore lettura che ho fatto durante queste vacanze è stata Celestial Café di Stuart Murdoch. Un libro che ha poco a che fare con la musica in senso stretto, anche se racconta tra parecchie altre cose di concerti e dischi, ma che in qualche modo parla di come la musica (una certa musica, la nostra musica) sia tutta la nostra vita, e al tempo stesso ci serva per vivere.
Da quando i Belle and Sebastian hanno cominciato a muovere i primi passi, da quando i ragazzi e le ragazze nei loro primi rari filmati non sembravano ancora in "costume da hipster", da quando la parola "indie" non era un luogo comune, sono cambiate molte cose, è davvero passato another century of fakers. Quell'estetica in un certo senso oggi "ha vinto", ma ha lasciato una specie di vuoto intorno.
La penna di Murdoch passa leggera sopra a tutto ciò, e riesce a parlarti con eguale grazia delle sue attività in parrocchia e nella pagina dopo di come si comporta Trevor Horn in studio di registrazione, delle partitelle a calcio ogni settimana, di una sua cena in casa da solo il sabato sera e del viaggio della band a Los Angeles senza nemmeno sfasciare una camera d'albergo. Scherzando, si potrebbe dire che sia praticamente la rockstar ideale quella che riesce a citare la prova dell'esistenza di Dio di Berkeley e poi non riconosce Eva Mendes quando in ascensore si dichiara sua ammiratrice. Ma non vorrei mettere troppo sarcasmo proprio dove, per una volta, se ne può fare a meno. Godetevi il libro.

lunedì 3 gennaio 2011

Nothing's wrong

Cloud Nothings
Primo ascolto prima impressione: anche per quest'anno abbiamo il nostro Wavves. Non sto parlando di hype e breakdown. Cloud Nothings, ovvero il giovane Dylan Baldi da Cleveland - ne avevo parlato qui - per ora sembra avere la testa sulle spalle (belle interviste 1 e 2), vedi come sa sganciarsi dai cliché lo-fi, vedi l'arrivo di un produttore (Chester Gwazda, già al lavoro con Dan Deacon e Future Islands), e soprattutto vedi questa bomba di nuovo album omonimo, in uscita a fine mese su Carpark/Wichita. Indie rock diretto e aggressivo, 11 canzoni in 28 minuti, una più veloce dell'altra, una più divertente dell'altra, un catalogo di influenze dai Pixies ai Tullycraft, con la doppietta centrale Heartbeat / Rock da netto infarto Strokes. Un ottimo modo per cominciare l'anno nuovo!





(photo by TLOBF)

Buon Anno Nuovo! (later)



(*)