martedì 14 febbraio 2006

Anacronista d'assalto

 Celestial Negli ultimi tempi, una delle critiche che sento rivolgere più spesso ai blog è che sarebbe solo spocchia tutto quell'esaltarsi per band misconosciute.
Non so se sia snobismo congenito, o perché altri dischi ritenuti "più importanti" (Strokes, Mark Lanegan & Isobel Campbell, Tiga, Cat Power...) in questo periodo li ascolto con rispetto ma mi dicono poco, però mi rendo conto che l'emozione della scoperta della musica, la sensazione fisica di risveglio che si prova quando ascoltiamo per la prima volta una canzone sconosciuta e che capiamo di conoscere da sempre, ultimamente mi arriva da luoghi che altri ritengono insignificanti.
Dovrei farmene una colpa? Io condivido, chi vuole raccolga.

Per esempio, nel 2006 i riferimenti musicali di una band come i Celestial farebbero sorridere molti: Field Mice, primi Jesus And Mary Chain, My Bloody Valentine, C86, Slowdive, Smiths, Cure...
Quando però si riesce a catturare uno spirito con tanta delicata precisione (e dedizione), quando si riesce a suonare così fuori (dal) tempo, io lascio cadere ogni obiezione di anacronismo, io mi incanto e mi faccio cullare da questo pop sognante.
Riverberi, corde tintinnanti, una voce a tratti persa e lontana, come Radio Dept. depurati dall'elettronica ma ad altrettanta bassa fedeltà.

I Celestial provengono da Örebro e sono il progetto di Andreas Hagman, occasionalmente aiutato alla batteria da H.R.
Sul loro myspace si descrivono come "qualcosa che procede in avanti a fatica, mano nella mano con il passato".
Hanno sinora realizzato due ep, scaricabili per intero dal sito dell'etichetta Lost Music Recordings, e almeno in due o tre di occasioni (Lake Como, Nothing Happens Twice, Dream On) centrano in pieno il bersaglio del mio cuore, non mancando di far muovere anche le gambe.

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