mercoledì 22 novembre 2006

Natural's not in it

 Marie Antoinette Dei tre film che ho visto nell'ultimo anno al cinema, due riguardavano figure monarchiche femminili in crisi. Non so se questo dato dovrebbe suggerirmi qualcosa sulla società contemporanea, o soltanto che devo uscire più spesso.
Certo, se l'insopportabile The Queen avesse avuto gli Strokes in colonna sonora forse sarebbe stato più digeribile, ma dubito. Magari le scarpe di Manolo Blahnik avrebbero aiutato di più.
Per Marie Antoinette il discorso era diverso: ehi, Sofia Coppola è dei nostri! Oggi ci sentiamo tutti un po' Lost in qualche Translation, no? E allora vado a vedere anche queste due ore e tre minuti di film in costume, stucchi, specchi, parrucche, lacche, affreschi, cristalli, cipria, corse per i corridoi di Versailles e, soprattutto, Manolo Blahnik.
Poi, siccome ho degli amici intelligenti, ho imparato che quando a me sembra che non succeda niente, invece si sta compiendo un'intensa analisi dei caratteri e delle situazioni, e allora resto seduto ad aspettare, aspettare e ammirare Manolo Blahnik.
Tranne quando in un paio di scene suonano i Radio Dept. in sottofondo. Lì scatto in piedi a esultare come Tardelli nell'82. Non ci posso fare nulla: i consulenti di marketing che progettano le colonne sonore dei film della Coppola hanno memorizzato il mio numero sul cellulare con il nome "Target Facile #1".
Poi mi torna in mente che Johan e Martin ci avevano raccontato di avere concesso le canzoni al film solo in cambio di sapere dalla Coppola cosa sussurra Bill Murray nell'orecchio a Scarlett Johansson alla fine del film. Mi giro per dirlo a qualcuno, ma i due bear di mezza età che mi siedono accanto stanno limonando.
Intanto passa la festa in maschera a Parigi, passano le All Star, passa il teatro del Settecento, passano i Bow Wow Wow, passano i dolci fluo, passa Marianne Faithfull Maria Teresa d'Austria, passano i New Order, passa Manolo Blahnik.
A un certo punto ricompare quel candore da Vergini Suicide, quel controluce di vesti bianche e abbandonare di corpi sui prati. E la storia del matrimonio non consumato, delle sorti della nazione e della corte, sfumano lontano. Quasi mi scordo anche di Manolo Blahnik. Per un attimo penso che la Coppola volesse arrivare soltanto lì, dove Kirsten Dunst è come dovrebbe sempre essere, un biondo sorriso acquerello che si muove sulla musica degli Air.
E invece, proprio lì c'è questa scena delle uova, appena un attimo, in cui si mostra come anche lo slancio bucolico e materno siano artificiosi e fatui (tanto che alla prima cena in giardino con le ostriche, ecco l'amante), e tutto è così senza rimedio, che dopo non bastano nemmeno i Cure e Manolo Blahnik a tirarmi su di morale.
Sarà pure un fallimento di film, come dicono quelli abili nell'arte della conversazione, ma ho trovato che riuscire a essere tanto pessimisti prendendo una materia così vuota e frivola, e schivando ostinatamente ogni occasione di approfondimento, sia comunque frutto di una certa abilità.
I ragazzi del marketing della colonna sonora avevano detto tutto già ai titoli di testa, dove hanno messo i Gang Of Four a gridare:
The problem of leisure / What to do for pleasure
Dream of the perfect life / This heaven gives me migraine
.


(poi, certo, uno può sempre dire che i problemi sono ben altri, vabbè...
Analisi più interessanti chez Leonardo, Seconda Visione, Violetta...)

>>> mp3:
Gang of Four - Natural's Not In It
The Radio Dept. - Pulling Our Weight

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