giovedì 23 febbraio 2006

In the loon

E poi ci sono milioni di mp3 di gruppi il cui scrosciare di chitarre alla Bowery Ballroom finisce per infrangersi contro i vetri delle nostre finestre, la cui luce verde dura il tempo di una trekking light che illumina l'acquario dei so t-shirt righteous, dei cultori delle musicassette, delle nostalgie prêt-à-porter, del così anni novanta, degli amici in tripla cifra che, manco a dirlo, stare piercingly dai nostri schermi: tutti occhi pittati, maglie a righe, calze a righe, buoni belli e naïves.
E me ne vado da internet, mi verrebbe da dire, se solo mai ci fossi stata per un secondo.
Non che non mi piaccia, ho una passione per la confusione, per l'horror vacui, adoro trovare cose diverse da quelle che stavo cercando. Se alle dieci di un mattino cominciato con una banale ricerca bibliografica sul sito dell'Università di Singapore, mi trovo a cantare "And when you rush, I'll call your name, like Harvard Square holds all inane, and don't you know I'll be your badger" alla macchinetta del caffè, senza avere la più pallida idea di cosa sto fischiettando, penso, bene, vivere è cominciare, sempre, lo diceva anche Cesare Pavese, tornerò a sedermi, riavvolgerò la matassa, ricomincerò da Singapore.
O era Omaha? Where have you been?
Succede così, succede spesso. Succede che tutti perderemo i nostri lavori e sarà peggio per chi poi non era part-time. You should not wake me a while.
Tapes 'n tapes sono di Minneapolis, (three men, tapes, 'n, and tapes) e stanno in mezzo a tutto questo, a Singapore, agli amici, alle cassette, ai lavori che perderemo.
"The Loon", il loro disco di esordio, è uscito nel 2005 (Ibid records) carico di nostalgia del 2005. Da non credersi (we all shall know their velocity...) eh? "The Loon", nonostante tutti i presupposti per rendersi odioso, o quantomeno fintamente blasé, è invece abbastanza stupefacente (lo dico quasi indispettita). Suonato con le pentole e i coperchi, tiene sotto pressione molte delle cose migliori dell'ultima manciata di anni, da Conor Oberst a Arcade fire (ma va?) a Wolf Parade e, aprendo la valvola qui e là, si impreziosisce di fischi fragorosi per davvero (il finale di Manitoba e 10 Gallon Ascots) salvo poi tornare, indecente, al saccheggio più brutale (che male c'è in fondo) delle nostre lacrime di Alligator sparse giusto un attimo fa.
I Pixies, in questo contesto, suonano forse un poco obsoleti (no, dovete ribatter voi: i dinosauri sono obsoleti!), ma "Come on pilgrim", via, non lo dimentica nessuno, figuriamoci i Tapes 'n tapes.

Dal loro sito si possono scaricare le tracce più smorfiose: Insistor, Cowbell e Omaha, che consiglio.
Il disco però costa pochissimo (booklet con i testi!), ed è una buona terapia per nostalgici del duemilacinque.

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