giovedì 29 aprile 2010

For things that haven't come yet

Nana Grizol
Come il sapore salato di una lacrima all'angolo delle labbra mentre cominci, nonostante tutto, a schiudere un sorriso, e hai ancora gli occhi appannati e pesanti ma finalmente senti la forza di rialzarti in piedi. Esiste della musica che sembra capace di prendere in mano le cose, il cuore spezzato, il sogno fallito, il passato perduto, e riaggiustarle, rimetterle insieme senza fare all'apparenza molto di più quello che sapevamo già.
I Nana Grizol, da Athens, suonano un pop irruento, il loro background è folk e il loro sound è arricchito da quella che era la sezione fiati dei Neutral Milk Hotel. Tutto nasce da Theodore Hilton, che a sua volta faceva parte dei notevoli Defiance Ohio, assieme a qualche componente degli Elf Power. Ma si definiscono semplicemente "a bunch of friends having a whole lot of fun making the music they love with each other".
Ruth è il loro secondo album e se vi piacevano gli Okkervil River di qualche anno fa potreste ritrovare nei Nana Grizol quella stessa urgenza ed energia, con un impatto più ruvido ma non per questo meno efficace.
Queste canzoni sembrano una convalescenza che ristora. Raccontano tutte più o meno quel momento in cui si riporta a casa la propria vita, quando si passa metà del tempo a leccarsi le ferite e l'altra metà a domandarsi quale strada prendere ora. Si tengono ancora stretti ricordi e rimpianti, ma qualche lezione si è imparata, ed è ora di darsi una mossa: "cynicism isn't wisdom, it's just a lazy way to say that you've been burned". E intanto queste canzoni vibrano, fremono, erompono, ti strappano di dosso ogni tentazione di crogiolarti: "don't live your life like it's already gone".

Tra parentesi, segnalo che Ruth esce per Orange Twins, collettivo che non si dedica solo all'autoproduzione discografica ma è anche una sorta di comune, un vero e proprio villaggio fuori Athens, impegnato nella coltivazione della terra e nella conservazione dei boschi, come racconta lo stesso Hilton in una bella intervista a Paste. E quindi anche i miei 12 dollari del disco sono stati ben spesi.

>>>(mp3): Nana Grizol - Galaxies

2 commenti:

olivia ha detto...

Per me è uno dei dischi più belli di questa (mia) primavera. Cercando qualcosa in giro mi sono resa conto che quasi tutti lo considerano un dischetto che non dice niente di nuovo. La mia reazione è "e che mi frega delle cose nuove, se quelle già dette mi funzionano così bene".
Sono molto curiosa di vedere come rendono dal vivo al Primavera Sound.

e. ha detto...

Anche per me uno dei dischi più ascoltati in questa prima parte dell'anno e, ok, forse non sarà molto hipster ma ha una carica e una immediatezza che, per esempio, non ho trovato dentro altre robe più importanti.
Invidia massima che li vedi dal vivo, anche se vederli in un contesto come il Primavera non mi fa molta voglia. Io ancora nonmi capacito di avere perso per due volte i Defiance Ohio all'Atlantide.
ciao, e.