giovedì 29 luglio 2010

Our broken heart is not the end of the world



Ormai lo avrete già letto ovunque ma non c'è motivo per non segnalarlo anche qui, perché questa cosa mi riempie davvero di felicità: Jens Lekman ha pubblicato una nuova canzone. Si intitola The End Of The World Is Bigger Than Love e sembra una specie di manifesto per il cantautore svedese. Trovate tutta la storia di come è nata sul suo Smalltalk/diario, potete scaricarla in cambio di un indirizzo email sul sito della Secretly Canadian, oppure già in mp3 zippato su Service.
La ascolto da questa mattina, e mi fa venire voglia di abbracciare tantissimo.

mercoledì 28 luglio 2010

"Boyfriend is definitely a song about me"


In attesa di leggere i resoconti dei fortunati che l'hanno vista ieri sera in concerto a Roma (ma la data di Bologna?), mi sto lasciando travolgere dallo tsunami di recensioni, interviste, articoli e post intorno all'uscita ufficiale dell'album di Best Coast. In questi giorni sembra di non vedere altro sui feed.
Uno dei titoli più divertenti l'ha indovinato, al solito, Hipster Runoff: "Pitchfork gives Best Coast the same score (8.4) as WAVVES to avoid creating relationship conflict", che riesce a tenere assieme praticamente tutto, isterismi hype, pettegolezzi, modestia generale. Ma è uno humour che Bethany Cosentino non sembra cogliere del tutto (o sta facendo la post-post-ironica?).
Non manca poi chi ha preso la cosa piuttosto sul serio: due post di Tom Ewing partono da Crazy For You per riflettere su cose tipo la fruizione del Pop oggi.
In ogni caso, ogni discussione per me è conclusa dopo aver visto il "viral video" qui sopra, creato dal buon Davide Gualandi per "prendere in giro bonariamente un caro amico che mi aveva chiesto di andare a comprargli il vinile blu limitato dei Best Coast da Other Music".
"I'm sure you pretend to hate Camera Obscura as well". Super!

>>>(mp3): Best Coast - Boyfriend
"I guess I’m comfortable with aging"

When you're young you think in mono-blocks – if I had a new computer, if I had this girlfriend, it would be OK. Your life moves in these mono movements, one at a time. When you’re older it’s different: I really like that, but what does that say about me, will it work, how much will it work, will it make me feel better, will it really make me feel better? What will I lose in the process? Happiness is complicated and you become more complicated as you age. Your reactions become more complicated. If you don’t become more complicated you’re just an asshole.

Sì, sono ripetitivo, dite quello che volete, ma James Murphy che ragiona ancora intorno a Losing My Edge lo leggerei tutti i giorni.
Il breve saggio lo trovate sul magazine in pdf Five Dials, snobbissimo (via The Fader).

martedì 27 luglio 2010

Nel mio selvaggio Nulla

Wild Nothing

Sopra Bologna questa sera la luna era Totale. Non so quale stadio tra crescente e calante sia, ma era solo e soltanto Totale. L'ho vista sorgere dalla cima di Via Emilia Ponente all'ora in cui c'è ancora luce ma non è più giorno, ed era una cosa da far venire la pelle d'oca, voglia di camminare in mezzo alla strada a braccia spalancate, attraversare in un passo tutta la città abbandonata.
Saliva enorme, passando sulle fermate dell'autobus dove non importa più aspettare, sfiorando i balconi dello smarrimento, congedandosi senza prestare ascolto alle finestre, mettendo a fuoco a poco a poco il proprio profilo, mentre l'aria rinfescata soffiava qualcosa che assomigliava a indulgenza.
Avevo fatto tardi ancora una volta, ma in quel momento il tempo si era fermato sotto la luna.
In cuffia ascoltavo Wild Nothing e tutto combaciava. Le canzoni del giovane Jack Tatum suonano tanto brillanti quanto evanescenti. Ci ritrovi i Radio Dept. e gli Smiths/Field Mice, e forse anche tutte quelle robe Anni Ottanta che non ascolto mai, tipo i Cocteau Twins. Ma la cosa che mi affascina di più è il modo in cui cullano senza concedere in apparenza molto al sentimentalismo. Come nella prolungata coda della title track del suo album di debutto Gemini, il suono si avvolge in qualche giro di chitarra che potrebbe essere appartenuto ai Cure (mentre la voce si perde tra echi), ma esita, sembra non voler arrivare mai a prendere posizione, a riempire tutto, restando inafferrabile.
Come il colore acceso di una luna gigantesca vista in un sogno a occhi aperti, le canzoni salgono quasi trasparenti, si illuminano impassibili, ci lasciano intendere qualcosa di quello che siamo, e svaniscono nel buio.

>>>(nmp3): Wild Nothing - Golden Haze


ps: Questa canzone è tratta da Evertide, nuovo ep che Wild Nothing si è autoprodotto con la sua ha pubblicato su etichetta Warmest Chord.
Nel frattempo, arriverà in Italia questo fine settimana per una singolare doppietta di date al Soundlabs Festival, l'1 e 2 agosto.

venerdì 23 luglio 2010

Affittasi ubiquità
"Flyer per un week-end di mezza estate" edition

Questa sera mi trovate a Mestre, al Flo:P, per festeggiare il primo compleanno del We Were Never Being Bornig collective. Saliranno sul palco i Le Man Avec Les Lunettes insieme ai The Calorifer is Very Hot!, e dopo metterò un po' di dischi. Venite a brindare, ballare e a farci gli auguri!


Appuntamento al Glue Clothings di Ravenna, eccezionalmente aperto di sera, per il debutto live dei Last Europa Kiss, nuovo e interessante progetto che vede coinvolta anche Margot dei nostri amati Tiger! Tiger! Ne riparleremo presto.


Poco più in là, sulla spiaggia di Marina di Ravenna, all'Hana-Bi, c'è il festival organizzato da Area51, con alcune delle migliori nuove band italiane.


A Mirandola, in provincia di Modena, torna la tre giorni tutta femminile della Fortezza Delle Donne. Tra le ospiti le nostre My Bubba & Mi e tra le dj anche le ragazze di Moontalk!


Per chiudere, almeno due doverose segnalazioni qui in città: Populous dal vivo a Villa Mazzacorati, all'interno della rassegna Murato (in Via Toscana 17), e gli inglesi Turin Brakes in concerto al Botanique, ai Giardini Via Filippo Re in Via Irnerio, entrambi a ingresso gratuito.
Ci si vede a banco!

giovedì 22 luglio 2010

"I don't know just what I feel, but I feel it all tonight"



Periodo concitato per i Beach Fossils, come si conviene a una giovane band che deve promuovere il proprio album di debutto.
Qualche giorno fa durante un concerto in spiaggia a Long Island il bassista John Pena ha concluso il set scagliando il basso nell'East River. I commenti si sono sprecati come potete immaginare ("Most interesting thing they've done" / "Noise pollution" / "He was trying to make his own beach fossil I guess?") e il Village Voice è poi andato a intervistare il diretto interessato (senza cavarne molto, per la verità).
La band di Brooklyn si è quindi ritrovata senza chitarrista in mezzo a un lungo tour. C'è una email, se volete farvi avanti.
Comunque rimedieranno, anche perché il supporto non sembra mancargli: Pitchfork ha appena pubblicato i video del concerto che i Beach Fossils hanno tenuto nella sede della celebre webzine, durante il famoso "office party" di giugno.
Se volete saperne di più Pitchfork Reviews Reviews (il blog che recensisce le recensione di P4k - se ne è occupato anche il New York Times) ha scritto una cronaca in puro stile gonzo journalism.

Sì, ok, ma la musica?
Le recensioni viste in giro sono più o meno tutte ampiamente sopra la sufficienza, ma si ha quasi l'impressione che nessuno ne voglia parlare troppo male per non perdere il treno dell'hype.
Per quanto mi riguarda, il suono scarno e "disorientato" di Dustin Payseur è perfetto così, nella semplicità e immediatezza dei suoi riff reiterati. Batterie secche, la voce che si perde nei riverberi, ritornelli che vanno e vengono imprevedibili come piccole folate di vento una sera d'estate: tutto contribuisce a sostenere i temi portanti delle canzoni, ovvero l'incertezza, il desiderio di fuga, una certa inerzia dei sentimenti. O se preferite, in altre parole, più "di stagione": giovinezza, vacanze, distanze. Persiste (ed è la cosa più riuscita - finora - della musica dei Beach Fossils) quest'aria di sogno, una visione che non si mette a fuoco, a cui reagire con scatti di laconica impazienza. Per dirla con un suo verso "I don't know just what I feel, but I feel it all tonight".

>>>(mp3): Beach Fossils - Daydream

mercoledì 21 luglio 2010

Polaroid blog does Spiaggia Verdi


"Hometown shows are always tough ones" scrivono gli A Classic Education, e se lo dicono loro ci credo. Questa sera infatti suoneranno in Piazza Verdi qui a Bologna, in compagnia dei sempre notevoli Buzz Aldrin all'interno della rassegna "Buskers di un certo livello", e prima e dopo i live ci sarò io a mettere un po' di dischi. Potrà una tale location reggere la forza d'urto di una selezione indiepop e northern soul? Ci sarà da sudare, e non solo per il caldo. Ci si vede a banco.

>>>(mp3): A Classic Education - What My Life Could Have Been
>>>(mp3): Buzz Aldrin - You and I
Frida & Ale Presents...


Poche parole per presentare il progetto, un po' perché i ragazzi vogliono tenere un basso profilo e un po' perché si tratta davvero soltanto di una specie di rimpatriata tra amici in nome dell'indiepop, tra cene che durano intere notti d'estate, pezzi di musica scambiati via e-mail e voli low cost avanti e indietro dalla Svezia all'Italia. Sembra incredibile ma sono passati ormai un bel po' di anni da quando ho incontrato per la prima volta le sciabolatissime Rough Bunnies. Per ora sono in pausa, ma Frida, metà del duo scandinavo, ha scritto e suonato insieme al nostro Padda dei Le Man Avec Les Lunettes alcune nuove canzoni, e un po' tutti abbiamo voluto dare un piccolo contributo.
Potete ascoltarle in streaming, scaricarle gratuitamente in mp3, fare un download a offerta libera oppure comprare il cd-r a tiratura limitata. Spero che vi piacciano.


<a href="http://wwnbb.bandcamp.com/album/frida-ale-present">Self-destructive Girlfriends by We Were Never Being Boring collective</a><br />
Yuck in Italia a novembre


Il loro singolo d'esordio mi aveva folgorato la scorsa primavera, e riascoltato a distanza di mesi suona ancora bello potente. Nel frattempo gli Yuck hanno finito di registrare il primo album (che pare uscirà in autunno su major Universal) e hanno dato vita al side project "intimista" Yu(c)k.
La bella notizia è che a novembre finalmente li vedremo dal vivo anche in Italia. Due le date per ora annunciate: venerdì 5 al Retropop Club di Montereale (FC) e sabato 6 al Twiggy di Varese. Imperdibile!

>>>(mp3): Yuck - Georgia

martedì 20 luglio 2010

Come diventare "king of the beach" in poche e semplici mosse


1. Registra canzoni molto rumorose con un registratore a cassette nella tua cameretta. Usa tutti gli effetti / distorsioni sulla voce, le parole non si devono capire. Non imparare nemmeno a usare qualche software: lo prenderanno per un nuovo genere e daranno il via all'hype.

2. Individua una buona nicchia di mercato (la tua "poetica"!) e fai credere che sia la tua ossessione: Goth / Girls / Summer / Goths / California / Goths / Surf / Goths / Beach / Goths.

2 bis. Scrivi un inno alla noia: conquisterai la fascia più auto-indulgente del pubblico e sarà quella che ti loderà e difenderà.

3. Apri un blog / twitter e fai lo sbruffone (foto di sacchetti di marijuana + tatuaggi + frasi sgrammaticate + name dropping di musicisti e webzine).

4. Molla la scuola e dividi il resto del tuo tempo tra lavoretti temporanei, canne e skate. (Ehi, se aggiungiamo un po' di zombie e di tette potremmo già immaginare un biopic con Seth Rogen.)

5. Fai circolare la tua musica solo su cassette (oppure racconta che sono esaurite e metti comunque fuori gli mp3).

5 bis. Crea confusione tra i titoli dei tuoi album.

6. Dal vivo suona la chitarra come se l'avessi appena trovata per strada di fianco a un cassonetto.

7. Trasforma il tuo quarto d'ora di celebrità in un meme di internet (scazzi con altre band / recensioni iperboliche / concerti discutibili / date cancellate all'improvviso).

8. Compra tutte le droghe + farmaci che non ti potevi permettere "da giovane" per "reggere il ritmo".

9. Collassa / fatti venire un esaurimento nervoso / rompi con i tuoi amici: tutto in pubblico e aggiornato in tempo reale.

10. Scrivi e poi cancella le tue scuse / sparisci per qualche mese / fai girare la parola rehab / ottieni un nuovo contratto / sponsor.

11. Ritrova la tua amichetta delle superiori che nel frattempo sta in una band hype come te e mettetevi assieme.

12. Ottieni di lavorare con un vero produttore per il nuovo disco. Wow, ecco a cosa servivano tutti quei bottoni!

12 bis. Calcola i tempi giusti e fai in modo che esca per l'estate.

13. Scrivi quel fottuto Inno dell'Estate Totale che fino a quando eri un adolescente depresso non riuscivi a tirare fuori. Le recensioni parleranno di un rinnovato immaginario, aperture, positività, occhi di ragazze. Tu saprai che in ogni caso "lyrics are so meaningless anyway" (*).

14. Liberati definitivamente del tuo passato e rendi omaggio ai Nirvana: sei cresciuto con loro (Take On The World). Già che ci sei, butta giù anche un po' di pop punk (Super Soaker).

14 bis. Infila qualche "sperimentazione elettronica" qui e là: potrebbe sempre tornare utile per un "cambio di direzione" con il prossimo disco (introspettivo) se questo va male o per tentare la carta remix.

15. Non farti mai mancare una canzone che parte con la batteria di Be My Baby delle Ronettes (When Will You Come). Vedrai che qualche blogger apprezzerà.

15 bis. Copertina con gatto + scritte fluo + colori acidi: il mc-menù dello zeitgeist.

16. Presentati in concerto in spiaggia all'Hana-Bi la sera del 20 luglio 2010 carico come un tir di angurie e vedi di spaccare ogni cosa a un livello di epicità tale che torneremo a casa in surf.

>>>(mp3): Wavves - King Of The Beach

"The best concert I ever left disappointed"


Merita davvero una lettura il bel post segnalato sul blog di Nitsuh Abebe (collaboratore di Pitchfork) a proposito del rivedere oggi i Pavement in concerto, e per di più farlo al Pitchfork Music Festival.
Il tour di reunion di Malkmus e soci, proprio per le mille contraddizioni che si porta dietro, e forse anche per il suo anacronismo, è in un certo senso uno degli eventi che meglio catturano un'istantanea di questo 2010.
Abebe condensa la sua riflessione nella frase "an ethos lost in translation". Sembra quindi che il trovarsi a proprio agio in questo spaesamento, in un presente che scorre incessante tra i feed e download, fagocitando indifferente nostalgia e futuro, sia una delle sfumature di senso che ciò che resta della parola "indie" oggi si porta ancora dentro.

ps: Sul Village Voice, una sintesi più comica del P4K Festival attraverso i twit dei suoi collaboratori.
The Danse Society

The Danse Society - Alessandro Baronciani
Alessandro Baronciani ha pubblicato sul suo blog un nuovo racconto breve a fumetti, e grazie a questa piccola storia sospesa ho scoperto i Danse Society.

>>>(mp3): The Danse Society - Somewhere
Ripetizioni di indie

Wendy FonarowCasomai a qualcuno servisse ancora, ve lo spiega la gentile signora qui accanto che cos'è l'indie.
Sul Guardian è partita una nuova rubrica dal terrificante titolo "Ask the indie professor" per rispondere alle lettere dei lettori che domandano robe tipo "Why is it that certain places tend to have flourishing indie scenes and others not so much?".
La firma è quella di Wendy Fonarow, antropologa, già autrice un paio d'anni fa del saggio Empire of Dirt: The Aesthetics and Rituals of British Indie Music. Non so, io preferisco Fiorella.
Staremo a vedere come se la cava la Fonarow, ma sinceramente, con queste premesse, è difficile non essere un po' prevenuti. Da qui a un bel servizio del TG2 il passo è breve.

lunedì 19 luglio 2010

La natura immortale del Giro di DO
The Morning Benders live @ Hana-bi, 2010/07/14

The Morning Benders live @ Hana-bi, 2010/07/14
Se uno dovesse giudicare una band dalle cover a cui sceglie di rendere omaggio dal vivo, l'altra sera davanti ai Morning Benders in concerto all'Hana-Bi di Marina di Ravenna si sarebbe trovato un bel po' disorientato: Dreams dei Fleetwood Mac piazzata a metà scaletta e Ceremony dei New Order lasciata come ultimo bis.
Strana accoppiata per un gruppo al quale di solito si riconoscono influenze come Shins e Beach Boys. E la cosa divertente è stata che tutte e due le canzoni sono state eseguite nella maniera più fedele possibile, come se i ragazzi californiani avessero soltanto voglia di divertirsi così.
Sì, non si può fare a meno di tirare in ballo la giovinezza, quando si parla di un live dei Morning Benders. L'ultimo album, Big Echo, merito probabilmente anche della produzione di Chris Taylor dei Grizzly Bear, ha un suono più sostanzioso e orchestrale. Ma dal vivo il quartetto ammorbidisce l'impatto, distende le melodie, giocando più sull'armonia delle voci e su ritmi rilassati, facendo venire in mente più di una volta una specie di Vampire Weekend con il folk pop al posto dell'Africa.
Qualche accelerata di grinta in più non sarebbe guastata (magari ripescando di più dal primo album, come sperava Lucio), sarà stata colpa del caldo disumano della notte romagnola, ma comunque pezzi come Cold War, Promises e Hands Me Down dal vivo sanno pur sempre emozionare. Arriva infine l'attesa Excuses con i coretti di tutto il (non proprio numeroso) pubblico presente e si chiude soddisfatti. Il Giro di Do non sbaglia/muore mai.

(foto di Marta)

>>>(mp3): The Morning Benders - Dreams (Fleetwod Mac cover)
>>>(mp3): The Morning Benders - Excuses

update: In effetti i Morning Benders hanno preso la trasferta italiana con spirito bello vacanziero. Ascolta l'intervista a MAPS
.
MAP - Music Alliance Pact #22

 MAP - Music Alliance Pact
Consueto appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: ancora una volta una trentina di blog di tutto il mondo selezionano per voi una band interessante del proprio Paese e vi regalano una canzone.
Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
La scaletta è come ogni volta bella eterogenea, ma mi va comunque di segnalare i sorprendenti svizzeri Alvin Zealot (indie rock dal carattere epico), l'indonesiano Sir Dandy (punk acustico a bassa fedeltà), i danesi Waking Life (per fan degli Shins), i brasiliani Dead Lover's Twisted Heart (pop sbarazzino e danzereccio), gli olandesi Bird On The Wire (trascurate il nome, sembra esserci del buon indiepop di stampo folk) e i superteutonici Herpes.
Gli italiani che ho scelto a questo giro sono i Movie Star Junkies perché il loro nuovo album cattura abbastanza bene la botta che sono capaci di dare dal vivo.
Questa è la playlist di luglio, compreso il link per scaricala tutta in un colpo solo.

>>>(mp3): Movie Star Junkies - The Walnut Tree
"Serata pants down"

«Terzo pezzo, ore 23.30 circa: Cousins dei Vampire Weekend (2010). Una ragazza si presenta da me e mi fa "Ma il dj quando arriva?". Io sono con delle cuffie al collo dietro a un mixer e con una marea di cd davanti a me.»

Non ho potuto segnalarlo prima, ma se non lo avete ancora fatto leggete il bel post scritto da Francesco qualche giorno fa. Chiunque abbia mai provato a mettere un po' di dischi in questa città capirà alla perfezione cosa si prova.
In the land of divertentismo


Mi scrive Squagghiatone, che qualcuno di voi conoscerà tramite la sua band The Slips (vedeteli dal vivo!), per segnalarmi che insieme ai ragazzi della benemerita balotta Odelays ha dato vita a Urka!, casa editrice e agenzia di comunicazione. Hanno appena realizzato un bel progetto dal titolo Salento: guida estiva 2010 (scaricabile in anteprima in pdf) e lo presentano così:

Questa non è la solita guida. Non è né un libretto di eventi, né un piccolo manuale di storia dei monumenti. È invece un insieme di brevi, brevissimi racconti, scritti da chi il Salento lo ha sempre vissuto con occhio critico. Abbiamo costruito tante storie che attraversano una giornata-tipo, immaginando il modo migliore di viverla. Dalla colazione al sole in spiaggia, dal panino preso al volo in un alimentari alla scoperta delle curiosità storiche della provincia, passando per l'aperitivo prima di ripartire carichi alla volta dei migliori locali notturni e feste o sagre che siano.

sabato 10 luglio 2010

La Tempesta sotto le stelle


Questa sera a Ferrara sotto le stelle serata speciale per festeggiare i dieci anni di attività della Tempesta.
A partire dalle 18 super concerto tra la Piazza e il cortile del Castello con: Altro, Giorgio Canali & Rossofuoco, Cosmetic, Fine Before You Came, Frigidaire Tango, Il Pan del Diavolo, Il Teatro degli Orrori, Le luci della centrale elettrica, Moltheni, Sick Tamburo, The Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti, Uochi Toki.

>>>(mp3): Altro - Quadro A
>>>(mp3): Uochi Toki - Il nonno, il bisnonno
>>>(mp3): Zen Circus - It's Paradise
>>>(mp3): Cosmetic - Sangue+Sole

venerdì 9 luglio 2010

Alternativi e alterati


Uno degli eventi della settimana nella pigra, confusa, sovraffollata e anacronistica Scena Indie è stato il lancio di Altered Zones da parte di Pitchfork. La neonata webzine funziona un po' da aggregatore di altri blog diventati abbastanza noti negli ultimi tempi, se seguite questo genere di faccende: Transparent, Don't Die Wondering, Yours Truly, Weekly Tape Deck e altri affini. L'obiettivo sembra essere quello di inseguire "la nicchia della nicchia", andando a scoprire progetti e suoni sempre più nuovi e inafferrabili. Cosa che, in fondo, molti blog fanno da sempre.
Quello che mi ha colpito, però, è che l'iniziativa di Pitchfork, di solito piuttosto rispettata e riverita, è stata accolta con un certo distacco, quando non con aperta ostilità. Vedi per esempio il beffardo titolo di Juli Weiner su Vanity Fair, o le analisi più approfondite di Salad Fork ("I’m not predicting that Altered Zones will be some sort of blog monopoly, merely stating the possibility") e ancora meglio di True/Slant ("The blogosphere doesn’t need Pitchfork’s Altered Zones").
Anche il Guardian commenta, e cerca di mettere d'accordo un po' tutti. Trovo abbastanza condivisibile questa posizione, ma devo ammettere che avverto una certa fatica in tutti quanti. Tutta questa necessità di correre mi sembra sempre meno giustificata. Ci sono dischi che ho comprato due mesi fa perché li avevo scaricati quest'inverno e di cui già non ricordo più una canzone. Immagino che succeda a tutti ma, non so, mi domando se sia salutare. Non era per questo che avevamo cominciato con la radio, i blog e tutto il resto. Quindi capisco le "resistenze" o l'alone di antipatia che può avere una cosa come Altered Zones, ci sento dietro il consueto "the kids are coming up from behind". Però alla fine l'unica cosa che conterà, l'unica cosa che resterà, credo, saranno le canzoni, i dischi, i momenti in cui ascoltarli è stato importante. E vanno bene anche i nuovi blog, se mi aiutano a capirci qualcosa, a ricordare.
È una passeggiata


Avevamo già presentato la scorsa primavera la compilation benefica PEACE, promossa da Buffetlibre in collaborazione con Amnesty International Catalunya. I nostri Le Man Avec Les Lunettes partecipavano con un bell'inedito, Crawling Down The Stairs, da cui ora hanno tratto un video. La regia è del giovane e talentuoso statunitense Dylan Brady.
"Era tutto così solare qui in Svezia, poi mi sono depressa, ho sfasciato la macchina e te l'ho data"

Antonio Sofi lo presenta con l'efficace slogan "Dagli 883 a Frank Zappa, il rock compresso in una frase d'intorto": è Musica per chi ha fretta e vuole fare sesso, un piccolo e-book scaricabile gratuitamente in pdf oppure consultabile on line, nato da un thread su Friendfeed.
Lettura divertente, da pausa pranzo o da ombrellone, meglio se collettiva, rigorosamente da commentare aggiungendo le proprie band del cuore:
Jens Lekman - me l'ha data sul tram numero sette.
Shout Out Louds - me l'ha data solo a cento gradi
The Radio Dept. - non me l'ha data ma non importa, ho la mia band.
A voi scoprire da dove viene la citazione del titolo.

giovedì 8 luglio 2010

Un'estate in tre quarti


Che bello quando non hai tempo neanche di scrivere un post e c'è qualcuno che ce l'ha già pronto. Chez Fede trovate tutte le informazioni e i link sul nastrone estivo di Jens Lekman.

ps: il Village Voice segnala anche quelli di DJ Jazzy Jeff e soprattutto dei Morning Benders.
Forgetting


Questa vignetta di Savage Chickens è così vera che infatti volevo postarla l'altro giorno ma me ne sono dimenticato.

venerdì 2 luglio 2010

How to stuff a wild bikini


Non mi ricordo se la prima volta che vedemmo le Black Candy suonarono per davvero Don't Touch My Bikini degli Halo Benders, c'entrava qualche rima con Martini, ma io facevo sempre confusione e alla fine mi fissai su Wild Bikini dei Tullycraft, che in effetti hanno poco a che fare con le Black Candy.
Però questa cover delle sciabolatissime Hotpants Romance, trio femminile da Manchester, mi fa tornare in mente proprio le nostre amate caramelos negros, e mi sembra una canzone adattissima per salutarci in questo primo ruggente fine settimana di luglio!

>>>(mp3): Hotpants Romance - Wild Bikini (Tullycraft cover)

ps: la cover viene da Wish I'd Kept a Scrapbook: A Tribute to Tullycraft, compilation tributo della band di Seattle curata dalla Unchikun Records. In scaletta nomi come Darren Hanlon, Rose Melberg, Math & Physics Club, The Medusa Snare (ex Manhattan Love Suicides), Smittens, Galactic Heroes (ci sono ancora!) e molti altri. Peccato nessuno si sia azzardato a fare una cover di Fuck Me I'm Twee.