lunedì 26 gennaio 2009

Delocalizzare Bologna

A lato di una discussione sullo sgombero del Centro Sociale Conchetta in corso sul blog di Andrea, Bebo lascia un ampio e sentito commento che mi pare il caso di segnalare anche qui:
Qui a Bologna la sorte è identica: parlano di delocalizzare, come le aziende che vanno in Romania o in Cina, spostano i centri in periferia o nella periferia della periferia, nelle zone industriali non collegate dai mezzi, in mezzo al niente, in modo da farli scomparire per forza di cose.
Poi ci sono gesti schizofrenici come l'evento NetMage, che conquista il gotico e centralissimo Palazzo Re Enzo (tredicesimo secolo). Lampadari a goccia e affreschi magnifici. Tralasciando un po' di disagi organizzativi, sabato per i Black Dice era pieno delle facce che vedevi dieci quindici anni fa al Link e al TPO, oppure alle serate punk hardcore. Che vorrà dire? Bebo, dov'eri? Dove si va?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bebo deve essere giovane, perchè non si ricorda che queste cose qui a Bologna succedono da sempre, a cicli, almeno da quando mi ricordo io degli ottanta.
Su Milano non dico niente, non ci metto più piede, e me ne guardo bene, però mi aspetto anche di peggio da un'amministrazione che si sente con le spalle protette dai poteri alti e si non cura certo di quattro blogger.
Maurizio, che ti segue da Radio Città 103.

bebo ha detto...

Giovanotto dai, ho segnato 23 all'ultimo giro.
Però parlo soprattutto (meglio dire solo, anche perchè quando non so tendo a starmene quieto) per quello che mi interessa. Che poi stringistringi è la musica elettronica.
Lo scorso anno al netmage c'ero e mi sono divertito mica poco! Poi c'è stato anche il ro.bot, altrettanto bello. Quest'anno in re enzo suonavano artisti che non mi interessano, forse Haino per mera curiosità o i Sunburned Hand etc per vedere quanto sono freak dal vivo.
Mi lamento del non riuscire più ad organizzare o trovare sfoghi per la musica elettronica (aldilà del Kindergarten che comunque è pettinatissimo e costicchia), in maniera continuativa. Per far crescere, nascere o rifiorire una scena. In Italia c'è un bellissimo underground musicale che fatica a trovare spazi, il covo o il locomotiv per quanto siano da santificare per ciò che offrono non sono il posto migliore dove potersi offrire come produttore techno, piuttosto che dub o che altro.
La musica elettronica è blindata (anche per propri demeriti) dentro le mura di musica per drogati\pasticcomani\stronzetti. Che è anche vero, per cairtà, quante ne vedo di persone così. Però in fin dei conti ci rimettiamo sempre noi, che angeli non siamo, ma non siamo nemmeno dei devastatori.
Come diceva James Murphy qualche anno fa "abbiamo lanciato via le stratocaster e ci siamo comprati i giradischi".

Il discorso "è così da molto" lo accetto perchè sicuramente sapete cose che io non so, però non può essere una scusa per lasciar fare.

(ri)scusate la lunghezza e il ritardo della risposta.