domenica 29 ottobre 2006

Menica, menica
(scaricala in lo-fi)

Scarpe nuove mi son messo,
il cappello nero in testa:
devo andare alla Gran Messa
col vestito della festa.

Per sembrare intelligente
curo molto l'espressione,
mentre passo tra la gente
che cammina in processione

Menica menica, oggi è domenica:
tutti a passeggio si va.
Menica menica, oggi è domenica
Ognun mi saluterà
.

Dopo avere ben mangiato
salto sulla mia Gilera
e mi lancio a perdifiato
verso l'unica Balera.

Ecco là sullo stradone,
con le scarpe di coppale,
tutte fragole e lampone
due ragazze mica male

Menica menica, oggi è domenica
Festa in paese si fa
Menica menica, oggi è domenica
Tutti a ballare si va


Ecco attacca l'orchestrina
la mazurca indiavolata:
io rimango in magliettina,
lei è già tutta sudata.

A me pare appetitosa,
pur se sa di brillantina;
le sussurro qualche cosa,
lei mi fa una risatina

Menica menica, oggi è domenica
Oggi all'amore si fa
Menica menica, oggi è domenica
Tutto doman finirà
Finirà
Finirà

***

Come molti, io non sono mai riuscito a trovare l'anima al liscio. Che i miei vecchi trascorressero le rare ore di svago a scimmiottare i valzer della corte di Vienna era un fatto: ma, ecco, era un fatto poco interessante e abbastanza triste, tutto qui. Quale folclore, quale cultura? Tre quarti con bassi pompati e arpeggi facili: il nonno del tecno era superficiale quanto il nipote. Si trattava solo di una superficialità diversa: la scimmia ammaestrata che imita i padroni contro la nuova scimmia postmoderna che ritrova la jungla al cocoricò. Io invece ci tenevo ad avere una storia, delle radici, bla, bla.

A proposito delle mie radici: i miei genitori mi hanno lasciato in eredità una sola cassettina: tre pezzi di De Andrè, tre di Paoli, tre di Lauzi. Ritornerai e Il Poeta le conoscono tutti. La terza è Menica Menica, e non ho mai trovato qualcuno che la conoscesse, solo qualche rara traccia su e-mule.

Per me è bellissima, e spietata. La provincia è radiografata in tutta la sua nullezza, con un'economia di parole che fa spavento. "Per sembrare intelligente / curo molto l'espressione". Lauzi non ha nemmeno bisogno di dirlo, che la "gente che cammina in processione" è fatta di tante maschere nude come lui. "Dopo avere ben mangiato" e lo stomaco ti si riempie come alle due e mezza di un giorno di festa. E basta la parola "Gilera" per annusare il polverone di una strada sterrata, che a un tratto si dirada e nel nulla compare la prima e ultima spiaggia, l'Unica Balera.

Spietato come Flaubert, laconico come Ungaretti. Lui rimane in magliettina, lei è già tutta sudata, e poi via, si fa all'amore. Presto, che domani (non c'è bisogno di dirlo) è lunedì. E qui improvvisamente la voce si fa più fievole, e ti scarica addosso generazioni intere di malinconia. Che cosa ti aspettavi? Gratti la brillantina e senti il fieno. Questa è gente che per essere ipocrita e superficiale aveva un solo giorno alla settimana.

De Andrè ci avrebbe messo due strofe in più (Guccini il doppio). Tenco si sarebbe perso per strada a litigare col destino. Lauzi ci mette esattamente tre strofe, tre giri di valzer. Io non sono mai riuscito a trovare un'anima al liscio, finché non ho sentito Menica, Menica. Bruno Lauzi era un poeta, e se n'è andato. Voi passate una buona domenica.

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