mercoledì 31 marzo 2010

A little faith in people

The Lodger
Tornano i Lodger, e lo fanno in grande stile. La band di Leeds, infatti, dopo l'ep I Think I Need You uscito l'anno scorso su Elefant sta per pubblicare il suo terzo album Flashbacks su entrambe le sponde dell'oceano: This Is Fake DIY Records in UK e Slumberland negli USA.
Il singolo che lo anticipa è questa ottima Have a Little Faith in People che vede il suono dei Lodger rinforzato da arrangiamenti di fiati capaci di tirare fuori tutta la loro vena R'n'B e Welleriana. Il disco è stato registrato da Richard Formby (già al lavoro con Wild Beasts, Spacemen 3, Wave Pictures e Herman Dune), e mi auguro davvero che mantenga le promesse di questo trascinante singolo.

>>>(mp3): The Lodger - Have a Little Faith in People
No funny things

Mi scrive Giacomo dei nostri cari Clever Square, "the only, therefore the best, power-pop band from Ravenna".
I ragazzi hanno fuori un nuovo ep intitolato No Funny Things Happened To Me Recently, che vede anche la mano di Alessandro Paderno dei Le Man Avec Les Lunettes alla produzione. L'ep si può trovare sul Bandcamp dei Clever, streaming e download a pagamento.
Tra le altre novità, dice Giacomo, "ora siamo in tre (abbiamo trovato un batterista vero, Ste suona il basso) e abbiamo una marea di pezzi nuovi". Nelle prossime settimane spero proprio di riuscire a sentirne qualcuno dal vivo a polaroid.

>>>(mp3): The Clever Square - The Wedding Photographer (Hi-Fi Version)
Electric eel


Il video del momento è senza dubbio Flash Delirium dei sempre più sciabolati MGMT. Una enigmatica e morbosa via di mezzo tra Cronenberg, Lynch e il Rocky Horror Picture Show. I fan si sono sbizzarriti a scovare e interpretare riferimenti nascosti, dai cartelli stradali sullo sfondo alla "electric eel" (eh? colto l'allusione?) che viene estratta da Ben Goldwasser (sarebbe una metafora della liberazione dal proprio passato di band... uhm...).
Ma quello che mi ha incuriosito di più è stato il commento di Matteo, che ha segnalato una citazione da Black Hole di Charles Burns (vedi tavola).
Così ho subito chiesto un parere al nostro Emanuele EhiUomo!, il mio consulente personale per tutto quel che riguarda i fumetti.
Non so se parlerei proprio di una citazione, certo è che lo spunto della bocca sul collo è di sicuro un riferimento a Black Hole. Ma non c'è molto altro. In Black Hole le diverse mutazioni che subiscono i protagonisti, tutti adolescenti, sono dovute a una malattia che si trasmette sessualmente (non tutti hanno la bocca, c'è la ragazza con la coda, chi perde la pelle...). La cosa affascinante e respingente di quel fumetto forse sono proprio i sentimenti contrastanti che genera la malattia. I ragazzi ancora sani sono consapevoli del rischio, ma non sempre riescono a resistere ai richiami della carnalità, anzi la mutazione diventa un richiamo sessuale essa stessa. È un fumetto davvero strano, ipnotico, coinvolgente, ma anche estremamente glaciale e disturbante, per il suo modo di entrare dentro le pulsioni adolescenziali, dentro la società di provincia americana. Gli adulti compaiono poco in proporzione ai ragazzi, altra differenza con il video degli MGMT, dove "lo strano" è un solo individuo, e la sua diversità viene comunque estirpata. In Black Hole il malessere scorre sotterraneo, e non c'è salvezza, al massimo la fuga, o l'accettazione.

>>>(mp3): MGMT - Flash Delirium

martedì 30 marzo 2010

L'indie di Stato

Lo so che parlare delle politiche di finanziamento degli artisti e delle etichette negli altri Paesi, in queste ore così italiane può risultare un po' masochistico. E so anche che di articoli sul tema "in Svezia l'indie lo paga lo Stato" ne escono ogni settimana. Ma la documentata indagine di Marc Hogan su Pitchfork, intitolata "What's the Matter With Sweden?", merita comunque una lettura, se non altro perché allarga lo sguardo e analizza anche altri casi, come per esempio il Canada o i problemi delle band americane con l'assistenza sanitaria (gettando indirettamente anche una nuova luce sulla reunion dei Pavement).
re: Playlist #8

Inutile - opuscolo letterario è un mensile autoprodotto che si trova sia in pdf sia su carta: un elegante A3 che piegato diventa più piccolo di una polaroid: da una parte rivista, dall'altra poster.
Come ogni mese, in mezzo ai loro racconti, recensioni e poesie, hanno pensato di mettere una rubrica di canzoni da scaricare per accompagnare la lettura, e hanno gentilmente invitato noi a scegliere la musica. Ecco la playlist uscita sul numero di marzo, recuperata in extremis:

The Album Leaf - Falling From The Sun
Il disco perfetto per un inverno che sembra non finire mai.

Nana Grizol - Galaxies
Gli anni '10 (!) si aprono con una fissa Nineties niente male: i Nana Grizol non sono da meno, in pieno stile Elephant 6.

The Radio Dept. - Heaven's On Fire
Malinconici e arrabbiati, freddi e balearici... Il tanto atteso ritorno dei Radio Dept. non poteva essere più carico di così. Il paradiso è in fiamme.

Toro Y Moi - Talamak
Musica in controluce, sbiadita, fuori fuoco, ma per nulla annebbiata. Presto non ne potremo più di tutto questo pallore.

My Bubba & Mi - I Will Never Love a Young Boy Again
Se prestate attenzione quando ascoltate le dolci canzoni di queste tre fate scandinave, sentirete il rumore dei loro cuori che battono tra i solchi del disco.

Joel Alme - You Remember The Good Times, But The Good Times Don’t Remember You
Archi, voce da crooner e orchestrazioni che neanche Umberto Bindi. Da mettere sullo stereo solo se avete una dama a cui chiedere un ballo.

lunedì 29 marzo 2010

Lazertits!

LAZERTITS
È lunedì mattina, c'è l'ora legale e sono in Italia.
Tiriamoci su e diamoci una bella svegliata a colpi di laser!
LAZERTITS, è già mania.

Bonus track: Laserdance - Power Run (1987)

sabato 27 marzo 2010

Pick up the pieces and mistakes


Bebban, illumina la via che oggi ci porterà da te.

>>>(mp3): Shout Out Louds - Fall Hard (Bruiserbox remix) - *
My Bubba & Mi in Italia!


Le tre fate delle My Bubba & Mi hanno annunciato un tour europeo di quasi una trentina di date, e toccheranno anche il nostro Paese verso la metà di aprile.
Vi ricordo che è da poco uscito il loro nuovo album, How It's Done In Italy ed è ovviamente consigliatissimo, anche se questa cover di Bob Dylan non la trovate lì dentro. Se vi capita, andate a vederle dal vivo e chiedetegli di suonarla, vi sapranno incantare.

>>>(mp3): My Bubba & Mi - You're Gonna Make Me Lonesome When You Go (Bob Dylan cover)
Ah oh the aficionados!

È uscito ieri il secondo e omonimo album dei Trabant. Il loro esordio Music 4 Losers ci aveva fatto un bel po' compagnia un paio d'anni fa, anche se è soprattutto in concerto che mi hanno sempre divertito alla grande. Qusto nuovo lavoro sembra indicare aperture a direzioni nuove per la band triestina, meno punk funk in senso tretto e più funky (vedi per esempio l'apertura di Sofa oppure una Sick & Tired che va verso un'idea quasi RHCP). La ricerca delle melodie vive spalla a spalla con quella del ritmo e di strutture più complesse, come in Hostile Commando DIY oppure Less Is Less. Ai primi ascolti questo nuovo album mi ha dato quindi l'impressione di essere meno diretto, di avere l'intenzione di espandere il suono dei Trabant, a discapito forse dell'immediatezza e del "party" che sapevano scatenare. Credo però sarà la prova del palco a dare l'ultima parola, dimensione che credo sia ideale per i Trabant e per queste canzoni. Intanto il disco è in streaming su Rockit e disponibile su Moscow.

>>>(mp3): Trabant - Ah Oh the Aficionados

mercoledì 24 marzo 2010

What Contemporary Means


Dopo un paio di settimane di pausa questa sera torniamo in onda, e lo facciamo nel modo migliore, con una band dal vivo in studio. Vengono infatti a trovarci in fondo a Via Berretta Rossa i bolognesi What Contemporary Means, formazione che qui in città forse avete già potuto vedere in apertura di diversi concerti, dai John Spencer Blues Explosion, agli Holmes ai My Awesome Mixtape.
I régaz verranno a presentare il loro nuovo Deceive ep, lavoro che raccoglie quattro tracce dense di un pop matematico e nervoso, dai timbri caldi. Avendo eletto a numi tutelari Death Cab For Cutie e Sea And The Cake, fra gli altri, i What Contemporary Means sembrano andare alla ricerca del giusto equilibrio tra immediatezza melodica e atmosfere più post-rock.
Appuntamento dunque questa sera, a partire dalle 21 su Città del Capo Radio Metropolitana (anche in streaming).

>>>(mp3): What Contemporary Means - Long For the Quiete
Aspetto già il revival della chillwave


Dopo l'orgia di musica e hipsterismo che, visto da qui, deve essere stato il festival SXSW quest'anno, sembrano inevitabili le ricadute e le reazioni a una scena musicale nata appena ieri e di cui qualcuno già si annoia.
Avevamo visto arrivare un'ondata di band accomunate da certi suoni a bassa fedeltà, da una vaga estetica "washed out" (tanto per citare il nome di uno di loro) e non molto altro. Era sembrato naturale appiccicare loro un'etichetta finta, inventata da un blog come Hipster Runoff che aveva fatto dell'effimero esasperato la sua bandiera.
Ora c'è chi dice che la "chillwave" abbia compiuto il salto dello squalo. Prima c'è stato l'articolo sul Wall Street Journal di qualche giorno fa, in cui Neon Indian spiegava: "now it's just a blogger or some journalist that can find three or four random bands around the country and tie together a few commonalities between them and call it a genre".
Poi l'altro ieri, dalle pagine del New York Times, l'inviato al SXSW Jon Pareles è entrato a gamba tesa: "It's annoyingly noncommittal music, backing droopy vocals with impersonal sounds–a hedged, hipster imitation of the pop they're not brash enough to make".
Ma giudizi personali a parte, quando approfondisce l'analisi offre un altro spunto critico, più interessante: "This year catchiness was king, with few misgivings about being too accessible. Bands weren't counting on a second glance. [...] it may also signal an adaptation, instinctive or strategic, to an increasingly impatient audience — one with gigabytes of music in a pocket, and countless other choices a click away online — and to a music market where recordings have diminished importance".
Il venticello chillwave come causa e conseguenza allo stesso tempo dell'epoca musicale che stiamo attraversando.

PS: Un bel diario in presa diretta dal SXSW l'ha scritto Marina su Grazia

>>>(mp3): Neon Indian - Terminally Chill

(photo by Marta***)

martedì 23 marzo 2010

I'm always on the same frequency: Girls FM

Happy Birthday
Il disco di debutto degli Happy Birthday, pubblicato qualche settimana fa da Sub Pop, soffre un po' di discontinuità, tra azzeccati ritornelli quasi glam e altri momenti più acidi che non mi sembra vadano molto lontano e che trovo meno coinvolgenti.
Anche se i riferimenti sono apertamente Sixties (o magari degli Apples in Stereo un po' più rumorosi), ci sono bei pezzi come Perverted Girl, che potrebbe piacere a J Mascis, o 2 Shy, che immagino in una cover dei Teenage Fanclub.
Ma soprattutto c'è, proprio lì in apertura, una delle canzoni più astute, furbette, smaccatamente paracule di questo inizio anno: Girls FM tira già la volata all'estate come se suonasse da un juke-box pieno di neon rosa, chitarre in blue jeans, cori in falsetto di puro zucchero filato pop per placare l'adolescenza famelica: "everybody is looking like a girl to me"!

>>> Happy Birthday - Girls FM

lunedì 22 marzo 2010

A great day


<a href="http://ghostrecords.bandcamp.com/album/canadians-the-fall-of-1960">A Great Day by Ghost Records</a>

Mi aggrego volentieri alla nutrita schiera di blog, webzine e social network vari che oggi rilanciano lo streaming del nuovo disco dei Canadians, The Fall of 1960, in uscita il prossimo 9 aprile su Ghost Records. La band veronese arriva finalmente alla seconda prova e, nonostante il più prevedibile luogo comune dell'indie rock (tratteggiato dalla puntuale ironia dell'Indie Snob), a mio avviso riesce anche a superare il precedente A Sky With No Stars.
Chitarre e melodie che dichiarano tutto il loro amore per Weezer e Death Cab For Cutie, canzoni che vedremmo bene nella colonna sonora dei nostri telefilm adolescenziali preferiti, qualche bel pezzo tirato da fischiettare al volante (Leave No Trace, A Great Day), qualche ballata per le ragazze che fanno le foto sotto al palco (la title track o Carved in the Dark), e l'album fila via che è un piacere, tutto diritto fino alla strada per la spiaggia.
Stavo per dire che la mia preferita è la traccia fantasma in fondo alla scaletta, ma non sono abbastanza elegante, e così voto per Kim the Dishwasher, forse il loro pezzo più epico / Grandaddy / Yuppie Flu di sempre.

sabato 20 marzo 2010

Se una rondine non fa primavera, c'è il Pellicano


Che poi non si dica che mi tiro indietro quando c'è da festeggiare la maledetta primavera! Stasera mi troverete a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, al Circolo Arci I Vizi del Pellicano (e spero davvero di scoprire quali sono) a mettere dischi dopo i live dei Damien* e dei giovani Simplemen Think.
Se dei primi e del loro bell'album Crippled Cute si era già parlato qui, per i secondi devo fare ammenda. Ricordo che mi passarono un loro demo abrasivo un paio di inverni fa, a Ferrara, e mi dissi subito che avevano una promettente stoffa da Redworm's Farm rabbiosi. Non a caso, la provenienza geografica era la stessa.
Ora leggo da Enver che nel frattempo sono arrivati all'album di debutto, Rapid Act in Modern Trash, prima uscita della Upupa Produzioni fondata da Giorgio Borgatti dei Three In One Gentlemen Suit. L'album vede proprio la partecipazione di Pier Canali e Marco Martin dei Vermi. Ottime notizie, questa sera tra un disco e l'altro farò un po' di acquisti al merchandising.
Ci si vede, primaverilmente, a banco.

venerdì 19 marzo 2010

"Yuck" - interiezione colloquiale: puah!

Yuck
Ha ragione Giuseppe: questo potrebbe essere uno degli esordi più entusiasmanti dell'anno. Si chiamano Yuck, vengono da Londra e suonano un indie rock con il giusto grado di bassa fedeltà che, almeno nei pochi pezzi sentiti finora, richiama alla mente nomi come Sonic Youth, Lemonheads e Dinosaur Jr., tanto per andarci leggeri.
Come se non bastasse, riescono a metterci dentro anche qualche melodia che ondeggia shoegaze. Ciliegina sulla torta, in un intervista su Dazed, alla domanda "the name of your hero?" rispondono secchi "David Berman".
Non mancano poi il video con filmati vintage e il sette pollici (in split con gli Herzog) appena pubblicato da Transparent. Insomma, tutto il contrario del loro nome.


>>>(mp3): Yuck - Georgia
>>>(mp3): Yuck - The Wall (removed by request)
Hang the mp3j

Hang the mp3j
Fantastica e forse già anacronistica tote-bag che potete trovare nello shop della Happy Happy Birthday to Me records.
Mike spiega: "there is nothing more that I hate than iPod or laptop dj's". Ma purtroppo sembra che prima o poi anche il dj chiavetta verrà superato.
Con una certa ironia, direi che il pezzo più adatto per questo post è un remix legna (trovato qui) del celebre e immortale inno che invitava a impiccare il dj "perché la musica che mette non dice niente a me della mia vita".

>>>(mp3): The Smiths - Panic (Xavier J remix)

giovedì 18 marzo 2010

Wild nothing

Wild Nothing
Proprio mentre sta per arrivare la primavera, recupero solo ora una canzone dell'autunno scorso intitolata guarda caso Summer Holiday.
Con un'indolenza da vecchi Radio Dept e una frenesia da Pains Of Being Pure At Heart, sembra già di viaggiare con la macchina via lontano.
Wild Nothing (bel nome) è il progetto solista di Jack Tatum, da Blacksburg, Virginia. Ha appena pubblicato un nuovo sette pollici con una cover di Kate Bush, nel caso servisse qualche altra indicazione intorno al suo sound sognante, nebuloso ed evanescente. Entrambi i vinili sono su Captured Tracks, che il prossimo maggio farà uscire anche l'album di debutto Gemini.

>>>(mp3): Wild Nothing - Summer Holiday
Show me something new




Se avete quarto d'ora da dedicare agli Shout Out Louds, la band svedese ha postato sul suo sito due magnifici video per presentare l'ultimo album Work, un disco che più lo ascolto più penso che le critiche lette in giro subito dopo l'uscita fossero affrettate e superficiali. La regia è del bassista della band, Ted Malmros.
MAP - Music Alliance Pact #18

 MAP - Music Alliance Pact
Come ogni mese, eccoci all'appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact: trentasei blog di tutto il mondo selezionano per voi una band interessante del proprio Paese e vi regalano una canzone. Stavolta abbiamo aggiunto lo streaming per rendere più agevole la consultazione.
Lo so, sono in ritardo, ma posso dire che posto il MAP di marzo solo oggi perché stavo giusto aspettando l'articolo del Guardian che parla di noi.
Per chi volesse, questo è il riassunto delle puntate precedenti: 1 / 2 / 3 / 4 / 5 / 6 / 7 / 8 / 9 / 10 / 11 / 12 / 13 / 14 / 15 / 16, 17.
Nomi che mi hanno incuriosito in una scaletta come sempre fin troppo variegata: gli argentini Modular (il revival dei Novanta che facevano il revival della space age bachelor pad music è già passato?), gli estoni Honey Power (sembrano usciti direttamente da una fanzine inglese Anni Ottanta), il pezzo dei tedeschi Kissogram seppure modesto ha qualcosa di ipnotico, gli indonesiani Sajama Cut (college rock semplice e pulito ma a volte tutto quello che vuoi sono dei bei cori), il post-punk degli irlandesi Cast Of Cheers, e gli scanzonati venezuelani Los Paranoias. Degli statunitensi Javelin ormai avrete già letto ovunque.
Gli italiani che ho scelto questo mese sono il trio romagnolo degli Heike Has The Giggles perché il loro rock secco e compatto mi è piaciuto al primo ascolto, e visto che hanno appena pubblicato il loro album di debutto Sh!, meritano di farsi ascoltare un po' in giro, magari anche in giro per il mondo.
Questa è la playlist di marzo, compreso il link per scaricala tutta in un colpo solo.

>>>(mp3): Heike Has The Giggles - Robot

sabato 13 marzo 2010

Dio salvi Bologna


«Sulla massicciata della ferrovia qualcuno ha scritto Rialzati, Bologna! e io non capisco se l'invito è rivolto alla squadra di calcio, o non piuttosto a tutta la città».

Questa sera al Locomotiv Club (Via Serlio 25), Enrico Brizzi & Yu Guerra presentano il reading per voce e rock band "Dio salvi Bologna".
Mi pare di capire che c'è anche un album vero e proprio legato al progetto, vedrò di scoprire qualcosa di più. Già la copertina in stile "Sex Pistols versione Due Torri" mi ha strappato una risata amara.

venerdì 12 marzo 2010

Cut: un'anteprima del prossimo album!

CUT + Matt Verta-Ray
I Cut sono una di quelle band che bisogna vedere in concerto per poter cominciare a capire qualcosa dell'espressione "rock'n'roll". Alla fine dell'anno scorso hanno realizzato uno dei loro sogni e sono andati a New York a registrare il loro nuovo album insieme a Matt Verta-Ray (che forse avete visto dividere il palco con Jon Spencer negli Heavy Trash). Su Rockit c'è un bellissimo diario di questo viaggio: leggetelo. Una pagina che tra le righe racconta anche un modo di vivere la musica non così comune e che, al di là dei miei ascolti e gusti personali, riesce a trasmettermi un'euforia totale.
La band bolognese è stata così gentile da regalarci il demo (registrato con Bruno Germano dei Settlefish) di una delle canzoni che finirà nell'album. Ancora non c'è una data di uscita ma spero davvero sia molto presto!
Come chiunque sia mai stato in uno studio di registrazione sa benissimo, anche il più selvaggio e istintivo dei rockers quando registra un disco viene preso da un'ansia da prestazione individuale che spesso ti porta a fare e rifare cose che invece andavano già più che bene. E così delle esecuzioni ricche di feeling ed emotività ma con qualche imprecisione vengono corrette e ricorrette finchè si perde ogni briciola di spontaneità ed emozione. Matt invece ci esorta a seguire il nostro istinto perché registrare, specie se lo si fa live in studio come noi, significa soprattutto catturare il feeling di un momento, un'emozione irripetibile. Solo così si potrà restituire qualcosa di vero a chi ascolterà il tuo disco. E poi molti dei dischi che più ci piacciono ce li ricordiamo anche per le cose che non sono del tutto a posto, che rendono un disco vivo, comunicativo e imprevedibile come la vita.

>>>(mp3): Cut - She Gave Me Water (demo)
I will never love a young boy again

My Bubba & Mi
Potrei quasi raccontarvela come una barzelletta: ci sono una danese, una svedese e una islandese... Ma poi comincia la musica, e ogni altra parola sembra subito una sciocchezza.
Una canzone leggera come un soffio di vento sopra la campagna. Voci che si intrecciano in una cadenza blues, ma senza gravità. C'è qualcosa di fatato nel suono pizzicato di queste corde di chitarra e banjo. Un istante di luce esitante, prolungata prima del tramonto.
We Were Never Being Boring collective, insieme all'etichetta olandese Beep! Beep! Back up the Truck, è felice di presentarvi How It's Done in Italy, l'album di debutto delle My Bubba & Mi.
Potete cominciare a conoscerle meglio leggendo questa intervista. Presto saranno di nuovo in tour in Italia, non perdetevele. Nel frattempo, l'album è qui.

>>>(mp3): My Bubba & Mi - I Will Never Love a Young Boy Again
What's the weather in Bologna?

Ma com'è che quando suonano i Caloriferi al Covo c'è sempre di mezzo la neve? Comunque le previsioni meteo oggi dicono: "Nuvolosità innocua. Precipitazioni assenti. Temperatura minima di -1°C e massima di 9°C". Quindi direi che stasera si può stare tranquilli. Sul palco di Viale Zagabria 1 arrivano due band di casa nostra che hanno pubblicato due tra i migliori album italiani dell'anno scorso: The Calorifer Is Very Hot! e Damien*, a presentare i rispettivi Evolution On Stand By e Crippled Cute, dischi che abbiamo suonato in lungo e in largo da queste frequenze. L'accoppiata è assolutamente interessante: pop a bassa fedeltà con scosse punk per i primi, tirato indie rock a tinte new wave per i secondi. Ci sarà da sudare. E chi se ne frega del tempo fuori.

>>>(mp3): Damien* - Confidants
>>>(mp3): The Calorifer Is Very Hot! - Evolution On Stand-By
Da Parigi a San Francisco


La Linda è stata una delle voci storiche di quella che fu Radio Città 103, e a sua insaputa una delle cause per cui mi avvicinai al meraviglioso mondo dell'etere bolognese. Ora è a Parigi e mi scrive appena tornata dal concerto dei Girls (di nuovo in tour in Europa ma nemmeno stavolta in Italia):
A me sono piaciuti più dal vivo che su disco. Bella atmosfera e pubblico caloroso. Da ascoltatrice un po' distratta, i "riferimenti Sixties" non ero arrivata a definirli tali. Però il principale motivo per cui Album non aveva incoraggiato troppi ascolti erano proprio quelle canzoni un po' troppo "oldies". Li ho trovati più indie dal vivo - per questo mi sono piaciuti di più. Persino Costello, così evidente sull'album, non mi è mai venuto in mente durante il concerto. Erano in 5 sul palco (troppi?), Owen catalizzatore dell'attenzione in jeans rossi, Doc Martens verdi e smalto sulle unghie. Per me, avulsa dall'hype creatosi attorno ai Girls nei mesi scorsi e curiosa ma senza troppe aspettative, è stato un piacevolissimo concerto. Se ti interessa ho caricato il video di Life in San Francisco.

Grazie Linda, a presto!

>>>(mp3): Girls - Life in San Francisco

giovedì 11 marzo 2010

The Wave Pictures: tour in Italia con un nuovo album!

The Wave Pictures
I Wave Pictures sono decisamente una delle band più iperattive che conosca. Due (magnifici) album negli ultimi due anni, una serie infinita di progetti paralleli e solisti, più varie collaborazioni con altri cantautori come Darren Hayman e Stanley Brinks.
Finalmente li vedremo in Italia per un tour di sei date il mese prossimo. La notizia è che la band londinese presenterà un nuovo album in vinile intitolato Susan Rode the Cyclone in uscita ad aprile, progetto nato dalla collaborazione tra la italiana Interbang Records e la spagnola Acuarela. Il disco conterrà dieci nuovi brani che faranno parte della scaletta dei concerti di aprile. Queste le date annunciate finora:

Martedì 20 - Milano @ Bitte
Mercoledì 21 - TBA
Giovedì 22 - Pescara @ Mono
Venerdì 23 - Ravenna @ Bronson
Sabato 24 - Molfetta @ L’Eremo Club
Domenica 25 - Ferrara @ Zuni

>>>(mp3): The Wave Pictures - We Dress Up Like Snowmen
Di nuovo Pronti al nuovo Peggio


Il modo di dire "il demo era meglio" è ormai diventato un luogo comune, ma questa volta, dai, è evidente che si tratta della pura verità. Pronti Al Peggio è tornato, ma invece del divano di Andrea (che gli avevo pure dato una mano a montarlo!) stavolta fanno le robe in grande, e dopo Vitaminic finiscono anche su Bonsai TV, canale di intrattenimento di Telecom Italia. Siccome però io l'altra sera non c'ero non può essere stato così divertente.
La seconda stagione è partita con un concerto di Dente, e sono in arrivo nomi del calibro di Tre Allegri Ragazzi Morti, Zen Circus, A Toys Orchestra e Alessio Bertallot. Oltre ai live acustici in posti strani di Piazza Delight, non mancheranno le consuete rubriche Fossifigo, Ipod Casino, 48ore e soprattutto le ricette giuste di mamma Fiorella, che ci porterà nella sua cucina ad ascoltare un po' di dischi.

mercoledì 10 marzo 2010

If you got somebody waiting


La neve e il vento gelido di queste ore su Bologna sono un'ottima scusa per recuperare il video dell'ultimo singolo di Joel Alme.
Il suo epico e sentimentale secondo album, Waiting For the Bells, è anche superiore al suo esordio di un paio d'anni fa.
Riferimenti musicali che puntano diritti agli Anni Sessanta più sfarzosi ed eleganti, con l'orchestra in smoking, una nutrita collezione di dischi Motown mandata a memoria e canzoni che sembrano scagliare l'ultimo calice alle proprie spalle. A ogni disperata strofa un vecchio crooner dice addio al suo amore, e a ogni scintillante ritornello eccolo tornare di nuovo, con la più irresistibile faccia tosta. E poi quel modo tutto suo di gettare via melodie e voce (a volte con una sfumatura dylaniana) che fa proprio venire voglia di trascinare degli abbracci fortissimi, di dimenticare tutte le parole, di ballare fino a non sentire più freddo e a perdersi sopra questa neve e questo vento gelido.

>>>(mp3): Joel Alme - You Remeber The Good Times But The Good Times Don't Remeber You

martedì 9 marzo 2010

La sottile differenza tra band e brand

Proprio questa mattina, il componente di una nota e giovane band italiana mi scriveva "l'idea è quella del facciamolo noi prima che lo faccia qualcun altro". Si stava parlando di campagne di promozione (fai-da-te, per carità, niente di troppo cerebrale a livello di marketing) per un nuovo disco in uscita.
Ci si rende conto che il periodo è talmente fluido e veloce, oltre che poco florido, che ogni strategia sembra poter funzionare più o meno una volta sola.
Spedire mp3 ai blog, concedere "l'anteprima" dello streaming in esclusiva a qualche webzine, scrivere i tour diary, far partecipare i fan con video, remix o addirittura quote di azionariato popolare... Tutto già visto e sentito (oltre che metabolizzato da Hipster Runoff). Un problema serio, se oggi per qualcuno il principale obiettivo da conquistare è l'attenzione.
Ed è qui che i social network, così ci raccontano, possono fare la differenza: con il potenziale della "conversazione". Giusto qualche giorno fa Indieriviera pubblicava un post dall'esplicito titolo "Come promuovere la tua band su Facebook", e sono sicuro che per molti funziona bene.
Ma dall'altra parte, ci sono anche band (come segnalato da Daily Swarm) che non hanno molta voglia di passare le giornate ad aggiornare profili su internet, e rivendicano il proprio lavoro di musicisti "puri". Infatti, il rischio è quello di finire a mettere in secondo piano musica e canzoni, e di perdere il senso della realtà ("so many twentysomethings are not interested in social networking" - Billboard).
La verità probabilmente sta da qualche parte nel mezzo, oltre che ovviamente nei mezzi (di comunicazione), vedi ad esempio il pratico realismo di questa Kristin Marshall, che conclude: "it's not hard, really".

>>>(mp3): Public Enemy - Don't Believe the Hype

lunedì 8 marzo 2010

"Tu pensi che abbia ancora senso di parlare di indie oggi?"

Sul blog di Patchanka ritrovate la bella intervista che Niccolò Vecchia ha fatto a Steve West, batterista dei Pavement. Super!
È veramente "una roba da Pavement" che la sua canzone preferita della band alla fine non sia inclusa nell'antologia Quarantine the Past, uscita da poco e già recensita con lodi un po' ovunque (tranne forse su SoundsXP).

Intanto è partito lo storico reunion tour (tappa a Bologna il prossimo 25 maggio) e ogni sorta di "memorabilia istantanea", video, foto e scalette letteralmente pochi minuti dopo la fine del concerto, si possono recuperare su Pavement Live 2010, tumblr lanciato dal giornalista Matthew Perpetua e già segnalato anche su La Belle Epop.

Due link per finire: il bel "nastrone" realizzato dallo staff di NPR con tutti i pezzi più classici, e la voce un po' fuori dal coro di Jukka dei Giardini d Mirò, che "non sarà della partita".

>>>(mp3): Pavement - Gold Soundz
Hold Your Horses!


Da un po' di tempo non mi capita spesso di guardare i video fino alla fine. Questa mattina però ho fatto un'eccezione per questa 70 Million della band franco-americana Hold Your Horses!. Idea tutto sommato semplice ma brillante e realizzata con la giusta misura dallo studio Logre, e che mi ha tenuto lì fino all'ultima inquadratura, se non altro per vedere quanto quadri riuscivo a riconoscere.
La band definisce il proprio sound "polyphonic fever inducing pop", sono in sette, hanno begli arrangiamenti arricchiti da fiati e archi, e quella voce che sembra ricordare ogni tanto Matt Berninger (ma non sono niente male anche le canzoni più folk e delicate in cui canta la fanciulla dal nome Flo).
Grazie a Livio "The Daily Better" per la segnalazione del video.

>>>(mp3): Hold Your Horses! - 70 Million

sabato 6 marzo 2010

My world crumbles when you are not near

Ancora a proposito del Roma Popfest di cui parlavamo l'altro giorno con le ragazze di Frigopop!, questa sera sul palco del MADS, insieme ai nostri My Awesome Mixtape e A Classic Education, e ai Diverting Duo da Cagliari, sono in programma anche i giovani Jacqueries.
Nell'ultima puntata di polaroid alla radio ho commesso il grave errore di suonare la loro cover di I Try di Macy Gray e ancora non sono riuscita a levarmela dalla testa. College rock al suo meglio, ruvido e scanzonato.
La band romana ha da poco messo in free download l'ep Child's Play su 24 Records, il Dipartimento Ricerca & Sviluppo della 42 records, e queste prime quattro tracce promettono davvero molto bene.

>>>(mp3): The Jacqueries - I Try (Macy Gray cover)
If you think I’m slowing down, I’m not slowing down


Quel che penso di Work ho già cercato di esprimerlo di là. Vedo che in giro non è piaciuto troppo, e anche in radio la tirocinante Fagotta mi punzecchia un po' scettica. Ma scommetto che se avessero fatto una "Impossible Parte Seconda" tutti avrebbero detto "ecco, sempre uguali ai Cure". Io invece aprezzo il cambio di rotta degli Shout Out Louds, l'ascolto di Work come un insieme coeso e calmo, la sua calda semplicità. Non tutti i dischi devono cambiarti per forza la vita. Questo è uno di quelli che fa la strada con te tutti i giorni.

>>>(mp3): Shout Out Louds - Fall Hard (Passion Pit's Summertime Radio Remix)

mercoledì 3 marzo 2010

Metti l'indiepop nel frigo
A Roma arriva il Popfest!


Parte domani la prima edizione del Roma PopFest, festival organizzato dalle iperattive ragazze di Frigopop!, e che per tre giorni riempirà la capitale di concerti, dj-set, esposizioni di fotografie e banchetti a tema indiepop. Niente male, per essere in Italia.
In programma un sacco di band che abbiamo suonato un bel po' anche qui a polaroid, insieme ad alcuni nomi nuovi da tenere d'occhio: My Awesome Mixtape, Fitness Forever, A Classic Education, Carpacho!, Diverting Duo, Jules Not Jude, La Calle Mojada, Vinegar Socks e Jacqueries, oltre agli ospiti speciali The Lodger, direttamente da Leeds per una data unica nel nostro Paese.
Siamo dunque andati a fare quattro chiacchiere con quelle di Frigopop! e ci siamo fatti raccontare qualcosa in più sull'evento.


Cominciamo dalle presentazioni: da chi è composta la squadra di Frigopop!, che fate nella vita e come siete finite a organizzare un festival indiepop?
Frigopop! sono 3 ragazze che recentemente son diventate 5, quasi tutte studiano all'università (filosofia, comunicazione, arte) e un paio lavorano, hanno dai 20 ai 26 anni e amamo la musica pop. A Roma ce n'era pochina così abbiamo deciso di portarcela noi. L'idea del festival è nata praticamente assieme a quella di mettere su un collettivo per smuovere le acque, solo che all'inizio non avevamo né i soldi né l'esperienza necessaria, così abbiamo iniziato da più modesti party-concerti. È passato un anno, non abbiamo ancora né i soldi né l'esperienza, ma abbiamo pensato che non si poteva più aspettare, e così è nato il ROMAPOPFEST.

Com'è proporre dell'indiepop a Roma? Come reagisce "la scena" alle vostre serate: resta tutto su Facebook o c'è di più?
Per cominciare, è bene chiarire che a Roma non c'è una "scena", ma un fluire indistinto di gusti e micro-circoli legato a una band piuttosto che ad un'altra e non ad un genere ben preciso. La gente quindi sembra davvero poco interessata alla faccenda dell'"indiepop", e molto di più all'atmosfera e alla qualità della musica che trova sul nostro palco, e fino ad ora dobbiamo dire che è andata bene, siamo contente.

"Popfest" richiama alla mente eventi con lo stesso nome a New York, San Francisco e Londra, tanto per fare alcuni esempi: c'è una connessione?
Assolutamente sì. Al decidere il nome da dare al nostro festival non avevamo alcun dubbio, è venuto naturale da subito. Come dicevo prima, miriamo a riempire un vuoto che invece vorremmo fosse stracolmo: ci sono Popfest in molte capitali europee ed americane e sentivamo il bisogno di crearne una anche a Roma e fare circolare un po' di pop italiano (e non solo), creare un luogo e un'occasione ben precise, che fossero un riferimento ufficiale per un certo tipo di musica e i suoi ascoltatori. E poi siamo in diretto contatto con i ragazzi del London Popfest che è in corso proprio in questi giorni; ci hanno supportato dall'inizio con consigli e aiuti, e non possiamo che esserne felici.

Qual è stato il momento più bello di tutto il lavoro per mettere in piedi questa prima edizione? E c'è stato un giorno in cui eravate così arrabbiate da voler mollare?
I momenti belli son stati quelli iniziali, quando avevamo carta bianca e abbiamo iniziato a fantasticare su cose che poi abbiamo effettivamente realizzato: avere finalmente in mano i bellissimi manifesti è stata una bella soddisfazione, è stato un po' come vedere il lavoro di tanti mesi cominciare a concretizzarsi. Certo poi quando abbiamo dovuto passare fredde notti in giro per le strade della capitale ricoperte di colla per attaccarli, è stato un po' meno piacevole! Così come è stato amaro aver dovuto rinunciare ad un paio di band che sognavamo di far suonare e per le quali avevamo lavorato tanto, ma che poi alla fine non siam riuscite a far venire in Italia. A conti fatti però siamo molto soddisfatte di quello che siamo riuscite ad ottenere, e speriamo che piaccia anche al nostro pubblico.

A parte certa elettronica, si tende ad associare la musica a un immaginario "caldo" (il fuoco, il ballo, il corpo...): mi spiegate invece la poetica del "frigo"? Sta lì perché fa simpatia? È una metafora?
La poetica del frigo è strettamente legata a quella della casa e della cucina, e quindi in finale al calore del focolare. Il frigo è uno dei luoghi più intimi della casa, ci sei sempre a tu per tu e in molti lo usano come pensatoio speciale; dà sollievo nei momenti di tristezza e debolezza, e in definitiva sì, ci faceva simpatia :)


>>>(mp3): The Lodger - The Good Old Days
Teen dream alive


Anche in una finestrella piccola mezzo monitor, i Beach House dal vivo riescono comunque a emozionare parecchio. Su baeblemusic.com si può vedere un loro intero concerto.

>>>(mp3): Beach House - Take Care
>>>(mp3): Beach House - Zebra (Ring Trick remix)
The Radio Dept. in Italia!

The Radio Dept.
Il nuovo album dei Radio Dept., già anticipato dal singolo Heaven's On Fire, dopo tanti rinvii è finalmente una realtà e nei prossimi giorni ci tornerò su. Intanto dal sito dell'etichetta Labrador arrivane altre belle notizie: la band svedese tornerà in Italia per tre date nel prossimo mese di giugno.

Giovedì 3 - Marina di Ravenna @ Hana Bi
Venerdì 4 - Roma @ Circolo Degli Artisti
Sabato 5 - Torino @ Spazio 211

>>>(mp3): The Radio Dept. - Heaven's On Fire

martedì 2 marzo 2010

The Transtlantic Current


Mi scrive la Tea-Kettle Records, la piccola etichetta di Piacenza già casa di Clever Square e Isabel At Sunset: ora stanno collaborando con MAD Dragon Records, label americana gestita da studenti dell'università Drexel di Philadelphia, per pubblicare The Transatlantic Current, compilation digitale divisa tra le due sponde dell'oceano.
La "squadra" americana è rappresentata da Hoots & Hellmouth, Andrew Lipke & the Prospects e The Swimmers (tutti da Philadelphia), mentre gli italiani sono Isabel at Sunset (da Parma), House of All e Home (da Verona), con l'aggiunta dei Billie the Vision and the Dancers, dalla Svezia.
La collaborazione è nata l'anno scorso al SXSW Music Festival di Austin, in Texas, quando Carla Zerbi, fondatrice di Tea-Kettle, ha incontrato Terry Tompkins di MAD Dragon a uno showcase di Andrew Lipke, ed è poi proseguita in estate, quando Carla ha lavorato al programma "Music Industry" della Drexel University (ma da quelle parti insegnano l'indie al college? interessante).
Ora finalmente la compilation è uscita ed è in free download su Bandcamp.

>>>(mp3): Isabel At Sunset - Just Another Song About Suicide
You're right back where you started from


Da un paio di settimane gira questo video (abbastanza bruttino nonostante la parata di guest star) dei Vampire Weekend, e mi ha fatto tornare in mente che né qui sul blog né in radio avevamo dedicato molta attenzione al loro secondo album Contra. Eppure a suo tempo l'avevo pre-ordinato a scatola chiusa, e quando poi era arrivato aveva girato parecchio nello stereo, senza però catturare la giusta attenzione.
Ora se c'è una cosa pochissimo cool su un blog è parlare di un disco uscito due o tre mesi prima (senza contare il leak): troppo tardi per l'aggiornamento dell'ultimo minuto e troppo presto per una riscoperta. Eppure, ho sempre più il sospetto che il "mio" Contra arriverà adesso che le giornate si allungano e la luce si fa più tersa.
Non è questione di semplice equazione ritmi "solari" = stagione calda, né tanto meno di amore/odio, come per Andrea. Contra mi sembra uno di quei dischi che non puoi ascoltare soltanto due volte mentre fai copia incolla solo perché ne devi parlare, e poi "ce l'hai presente". Perché sotto la sua faccia pulita da circolo del tennis fa un lavoro frenetico per tenere assieme arrangiamenti equosolidali di archi e percussioni, certi suoni sintetici e secchi (magnifica Diplomat's Son, con i suoi cambi di tempo), e soprattutto la voce di Ezra Koenig, garbata ma non certo debole, sempre supportata da un riverbero da cerimonia che fa la differenza. Ci sono salti notevoli tra una canzone e l'altra, momenti sfrenati nonostante l'eleganza della cornice li faccia passare quasi inosservati.
Tutte queste cose per me hanno bisogno di sciogliersi piano, credo debbano ricostruirsi da qualche parte nella mia testa, e intanto è quasi arrivata la primavera. A banco un'orchata per tutti.

>>>(mp3): Vampire Weekend VS Yeasayer - Giving Up the Alp (Immuzikation Blend)
>>>(mp3): Vampire Weekend vs M.I.A. - Giving Up the Sunshowers (The Hood Internet)


ps: L'altro giorno però ho letto questa loro intervista sul Guardian, e secondo me i ragazzi sono un po' confusi. Oppure ci vogliono far credere che con facebook e twitter siamo tutti sullo stesso piano e Lady Gaga è il nuovo punk.
Comprarsi una band conviene?

Qualche giorno fa La Donna di Prestigio mi segnalava che Sellaband, il sito che permetteva ai fan di finanziare la produzione discografica delle loro band preferite, era fallito. Tra gli altri, erano rimasti a piedi anche i Public Enemy, che avevano visto molti dei loro investitori ritirarsi.
Mi stavo domandando se forse questo tipo di progetti può funzionare bene soltanto per progetti piccoli e "vicini", e l'utopia di far sposare il DIY e l'industria discografica fosse dunque destinato a fallire, quando è arrivata la notizia che è entrato un nuovo investitore e pare aver sistemato le cose almeno dal punto di vista finanziario.
Uno dei principali problemi di Sellaband era che, nonostante fosse un tipico prodotto 2.0, "aimed to make albums the major label way", andando nettamente in perdita. Ora si attende che il nuovo management annunci nuove strategie.