mercoledì 29 settembre 2010

Adriatic sea no surf


Segnalazione dell'ultimo minuto, mi dispiace, ma non meno importante: tra un paio d'ore al Diagonal di Forlì si presenta Adriatic Sea No Surf, disco di debutto di Havah, nuovo progetto Michele Camorani, già nei La Quiete, con la collaborazione di membri di Raein, Portugal e Verme. Suoni post punk e gotici belli riverberati e oscuri, dalle parti di Blank Dogs per intenderci. Ne parla magnificamente anche Jacopo "Posu" Lietti (Fine Before You Came) sul suo bel blog Vita Di Legno.
Adriatic Sea No Surf lo potete trovare qui.

>>>(mp3): Havah - Release the Owls
Polaroids From the Web
"If I could settle down..."


Poco tempo per il blog in questi giorni, però vi lascio al volo un po' di link di cose interessanti che mi sono passate sott'occhio ultimamente:

- Su NYCTaper si possono scaricare le registrazioni dei cinque live tenuti dai Pavement a New York nei giorni scorsi. L'ultimo è stato chiuso da questa gloriosa versione Range Life piena di cori:
>>>(mp3): Pavement - Range Life (Live in NY - 2010/09/24)

ps: Matthew Perpetua li ha visto tutti e cinque e ne parla con NPR

- Oh! Canada 13 è un bel nastrone in free download curato da Line Of The Best Fit pieno di nuova musica proveniente dal Paese dello sciroppo d'acero.

- 2010: l'anno in cui l'indie divenne una roba di micetti e cagnolini hipster.

- "We’re still the ones tittering with laughter when everyone else is wondering what’s so funny": su Spinner e su Big Issue due come sempre divertenti interviste ai Vaselines (il cui ultimo album, Sex With An X mi è piaciuto molto).

- Le tredici canzoni preferite di Morrissey in streaming (ma è una mia impressione o tipo ogni anno salta fuori qualche sua playlist del genere?).

- Cosa cavolo è successo ai Bearsuit?

- La Belle Epop fa il punto sui Magic Kids.

- Personalmente ritengo Ask the Indie Professor una rubrica abbastanza agghiacciante, comunque l'ultimo pezzo dove si discute del fatto che "ai concerti indie non si balla più" non è così male.

- Video con le tette (1): The Flaming Lips - See the Leaves

- Video con le tette (2): El Guincho - Bombay

- Il ruolo della Blogosfera nell’informazione musicale.

(La foto di Thusrton Moore è di Jukka Reverberi
ed è stata scattata durante questa notevolissima serata)

sabato 25 settembre 2010

Rock days



Dato che è già perfetta così, mi permetto di prendere in prestito dai ragazzi di Odelay la presentazione del nuovo video (curato da Stefano “Mustafà” Tramacere) dei super carichi Thousands Millions. La canzone è quella che dà il titolo al loro secondo, divertentissimo album Rock Days, pubblicato da Tannen Records.
«Il plot consiste in questo: i Thousands irrompono a sorpresa, senza avvertire nessuno, in diversi posti affollati della provincia, inchiodano il Range Rover, tirano fuori gli strumenti di distruzione e attaccano col pezzo, Rock Days, suonato realmente (e sopra la base originale che intanto esce dalla cassa piantata sul Range Rover). Il resto è tutto chiaro. E soprattutto, è tutto vero, come anche il fermo di polizia al mercato del pesce di Gallipoli (!!) purtroppo censurato».

>>>(mp3): Thousands Millions - Rock Days

giovedì 23 settembre 2010

Watch the glow


L'estate non è finita, o almeno non quella balearico-scandinava, a giudicare dalla musica dei Museum Of Bellas Artes. Un suono languido, come una versione sognante dei Tough Alliance, o un Wild Nothing più nordico.
Seconda canzone in due anni per il "misterioso" collettivo di Stoccolma (qui ne aveva parlato Fede), e questa volta uscirà anche il supporto in vinile, pubblicato da Transparent (quella del super hipster blog), mentre più avanti nell'autunno è finalmente in arrivo un EP su Force Majeure (hype! hype!).
E se questa di per sé sembra una notizia tra le tante, un mp3 che si perderà tra mille, a me invece strappa un sorriso, perché dentro i Museum c'è anche Alice, che suonava negli After-school Sports (una sorta di Casiotone For The Painfully Alone più lo-fi e rosa), che a sua volta erano un progetto nato dalle ceneri delle adorabili Never Invited To Parties, per me uno dei più grandi talenti inespressi del decennio in Svezia.
E come se non bastasse, lo strepitoso e ipnotico video di Watch The Glow qui sopra lo firma quel talento visionario di Jamie Harley, che negli ultimi tempi ha lavorato anche con i nostri A Classic Education e His Clancyness. Insomma, questa piccola canzone, con tutti tutti i suoi link, è bastata a riempirmi la giornata.

>>>(mp3): Museum Of Bellas Artes - Watch The Glow
"I've become the person I've always hated, but I'm happier"

www.blogfest.itL'ha fatto Leonardo, l'ha fatto Colas, l'ha fatto Kekkoz, l'ha fatto perfino Valido... Non vorrete mica farmi passare per un indie-snob? Insomma: se ti nominano a qualche premio, come minimo è gentile chiedere poi di essere votati.
Quindi: vota e fai votare "polaroid - un blog alla radio" ai Macchianera Blog Awards, una roba che appena la vedi pensi subito di mollare il lavoro e fare i soldi con l'internet.
Sabato si va a Riva del Garda a vedere com'è questa Blogfest: sarò quello costretto da Leonardo a dormire in un letto a castello. Sempre che il buon Fabio de Luca non riesca a mettere in piedi qualche provvidenziale after-hours.

mercoledì 22 settembre 2010

Get-to-bed birds

Get-to-bed birds
Oramai un anno è passato da quando i nostri amati Lucksmiths si sono sciolti e la Matinée pubblica un ultimo 7 pollici (in collaborazione con Lost and Lonesome) per dire loro addio. Sui due lati del vinile le ultime due canzoni incise dalla band australiana: Get-to-Bed Birds e The World of Professional Golf 1994.
La prima è anche la canzone dei Lucksmiths preferita dal bassista Mark Monnone, e racconta il punto di vista di chi se ne va da una festa di capodanno, quel momento in cui le luci dell'alba si alzano sopra la città, mentre qualcuno ha ancora voglia di brindare e lontano sparano gli ultimi fuochi d'artificio: "And here I am / Another year beginning / Half-way home with the get-to-bed birds singing".
In attesa che esca il Dvd del loro ultimo concerto (la notizia è confermata dalla stessa label), lasciamo i Lucksmiths così, tranquilli sulla via di casa, accompagnati dalle loro morbide melodie, maestri come sempre nel trovare l'equilibrio tra eleganza, malinconia e serenità.

>>>(mp3): The Lucksmiths - Get-To-Bed Birds
I really think it's time I clean my life up


Finalmente un segno di vita da parte dei Let's Wrestle. Temevo che il contratto con la Merge e il tour americano insieme a Fucked Up e Titus Andronicus li avessero stesi e invece pare abbia dato buoni frutti.
Proprio il chitarrista dei Fucked Up, Ben Cook, dopo averli visti sbronzi e nei guai con la polizia americana, li ha scelti come "spalla" per la nuova uscita del suo progetto solista Young Governor, e così ora esce su Tough Love Records questo 7 pollici in split decisamente rozzo e strafottente.
Crushing Nerves è una asciutta tirata autocritica, la voce di Wesley Patrick Gonzalez sembra rendersi conto di doversi dare una regolata e mettere la testa a posto, ma qualcosa in quel coro da pub e nel modo brusco in cui si conclude mi dice che non succederà. Né noi lo vogliamo.



Life! Death! Prizes!


I video a basso costo stanno all'indiepop come le immagini sfuocate alla chillwave. Gli Shrag, da Brighton, non fanno eccezione e questa anteprima dall'imminente secondo album trasuda disincanto. Rabbit Kids ricorda un po' i Love Is All, soprattutto nelle voci, ma con una punta di amarezza in più.
Rispetto all'esordio le atmosfere si caricano di ruvidezze meno urlate e più scozzesi, nel senso di Vaselines e Orange Juice. Credo si possa dire che gli Shrag sono una delle poche band che tenta di raccogliere l'eredità dei Comet Gain, non a caso il nuovo lavoro Life! Death! Prizes! (in uscita il 4 ottobre su Where Is At Is Where You Are) è prodotto ancora una volta da Woodie Taylor, che dei Comet è il batterista.

>>>(mp3): Shrag - Tights in August

martedì 21 settembre 2010

Skeletons

Yeah Yeah Yeahs
Esiste un tumblr molto carino (raramente aggiornato, purtroppo) chiamato Wanna Feel Old che si diverte a mostrare come certi nostri piccoli riferimenti culturali quotidiani raccontino quanto siamo invecchiati. Un esempio su tutti: lo scorso primo agosto era la data dell'ipotetico matrimonio "nel futuro" di Lisa Simpson. Siamo più vecchi del più improbabile avvenire che immaginavamo da piccoli.
Bene, questa mattina mi sono sentito in un post di Wanna Feel Old quando ho letto che gli Yeah Yeahs celebrano domani il loro decennale di carriera. Ricordo ancora, e mi sembra ieri, quando comprai il loro primo ep, nella confusa estate 2001. Lavoravo in una libreria e il ragazzo che si occupava della zona cd mi disse "ho ordinato una copia in più di questo per te, sono sicuro che ti piace". Era vero, e ancora oggi metto sempre Date With the Night in playlist, mi sembra si balli ancora benissimo, ma in effetti sono abbastanza old.

>>>(mp3): Yeah Yeah Yeahs - Date With the Night
>>>(mp3): Yeah Yeah Yeahs - Maps (Atlas remix)

sabato 18 settembre 2010

Graditi ritorni (2)

Beach Fossils - CMJ 2009

(photo by Giulia Mazza)

I Beach Fossils, con il loro omonimo esordio, hanno firmato uno dei miei album preferiti di quest'anno e ora, passata l'estate, pubblicano un nuovo singolo ancora più morbido e rilassato, sempre su Captured Tracks, che ormai ha fatto di questi suoni un marchio di fabbrica.
In attesa di vederli in Italia il prossimo novembre (il 18 al Twiggy di Varese, il 19 al Covo di Bologna e il 22 al Viltona di Bolzano), questa Face It gira bene in un weekend che sa già di autunno.

>>>(mp3): Beach Fossils - Face It

Lo avevo già anticipato: il nuovo album dei superlativi Fresh & Onlys è uno di quelli che più aspetto dalle prossime settimane, e non solo perché uscirà sulla prestigiosa In The Red. Si intitolerà Play It Strange e secondo le intenzioni della band "has an evocative moody swagger that jangles with 80's guitar pop like the Go-Betweens, Jacobites, or early R.E.M. and a provocative rawness ala Iggy Pop or The Gun Club. The record is saturated with guitarist Wymond Miles' sonic textural sprawl full of desert guitar-noir phrases that call to mind Morricone/The Bad Seeds".
Io mi fido, e non vedo l'ora di sentire il resto oltre questa Waterfall.

>>>(mp3): The Fresh & Onlys - Waterfall

The Fresh & Onlys

venerdì 17 settembre 2010

"Your ass is grass"

«Nastanovich, Pavement's tom-slapper, screamer, and all-purpose mascot, claims rustiness, then trounces Kingsbury, 36--15. Pavement guitarist Scott Kannberg and drummer Steve West opt out of the fray, leaving Malkmus and Win Butler, who've seemed a bit shy around each other so far, to get on with the afternoon's marquee event. As they step to the table, Butler tells Malkmus that he really enjoyed a show Pavement put on more than ten years ago. Malkmus shrugs affably. And so it begins.»
Presto Elena, Colas: rimediate subito le foto della sfida a ping pong tra i Pavement e gli Arcade Fire raccontata da SPIN! (non vi svelo com'è finita...)

giovedì 16 settembre 2010

July 1986


Prendetela come un'anticipazione della prossima cosa bella che faremo su We Were Never Being Boring.
Questo è il primo video dei pesaresi Young Wrists, lo ha diretto Enrico Boccioletti, che probabilmente conoscete meglio come Death In Plains.
Siamo tutti abbastanza emozionati.
MAP - Music Alliance Pact #24

 MAP - Music Alliance Pact
Un po' in ritardo, ma anche questo mese arriva il consueto appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact: 36 blog di tutto il mondo selezionano per voi una band interessante del proprio Paese, regalandovi anche una canzone.
Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Diverse le segnalazioni notevoli: gli olandesi Apneu (tra jangle pop e roba più indie Nineties), i messicani Chikita Violenta (registrati da Dave Newfeld dei Broken Social Scene), i cileni Denver, che riscono a suonare svedesissimi, i giocosi australiani Fishing, i brasiliani Neon Night Riders (per fan dei Postal Service più emotivi) e il folk emozionato delle giovanissime tedesche Tuo.
Gli italiani di questo mese sono gli A Classic Education, il loro nuovo ep Hey There Stranger è una delle migliori uscite italiane "da esportazione", anche se con le loro numerose date all'estero (a fine ottobre torneranno al CMJ di New York) sarebbe quasi il caso di farli conoscere di più in Italia.
Questa è la playlist di settembre, compreso il link per scaricala tutta in un colpo solo.

>>>(mp3): A Classic Education - Gone To Sea
Big Troubles

Big Troubles
So che sarebbe facile liquidare questo disco come "gente che c'è rimasta sotto con My Bloody Valentine e Jesus & Mary Chain", ma il fatto è che le canzoni di Worry, primo album dei Big Troubles, sono sul serio un grande spasso. Prendi il singolo Modern Intimacy: si accende tutto ambizioso, quasi arrogante, stai quasi per paragonarli a certi suoni dei Surfer Blood, e poi è come se la chitarra crollasse, si perdesse in un percuotere indolente che trascina la melodia e la sbatte con svogliatezza, e alla fine capisci che funziona meglio così. Bite Yr Tongue si spinge più in alto, e mentre la voce si nasconde tra lo shoegaze e un'insolenza à la Gallagher, il riff insiste, non molla ed è come se prendesse la canzone per le spalle e la rimettese di continuo in piedi per portarla a casa. Freudian Lips ripete la formula aggiungendo un tono più romantico e mi sembra la sintesi migliore del disco. Poi ci sono momenti più smaccatamente "Kevin Shields a bassa fedeltà" (Lord Composure) o "Slowdive in nice price" (Feel Nothing), ma l'unica cosa che mi viene in mente è "ce ne fossero di più".
Rispetto ai conterranei Real Estate o Ducktails, i Big Troubles sembrano avere in mente un'idea di musica più nitida e tagliente e, perché no, a volte anche più ballabile. Davvero un gran bel debutto (in streaming integrale qui).

>>>(mp3): Big Troubles - Freudian Slips

martedì 14 settembre 2010

Graditi ritorni


Quasi in contemporanea, due nuove canzoni da due delle band preferite di questo blog. I newyorkesi Crystal Stilts pubblicano un nuovo sette pollici su Slumberland, Shake the Shackles, prima anticipazione del loro atteso secondo album, previsto per l'inizio dell'anno prossimo. I muri di feedback sembrano abbassati, il mood è un po' meno spettrale e qualcosa nel ritmo mi ha ricordato i Beat Happening. Promette bene.
Giusto in tempo per le elezioni svedesi, invece, si rifanno vivi i Radio Dept. con una sarcastica canzone in free download sul sito della Labrador. Rispetto al recente album Clinging to a Scheme, questa nuova The New Improved Hypocrisy suona decisamente più immediata, una delle loro cose più Joy Division, ma la forza del pezzo sta nella presa di posizione della band, che disegna un ritratto abbastanza impietoso della situazione politica: "We don’t mind democracy, we have our ways around it".



>>>(mp3): Crystal Stilts - Shake the Shackles
>>>(mp3): The Radio Dept. - The New Improved Hypocrisy

Everybody was well dressed, and everybody was a mess


Sono stato a vedere il film di cui tutti hanno parlato male nell'ultima settimana.
Devo dire che nel cinema dove ero, subito prima dei titoli di testa, è passato il trailer di Benvenuti al Sud (Directed by Luca Miniero - With Claudio Bisio, Alessandro Siani and Angela Finocchiaro), per cui alla fine non me la sento di giudicare in maniera troppo severa Sofia Coppola.
Somewhere mi è sembrato un film abbastanza noioso, e non sono troppo convinto che sia all'altezza di un Leone D'Oro. In qualche modo, però, il fatto stesso che lo abbia vinto quando era presidente della giuria l'amico ed ex Quentin Tarantino sembra quasi proseguirne, confermandolo, l'indolente racconto. Come se il premio consegnato al Lido fosse una scena negli extra del dvd, ancora tra quel fasullo luccicante e l'apertamente triste di alcuni momenti della storia.
Ma anche detto questo, non riesco a provare l'antipatia che questo film si è attirato. Riconosco che in Somewhere "non succede nulla", nessuno si sforza per farlo succedere, e questa volta mancano anche le ruffianate romantiche di Lost In Translation. Ma credo anche che, proprio perché più spoglio del film con Bill Murray e Scarlett Johansson (amato invece da tutti), Somewhere proceda più risoluto verso quello che alla Coppola sta a cuore raccontare: qualcosa tra la noia, l'incapacità di scrollarsela di dosso, lo smarrimento, la negligenza più snob, una certa vanitosa pigrizia. Insomma, la superficialità, se non fosse che anche a questa parola diamo spesso un significato superficiale.
Da questo punto di vista, Somewhere non mi sembra superficiale né (quasi mai) così compiaciuto come poteva rischiare di essere, trattando una materia tanto evanescente. Semplicemente scorre, come i giorni dei suoi personaggi (che possono permetterselo), forse come il cinema della Coppola.
Vaghe chiacchiere, silenzi, un po' di indifferenza, nessuna richiesta di spiegazioni. Un solo attimo di dramma, presto allontanato. Tutto per arrivare alla scena immobile e piena di luce in cui risuona la canzone degli Strokes. La Coppola, proprio come Tarantino, ha un talento formidabile per infilare le canzoni nei film. In fondo, basta quel minuto per farmi ricordare l'intero Somewhere con un mezzo sorriso.
Ed è stato lì che mi sono reso conto di quanto in Somewhere la musica sia stata lasciata in secondo piano, come mai era successo nei suoi film precedenti. Non può essere trascuratezza. Certo, c'è quella specie di Tumblr vivente che è Elle Fanning a riempire lo schermo, tutta vestitini azzurri mentre prepara la colazione e volteggi sul ghiaccio con i pattini. Ma è una fatina sfuggente. C'è un vuoto (di tempi, di spazi, di movimenti, di desideri, di motivi) che ci resta davanti agli occhi.
Non so, forse è quello il "somewhere" del titolo: quel ritrovarsi "da qualche parte", senza altra determinazione, senza ragioni che si possano dare davvero a parole, e che quindi si doveva raccontare in quella maniera.
Ma allora: il finale è sbagliato?

>>>(mp3): The Strokes - I'll Try Anything Once ("You Only Live Once" Demo)

domenica 12 settembre 2010

Permettendomi artifici spontanei


Girano diversi video per questa traccia che anticipa il nuovo album di Uochi Toki, Cuore amore errore disintegrazione pubblicato da La Tempesta. (Non) conoscendo Rico e Napo, probabilmente fa tutto parte di qualche astuta strategia e oscura macchinazione.
Intanto io mi domando cosa si saranno inventati questa volta per andare oltre quell'opera ambiziosa, formidabile e riuscita che era Libro Audio. Secondo quanto sostiene il comunicato ufficiale, in questo disco "gli Uochi Toki hanno deciso di mettere mano ad una delle tematiche più attraversate dalla musica di tutti i tempi, ovvero l'Amore, componendo un disco di love songs che strabordano di emotività e sentimenti assolutamente non lineari". Sì, certo, come no.
Comunque lo scoprirò questa sera alle 8 da Zuni, a Ferrara, dove comincia "Data Zero", un piccolo festival organizzato da Ferrara Sotto Le Stelle tutto dedicato alle prime esecuzioni live e in anteprima nazionale di alcuni dei dischi italiani più attesi della stagione. Tra l'altro, da Zuni si potrà già mettere le mani sul disco nuovo, una settimana prima dell'uscita ufficiale. L'ingresso è gratuito.

venerdì 10 settembre 2010

We Were Never Being Boring collective
Birthday Party #3



Questa sera concludiamo un'estate in cui ci siamo divertiti a fare un sacco di regali (dischi, mp3, concerti e magliette) per il primo compleanno di un progetto che ancora non mi sembra serio chiamare "etichetta". Diciamo solo che il We Were Never Being Boring collective ha compiuto un anno, e che sono molto felice che i Le Man Avec Les Lunettes e The Calorifer is Very Hot! mi abbiano tirato dentro una piccola cosa molto bella, molto divertente e abbastanza incasinata.
Tanto incasinata che l'ultima festa l'hanno organizzata un po' di amici al posto nostro (grazie!), band che ci piace vedere ogni volta che suonano e che siamo stati così fortunati da ospitare tra le nostre uscite: questa sera all'Hana-bi, sulla spiaggia di Marina di Ravenna, saranno in concerto A Classic Education, Death In Plains e Welcome Back Sailors.
Qui l'evento di facebook e qui quello di LastFM.
Ci si vede a banco!

>>>(mp3): A Classic Education - Gone To Sea
>>>(mp3): Death In Plains - Take Care
>>>(mp3): Welcome Back Sailors - In My Home Last Summer (Now It's Better) (demo)

giovedì 9 settembre 2010

The Pop Group


Prima di leggere Post-punk di Simon Reynolds l'unica cosa che conoscevo del Pop Group era quella We Are All Prostitutes contenuta nel primo cd di Rough Trade Shops - Post Punk Vol.1. Stava alla perfezione in un dj set tra i Rapture e i ChkChkChk (nonostante i 25 anni di differenza) e non mi ero mai preoccupato di approfondire troppo.
Poi Reynolds ha raccontato bene l'incredibile commistione di influenze, stili e istanze sociali che i giovanissimi Mark Stewart e compagni stavano cercando di tenere insieme. Ciò che emergeva era "una sorta di musica di protesta dionisiaca, un marasma di suoni contorti e versi immaginifici che scioglieva le barriere artificiali fra politica e poesia, lussuria e spiritualità". Alla rabbia contro la repressione e il consumismo faceva eco la ricerca sonora tra punk, dub e sperimentazione rumorosa. Una combinazione dirompente pronta a esplodere e a impressionare ancora oggi, quando si vanno a rileggere i documenti d'epoca. Recuperai presto Y e il successivo For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder?, roba per me ostica ma, dovevo ammettere, di una forza sconvolgente.
Ora il Pop Group ha deciso di riformarsi ed è anche al lavoro su un nuovo album. Come è stato notato, in maniera paradossale le idee che portavano avanti sia a livello musicale che politico oggi sono (ancora? di nuovo?) valide come allora. Resta da vedere se sul palco il quartetto reggerà l'impatto fisico delle sue stesse canzoni. Questa sera, ore 21, appuntamento (storico) al Locomotiv Club di Via Serlio 25.

>>>(mp3): The Pop Group - We Are All Prostitutes
"With my nose to the ground, I found my sound"


"Ho istruito Marco C a usare le parti vocali di Born Free di M.I.A. con Slip It In dei Black Flag al posto di Ghost Rider: è venuto un coso che è meglio dell'originale, tipo."

"La musica torturata era una metafora dell'intensa dedizione della band - quasi tutti i membri si erano tatuati le barre dei Black Flag sul corpo - e della frustrazione di dover sgobbare quotidianamente in cambio di povertà e indifferenza. L'etica del lavoro dei Black Flag - i tour uno in fila all'altro, le esibizioni in cui davano tutto, le prove incessanti - erano un modo di procedere attraverso il dolore, sfogandolo dopo ondate di rumore e adrenalina."

>>>(mp3): Pikkiomania - Slipping It Into M.I.A. With a Black Flag (Destructo Mix) - [via]

mercoledì 8 settembre 2010

Giorno dopo giorno

Dag För Dag
C'è qualcosa di oscuro e al tempo stesso sanguigno, di elettrico e di impalpabile nella musica dei Dag För Dag, la band che i due fratelli Sarah e Jacob Snavely hanno messo in piedi migrando da San Francisco a Stoccolma, passando per il Wisconsin, Honolulu e Londra.
Li avevamo conosciuti un paio d'anni fa con Shooting From the Shadows, ep pubblicato da Saddle Creek, e il successivo album Boo proseguiva le atmosfere spoglie da prima PJ Harvey, ma senza la stessa asprezza, con qualcosa dei Joy Division e dei Cure.
Nel frattempo la band ha diviso palchi con nomi del calibro di Kills, Wolf Parade, Lykke Li, Handsome Furs, Shout Out Louds e Cursive. In attesa di vederli in concerto in Italia (dal 10 al 14 novembre prossimi) i Dag för Dag rendono disponibile sul proprio sito Releases un nuovo Ep in free download (basta lasciare l'indirizzo email). Tra le cinque tracce registrate insieme a Richard Swift è presente anche I'm the Assassin, uno dei momenti migliori dell'album, per la quale Ted Malmros ha ora realizzato un nuovo video.



>>>(mp3): Dag För Dag - I'm the Assassin

lunedì 6 settembre 2010

I want the world to stop


Manca ancora un bel po' all'uscita di Write About Love, il nuovo album dei Belle & Sebastian, e Murdoch e compagni fanno crescere l'attesa cominciando a pubblicare video a puntate sul proprio sito, vere e proprie trasmissioni televisive con canzoni dal vivo (tra cui i due inediti I Want The World To Stop e I Didn't See It Coming), domande dal pubblico, immancabili immagini di Glasgow e, in questo primo episodio, anche una chiacchierata con alcune altre band scozzesi come Butcher Boy, Wake The President e Maple Leaves.

domenica 5 settembre 2010

Mod generations

Tra le letture estive ho finalmente recuperato Mod Generations di Antonio “Tony Face” Bacciocchi (NdA Press Edizioni), e dopo le numerose lodi lette in giro in questi mesi sono rimasto un po' deluso.
Ovvio, la figura e la competenza di Tony Face (quello che si definisce un vero "prime mover" del movimento Mod italiano, attivo dalla fine dei '70), non si discutono, ma forse questo volume poteva rendergli meglio giustizia.
Il libro funziona come una sorta di ricco Bignami della discografia Mod, con lunghi elenchi di band e dischi, ma per capire la storia e la "natura" di quell'articolato fenomeno è forse più utile partire da altri testi, come per esempio quello di Paolo Hewitt, Mods - L'anima e lo stile (Arcana). Lo stesso Bacciocchi, nelle prime pagine, spiega "non mi sono addentrato in sofismi stilistici o estetici, in dettagli sugli scooter, in particolari troppo approfonditi sui cambiamenti delle varie scene. Ho parlato prevalentemente di musica, lasciando sullo sfondo il brulicare della vita mod".
C'è qualcosa di cui però ho avvertito la mancanza nella lettura: ed è stata proprio la musica, il "racconto" dietro a tutti quei titoli raccolti con tanta cura. Se posso conoscere il suono dei Jam o degli Who, così non è per mille altri nomi. Ok, mi comprerò qualche compilation, ma forse avrebbe giovato un maggiore "calore" nel trasmettere così tante informazioni. Per esempio, mi sarebbe piaciuto che fossero state scelte alcune canzoni come esempio di quello "stile" che viene evocato ad ogni paragrafo, e fossero state raccontate sia nella loro forma (strumenti, registrazioni, ) che nella loro "biografia", la maniera in cui hanno attraversato le varie epoche Mod. Sarebbe stata certo una scelta per forza di cose parziale, ma sarebbe stata anche una selta di Tony Face, di assoluto rispetto, e si sarebbe così dato corpo e peso a un discorso che a volte sembra peccare di eccessiva fretta (da pagina 27: "Poco dopo, sull'onda della curiosità suscitata da quell'apparizione, fu realizzato un documentario sulla scena northern e sul Wigan Casino", senza indicare poi né titolo, né regista, né un sommario giudizio). Forse non è possible replicare per il movimento Mod quello che ha fatto Greil Marcus per la scrittura sulla musica rock e sul folk, ma credo sarebbe bello provarci.
Poi ci sono altre cose che non mi sono piaciute, ma si tratta più di gusti personali. Frasi come "continua a proliferare una scena sotterranea, meno incline ai compromessi da classifica, anche se sinceramente, largamente meno dotata artisticamente" (pag.68), in grado di infilare tre avverbi in -mente nella stessa riga, non sono una tragedia, ma in fase di editing si potevano limare un po'. Ok, non saranno queste le cose da cui si deve giudicare un libro, ma se basi la forza del tuo messaggio sul concetto di Stile, mi aspetto che tu lo metta in pratica con ogni mezzo.
Detto questo, il libro di Bacciocchi è di sicuro un tesoro di informazioni, date, curiosità, playlist e storie in prima persona (molto belli i contributi sulla scena Mod italiana in tempi "difficili"), e va comunque messo in biblioteca se vi sta a cuore la musica, non soltanto quella vicina al movimento Mod. Per quanto mi riguarda, proseguirò la lettura recuperando anche il suo primo libro di qualche anno fa, Uscito vivo dagli Anni Ottanta.

>>>(mp3): Wigan's Chosen Few - Footsee (da qui)

giovedì 2 settembre 2010

Nothing hurts

Male Bonding
Quando ho visto per la prima volta i Male Bonding su un palco usavano una cornetta del telefono al posto del microfono per rincarare la quantità di casino. Tutto suonava in maniera ben più che rumorosa, direi corrosiva, lacerante. Le chitarre stridevano e le canzoni filavano una più veloce dell'altra. Non ci ho capito nulla (era noise? era lo-fi?), se non che mi facevano malissimo le orecchie e che il locale, a quanto si diceva, era pieno di manager di etichette, membri di band fighe e giornalisti. Non a caso, un annetto più tardi i Male Bonding si accasavano alla Sub Pop.
L'album Nothing Hurts è arrivato ormai da più di tre mesi ma l'ho recuperato in questi giorni. Quasi non li riconoscevo. La band londinese ha messo assieme 13 canzoni in meno di mezz'ora, virando verso un vigoroso indie rock Anni Novanta (formidabile l'uno-due in apertura Year's Not Long / All Things This Way), costruendo canzoni e ritornelli brillanti che, pur restando di materia punk, mostrano notevoli aperture pop (Nothing Remains, featuring Vivian Girls, con cui hanno diviso tour), tingendosi a tratti anche di distensioni shoegaze.
Nothing Hurts è divertente senza essere "facile". Mi sorprende un po' che sia passato tutto sommato sotto silenzio tra i blog di casa nostra, di solito amanti di queste band capaci di recuperare suoni classici aggiungendo la giusta dose di intelligenza ed energia.

>>>(mp3): Male Bonding - Your Contact

ps: Male Bonding saranno in concerto a Bologna, all'Estragon il 9 novembre prossimo, curiosamente di spalla ai Crystal Castles.

mercoledì 1 settembre 2010

Indipendelta 2010


Come da tradizione, a fine estate arriva il festival Indipendelta. Quest'anno l'evento si sposta a Cavarzere, in provincia di Venezia, ma mantiene la tradizione di un cast di assoluto rilievo: ZU + Lucertulas + Morkobot + No Seduction (venerdì 3 settembre), Giardini Di Mirò + Buzz Aldrin + Drink To Me + Sibyann (sabato 4, serata in cui dopo i concerti ci sarà il dj-set di Pullo).
Non mancheranno poi i workshop di grafica con la partecipazione di Alessandro Baronciani (ma tanto avevate già riconosciuto la sua mano nella locandina, vero?).
Inoltre, nella location di palazzo Silimbani, abbastanza unica come si può vedere anche dal video promo qui sotto, sarà possibile campeggiare gratuitamente.
Ingresso: 5 euro per la singola serata, 8 per tutte e due, gratuito per gli iscritti
all'associazione Druidi.
Non resta che aggiungere: ci si vede a banco!


Still young at love and life

ilmattinodelprimosettembre2010
Canzone del giorno. Mattino radioso. Zaino in spalla e si parte.

>>>(mp3): Dominant Legs - Young at Love and Life